In Tua Justitia Libera me Domine

Blog della Tradizione Cattolica Apostolica Romana

venerdì 24 settembre 2021

Mons.Marcel Lefebvre (omelia in occasione del 20° anniversario della FSSPX


Carissimi lettori, vi proponiamo questa meravigliosa omelia data da Mons. Lefebvre in occasione del XX° anniversario della fondazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X non era l’unico ministro di Nostro Signore a proseguire nella celebrazione della vera Messa, la “Messa di Sempre”, come amava definirla. Come leggerete nelle sue parole, tanti consacrati hanno rassegnato le dimissioni per proseguire in modo nascosto, altri hanno proseguito fino alla pensione senza lasciare i loro incarichi, altri invece sono letteralmente morti di dolore! Tuttavia, a parte Mons. Antonio de Castro Mayer che “continuò la Chiesa Cattolica” nella sua Diocesi in Brasile, e Mons. Lefebvre che è stato l’unico Vescovo a creare un’opera internazionale per trasmettere il vero sacerdozio senza compromessi.





Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Così sia.

Miei carissimi confratelli, miei carissimi seminaristi, miei carissimi fratelli,

Venti anni fa, in questo stesso giorno, mi recavo a Friburgo da Mons. Charrière, vescovo locale, per chiedergli il risultato dello studio e dell’indagine che aveva dovuto fare riguardo ai nostri statuti, alle nostre costituzioni che gli avevo sottoposto all’inizio del mese di luglio.

Nostra santa Madre Chiesa ci generava in questo I novembre 1970

Aveva dunque avuto quattro mesi per esaminare queste costituzioni, e ammetto che avevo un po’ di apprensione nel recarmi al vescovado. I tempi erano già molto sfavorevoli a qualsiasi opera della Tradizione, perciò mi domandavo proprio cosa mi avrebbe risposto Sua Eccellenza Mons. Charrière. Ora, con mio stupore e mia gioia, mi disse: «Ma certamente, li firmerò immediatamente». Fece chiamare il suo segretario, gli chiese i documenti; la lettera era pronta e Monsignore firmò davanti a me l’accettazione dei nostri statuti e delle nostre costituzioni. Ammetto che per me era un piccolo miracolo, e immaginavo la reazione dei nostri primi e più anziani seminaristi, di fronte a questa accettazione ufficiale della Fondazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X. In effetti, quando arrivai in Rue de la Vignettaz e lo annunciai ai cari confratelli che erano presenti – alcuni sono ancora qui – fu un’esplosione di gioia e di meraviglia: la Fraternità Sacerdotale San Pio X era riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa locale di Friburgo, da Sua Eccellenza Mons. Charrière.

giovedì 23 settembre 2021

Disposizioni nell'Arcidiocesi di Guadalajara sull'applicazione del Messale Romano di San Giovanni XXIII, del 1962





«Nel 1926 in Messico venne promulgata dal regime del Presidente Plutarco Elias Calles la Legge Calles, che proibiva la pratica pubblica della fede Cattolica. Vennero confiscate chiese e parrocchie, membri del clero vennero arrestati e molti di loro giustiziati nel tentativo di eliminare l'espandersi di una fede religiosa che in quel momento veniva sentita come minaccia al regime. I cattolici messicani furono costretti alla clandestinità; celebravano le messe all'interno di caverne, nell'oscurità, terrorizzati dalla repressione di Stato». Ora narrata nel film Cristiada 
Pellicola uscita (nel 2012).

I laici messicani costituirono un’organizzazione denominata Lega in Difesa della Libertà Religiosa, che proclamò: «Deploriamo la guerra, ma la nostra dignità oltraggiata e la nostra fede perseguitata ci obbliga a correre per difenderci sullo stesso campo su cui si sviluppa l’attacco».


Oggi nel 2021 questa stessa Fede Cattolica, è perseguitata non più dal governo massonico e anticlericale che fu del presidente Plutarco Elías Calles, ma dalla stessa gerarchia Cattolica, oggi rappresentata alla grande meravigliosamente dall'eminentissimo Signor cardinale José Francisco Robles Ortega Arcivescovo di Guadalajara.

