di A.diJ. Carissimi amici e lettori, la miopia della Chiesa post-conciliare è irreversibile. Non è più miopia: è cecità volontaria, indurimento del cuore e oscuramento dell’intelletto. E come tutti i ciechi che non vogliono vedere, essa è diventata rabbiosa, aggressiva e persecutoria nei confronti di chi ancora conserva intatta la vista e la Fede. Ci raccontano in questi giorni di un certo Padre Paolo, dell’Ordine dei Padri Predicatori, passato a miglior vita — e Dio abbia misericordia della sua anima, ne ha drammaticamente bisogno — che si dilettava a denigrare, come fanno i modernisti di ogni risma, il Clero e i fedeli legati alla liturgia di sempre. Con il tipico disprezzo e la sarcastica ironia dei mediocri, costui andava ripetendo: “Se a questi nostalgici piace tanto la Messa in latino, se io fossi costretto a celebrarla, si dovrebbero accontentare di un’omelia interamente in latino”. Battutona. Da bar dello sport. Da sbruffone di sacrestia che cerca l’applauso facile dei suoi par...
Fecerunt itaque civitates duas amores duo: terrenam scilicet amor sui usque ad contemptum Dei, cælestem vero amor Dei usque ad contemptum sui Sant'Agostino, De CivitateDei, XIV, 28 Dilettissimi Confratelli e Seminaristi, Cari Fratelli e Sorelle, Due amori hanno edificato due città, dice Sant’Agostino, nella celebre pagina del De Civitate Dei: quella terrena, dall’amore di sé fino al disprezzo di Dio; quella celeste, dall’amore di Dio fino al disprezzo di sé. Non esiste una terza città, né un terreno neutrale dove i due amori possano accordarsi. Ogni uomo, e a maggior ragione ogni Pastore e Sacerdote, appartiene all’una o all’altra, e lo rivela con ciò che ama. Nel giorno del Santo di cui porto il nome, permettetemi di meditare con voi come San Carlo Borromeo sia stato cittadino perfetto della città di Dio, e come oggi la gerarchia sinodale rivendichi opposta appartenenza. I. Una sola sorgente L’amore che edifica la città di Dio ha un nome: Deus caritas est. Ma Colui che è la Carità...