lunedì 15 giugno 2026

Arcivescovo Carlo Maria Viganò a Leone XIV




Fonte Exurge Domine
Alcune settimane fa ho reso pubbliche le vicende legate alla mia richiesta di incontrare Leone, al suo iniziale accoglimento, alla sua improvvisa disdetta e definitiva cancellazione. Mentre un Arcivescovo cattolico non veniva ritenuto degno di essere ricevuto in Udienza, un’abortista omoeretica nelle vesti di “arcivescovessa” anglicana ha meritato non solo gli onori protocollari del Vaticano, ma addirittura di comunicare in sacris con Leone e altri Prelati, giungendo ad impartire una “benedizione” nel sacello del Principe degli Apostoli. Ciò a riprova del doppio standard applicato dagli esponenti della chiesa sinodale. Non credo occorra dilungarsi in ulteriori commenti. Dopo lunghi mesi di silenzio è giunto il momento di portare a conoscenza il contenuto della mia lettera a Leone del 25 gennaio scorso, in modo da lasciarne una traccia documentale.

Santità,

Con questa lettera desidero offrire alla Sua considerazione gli eventi salienti della mia vita personale e ministeriale, in modo da consentirLe di conoscermi e di inquadrare le intenzioni che mi animano.

Sono nato il 16 Gennaio 1941 a Varese, in una famiglia profondamente cattolica, grazie alla quale ho potuto crescere nella pratica quotidiana della Fede, avere una solida istruzione superiore e maturare la Vocazione al Sacerdozio. Fui ordinato sacerdote il 24 Marzo 1968 e dopo un breve periodo di ministero parrocchiale a Pavia fui invitato dall’allora Sostituto della Segreteria di Stato Mons. Giovanni Benelli ad entrare nella Pontificia Accademia Ecclesiastica, dove venni ammesso nell’Ottobre 1971. Ho servito cinque Pontefici: nelle Nunziature di Bagdad, Kuwait e di Londra; poi dal Gennaio 1978 in Segreteria di Stato per oltre dieci anni come Segretario di tre Sostituti; infine come Osservatore Permanente presso il Consiglio d’Europa e il Parlamento Europeo a Strasburgo (1988-1992). Dopo la mia Consacrazione episcopale, ricevuta dalle mani di Giovanni Paolo II, sono stato inviato in Nigeria come Nunzio Apostolico (1992-1998), quindi richiamato in Segreteria di Stato con l’incarico di Delegato per le Rappresentanze Pontificie (1998-2009). Nel 2009 Papa Benedetto XVI mi ha nominato Segretario Generale del Governatorato e nel 2011 Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America, fino al 2016.

Fu nelle vesti di Delegato per le Rappresentanze Pontificie che mi trovai a trattare i processi informativi per le promozioni all’Episcopato, in Curia e nelle Nunziature, e i casi più riservati e delicati riguardanti Vescovi e Cardinali, tra i quali il dossier di Theodore McCarrick e di altri Prelati omosessuali. La mia azione in questo ambito mi valse la rimozione dalla Segreteria di Stato e il mio trasferimento al Governatorato come Segretario Generale, dove Papa Benedetto mi incaricò di contrastare la malagestione e la vasta rete di corruzione finanziaria. Anche in quel caso, nonostante avessi portato il bilancio del Governatorato, nell’arco di un anno e mezzo, da un deficit di 15 milioni di Euro ad un utile di 35 milioni, e nonostante il Papa volesse promuovermi alla Presidenza del Pontificio Consiglio per gli Affari Economici della Santa Sede, fui allontanato dalla Curia Romana ed inviato a Washington come Nunzio Apostolico. La mia azione disturbava persone all’epoca molto potenti e capaci di prevaricare sulla volontà di Papa Benedetto.

Nel 2016, all’esatto compimento dei settantacinque anni, Bergoglio mi ordinò di lasciare la Nunziatura di Washington e mi proibì di ritornare in Vaticano, dove Giovanni Paolo II mi aveva assegnato permanentemente un appartamento; mi proibì altresì di dimorare nella residenza romana dei Nunzi in pensione appositamente predisposta da Papa Benedetto. Prima di morire Bergoglio mi ha fatto anche revocare la cittadinanza vaticana e il passaporto; mi ha impedito di usufruire dell’assistenza sanitaria fornita ai membri del Servizio Diplomatico nonostante ne abbia sempre regolarmente versato i contributi; ha ordinato la radiazione della mia vettura dal Registro Veicoli Vaticani; ha impedito il rinnovo della patente di guida vaticana di cui avevo usufruito ininterrottamente dal 1973, creandomi gravissimi disagi e condannandomi di fatto agli arresti domiciliari.

Dopo aver reso pubblico nell’agosto del 2018 il dirompente memoriale su Theodore McCarrick e sull’estesa rete di corruzione e complicità in seno alla Curia Romana, che vedeva direttamente coinvolto lo stesso Jorge Mario Bergoglio, ho vissuto per alcuni anni in luoghi segreti, come mi fu consigliato dal Card. Raymond Leo Burke in considerazione delle minacce ricevute, e del fatto che il mio immediato predecessore a Washington, il Nunzio Pietro Sambi, aveva trovato la morte in circostanze molto sospette, dopo aver avuto duri scontri con l’allora Card. McCarrick nel comunicargli i provvedimenti presi da Benedetto XVI per contrastare i suoi crimini di abusatore seriale.

La corruzione, i ricatti, gli inganni e i tradimenti con cui mi sono dovuto confrontare mi hanno indotto ad interrogarmi sulle origini profonde dello stato disastroso in cui versa la Chiesa Cattolica.

Nel ritornare con la memoria agli anni della mia formazione all’Università Lateranense (1960-1964) e alla Gregoriana (1965-1969), ho dovuto riconoscere che ancor prima della conclusione del Concilio Vaticano II l’impostazione ideologica dell’intero cursus studiorum – e del corpo docente – era già improntata ai nuovi insegnamenti conciliari, pur non ancora approvati. Ricordo bene come nei Seminari romani la disciplina clericale cedette all’anarchia su tutti i fronti, e come fossero i Superiori ad incoraggiare la partecipazione dei chierici alle conferenze dei “nuovi teologi”: mi riferisco a quanti, sino a pochi anni prima, erano visti con giustificato sospetto dal Sant’Uffizio, come Küng, Ratzinger, Rahner, Schillebeeckx, Congar e con loro quel sottobosco di modernisti che di lì a poco avrebbe infestato le cattedre degli Atenei e i posti di responsabilità in Vaticano e nelle Diocesi. E come sempre è avvenuto per tutte le operazioni eversive, il clima di generale cambiamento, di continue riforme, di enormi mutazioni fu creato ad arte dall’alto.

Dal mio punto di osservazione privilegiato come Segretario del Sostituto, sono stato testimone dell’emorragia di migliaia di vocazioni sacerdotali e religiose; mentre quei sacerdoti che non volevano assecondare il nuovo corso conciliare né abbandonare la Liturgia tridentina erano ostracizzati, trattati come eretici, scomunicati o sospesi a divinis, privati dello stipendio, lasciati morire in solitudine.

Rileggendo quegli eventi e quelle riforme con lo sguardo disincantato di oggi e con l’esperienza derivante da altri fatti analoghi – non ultima la gestione del Sinodo sulla Famiglia che portò ad Amoris Lætitia e soprattutto la rivoluzione sinodale in corso – non mi fu possibile non vedere in tutto ciò una mens che aveva già predisposto l’azione eversiva che di lì a breve avrebbe mostrato i suoi più dirompenti effetti.

La rivoluzione conciliare ha seguito un copione ben preciso, sotto un’unica regia. Tutto doveva sembrare perfettamente legale e conforme alla prassi ordinaria della Chiesa: ogni documento promulgato doveva consentire di darne un’interpretazione ortodossa per rassicurare i Padri conciliari e un’interpretazione eretica da far deflagrare successivamente. Quei documenti rivelano le vere finalità di coloro che usarono dolosamente un Concilio per imporre errori dottrinali, morali e liturgici già condannati dai Romani Pontefici.