Che con Decreto vieta la Santa Messa Tridentina, o meglio ne limita la partecipazione e la sua diffusione. Facendosi scudo del motu proprio Traditionis Custodes (16 luglio 2021), di Papa Francesco, che lascia facoltà ai Presuli nelle proprie diocesi se continuare a far celebrare vetus ordo o di vietarne la celebrazione, in questo caso viene letteralmente mortificata la celebrazione e viene al quanto tollerata a certe condizioni che lui chiarisce nel suo Decreto.
In Messico e in tante altre parti del mondo cattolico nell'estremismo post-conciliare e l'oppressione che ne esercita travestito da ecclesiologia di facciata, sono finiti nel mirino dei vescovi, tanti sacerdoti e gruppi di fedeli, che non si sono trovati davanti il Buon Pastore con l'odore delle pecore, come tante volte  auspicava papa Francesco, ma dei vescovi Gestapo “che si comportano da carnefici“ peggio delle SS di non lontana memoria.
Nel mondo i cattolici sono conosciuti per affrontare le persecuzione religiose, ma quando questa è figlia dell'estremismo religioso post-conciliare e inflitta da chi ritieni che parla a nome di Dio resti di ghiaccio.
La Chiesa messicana è vittima da diversi decenni di persecuzione religiosa nel silenzio assordante più totale, quanto dal potere civile che di quello religioso, il Messico è uno dei paesi più pericolosi in cui esercitare il ministero  sacerdotale, 
può mettere la vita in pericolo ancora oggi, tutto ciò è confermato dalle statistiche del CCM: “Nei sei anni, che vanno dal 2012 fino al 2018, sono stati uccisi ventisei sacerdoti e si sa poco sull'esito delle indagini. Questi cristiani patiscono l’umiliazione, le vessazioni, in tanti casi sono ingiustamente accusati dalla stessa gerarchia che dovrebbe proteggerli, incoraggiarli, nell'annunciare la gioia di Cristo risorto e per quale motivo non se ne preoccupa? Perché il tradizionalismo cattolico è tornato in auge. Quanto in Europa, quanto nel continente Nord e sudamericano, sono i palcoscenici di un vero e proprio boom vocazionale. Le realtà tradizionali non conoscono crisi a differenza delle realtà post-conciliari. La nota fondamentale di tutti gli errori teologici e pastorali moderni – dal cattolicesimo liberale al Modernismo alla Nouvelle Théologie – è la bramosia acritica di “adattare” la Chiesa al mondo non è altro che la sua autodemolizione. Lo stesso Vaticano II si presentò come un Concilio pastorale teso a stabilire “un nuovo rapporto col mondo”. Il problema ha due aspetti, uno teorico e uno pratico. Teoricamente, la domanda si pone in questo modo: La Chiesa è il sale della terra e la luce del mondo, oppure la terra è il sale della Chiesa e il mondo la sua luce? Nella pratica la domanda è: A quale mondo si vuole, concretamente, adattare la Chiesa? Papa Pio XII chiamava l’America Latina il “continente della speranza”. Fino a pochi anni fa, la percentuale di cattolici superava abbondantemente il 90%. Oggi, invece, sta attraversando un periodo di tribolazione tra scandali di ogni sorte da parte della chiesa post-conciliare, con il risultato che molte persone sono passate alle sette protestanti a causa del discorso poco religioso e molto politico della teologia della liberazione nella Chiesa cattolica, un fenomeno chiaramente denunciato anche da Joseph Ratzinger "Benedetto XVI". Purtroppo, oggi alcuni settori della Chiesa e diverse conferenze episcopali non solo hanno perso di vista di chi sono i servi, ma rinnegando Cristo seguono i “diktat del mondo” ma, anzi, assumono la leadership.

mercoledì 22 settembre 2021

LA MESSA APOSTOLICA PROSCRITTA DALL’ARBITRIO



Non saremmo in grado di ricostruire su incontestabili basi documentali il tortuoso accavallarsi di polemiche e di tregue, di scontri e di accordi che hanno presumibilmente determinato, nel 2013, le inquietanti dimissioni di Benedetto XVI dalla carica di supremo Pastore della Chiesa.

Quelle dimissioni, quali che ne siano le ragioni e comunque le si voglia giudicare, incidono pesantemente sulle strutture visibili di una Chiesa insidiata dal parossistico riacutizzarsi di pericolose derive anti-tradizionali che, ad uno sguardo puramente umano (e perciò fatalmente miope), sembrano dirette a causarne il definitivo e irreparabile tramonto.

