di A. di J.
Carissimi amici e lettori,
Basta con i siparietti. Basta con le recite.
«Noi stiamo cum Petro et sub Petro».
Lo ripetono. Lo ribadiscono. Lo urlano. Rivendicano la "piena comunione" con il Romano Pontefice e respingono, terrorizzati, qualsiasi assimilazione a chi osa contestare l'autorità dell'apostasia romana.
Sono i conservatori. I bravi ragazzi del sempre fedeli. Quelli che davanti a ogni schiaffo porgono l'altra guancia e davanti a ogni porta chiusa dicono grazie.
Carissimi conservatori, questo ridicolo spettacolo deve finire. Leone sta dimostrando una coerenza perfetta: la coerenza della demolizione.
La religione del Vaticano II condivide con la Chiesa Cattolica solo il nome; il contenuto è totalmente alieno. Due religioni diverse. Due fedi nemiche.
La Messa Tradizionale e il Novus Ordo sono intrinsecamente incompatibili. Non possono coesistere. Rappresentano l'espressione ultima di due credenze diametralmente opposte. Sono i Due Padroni del Vangelo, le Due Città di Sant'Agostino, le Due Bandiere di Sant'Ignazio di Loyola.
È l'una o l'altra. Non c'è terza via. Non c'è sintesi. Non c'è ermeneutica della continuità: c'è solo un abisso.
Urlare ai quattro venti che state cum Petro et sub Petro non serve a nulla. Non scalderete il cuore di chi vi disprezza. Non ammorbidirete chi vi considera un tumore da estirpare.
Il vero nodo è un altro: bisogna vedere se le novità pastorali dei papi post-conciliari sono in comunione con Cristo e sottomesse a Lui. Cum Christo et sub Christo. Questo è il punto, l'unico che conta! Non un cum Petro brandito contro Cristo.
Ricordatevi che Pietro fu corretto a brutto muso da San Paolo. Ad Antiochia, Pietro mangiava con i cristiani di origine pagana; ma quando arrivarono i giudei inviati da Giacomo, si tirò indietro per timore dei circoncisi. Ipocrisia.
Paolo lo accusò di incoerenza aperta. Lo rimproverò di fronte a tutti — coram omnibus — perché quel comportamento costringeva i pagani a giudaizzare. Paolo resistette a Pietro in faccia. Fu disobbediente? Fu scismatico? No: fu cattolico.
E che dire di Santa Caterina da Siena? Richiamò i Papi all'ordine con forza inaudita, li rimproverò, li supplicò, esigendo il ritorno a Roma e alla spiritualità. Una contestazione formale all'autorità, eppure oggi è Dottore della Chiesa.
Allora perché oggi contestare un orientamento pastorale che distrugge la Fede sarebbe un delitto? Perché gridare che questa chiesa sinodale non è più cattolica sarebbe uno scisma? Questa è una favola per bambini obbedienti avviati al macello.
La realtà è sotto gli occhi di tutti: in Vaticano si accoglie chiunque, tranne i cattolici.
Guardate cosa è diventata la Curia Romana: una struttura corrotta, mondana, occupata da Pastori che "dai loro frutti si riconoscono che sono in contrasto con gli interessi di Cristo".
Persino i falsi vescovi anglicani e luterani hanno ormai la potestà di benedire nella nuova chiesa sinodale. Li invitano in San Pietro. Pregano insieme. Si scambiano la pace. Hanno diritto di parola, di cattedra, di benedizione. Perfino il re eretico e scismatico d'Inghilterra, Carlo III, ha uno scranno regale riservato a lui e ai suoi successori nella Basilica di San Paolo fuori le Mura.
Viene spalancata la porta al mondo arcobaleno LGBTQ+, con le sei bandiere, le sue rivendicazioni e i suoi pastori che pretendono benedizioni sacrileghe, tanto cari a Tucho Fernández e al suo blasfemo libretto. Tutti accolti, tutti accompagnati, tutti integrati.
Eccetto chi?
Eccetto chi recita un Pater, un'Ave e un Gloria in latino. Eccetto chi si inginocchia per ricevere la Comunione sulla lingua. Eccetto le donne che portano il velo. Eccetto i padri che vogliono battezzare i figli come si è sempre fatto da duemila anni. Per loro non c'è posto. Per loro c'è il divieto, il commissariamento, la scure della visita apostolica. C'è il decreto di Roche e di Viola che sigilla gli altari.