Durante i lunghi anni del mio ministero al servizio della Sede Apostolica, l’obbedienza incondizionata ai Pontefici e il mio essere totalmente assorbito dagli incarichi affidatimi, non mi permisero di comprendere la rivoluzione in atto. Come avrei potuto immaginare il sovvertimento e il tradimento che si stavano consumando? Come avrei potuto credere che la suprema Autorità della Chiesa e l’intero Episcopato potessero essersi resi complici dei più insidiosi nemici di Cristo che San Pio X aveva identificato nei Modernisti?

Il “pensionamento” sopraggiunto nel 2016 mi ha permesso di dedicare a questi gravi problemi preghiera, studio e meditazione. Ho così maturato la consapevolezza che il Concilio Vaticano II, pur mantenendo le caratteristiche di un Concilio Ecumenico, è stato voluto con l’intenzione di usarlo per rivoluzionare l’intero edificio ecclesiale e sovvertirlo in ogni sua componente: nella Dottrina, nella Liturgia, nella disciplina, nelle norme canoniche e specialmente nella sua costituzione gerarchica. Sono stati gli stessi artefici del Vaticano II a definirlo “il 1789 della Chiesa” e a considerare questo loro esperimento eversivo il Concilio per antonomasia, dimostrando così la sua eterogeneità rispetto a tutti gli altri Concili e alla perenne Tradizione della Chiesa.

Tanto Jorge Bergoglio quanto i papi del post-concilio hanno orgogliosamente rivendicato la loro continuità ideologica con il Vaticano II per eseguire e legittimare ogni loro “riforma”. Significativamente, l’intero “corpus magisteriale postconciliare” pone un nuovo paradigma sancito dal Concilio. Le sue dottrine fluide – in continua evoluzione come in evoluzione è la sintesi hegeliana che esse sottendono – sono in evidente rottura con il Magistero bimillenario della Chiesa precedente al Vaticano II.

Il Concilio ha assecondato e contribuito alla decristianizzazione dell’Occidente e all’instaurazione, nella sfera civile, di un nuovo ordine conforme ai disegni della Massoneria. Sono ben noti i piani delle logge e conosciamo i mezzi che sarebbero stati adottati per ottenere gli scopi prefissati. Si trattava di infiltrare la Chiesa Cattolica e colpirla dal di dentro.

La discussio sul Vaticano II e sul golpe nella Chiesa mi ha condotto a riscoprire in tempi relativamente recenti il Rito Tradizionale. L’abbandono della messa montiniana ha segnato una nuova stagione del mio Ministero episcopale. Insieme alla Messa tridentina (che fu quella della mia Ordinazione sacerdotale), ho scoperto un universo sommerso di sacerdoti, religiosi e seminaristi perseguitati ed emarginati. Ho ritenuto mio dovere apostolico ascoltare il loro grido di aiuto, offrendo loro una risposta che desse rinnovata fiducia verso quella Chiesa dalla quale si sentivano traditi e cacciati. Ciò mi ha portato a istituire la Fondazione Exsurge Domine, facendo tutto il necessario per garantire i mezzi di sussistenza – spirituali e materiali – e un’identità ecclesiale autenticamente cattolica a chi, per la propria fedeltà alla Tradizione, è stato ingiustamente colpito dal Terrore bergogliano.

Tra questi vi sono i membri della Fraternità Sacerdotale Familia Christi, nata e riconosciuta prima nell’ambito di Ecclesia Dei, poi brutalmente distrutta e cancellata. I suoi membri sono stati vittime di una terribile persecuzione – che Ella non può ignorare – da parte dell’attuale Arcivescovo di Ferrara Gian Carlo Perego e della stessa Santa Sede. A questi chierici, che si sono rivolti a me dopo essere stati abbandonati a loro stessi senza sostentamento, e ai candidati al Sacerdozio che si sono uniti a loro, sto assicurando la mia cura paterna.

La mia denuncia dell’apostasia della chiesa conciliare e sinodale e della sua rottura con la Tradizione, insieme ai circostanziati dubbi sulla legittimità del “pontificato” di Bergoglio – che in coscienza ho affrontato nella persuasione di adempiere al mandato di Successore degli Apostoli – mi sono valsi una scomunica ingiusta, illegittima e ideologicamente motivata. Questa sanzione canonica, ancorché la consideri nulla, comporta delle gravi ripercussioni ecclesiali, istituzionali e personali che mi addolorano profondamente e che stridono se paragonate all’impunità di cui godono cardinali, vescovi e sacerdoti notoriamente eretici e corrotti.

Tra costoro non posso non menzionare Eleuterio Vásquez Gonzales, noto a Chiclayo come “padre Lute”, accusato di aver abusato sessualmente di alcune giovani vittime. La Santa Sede ha di recente accordato a “padre Lute” la dimissione dallo stato clericale senza un regolare processo canonico, e di fatto lasciandolo impunito; mentre l’avvocato canonista delle vittime, mons. Ricardo Coronado Arrascue è stato estromesso dalle sue funzioni legali, ridotto allo stato laicale, e inquisito per infamanti accuse. La vicenda mi è stata documentata e dettagliatamente esposta dallo stesso mons. Coronado. Questo caso ripete lo stesso modus operandi di Bergoglio già adottato con McCarrick e rivela un’aberrante amministrazione della Giustizia da parte della Santa Sede.

Dinanzi alla scomunica illegittimamente comminatami rivendico di non essere scismatico! Per grazia di Dio sono e sarò un devoto figlio di Santa Romana Chiesa e un fedele suddito del Pontificato Romano. Credo fermamente nella Comunione Apostolica e riconosco il Primato Petrino. Riconosco parimenti la necessità di appartenere non solo al Corpo Mistico invisibile, ma anche al corpo ecclesiale istituzionale e visibile.

Insieme a me, sul banco degli imputati dell’ex-Sant’Uffizio, sono stati chiamati tutti i Papi della storia fino a Pio XII.

Mi sono chiesto più volte la ragione della persecuzione che devo affrontare nella fase finale della mia vita terrena; e se la mia convinzione di agire rettamente e secondo la volontà di Dio possa essere stata tratta in errore. Ma per quanto io cerchi di esaminare il mio operato, come se mi trovassi dinanzi a Cristo Giudice nel momento del trapasso, non vi trovo nulla di moralmente sbagliato. I miei accusatori si sono limitati a dar seguito ad una sentenza già scritta, allo scopo di estromettere con un espediente “canonico” colui che ha denunciato l’infedeltà della Gerarchia cattolica, proclamando la Verità senza bavagli. Una voce – la mia – che non poteva essere messa a tacere per il semplice fatto che nessuno mi ha mai potuto corrompere né ricattare.

Gli Ufficiali dell’ex Sant’Uffizio non sono stati in grado di confutare uno solo degli argomenti da me addotti. Ma è bastato loro che io abbia osato criticare il Vaticano II e Jorge Mario Bergoglio per condannarmi alla scomunica per il delitto di scisma, proprio quando è il mio amore per il Papato e per il Magistero perenne della Chiesa ad espormi a questo spietato attacco da parte del Vaticano. Non ho mai inteso separarmi dalla Comunione Apostolica, né disobbedire al Vicario di Cristo, né fondare una “chiesa parallela”, come taluni mi hanno accusato di voler fare. Credo anzi che non avrei potuto meglio servire il Papato e la Santa Chiesa, se non parlando e agendo come ho fatto, affrontando le sofferenze che me ne sono derivate in spirito di unione con i patimenti del divino Redentore.

Mi rivolgo a Lei come Arcivescovo anziano, per amore di Nostro Signore e nella fedeltà alla Santa Chiesa. Mi rivolgo a Lei per esprimerLe il tormento nel vedere la Chiesa Cattolica eclissata e sfigurata da chi la occupa e ne detiene il potere. Non riesco a capacitarmi di come, dopo la disastrosa esperienza di Jorge Bergoglio, Ella non solo non voglia condannarne gli errori e gli scandali, ma non perda occasione per ribadire la Sua totale continuità con essi, in nome di una “chiesa sinodale” che adultera la struttura gerarchica e la natura monarchica che Nostro Signore ha voluto dare alla Sua Chiesa, e ne demolisce l’intero edificio dottrinale.