Il tragico ribaltamento del magistero pontificio, degradato a provocatorio veicolo di insultanti innovazioni, traditrici della Dottrina rivelata, si affianca alla creazione canonicamente inedita della figura del “Papa emerito” che, nella sofferta accettazione di un dignitoso e forzato silenzio, patisce (o ratifica?) il temporaneo trionfo della più sfacciata eterodossia.

Questa situazione dolorosa, che sconcerta i credenti non disposti a travisare i fatti dietro superficiali spiegazioni di comodo, non deve privarci della serena speranza nel provvidenziale aiuto divino.

Le ragioni della crisi coinvolgente la vita ecclesiale sottendono il possibile rinvio ad un contesto interpretativo che, pur mancando di riscontri direttamente verificabili, ha il pregio di rendere ragione dello sfacelo teologico e liturgico, indotto dai moti impulsivi dell’irruenza soggettivistica e dagli indomiti sperimentalismi dell’incontinente creatività profanatrice.

Il quadro più idoneo ad indicare le valenze degenerative che intorbidano e inibiscono la vitalità spirituale del cattolicesimo contemporaneo, suggerisce l’ipotesi realistica di un risolutivo conflitto interno ai diversi ranghi del progressismo clericale; la sua componente moderata che aveva metodicamente perseguito una eclettica e abborracciata contaminazione fra la teologia tradizionale e il velleitario tentativo di proporne una rilettura in chiave moderna, cede il passo alle tendenze più estreme che, avvalendosi del tenace lavorio da essa predisposto, mirano ad affrancarsi dal magistero della Chiesa.

L’elezione di Bergoglio, patrocinata da una congrega di cardinali ultra-modernisti appartenenti all’auto definitasi “mafia di S. Gallo”, segna la preminente affermazione di una falsa pastorale antidogmatica e anti-liturgica, cui i cattolici, per fedeltà alle promesse battesimali, non possono e non devono sentirsi vincolati.

Se con l’ascesa al soglio di Pietro del gesuita “venuto dalla fine del mondo”, la logica evoluzione dell’ aggiornamento conciliare si è esplicitata in tutta la coerenza delle sue latenti premesse sovvertitrici, si può sostenere senza tema di esagerazione che l’esasperata prosecuzione di un banale hypnose ecumenismo sincretistico; le favorevoli aperture alle prospettive sconsacrate e sconsacranti di una brutale deriva secolaristica, in cerca di un apprezzabile avallo pseudo-religioso; la promozione di cerimonie idolatriche in S. Pietro, tendono all’imposizione di restrizioni e di impedimenti alla celebrazione del Rito di Tradizione Apostolica.


Il recentissimo Motu proprio Traditionis custodes va ben oltre l’ abrogazione del Summorum Pontificum di Benedetto XVI, respingendone perfino l’ambiguo assunto neo-modernistico di pervenire ad una armonizzazione di due riti, sottendenti concezioni liturgiche ed ecclesiologiche totalmente opposte.

L’impostazione ideologica di temi inerenti alla Fede e alla vita spirituale, rappresenta il vizio costitutivo di un documento che, ancora una volta, saggerà le proverbiali e sperimentate inclinazioni giustificatrici dei conservatori, ben disposti a riconoscere un valore dottrinario agli indirizzi neo-modernistici scopertamente professati dalla Gerarchia post- conciliare.

Il testo di Francesco, rivelativo di uno spirito acremente anti-cattolico e anti-romano, bandisce il Rito Tradizionale dalla l’ex orandi, vietandone la celebrazione nelle Chiese parrocchiali e dichiarando che la possibilità di ricorrervi è condizionata alla previa autorizzazione dei vescovi diocesani, tenuti a vigilare affinché non si formino gruppi di persone desiderose di rendere a Dio il culto dovutoGli con una Messa imparagonabile per santità e bellezza.

Se si pensa peraltro che le eventuali (e scarsamente probabili) autorizzazioni vescovili necessitano dell’arbitrato e dell’approvazione della Santa Sede, si può constatare come, abrogate le pur equivoche concessioni di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, la Liturgia Tradizionale sia nuovamente sottoposta ai veti abrogativi stabiliti da Paolo VI all’indomani della sua sciagurata “riforma” del Messale Romano.

