L'ipocrisia del Vaticano: incensa l’Oriente ortodosso e la sua liturgia e perseguita la Tradizione in casa propria
diA.di.J
Carissimi amici e lettori,Nelle udienze generali degli ultimi pontefici post-conciliari, nelle loro allocuzioni ufficiali e nei documenti ecumenici — da Giovanni Paolo II fino a Leone XIV — risuona da decenni un ritornello continuo, stucchevole e profondamente ipocrita: l'esaltazione sperticata della bellezza delle tradizioni rituali orientali.
"Come sono stati bravi gli ortodossi a conservare la purezza della liturgia!", dicono. "Che tesoro inestimabile sono i riti d'Oriente!", ripetono. E ancora, citando ossessivamente la celebre metafora: "La Chiesa deve respirare con due polmoni!".
Ma voltiamo pagina e guardiamo la realtà: ci vogliono prendere in giro?
Questa è l'ipocrisia più grande, più spudorata e teologicamente più inattaccabile nella sua falsità che il Vaticano ci propina da sessant'anni a questa parte. Una messinscena intellettuale che crolla non appena si varca la soglia di una qualunque chiesa di rito latino.
«Bisogna ricordare con fermezza alla gerarchia post-conciliare una verità bruciante: avete distrutto in casa vostra ciò che lodate e ammirate in casa d’altri.»
La verità è brutale nella sua semplicità: sì, gli orientali e gli ortodossi sono stati straordinariamente bravi a conservare la maestà e la sacralità della liturgia. Ma lo hanno fatto per una ragione ben precisa: perché non hanno avuto un Paolo VI che gliela distruggesse.
A Oriente non hanno avuto un Consilium che fabbricasse un culto a tavolino; non hanno avuto un Annibale Bugnini che la protestantizzasse per compiacere lo spirito del mondo.
Anche noi, nel mondo occidentale e cattolico, avevamo una liturgia. Anzi, avevamo la liturgia per eccellenza. Avevamo le Cappelle Papali di antico e solenne rispetto, dove il Papa agiva e celebrava da Vicario di Cristo, non da animatore di un villaggio turistico spirituale. Avevamo un rito millenario nato agli albori della Chiesa, non un esperimento da laboratorio sociologico inventato nel 1969. Una liturgia codificata nei suoi libri dogmatici dal Concilio di Trento e ordinata per tutto l'orbe cattolico di rito latino dalla bolla Quo Primum di San Pio V, sigillata con un severissimo anatema contro chiunque avesse osato mutarla.
Voi, con la forza della vostra autorità gerarchica, avete contribuito a falciarla. Anzi, le avete dichiarato guerra. E, oggi più che mai, continuate a ostacolarla con un accanimento burocratico che rasenta la persecuzione.
Esiste un triplice punto teologico, assolutamente inattaccabile, che demolisce l'intera retorica ecumenica dei sacri palazzi: Il tradimento della Lex Orandi
È un principio cardine del cattolicesimo: lex orandi, lex credendi (la legge della preghiera è la legge della fede). Se lodate gli orientali perché hanno preservato intatta la loro lex orandi, dovreste logicamente fare lo stesso con i cattolici latini che difendono la propria. Se invece perseguitate e criminalizzate i cattolici tradizionali in casa vostra, state negando e calpestando lo stesso identico principio che incensate all'esterno. Si tratta di una contraddizione teologica mortale.
L'assurdo sdoppiamento della verità
Agli orientali predicate l'immutabilità: "Non cambiate nulla, conservate le vostre radici". Ai latini imponete la rivoluzione permanente: "Dovete cambiare tutto, obbedite ciecamente al Novus Ordo". Come può la medesima autorità apostolica sostenere contemporaneamente due ecclesiologie opposte e inconciliabili della liturgia? O la liturgia è intangibile per tutti, o è manipolabile dall'uomo. Se è manipolabile, allora non potete lodare gli ortodossi per non averla toccata. Tertium non datur.
