Blog della Tradizione Cattolica Apostolica Romana

domenica 21 giugno 2020

Il demonio sconfitto dalla Croce e la gloria della Risurrezione da conquistare con la santità



Il demonio fu sconfitto dalla Croce. Fu sconfitto dalla Risurrezione di Nostro Signore, ma è ancora lì.

E finché il mondo non finirà, sarà presente e combatterà e mentirà.

Dirà che Nostro Signore non è resuscitato, che Nostro Signore non era Dio, che il suo corpo è stato rubato. Continuerà a mentire attraverso i secoli, ed è così che arriveranno gli scismi, le eresie, le persecuzioni contro la Chiesa, le persecuzioni contro i sacerdoti, le persecuzioni contro tutti coloro che credono nella Risurrezione di Nostro Signore.

Così siamo in un mondo in guerra. Non dobbiamo dimenticarlo. Il demonio è ancora lì. Continua il suo lavoro, come ha fatto subito dopo la risurrezione di Nostro Signore, quando in quel momento tutti avrebbero dovuto credere. La lotta non è finita. Non diciamo: "Gloria a Dio, la Risurrezione è arrivata, tutti sono salvati".

Ahimè, ahimè! Anche noi dobbiamo conquistare questa risurrezione. Dobbiamo conquistarla con la santità, ecco perché tutti gli autori spirituali affermano che la nostra vita spirituale è una lotta, una lotta spirituale quotidiana, una lotta contro i poteri delle tenebre, una lotta contro tutti i cattivi istinti che sono in noi, contro il peccato che è ancora in noi.

Dobbiamo combattere. Combattiamo coraggiosamente, combattiamo con la persuasione che un giorno Nostro Signore ci darà la vittoria, ma prendiamo i mezzi. Prendiamo i mezzi che sono la ricerca della santità e in particolare la Croce di Nostro Signore che è la via della risurrezione. Fu attraverso la sua Croce che Nostro Signore arrivò alla sua Risurrezione.

Se anche noi vogliamo arrivare alla risurrezione di Nostro Signore, dobbiamo passare per la Croce; dobbiamo passare per la sofferenza; dobbiamo passare per il dolore. Bisogna passare per la lotta e quindi, questa Croce, i suoi discepoli la sperimenteranno.

Se la strada che conduce a Dio è aperta, la strada di Dio è qui sull'altare. La nostra risurrezione passa attraverso l'altare, attraverso la Santa Messa, attraverso il sacrificio della Croce.

Dobbiamo unirci a Nostro Signore Gesù Cristo, ed è con l'Eucaristia che lo avremo in noi, è grazie al nostro Signore crocifisso e al nostro Signore ora risorto che porremo in noi, nel nostro corpo, nel nostro cuore, nella nostra anima, che otterremo il pegno della risurrezione, poiché la santa Eucaristia è questo: il pegno della nostra risurrezione.

Se vogliamo risuscitare le nostre anime in modo che anche i nostri corpi possano risuscitare, dobbiamo nutrirci della Carne e del Sangue di Nostro Signore e sapere che dovremo combattere durante questa vita contro i poteri delle tenebre.

Questo è ciò che dobbiamo fare oggi e la risoluzione che dobbiamo prendere, non semplicemente concederci una piacevole sensazione di piacere, gioia, gloria.

Certamente, che gioia è per noi sapere che Dio è risorto, che Nostro Signore è risorto e che ha aperto la strada del Cielo per noi, e che d'ora in poi dobbiamo solo seguirlo, seguire la via che ci ha tracciato per arrivare alla Casa del Padre e gioire tutti insieme!

Ma dobbiamo camminare passo dopo passo, coraggiosamente, per meritarci ogni giorno la nostra patria. 

Mons. Marcel Lefebvre (11 aprile 1971)

venerdì 19 giugno 2020

19 GIUGNO 2020 – SOLENNITÀ DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ: PREGHIERA, PENITENZA E DIGIUNO.

Nostro Signore diede l’incarico a S. Margherita Alacoque di trasmettere un messaggio al re Luigi XIV, esortandolo a consacrare se stesso e la Francia al Sacro Cuore di Gesù, e a porre questo simbolo sugli stendardi del regno. Se il re di Francia avesse intrapreso la lotta contro i nemici della Chiesa, Nostro Signore prometteva di venire in suo aiuto, conducendo il suo regno verso una grande gloria. 
Se egli avesse dato ascolto a questa esortazione del Sacro Cuore, il suo sarebbe stato un regno glorioso e la Francia sarebbe andata verso un periodo di grande apogeo cattolico e si sarebbero evitate le sanguinose stragi provocate dalla Rivoluzione Francese del 1789 e il diffondersi dell’odio anticattolico.

La devozione al Sacro Cuore si sarebbe diffusa in tutto il mondo, e si sarebbe creato un clima spirituale propizio per la predicazione di S. Luigi Maria Grignion de Montfort, che è vissuto proprio in quel periodo. È dunque chiaro che, già dal primo momento, la devozione al Sacro Cuore ha avuto un carattere nettamente controrivoluzionario. E perciò tutti i movimenti di reazione contro la Rivoluzione francese contro l’ateismo militante si sono sempre richiamati al Sacro Cuore di Gesù, usandolo perfino come distintivo.

Carissimi amici, accogliamo l'invito a questa santa crociata, che ci viene suggerita da Stilum Curiae, mi sembra interessante mettervi al corrente di un’iniziativa che si sta sviluppando in questi giorni, un’iniziativa di laici – appoggiati da alcuni Pastori – per riparare alle offese compiute durante l’emergenza imposta con il Covid 19 al Santissimo Sacramento. 
GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA, PENITENZA E DIGIUNO
19 GIUGNO 2020 – SOLENNITÀ DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ

Noi, fedeli laici, sostenuti da alcuni Pastori della Chiesa cattolica, ci troviamo ad assistere quotidianamente a tante offese commesse contro Nostro Signore Gesù Cristo, veramente presente nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, specialmente in questo momento in cui, in molti paesi, i fedeli sono obbligati a ricevere la Santa Comunione in mano. Questa disciplina, sconosciuta alla prassi della Chiesa, è un oltraggio alla divinità di Nostro Signore Gesù Cristo e alle norme universali di Santa Madre Chiesa.

Ci proponiamo quindi di riparare tutti i peccati commessi contro l’Eucaristia indicendo

UNA GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA, PENITENZA E DIGIUNO PER Oggo Venerdì 19 GIUGNO, SOLENNITÀ DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ.

Chiediamo al clero, ai religiosi e ai fedeli laici di unirsi a questa giornata di riparazione eucaristica nei modi più diversi: offrendo o partecipando alla Santa Messa e all’Ora Santa, facendo Comunioni riparatrici, recitando il Santo Rosario, comprese le giaculatorie insegnate dall’Angelo del Portogallo ai Pastorelli di Fatima, meditando sulla Passione del Signore, offrendo sacrifici e digiunando. Chiediamo inoltre ai partecipanti di recitare le litanie del Sacro Cuore di Gesù e, privatamente o pubblicamente, di rinnovare l’Atto di Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù, come prescritto da Papa Leone XIII l’11 giugno 1899.