L’atavica avversione bergogliana per la Tradizione ha come naturale controparte l’apologia del concilio e del suo “spirito”: essi, avviando la rovinosa estenuazione della religione cattolica in un ruolo di umiliante conformità al potere della secolarizzazione, sono elogiati dal Papa argentino quali sicuri ed esclusivi criteri di appartenenza ecclesiale

Il contenuto del documento fa trasparire l’insinuante e beffarda ironia del titolo; i “custodi della tradizione”, chiamati a reprimere ogni tentativo di rivitalizzare la fede nelle anime attraverso la partecipazione alla Sacra Liturgia che ha forgiato animose schiere di santi e di martiri, devono operare e comportarsi da distruttori della medesima, lasciando libero corso ai cacofonici singulti dell’assemblearismo vociferante e agli ostentati sacrilegi della esagitazione “carismatica”.

Al di là delle effimere vittorie del neo-modernismo, pietosamente precipitato nelle sue insuperabili contraddizioni, la coscienza della indefettibilità della Chiesa e la memoria delle severe ammonizioni formulate da S. Pio V nella bolla Quo primum tempore, ci garantiscono che nessuna autorità può privarci della fulgida perfezione del Rito tradizionale, da Dio predestinato a durare fino a quando i tempi saranno trascesi nel gaudio supremo della Gerusalemme celeste.

CRUCE SIGNATUS      
                                               Fonte Si Si NO NO
                                                                                                  


martedì 21 settembre 2021

“Nessuno viene a Me, se il Padre non l’attira” (Gv. 6, 44).





 Ma il vostro parlare sia SI SI NO NO 
ciò che è in più vien dal maligno.
Mt.5,37

L'apostolo di oggi

Oggi si tratta di portare la fede a un mondo incredulo e indifferente, anzi nemico dichiarato di Cristo e della sua Chiesa. Da decenni, se sui carabinieri (che meritano molto rispetto!) si raccontano ancora barzellette, sui preti neppure quelle si raccontano, tanto molti di loro sono diventati insignificanti ai più per la loro rinuncia e mancanza di identità; “In fondo chi è un prete? Ma chi lo sa? Lo sanno loro medesimi?”.

Allora occorre scuotere quel mondo e proporre con autorevolezza le ragioni per credere, a partire dall’ inizio, dalle fondamenta.

Da un punto di vista si deve sempre partire: ogni uomo è un cercatore del senso della vita, del dolore e della morte. Anche quando l’uomo è sazio o disperato, anche quando sembra avere messo a tacere ogni domanda profonda, ritenendola priva di ogni risposta possibile, tuttavia anche l’uomo “tecnologicus” del terzo millennio, nel suo intimo continua ad interrogarsi.

Così l’apostolo di oggi, esperto dell’uomo e testimone di Dio, fa l’annunzio e la catechesi della fede, in cui partendo dall’uomo che si interroga (ed è una grande questione “magna quaestio factus sum mihi”, aveva scritto s. Agostino d’Ippona, ed è sempre vero), conduce ogni uomo a Gesù Cristo, il Dio incarnato, Maestro e Amico, sofferente, morto sulla croce e risorto il terzo giorno, datore della vita nuova, della Grazia santificante, come risposta adeguata e definitiva ad ogni problema dell’uomo, della società, del mondo: “Solutio omnium difficultatum Christus est”, come aveva scritto Tertulliano.

L’apostolo di oggi, con il linguaggio semplice e denso, non pietistico e solo devozionale, con un discorso che abbia dignità di cultura, autorevolezza di Verità e passione di amore, richiama l’uomo a pensare, a chiedersi: “Ma tu, uomo, chi sei? Da dove vieni? Tu dove vai? Perché vivere, perché soffrire, perché morire?”. E ancora: “Dove sta il bene, dove sta il male? Dove sta la gioia, dove sta la vita vera?”.

