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Blog della Tradizione Cattolica Apostolica Romana

mercoledì 18 luglio 2018

Arcidiocesi di Cagliari,Nuova Parrocchia Personale

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l 16 luglio scorso, Sua Eccellenza Reverendissima mons. Arrigo Miglio, Arcivescovo Metropolita di Cagliari , ha reso noto d’avere eretto nel Capoluogo isolano una parrocchia personale per la cura pastorale dei fedeli legati alla forma extra-ordinaria del Rito Romano dell’arcidiocesi di Cagliari, in conformità al can. 518 del CIC e dell’art. 10 del Motu Proprio Summorum Pontificum. Cagliari potrà, però, vantare il primato della prima parrocchia personale italiana affidata al clero diocesano. Infatti, è stato designato parroco il reverendo don Gianluca Pretta, che può esser considerato il “pioniere” dell’applicazione del Motu Proprio nell’Isola gloriosa di Sardegna, avendo generosamente favorito la celebrazione della Santa Messa fin dal 2007, nella sua precedente parrocchia di Santa Giusta in Gesico.
Sede della parrocchia sarà la Basilica di Santa Croce – da cui la parrocchia prende il nome - nell’antico quartiere Castello, in pieno centro storico, nei pressi del Duomo.
La Basilica è sita nell’antico ghetto ebraico, laddove sorgeva secoli addietro la sinagoga, fino al 1492, anno dell’espulsione dei giudii dal Regno da parte di Sua Maestà Ferdinando II d’Aragona. Una volta edificata la Chiesa, questa fu affidata dapprima all’Arciconfraternita del Santo Monte di Pietà e nel 1564 ai padri gesuiti. Dal 1809 appartiene all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Dal 2008, per decreto arcivescovile, è stata celebrata la Messa tradizionale la domenica e i giorni festivi, inizialmente dai reverendi Canonici del Capitolo Metropolitano e negli ultimi tre anni dal cappellano mons. Dott. Avv. Gianfranco Zuncheddu
Basilica Santa Croce
Piazza Santa Croce
09124 Cagliari

Sacerdote "alter Christus"




Considerando con profondità l'essenza dell'ordinazione sacerdotale e del proprio ministero sacro, San Tommaso ci insegna che il presbitero deve cercare la perfezione ancor più che un religioso o una suora. E di fatto, per capire tale insegnamento basta avere ben presente l'alto livello di santità che la Celebrazione Eucaristica e la santificazione delle anime esigono da un ministro, come ci avverte il Divino Maestro: "Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo" (Mt 5, 13-14ª). Davanti a quest'enorme responsabilità, si capisce il motivo per cui non furono pochi i santi che ebbero paura di essere ordinati sacerdoti.

In questo stesso senso, afferma il famoso P. Garrigou-Lagrange: "È necessario che il sacerdote si santifichi affinché la grazia sacramentale dell'Ordine fruttifichi ogni giorno".Questo argomento è di intensa attualità, tanto più che il successo maggiore o minore del suo ministero in favore dei fedeli, può dipendere, in particolar modo, dal proprio sacerdozio. Sappiamo che i Sacramenti operano con efficacia attraverso il potere di Cristo, producendo la grazia da sé stessi. Tuttavia, la loro penetrazione sarà maggiore o minore secondo le disposizioni interiori di chi li riceve.

E qui entra in gioco un elemento soggettivo in cui ha un importante ruolo l'azione pastorale del ministro ordinato, perché la sua virtù, il suo fervore nel celebrare i divini misteri, il suo impegno nel pregare nell'annunciare il Vangelo, in ultima analisi, la santità della sua vita - la quale è, a sua volta, una eccellente e insostituibile maniera di pregare - possono influenzare i fedeli a ricevere i Sacramenti con migliore disposizione, traendo così maggiore vantaggio dei suoi frutti.

Per ben cogliere tutta la stupenda realtà del sacerdozio ministeriale, esso va visto, innanzitutto, nella sua dimensione essenzialmente cristologica, ossia in rapporto a Cristo, l'unico ed eterno sacerdote della Nuova Alleanza. Nell'ordinazione sacerdotale Cristo imprime in coloro che ha scelto per il ministero una impronta nuova, interiore, indelebile, che conforma, rende simili a Lui. Ogni sacerdote diviene così un "alter Christus", o, come ama dire qualcuno, "ipse Christus".

