Blog della Tradizione Cattolica Apostolica Romana

venerdì 23 giugno 2017

Fino al sacrificio supremo della Croce. "Sino al consummatum est: tutto è compiuto per amore".


Queste parole ci spiegano tutta la vita di Cristo e ci fanno comprendere perché si è presentato a noi con un cuore di carne, con un cuore come il nostro, sicura prova di amore e testimonianza costante del mistero inenarrabile della carità divina.

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Il cuore di Dio freme di compassione! Nell'odierna solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, la Chiesa offre alla nostra contemplazione questo mistero, il mistero del cuore di un Dio che si commuove e riversa tutto il suo amore sull'umanità. Un amore misterioso, che nei testi del Nuovo Testamento ci viene rivelato come incommensurabile passione di Dio per l'uomo. Egli non si arrende dinanzi all'ingratitudine e nemmeno davanti al rifiuto del popolo che si è scelto; anzi, con infinita misericordia, invia nel mondo l'Unigenito suo Figlio perché prenda su di sé il destino dell'amore distrutto; perché, sconfiggendo il potere del male e della morte, possa restituire dignità di figli agli esseri umani resi schiavi dal peccato. Tutto questo a caro prezzo: il Figlio Unigenito del Padre si immola sulla croce: "Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine" (cfr. Gv 13, 1). Simbolo di tale amore che va oltre la morte è il suo fianco squarciato da una lancia. A tale riguardo, il testimone oculare, l'apostolo Giovanni, afferma: "Uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue ed acqua" (cfr. Gv 19, 34).
Siamo introdotti nel mistero dell’amore e della misericordia, siamo introdotti nel cuore di Cristo, dalla parabola evangelica della pecora persa, cercata, ritrovata e portata a casa. Assieme alla parabola della moneta perduta e del figlio prodigo costituisce la perla di tutta la rivelazione.

giovedì 22 giugno 2017

Il papa tace, ma parla il cardinale Müller. " La verità non si negozia"

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Il potente Prefetto della Dottrina della Fede il Cardinale Gerhard Müller
Quelli che sono in “peccato grave” non possono ricevere la Comunione fino a quando “la contrizione, la confessione, e la riparazione” non siano messe in pratica!

La Santa Comunione non può essere data ai Cattolici che hanno lasciato un matrimonio “valido”, che sono diventati divorziati risposati con qualcun’ altro civilmente; fino a quando non sono pentiti ed avranno confessato “tutto il peccato grave,”questo è quello che ha detto il Capo Dottrinale del Vaticano, il Cardinale Gerhard Müller, in una nuova intervista pubblicata oggi.

“La contrizione, la confessione, e la riparazione sono i tre elementi necessari per l’assoluzione. Queste sono le condizioni immediate per ricevere la Santa Eucaristia, Gesù Cristo, che è la stessa Persona Divina che perdona “, ha detto nell’intervista con Edward Pentin (National Catholic Register).

lunedì 19 giugno 2017

Fraternità Sacerdotale San Pio X La Lettera sul matrimonio: chiarimenti e precisazioni


Il 27 marzo 2017, il Card. Müller, prefetto della Congregazione per le Dottrina e la Fede e presidente della pontificia Commissione Ecclesia Dei, ha firmato, su mandato di Papa Francesco, una lettera indirizzata ai Vescovi di tutto il mondo «circa la licenza per la Celebrazione di Matrimoni dei Fedeli della Fraternità San Pio X». I paragrafi seguenti propongono alcune riflessioni in relazione a questa Lettera.

domenica 18 giugno 2017

GIORDANO, QUESTO PONTEFICE CATASTROFICO : “IL PAPA E LA DISTRUZIONE DELLA CRISTIANITÀ”

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Pubblichiamo Posta Prioritaria, la rubrica in cui Mario Giordano risponde alla missiva di un lettore.

Caro Giordano, Bergoglio, nato e cresciuto in Sudamerica, non può conoscere fino in fondo né capire la storia e la civiltà europea e si adopra sistematicamente per favorire l’invasione musulmana, dimenticando che la religione cristiana, di cui dovrebbe essere il massimo rappresentante, non può che confliggere con essa.

L’Italia, grazie alla politica folle e suicida di Renzi, sta subendo in prima linea quell’invasione mentre il Papa argentino se ne sta tranquillo al riparo delle alte e solide mura vaticane. Bergoglio condanna l’Europa perché non si lascia invadere (Socci), dimenticando, scientemente o meno, che esistono in Medio Oriente tanti Stati arabi, Qatar, Arabia Saudita, etc: spazi sconfinati, ricchi sfondati, e governati da loro fratelli in Allah.