Nella speranza che venga promossa UNA GRANDE CROCIATA DI RIPARAZIONE, esortiamo Pastori e fedeli a unirsi a questa iniziativa e a promuoverla il più possibile. Invochiamo con fiducia Gesù Eucaristia, per i meriti della Madonna del Santissimo Sacramento: Fac cor nostrum secundum Cor Tuum.

giovedì 11 giugno 2020

Festum Ss.mi Corporis Christi

                                                                                                                                 
                                                                                                                                                                                                                             
Una festa di popolo,
la Solennità del Corpus Domini, Corpo e Sangue di Cristo, che cade il giovedì dopo la festa della Santissima Trinità, e celebra il mistero dell'Eucaristia istituita da Gesù nell’Ultima Cena. Oggi noi fedeli e popolo di Dio siamo stati privati dalla “vita eucaristica”, poichè le autorità religiose,non sono state in grado di difendere i diritti di Dio e la libertà della Chiesa,sono fuggiti come tanti mercenari dinnanzi ai lupi che tentavano di sbranare il gregge, non hanno avuto coraggio, tanto o poco per infiammare il mondo con il fuoco dell’amore di Dio.Tuttavia possiamo ancora realizzare una “vita eucaristica”, grazie a quei molti sacerdoti che perdendo tutto, o quasi tutto, hanno ancora conservato la Fede. L’ostia consacrata racchiude la persona del Cristo: siamo chiamati a cercarla davanti ai tabernacoli nelle chiese di tutto il mondo dove ancora si celebra il Santo Sacrificio dell'altare " la messa di sempre" quella vera dove Gesù nell'eucarestia viene adorato e non trattato come un possibile untore .

mercoledì 10 giugno 2020

Basta guanti, lo dicono le regioni. Basta anche per l’Eucarestia

di Maria Stella Lopinto

(Marco Tosatti, Stilum Curiae – 9 giugno 2020) Carissimi Stilumcuriali, l’avvocato Maria Stella Lopinto ci ha scritto, per annunciare una grossa novità, che si spera abbia una ricaduta immediata sulle famigerate norme imposte per la distribuzione dell’eucarestia. Buona lettura, nella speranza che la Conferenza Episcopale Italiana sia rapida nel recepirle così come lo è stata nell’assecondare i diktat del governo. 

Pregiatissimo Direttore,

vi è una grossa novità. La Conferenza delle Regioni, come potrà leggere nell’allegato, ha emanato il 25 maggio un’ordinanza che esclude l’uso dei guanti in tutte le attività pubbliche, a partire dalle attività di ristorazione, bar, attività turistiche, strutture ricettive, servizi alla persona, commercio al dettaglio, piscine, palestre, ma anche uffici con contatto col pubblico come gli uffici postali (pag. 3).

La novità non ha “stranamente” avuto una neppur minima risonanza, considerato il rilievo che ha sia a livello informativo che psicologico per tutti gli italiani, e comunque per il clamore che ha avuto la questione dei guanti negli ambienti cattolici a seguito del protocollo del 7 maggio scorso intervenuto fra la Cei e il Governo italiano per la distribuzione dell’Eucarestia.

lunedì 8 giugno 2020

La Chiesa Cattolica sempre più perseguitata. "Assieme alla libertà della Chiesa è in gioco la libertà dell’intera società"


La parrocchia non ospita l’evento gay? A processo
Un’organizzazione Lgbt canadese chiede di affittare una sala parrocchiale. La parrocchia si rifiuta spiegando che «sostenere uno stile di vita omosessuale» è contrario alla fede cattolica. Adesso dovrà difendersi davanti a un tribunale per i diritti umani. È la conferma che la libertà della Chiesa è sotto attacco. E in Italia, se passasse la legge contro l'"omofobia", il quadro si aggraverebbe.
Giusto ieri, a proposito del Ddl Zan contro l’omofobia, Stefano Fontana ricordava sulla Nuova Bussola un pensiero di Benedetto XVI, secondo cui nella società contemporanea vi è il pericolo che «la tolleranza venga abolita in nome della tolleranza stessa» (Luce del mondo, 2010).

domenica 7 giugno 2020

Devozione dei nove uffizi del Sacro Cuore

Istruzione

Questa devozione è una delle pratiche più diffuse per onorare il divin Cuore. Essa comprende i nove Uffizi, corrispondenti ai nove Cori degli Angeli; si uniscono insieme nove persone, devote del S. Cuore, ed estraggono a sorte l'Uffizio che devono recitare per tutto il mese. Al primo venerdì di ogni mese si rinnova detta estrazione. Ideale sarebbe essere in nove devoti, ma se non si raggiunge questo numero, non importa... anche se si fosse solo in 5, 4 o anche meno, anche se si è da soli, si faccia comunque l'estrazione. L'estrazione potrebbe essere fatta all'inizio dell'anno per tutti i 12 mesi.

Ognuno per amore del S. Cuore prende questi impegni, che però non obbligano in coscienza, in modo che non adempiti non costituiscono nemmeno peccato veniale:

1) di recitare ogni giorno l'uffizio estratto a sorte;

2) di accostarsi frequentemente ai SS. Sacramenti, specialmente nei primi Venerdì del mese per ottenere l'assicurazione della “Grande Promessa”;

3) di pregare in modo speciale per i suoi compagni, affinché il SS. Cuore sparga su di essi e sulle loro famiglie le sue benedizioni più elette.

giovedì 4 giugno 2020

Il Vaticano ha finito per accettare le richieste del regime comunista. "SI ARRENDE ALLA CINA"


“Il 4 giugno 1989 è stato un giorno cruciale per i cinesi, poiché il governo cinese ha massacrato migliaia di dimostranti pro-democrazia nella piazza Tiananmen di Pechino” scrivono Nina Shea e Bob Fu. “Lo stesso giorno, i leader del Partito comunista videro i candidati pro-democrazia in Polonia soppiantare il dominio comunista – con l’indispensabile sostegno di Papa Giovanni Paolo II. Insieme, gli eventi hanno spinto Pechino a rafforzare il controllo sulla religione.Questo accadeva nel 1989, oggi siamo nel 2020 e non c'è più Papa Giovanni Paolo II, e nemmeno Papa Benedetto XVI,abbiamo un Gesuita che è pontefice romano che dovrebbe guidare e custodire il gregge a lui affidato,ma le cose non stanno come dovrebbero stare. 
Mentre a Hong Kong si manifesta per la democrazia, nella Cina continentale il PCC fa chiudere le chiese con la scusa di «prevenire le rivolte».

mercoledì 3 giugno 2020

Papa Bergoglio, Lutero e i gay



di don Mauro Tranquillo

HOMINES PER SACRA IMMUTARI FAS EST, NON SACRA PER HOMINES

Durante il viaggio di ritorno dall’Armenia, domenica 26 giugno, Papa Bergoglio ha avuto modo di dare fiato alle consuete esternazioni ex abundantia cordis, riuscendo come di consueto ad assestare qualche vigoroso colpo alla dottrina e alla morale di Gesù Cristo.

martedì 2 giugno 2020

SUORA DI CLAUSURA SCRIVE A MONS. VIGANÒ


di Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ci rende partecipi di una lettera ricevuta da parte di una monaca di clausura, e della sua risposta alla stessa. Uno scambio epistolare veramente molto interessante, e degno di attenzione e riflessione. Buona lettura. 

