di A.diJ.
Carissimi amici e lettori,
le nostre città si apprestano a compiere l'ennesimo passo verso il definitivo suicidio culturale. Con il via libera definitivo alla fase edilizia da parte dell'amministrazione guidata dal sindaco del Partito Democratico, Stefano Lo Russo, e con le analoghe spinte progressiste nella Milano di Giuseppe Sala, la costruzione di nuove moschee monumentali cessa di essere una tematica legata alla "libertà di culto" per rivelarsi ciò che è realmente: uno scontro frontale di civiltà.
Qui finisce la favola del multiculturalismo e inizia la realtà. Una moschea non è assimilabile a una chiesa cattolica: non è soltanto un luogo di preghiera, ma un centro politico, sociale e giuridico strutturato per controllare e marcare un pezzo di territorio.
le nostre città si apprestano a compiere l'ennesimo passo verso il definitivo suicidio culturale. Con il via libera definitivo alla fase edilizia da parte dell'amministrazione guidata dal sindaco del Partito Democratico, Stefano Lo Russo, e con le analoghe spinte progressiste nella Milano di Giuseppe Sala, la costruzione di nuove moschee monumentali cessa di essere una tematica legata alla "libertà di culto" per rivelarsi ciò che è realmente: uno scontro frontale di civiltà.
Qui finisce la favola del multiculturalismo e inizia la realtà. Una moschea non è assimilabile a una chiesa cattolica: non è soltanto un luogo di preghiera, ma un centro politico, sociale e giuridico strutturato per controllare e marcare un pezzo di territorio.
Di fronte a questo scenario, le autorità cittadine tacciono o, peggio, esultano. Nessuno osa sollevare il capitolo che più scotta, quello dei finanziamenti: chi paga le ingenti spese di queste opere? Quali capitali esteri, quali fondazioni e quali monarchie legate al Qatar, alla Turchia, all'Arabia Saudita o al Regno del Marocco stanno muovendo i fili di questa operazione? Nelle cancellerie e nei comuni si evita ogni domanda pur di non essere tacciati di "islamofobia", spalancando le porte a una teologia che, storicamente e intrinsecamente, non cerca l'adattamento con le istituzioni europee, ma la conquista.
Chi teorizza una pacifica convivenza o una declinazione liberale dell'Islam è un illuso o si trova in perfetta mala fede. L'Islam non si adatta: sottomette. È la sua stessa natura dottrinale a imporlo, come dimostrano millequattrocento anni di conflitti sventati solo dal coraggio di chi eresse le mura a Poitiers, a Lepanto e a Vienna.
La complicità del Concilio Vaticano II e l'eclissi della Fede
Il dramma odierno non scaturisce esclusivamente dalla spinta demografica esterna o dal cinismo delle sinistre, ma trova la sua causa profonda nel tradimento consumatosi all'interno delle stesse mura sacre. La Chiesa cattolica post-conciliare è la prima complice di questa invasione.
Con lo sciagurato sdoganamento delle tesi del Concilio Vaticano II e in particolare del documento Nostra aetate, la Gerarchia ha abdicato al proprio mandato soprannaturale di convertire le genti, svuotando i dogmi della Fede cattolica per sostituirli con il dogma dell'ecumenismo e del dialogo a oltranza. Rinnegando il Magistero perenne e la dottrina tradizionale che distingueva rigidamente l'unica Verità rivelata dalle false credenze, i pastori moderni hanno smesso di predicare che fuori dalla Chiesa non c'è salvezza e che Cristo è l'unico Re delle nazioni.
Pretendendo di riconoscere presunti "semi di verità" in un culto che nega radicalmente la Santissima Trinità e la divinità del Figlio di Dio, la nuova struttura ecclesiale sinodale fa da assistente sociale alla sostituzione etnica e religiosa. Si preferisce la diplomazia dei capitali interreligiosi alla difesa delle anime. Questa remissività favorisce la profezia degli stessi predicatori islamici, secondo cui l'intera Italia dovrà capitolare e lo stendardo del profeta dovrà sventolare sopra la Cupola di San Pietro, trasformata in museo di una fede liquidata dai suoi stessi custodi. Santa Sofia a Istanbul ne è la prova lampante e storica, essendo stata trasformata da principale cattedrale della Chiesa dell'Oriente cristiano in moschea.
L’illusione dei diritti e il business dell'accoglienza
La retorica progressista ci racconta la menzogna che all'interno delle democrazie occidentali le donne musulmane godano dei medesimi diritti e delle libertà sancite dalle leggi dello Stato. La realtà domestica delle periferie cittadine smentisce questo racconto: entro le mura di casa vige la sharia strisciante, la sottomissione patriarcale, l'imposizione del velo, i matrimoni combinati e un'educazione dei figli improntata all'odio teologico per l'Occidente cristiano.
In questo quadro, il Partito Democratico e la sinistra arcobaleno dimostrano un'ipocrisia totale e un vero e proprio suicidio ideologico. Da un lato si ergono a paladini dei diritti LGBTQ+ e delle rivendicazioni femministe; dall'altro consegnano interi quartieri e approvano strutture a beneficio di chi considera l'omosessualità un crimine da punire con la morte e la donna un essere inferiore per legge divina. Le ragioni di questo cortocircuito morale sono banali: bacini di voti, finanziamenti alle cooperative dell'accoglienza e un business miliardario gestito sulla pelle e sul futuro del popolo italiano.