Faccio appello a un altro Leone, il grande Papa Vincenzo Gioacchino Pecci, nella paradossale situazione di sapere che egli troverebbe le mie parole condivisibili e meritevoli di elogio, mentre la chiesa bergogliana le ha giudicate degne di uno scismatico. Cos’è accaduto nella Chiesa Cattolica nell’arco di qualche decennio, per far sì che io mi trovi condannato, e con me tutti i Papi preconciliari? Quomodo facta est meretrix civitas fidelis? (Is 1, 21).

La Fede che professo, la Messa tridentina che celebro, i Concili e gli Atti magisteriali che accolgo, la Professio Fidei Tridentina e lo Jusjurandum antimodernisticum che tante volte ho ripetuto, sono comuni a tutta la Chiesa e mi uniscono ad essa. Di questa Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e Romana, immutata nella dottrina e nella morale, mi dico figlio e servitore devoto. Quel Papato, parimenti immutato, è il Papato Romano cui sono obbediente, poiché nella voce del Vicario risuona la Verità del Buon Pastore che dà la vita per le pecore (Gv 10, 11).

L’autorità delle Sante Chiavi deve aprire le porte della Gerusalemme celeste ai giusti ed escludervi i reprobi, non viceversa. Questa autorità promana da Nostro Signore (Rm 13, 1) – ed è vicaria della Sua autorità. Non è possibile che essa venga usata per legittimare ciò che Egli condanna, né tantomeno per condannare ciò che Egli ha ordinato di fare. Per questo non posso obbedire a chi, costituito in autorità, rifiuta di essere a sua volta sottomesso e obbediente alla somma Autorità di Dio.

Penso alle parole di San Paolo: Ma se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema! (Gal 1, 8) Da quale Chiesa sono separato? E quale autorità mi condanna? Quella del Vicario di Cristo o quella di chi predica un vangelo diverso da quello ricevuto da Nostro Signore?

Lascio nelle Sue mani questa lettera, affinché Ella conosca le ragioni delle mie posizioni e della mia azione, nella speranza di poterLa spronare ad un profondo esame di coscienza e ad una doverosa quanto improrogabile conversione del cuore, della mente, della volontà, memore delle parole di Nostro Signore: “Simone, Simone, Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano, ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno: e tu, quando sarai convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22, 31-32). Le chiedo di esercitare la Sua suprema Autorità per confermare i fratelli nella Fede. Le chiedo di confermarmi nella Fede: lo voglia fare. O mi dica dove sto errando e in che cosa sto contraddicendo il Depositum Fidei che Ella deve custodire e sul quale si basa l’Unità Cattolica. È sulla professione della vera Fede che devo essere giudicato: mi dica dunque in cosa contraddico la Fede Cattolica e me ne emenderò.

Ma non vi sono argomenti che legittimino la mia scomunica: essa mi è stata comminata illegittimamente, per distruggere la mia persona e la mia azione in difesa della Verità Cattolica; una sanzione motivata non da ultimo dall’odio implacabile di Jorge Mario Bergoglio verso di me. Un’ingiustizia che esige riparazione del gravissimo danno causato a me e alla Causa di Santa Romana Chiesa.

Confido che Ella vorrà concedermi un’udienza dopo la cancellazione di quella accordatami per l’11 dicembre scorso. Potrò allora comunicarLe di persona alcune questioni della massima importanza relative al mio Ministero apostolico e alla necessità di assicurare ad esso continuità e futuro.

Sin d’ora, rinnovo l’incondizionata intenzione di adempiere ad ogni obbligo che mi si impone come Successore degli Apostoli,

in Christo Rege,

+ Carlo Maria Viganò,
Arcivescovo tit. di Ulpiana, Nunzio Apostolico



Viterbo, 25 Gennaio 2026

In Conversione S. Pauli Apostoli


Il cammino sinodale, con le sue riforme provocano una spaccatura insanabile nella Chiesa, che culmina in una profonda crisi di credibilità

di A.DiJ


Carissimi amici e lettori,

ognuno di noi che si professa cristiano cattolico, dovrebbe riflettere attentamente sulle parole di Cristo :"Voi non siete del mondo, ma Io vi ho scelti dal mondo".

Queste parole sono state pronunciate da Gesù durante l'Ultima Cena per preparare i discepoli alle future difficoltà... vivere pienamente la nostra realtà e il nostro tempo, ma senza farci influenzare dalle logiche del mondo.
È un bellissimo invito a trovare il perfetto equilibrio tra l'essere pienamente presenti nella propria quotidianità e il mantenere una propria integrità interiore, senza lasciarsi sopraffare dalle mode, dalle pressioni sociali o dalle logiche effimere del momento.
Vivere la nostra quotidianità significa : agire con intenzione, godere delle relazioni e del proprio lavoro, e contribuire al proprio tempo, rimanendo fermi sui principi cristiani non negoziabili difendendo la centralità della vita umana dal concepimento alla morte naturale, tutelare la famiglia fondata sul matrimonio e garantire il diritto dei genitori all'educazione dei figli, filtrare ciò che ci circonda, scegliendo di non uniformarsi ciecamente a ideali materialisti, superficiali o guidati solo dal profitto e dall'apparire. Eppure molti cattolici oggi scendono in piazza contro la fame contro la guerra e non contro l'aborto. Nazioni che un tempo si professavano cristiane come la Francia, il Lussemburgo, hanno inserito esplicitamente la libertà di abortire nella propria Carta costituzionale, la stessa Spagna guidata da Pedro Sánchez ha approvato l'iter in Consiglio dei ministri per modificare l'articolo 43 della Costituzione e ritenere l'aborto un diritto.
"Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro."
In questo passaggio, il profeta Isaia pronuncia una serie di "guai" contro l'ipocrisia, l'ingiustizia e la corruzione, e invita gli uomini di tutti i tempi a mantenere un chiaro discernimento morale ed etico in tempi in cui le leggi e la giustizia vengono distorte a vantaggio dei potenti.

"Ma il Figlio dell'uomo, quando tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?"....Questa domanda, tratta dal Vangelo di Luca (Lc 18,8), esprime un interrogativo un dubbio profondo, quasi un'amara profezia, per i cristiani di tutti i tempi sulla perseveranza dell'umanità.

Il Venerabile Pio XII ha fatto eco a questo versetto, specialmente nel suo radiomessaggio di Natale del 1952, dove mise in guardia da un mondo che rischia di smarrire il senso di Dio, promuovendo «la natura senza la grazia» e «la ragione senza la fede». In diverse occasioni, come nell'Enciclica Mystici Corporis Christi (1943), il Papa ha esortato la Chiesa a vigilare contro il relativismo, le derive intellettuali e l'allontanamento dalla dottrina, problemi che possono svuotare i cuori rendendo la fede sempre più rara.