Capite? Il nuovo arciprete di San Pietro è Viola. L'uomo di Roche. Il boia della Messa antica, messo a guardia della tomba di Pietro per assicurarsi che nessun cattolico osi più pregare in latino sulla tomba dell'Apostolo. Questa è la chiesa sinodale: una ONG arcobaleno dove puoi benedire tutto, tranne la Tradizione.
Carissimi amici conservatori, sono sessant'anni che vedete la Sposa di Cristo maltrattata e umiliata dai suoi stessi pastori, e voi ancora prendete le distanze da chi ne difende l'onore? Dovreste inginocchiarvi e pregare Monsignor Marcel Lefebvre, chiedendo che interceda dal Cielo per la fine di questa crisi che ha fatto più morti spirituali di una guerra mondiale.
Voi dite di combattere? No, cari miei. Voi non combattete: voi vi dissociate. Vi prendete le distanze. Dite: «Noi non siamo come loro. Noi siamo bravi. Noi siamo cum Petro. Noi non siamo Lefebvre, non siamo Viganò, non siamo la Fraternità Sacerdotale San Pio X».
E infatti si vedono i risultati. Avete passato decenni a dire che la FSSPX esagerava, che Monsignor Lefebvre aveva torto a consacrare i vescovi per salvare il sacerdozio e la Messa, che bisognava obbedire sempre, che il Papa ha sempre ragione, che Traditionis Custodes andava accettata con "spirito filiale", che bisognava dialogare, attendere, strisciare.
E adesso? Cosa vi è rimasto?
Vi hanno sbarrato le chiese. Vi tollerano a stento come fardelli antropologici. Vi hanno cacciato dalle parrocchie, inviato i commissari, vietato i sacramenti con i libri liturgici di sempre. Vi hanno diagnosticato come "rigidi", "nostalgici", "malati", "psicologicamente instabili". E voi siete ancora lì, a ripetere come un mantra consolatorio: «Ma noi non siamo scomunicati!».
Fa male al cuore vedere tanti giovani restare delusi davanti alla porta sbarrata da Leone. Giovani che avevano creduto che con questo pontificato qualcosa potesse cambiare; giovani che sono andati a Roma per il pellegrinaggio Summorum Pontificum e sono stati cacciati dalla Basilica di San Pietro come appestati. Quella porta chiusa in faccia è la risposta definitiva a tutte le vostre illusioni di compromesso. Non vi vogliono. Non vi hanno mai voluto. Voi rappresentate, con la vostra sola esistenza, la prova vivente del loro fallimento.
Con questa gerarchia apostata non c'è più nulla da spartire. Non c'è dialogo possibile. Non c'è attesa. Non c'è sottomissione che non diventi complicità con l'errore.
Rivolgiamo un'appello ai sacerdoti ancora indecisi
A voi mi rivolgo, reverendi padri. A voi che celebrate nel segreto delle vostre sacrestie, che piangete per il collasso della fede, ma che ancora vi ostinate a rimanere nel recinto di questa gerarchia matrigna per paura di perdere la parrocchia, lo stipendio, il "buon nome" o la fittizia "comunione canonicale".
Aprite gli occhi. Guardate gli ultimi dispositivi di tortura giuridica emessi dal Dicastero per il Culto Divino. Con i Rescritti d'imperio, con le risposte ai Dubia trasformate in ghigliottine liturgiche, Roma vi ha tolto anche l'ultimo millimetro di ossigeno. Vi hanno imposto di chiedere un permesso scritto persino per menzionare il messale antico; vi hanno vietato di annunciare la Messa di sempre sul bollettino parrocchiale; vi hanno ordinato di celebrare solo in giorni stabiliti, quasi foste carbonari infetti.
L'ultimo diktat vi impone l'abiura silenziosa: o accettate il Concilio e la nuova liturgia senza riserve, o siete fuori. Non c'è tolleranza, non c'è "indulto" che tenga. Vi usano finché tacete, vi liquidano non appena predicate la verità.
Fino a quando tollererete che l'altare del Sacrificio venga barattato con il tavolo della sinodalità massonica? Fino a quando accetterete i diktat di prefetti e arcivescovi cortigiani che vi ordinano di benedire le coppie dello stesso sesso in nome di Fiducia Supplicans, mentre vi proibiscono di confessare e battezzare secondo il rito dei santi?