Il sacerdote rimane, in tal modo, abilitato ad agire "in persona Christi", a fare le veci della persona di Cristo sommo Sacerdote, che, per mezzo di lui, continua a rendere gloria al Padre e a salvare il mondo, comunicandogli la sua vita divina.

Questo emerge in modo quanto mai chiaro da alcuni fatti biblici riguardanti il ministero apostolico. Gesù sceglie degli uomini, come segno di predilezione verso di loro, li distingue dagli altri e li prepara al futuro ministero, che consisterà nel fare ciò che hanno visto fare a Lui; li costituisce suoi inviati, comunicando ad essi i suoi stessi poteri, in modo che ascoltare loro è ascoltare Lui stesso: "Chi ascolta voi ascolta me" (Lc 10, 16)...


La santità sacerdotale, da raggiungere non accanto, ma attraverso il ministero, richiede, innanzitutto, un'intima unione con Cristo, che è la stessa santità di Dio incarnata. Il sacerdote deve poter dire come San Paolo: "mihi vivere Christus est! - per me vivere è Cristo" (Fil 1, 21). Il "rimanete in me ed io in voi" di Gesù (Gv 15, 1.4-5) deve costituire la sua principale preoccupazione, il cuore, il criterio e la norma di tutta la sua vita. I cristiani vogliono trovare nel sacerdote non solo l'uomo che li accoglie, che li ascolta volentieri e testimonia loro una sincera simpatia, ma anche, e soprattutto, un uomo innamorato di Dio, che appartiene al Signore, che li aiuta a guardare a Lui, a pensare a Lui, a salire verso di Lui (cfr PDV, 47).

Una autentica santità sacerdotale esige, inoltre, una intensa vita di preghiera, intesa, questa, come un incontro vivo e personale con il Signore, come un dialogo che si fa partecipazione al colloquio filiale di Gesù con il Padre. Giovanni Maria Vienney - ai più noto come il santo curato d'Ars - il modello che ogni sacerdote deve conoscere e imitare -sacerdote, che per oltre quarant’anni guidò in modo mirabile la parrocchia a lui affidata nel villaggio di Ars vicino a Belley in Francia, con l’assidua predicazione, la preghiera e una vita di penitenza. Ogni giorno nella catechesi che impartiva a bambini e adulti, nella riconciliazione che amministrava ai penitenti e nelle opere pervase di quell’ardente carità, che egli attingeva dalla santa Eucaristia come da una fonte, avanzò a tal punto da diffondere in ogni dove il suo consiglio e avvicinare saggiamente tanti a Dio.Ciò che si contempla nell’Eucaristia è essenzialmente l’annientamento e l’offerta sacrificale di Cristo per la salvezza dell’uomo. In questa prospettiva si comprende cosa significhi l’espressione “offrirsi vittima con Cristo” che qualifica la vocazione sacerdotale“Coloro che stanno davanti al Signore compiono un servizio grandissimo: presentano al Cristo tutti quelli che non lo conoscono o che sono lontani da Lui; vegliano davanti a Lui, a nome loro”.Che la Vergine Maria Madre della Chiesa e dei sacerdoti custodisca i Suoi figli in questi tempi difficili .

martedì 17 luglio 2018

Joseph Ratzinger sul dialogo ebraico-cattolico,e torna sulle "Alleanze"

Risultati immagini per benedetto xvi con gli ebrei


Joseph Ratzinger rompe il silenzio del monastero Mater Ecclesiae dove vive ormai da cinque anni e mezzo. Sulla rivista Communio – da lui fondata assieme a Hans Urs von Balthasar e Henri de Lubac – esce un suo saggio dal titolo un po’ misterioso:
“Misericordia e vocazione senza rimpianti”, nel quale riflette sul dialogo ebraico-cattolico e in particolare si sofferma sulla cosiddetta “teoria della sostituzione”, e cioè che Israele non sarebbe sostituto dalla chiesa.
Lo apprendiamo da Il Foglio:
Ratzinger scrive che questa idea “non è mai esistita come tale”, precisando che l’ebraismo “non è una religione tra le altre” bensì “si trova in una condizione speciale e come tale deve essere riconosciuto dalla chiesa”