Il discorso dell’apostolo d’oggi si fa accorato: “O uomini del mio tempo, o amici, o fratelli miei, qui si tratta della vostra esistenza, della vostra vita. Ma potete voi dire che non vi interessa la vostra vita, che volete buttare la vita, l’unica vita che avete? Ma, come potete pensare che la vita termina corrosa dai vermi nel sepolcro? Come potete rassegnarvi a godere soltanto dei piccoli poveri piaceri che passano subito, come una sigaretta fumata, una tazzina di caffè bevuta? Come potete non cercare la gioia, la vita che la Chiesa vi annunzia come eterna e totale? E se fosse vero che quel Cristo che noi annunciamo da duemila anni, è Lui l’unico Salvatore del mondo, l’unico datore di gioia, di vita?”.

L’apostolo di oggi parli come sacerdote dal pulpito a nome di Dio, operi nella famiglia, nella scuola, nell’università, nella medicina e nella giustizia, nella officina e nei campi, in qualsiasi professione ed ambiente; presenti il Cristo vero, bellissimo, affascinante, grande e sublime, la Realtà più alta che esiste sulla terra e nei cieli. Non come narrasse una favola ai bambini buoni – la fabula Christi – non come se presentasse un Gesù da nanerottoli.

Quando l’apostolo di oggi parla di Cristo, faccia sentire che lui con il suo Cristo tiene un rapporto vivo e tenerissimo, che gli dà del tu (“un tutoyer de Dieu” egli deve essere!) e che Cristo lo ispira e lo guida a conquistare le anime a Lui: sì, l’apostolo è un conquistatore di anime a Cristo, o meglio, collabora con Cristo alla conquista delle anime. I piccoli e gli umili possono essere i primi a capire, non i primi ad allontanarsi, perché non possono capire, ma i grandi, i dotti, i potenti con un fondo di onestà, si sentano interpellati ad ascoltarlo, così come ascoltavano gli apostoli, Pietro, Paolo, Giovanni, la cui parola era vera, appassionata di amore a Gesù e ai fratelli da strappare alla perdizione eterna.

A un apostolo così, possono arrivare gli insulti più terribili, perché il maligno, attraverso i suoi adepti, sputa veleno e fuoco su di lui che gli sottrae le anime, fino a liberare certi uomini di Chiesa da quella sudditanza alle tenebre che dura da troppi anni. Anche illustri uomini di potere e di cultura sono attratti davanti ad un annunzio del Cristo così umano e divino che compie l’autentico apostolo di oggi.

È un’impresa immane quella dell’apostolo di oggi. La prima volta, circa duemila anni fa, partirono in dodici – Gesù li aveva chiamati affinché stessero con Lui e poi andassero ad annunziare al mondo (Mc. 3, 13). Partirono in dodici e conquistarono il mondo a Cristo. Oggi, siamo molto più di dodici, ma dobbiamo essere veri, ardenti e audaci come e più dei dodici dell’antico e sempre giovane inizio. “Essi parlavano e Dio apriva i cuori” – racconta il libro degli Atti degli Apostoli, che è come il quinto Vangelo. Gesù l’aveva detto: “Nessuno viene a Me, se il Padre non l’attira” (Gv. 6, 44).

Per questo, l’apostolo di oggi sa di dover meritare ai suoi fratelli questa grazia immensa di essere attratti a Gesù, mediante la preghiera e l’offerta continua di sé, della sua vita e del suo sacrificio unito sempre di più al Sacrificio di Gesù sul Calvario e sull’altare – la Santa Messa – innalzato al Padre in modo perenne. L’apostolo di oggi non è solo orante, ma è fatto preghiera (“non orans, sed oratio factus” come san Francesco d’Assisi). L’apostolo di oggi è l’uomo del santo Sacrificio della Messa (“la preghiera chiede, la Messa ottiene”, diceva san padre Pio) e del Rosario alla Madonna.

L’apostolo di oggi, vero, autentico, ardente, collaborando con Gesù, in fondo l’unico apostolo del Padre, sa di essere capace, grazie a Gesù, di convertire le anime – e le vuole convertire a Gesù e alla Chiesa cattolica, senza paura di essere accusato di “fare proselitismo”. Si accosta alle anime con delicato rispetto, ma con “il ritrovato gusto di convincere, di convertire” per usare le parole di André Fossard (1915–1995), l’illustre editorialista francese, convertito a Gesù, quasi folgorato da Lui, come narra nel libro “Dio esiste, io l’ho incontrato”.

