In Tua Justitia Libera me Domine

Blog della Tradizione Cattolica Apostolica Romana

venerdì 16 novembre 2018

"LA CHIESA CATTOLICA per duemila anni ha sbagliato, e con essa anche Gesù"che per duemila anni migliaia di Santi hanno pronunciato in latino le medesime parole.Et ne nos inducas in tentationem;



Pater - Testo Aramaico Traslitterazione / Traduzione 



Legenda dei simboli usati per la trascrizione` - non si pronuncia (glottal stop), come lo spirito dolce del greco
´ - indica un suono profondamente gutturale e sonoro
w - w come nell'inglese well
ŝ - suono sh come l'inglese shop o l'italiano sciare
s - s come nell'italiano sole
ç - s "enfatica" tz o più o meno come la zz dell'italiano pazzo 
h - h come nell'inglese hand
h - suono molto aspirato come ch nel tedesco nasch
j - i come nell'inglese yes
΄ - sta ad indicare un relitto vocalico simile al simbolo fonetico a utilizzato per l'inglese
b`- indica la b spirante, come nel sardo soßl sole
k`- indica la k spirante come nel toscano la Xasa

Gli altri segni valgono come in italiano


Che cosa è, oggi, tutta questa smania di nuovo e di cambiamento se non quel monito paolino: "stanchi di udire la solita dottrina" (2Tim.4,1-5), attraverso la quale si vuole dare una "nuova" immagine di Dio e della Chiesa?

Dal latino della prima Vulgata di san Girolamo: "...et ne nos indúcas in tentatiónem..." e non ci indurre in tentazione, il primo a storcere il naso su questa traduzione fu Martin Lutero, sì, proprio lui che ovviamente lasciò ai suoi discepoli e alla "sua chiesa", l'opportunità di ritradurre il finale con: "E non esporci alla tentazione, ma liberaci dal maligno, perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno. Amen".

La versione della CEI del 1978 manteneva ancora la frase tradizionale della Vulgata: "e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male".Mentre, già dalla versione del 2008 abbiamo una modifica davvero grottesca in: "e non abbandonarci nella tentazione, ma liberaci dal male". Una traduzione, quest'ultima, che Benedetto XVI non volle usare nel lezionario liturgico.

Chi ha ragione e chi ha torto? Ha torto il Protestantesimo ieri e la CEI con Papa Francesco, oggi, perché la traduzione protestante fu volutamente ideologica, come ideologica lo è oggi. Milioni di cattolici in tutto il mondo e da duemila anni hanno sempre pregato con la versione - tradotta in lingua propria - dalla Vulgata attraverso la quale, per altro, per duemila anni migliaia di Santi hanno pronunciato in latino le medesime parole.

Il messaggio che si vuole far passare è che "la Chiesa può sbagliare" e che per duemila anni ha sbagliato, finalmente oggi abbiamo un Papa così coraggioso e misericordioso, da rimettere le cose a posto. Riportiamo questo passaggio molto interessante da chi ha già discusso l'argomento:

sabato 13 ottobre 2018

Serpotta ci fa considerare la virtù della pazienza.



"E intrecciato una corona di spine, gliela posero sul capo, e una canna nella mano destra; e inginocchiatosi davanti a lui, si burlavano, dicendo: "Ave, Re dei Giudei!" (Mt 27, 29).


Nostro Signore fu condannato per aver sostenuto di essere il re degli ebrei. E, infatti, Egli è veramente il re, degli ebrei e di tutti i popoli. Lui è il re, non tramite unzione esterna ma interiore. È l'unione della sua natura divina con la sua natura umana che lo rende, come uomo, il re di tutta la creazione. Essere sempre Dio, fatto uomo, non può non essere re.

