di A.diJ
Carissimi amici e lettori,Le recenti dichiarazioni rilasciate dal cardinale Arthur Roche ad AdVaticanum superano il livello della semplice rigidità burocratica per sconfinare nell'astio ideologico più puro. Il Prefetto del Culto Divino non si limita a dare per scontato che l'attuale pontificato non rivedrà mai le spietate restrizioni di Traditionis Custodes; si spinge oltre, azzardando che chi resiste alla spinta modernista «si allontana dal centro del cattolicesimo» e liquidando come "invalide" le confessioni e i matrimoni della FSSPX.
Siamo davanti a un paradosso teologico e umano che grida vendetta. Assistiamo da anni allo spettacolo avvilente di una Chiesa cattolica disposta a tutto pur di compiacere luterani, ortodossi,protestanti e anglicani. Parliamo di realtà storicamente scismatiche ed eretiche, che rifiutano il dogma del Papato, detestano la tradizione latina e negano verità di fede fondamentali. Eppure, per loro ci sono abbracci, dichiarazioni congiunte, ammiccamenti liturgici e una pastorale dell'accoglienza che non pone condizioni né esige conversioni.
La musica cambia drammaticamente se sei un cattolico tradizionalista. Se ami il Papa nel suo ruolo di monarca universale, se difendi il Magistero immutabile di sempre e rifiuti una pastorale liquida — palesemente contraria alla morale e al Vangelo —, allora per te non c'è dialogo. C'è solo il pugno di ferro. Una gerarchia matrigna che usa la misericordia a senso unico e la clava del diritto canonico per punire i suoi figli più devoti.
Chi sta dividendo davvero la Chiesa?
Il cardinale Roche accusa i tradizionalisti di allontanarsi dal centro. Ma l'Eminenza britannica dimentica un dettaglio storico macroscopico: per oltre 1.500 anni, il "centro" è stato proprio il Vetus Ordo. Con quella Messa si sono santificati i più grandi giganti della fede, da San Francesco a San Pio da Pietrelcina. Quella liturgia era la norma incrollabile della Chiesa cattolica apostolica romana.
La riforma post-conciliare è stata un esperimento pastorale, non un dogma di fede intangibile. Eppure, chi esprime il legittimo desiderio di rimanere ancorato alla sorgente che ha nutrito i santi viene oggi criminalizzato. Eminenza, la matematica della fede è semplice: non è il fedele che resta saldo sulla roccia a dividere; a dividere è chi si sposta, perde la bussola della Tradizione e pretende di trascinare tutti nel baratro del cambiamento perenne.
Il fallimento di questa linea è sotto gli occhi di tutti. Non sono stati i tradizionalisti a svuotare i seminari, a desertificare le navate delle parrocchie e a imporre quella discutibile transizione liturgica post-conciliare che ha scardinato i simboli della fede, arrivando di fatto a colpevolizzare e ostacolare i giovani che desiderano semplicemente inginocchiarsi per ricevere Gesù nelle specie eucaristiche. Tutto questo declino viene oggi blindato da Traditionis Custodes (beffardamente traducibile in italiano come "Custodi della tradizione"). Questa lettera apostolica in forma di motu proprio, emanata da Papa Francesco il 16 luglio 2021, è un documento burocratico e liberticida nato con due chiari obiettivi: ristabilire un finto Rito Romano Unico (basato esclusivamente sulle riforme post-conciliari di Paolo VI e Giovanni Paolo II) e imporre una drastica e spietata limitazione della Messa in Latino (Tridentina). Revocando con un colpo di spugna le sagge e paterne aperture concesse in precedenza da Benedetto XVI con il motu proprio Summorum Pontificum, questo provvedimento non ha convertito un solo passante, ma ha spezzato il cuore a migliaia di famiglie cattoliche. Questa non è custodia della fede; è esercizio bulimico e disonesto del potere clericale.
Sacramenti usati come armi: il diritto canonico contro il terrore pastorale
L'aspetto più inquietante dell'intervista del Prefetto tocca i sacramenti della Fraternità San Pio X. Dichiarare invalide quelle confessioni e quei matrimoni è un atto di una gravità inaudita, scagliato con una leggerezza teologica e una manifesta ignoranza canonica che lasciano sgomenti.
Cosa sta dicendo, Eminenza, alle anime dei fedeli? Che i loro peccati non sono perdonati? Che le loro famiglie vivono nell'adulterio? Questo è vero e proprio terrorismo pastorale. Il cardinale finge di ignorare che l'ordinamento canonico mette al primo posto assoluto la suprema lex della Chiesa: la salvezza delle anime (salus animarum, can. 1752).
A tal fine, il Codice di Diritto Canonico stabilisce tassativamente al canone 144 il principio dell’Ecclesia supplet: in caso di errore comune (di fatto o di diritto) o nel dubbio positivo e probabile, è la Chiesa stessa a supplire la facoltà di governo e la giurisdizione del sacerdote per il bene dei fedeli. Negare questo significa ignorare l'essenza stessa del diritto ecclesiale. Inoltre, sul piano politico e pastorale, Roche compie un clamoroso autogol: dimentica (o censura) che lo stesso Papa Francesco ha concesso da anni facoltà ordinarie e stabili ai sacerdoti della FSSPX per le confessioni e per la celebrazione dei matrimoni proprio per sanare ogni minima incertezza.
Usare la validità dei sacramenti come una rappresaglia politica contro chi difende la dottrina è la negazione stessa del mandato di un pastore. Un Prefetto del Culto Divino dovrebbe gioire se i confessionali sono affollati; Roche preferisce annullarli a tavolino pur di consumare una vendetta ideologica.
"Cosa desiderate ancora?": La nostra risposta a un Prefetto sordo
Alla sardonica domanda del cardinale — che sembra chiedere "ma non vi basta mai?" —, rispondiamo senza timori reverenziali.
Desideriamo semplicemente ciò che la Chiesa ha sempre dispensato come Madre, prima che questa gerarchia si trasformasse in matrigna: Desideriamo non dover viaggiare per cento chilometri solo per trovare una Messa domenicale che non sia stata ridotta a uno show antropocentrico o a un'assemblea autogestita.
Desideriamo che ai nostri figli venga insegnato il Catechismo di sempre, e che la Messa sia celebrata come il Sacrificio cruento di Cristo sul Calvario, non come una cena fraterna filantropica.
Desideriamo il silenzio sacro del Canone, la maestà del gregoriano e la dignità dell'altare, che voi liquidate come "rigidità psicologica" e che per noi è solo timore di Dio e adorazione dello Splendore divino.
Non vogliamo una Chiesa parallela: vogliamo la Chiesa cattolica. Ma rifiutiamo di essere trattati come battezzati di seconda classe, come paria o ribelli da rieducare in qualche campo di concentramento liturgico. Il baricentro del cattolicesimo non è l'arbitrio liturgico degli anni Settanta; è Cristo sull'altare nella continuità ininterrotta della Tradizione.
La pace e l'unità non si otterranno mai con i decreti di soppressione. La storia insegna che i divieti creano solo ferite, resistenze e clandestinità. L'unica vera opera di pacificazione fu quella lungimirante di Benedetto XVI con il motu proprio Summorum Pontificum. La linea inquisitoria attuale, al contrario, semina solo scismi e divisione.
E quella divisione, Eminenza, porta la Sua firma. Preghiamo per la Chiesa e per i suoi vertici, ma chiediamo un sussulto di onestà: la smetta di perseguitare chi, amando la Chiesa il Papa e la tradizione, chiede solo il diritto di poter rimanere cattolico.

Commenti
Posta un commento