Perché non esorta i clandestini musulmani, a lui tanto cari da esserseli portati a Roma, lasciando nel fango e nella disperazione altrettanti profughi cristiani, a dirigere il loro cammino verso quegli Stati, che non aspettano che quel momento per erigere all’istante mura alte e solide sul modello del Vaticano?

Corrado Alessi
Milano

In effetti questa è una domanda che mi sono fatto spesso anch’io, ma senza riuscire a dare una risposta. Se quella in atto non è un’invasione organizzata dell’Europa, ma uno spostamento di popoli dai Paesi più poveri a quelli più ricchi, perché lo spostamento non tocca il Qatar o gli Emirati Arabi? Non sono forse questi Stati assai più ricchi dei nostri? E non c’è persino maggior omogeneità culturale e religiosa con gli immigrati islamici? Non dovrebbe essere più facile l’accoglienza e l’integrazione? Perché, insomma, i musulmani in fuga dalla Nigeria o dal Bangladesh devono trovare ospitalità nell’Alta Val Seriana e non ad Abu Dhabi o a Riad? Perché vogliano avvicinarsi al Vaticano e non alla Mecca? Mistero. A meno che, come si diceva, questa migrazione, più che un fenomeno spontaneo, sia una vera e propria invasione organizzata dell’Europa, una sottomissione programmata. E qui entra il ruolo del Papa. Perché chi dovrebbe difendere la cristianità, non si oppone alla sua progressiva distruzione? Anche a questa domanda non so rispondere. Fra l’altro, pure dal punto di vista più economico, Bergoglio non lo capisco. Lui si dice grande difensore dei poveri. Non si accorge che l’invasione rende tutti più poveri? Non si accorge che viene utilizzata per l’abbassamento dei diritti? Non si accorge che le zone di sfruttamento, di caporalato, lavoro nero, riduzione dei redditi continuano senza freni proprio grazie all’afflusso in Europa dei clandestini?

di Mario Giordano

Chiediamo il ripristino delle festivitá soppresse, in particolare Il Corpus Domini


Il Corpus Domini completa il ciclo delle feste liturgiche dopo la Pasqua. Se nella Solennità del Giovedì Santo la Chiesa guarda all'Istituzione dell'Eucaristia, scrutando il mistero di Cristo che ci amò sino alla fine donando se stesso in cibo e sigillando il nuovo Patto nel suo Sangue, nel giorno del Corpus Domini l'attenzione si sposta sulla relazione esistente fra Eucaristia e Chiesa, fra il Corpo del Signore e il suo Corpo Mistico. Le processioni e le adorazioni prolungate celebrate in questa solennità, manifestano pubblicamente la fede del popolo cristiano in questo Sacramento. In esso la Chiesa trova la sorgente del suo esistere e della sua comunione con Cristo, Presente nell'Eucaristia in Corpo Sangue anima e Divinità.Il Corpus Domini si celebra il giovedì dopo la festa della Santissima Trinità. A Orvieto, dove fu istituita,Nella stessa data si celebra in quei paesi nei quali la solennità è anche festa civile:in Vaticano, nei cantoni cattolici della Svizzera, in Spagna, in Germania, Irlanda, Croazia, Polonia, Portogallo, Brasile, Austria e a San Marino. Anche in Italia era festa civile, ma nel 1977 vennero espressamente soppresse, agli effetti civili e nella cadenza infrasettimanale diversa dalla domenica, l'Epifania, San Giuseppe, l'Ascensione, il Corpus Domini, i Santi Pietro e Paolo, e la commemorazione di tutti i fedeli defunti. Ciò avvenne per iniziativa dell'allora Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Giulio Andreotti, in considerazione della loro «negativa incidenza sulla produttività sia delle aziende che dei pubblici uffici» (atto Senato n. 227 - VII legislatura). Successivamente, con l'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 792, e in applicazione del nuovo concordato con la Santa Sede, venivano reintrodotte l'Epifania e, per la sola città di Roma, la festività dei Santi Pietro e Paolo, quali patroni dell'Urbe. Tuttavia, l'attuale regime delle festività religiose agli effetti civili, in un Paese di forte radicamento della religione cattolica, presenta incongruenze con realtà di altri Paesi, aderenti o non aderenti all'Unione europea, in cui la presenza della religione cattolica è minore o addirittura minoritaria. 
L'Ascensione,e  scomparsa dal calendario delle festività civili in Italia, è invece civilmente riconosciuta tale in Austria, in Belgio, in Danimarca, in Finlandia, in Francia, in Germania, in Lussemburgo, in Polonia, in Olanda, in Norvegia, in Svezia e in Svizzera. 
Il Corpus Domini è festività agli effetti civili in Austria, in Svizzera, in Germania, in Polonia, in Croazia e in Portogallo. 
Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Norvegia, Svezia e Svizzera riconoscono agli effetti civili il «lunedì di Pentecoste». 
La vecchia festività di San Giuseppe si è conservata in Spagna, in Svizzera, in Baviera e in Tirolo. I Santi Pietro e Paolo è giorno festivo in Svizzera, a Monaco, in Polonia e a Malta. La solennità del Corpus Domini – Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – fu istituita da papa Urbano IV, francese di nascita (si chiamava Jacques Pantaléon) ma umbro di adozione (decise di stabilire la sede del suo pontificato in Umbria, prima a Orvieto poi a Perugia, dove è stato sepolto, dopo la morte avvenuta a Deruta). Circa due mesi prima della morte, Urbano IV istituì ufficialmente questa solennità con la bolla Transiturus de hoc mundo per celebrare il miracolo di Bolsena.