Rev.ma Eccellenza Monsignor Carlo Viganò,



Sono una Monaca di clausura e Le scrivo dopo una conversazione avuta con il nostro Padre spirituale. Il nostro discorso riguardava l’ultimo “Appello” che ha girato il mondo per far svegliare le coscienze dal pericolo imminente che ci sta ormai incalzando dietro la maschera dell’emergenza “coronavirus”. Ed è interessante constatare come perfino i non credenti siano allarmati da tale percorso dispotico. La situazione è sempre più schiacciante, certamente, però la strategia usata da Bergoglio e le sue forze alleate verte ad una tecnica di isolamento e disgregazione di qualsiasi gruppo che possa formare una contro-forza. La chiamo “contro-forza” poiché la parola “resistenza” mi sembra “umana” e alquanto insufficiente.

Les 50 ans de la Fraternité Saint-Pie X POUR L’HONNEUR DE LA SAINTE ÉGLISE Dimanche 31 mai - Fête de la Pentecôte


Prions Mgr Lefebvre pour que l’Esprit-Saint descende sur nous et sur les pèlerins comme au jour de la Pentecôte.

Qu’Il nous remplisse de ses dons et particulièrement de la vertu de religion qui nous relie à Dieu par une liaison d’amour et de service.


Prière du pèlerinage :

Jésus, Souverain Prêtre Eternel, qui avez suscité votre serviteur fidèle Monseigneur Marcel Lefebvre pour la défense de la Foi, du sacerdoce catholique et de la messe traditionnelle, accordez aux pèlerins, par les mérites de votre serviteur, l’abondance de vos bénédictions.

Qu’en ce 50e anniversaire de son œuvre, les pèlerins marchants et priants attirent sur l’Eglise, sur la France, sur les familles et sur les âmes des grâces de conversion, de fidélité, de prudence et de persévérance. Faites que, marchant sur les pas de votre serviteur, nous œuvrions sans cesse pour la restauration de votre Règne dans les cœurs et dans les sociétés afin qu’à l’aube de notre jugement, nous puissions vous entendre nous dire : « C’est bien, serviteur fidèle et prudent, entre dans la joie de ton maître ».

Marie, Reine du Clergé, priez pour nous !

Saint Pie X, priez pour nous !

lunedì 1 giugno 2020

ANTHONY FAUCI: NEGLI USA BISOGNA PROIBIRE LA COMUNIONE.

La rivista dei gesuiti “America”,, quella di cui è direttore at large padre James Martin, l’attivista della causa LGBT all’interno della Chiesa cattolica, una delle voci più note del progressismo cattolico negli USA ha voluto intervistare Anthony Fauci, il Direttore dell’Istituto Nazionale per le allergie e le malattie infettive, il grande sodale di Bill Gates e della macchina di produzione dei vaccini a gogò in tema di messa e di comunione. Per sapere qualche cosa di più su Anthony Fauci, e sui suoi collegamenti, potete dare un’occhiata a questo sito; ma basta fare una ricerca combinata Fauci-Gates per trovare molte cose. Fauci fra l’altro è stato allievo di due scuole gestite dai gesuiti, Regis High School a New York and il College of the Holy Cross a Worcester ….

E così, mentre molti Stati in tutto il paese cominciano a ammorbidire l’ordine di stare a casa, Anthony Fauci, sostiene le chiese dovrebbero adottare misure di “buon senso” per proteggere i fedeli e la comunità in generale, come la richiesta di indossare la mascherina, la pratica della distanza sociale e il divieto di cantare. Per quanto riguarda la distribuzione della Comunione, ha detto: “Penso che per il momento bisogna solo impedirla”.


Fauci sostiene che le Chiese dovrebbero “limitare il numero di persone, in modo da non avere persone sui banchi proprio accanto agli altri”, ha detto. Alla domanda se pensa che la Comunione possa essere distribuita in modo sicuro, il dottor Fauci ha risposto “no”, soprattutto in alcune zone.

“Se il sacerdote è sull’altare, separato dai fedeli da dieci, quindici metrri, non penso che sia assolutamente necessario per lui usare le maschere”, ha detto. “Ma le persone che sono a meno di sei, dieci metri l’una dall’altra ne hanno davvero bisogno”.

Inoltre, il canto dovrebbe essere scoraggiato, ha detto il dottor Faucis, perché aumenta drasticamente la distanza che le goccioline percorrono, aumentando la possibilità di diffondere l’infezione.”Quando si canta, la quantità di goccioline e di aerosol che escono è davvero, per certi versi, spaventosa”, ha detto.

E alla domanda se pensa che la Comunione possa essere distribuita in modo sicuro, il dottor Fauci ha risposto “no”. Il dottor Fauci ha espresso preoccupazione non solo per una coppa condivisa per il vino consacrato, ma anche per la distribuzione delle ostie, e ha suggerito di aspettare fino a quando l’epidemia non sarà più controllata prima di reintrodurre la Comunione. Ha detto che l’interazione tra il sacerdote e più persone che ricevono la Comunione rende la distribuzione non sicura. “Quante volte un prete può lavarsi le mani, arriva alla Comunione, la mette in mano a qualcuno, gliela mettono in bocca… è quel tipo di interazione stretta che non si vuole quando si è nel bel mezzo di un’epidemia mortale”, ha detto.
(Fonte Stilum Curiae)

L’Otto per mille alla Chiesa cattolica?


Sull'eco di Bergamo, questa mattina è uscito un articolo da parte dell'incaricato al sostegno economico della Chiesa che dice: 
«C’è un Paese che accoglie, sostiene, abbraccia e soprattutto consola. È l’Italia dell’Otto per mille alla Chiesa cattolica», una Chiesa che si prende cura dei più deboli. I tanti progetti caritativi sono quelli che fanno scegliere anche a chi non è cattolico di destinare il suo Otto per mille alla Chiesa.
«È infatti un riconoscimento di quanto la Chiesa da sempre fa a fianco dei poveri. Le azioni, le risorse messe a disposizione per esempio da Caritas nelle situazioni di emergenza e a sostegno delle vecchie e nuove povertà, sono molto apprezzate» sottolinea monsignor Sergio Bertocchi, incaricato diocesano per la promozione del sostegno economico alla Chiesa. A noi purtroppo tocca nostro malgrado dissentire, e invitare tutti i cittadini italiani cattolici, al clamoroso gesto di “disobbedienza ” di non favorire la Chiesa cattolica,perché in questo tempo di crisi causato dal Covid-19, la nostra carissima gerarchia ecclesiastica,la CEI con il suo capo, il cardinale Bassetti e con il sostegno di Papa Francesco, "HANNO TRADITO GESÙ CRISTO" si sono ben guardati di stare con i fedeli. Diciamo le cose come stanno: quello delle chiese chiuse è solo un sintomo, l’ennesimo, di un problema più grave che sta, come si suol dire, a monte. E che tocca da vicino l’essenza stessa della vita della Chiesa, cioè la fede. Ma come! C’è una pandemia in corso, migliaia di morti, decina di migliaia i contagiati, paura, inquietudine, smarrimento diffuso, i nostri stili di vita radicalmente cambiati in pochissimo tempo, siamo costretti a difenderci standocene rintanati in casa, le nostre città ci rimandano scene spettrali, viviamo una vita sospesa; e in questo frangente la Chiesa non ha nulla da dire, fatta salva qualche lodevole eccezione (si veda ad esempio la bella intervista rilasciata da Mons. Massimo Camisasca alla Nuova Bussola Quotidiana)?Non una parola sul senso e sul significato di ciò che sta accadendo, alla luce di quel fatto sconvolgente senza il quale, come dice l’Apostolo, è vana la nostra fede ossia la Resurrezione? Semplice presa d’atto?
E’ vero che viviamo tempi difficili, ma è altrettanto vero che proprio perché difficili possono essere tempi anche straordinariamente fecondi, come spesso è accaduto nella storia.  Può dunque la Chiesa, che pure è chiamata a vivere nel mondo e a farsi carico dei problemi degli uomini e che degli uomini condivide gioie e dolori eccetera eccetera eccetera, può, la Chiesa, sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda del pensare e dell’agire umano e basta? Senza andare oltre, senza parlare come si può e si deve parlare in tali circostanze illuminando la storia presente con una parola di verità? Ovvio che no.