Da dopo il concilio certe affermazioni creano confusione circa l’Antica e la Nuova Alleanza. Nella preghiera del Venerdì Santo della nuova liturgia si prega perché gli ebrei rimangano fedeli all’alleanza. Nel caso di S. Paolo, dice il Papa Benedetto XVI, alcuni preferiscono in realtà "non usare il termine conversione, perché - dicono - egli era già credente, anzi ebreo fervente, e perciò non passò dalla non-fede alla fede, dagli idoli a Dio, né dovette abbandonare la fede ebraica per aderire a Cristo” (1).

Qual è la dottrina cattolica?

Tutto l’Antico Testamento è una preparazione alla venuta di Gesù. In Lui si compiono le promesse e la legge che doveva prepararne la venuta. La fedeltà all’Antica Alleanza consisteva quindi nell’accogliere il Messia promesso che doveva redimerci con il suo sangue versato in remissione dei nostri peccati per fondare la Nuova ed Eterna Alleanza. E’ quello che hanno fatto gli apostoli ed i discepoli, su cui Gesù ha fondato la sua Chiesa, per trasmettere questa Nuova Alleanza a tutte le genti, fino alla fine del mondo, per la loro salvezza.
Coloro che, invece di ascoltare Gesù, lo condannano a morte, proprio a causa della sua dottrina, poiché lo considerano un bestemmiatore, non possono richiamarsi dell’Antica Alleanza che si compiva e terminava in Gesù Cristo.

San Giovanni

Molto significativo è il dialogo riportato fra Gesù ed i farisei nel capitolo 8° del Vangelo di S. Giovanni di cui trascrivo qualche passaggio:

(I farisei) Gli dissero allora: «Dov'è tuo Padre?». Gesù rispose: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio», Perciò vi ho detto che voi morirete nei vostri peccati, perché se non credete che io sono, voi morirete nei vostri peccati»...
«Io so che siete progenie di Abramo, ma cercate di uccidermi, perché la mia parola non trova posto in voi. Io parlo di ciò che ho visto presso il Padre mio, e anche voi fate le cose che avete visto presso il padre vostro». Essi, rispondendo, gli dissero: «Il padre nostro è Abramo». Gesú disse loro: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo; ma ora cercate di uccidere me, uno che vi ha detto la verità che ho udito da Dio; Abramo non fece questo. Voi fate le opere del padre vostro». Perciò essi gli dissero: «Noi non siamo nati da fornicazione; noi abbiamo un solo Padre: Dio».
Allora Gesú disse loro: «Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono proceduto e sono venuto da Dio; non sono venuto infatti da me stesso, ma è lui che mi ha mandato.
Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete ascoltare la mia parola.
Voi siete dal diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro; egli fu omicida fin dal principio e non è rimasto fermo nella verità, perché in lui non c'è verità. Quando dice il falso, parla del suo perché è bugiardo e padre della menzogna".