giovedì 15 giugno 2017

Solennità del Corpus Domini 15 Giugno 2017"Non è un fantasma il Dio del tabernacolo"!


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“Quando siamo davanti al SS. mo Sacramento, invece di guardarci attorno, chiudiamo gli occhi e la bocca; apriamo il cuore; il nostro buon Dio aprirà il suo; noi andremo a Lui. Egli verrà a noi, l’uno chiede, l’altro riceve; sarà come un respiro che passa dall’uno all’altro”, queste erano le parole con le quali il curato d’Ars, San Giovanni Maria Vianney, cercava di spiegare l’adorazione (Il piccolo Catechismo del Curato d’Ars, Tan Books & Publishers, Inc. Rockford, Illinois, 1951, p.42).

mercoledì 14 giugno 2017

14 Giugno San Basilio Magno vescovo e confessore dottore della Chiesa

Basilio Magno, detto il Grande, è stato un vescovo greco, Dottore della Chiesa e primo dei Padri cappadoci. Nacque a Cesarea, in Cappadocia, da una ricca famiglia cristiana. Sua nonna, Macrina, era discepola di San Gregorio Taumaturgo del Ponto ed suo nonno morì martire nella persecuzione di Diocleziano.

Basilio studiò prima in patria con il padre che era un ricco rettore e avvocato, poi ad Atene con il retore aristotelico Imerio ed infine, nel 355, alla scuola antiochena di Libanio, dove entrò in contatto con il futuro imperatore Giuliano e strinse una feconda amicizia con Gregorio di Nazianzo.

Tornato in patria nel 356, Basilio si fece battezzare e si recò nel deserto egiziano per un biennio di vita ascetica (357-258), per poi ritirarsi, donato tutto alla comunità, sulle rive del fiume Iris, sul Mar Nero, dove fondò una comunità monastica: raggiunto da Gregorio, con lui compose un'antologia dagli scritti di Origene e dettò le regole della comunità.

Nel 363 Basilio fu ordinato sacerdote dal vescovo di Cesarea e ne fu valido collaboratore fino alla morte del prelato, nel 370, quando ne divenne successore, segnalandosi per la lotta contro gli ariani e l'assistenza agli infermi, per i quali fece costruire un vasto complesso di edifici per l'assistenza ospedaliera e quotidiana. Non ancora cinquantenne, Basilio morì nel 379.

Omelia sull’umiltà
S. BASILIO DI CESAREA
'uomo doveva restare nella gloria che è presso Dio e avrebbe una grandezza non apparente, ma reale: l’avrebbe fatto grande la potenza di Dio, risplenderebbe per la sapienza divina, gioirebbe per la vita e per i beni eterni. Ma poiché sostituì la brama della gloria divina, e ambì e aspirò a realtà più grandi che non era in grado di afferrare, perse proprio ciò che poteva avere. Per lui, la via di salvezza e la terapia più efficace dell’infermità e per il ritorno alla condizione originale, è l’umiltà e il non far sfoggio di una propria gloria, ma cercare quella che viene da Dio. Così rimedierà alla caduta, così curerà la malattia, così ritornerà al santo comandamento che aveva abbandonato. 
Ma il diavolo, che fece cadere l’uomo con la speranza di una falsa gloria, non cessa di provocarlo con gli stessi stimoli e di inventare a tale scopo artifici senza numero.