O cessa di essere Chiesa per diventare un’associazione come un’altra. Va bene la preghiera, va bene la solidarietà e la carità verso i più deboli, va bene tutto. Ma resta il fatto che da quando si è scatenato questo flagello del Covid-19 poco o nulla si è sentito o letto di realmente, autenticamente cattolico. Silenzio assoluto. Tranne quando, ma lì sì che era meglio tacere, si è trattato di prendere le distanze da certe interpretazioni del fenomeno giudicate evidentemente retrò (tipo, coronavirus = castigo di Dio), in quanto potevano forse (e sottolineo forse) andar bene in epoche passate, ma nel XXI secolo?

Suvvia…Ora, a parte il fatto che ci andrei cauto a liquidare con una alzatina di spalle – come sogliono fare certi teologi o sedicenti tali – la possibilità che anche nel XXI secolo, anche nel nostro mondo divenuto adulto Dio possa voler comunque mandare un – vogliamo chiamarlo avvertimento, se castigo suona troppo ecclesialmente scorretto? (a tal riguardo oltre a rimandare alla già citata intervista a M.or Camisasca, ricordo qui sommessamente, così, alla rinfusa: Sodoma e Gomorra, l’esilio babilonese, le piaghe d’Egitto, la cacciata dall’Eden, il diluvio universale, Corazin, Betsaida e Cafarnao, e potremmo continuare a lungo); a parte questo, ripeto, il punto qui è la dimensione oramai quasi del tutto orizzontale di buona parte dei discorsi che si sentono in ambito ecclesiale. In quasi tutta Italia sono state sospese le celebrazioni religiose, una delle proteste più vibranti è quella della giornalista cattolica Costanza Miriano, autrice del bestseller “Sposalo e sii sottomessa”. “Credo che la sospensione delle messe in Lombardia e nel resto della penisola sia una grave decisione, sono sicura che sia stata presa per rispettare norme sanitarie, ma io personalmente credo che ci tenga in vita – anche fisicamente – più il corpo di Cristo che qualsiasi altra cura. Probabilmente le chiese per le messe feriali sono i luoghi meno affollati che frequento. Quindi, anche in seguito ai commenti, puntualizzo che fino a che rimangono aperti la metro, i bar, i supermercati e tutti i luoghi di lavoro in Lombardia, non ha senso vietare le messe, che dovrebbero essere l’ultima cosa da proibire, essendo il paragone con la peste manzoniana, al momento, per fortuna davvero sproporzionato.”
Si esprime così anche Riccardo Bonacina, direttore di Vita, il più importante giornale interamente dedicato al mondo del non profit, che si esprime in modo molto duro contro l’arcivescovo di Milano Mario Delpini, che “non ha senso permettere che si possa andare in metropolitana o al ristorante e vietare di partecipare ad una messa.” Bonacina, noto per la sua moderazione fa un appello diretto a monsignor Delpini: “Caro vescovo disobbedisca se le è stato imposto, o ritrovi la ragione se è stato frutto di una sua scelta.” Bonacina fa anche una sorta di preghiera laica: “Il Signore ispiri i Fontana e gli Speranza di turno perchè ne hanno molto bisogno, ma ispiri anche lei e le faccia capire che è una misura ridicola, insensata. Ma non solo, anche umiliante per chi crede, per chi ogni giorno cerca l’incontro con l’Eucaristia. Lei sa e dovrebbe insegnare quanto sia importante l’incontro personale con Cristo nell’Eucaristia. E allora non lo vieti. Il suo divieto lascerà campo aperto ai profeti di sventura e a chi da Radio paracattoliche racconta dell’inizio dell’Apocalisse. Caro Delpini ci ripensi e ridia l’Eucarestia a chi la cerca ogni giorno.”
A Verona la disposizione per la chiusura delle chiese in ossequio alla volontà del Ministro della Salute e della Regione non è firmata dall’arcivescovo, monsignor Zenti, ma dal suo vicario. La diocesi, dunque, anche per far sentire la propria voce, ha deciso di chiudere le chiese ma di far sentire la sua voce con le campane: è stato, infatti, dato ordine ai parroci di suonarle ogni sera alle 18:00. Da mercoledì, primo giorno di quaresima, il vescovo Zenti reciterà il rosario e celebrerà la santa messa nella cattedrale, in forma privata, garantendo la trasmissione della liturgia in diretta su Telepace e tramite il sito internet della diocesi.Questo è solo una piccola parte, tutta la chiesa italiana si è data latitante abbandonando il gregge, come gli Apostoli abbandonarono Gesù, eccetto San Giovanni."Per i Vescovi italiani la triste e dolorosa decisione - assunta a seguito delle disposizioni emanate dal Governo e finalizzate a fronteggiare le presenti criticità - di sospendere nelle chiese la celebrazione dell’Eucaristia “in forma pubblica” rappresenta un gesto mosso da una carità pastorale verso i fedeli e da un atto di saggezza e responsabilità ecclesiale e civile nell’esercizio del governo delle Chiese locali; si tratta qui di condividere un comune senso di cittadinanza che porta i credenti, con la loro fede, ad essere pienamente partecipi della realtà in cui vivono, nel rispetto anche di quanto indicato dalla ragione e dalla scienza.La nota, diffusa dall’Ufficio comunicazione sociali della Conferenza episcopale italiana, prosegue con un’altra presa di posizione: “l’allarme dei medici, le decisioni delle autorità, le pressioni mediatiche si sono rivelate di straordinaria efficacia nel lottare per contenere la diffusione del virus”(fonte l'avvenire).Chi non si piega alle disposizioni della Cei e a quelle governative è perseguitato in molti modi, i sacerdoti vengono rimossi se non si adeguano a guanti e mascherine nel distribuire la Santa Comunione, in italia sta accadendo con la benevole benedizione del romano pontefice e della cei, quello che succede nella Repubblica popolare cinese. Che usa ogni mezzo per costringere gli obiettori di coscienza cattolici ad aderire alle disposizioni emanate dal governo.Sarebbe auspicabile,uno sciopero dell’8 per mille contro una Chiesa sempre più asservita al mondo, che non risolve il problema mondiale della povertà ed è solo atta a devastare i popoli europei e la loro cultura, in perfetta linea con il progetto politico/economico mondialista e socialista di cui il Vaticano è attualmente il principale fautore. Eppure sono in molti ad essere rimasti delusi da questi provvedimenti stringenti presi dalla chiesa. Il disappunto viene da chi in questo momento difficile vorrebbe affidarsi a Dio. “Non mi sembra che le Chiese siano focolaio di Coronavirus. È una follia. Siamo diventati un popolo di pagani. La novità sta nel fatto che la Chiesa stessa (tranne rare eccezioni) ha collaborato con i rivoluzionari ed anzi ha dimostrato di voler essere più realista del re. Ma potevamo aspettarcelo: poiché da tempo ha sostituito Dio con l’uomo, e la legge divina con la volontà umana, era fatale che la Chiesa si piegasse ai rivoluzionari di turno, magari con la speranza di poterne ottenere qualche beneficio. Siccome le organizzazioni vicine a questo sistema sono molto attente al loro portafoglio e grazie alla gestione dei disperati dell’immigrazione riescono ad avere provviste per il loro sostentamento, tocchiamoli sulla pecunia: io NON darò il mio 8 per mille alla Chiesa Cattolica e spero lo facciano in tanti altri che si sentono traditi.