San Tommaso d’Aquino

Un altro testo importante è un articolo della Somma Teologica di S. Tommaso d’Aquino (2). San Tommaso si chiede se, dopo la Passione di Cristo, si possano osservare le cerimonie dell’antica legge senza commettere peccato.
Dopo aver dato, come suo solito gli argomenti a favore della risposta positiva, nel “sed contra” afferma:
L'Apostolo ammonisce: «Se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla». Ora, soltanto il peccato mortale impedisce il giovamento del Cristo. Dunque la pratica della circoncisione e delle altre cerimonie è peccato mortale, dopo la passione di Cristo.
Nel corpo dell’articolo, in seguito, San Tommaso sviluppa i suoi argomenti:
“Tutte le cerimonie sono altrettante professioni di quella fede, che costituisce il culto interiore di Dio. Ora, l'uomo puo professare la sua fede interiore con gli atti e con le parole: e in entrambi i casi, se professa della falsità, pecca mortalmente. E sebbene la fede che noi abbiamo del Cristo sia identica a quella che di lui avevano i Patriarchi, tuttavia poichè essi precedettero il Cristo, mentre noi siamo a lui posteriori, la medesima fede viene espressa con verbi differenti. Essi infatti dicevano : “Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio”, usavano cioè verbi al futuro: invece noi ci serviamo del passato nell'esprimere la stessa cosa, dicendo che « concepì e partorì». Allo stesso modo, le cerimonie dell'antica legge indicavano il Cristo che doveva ancora nascere e patire: mentre i nostri sacramenti lo indicano già nato e immolato. Perciò, come peccherebbe mortalmente chi adesso, nel professare la fede, dicesse che Cristo deve nascere, cosa che gli antichi invece dicevano con tutta pietà e verità; cosi peccherebbe mortalmente chi osservasse ancora le cerimonie che gli antichi osservavano con pietà e con fede. Ciò corrisponde a quanto scrive S. Agostino : « Ormai non c' è più la promessa che Cristo deve nascere, patire e risorgere, come quei sacramenti in qualche modo ricordavano: ma c' è l'annunzio che egli è nato, ha patito ed è risorto, come dichiarano apertamente i sacramenti usati dai cristiani».
In seguito San Tommaso risponde alle obiezioni, approfondendo sempre di più i suoi argomenti. Nella risposta alla prima obiezione ci riporta una distinzione molto importante citando S. Agostino: "S. Agostino distinse tre epoche. La prima, precedente alla passione di Cristo, in cui le cerimonie legali non erano né mortifere, né morte. La seconda, posteriore alla promulgazione del Vangelo, in cui le cerimonie legali sono morte e mortifere. La terza è un'epoca intermedia, che va dalla passione di Cristo alla divulgazione del Vangelo, nella quale le cerimonie legali erano morte, poiché non avevano più alcun valore, e nessuno era più tenuto a osservarle; ma non erano mortifere, poichè i cristiani convertiti dal giudaismo potevano ossevarle lecitamente, purché non ponessero in esse la loro speranza, al punto da reputarle necessarie alla salvezza, come se la fede cristiana fosse stata incapace di giustificare senza di esse. Per quelli poi che si convertivano dal paganesimo non c'era nessun motivo di osservarle. Ecco perché S. Paolo circoncise Timoteo, che era nato da un'ebrea; mentre non volle circoncidere Tito, che era nato da genitori pagani.
Lo Spirito Santo non volle, in tal modo, che agli ebrei fosse proibita subito l'osservanza delle cerimonie legali, come invece erano interdetti ai convertiti dal paganesimo i loro riti, per mostrare la differenza esistente tra l'uno e l'altro rito. Infatti i riti pagani venivano ripudiati come assolutamente illeciti; mentre i riti della Legge Antica, istituiti da Dio a prefigurare il Cristo, venivano a cessare, perché adempiuti nella passione di Cristo ».
Nel rispondere alla 2° obiezione, S. Tommaso, facendo sua l’opinione di S. Agostino, dà la spiegazione teologica dell’episodio di Antiochia quando, essendo venute alcune persone, Pietro si ritirò e se ne stette in disparte dai Gentili, per non scandalizzare i giudaizzanti poiché l’Antica Legge vietava il contatto con essi. S. Paolo riprese S. Pietro e gli “resistette in faccia”, proprio perchè, con la sua attitudine lasciava credere che le prescrizioni dell’Antico Testamento conservavano il loro valore.
Compiendosi in Gesù l’Antica Alleanza, la pratica dei suoi precetti cerimoniali diviene quindi supertiziosa.

Una nuova religione

Con il rigetto di Cristo nasce una nuova religione fondata sullo spirito farisaico contro il quale Gesù più volte si è scagliato nel Vangelo. La sua referenza principale sarà il Talmud. Essa avrà caratteristica propria di negare che Gesù è il Messia, il Figlio di Dio, considerandolo quindi degno di morte come un bestemmiatore.
Perciò non si può dire in nessun modo che coloro che professano questa nuova religione, fondata sul rigetto del Messia, hanno in comune con noi l’Antica Alleanza o sono nostri “fratelli maggiori” nella fede. La vera carità consiste nel pregare, come si fa nella liturgia tradizionale del Venerdì Santo, per la loro conversione, perché “riconoscendo la luce della verità divina che è Cristo, siano strappati dalle loro tenebre”.