martedì 13 giugno 2017

Lo spirito di Fede di don Fausto Buzzi

Tiziano, Allegoria della Fede

Lo spirito di Fede una certezza sulle verità che ci insegna che supera qualsiasi altra certezza puramente umana. Noi ci possiamo sbagliare per mezzo dei nostri sensi e anche per mezzo dei nostri ragionamenti, gli altri ci possono trarre in errore per ignoranza o per mala fede. Ma Dio essendo la verità stessa, non può cadere in errore o ingannarci, perciò le verità che egli ci insegna tramite la rivelazione, ci danno una certezza assoluta. Queste verità quindi sono per noi una guida del tutto sicura per il nostro viaggio verso l’eternità e sono pure un sostegno incrollabile in ogni evenienza della nostra vita. Questa possiamo chiamarla la fede essenziale. Tuttavia è evidente che tali verità di fede con tutta la loro luce e forza non possono permeare la nostra vita, illuminandola, sorreggendola, trasformandola, se la nostra fede non è seria, profonda e se i suoi principi non sono applicati ai casi pratici. Chi ha dunque lo spirito di fede? Colui che si regola secondo le verità della fede in tutti i particolari della sua vita risolvendo tutti i casi pratici della sua vita che gli si presentano seguendo e applicando i principi della fede. Perciò possiamo dire che lo spirito di fede esige che i pensieri, i giudizi, le disposizioni interiori e la condotta esteriore, siano regolati alla luce della fede, ne siano la conseguenza, l’applicazione. Come si vede lo spirito di fede deve essere la conseguenza necessaria della nostra fede, che si può chiamare la fede essenziale. Senza lo spirito di fede la nostra fede essenziale rischia di non entrare nella vita Molte persone, che si dicono credenti e anche praticanti, di fronte ai vari mali che possono succedere nella vita, sia morali sia fisici, si abbandonano alla disperazione o alla ribellione, pronunciando anche delle frasi, che lasciano molto perplessi. Ad esempio: «Dio ci ha abbandonato», oppure «che cosa abbiamo fatto di male per meritarci questi mali?», «perché proprio a me?». Ci si può allora chiedere qual è la causa di questi modi di esprimersi o di reagire in persone che pure in un certo qual modo hanno fede. Si può affermare, in generale, che la causa è una sola: la mancanza dello spirito di fede. Vediamo quindi in che consiste lo spirito di fede, la sua necessità e la sua pratica. In che consiste lo spirito di fede La fede ci illumina sull’origine, lo svolgimento e il fine della vita. Essa ci dà pratica di tutti giorni e rimanere inattiva, per non dire sterile. Molti credono ma la loro fede rimane distaccata dalla vita quotidiana e quasi morta, l’adesione alle verità di fede è così più apparente che reale e perciò quanto mai instabile e precaria. Altri credono e vivono alla luce della fede; ma l’una e l’altra cosa fanno assai superficialmente, la loro convinzione non è solida, radicata, è una fede piuttosto abituale che attuale, una fede perciò misera, priva di vitalità. Il risultato sarà che costoro avranno una vita spirituale anemica, stentata, incerta. Lo spirito di fede esige invece un’adesione costante e profonda dell’intelletto alle verità di fede, solo allora la volontà potrà imporre facilmente una linea di condotta coerente a tali verità. Vediamo alcuni esempi che ci aiutano a capire i principi fin qui esposti. Lo spirito di fede esige che noi aderiamo incondizionatamente a credere che Dio sia amore infinito e che noi siamo il soggetto di questo amore. Che egli è veramente per noi un vero Padre pieno di attenzioni e che niente gli può sfuggire nel governo della nostra anima. Ma quanti poi lo continuano a credere anche nel dolore e nelle umiliazioni con tutto l’animo? La fede esige ancora di credere che Dio sia infinitamente buono e perciò incapace di volere il male. Nel catechismo si insegna che Dio non può voler il male perché bontà infinita. Tutto Egli dispone, ordina o permette a nostro riguardo solo e unicamente in vista del bene che possiamo e dobbiamo ricavarne Ma questo è vero anche quando tutto ci pare tanto oscuro fuori e dentro di noi, anche quando ci pare di trovarci in un tunnel che non sembra aver sbocchi, oppure quando ci sembra che tutto venga meno e che ogni cosa ci pare vana e ogni sforzo inutile. Ma in questi momenti difficili quanti aderiscono ancora fermamente a questa verità? Eppure è proprio allora che la ferma adesione della nostra intelligenza alle verità di fede acquista un merito ancora più grande, e lo sforzo che la volontà fa per imporre una linea di condotta coerente ad essa ottiene frutti meravigliosi per la nostra vita spirituale. In conclusione possiamo dire che lo spirito di fede ci fa riconoscere la mano amorosa e paterna di Dio in tutte le cose che dispone o permette e, in ogni circostanza anche sfavorevole e dolorosa della nostra vita, si studia di ricavarne quel bene che Egli vuole per ciascuno di noi con il disporlo o il permetterlo. Da tutto questo possiamo costatare quanto sia nocivo per la nostra anima il chiedersi insistentemente perché Dio permette o vuole questo, domande che più delle volte non hanno una risposta a causa dell’oscurità che circonda i disegni di Dio; domande che spesso possono portare alla paralisi spirituale e alla diffidenza. È molto importante porre l’accento su questo aspetto, soprattutto ai nostri tempi in cui regnano sempre di più il razionalismo e lo spirito del dubbio. Lo spirito di fede respinge ogni ragionamento umano per aderire solo alla luce che proviene dalla fede essenziale, non dubita ma si fida e aderisce a Dio La necessità dello spirito di fede Ci ricorda S. Giacomo apostolo che 