Il ritorno a Gesù da parte di molti fratelli sarà anche frequente, frequentissimo, per l’opera dell’apostolo di oggi, il quale dovrà sempre riconoscere, con la faccia a terra: “Non è merito mio, è la Madonna che compie tutto. La mia forza è il santo Sacrificio della Messa e il Rosario. La mia unica sicurezza mi viene dai piccoli, dai bambini, dai poveri, dai sofferenti nel corpo e nello spirito, i quali pregano la Madonna e offrono la vita per il Regno di Dio, per strappare le anime a satana e per evitare a tutti i costi l’inferno, che esiste, ed è eterno e, purtroppo non è vuoto”.

L’apostolo di oggi non ha paura di parlare chiaro e di contraddire: “Vescovi e sacerdoti, date a tutti a qualsiasi ora del giorno, la possibilità di confessarsi. Raccomandate la confessione frequente e regolare. Moltiplicate le Messe (invece di diminuirle con la concelebrazione o celebrando solo di domenica!), per i vivi e per i defunti. Senza la S. Messa vengono a mancare le grazie indispensabili ai vivi e ai defunti. Siate padri e maestri delle anime. Ascoltate voi per primi la voce di Gesù Cristo. Aiutateci a salvarci l’anima e andare in Paradiso”. Ciò è tutto.

Insurgens                                                                Fonte Si Si NO NO

 


lunedì 20 settembre 2021

L'antica chiesa dei Minoriti "Minoritenkirche"a Vienna


Carissimi amici, dopo qualche giorno di riflessione e silenzio mi sono decisa a scrivere questa puntualizzazione per amore di verità e di giustizia, dote molto rara nel mondo di oggi.

Geppetto ce lo insegnò sin dalla nostra infanzia: le bugie hanno le gambe corte o il naso lungo e fanno solo male.

Una bugia persegue sempre uno scopo ben preciso, nel “bene” o nel male. Le cosiddette «bugie bianche» (la cosidettarestrictiomentalis) servono soprattutto a proteggere se stessi o la persona che ci sta accanto. Le menzogne cattive, invece, sono spesso motivate dal proprio egoismo, quando si vuole ottenere un vantaggio a spese di altri, o addirittura danneggiare qualcuno deliberatamente. Queste ultime sono tossiche per le relazioni sociali e professionali, poiché erodono la fiducia.Molte sono le specie di menzogna, e noi le dobbiamo odiare tutte, senza distinzioni, poiché non c’è menzogna che non sia in contrapposizione con la verità. Verità e menzogna sono infatti cose contrarie fra loro come luce e tenebre, pietà ed empietà, giustizia e ingiustizia, peccato e opere buone, salute e infermità, vita e morte. Quanto più dunque amiamo la verità, tanto più dobbiamo odiare la menzogna.

Diffondendo bugie sui social media sulla avvenuta donazione di una Chiesa alla Fraternità Sacerdotale San Pio X nel centro di Vienna e sullo stato di quest’ultima è di cattivo gusto, poiché questa comunità, come sin dall’inizio la volle il suo fondatore, l'arcivescovo mons. Marcel Lefebvre, è nata come "opera di Chiesa", disse: "Non è nata con un obiettivo di contestazione o di opposizione, niente affatto.” Essa è nata 1° novembre 1970come nascono le opere di Chiesa, cioè per una necessità che si è presentata di vigilare sulla buona formazione del sacerdote, ed è stata riconosciuta dal vescovo di Friburgo mons. Charrière.

Ora ci sfugge per quale motivo Paolo Manganiello nel suo blog diffonda notizie false e senza fondamento, se abbia veramente cattive intenzioni o semplicemente è ignorante in materia… non tocca noi a giudicare, però ci preme dire la verità a proposito!

Come ci insegna la Sacra Scrittura, “la luce risplende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta”(cfr Giovanni 1: 5). Sappiamo anche che le tenebre non prevarranno su di essa, non importa quanto siano profonde, non saranno mai in grado di spegnere la luce».



Il 16 Settembre 2021 alle 08:35, Paolo, curatore del blog in questione ha detto in un commento :

“Ricordo che, come correttamente indicato nell’articolo, la Missione Cattolica Italiana si trova in AlserStraße 17, 1080 a Vienna, ed è l’unica ufficialmente riconosciuta dalla Diocesi. Ognuno è libero di aderire a qualunque gruppo che si proclami cristiano, ma offrendosi ad un movimento antipapale la Minoritenkirche ha perso ogni titolo ad assistere spiritualmente i veri cristiani cattolici italiani (e di ogni altra nazione).”