giovedì 28 maggio 2020

Ecco perché siamo nel pieno di una rivoluzione di Aldo Maria Valli



Testo dell'audio

Non so se e quanto ce ne siamo resi conto, ma noi, con questa vicenda del coronavirus, siamo nel bel mezzo di una rivoluzione. Della rivoluzione abbiamo infatti tutti gli ingredienti, nessuno escluso. Prima di tutto abbiamo l’ideale supremo, trasformato in un assoluto rispetto al quale tutto il resto è sacrificabile: la Salute. E che cos’è che ogni rivoluzione chiede di sacrificare in nome di un ideale supremo? La libertà, ovviamente. E che cos’è che ogni rivoluzione utilizza per imporsi e fare piazza pulita dei dissenzienti? Il terrore, ovviamente. Vedete che non ci manca nulla. L’ideale supremo l’abbiamo, il valore da sacrificare l’abbiamo, lo strumento l’abbiamo. Quello che cambia è il quadro storico, ma nella sostanza gli ingredienti sono classici. Andiamo avanti.

Ogni rivoluzione ha bisogno di una narrativa, il cui scopo principale è quello di esaltare il valore supremo, legittimare la rinuncia alla libertà, denigrare i nemici e alimentare il terrore. Proprio ciò che sta facendo la narrativa dominante in questo momento, grazie all’opera instancabile della maggior parte dei mass media.

Nel nostro caso, insieme alle libertà e ai diritti, l’altra grande vittima di questa rivoluzione è lo Stato. In realtà lo Stato già da molto tempo era un morto che camminava, ma a questo punto la sua liquidazione è completa. Se ancora formalmente esiste, è solo perché possa essere l’esecutore locale di decisioni prese altrove.

E qui veniamo a un altro ingrediente fondamentale: i rivoluzionari. Che nel nostro caso sono i grandi organismi internazionali e sovranazionali. Primo fra tutti l’Oms, quell’Organizzazione mondiale della sanità che assomiglia sempre di più a un governo mondiale, con il suo organo decisionale (l’Assemblea mondiale della sanità) e con le sue direttive in grado di incidere ovunque, saltando ogni potere decisionale intermedio, proprio grazie al suo marchio di fabbrica, ovvero la Salute, diventato il grande totem globale, appunto l’idolo supremo.

Proseguiamo. In ogni rivoluzione l’idolo non è veramente tale se non richiede sacrifici. E il sacrificio che ora è chiesto a tutti non è solo quello di rinunciare a porzioni crescenti di libertà e diritti, ma anche quello di diventare più poveri, di perdere il lavoro o di avere un lavoro più precario. Se lo richiede il grande totem, non si discute. E anche sotto questo profilo siamo nel classico quadro rivoluzionario. Tutte le rivoluzioni (pensiamo alla Cina maoista, alla Russia sovietica), nell’attesa della palingenesi rivoluzionaria, garantiscono una sola cosa: crescente povertà, tanto che possiamo ben dire che la povertà è un sigillo della rivoluzione. E lo è in particolare l’impoverimento della classe media: se il ceto medio si impoverisce, potete star certi che una rivoluzione è in corso.

Come in tutte le rivoluzioni, anche in questa che stiamo vivendo ci sono poi i guardiani, chiamati a controllare, e direi che nel nostro caso i guardiani proprio non mancano.

La rivoluzione, per meglio esercitare il controllo e la repressione del dissenso, ha bisogno di introdurre segni di riconoscimento, e nel nostro caso tale segno è la famigerata mascherina. Chi la indossa è accettato e può far parte del sistema, chi non la indossa, o la indossa di meno, è il controrivoluzionario, il reazionario, dunque il nemico.

In questi primi giorni di post-quarantena ho notato che molte persone indossano la mascherina anche quando sono sole, ben a distanza le une dalle altre, in luoghi aperti. La indossano persino quando sono da sole in automobile. Significa che la mascherina è diventata il contrassegno del conformismo rivoluzionario. Viene indossata non tanto e non solo per la sua funzione (che resta comunque dubbia), ma in quanto simbolo di appartenenza. Come la giacca di Sun Yat-sen ai tempi del maoismo.

Come in tutte le rivoluzioni, oltre ai guardiani non possono mancare i delatori, e infatti ne abbiamo. Ne sanno qualcosa i parroci che si sono visti piombare in chiesa le forze dell’ordine perché qualcuno aveva segnalato che era in corso una Messa alla presenza dei fedeli.

Conformismo e delazione sono in funzione della coesione rivoluzionaria fondata sul terrore. E ogni vero rivoluzionario sa di essere, in fondo, nient’altro che un organizzatore del terrore, come spiegò chiaramente Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij, primo direttore della Čeka, la polizia segreta sovietica, quando disse: “Noi siamo per il terrore organizzato”.

Prima ho parlato dei sacrifici richiesti dal totem globale della Salute, ma non bisogna pensare che il rivoluzionario li viva in quanto tali. No, il rivoluzionario li considera omaggi, ed è pronto a tutto, anche a lasciarsi tracciare, anche a non essere più libero, pur di vedere garantito ed esaltato il valore, in questo caso la Salute, che la rivoluzione ha deciso di mettere in cima a tutto e che l’ideologia trasforma in un assoluto.

Inutile dire poi che la rivoluzione ha bisogno dei suoi cronisti e dei suoi cantori, e noi li abbiamo. Plotoni di giornalisti e intellettuali sono impegnati da settimane a dipingere il quadro del terrore, a rafforzare la narrativa voluta dalla rivoluzione e a presentare i dissenzienti come pericolosi nemici, i quali, come tali, possono solo meritare disprezzo e vanno esclusi dal consesso sociale.

Tutte le vere rivoluzioni poi mettono nel loro mirino la Chiesa e la sua libertà, e l’attuale rivoluzione, come ben sappiamo, è stata particolarmente solerte sotto questo profilo. La novità sta nel fatto che la Chiesa stessa (tranne rare eccezioni) ha collaborato con i rivoluzionari ed anzi ha dimostrato di voler essere più realista del re. Ma potevamo aspettarcelo: poiché da tempo ha sostituito Dio con l’uomo, e la legge divina con la volontà umana, era fatale che la Chiesa si piegasse ai rivoluzionari di turno, magari con la speranza di poterne ottenere qualche beneficio.