lunedì 12 giugno 2017

Il “protestantesimo” islamico tra teologia politica e avanzamento del caos .

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di Andrea Giacobazzi
La situazione politica del Vicino Oriente è spesso chiave degli equilibri mondiali. L’articolo ci spiega la complessità del mondo musulmano, un parte del quale (e non la più benigna verso i cristiani) è coinvolta nei piani delle potenze occidentali per il controllo
Teologia e politica
Talvolta nelle analisi di politica internazionale si riscontra una mancanza: risulta incompleta la valutazione del peso della teologia e, più in generale, del carattere metafisico nelle dinamiche prese in esame. Se la parola “politica” deriva etimologicamente da πόλις, “polis”, ovvero “città”, pare difficile non intravedere in questa realtà ciò che riferiva Sant’Agostino nel suo De Civitate Dei circa la contrapposizione fra le città terrena e celeste che si mischiano in questo mondo. Anche altri furono i santi che si espressero con metafore affini: san Luigi Maria Grignion de Montfort nel Trattato della vera devozione alla Vergine Maria parla di “due partiti, quello di Satana ed i suoi seguaci e quello di Maria, Gesù ed i loro fedeli”; sant’Ignazio di Loyola negli Esercizi Spirituali descrive “due accampamenti” e “due stendardi”, quelli di Gesù contro quelli di Lucifero. Fatte le dovute distinzioni si può dire che anche nell’agone della politica internazionale i soldati di questi eserciti, pur nella complessità delle vicende storiche, si affrontano e contrastano a vicenda. Trattandosi di questioni eminentemente spirituali, sarebbe certamente un errore grave identificare sbrigativamente questa o quella fazione attualmente in campo con l’esercito di Satana o con quello di Cristo, ma sarebbe parimenti inesatto escludere il ruolo della religione e dell’escatologia nell’analisi che si deve ai conflitti internazionali. Del resto, restando fermo il fatto che la sola Vera Fede è quella Cattolica, non è possibile non riscontrare come nello scacchiere mondiale vi siano forze che si contrappongono in maniera più concreta di altre a ciò che San Paolo definiva come Katechon (ovvero “ciò che trattiene” (1) l’Anticristo): una breve disamina porta, non a caso, ad identificare il Vicino Oriente – e in particolare la Terra Santa - come il fulcro attorno al quale ruotano le tensioni cui facevamo cenno. Un modernismo islamico? Partendo da quanto detto sulle dinamiche in corso, esiste, tra gli altri, un elemento – puntualmente taciuto da giornali e televisioni – che balza all’attenzione, ovvero “gli islamici fondamentalisti che distruggono santuari islamici”. 

domenica 11 giugno 2017

È arrivata l’anti-Chiesa. Ma i cattolici fedeli non devono temere


(Discorso di Padre Linus Clovis al Rome Life Forum il 18 maggio 18, 2017)
(LifeSiteNews) – Nell’affacciarsi alla loggia della Basilia di San Pietro il 16 ottobre 1978, giorno della sua elezione, Papa San Giovanni Paolo II pronunciò le parole: “Non abbiate paura”. Adesso, a distanza di 39 anni, e alla luce degli avvenimenti che hanno raggiunto il cattolicesimo contemporaneo, queste sembrano non solo parole profetiche, ma anche una chiamata a prepararsi alla battaglia (1).