In questo mistero, Serpotta ci fa considerare la virtù della pazienza. San Tommaso ci illumina su questo argomento: "[A] condizione necessaria per l'aumento dell'amore divino è una pazienza incrollabile di fronte alle avversità. I dolori che sopportiamo per una persona amata, invece di diminuirla, aumentano la nostra tenerezza nei suoi confronti. "Molte acque non valgono la pena di estinguere l'amore", dice il Cantico dei cantici (8, 7). Questi torrenti d'acqua sono le tribolazioni della vita, e queste angosce sofferte da Dio, lungi dall'indebolirla, rafforzano l'amore divino nelle anime sante. L'artista contempla con più amore il lavoro che gli è costato più sforzo e dolore "[1]. Se pensiamo alla pazienza di nostro Signore nella sua Passione e nel suo amore per noi, non sono più torrenti d'acqua, ma fiumi di sangue, che fluiscono dalla testa coronata del nostro Re,

L'allegoria della pazienza ha le braccia aperte per mostrare la sua disponibilità a tutto ciò che la Provvidenza dispone nella sua saggezza e misericordia. Il piede incatenato si riferisce al nostro Signore legato, in balia dei soldati. Infine, la freccia che il piccolo demone sta per lanciare evoca i dolori della corona di spine che hanno posto sulla testa del nostro Salvatore [2].

San Gregorio Magno ci dà un'ultima luce sul rapporto tra pazienza e amore: "La pazienza è vera solo quando amiamo colui che ci fa soffrire; perché sopportare il nemico mentre lo odia non è un atto di pazienza, ma piuttosto un travestimento di passione "[3].

Padre Pablo Billoni

[1] Collationem in decem precepta, proemium.

[2] L'Oratorio del Rosario a San Domenico, Pierfrancesco Palazzotto - Cosimo Scordato, Centro S. Mamiliano, Palermo, 2002, p. 90.

[3] Patientia vera ipsum amat, quem portat; nam tollerasse et odisse, non est virtus mansuetudinis; sed velamentum furoris; Omelia VII su Ezechiele.

venerdì 12 ottobre 2018

Festa della Divina Maternità della Beata Vergine Maria 11 ottobre

"Benedetta sei tu Vergine Maria, che hai generato il Figlio di Dio". 
La Chiesa intende con questa festa risvegliare nelle nostre anime un amore filiale verso ciò che è diventato, nella vita di grazia, nella nostra stessa madre. 
Esaltando la divina maternità della Beata Vergine Maria, la Chiesa celebra la più perfetta delle Madri, il modello per tutte le madri.

Questa festa fu istituita da Papa Pio XI nel 1931, per il XV centenario del Concilio di Efeso durante il quale fu proclamato il dogma della divina maternità di Maria.
Nei testi della liturgia, la Chiesa esprime come Maria è la Madre di Gesù, ma anche nostra Madre, poiché è per sua intercessione che ottiene per noi la grazia che ci unisce in modo soprannaturale al suo Divin Figlio. La maternità verginale di Maria si applica attraverso Cristo, che ha veramente generato nella sua carne, a tutti i membri del Corpo Mistico del Figlio di Dio.
La Chiesa, che associa intimamente la Beata Vergine con tutta l'opera della nostra Redenzione, ha sempre esaltato la Divina Maternità della Vergine Maria. Costantemente sottolineato la sua ammirazione per il mistero dell'Incarnazione che ha lavorato e la gioia per il messaggio della salvezza dandoci il suo Figlio, portato il mondo. "Quanti sono uniti a Cristo e sono membri del suo corpo ... tutti noi abbiamo lasciato il grembo della Vergine Maria come un corpo attaccato alla sua testa, lei è la madre di tutti noi, madre spirituale, ma veramente Madre dei membri di Cristo. " (Pio X, Enciclica Ad Diem illum. )

La FSSPX ha un tesoro nelle sue mani: Intervista con il Reverendo Padre Pagliarani

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Intervista al Reverendissimo Padre Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale di San Pio X, pubblicato per la prima volta su Nouvelles de Chrétienté [Notizie sulla cristianità], numero 173.