E qui, a proposito di quelli che invece di difendere la libertà si mettono con i rivoluzionari, non possiamo dimenticare la categoria degli utili idioti, altro elemento caratteristico di ogni vera rivoluzione.

Lo dico a beneficio dei più giovani: utile idiota (espressione attribuita a Lenin) era chi in Occidente anziché denunciare le atrocità del socialismo reale e mettere in guardia dall’abbracciare l’orso sovietico, lavorava incessantemente perché le nostre democrazie prendessero esempio dalla rivoluzione e si convertissero. E oggi noi vediamo che gli utili idioti pullulano. Avrebbero tutte le carte in regola per smascherare (è il caso di dirlo) la rivoluzione in corso, e invece, obnubilati dall’ideologia, fanno a gara per rafforzare il clima di terrore e gridare “al lupo, al lupo!”.

Mi fermo qui. Ma non prima di avervi proposto un piccolo quiz. Come si chiamava l’organo di governo messo in piedi dai rivoluzionari francesi il 17 germinale dell’anno I (ovvero il 6 aprile 1793)? Bravi, avete indovinato: Comitato di salute pubblica. E ricordate anche i suoi poteri? Eh, sì: doveva sorvegliare ed era autorizzato a prendere decisioni mediante decreti, in circostanze ritenute di particolare urgenza e necessità. Vi ricorda qualcosa? Nihil sub sole novum!

Poiché la rivoluzione divora sempre i suoi figli, potremmo anche finire con una nota di speranza e dire che, in fondo, si tratta solo di aspettare che i Robespierre di turno finiscano ghigliottinati. Ma, nel nostro caso, non è così semplice. I nostri Robespierre si sono fatti furbi e lavorano nell’ombra. E questa volta non hanno messo nel loro mirino solo una nazione e un popolo, ma il mondo intero.
(Fonte radioromalibera.org)

Nessuno può imporre la comunione sulla mano.Lo stabilisce la legge universale della Chiesa.


Il recente protocollo d’intesa sulla ripresa delle celebrazioni liturgiche con concorso di popolo ha provocato, con le sue disposizioni, disagio e disorientamento in molti fedeli. Sono in tanti, perciò, a chiedere lumi sul comportamento da tenere nell’inedita situazione che si è venuta a creare a partire dal 18 maggio 2020. Dato che la questione tocca molteplici ambiti (teologico, giuridico, liturgico, morale), non è possibile fornire un’unica indicazione da applicare obbligatoriamente in tutti i casi. Partendo da una costatazione incontestabile (l’illegittimità del protocollo), si cerca qui di fissare alcuni punti fermi che consentano di orientarsi in questa spinosa circostanza. L’autore è un distinto teologo.

Occorre anzitutto osservare che le disposizioni governative sulla ripresa delle celebrazioni con il popolo sono assolutamente nulle: le autorità civili non hanno alcuna competenza in materia di culto religioso; i rappresentanti della conferenza episcopale, dal canto loro, non hanno giurisdizione né sui vescovi, né sui sacerdoti, né sui fedeli. Ogni singolo vescovo, purché sia in comunione con il Papa, è sovrano nella sua diocesi per ciò che compete alla sua autorità; in essa non rientra tuttavia quanto stabilito dalle rubriche del Messale, che sono legge per tutta la Chiesa e possono essere modificate solo dalla Santa Sede, o di sua iniziativa o in risposta ad eventuali richieste dei vescovi (rescriptive). La Santa Sede, poi, ha facoltà solo sugli elementi non essenziali dei riti, non sulla loro sostanza immutabile. Le rubriche del Messale non dicono nulla circa l’uso di guanti nella celebrazione della Messa. Nel rito tradizionale il vescovo, nella prima parte della Messa pontificale, indossa le chiroteche, ma le ritira prima di accedere all’altare per la parte sacrificale. Da ciò si deduce che secondo la Tradizione ecclesiastica, di cui la liturgia è testimonianza qualificata, l’Ostia consacrata può essere toccata solo con mani nude: la ragione è che dei frammenti possono rimanere attaccati alle dita che la tengono, motivo per cui, dopo la consacrazione del Pane, il sacerdote tiene uniti i polpastrelli del pollice e dell’indice fino a quando, terminata la comunione, non li purifica nel calice, assumendo poi il vino e l’acqua con cui li ha purificati. L’uso di guanti di lattice, alla luce di quanto appena esposto, è assolutamente da escludere, salvo ammettere l’aberrante idea di purificarli nel calice, che ha contenuto il Sangue di Cristo. Oltretutto il Corpo sacramentale del Signore, essendo quanto di più prezioso la Chiesa possieda in assoluto, non può certo essere toccato con materiale spregevole che sarà gettato nella spazzatura, ma soltanto dalle mani consacrate del sacerdote, il quale, proprio per questo, se le lava immediatamente prima della Messa e non può usarle se non per atti buoni o indifferenti. Inoltre tutti i vasi sacri, per rispetto di ciò che devono contenere, sono obbligatoriamente dorati; anche da ciò si deduce che il mettere volontariamente le Sacre Specie a contatto con materiali vili è un attentato alla loro sacralità, cioè un atto sacrilego in senso lato.

domenica 24 maggio 2020

Il Concilio Vaticano II e la salvezza delle anime


I protagonisti del Concilio Vaticano II

di don Pierpaolo Petrucci

La Chiesa ha chiaramente definito nel suo magistero perenne la dottrina cattolica sulla salvezza delle anime. Uno stravolgimento, invece, avviene durante il Concilio Vaticano II, dove si verifica una svolta radicale sulla Chiesa ed il suo ruolo di evangelizzazione.

La nuova base dottrinale su cui tali cambiamenti si fondano si può riassumere in una parola: ecumenismo.


Il termine ecumenismo designa il movimento, nato in gruppi di non-cattolici nel XIX secolo, che ha per scopo la collaborazione e l’avvicinamento delle diverse confessioni cristiane. Questa corrente giunse nel 1948 alla fondazione del Consiglio ecumenico delle Chiese e gli stessi princìpi hanno condotto in seguito al dialogo interreligioso con le religioni non cristiane.
La Chiesa ne prese subito le distanze e Papa Pio XI pubblicò, già nel 1928, l’enciclica Mortalium animos, in cui lo condannava, non soltanto perché inopportuno a causa delle circostanze, ma perché i princìpi a cui faceva appello sono contrari alla fede e alla buona dottrina, poiché inducono la confusione nelle anime ed il relativismo, lasciando credere che ogni religione possa contribuire alla salvezza.

Problemi della Curia romana: sempre peggio purtroppo. Rumores da Roma



In questo tempo di quarantena da coronavirus vi abbiamo tenuti, il più possibile, aggiornati sulla situazione della Chiesa. Ultimamente ci sono giunte, da fonti altissime, alcune spiacevoli novità. 