Capita che, quando il pendolo della storia umana e della salvezza attraversa con l’oscillazione un periodo di tenebre e crescente scompiglio, spesso Dio ispira i profeti a gettare della luce sulle tenebre e attenuare lo scompiglio con la speranza. Questi profeti chiedevano una maggiore fiducia nella cura attiva e amorevole di Dio per il suo popolo (2). Così, ad esempio, gli appelli di Isaia ad avere fiducia nell’amorosa provvidenza di Dio (3), implorando il Re Ahaz di chiedere a Dio un segno prima di agire e gli ammonimenti di Geremia (4) che Dio avrebbe salvato Gerusalemme dalla distruzione totale solo se la città si fosse arresa ai babilonesi. La Chiesa stessa non è stata priva delle benedizioni della grazia profetica, come Dio ha ampiamente dimostrato nel suscitare santi quali Bernardo di Chiaravalle, Francesco d’Assisi, Caterina da Siena, Margherita Maria Alacoquee, in tempi più recenti, mandando la sua Santissima Madre a Lourdes, La Salette e Fatima.

mercoledì 7 giugno 2017

Ci voleva un musulmano per dire ciò che per papa e vescovi è tabù “Chi uccide crede in una precisa dottrina” (di Wael Farouq)

Con stupefacente tempismo, la mattina della domenica di Pentecoste, poche ore dopo il massacro di Londra avvenuto in quella stessa notte, il quotidiano dei vescovi italiani “Avvenire” è uscito con in prima pagina l’editoriale di un musulmano, l’egiziano Fael Farouq, che diceva finalmente lui, fin dalla prima riga, ciò che i più alti esponenti della gerarchia cattolica si ostinano pervicacemente a negare, e cioè che esiste un legame essenziale tra il terrorismo islamico e “una precisa dottrina” dello stesso islam.

sabato 3 giugno 2017

Che brutta infamata quella di Papa Francesco: attaccare Ratzinger,per zittirlo." colpo basso"

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Il «vescovo vestito di bianco» (come Bergoglio si è definito a Fatima), ieri ha attaccato frontalmente il papa, Benedetto XVI che - per restare alla visione del «Terzo segreto» - somiglia molto all' altro protagonista di quella profezia: «mezzo tremulo, con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena». Durante l' omelia di Santa Marta - quella in cui lancia messaggi, fulmini e avvertimenti - Bergoglio ha preso spunto da una lettura della messa, che parlava del congedo di san Paolo dalla comunità Efeso, per scagliarsi contro «il pastore che non sa congedarsi e si crede il centro della storia». 

Colle Don Bosco, rubata la reliquia di San Giovanni Bosco: sparita l’urna con il cervello del santo

La reliquia si trovava dietro l’altare maggiore, nella parte inferiore della basilica costruita nei luoghi natii del fondatore della congregazione salesiana

L’urna contenente il cervello di San Giovanni Bosco è stata rubata nelle scorse ore dalla Basilica di Colle Don Bosco, nell’Astigiano. Lo si apprende da fonti investigative. La reliquia si trovava dietro l’altare maggiore, nella parte inferiore della basilica costruita nei luoghi natii del fondatore della congregazione salesiana.

Dietro l’altare

Colle don Bosco è la collina che sorge in borgata Becchi, frazione Morialdo del comune di Castelnuovo (Asti), dove San Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815. La basilica è stata consacrata nel 1984. Le reliquie del Santo sono collocate dietro l’altare della Chiesa inferiore, a indicare il luogo di nascita del fondatore dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Santo molto caro a Bergoglio, in occasione dei 200 anni della sua nascita, nel 2015, Papa Francesco gli ha reso omaggio nella basilica di Maria Ausiliatrice, a Torino. «Sono tanto riconoscente ai salesiani, per quello che hanno fatto per la mia famiglia, che era molto attaccata a loro», aveva detto in quella occasione. «Mia mamma e mio papà - aveva aggiunto Francesco - sono stati sposati da un salesiano, missionario della Patagonia, proveniente da Lodi, che mi ha molto aiutato nella mia vocazione».

La basilica chiusa

La basilica è chiusa da questa mattina, nonostante la presenza consueta di numerosi fedeli. Nessuno, tra i pellegrini presenti, tra cui numerose scolaresche, sembra essere al corrente di quanto accaduto. «Siamo sconvolti, una cosa del genere non ce l’aspettavamo proprio», si limitano a dire all’infopoint allestito accanto alla chiesa. Secondo quanto appreso, nelle ultime settimane i salesiani della basilica avrebbero subito altri furti, tutti però di poco conto.

Salesiani: «Il Santo non si può rubare»

Don Ezio Orsini, rettore della Basilica di Castelnuovo, si dice «molto addolorato» ma anche «sicuro» che si possa trafugare una sua reliquia «ma non si possa rubare don Bosco a noi e ai tanti pellegrini che ogni giorno visitano questi luoghi». «Confidiamo che don Bosco - aggiunge il salesiano - possa toccare il cuore di chi ha compiuto tale gesto e farlo ritornare sui suoi passi così come era capace di trasformare la vita dei giovani che incontrava». L l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, lancia l’invito a chi ha sottratto la reliquia «a restituirla subito, senza condizioni». Nosiglia denuncia la «profonda miseria morale» insita in quanto accaduto.