L’incompatibilità radicale e il rischio della guerra civile
L'Islam è ontologicamente incompatibile con l'Italia e con l'Europa. Non si tratta di una discriminazione di carattere razziale, ma di una barriera insormontabile di radici storiche, romane, classiche e cristiane. Le leggi dei nostri codici scaturiscono dal Diritto Romano e dal Vangelo, non dalle sure del Corano. La nostra comprensione della persona umana, della libertà individuale, della dignità della donna e della natura dello Stato è interamente debitrice alla civiltà cristiana.
Cristiani e islamici non possono coesistere indefinitamente su uno stesso suolo laddove una parte pretenda di applicare una legge teocratica superiore alle leggi dello Stato sovrano. Se si prosegue su questa via, l'esito inevitabile sarà lo scontro culturale violento. Continuando a fare da cani da guardia dell'immigrazionismo di massa e a importare popolazioni che rifiuta l'assimilazione per perseguire l'islamizzazione del continente, la sinistra sta ponendo le premesse per una futura guerra civile.
Torino e Milano si sveglino prima che sia troppo tardi. I sindaci Lo Russo e Sala non stanno edificando semplici luoghi di culto: stanno ponendo le pietre angolari di un conflitto sociale e identitario di cui i nostri figli saranno condannati a pagare l'altissimo prezzo di sangue.
Chi teorizza una pacifica convivenza o una declinazione liberale dell'Islam è un illuso o si trova in perfetta mala fede. L'Islam non si adatta: sottomette. È la sua stessa natura dottrinale a imporlo, come dimostrano millequattrocento anni di conflitti sventati solo dal coraggio di chi eresse le mura a Poitiers, a Lepanto e a Vienna.
La complicità del Concilio Vaticano II e l'eclissi della Fede
Il dramma odierno non scaturisce esclusivamente dalla spinta demografica esterna o dal cinismo delle sinistre, ma trova la sua causa profonda nel tradimento consumatosi all'interno delle stesse mura sacre. La Chiesa cattolica post-conciliare è la prima complice di questa invasione.
Con lo sciagurato sdoganamento delle tesi del Concilio Vaticano II e in particolare del documento Nostra aetate, la Gerarchia ha abdicato al proprio mandato soprannaturale di convertire le genti, svuotando i dogmi della Fede cattolica per sostituirli con il dogma dell'ecumenismo e del dialogo a oltranza. Rinnegando il Magistero perenne e la dottrina tradizionale che distingueva rigidamente l'unica Verità rivelata dalle false credenze, i pastori moderni hanno smesso di predicare che fuori dalla Chiesa non c'è salvezza e che Cristo è l'unico Re delle nazioni.
Pretendendo di riconoscere presunti "semi di verità" in un culto che nega radicalmente la Santissima Trinità e la divinità del Figlio di Dio, la nuova struttura ecclesiale sinodale fa da assistente sociale alla sostituzione etnica e religiosa. Si preferisce la diplomazia dei capitali interreligiosi alla difesa delle anime. Questa remissività favorisce la profezia degli stessi predicatori islamici, secondo cui l'intera Italia dovrà capitolare e lo stendardo del profeta dovrà sventolare sopra la Cupola di San Pietro, trasformata in museo di una fede liquidata dai suoi stessi custodi. Santa Sofia a Istanbul ne è la prova lampante e storica, essendo stata trasformata da principale cattedrale della Chiesa dell'Oriente cristiano in moschea.
L’illusione dei diritti e il business dell'accoglienza
La retorica progressista ci racconta la menzogna che all'interno delle democrazie occidentali le donne musulmane godano dei medesimi diritti e delle libertà sancite dalle leggi dello Stato. La realtà domestica delle periferie cittadine smentisce questo racconto: entro le mura di casa vige la sharia strisciante, la sottomissione patriarcale, l'imposizione del velo, i matrimoni combinati e un'educazione dei figli improntata all'odio teologico per l'Occidente cristiano.
In questo quadro, il Partito Democratico e la sinistra arcobaleno dimostrano un'ipocrisia totale e un vero e proprio suicidio ideologico. Da un lato si ergono a paladini dei diritti LGBTQ+ e delle rivendicazioni femministe; dall'altro consegnano interi quartieri e approvano strutture a beneficio di chi considera l'omosessualità un crimine da punire con la morte e la donna un essere inferiore per legge divina. Le ragioni di questo cortocircuito morale sono banali: bacini di voti, finanziamenti alle cooperative dell'accoglienza e un business miliardario gestito sulla pelle e sul futuro del popolo italiano.
L’incompatibilità radicale e il rischio della guerra civile
L'Islam è ontologicamente incompatibile con l'Italia e con l'Europa. Non si tratta di una discriminazione di carattere razziale, ma di una barriera insormontabile di radici storiche, romane, classiche e cristiane. Le leggi dei nostri codici scaturiscono dal Diritto Romano e dal Vangelo, non dalle sure del Corano. La nostra comprensione della persona umana, della libertà individuale, della dignità della donna e della natura dello Stato è interamente debitrice alla civiltà cristiana.
Cristiani e islamici non possono coesistere indefinitamente su uno stesso suolo laddove una parte pretenda di applicare una legge teocratica superiore alle leggi dello Stato sovrano. Se si prosegue su questa via, l'esito inevitabile sarà lo scontro culturale violento. Continuando a fare da cani da guardia dell'immigrazionismo di massa e a importare popolazioni che rifiuta l'assimilazione per perseguire l'islamizzazione del continente, la sinistra sta ponendo le premesse per una futura guerra civile.
Torino e Milano si sveglino prima che sia troppo tardi. I sindaci Lo Russo e Sala non stanno edificando semplici luoghi di culto: stanno ponendo le pietre angolari di un conflitto sociale e identitario di cui i nostri figli saranno condannati a pagare l'altissimo prezzo di sangue.


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