Abbiamo avuto conferma che la tragica decisione di chiudere le chiese di Roma (il 12 marzo 2020) sia stata presa dal Card. Vicario De Donatis su decisione espressa del Santo Padre Francesco. Decisione, come ben noto, che suscitò accese polemiche (vedere QUI, QUI e QUI) e che venne revocata il giorno successivo. Questo sgradevole episodio ha lasciato strascichi in Curia Romana, ci dicono infatti che i rapporti tra il Card. Vicario (lasciato come si suol dire, "col cerino in mano") ed il Santo Padre non siano dei migliori, anzi, pare si parlino appena. 
Ma la tremenda crisi che colpisce la Curia Romana non riguarda solo il Vicariato della Diocesi di Roma. Ci giungono fondate notizie di una Segreteria di Stato, de facto commissariata, e gestita dal Sostituto Mons. Edgar Pena Parra (chiacchieratissimo, QUI,, QUI e QUI) ragion per cui il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, sarebbe stato sul punto di dare le dimissioni. 
Peraltro sono in molti (tra cui diversi cardinali prefetti) a pensare che l'oramai famigerata "riforma della Curia" (in gestazione da quasi 7 anni e di prossima pubblicazione) sia da considerarsi il grande fallimento di questo pontificato che si è incartato su posizione ideologiche (ecologismo, immigrazionismo, etc.) abbandonando l'afflato spirituale dei primi tempi.
A tutto ciò, si aggiunge, il vero e proprio terrore di molti prelati a recarsi in udienza dal S. Padre. L'esperienza vissuta dal Card. De Donatis (e da altri in numerose occasioni) fa temere che possa ricapitare e vedersi così, "strigliati" ed allontanati in malo modo (è un eufemismo) semplicemente per aver obbedito ad un ordine che poi potrebbe essere revocato nelle ore successive (come successo il 26-27 aprile u.s. con la C.E.I. sul comunicato della riapertura della S. Messe al popolo QUI). 
Queste tragiche conferme che ci arrivano da Roma ci spingono a pregare sempre di più affinché il Signore illumini le menti e i cuori di coloro che sono al servizio di Santa Romana Chiesa.
Luigi

lunedì 18 maggio 2020

La Chiesa"una nave senza timoniere".


La storia della Chiesa è fatta di cambiamenti e opposizioni. Anche durante il Concilio Vaticano II, che molte novità introdusse nel mondo cristiano cattolico, come il liberalismo condannato esplicitamente dal pontefice Gregorio XVI e il modernismo - “la sintesi di tutte le eresie” - condannato da Papa san Pio X nella lettera enciclica Pascendi Dominici Gregis. Il cristianesimo liberale, o cattolicesimo liberale, è una corrente religiosa e politica, nata e sviluppatasi nell'Europa del XIX secolo, che mirava a conciliare il pensiero cristiano con i principi liberali di libertà civili e sociali. La corrente liberale ebbe una particolare rilevanza all'interno della Chiesa cattolica. I cattolici liberali furono favorevoli a un'affermazione della libertà di coscienza, di stampa e di associazione, della separazione fra Stato e Chiesa. Lo Stato, secondo Lamennais, doveva essere "indifferente in tema di religione". Le idee proposte non vennero giudicate bene dalla Santa Sede, tanto che nel 1832 papa Gregorio XVI condannò esplicitamente le idee di Lamennais con l'enciclica Mirari vos. Nel 1864 Pio IX riaffermò l'incompatibilità del liberalismo con la pubblicazione del Sillabo (cfr. SILLABO DEGLI ERRORI PUBBLICATO DAL PAPA PIO IX PRESENTAZIONE DI DON CURZIO NITOGLIA). Invece, riguardo all'eresia Modernista o meglio complesso di eresie sorte in seno alla Chiesa al principio del XX secolo sotto l’influsso della filosofia e della critica moderna, con la pretesa di elevare e di salvare la religione e la Chiesa cattolica attraverso un radicale rinnovamento, nella sua enciclica Pascendi, Papa san Pio X osserva che ci sono nella Chiesa molti laici e sacerdoti “i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, scevri d’ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si dànno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa”. Il Papa evidenzia che i Modernisti “non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde” e che “nessuna parte risparmiano della cattolica verità, nessuna che non cerchino di contaminare”. Egli continua dicendo che essi “la fanno promiscuamente da razionalisti e da cattolici, e ciò con sì fina simulazione da trarre agevolmente in inganno ogni incauto”; “posseggono, di regola, la fama di una condotta austera” e “adagiatisi in una falsa coscienza, si persuadono che sia amore di verità ciò che è infatti superbia ed ostinazione”. Il Modernismo è un ibrido di cattolicismo verbale con un reale razionalismo naturalistico, in base a tre falsi sistemi filosofici:

• Agnosticismo (dal Kantismo), che mette insieme soggettivismo, fenomenismo e relativismo, svalutando la cognizione razionale.

• Immanentismo, per cui la coscienza umana porta in sé virtualmente ogni verità, anche quella divina, che si sviluppa sotto lo stimolo del senso religioso (dalla dottrina di Kant e di Schleiermacher).

• Evoluzionismo radicale, per cui la vera realtà non è l’essere, ma il divenire dentro e fuori dell’uomo (da Hegel e più ancora da Bergson).

Ciò porta alle seguenti conseguenze d’indole religiosa: 

• Impossibilità di dimostrare un Dio personale, distinto dal mondo. 

• La religione e la rivelazione sono un prodotto naturale della nostra sub-coscienza e il dogma ne è l’espressione provvisoria, soggetta a perenne evoluzione. 

• La Bibbia non è un libro divinamente ispirato e però dev’essere studiato criticamente come libro umano, soggetto ad errori. 

• La scienza non ha nulla a che fare con la fede: il critico come tale può negare ciò che ammette come credente. 

• La divinità di Cristo non si ricava dagli Evangeli, ma è frutto della coscienza cristiana. 

• Il valore espiatorio e redentivo della morte di Cristo è opinione di S. Paolo. 

• Cristo non ha istituito la Chiesa né il primato di Pietro, passato poi ai Romani Pontefici: la odierna organizzazione ecclesiastica è la risultante di umane contingenze e può mutarsi continuamente. 

• I Sacramenti furono istituiti dagli Apostoli, che credevano così d’interpretare le istruzioni del Maestro. Questi Sacramenti servono soltanto a tener vivo negli uomini il pensiero della presenza del Creatore sempre benefica. 

• Il dogmatismo rigido della Chiesa romana è inconciliabile con la vera scienza, che è legata all’evoluzione universale e ne segue le sorti.