Innanzitutto la Fraternità S. Pio X non è antipapale, poiché ogni sacerdote celebra la Messa citando il nome del Sommo Pontefice e del vescovo del luogo. Mons. Lefebvre e la Fraternità San Pio X hanno sempre riconosciuto l'autorità del Papa, senza mai voler fondare una Chiesa parallela e quindi scismatica.
L'autorità del Papa comunque non è arbitraria ma vincolata all'insegnamento della Verità Rivelata che neanche il Sommo Pontefice può cambiare. La stessa obbedienza all'autorità è subordinata alla fede che essa deve trasmettere intatta. Il ministero della Fraternità San Pio X è legittimo perché essa, dopo essere stata riconosciuta dalla Chiesa, non è mai stata validamente soppressa. Il suo insegnamento ed il suo agire poi, sono in tutto conformi alla Tradizione. Nessuno potrà mai condannare ciò che la Chiesa ha fatto per venti secoli. Quello che era vero ieri, lo sarà domani e per sempre.

sabato 18 settembre 2021

Papa Francesco: un Pontefice ad ore alterne?



Carissimi amici,
a conclusione della visita apostolica di Papa Francesco in Ungheria e in Slovacchia, lo stesso si è intrattenuto con i giornalisti accreditati sul volo di ritorno, parlando di vaccini e di no vax, oltre che di matrimonio. Riportiamo di seguito le testuali parole del Pontefice che hanno avuto ampio eco principalmente sulla testata "cattolica" Avvenire (“Il Papa: l’aborto è omicidio. Il matrimonio solo tra uomo e donna”.) e su altri quotidiani però in modo più velato.


“L’aborto è più che un problema, è un omicidio. Chi fa un aborto uccide. Nei libri di embriologia alla terza settimana del concepimento tutti gli organi sono già formati. È una vita umana e va rispettata. Principio chiaro. E a chi non lo capisce farei due domande: è giusto uccidere una vita umana per risolvere un problema? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Scientificamente è una vita umana. E per questo la Chiesa è così dura su questo argomento, perché se accettasse questo, è come se accettasse l’omicidio quotidiano”.


Quindi, stando a quanto afferma il Pontefice, se l'aborto è un omicidio, ossia l'uccisione di un essere umano in via di sviluppo, e tale crimine non può essere giustificato per risolvere un problema, allora l'atto criminoso dell'aborto non può essere in nessun caso giustificato anche se fosse in pericolo il benessere e la salute fisica di coloro che ricorrono a preparati o sieri che derivano da embrioni abortiti volontariamente e a scopo di lucro.
A questo punto, carissimi, il Sommo Pontefice si trova in perfetta contraddizione con se stesso e le sue dichiarazioni, che pronuncia un giorno sì e l'altro pure. Se lo si trova in Vaticano sembra un promoter della Big Pharma, affermando che "il vaccino è un atto di amore"; invece, se lo si trova in volo sulla povera società ormai estinta Alitalia, - sarà forse l'altitudine, sarà perché la voce di Iddio gli sussurra al cuore, sarà ancora perché teme che l'aereo, visto l'andazzo della società aerea, si schianti al suolo e Lui debba presentarsi innanzi al Trono di Dio a render conto di se stesso e di come ha governato la Chiesa -, si ricorda della sana dottrina di Gesù Cristo, di cui dovrebbe essere sempre degno Vicario. Ma, come si sa, anche un orologio rotto segna due volte al giorno l'ora giusta!
Il Pontefice si rende conto di aver abbandonato il gregge di Dio a Lui affidato nelle mani dei mercenari (governi e case farmaceutiche), che hanno come unico fine quello di incrementare il loro profitti, anche a spese della vita stessa?


Preghiamo, amici carissimi, per il Papa affinché si ravveda e possa ritornare a confermare i Figli di Dio nella Vera e unica Fede. Che Maria Santissima, Madre della Chiesa e Regina del Clero, sia stella che guidi il nocchiero in quest'ora di tenebre.

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