Il cammino sinodale voluto da Bergoglio, e continua sotto il pontificato di Prevost viene pubblicamente smascherato come poco più che un sfacciato tentativo di sovvertire l’insegnamento della Chiesa per restare al passo con i tempi – infatti, alcune conferenze episcopali europee con la sua leadership lo hanno detto esplicitamente, descrivendolo come “una dichiarazione consapevole contro l’attuale Catechismo della Chiesa Cattolica”che “ancora rimprovera l’attività omosessuale come peccato”. La direzione viziata intrapresa dalla Chiesa cattolica con il suo cammino sinodale sin dall’inizio e il pericolo che aumenta con il passare del tempo e con l’avanzamento del meccanismo messo in atto. Questa deviazione è stata denunciata con tutte le prove a sostegno. Basta interessarsi da vicino a questo Cammino sinodale per scoprire che porta dritto allo scisma. E si potrebbe anche dire che lo scisma è già lì. 
Nonostante tutte le sue ambiguità,  il Cardinale Robert Sarah  così ha  affermato:   “Il tradimento all’opera nella Chiesa e in atto da parte delle conferenze episcopali e a opera del Cammino sinodale”. E aggiunge: “Ci si chiede che cosa rimarrà del Vangelo se tutto questo andrà fino in fondo: una vera apostasia silenziosa”.
Mons. Philip Egan, Vescovo di Portsmouth in Inghilterra, noto per le sue posizioni decise contro la secolarizzazione e a favore della difesa della vita, si è distinto recentemente per il suo forte impegno nel dibattito sul fine vita ha espresso la sua preoccupazione, ha criticato aspramente l'inclusione di temi che collidevano con la Tradizione bimillenaria della Chiesa Cattolica (morale sessuale, sacerdozio e ruolo delle donne)ha più volte sollecitato un intervento fermo da parte di Roma e del Papa per ristabilire i parametri dottrinali corretti e mantenere l'unità della Chiesa universale. “Roma dovrebbe intervenire nel Cammino prima che sia troppo tardi. Ogni giorno che passa rende la situazione più difficile e pericolosa".

Concludendo voglio ricordare al lettore alla fine degli anni '60, la Chiesa nei Paesi Bassi (in particolare quella cattolica) visse un periodo di profonda e radicale sperimentazione liturgica. Spinti dal fervore post-Concilio Vaticano II, molti teologi e parroci olandesi adottarono un approccio fortemente influenzato dall'esperienza umana e dalla fenomenologia esistenziale, ci fu il caso del “consiglio pastorale” dei Paesi Bassi alla fine degli anni Sessanta è lì per darne un esempio. Il Consiglio Pastorale Olandese (Pastoraal Concilie, 1966-1970) e la pubblicazione del controverso Catechismo Olandese (1966) furono i motori di questa trasformazione. La catechesi smise di trasmettere la dottrina tradizionale e si trasformò in uno scambio di idee, mentre la liturgia divenne un "parco giochi sperimentale". La proclamazione del Vangelo veniva spesso accantonata in favore della lettura di cronache, giornali o storie di vita quotidiana. L'obiettivo era rendere il sermone un momento di educazione sociale e comprensione terrena, piuttosto che un'omelia incentrata sulla pietà o sul mistero della fede. Roma, nella persona di Papa Paolo VI, ha impiegato troppo tempo per reagire. E la Chiesa nei Paesi Bassi è stata distrutta: il miraggio delle false aspettative è stato dissipato, le truppe si sono sciolte e hanno abbandonato la Chiesa.

giovedì 11 giugno 2026

Il Re Luigi XIV di Francia, detto il «Re Sole» si rifiutò di consacrare la Francia al Sacro Cuore: fu la fine della monarchia e della Francia cattolica.



I messaggi del Sacro Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria erano indirizzati al re Luigi XIV di Francia, detto il «Re Sole», ma con una particolare richiesta: la consacrazione del Re e della Francia al suo Sacro Cuore, con i privilegi che questa devozione avrebbe ottenuto, irradiando di benedizioni la società monarchica. La consacrazione non si realizzò e un secolo dopo, la Rivoluzione francese avanzò velocemente, abbattendo la monarchia e muovendo persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre.
La corte francese del XVII secolo conobbe uno splendore mai visto prima nella Storia della civiltà. La cultura, le arti e la distinzione adornavano come mai prima un’esistenza volta a perfezionare tutti gli aspetti della vita umana.

Luigi XIV, il grande e incomparabile Luigi XIV, riunì intorno a sé esperti in ogni tipo di arti e scienze, uomini di politica e grandi militari, nonché la più alta nobiltà dell’Île-de-France, che costituiva un magnifico cadre di personalità illustri, astri splendenti che orbitavano intorno al Re Sole.

Tuttavia, il tramonto di tale splendore si profilava all’orizzonte. Tutto quello sfarzo era certamente un frutto del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo e uno degli aspetti più belli della Civiltà Cristiana che ne era scaturita, ma non era più che un semplice involucro che copriva una nobiltà frivola e dissoluta. Prima o poi, quel frutto marcio sarebbe caduto, nonostante la bellezza del suo guscio.

Il «Cuore che tanto amò gli uomini», però, non era indifferente alla situazione degradata. Il maggior desiderio del Salvatore era quello di conquistare il cuore di Luigi XIV, cosa che avrebbe implicato il suo cambiamento di vita… e quello di un’intera nazione. Infatti, la Francia, figlia primogenita della Chiesa, godeva ancora della predilezione divina. Ecco perché un ultimo appello celeste l’avrebbe invitata, attraverso il suo monarca, alla conversione.
Il Re dei Cieli Si rivolge al Re di Francia
Nel giugno del 1689, Santa Margherita Maria Alacoque scrisse una missiva alla sua superiora in cui raccontava un messaggio soprannaturale che aveva appena ricevuto dal Sacro Cuore di Gesù. Si trattava di una comunicazione da trasmettere a Luigi XIV.

Il Re dei Cieli si rivolgeva al monarca nei seguenti termini:

«Fa’ sapere al primogenito del mio Sacro Cuore che, così come la sua nascita temporale è stata ottenuta attraverso la devozione ai meriti della mia sacra infanzia, la sua nascita alla grazia e alla gloria eterna sarà ottenuta attraverso la consacrazione che farà della sua persona al mio Cuore adorabile, che vuole ottenere la vittoria sul suo e, attraverso di lui, su quello dei grandi della terra. Egli vuole regnare nel suo palazzo, essere dipinto sui suoi stendardi e inciso sulle sue armi perché siano trionfanti su tutti i suoi nemici, abbattendo ai suoi piedi queste teste orgogliose e superbe, così da essere vittorioso su tutti i nemici della Chiesa».

A chi l’Uomo-Dio stesso aveva concesso, in precedenza, un così grande dono? Quanta intimità, quanto amore, quante promesse! Il cammino di restaurazione della Francia sarebbe iniziato nell’anima del re, un uomo veramente eletto e prediletto… il “primogenito” del Cuore di Gesù!
Il re “donato da Dio”

Nella sua missiva, Nostro Signore allude a “due nascite” del re Luigi XIV, entrambe strettamente unite a disegni provvidenziali. Analizziamo l’una e l’altra.

Dopo il matrimonio di Luigi XIII con Anna d’Austria nel 1615, passarono anni senza che nascesse un delfino per la Francia a causa della sterilità della regina. Inoltre, il temperamento di Anna d’Austria, genio deciso e impetuoso, non si adattava bene alle abitudini fredde e timide di Luigi XIII, il che rese ancora più difficile l’intesa tra i due.

Tuttavia, la notte del 3 novembre 1637, un frate agostiniano di nome Fiacre, mentre pregava nella sua cella in un convento di Parigi, fu graziato da una visione celeste: la Santissima Vergine gli presentò il bambino che Dio voleva donare alla corona di Francia. Ma affinché questa grazia fosse ottenuta, sarebbe stata necessaria la recita di una novena, da parte della regina, in onore di Nostra Signora delle Grazie, la cui statua era venerata nel santuario di Cotignac.

E le sue preghiere furono esaudite: dopo ventitré anni di sterilità, Anna d’Austria diede alla luce il piccolo Luigi, al quale, per la sua nascita provvidenziale, fu dato il soprannome di Dieudonné, cioè, donato da Dio.
Verso la conversione
Si era manifestata nella sua nascita terrena la predilezione celeste di cui era oggetto. Ma era ancora necessaria al re una seconda “nascita”, “alla grazia e alla gloria”, perché la nefasta crisi morale che imperversava a corte aveva in Luigi XIV, purtroppo, un deplorevole modello.

Trascurando gli impegni matrimoniali, il monarca era sprofondato in una vita dissoluta, indegna dell’augusto titolo di Re Cristianissimo. I suoi atteggiamenti corroboravano, con il “sigillo reale”, le analoghe dissolutezze dei suoi nobili.