LʼAnticristo alla luce delle Scritture e dei segni dei tempi di Saverio Agnoli

Luca Signorelli, «Predica e fatti dell’Anticristo»(Duomo di Orvieto, 1499-1502)
La figura dell’Anticristo è presente, da quasi duemila anni,nella tradizione cristiana, come immagine potente del male travestito da bene, e quindi ancora più pericoloso perché ingannatore. Negli anni che hanno preceduto e seguito la spaccatura della società cristiana le accuse incrociate di essere l’Anticristo divennero un’abitudine: se i protestanti — e prima di loro gli spirituali e tutti i movimenti ereticali — lo vedevano incarnato nel Papa e nella gerarchia ecclesiastica, per i cattolici l’epiteto calzava perfettamente per Lutero. Per gli eretici, il tema dell’Anticristo si poneva in stretto collegamento con quello del millenarismo, cioè di una concezione del tempo che vede nell’età presente il momento finale della lotta fra il bene e il male, con la scontata vittoria del bene, se pure dopo molto dolore.
LʼAnticristo. 
Era da tempo che non se ne parlava più come di una persona. Alì Agca ne ha evocato la presenza, ha detto che lʼAnticristo è vivo, che la gerarchia romana lo conosce: se ne parli, lo si additi, «cosicché lʼumanità possa ravvedersi ed affrontare meglio questo periodo della fine del mondo». Le parole del vecchio lupo turco, grigio di nome ed ormai anche di fatto, sono di quelle che nel bene o nel male lasciano il segno. È stata la morte di Suor Lucia di Fatima ad armare la penna di Alì, che in perfetto italiano, in una “lettera aperta al Vaticano”, ha esordito, bruciante: «Io esprimo il mio cordoglio per la morte della suora Lucia di Fatima. Il segreto di Fatima è collegato anche alla fine del mondo». La notizia, pubblicata in Italia il 20 febbraio, è rimbalzata immediatamente in tuttʼEuropa, provocando inevitabili malumori. La gerarchia ecclesiale non ha gradito: lʼAnticristo non esiste, è solo frutto di fantasia - si è affrettato a spiegare un altissimo prelato - tuttʼal più è una metafora del male, dellʼAntiuomo. Agca è solo un ignorante, un mitomane, ha aggiunto un altro porporato. Sulle ardite connessioni fra Fatima e lʼAnticristo, però, hanno sorvolato frettolosamente: su Fatima, la gerarchia evita sempre i confronti, prudente. Meglio spostare i riflettori su Agca, che in fondo è solo un uomo ossessionato da unʼazione più grande di lui; unʼazione che gli resterà a vita impressa nellʼanima: da quando in quel lontano 13 maggio del 1981 sparò su Giovanni Paolo II, la sua mente, scossa, è confusamente tormentata da fantasmi che non riesce a dominare. Fantasmi. Il segreto di Fatima, i segreti che Agca stesso non ha mai rivelato sulle ragioni dellʼattentato, lʼossessione di un uomo che si sente solo contro tutti, chiamato ad annunciare una verità che il mondo ignora: «Io, Alì Agca, non ho paura di essere maledetto dallʼumanità. Peraltro gli Ebrei definiscono Gesù di Nazaret come lʼAnticristo da duemila anni». Eppure parlare dellʼattentatore turco solo come di un mitomane rischia di essere riduttivo: Rosario Priore, il giudice che lo ha interrogato innumerevoli volte, lo descrive come «una delle persone più intelligenti che abbia mai conosciuto». Dopo aver letto i proclami di Agca sullʼAnticristo, quel magistrato ha parlato di una manifestazione di «follia molto lucida» (la Repubblica, 20/2/05).

venerdì 2 giugno 2017

Papa Francesco, un tentativo di lettura del suo Pontificato di don Mauro Tranquillo



Carissimi lettori, 

questo articolo che noi abbiamo riproposto,alla vostra attenzione scritto da don Mauro Tranquillo, nel 2013 a pochi mesi dopo l'elezione di Jorge Mario Bergoglio al soglio di Pietro, analizza con grande preveggenza le linee del pontificato di Francesco, ed è stato confermato dagli avvenimenti degli ultimi anni.

la redazione



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I media insistono nel presentare Papa Francesco come un nuovo inizio per la Chiesa. È una visione fondata? Su cosa precisamente? E a chi giova questo nuovo corso?
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La dialettica dei due Papi 