La vostra obbedienza è diventata complicità. Il vostro silenzio è diventato colpevolezza.
Smettetela di ingannare voi stessi dicendo che "resistete dall'interno". Dall'interno di una casa che crolla si muore schiacciati.
È il momento del coraggio. È il momento della rottura netta con l'apostasia modernista. Guardate a chi ha tracciato la via della fedeltà assoluta quando tutto sembrava perduto. C'è un'arca di salvezza per il vostro sacerdozio.
Cari fedeli, cari sacerdoti: l'unica via di resistenza cattolica passa oggi per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, custode indefettibile dell'altare e del sacerdozio. Passa per la trincea e la voce profetica di Monsignor Carlo Maria Viganò, che ha svelato i piani del globalismo infiltrato nel santuario. Passa per tutti quei sacerdoti coraggiosi che, a costo di essere sospesi a divinis, scacciati e calunniati, continuano a custodire immacolato il depositum fidei.
Lì, e solo lì, troverete i sacramenti non adulterati e la dottrina di sempre. Lì troverete la Chiesa Cattolica, mentre in Vaticano risiede la sua scimmia sinodale.
Scegliete da che parte stare. Ma, per pietà, smettetela di recitare la filastrocca dell'obbedienza suicida. Il Re esige soldati, non funzionari della ditta.
A voi mi rivolgo, reverendi padri. A voi che celebrate nel segreto delle vostre sacrestie, che piangete per il collasso della fede, ma che ancora vi ostinate a rimanere nel recinto di questa gerarchia matrigna per paura di perdere la parrocchia, lo stipendio, il "buon nome" o la fittizia "comunione canonicale".
Aprite gli occhi. Guardate gli ultimi dispositivi di tortura giuridica emessi dal Dicastero per il Culto Divino. Con i Rescritti d'imperio, con le risposte ai Dubia trasformate in ghigliottine liturgiche, Roma vi ha tolto anche l'ultimo millimetro di ossigeno. Vi hanno imposto di chiedere un permesso scritto persino per menzionare il messale antico; vi hanno vietato di annunciare la Messa di sempre sul bollettino parrocchiale; vi hanno ordinato di celebrare solo in giorni stabiliti, quasi foste carbonari infetti.
L'ultimo diktat vi impone l'abiura silenziosa: o accettate il Concilio e la nuova liturgia senza riserve, o siete fuori. Non c'è tolleranza, non c'è "indulto" che tenga. Vi usano finché tacete, vi liquidano non appena predicate la verità.
Fino a quando tollererete che l'altare del Sacrificio venga barattato con il tavolo della sinodalità massonica? Fino a quando accetterete i diktat di prefetti e arcivescovi cortigiani che vi ordinano di benedire le coppie dello stesso sesso in nome di Fiducia Supplicans, mentre vi proibiscono di confessare e battezzare secondo il rito dei santi?
La vostra obbedienza è diventata complicità. Il vostro silenzio è diventato colpevolezza.
Smettetela di ingannare voi stessi dicendo che "resistete dall'interno". Dall'interno di una casa che crolla si muore schiacciati.
È il momento del coraggio. È il momento della rottura netta con l'apostasia modernista. Guardate a chi ha tracciato la via della fedeltà assoluta quando tutto sembrava perduto. C'è un'arca di salvezza per il vostro sacerdozio.
Cari fedeli, cari sacerdoti: l'unica via di resistenza cattolica passa oggi per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, custode indefettibile dell'altare e del sacerdozio. Passa per la trincea e la voce profetica di Monsignor Carlo Maria Viganò, che ha svelato i piani del globalismo infiltrato nel santuario. Passa per tutti quei sacerdoti coraggiosi che, a costo di essere sospesi a divinis, scacciati e calunniati, continuano a custodire immacolato il depositum fidei.
Lì, e solo lì, troverete i sacramenti non adulterati e la dottrina di sempre. Lì troverete la Chiesa Cattolica, mentre in Vaticano risiede la sua scimmia sinodale.
Scegliete da che parte stare. Ma, per pietà, smettetela di recitare la filastrocca dell'obbedienza suicida. Il Re esige soldati, non funzionari della ditta.
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