Nel frattempo, il Sacro Cuore di Gesù stava preparando quell’anima eletta a ricevere il suo appello con generosità. Dopo la morte della Regina Teresa d’Austria, il re contrasse un secondo matrimonio nel 1683 con Madame de Maintenon, una signora discreta e molto religiosa. Questa signora esercitò un’influenza benefica sul monarca, lo incoraggiò alle pratiche di pietà e lo aiutò a ordinare la sua vita morale. Infatti, la grande ambizione di Madame de Maintenon era quella di convertire il re e in gran parte ci riuscì, favorendo le migliori disposizioni del marito affinché ascoltasse e rispondesse all’appello celeste che gli sarebbe stato rivolto di lì a sei anni.
La svolta che avrebbe potuto cambiare la Storia

In una lettera dell’agosto 1689 alla sua superiora, Santa Margherita Maria ribadisce, in modo ancora più esplicito, quanto aveva scritto nel mese di giugno: il Cuore adorabile di Nostro Signore vuole davvero «stabilire il suo impero nella corte del nostro grande monarca, di cui vuole servirsi per […] erigere un edificio dove sia esposto il quadro di questo Cuore Divino, per ricevere in esso la consacrazione e l’omaggio del re e di tutta la corte. Inoltre, questo Cuore Divino vuole essere protettore e difensore della sua sacra persona contro tutti i suoi nemici visibili e invisibili, dai quali vuole difenderlo e assicurarne la salvezza con questo mezzo. Per questo motivo, lo ha scelto come suo fedele amico affinché ottenga l’autorizzazione dalla Santa Sede Apostolica a celebrare la Messa in suo onore, e allo stesso tempo ottenere gli altri privilegi che accompagneranno questa devozione al Sacro Cuore».

I piccoli atti possono avere grandi conseguenze, soprattutto quando sono praticati da anime molto chiamate. Cosa sarebbe successo se il Re di Francia avesse effettuato la sua consacrazione al Re dei Re? Tutto lascia pensare che i fili che reggono la Storia sarebbero, dunque, passati per le mani del re Dieudonné e che la sua gestione avrebbe definito il futuro dell’Occidente.

La consacrazione, tuttavia, non fu realizzata. Perché? Le ipotesi sono innumerevoli… Non sappiamo nemmeno con certezza se il messaggio, che avrebbe dovuto essere trasmesso al confessore del re, Don de la Chaise, e attraverso di lui al monarca, arrivò a destinazione.

Nel 1789, appena un secolo dopo l’appello divino alla Francia, le grida delle folle in rivolta riecheggiavano per le strade di Parigi e il sangue cominciava a scorrere copioso sul suolo francese.
Se Luigi XIV avesse ascoltato l’appello del Sacro Cuore di Gesù, la storia della Francia e del mondo avrebbe potuto prendere un corso diverso…

Luigi XIV avrebbe potuto evitare la Rivoluzione francese? Quale direzione avrebbe preso la Cristianità? In che tipo di mondo vivremmo oggi? Sono domande di cui conosceremo con certezza le risposte solo nel Giorno del Giudizio… 

Matteo D’Amico: La rivoluzione nella Chiesa continua

 


Carissimi amici e lettori
vi proponiamo la lettura e le osservazioni sulla gravità della nomina, in perfetto stile bergogliano, della prima donna-Prefetto di Dicastero pontificio laica scritte dall'abile penna del Professore Matteo D'Amico docente di filosofia, conferenziere e saggista. Di cui va il nostro grazie a voi tutti buona lettura e condivisione.
A.diJ.
(
Vitis Vera, articolo di Matteo D’Amico)
Come noto il Papa ha nominato dal novembre 2026 una donna, Maria Montserrat Alvarado, una quarantenne (classe 1986) messicana che ha compiuto gli studi universitari negli Stati Uniti e che dal 2008 ha la cittadinanza americana, Prefetto del Dicastero della Comunicazione Vaticana, organismo che controlla Vatican News, Radio Vaticana, L’Osservatore Romano e, in poche parole, l’intero apparato comunicativo della Santa Sede. E’ interessante notare che dal 2009 al 2023 la Alvarado ha lavorato presso il Becket Fund for Religious Liberty, un ente senza scopo di lucro che organizza cause legali (in particolare presso la Corte Suprema) a favore della libertà religiosa, sulla base di una visione ecumenista radicale. Ecco come questo importante organismo definisce la sua missione sul suo sito ufficiale:

“Becket è un istituto legale ed educativo senza scopo di lucro, di pubblica utilità, la cui missione è proteggere la libera espressione di tutte le fedi. Becket esiste per difendere un principio semplice ma spesso trascurato: poiché l’impulso religioso è naturale per gli esseri umani, l’espressione religiosa è naturale per la cultura umana. Promuoviamo questo principio in tre ambiti: i tribunali, il tribunale dell’opinione pubblica e il mondo accademico, sia negli Stati Uniti che all’estero.


Noi di Becket amiamo dire di aver difeso i diritti religiosi di persone di ogni credo, dagli anglicani agli zoroastriani. I nostri sostenitori rappresentano una miriade di religioni, ma tutti condividono la nostra visione comune di un mondo in cui la libertà religiosa sia rispettata come un diritto umano fondamentale che tutti hanno il diritto di godere ed esercitare”. (grassetto nostro).

Difficile trovare definizioni più moderniste, come impianto teologico, di quella appena citata. Ecco il clima culturale in cui è cresciuta la Alvarado.

Vi sono però anche altre osservazioni da fare: è la prima donna non consacrata nominata Prefetto di un Dicastero vaticano. Se è già uno scandalo una donna Prefetto, lo è a maggior ragione una donna laica. Vi sono anche fondati timori che teologicamente non sia sostenibile, né sia legittimo in termini canonistici, avere una donna (consacrata o meno) a guidare come capo Dicastero vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose. Potremmo avere cardinali e vescovi sottoposti a una donna laica di quarant’anni e che devono prendere ordini e direttive da lei: è una scena oggettivamente abominevole e totalmente contro la Tradizione della Chiesa.

Va poi osservato che è semplicemente ridicolo pensare che in tutta la Chiesa Cattolica, con le sue centinaia di migliaia di sacerdoti, di religiosi, di laici uomini impegnati nel mondo della comunicazione non ci fosse una scelta alternativa. Scegliere una donna è evidente che risponde a una precisa scelta ideologica fatta da Prevost, che dimostra di assecondare il mondo, che ulula sempre più ferocemente per avere le “donne-diacono” e le “donne sacerdote”. La scelta è in perfetta linea con la strategia di Bergoglio e la sua ridicola esaltazione del mondo femminile, le sue aperture a ruoli ecclesiali rilevanti per loro. Prevost sta ormai rivelandosi come un Bergoglio gentile, dal volto umano, mellifluo e rassicurante, che dovrebbe con la sua eleganza e moderazione penetrare e sedurre anche il mondo conservatore (e, forse, tradizionalista). Ma dietro le apparenze di “carabiniere buono” sta confermando il modernismo radicale del suo predecessore; sembra quasi smentire il motto che descrive il processo rivoluzionario: “due passi avanti, un passo indietro”. Qui i passi si fanno solo avanti.

Come Prefetto sarà un primo livello del Papa e ciò significa incontri frequenti, se non quotidiani, con Prevost. La cosa è sicuramente contro la prudenza che dovrebbe ispirare ogni scelta del Papa. Per molti secoli è stato uso che nessuna donna sedesse mai al desco papale, e ora abbiamo una giovane e piacente messicana che potrebbe incontrare quotidianamente e anche in modo informale il Papa: la cosa non potrà che contribuire a distruggere il poco che ancora resta dell’alone di sacralità che dovrebbe sempre avvolgere il Sommo Pontefice.