L'uso strumentale del Concilio di Trento da parte del Vaticano
Il Concilio di Trento ha dogmatizzato il nucleo della Messa e ha definito il Canone Romano come patrimonio di origine apostolica. I vertici vaticani usano Trento quando fa comodo — ad esempio per dialogare con gli ortodossi sul primato petrino — ma lo cancellano e lo considerano archeologia superata quando si tratta di difendere il Messale tridentino dagli attacchi dei modernisti.
La verità indicibile: la Messa di sempre vi fa paura
Dietro i sorrisi ecumenici e i baci fraterni si nasconde una realtà che nessun esponente della chiesa sinodale oserà mai ammettere, ma che è comprensibile anche a un bambino: voi lodate le liturgie orientali unicamente perché non vi minacciano.
Una Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo celebrata in una cattedrale a Mosca o a Bucarest non mette minimamente in discussione il vostro nuovo corso progressista. Al contrario, vi serve sul piatto d'argento l'occasione perfetta per fare ecumenismo da passerella, per scattare la foto di rito e per mostrare al mondo quanto siate larghi di vedute.
Al contrario, una Messa Tridentina cantata tra le mura della Basilica di San Pietro vi minaccia mortalmente. Vi terrorizza.
Perché quella Messa antica, celebrata sotto l'ombra del Cupolone, è lo specchio della vostra cattiva coscienza. Dice apertamente in faccia al mondo: "Quello che fate voi da sessant'anni è una drammatica rottura. Quello che c'era prima era pienamente cattolico. Quello che c'è ora è un'altra cosa".
La Messa latina tradizionale è la prova vivente del fallimento della riforma liturgica. È il severo atto d'accusa contro chiese vuote, e zero vocazioni e una fede evaporata proprio a partire dal momento in cui avete deciso di sradicare l'altare e la tradizione. E allora, l'equazione diventa tragica: lodate gli ortodossi perché sono lontani ed esotici, e perseguitate i vostri stessi figli perché vi sono vicini e vi ricordano chi eravate e chi dovreste essere.
La storia recente mostra una linea di dolorosa coerenza in questa ipocrisia. Giovanni Paolo II baciava il Corano e lodava i riti bizantini mentre le cappelle papali latine venivano sistematicamente smantellate. Papa Benedetto XVI ha cercato coraggiosamente di ricucire lo strappo con il Summorum Pontificum, ma il suo tentativo è stato boicottato dall'interno dalle burocrazie diocesane. Papa Francesco ha aperto apertamente le ostilità con Traditionis Custodes, e l'attuale linea di Leone XIV prosegue l'opera, sbarrando le porte di San Pietro ai fedeli cattolici mentre si aprono seggi di dialogo ecumenico al castello di Windsor. Il copione è sempre lo stesso: esaltare la tradizione degli altri per giustificare la distruzione e l'oblio della propria.
Carissimi amici, non lasciatevi ingannare da questa farsa d'alto bordo.
La prossima volta che sentirete un'allocuzione papale o un discorso curiale tessere le lodi della tradizione rituale d'Oriente, rispondete no nel segreto del vostro cuore ma pubblicamente : "Santo Padre, anche noi avevamo una bellezza splendida e immortale. Ce l'avete tolta voi con le vostre stesse mani. Adesso ridatecela".
Non c'è alcun bisogno di cercare in Oriente una sacralità che la Chiesa latina possiede già per diritto divino. La Chiesa cattolica di rito latino non deve andare a mendicare la sacralità altrove, poiché quel tesoro immortale lo custodiva già nel proprio grembo: era la Messa di sempre. Il paradosso più doloroso resta proprio questo: quella stessa maestà rituale che oggi i vertici fingono di ammirare e incensare negli orientali è la medesima che, con inaudita e spietata durezza, scelgono deliberatamente di vietare ai propri figli.
.jpg)
Commenti
Posta un commento