Don Pierpaolo Maria Petrucci
(fonte Fraternità Sacerdotale San Pio X)

lunedì 16 luglio 2018

Mons.Athanasius Schneider "Dietro i migranti c'è un piano per cambiare i popoli europei"


Un piano affinché la cristianità dell'Europa venga messa in discussione. Questa è la visione del vescovo kirghiso Schneider, che si è soffermato su questo e altri temi che riguardano da vicino anche la visione della Chiesa cattolica

Un piano per mettere in discussione la stessa cristianità dell'Europa. Il vescovo kirghiso Athanasius Schneider sembra esserne sicuro.

Mons.Athanasius Schneider  

Un piano, ancora, che sarebbe stato addirittura "preparato da lungo tempo". Un piano, in definitiva, "orchestrato".Di questo e di altri temi abbiamo parlato con il prelato di Astana.

Sua Eccellenza, c'è "confusione dottrinale" nella Chiesa contemporanea?

"Già quarant’anni fa Papa Paolo VI constatò con realismo la seguente situazione all’interno della vita della Chiesa: “Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza. Da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio»”. Questa situazione si è aggravata negli ultimi decenni a tal punto che ha costretto il grande cardinale Carlo Caffarra ad affermare alcuni mesi prima della sua morte: “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”.

Uno dei temi più dibattuti riguarda la cosiddetta "Intercomunione". Il Papa ha detto di non aver fatto "alcun passo indietro", mentre Ladarìa ha parlato di "testo non pronto". Qual è la situazione?

"Dobbiamo guardare il problema nelle sue radici. Il proprio effetto della Comunione Eucaristica è l’unione perfetta di tutti i membri della Chiesa. Perciò, la stessa ricezione dell’Eucaristia – pure in casi cosiddetti d’emergenza – da parte di un cristiano protestante o ortodosso, rappresenta nell’ultima analisi una menzogna, poiché un tale acattolico ammesso all’Eucaristia continua intenzionalmente a rigettare l’integrità delle verità cattoliche e della comunione gerarchica. In ciò si vede anche il principio teologicamente contradditorio del canone 844 del Codice del Diritto Canonico che parla dell’ ”intercomunione” in casi d’emergenza. Le proposte dei vescovi tedeschi sull’ “intercomunione” è solamente una conseguenza logica del menzionato canone. E ciò contraddice la pratica costante della Chiesa durante i due mila anni".

La questione dei "dubia" è stata risolta?

"Questa questione evidentemente non è stata risolta. Infatti la realtà innegabile è questa: autorità ecclesiastiche a diversi livelli hanno dato la loro approvazione – pure in casi eccezionali – al divorzio. Lo hanno fatto però tramite l’ammissione alla Santa Comunione di persone che vivono intenzionalmente e stabilmente in modo uxorio con una persona che non è il loro legittimo coniuge. Nessuna autorità ecclesiastica ha il potere di dispensare – nemmeno implicitamente o in un caso eccezionale – dal sesto comandamento Divino e dall’indissolubilità del matrimonio".

C'è una grande discussione attorno al tema dell'immigrazione. L'Italia è stata lasciata sola dall'Unione europea? La Chiesa continua a richiamare il nostro paese "all'umanitarismo".

"Il fenomeno della cosiddetta “immigrazione” rappresenta un piano orchestrato e preparata da lungo tempo da parte dei poteri internazionali per cambiare radicalmente l’identità cristiana e nazionale dei popoli europei. Questi poteri usano l’enorme potenziale morale della Chiesa e le loro strutture per conseguire più efficacemente il loro obiettivo anti-cristiano e anti-europeo. A tale scopo si abusa il vero concetto dell’umanesimo e persino il comandamento cristiano della carità".

Cosa ne pensa del ministro italiano dell'Interno Matteo Salvini?

"Non seguo e non conosco bene la situazione politica italiana, per questo non sono in grado di pronunciarmi in merito. Però se un governo di una determinata nazione europea tenterebbe di accentuare più la propria sovranità e la propria identità storica, culturale e cristiana di fronte al totalitarismo di una specie di nuova Unione Sovietica, la quale si chiama oggi l’Unione Europea con un’ideologia inconfondibilmente massonica, ciò è certamente da lodare".