S. Pio X conclude giustamente che il Modernismo, in forza di questi principi deleteri, conduce all’abolizione di ogni religione e quindi all’Ateismo. La Chiesa ha chiaramente definito nel suo magistero perenne la dottrina cattolica sulla salvezza delle anime. Uno stravolgimento, invece, avviene durante il Concilio Vaticano II, dove si verifica una svolta radicale sulla Chiesa ed il suo ruolo di evangelizzazione. La nuova base dottrinale su cui tali cambiamenti si fondano si può riassumere in una parola: ecumenismo. Il termine ecumenismo designa il movimento, nato in gruppi di non-cattolici nel XIX secolo, che ha per scopo la collaborazione e l’avvicinamento delle diverse confessioni cristiane. Questa corrente giunse nel 1948 alla fondazione del Consiglio ecumenico delle Chiese e gli stessi princìpi hanno condotto in seguito al dialogo interreligioso con le religioni non cristiane. La Chiesa ne prese subito le distanze e Papa Pio XI pubblicò, già nel 1928, l’enciclica Mortalium animos, in cui lo condannava, non soltanto perché inopportuno a causa delle circostanze, ma perché i princìpi a cui faceva appello sono contrari alla fede e alla buona dottrina, poiché inducono la confusione nelle anime ed il relativismo, lasciando credere che ogni religione possa contribuire alla salvezza. Questa enciclica è molto chiara e direi quasi profetica, perché con essa il magistero della Chiesa condanna in anticipo gli errori attuali. Il Concilio Vaticano II ci è stato presentato come una nuova Pentecoste, l’alba di un’espansione della Chiesa, un torrente di audacia e di energia proprio in linea con gli anni ’60. Come diceva Paolo VI chiudendo il Vaticano II il 7 dicembre 1965: “Il suo atteggiamento [del concilio] è stato molto e volutamente ottimista”. La realtà era meno brillante: gli uomini del Concilio avevano una mentalità da sconfitti, da vinti in anticipo. Erano in verità disfattisti, “losers” come si direbbe oggi. I passi da fare sembravano loro troppo grandi perché la loro fede era troppo debole. Avevano già rinunciato alla lotta, non credendo più nella vittoria di Cristo. Come sta avvenendo ancora oggi, perché non credendo più nella grazia, nella potenza di Cristo, nella forza della verità si sono arresi al potere del mondo. "Nel tentativo di soddisfare le esigenze dell'epoca, la Chiesa rischia il pericolo di perdere la sua coraggiosa voce profetica, una voce che il mondo ha bisogno di sentire". “Che Nostro Signore regni". Questo non è impossibile, o altrimenti bisogna dire che la grazia del Santo Sacrificio della Messa non è più la grazia, che Dio non è più Dio, che Nostro Signore Gesù Cristo non è più Nostro Signore Gesù Cristo. Bisogna confidare nella grazia di Nostro Signore, perché Nostro Signore è onnipotente.

Hyldegardis

venerdì 15 maggio 2020

Verso la strutturazione di uno stato totalitario. di Pier Luigi Bianchi Cagliesi


Conte 2
Tavolo di Lavoro sul dopo-coronavirus

Da reclusi agli arresti domiciliari a sorvegliati speciali

Verso la strutturazione di uno stato totalitario

di Pier Luigi Bianchi Cagliesi
L’emergenza coronavirus ha fatto emergere una lunga serie di contraddizioni che giacevano sotto traccia, seppellite dall’ottimismo imperante.

Abbiamo vissuto in questi mesi una gestione dell’emergenza che un giorno sarà oggetto di di analisi approfondite perché all’ombra della fase di emergenza è stato avviato un laboratorio vero e proprio per la trasformazione del Paese, con l’ausilio di cosiddetti esperti e tecnici che Mons. Viganò ha definito:” persone senza nome e senza volto che possono decidere le sorti del mondo”.

Al momento presente, ammesso che si possa parlare di dopo-coronavirus, l’immediata sensazione che si fa strada è la trasformazione in atto della cosiddetta post emergenza in gestione stabile di una emergenza che dovrebbe diventare permanente. Vorrei uscire da dibattiti e analisi spesso teoriche per accompagnare sentimenti e riflessioni del Paese reale. Mi riferisco ai 60 milioni di italiani, che da un giorno all’altro sono stati reclusi nelle loro case, ma che a oltre due mesi di “arresti domiciliari”, hanno iniziato ad uscire dallo stato confusionale iniziale, quasi surreale, per cercare di capire cosa stia realmente accadendo.

La fine della fase 1, come stiamo constatando, non solo prosegue l’itinerario già avviato nella progressiva limitazione delle libertà individuali, ma lascia anche intravedere sempre più chiaramente scenari molto preoccupanti sul versante economico. La fase 2, sarà quella del terremoto economico e finanziario e delle misure per il contenimento e la prevenzione del virus, utilizzando strumenti per il controllo globale della popolazione, con ulteriori restrizioni alle già ridotte libertà individuali: da reclusi agli arresti domiciliari a sorvegliati speciali. L’aspetto del controllo globale e della restrizione delle libertà individuali, costituisce la deriva più preoccupante di tutto il processo in corso e una pericolosa avvisaglia di un progetto di governo mondialista che l’Arcivescovo Schneider ha definito una dittatura bio-sanitaria o psico-sanitaria. Lo stesso Arcivescovo, Mons. Carlo Maria Viganò, nel coraggioso e lucidissimo appello pubblicato l’8 Maggio 2020 [LEGGI QUI], ha fatto riferimento esplicito a “subdole forme di dittatura, presumibilmente peggiori di quelle che la nostra società ha visto nascere e morire nel recente passato”, e ad una ”odiosa tirannide tecnologica in cui persone senza nome e senza volto possono decidere le sorti del mondo, confinandoci ad una realtà virtuale. Queste modalità di imposizione illiberali, preludono in modo inquietante alla realizzazione di un Governo Mondiale fuori da ogni controllo”.

C’è un confine invalicabile e una linea rossa che delimita il limite estremo oltre il quale si rischia di precipitare in un regime totalitario. Vale la pena ricordare che la fine della certezza del diritto e l’inizio della repressione vera e propria, tanto nel regime nazista come in quello comunista, passava per una apparente confusione normativa che lasciava ai regimi la possibilità di interpretare liberamente norme strumentalizzabili, sempre a danno dei cittadini, aprendo la strada alla repressione e alla persecuzione vera e propria. Su questo aspetto sarebbe necessario sollevare un dibattito ed evidenziare come l’attuale deriva in corso, se sottovalutata e non contrastata efficacemente potrebbe favorire il veloce passaggio verso uno stato totalitario. Gruppi e associazioni che fino ad oggi hanno lottato coraggiosamente per la difesa dei valori non negoziabili, potrebbero veder vanificare ogni futura azione o iniziativa, se questa meccanismo repressivo dovesse strutturarsi nel nostro Paese.

Gli italiani cominciano a prendere coscienza di quanto sta accadendo e non si sentono più tutelati nei loro elementari diritti né dal governo né da una classe politica che in nome dell’emergenza ci sta abituando a procedure e modalità in aperta violazione dei dettami costituzionali, anche a causa di una latitanza delle forze politiche di opposizione che su alcuni aspetti determinanti sembrano in molti casi sempre più appiattite se non allineate al pensiero dominante e politicamente corretto. Una strana e ambigua latitanza nei confronti di una popolazione che avverte ogni giorno di più una diffusa sensazione di abbandono.

Non è un problema da poco e occorre aumentare l’attenzione e la sensibilità su questo passaggio decisivo, già in fase di realizzazione, che ci sta conducendo verso la perdita progressiva delle nostre libertà individuali. Occorre svegliarsi prima che sia troppo tardi.
[Sullo stesso argomento vedi anche l’articolo del prof. Giovanni Turco: LEGGI QUI ]

Si autem non vis, non possumus nos

Gli idoli sull’altare della chiesa dei Martiri Cattolici Inglesi di Hornchurch, Diocesi di Brentwood : non c'è bisogno di aggiungere altro!

Non possiamo non dobbiamo non vogliamo


Fra i vari idoli hanno però dimenticato di piazzare quello della Pachamama... E poi per essere più ironici, la chiesa dove faranno questo rivoltante atto di sincretismo è intitolata ai Santi Martiri Inglesi, evidentemente martiri per essere stati troppo poco ecumenici e dialoganti....
Non occorre aggiungere altro.
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