Va poi osservato che il padre della Alvarado è stato console messicano a Miami, in Florida, dunque un alto diplomatico inviato nel paese più importante del mondo. Faccio notare questo particolare perché forse non tutti sanno che il Messico è un paese fra i più infiltrati dalla Massoneria (sia gli “eroi” delle guerre di indipendenza ottocentesche, sia i capi di stato di inizio Novecento che gestirono la guerra di sterminio contro i Cristeros erano in gran parte massoni, strettamente legati agli Stati Uniti e spesso anche alle logge americane) , fra tutti quelli sudamericani. Non abbiamo prove che il padre della Alvarado sia stato massone, ma se emergesse che lo era stato, la cosa non ci stupirebbe, anche perché incarichi così elevati in campo diplomatico in genere non vengono dati per semplici meriti professionali.

Infine la foto che postiamo a inizio articolo è inquietante, perché si nota che il Papa e la Alvarado si danno la mano (cosa che il Papa potrebbe e dovrebbe evitare, limitandosi a porgere l’anello da baciare) ma la dottoressa messicana-americana appoggia la sua mano sinistra sopra quella del Papa, in una sorta di slancio del cuore, mentre lo fissa sorridendo negli occhi senza alcuna soggezione (e senza il velo nero che sarebbe prassi anche per le regine). Stringere nelle proprie le mani dell’interlocutore già facemmo notare che in termini di pragmatica della comunicazione è gesto che tende a stabilire un rapporto di potere sull’interlocutore. La Alvarado forse non lo sa o non lo vuole, ma col suo gesto sta dicendo: qui adesso comando io.

In un’altra foto la Alvarado sembra (la foto non permette un giudizio definitivo) cingere con il braccio sinistro la vita (o la schiena) del Papa, un gesto semplicemente folle e fuori da ogni protocollo. Meno grave, anche se assurdo allo stesso modo, sarebbe stato il contrario, perché anche in questo caso sembra che la Alvarado dica all’osservatore: “Sono io che proteggo e guido il Papa, non il contrario”. La Alvarado poi non è composta: l’ufficialità della foto esigeva che tenesse le mani giunte in basso, che evitasse ogni contatto, anche accidentale con il Papa e che avesse un sorriso meno aperto e più elegante, più nobile e sfumato, meno goffamente esplicito. Auguri ai cardinali e ai vescovi (e al Papa) che dovranno prendere ordini da questa simpatica giovane donna che contribuirà senz’altro a risollevare le sorti della Chiesa nel tempo guasto e devastato della sua lenta Apocalisse.

martedì 9 giugno 2026

"Bene scripsisti de me, Thoma. Quam ergo mercedem accipies?"




Vetustatem novitas, umbram fugat veritas, noctem lux eliminat.

Il nuovo mette in fuga il vecchio, la verità sbaraglia le ombre, la luce cancella la notte.

Sequentia Lauda Sion



La Santa Chiesa è oggi in festa per adorare e celebrare il suo Re Eucaristico, il Signore Sacramentato, la Santissima Eucaristia nella Quale è presente il Verbo Incarnato in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. L’ufficio divino del Corpus Domini, composto dal Dottore Angelico, è un tesoro di Fede e di Carità, il canto dell’anima per il magnum Mysterium, et admirabile Sacramentum.

Nel Convento di San Domenico Maggiore a Napoli è ancora oggi possibile visitare la cella in cui visse l’Aquinate dal 1272 al 1274 e vedere l’altare della cappella di San Nicola, al cui tabernacolo San Tommaso si accostava per ascoltarvi le parole che il divino Prigioniero gli suggeriva, e che poi avrebbero fatto parte del Proprio di questa festa. Su quel medesimo altare era allora posta, entro una nicchia, l’icona del Crocifisso che miracolosamente gli disse: Bene dixisti de Me, Thoma. Quam ergo mercedem accipias? Hai scritto bene di Me, o Tommaso: cosa vuoi in ricompensa? Il Santo teologo rispose: Non aliam nisi Te, Domine! Nient’altro che Te, o Signore.

Quam ergo mercedem accipias? Cosa vuoi in ricompensa? Se il Signore ponesse anche a noi questa domanda, cosa Gli risponderemmo? E, prima ancora: potremmo sperare di sentirci dire: Bene dixisti de Me, per come abbiamo messo a frutto i doni che ci sono stati generosamente elargiti dalla magnificenza divina?

Certo, nessuno di noi può competere in erudizione e dottrina con San Tommaso d’Aquino. Ma certamente possiamo, con la grazia di Dio, averlo come nostro esempio di santità, di umiltà, di amore per il Verbo Incarnato presente nel Santissimo Sacramento. RispondiamoGli sempre: Nient’altro che Te, o Signore! Non voglio successo. Non voglio onori. Non voglio denaro, né piaceri, né chimere mondane. Non voglio piacere al mondo. Non voglio essere approvato dai potenti. Voglio solo Te, o Signore. Solo Te. Voglio Te somma Verità, voglio Te infinita Carità. Voglio Te Altare, Te Sacerdote, Te Vittima. Voglio Te come Cibo e come convitato, cibus et conviva.

Panis angelicus fit panis hominum; dat panis cœlicus figuris terminum; o res mirabilis! Manducat Dominum pauper, pauper servus et humilis. Il Pane degli Angeli diventa pane degli uomini; il Pane del Cielo compie le antiche figure; quale meraviglia! Il povero, il servo e l’umile si nutrono del loro Signore, il Quale Si dà in nutrimento: Ego sum panis vivus qui de cœlo descendi (Gv 6, 51). Sono Io il Pane vivo disceso dal cielo: lo ha dichiarato il divin Maestro alle folle presso il lago di Tiberiade, dopo aver moltiplicato miracolosamente cinque pani e due pesci con cui sfamare cinquemila persone. Quei cinque pani non erano sufficienti: Non in solo pane vivit homo sed omni verbo, quod procedit de ore Dei (Mt 4, 4). Ed è proprio il Verbo che procede dalla bocca di Dio che Si comunica nel Santissimo Sacramento dell’Altare, nel Santo Sacrificio della Messa.

Se questo mondo ribelle non è stato spazzato via dall’ira di Dio, è perché vi è ancora chi mostra adorazione e gratitudine verso questo miracolo di Carità e di Fede, raccogliendosi in preghiera dinanzi al tabernacolo o prostrato davanti all’Ostia raggiante nell’ostensorio. Persone sconosciute, che non compaiono sui bollettini parrocchiali o sul settimanale diocesano perché “non fanno notizia”; perché non rivendicano diritti, se non quello di rimanere cattolici, apostolici e romani, nonostante i loro indegni Pastori.

Da più sessant’anni la rivoluzione permanente del Vaticano II ha inferto un colpo durissimo alla vita stessa del corpo ecclesiale. La perdita della Fede nel popolo cristiano è la diretta conseguenza, pianificata e ostinatamente perseguita, di un piano di dissoluzione che non poteva non colpire il Santissimo Sacramento, la Santa Messa, il Sacerdozio. Questa crisi, fratelli carissimi, è il frutto avvelenato di decenni di sistematica demolizione da parte di chi invece avrebbe dovuto combattere e morire per difendere il Depositum Fidei. E questo ha moltiplicato i sacrilegi e le profanazioni della Santissima Eucaristia, al punto da giungere a far mangiare ai cani l’Ostia santa senza che ciò comporti alcuna riparazione né tantomeno la scomunica. Non mittendus canibus, abbiamo cantato poco fa.

La rivoluzione conciliare ha distrutto la Messa cattolica; ha cancellato il rispetto verso il Tremendum ac vivificum Sacramentum; ha imposto l’amministrazione sacrilega della Comunione sulla mano e in piedi; ha oscurato il dogma della Presenza Reale; confinato il Tabernacolo in un angolo della chiesa, demolito altari e balaustre; indotto i fedeli a considerare il Re Eucaristico come un simbolo di umana fraternità, come un pretesto di autocelebrazione della comunità; ha svuotato Seminari e chiese, decristianizzato la società, demolito la Fede dei Cattolici.

Ma se la chiesa conciliare e sinodale tollera ed anzi incoraggia le liturgie più irriverenti e autorizza la Comunione agli indegni in stato di peccato pubblico in nome dell’inclusività e del dialogo, altrettanta larghezza e comprensione non trova spazio per i Cattolici, ridotti a mendicare una Messa celebrata degnamente da un sacerdote che vi creda, quasi si trattasse di un’eccentricità da compatire, se non un indizio di pericolosa sedizione.