Sindaci italiani del Movimento 5 Stelle, come Chiara Appendino a Torino, hanno registrato all'anagrafe figli delle coppie omosessuali. Qual è la posizione della Chiesa cattolica al riguardo?

La Chiesa cattolica come pure ogni persona umana di buon senso e diretta ragione ha sempre rigettato l’attività omossessuale. Affidare a cosiddette copie omossessuali figli significa una violazione di un diritto fondamentale di ogni bambino di crescere e di essere educato da un papà e di una mamma. L’affidamento dei figli alle cosiddette coppie omossessuali rappresenta in ultima analisi un abuso morale dei bambini, dei più piccoli e indifesi. Questo fenomeno passerà alla storia come uno dei più grandi degradi di civiltà. Quelli che oggigiorno combattono tale ingiustizia clamorosa sono i veri amici dei bambini e eroi del nostro tempo".
(Francesco Boezi  fonte il Giornale) 

giovedì 12 luglio 2018

Mons. Lefebvre – Un vescovo nella tempesta "Breve biografia"

Che il cuore del sacerdote sia sempre accogliente.
Oh, non per i compromessi, non per diminuire la verità, 
non per diminuire la grazia di Dio, ma per attirare le anime alla verità, 
per attirarle alla grazia del Buon Dio…
Che il cuore del sacerdote sia un cuore misericordioso.

di Mons. Lefebvre

"Breve biografia"
Marcel Lefebvre nasce il 29 novembre 1905 da una famiglia di industriali del nord della Francia. Dopo gli studi secondari, raggiuge il fratello maggiore nel seminario francese di Roma, nell’ottobre 1923. Mons. Lefebvre conserverà sempre una grande stima per il direttore del seminario francese, Padre Henri Le Floch, che gli fece amare e riverire l’insegnamento dei papi. Il Padre spiegava con forza le grandi encicliche contro gli errori moderni come il liberalismo, il modernismo o il comunismo. Il 21 settembre del 1929, Marcel Lefebvre vieneordinato sacerdote da Mons. Liénart a Lilla.



In seguito ritorna a Roma per preparare il suo dottorato in teologia, mentre svolge il compito di gran cerimoniere del seminario. Già titolare di un dottorato in filosofia, ottiene il dottorato in teologia il 2 luglio del 1930.

Dal 1930 al 1931 è vicario in una periferia operaia di Lilla, mentre aspetta dal suo vescovo il permesso di entrare nella Congregazione missionaria dei Padri dello Spirito Santo. Il 1 settembre del 1931 inizia il suo noviziato.

Dopo aver emesso la sua professione religiosa, l’8 settembre 1932, il 12 novembre s’imbarca per Libreville (Gabon), ove viene nominato professore nel seminario, posto che occuperà fino al 1934, quando gli verrà affidata la direzione fino al 1938. In quest’anno, soffrendo di paludismo e completamente esaurito, fu mandato a “riposarsi in campagna”.

Lo Stato della Città del Vaticano Storia,nel tempo,oggi




Il termine Vaticano anticamente identificava l’area paludosa sulla riva destra del Tevere, compresa fra Ponte Milvio e l’odierno Ponte Sisto.
StoriaDurante il periodo regio e per tutta l’età repubblicana, il territorio era noto come Ager Vaticanus e si estendeva a nord fino alla foce del Cremera, a sud almeno fino al Gianicolo. In età imperiale, a partire dal II secolo d.C., è attestato il toponimo Vaticanum che comprendeva un’area grossomodo corrispondente a quella dell’odierno Stato della Città del Vaticano. In epoca romana l’area, esterna alla città di Roma, fu bonificata e occupata da ville, dai giardini di Agrippina – madre dell’imperatore Caligola (37-41 d.C.) – e da vaste necropoli disposte lungo le arterie principali. Nei giardini della madre, Caligola costruì un piccolo circo per gli allenamenti degli aurighi (Gaianum), ristrutturato successivamente da Nerone (54-68 d.C.), presso il quale la tradizione vuole che Pietro abbia subìto il martirio nella grande persecuzione contro i cristiani ordinata da Nerone nel 64 d.C.
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