Rev.Padre Generale, lei sta succedendo a un vescovo che dirigeva la Fraternità Sacerdotale di San Pio X per ventiquattro anni e che, inoltre, l' ha ordinato sacerdote. Quali sono i suoi sentimenti riguardo al suo successo?
Qualcuno mi ha già fatto una domanda simile quando sono stato nominato rettore del seminario di La Reja, dove due vescovi mi avevano preceduto in quella responsabilità. Diciamo che questa volta è un po 'più complicato! Il vescovo Fellay è un personaggio importante nella storia della Fraternità, poiché ha guidato per metà del tempo della sua vit, questa congregazione. Durante quelsto lungo periodo non sono mancate prove, e tuttavia la Fraternità è ancora qui, tenendo alto lo standard della Tradizione. Penso che questa fedeltà della Fraternità alla sua missione sia in un certo modo il riflesso della fedeltà del mio predecessore alla sua. Desidero ringraziarlo per questo a nome di tutti.

domenica 7 ottobre 2018

Solennità di Maria santissima del Santo Rosario e Regina delle Vittorie

Supplica alla Madonna di Pompei

(da recitarsi l'8 maggio e la prima domenica di ottobre a mezzogiorno)

Risultati immagini per supplica alla madonna di pompei testo originale



I. 
- O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl'idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie.

Deh! da quel trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, su tutta la Chiesa; e vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato e vincete colla clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli vostri, che costarono sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore. Oggi mostratevi a tutti, qual siete,Regina di pace e di perdono.

Salve Regina.

II. 
- È vero, è vero che noi per primi, benché vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù, e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del Golgota raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino e l'ultimo testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col sangue di un Uomo-Dio, vi dichiaravaMadre nostra, Madre dei peccatori. Voi, dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!

Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor vostro. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia.

Salve Regina.

III.
 - Che vi costa, o Maria, l'esaudirci? Che vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie? Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo, circondata di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. Voi distendete il vostro dominio per quanto son distesi i cieli, e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette. Il vostro dominio si estende fino all'inferno, e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria.

Voi siete l'Onnipotente per grazia. Voi dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare, perché figli ingrati ed immeritevoli della vostra protezione, diteci almeno a chi altri mai dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.

Ah, no! Il vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti.Il Bambino che noi vediamo sulle vostre ginocchia, e la mistica corona che miriamo nella vostra mano, c'ispirano fiducia che noi saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai vostri piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.

Salve Regina.

Chiediamo la benedizione a Maria.

Un'ultima grazia noi ora vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti noi l'amore vostro costante, e in modo speciale la vostra materna benedizione. No, non ci leveremo dai vostri piedi, non ci staccheremo dalle vostre ginocchia, finché non ci avrete benedetti.

Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Ai prischi allori della vostra Corona, agli antichi trionfi del vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! aggiungete ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società. Benedite il nostro Vescovo, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l'onore del vostro Santuario.

Benedite infine tutti gli Associati al vostro novello Tempio di Pompei, e quanti coltivano e promuovono la divozione al vostro Santo Rosario.

O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d'inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora di agonia; a te l'ultimo bacio della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia.

Ave Maria 

(vero testo della Supplica scritta dal beato Bartolo Longo)

giovedì 4 ottobre 2018

Professioni religiose FSSPX in Argentina e a Flavigny, in Francia


Sabato 29 settembre 2018, festa di San Michele Arcangelo, cinque seminaristi hanno pronunciato il loro primo impegno nella Fraternità: due argentini, un colombiano, un domenicano e un messicano.
Un seminarista del quinto anno ha fatto il suo impegno perpetuo in preparazione del suo suddiaconato.
In questa festa del santo patrono dei Frati della FSSPX , due novizi argentini emettevano i loro primi voti religiosi e un postulante messicano iniziava il noviziato.
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