Ecco perché siamo riuniti in questa cappella privata, in questa “chiesa domestica” che ho benedetto prima della Messa. Ecco perché ci stiamo adoperando per garantire l’amministrazione dei Sacramenti, impartiti da sacerdoti perseguitati e cancellati.

Abbiamo visto ammettere i pubblici peccatori alla sacra Mensa con Amoris Lætitia e Fiducia Supplicans volute da Bergoglio che a Buenos Aires, fece murare l’Ostia di un miracolo eucaristico affinché non fosse esposta all’adorazione. E proprio in questi giorni l’Arcivescovo di Milano ha soppresso la processione del Corpus Domini per le vie della città, invocando pretestuosamente il problema del traffico e la presenza dei turisti come ostacolo invalicabile all’uscita del Re Eucaristico in un mondo che mai come ora dovrebbe tornare in ginocchio ai piedi del Signore. Mentre Milano, insieme a tutte le città del nostro Vecchio Continente, si è trasformata in bivacco di orde di migranti per lo più mussulmani, violenti e spesso criminali; mentre abbiamo visto lo stesso sagrato del Duomo di Milano trasformarsi in una moschea a cielo aperto; mentre la Diocesi di Milano si sta adoperando con ecumenico entusiasmo all’edificazione di un tempio politeista (il cosiddetto “Monastero Ambrosiano”), ecco che il Successore di Sant’Ambrogio e di San Carlo, Mario Delpini, ripete le parole con cui Simone rispose alla serva che lo riconobbe come discepolo del Nazareno: Non Lo conosco (Mc 14, 67).

Non è chi non veda quanto grottesco e rivelatore appaia il comportamento di Pastori indegni, per i quali ogni scusa è valida se consente di negare gli onori divini al Santissimo Sacramento. Ci si prostra davanti alla Pachamama, ma guai a piegare il ginocchio — veneremur cernui — al Pane degli Angeli. Delpini sopprime una processione che ebbe luogo anche durante la Guerra, ma che dinanzi alla farsa pandemica o al turismo deve rispettosamente farsi da parte. Milano: da Ambrogio a Montini, da Schuster a Delpini, da Nostro Signore a Maometto, dal Corpus Domini al gay pride. Un tradimento che grida vendetta al Cielo.

Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà ancora la fede sulla terra? (Lc 18, 8) Troverà chi ancora crede nell’Augustissimo Sacramento, chi ancora Lo adora, chi ancora Lo riceve degnamente confessato e in grazia di Dio? Troverà ancora chi professa e celebra il Santo Sacrificio, chi ne riconosce i fini latreutico, eucaristico, propiziatorio e impetratorio? Sì, carissimi fedeli: e saranno i pochi rimasti fedeli, quelli che oggi sono additati come ribelli, scomunicati come eretici e scismatici, mentre una Gerarchia infedele ammette alla Comunione anglicani e protestanti, concubinari e sodomiti. Per questo la conservazione della Messa Cattolica è così importante. Per questo è così importante perpetuare il Sacerdozio e moltiplicare gli apostolati in questi tempi di persecuzione. Per questo è così importante che ciascuno di noi si accosti con le dovute disposizioni a ricevere il Signore nella Santissima Eucaristia.

Facciamo nostra la preghiera dell’Angelo della Pace, apparso ai tre pastorelli di Fatima nel 1916: Mio Dio, io credo, adoro, spero e Ti amo. Ti chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Ti amano. Santissima Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo, io Ti adoro profondamente e Ti offro il Preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo, presente in tutti i Tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi ed indifferenze con cui Egli stesso è offeso. E per i meriti infiniti del Suo Cuore Santissimo e del Cuore Immacolato di Maria, Ti domando la conversione dei poveri peccatori. E così sia.

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo


4 Giugno MMXXVI

In festo Ss.mi Corporis et Sanguinis D.N.J.C.


lunedì 8 giugno 2026

Mons.Carlo Maria Viganò Omelia della Messa votiva per le vocazioni




Tunc dixi: Ecce, venio. In capite libri scriptum est de me: Ut faciam, Deus, voluntatem tuam.

Heb 10, 7






In questa cappellina dedicata a Sant’Antonio da Padova celebriamo oggi una Santa Messa votiva ad vocationes ecclesiasticas servandas, per la conservazione delle vocazioni clericali. Più in generale, preghiamo e offriamo il Santo Sacrificio perché la Maestà Divina si degni di concedere numerosi operai alla Sua messe, e perché una volta chiamati a lavorare nella vigna, essi rimangano fedeli al proprio Ministero.

Excita, Domine, in Eccesia tua spiritum pietatis et fortitudinis: qui dignos altaribus tuis ministros, et verbi tui strenuos assertores efficiat. Suscita, o Signore, nella tua Chiesa lo spirito di pietà e di fortezza, perché renda degni i ministri dei tuoi altari e strenui difensori della tua parola.

La colletta della Messa richiama alla necessità di due dei Doni dello Spirito Santo, la pietà e la fortezza. E sono proprio pietà e fortezza che oggi mancano ai sacerdoti e ai chierici: non sanno adorare, non sanno pregare, non sanno resistere e combattere per il bonum certamen né dare la vita per il loro Signore. I “ministri della Redenzione” — come il postcommunio chiama i sacerdoti — non sanno più immensæ tuæ caritati pura mente servire, servire con animo puro l’immenso amore di Dio, perché la loro anima è troppo spesso accecata dall’attaccamento al mondo, alla carne, al diavolo. D’altra parte, perché confrontarsi con le difficoltà e i sacrifici dello stato clericale, quando tutti sono salvi a prescindere dalla religione che praticano, anzi addirittura in virtù della loro appartenenza ad una falsa religione? Perché rinnegare se stessi per seguire Cristo, se le prostituzioni e le idolatrie — per usare un’espressione della Scrittura — sono diverse facce del medesimo poliedro ecumenico e irenista concepito dalle menti deviate della chiesa conciliare-sinodale?

Anche i buoni sacerdoti, in tempi così difficili, si sentono abbandonati, frustrati e tentati di gettare la veste, quando il loro Vescovo e i confratelli nel Sacerdozio sono i primi a mettere in ridicolo la loro fedeltà, a trattarli come paria, a ghettizzarli e ostracizzarli se solo osano comportarsi da preti. Alcuni di loro, tra mille difficoltà, sono riusciti a rimanere fedeli: è per loro che esiste la Fondazione Exsurge Domine. I membri di Familia Christi e altri sacerdoti e religiosi che hanno potuto sperimentare la “misericordia” del Gesuita e dell’Agostiniano hanno trovato un rifugio, un porto in cui sostare, un Pastore che li guidi, li incoraggi, li ammonisca, li rincuori, dei confratelli che condividono con loro non solo la fedeltà al Vangelo, ma anche la persecuzione feroce da parte dei Superiori e la decisione di opporsi ad ordini ingiusti. Dei confratelli che hanno vissuto la desolazione dell’abbandono, il cinismo e la viltà di certi confratelli, ma anche la generosa accoglienza dei fedeli.

Per questo oggi noi non solo imploriamo sante Vocazioni, ma preghiamo che il Padrone della vigna conservi quelle che continuano a rispondere Adsum, sull’esempio del divin Maestro, anche e soprattutto quando si avvicina il momento di salire sulla Croce, di allargare le braccia per esservi inchiodato, di sentirsi trapassare il cuore dalla lancia acuminata di qualche zelante cortigiano. Si quis vult venire post me, abneget semetipsum, et tollat crucem suam quotidie, et sequatur me (Lc 9, 23). Abneget semetipsum: rinneghi se stesso. Perché la Vocazione è una chiamata a regnare da un trono di infamia, cingendo una corona di spine, portando il manto scarlatto dei pazzi. È una chiamata non solo ad impersonare l’eterno Sacerdote, ma anche ad assimilarsi alla Vittima divina, a farsi spoglio altare per il sacrificio.