Con l’abdicazione di Benedetto XVI e l’elezione di Francesco abbiamo assistito, senza alcun dubbio, a un’imponente operazione mediatica. Non è semplice dire se i media siano stati le vittime di un rapidissimo restyling del Papato, se ne siano essi all’origine, o meglio se vi sia un concorso, o addirittura un concerto di cause. Fatto sta che l’immagine mediatica del Papa e della Chiesa è improvvisamente cambiata. La Chiesa di Benedetto XVI era presentata come elitaria, distaccata dal mondo moderno, ricca e estremamente corrotta, dominata dagli scandali morali ed economici, dalla lotta per il potere. Lo stesso Papa appariva come un intellettuale fastoso, fermo a tradizioni anacronistiche, probabilmente colluso con il nazismo, e pieno di odio per il mondo moderno. La Chiesa di Francesco non ha più alcun problema di cui si parli, e quelli che eventualmente ci fossero sono affrontati con rigore o saranno presto risolti. Il Papa Francesco è un uomo buono, mite, povero, sincero e comprensibile a tutti, deciso a rompere con il fasto e le ricchezze della Chiesa per andare incontro alle periferie esistenziali.

Il 2 Giugno del 1946 il Ministro degli Interni Romita nell'apprendere la vittoria della monarchia inizia una serie di oscure manovre

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Io non festeggio la
festa di una Repubblica incostituzionale fondata sugl' imbrogli
 
Nella giornata del 2 e nella mattinata del 3 giugno 1946 si tenne in Italia il Referendum per scegliere la forma istituzionale dello Stato, cioè tra Repubblica e Monarchia. Il Referendum fu a suffragio universale e, per la prima volta in Italia, votarono anche le donne. 
Furono esclusi dal voto i cittadini della Venezia Giulia, della Dalmazia, dell’Alto Adige e della Libia. Si disse che questi italiani avrebbero votato in seguito (sic), ma non se ne fece più niente.Per assicurare l’ordine durante il Referendum fu costituita una polizia speciale formata da ex-partigiani.Il 4 giugno i carabinieri, a metà spoglio, comunicano a Pio XII° (chissà perchè solo a lui) che la Monarchia si avviava a vincere.
Nella mattinata del 5 giugno, De Gasperi annuncia al Re Umberto II° che la Monarchia aveva vinto. Dopo che i rapporti dell’Arma dei Carabinieri, presente in tutti i seggi, segnalarono al Ministro degli Interni Romita la vittoria della Monarchia, iniziarono una serie di oscure manovre ancora non del tutto chiare: nella notte tra il 5 ed il 6 giugno i risultati si capovolsero in favore della Repubblica con l’immissione di una valanga di voti di dubbia provenienza.

Massimiliano Maria Kolbe Martire in un campo di sterminio nazista: chiede di morire al posto di un padre di famiglia


La “Resistenza” cattolica e cristiana contro il nazifascismo ma anche la lotta contro tutti i totalitarismi, anche quelli espressi dalle ronde vendicative comuniste nei paesi occidentali, rappresentano un esempio di testimonianza cristiana fino al martirio che ha coinvolto centinaia di religiosi, presbiteri e laici in Italia e in Europa. Nel giorno del ricordo della Liberazione è importante ricordare storie e di eroica cristianità di donne e uomini, alcuni già riconosciuti dalla Chiesa beati che hanno sacrificato la loro vita per le generazioni future. 

Zdunska-Wola (Lodz, Polonia), 1894 – Auschwitz, 1941.

Prima di morire nel campo di concentramento nazista di Auschwitz, il francescano conventuale padre Massimiliano Maria Kolbe, uomo di fede e di cultura, è un punto di riferimento del cattolicesimo polacco. Fonda una associazione mariana, i “Cavalieri dell’Immacolata”, che conterà due milioni di aderenti. Crea centri di studio e di lavoro, case editrici, giornali. Padre Kolbe opera in Polonia e in Giappone. Ma quando il suo Paese viene invaso, egli, il 17 febbraio 1941, è catturato e condotto nel campo di concentramento. Diventa il deportato numero 16670.
Un deportato che “sconfigge” la macchina anti-uomo nazista.
Ecco i fatti.

giovedì 1 giugno 2017

GIUGNO"Mese dedicato Al Sacro Cuore di Gesù"


La grande fioritura della devozione al Sacro Cuore di Gesù si ebbe dalle rivelazioni private della visitandina Santa Margherita Maria Alacoque che insieme a San Claude de la Colombière ne propagarono il culto.

Sin dal principio, Gesù ha fatto comprendere a Santa Margherita Maria Alacoque che avrebbe sparso le effusioni della sua grazia su tutti quelli che si sarebbero interessati a questa amabile devozione; tra essefece anche la promessa di riunire le famiglie divise e di proteggere quelle in difficoltà riportando in esse la pace.
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