E voi, cari fratelli, avete nel corpo ecclesiale il compito di pregare per i vostri sacerdoti, implorando lo Spirito Consolatore perché custodisca e protegga e animi di santo zelo coloro che Egli ha scelto per essere tesorieri della Grazia di Dio. Offrite dunque la vostra Comunione di oggi per questa intenzione, ricordandovi che senza sacerdoti non ci sarebbe Messa, e senza Messa non ci sarebbe il Santissimo Sacramento, che domani onoreremo con particolare solennità nella cappella in onore di San Luigi Gonzaga che benedirò. E così sia.

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo


3 Giugno MMXXVI

Feria Quarta infra Hebd. I post Octavam Pentecostes

Nel secondo concistoro di Leone si parlerà di tutto tranne del tema relativo alla liturgia e al Vetus Ordo



di A.diJ.
Carissimi amici e lettori,

cerchiamo di essere realisti e restiamo ben saldi con i piedi per terra. La diffusione della lettera del cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio, ai porporati, ha chiarito che la questione liturgica non farà parte del prossimo concistoro convocato da Leone XIV per i giorni 26, 27 e 28 giugno. L’agenda definitiva sarà incentrata sulla situazione internazionale, l’enciclica Magnifica humanitas e il processo sinodale, escludendo di proposito il tema relativo alla liturgia e al Vetus Ordo.

Era scontato, ma ciò dovrebbe aprire gli occhi a chi ancora si ostina a credere che Leone XIV sia il Papa della restaurazione. Egli non intende restaurare un bel niente.
Cari “conservatori” devoti, se pensate che con qualche “ritocchino” in senso tradizionale si possa rimediare a questo avvelenamento delle anime che viene servito da sessant’anni, ebbene siete in errore.
Leone è un convinto sostenitore del Concilio Vaticano II. Tale si è definito sin dal secondo giorno del suo pontificato. Lo considera la stella polare della Chiesa.
Già dall’inizio dell’anno in corso, Papa Leone XIV ha cominciato a dedicare le udienze del mercoledì al Concilio ecumenico Vaticano II, conclusosi oltre sessant’anni fa, l'8 Dicembre nel 1965.
Ha dedicato ampie riflessioni a costituzioni dogmatiche fondamentali come la Dei Verbum e la Sacrosanctum Concilium, per valorizzare il dialogo con il mondo contemporaneo.
Fin dall'inizio del suo pontificato, ha indicato le linee guide sulla collegialità, l'ecumenismo e il primato della Parola come priorità assolute nel solco tracciato dai suoi predecessori.
Per Leone XIV bisogna che tutti noi «Camminiamo sulla via del Concilio ». E qui casca l'asino.
Il Concilio Vaticano II ha demolito la liturgia: ha deliberatamente abolito la Santa Messa di sempre, definita dal Concilio di Trento come culto perfetto e supremo reso a Dio poiché attualizza e rende presente il Sacrificio di Gesù Cristo sulla Croce.
L’eccellenza della Messa tridentina deriva da due elementi fondamentali. Per primo la sua natura sacrificale. La Messa non è un semplice ricordo, ma la ripresentazione reale del Sacrificio di Cristo per la salvezza dell'umanità.

Inoltre vi é la presenza reale nell'Eucaristia. Cristo è realmente presente nelle specie del pane e del vino. D’altra parte, ciò che accade nella celebrazione della Santa Messa è ciò che Cristo continua a realizzare attraverso i sacerdoti sugli altari: il suo grande atto immolativo e salvifico.
Il nuovo culto inaugurato da Paolo VI lo ha rimpiazzato con un rito diverso: una nuova celebrazione nelle lingue parlate, che permettono più con-celebrazioni, meno celebrazioni . Con questa riforma, dopo il Concilio, non solo sono stati girati gli altari "coram populo" verso i fedeli e non più verso il santo tabernacolo "coram Deo" , ma si è imposta una nuova Messa, in una nuova Chiesa, con un nuovo credo.
Infatti Il Concilio ha impegnato la Chiesa cattolica in quel dialogo ecumenico precedentemente condannato da papa Pio XI nel 1928 con l'enciclica Mortalium Animos, che condannava l'irenismo che metteva sullo stesso piano la verità cattolica e gli errori delle altre confessioni.

L'unico ecumenismo concepibile per la Santa Chiesa cattolica è il ritorno delle altre confessioni scismatiche ed eretiche alla vera ed unica Chiesa voluta da nostro Signore. Papa Pio XI sosteneva che l'ecumenismo retto sta nel preservare l’integrità della dottrina cattolica, aspettando che le altre confessioni cristiane, scismatiche ed eretiche, tornino all'unità originaria. E questo implica “restare fermi e ben ancorati alla riva giusta.
Inoltre il Concilio ha imposto il principio liberale della libertà religiosa che pospone la Verità trascendente alla libertà individuale. Anteponendo quindi l’individuo a Dio.

Carissimi amici, quello che nessun modernista “conservatore” vi dice è questo: se il Concilio Vaticano II senza la successiva radicale riforma liturgica della Messa, avesse conservato la liturgia nella forma tridentina, si sarebbe creata una dissonanza dottrinale.
I documenti conciliari spingono infatti verso l'apertura al mondo: all'ecumenismo, alla sinodalità ,alla collegialità, al liberalismo, persino
alle religioni non cristiane, che mal si sposano con il rito tridentino che è profondamente incentrato sul sacrificio eucaristico e sulla sacralità
del mistero divino.
La Messa tradizionale in latino – codificata da Papa Pio V dopo il Concilio di Trento – pone al centro dell'attenzione l'azione di Dio piuttosto che l’assemblea, cioè gli uomini, esprimendo la sua teologia attraverso specifici elementi cardine. Al contrario la nuova liturgia post-Concilio mette al centro l’assemblea, quindi gli uomini.
Mantenere la Messa di sempre in latino e la ritualità pre-conciliare senza alcuna transizione avrebbe avuto una conseguenza storica e teologica specifica. Cioè la sopravvivenza della Fede come mistero sacro; l'immutabilità del rito avrebbe preservato un forte senso del sacro, del silenzio e dell'adorazione, tutelando la dottrina sul sacrificio eucaristico da successive derive interpretative.

Per quale ragione quindi il Concilio Vaticano II ha obbligato a una riforma liturgica, quando già Giovanni XXIII ne aveva appena fatta una nel 1962? 
Ho fatto personalmente a un cardinale di Santa romana Chiesa questa domanda, mentre sorseggiava un calice di buon vino.(Il proverbio non sbaglia mai: "In vino veritas"). Così mi ha riposto: Se questa riforma non fosse stata fatta avrebbe generato una grave frattura teologica: la nuova ecclesiologia conciliare (aperta al dialogo e al ruolo dei laici) avrebbe cozzato con una liturgia centrata solo sul clero, causando probabilmente uno scisma interno anticipato o una profonda paralisi istituzionale.
La liturgia è considerata l'espressione della fede (lex orandi, lex credendi). Mantenere intatta la Messa tradizionale – ha continuato il cardinale- avrebbe reso quasi impossibile per i fedeli comprendere e applicare i documenti conciliari sul dialogo ecumenico, la collegialità episcopale e la rivalutazione del ruolo dei laici.

Sono stati quindi i cambiamenti dottrinali (libertà religiosa, ecumenismo, dialogo con l’ebraismo e le altre confessioni non cristiane, come dichiarato nei documenti del Concilio) a spingere consequenzialmente verso una nuova Messa più antropocentrica.
Se la dottrina con il Vaticano II è passata dal teocentrismo e il cristocentrismo all’antropocentrismo liberale, così anche la Messa tridentina, teocentrica e cristocentrica, doveva lasciare il passo a un
culto maggiormente antropocentrico.

Arcivescovo Carlo Maria Viganò a Leone XIV

Fonte Exurge Domine Alcune settimane fa ho reso pubbliche le vicende legate alla mia richiesta di incontrare Leone, al suo iniziale accogli...