Blog della Tradizione Cattolica Apostolica Romana

lunedì 16 luglio 2018

Mons.Athanasius Schneider "Dietro i migranti c'è un piano per cambiare i popoli europei"


Un piano affinché la cristianità dell'Europa venga messa in discussione. Questa è la visione del vescovo kirghiso Schneider, che si è soffermato su questo e altri temi che riguardano da vicino anche la visione della Chiesa cattolica

Un piano per mettere in discussione la stessa cristianità dell'Europa. Il vescovo kirghiso Athanasius Schneider sembra esserne sicuro.

Mons.Athanasius Schneider  

Un piano, ancora, che sarebbe stato addirittura "preparato da lungo tempo". Un piano, in definitiva, "orchestrato".Di questo e di altri temi abbiamo parlato con il prelato di Astana.

Sua Eccellenza, c'è "confusione dottrinale" nella Chiesa contemporanea?

"Già quarant’anni fa Papa Paolo VI constatò con realismo la seguente situazione all’interno della vita della Chiesa: “Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza. Da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio»”. Questa situazione si è aggravata negli ultimi decenni a tal punto che ha costretto il grande cardinale Carlo Caffarra ad affermare alcuni mesi prima della sua morte: “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”.

Uno dei temi più dibattuti riguarda la cosiddetta "Intercomunione". Il Papa ha detto di non aver fatto "alcun passo indietro", mentre Ladarìa ha parlato di "testo non pronto". Qual è la situazione?

"Dobbiamo guardare il problema nelle sue radici. Il proprio effetto della Comunione Eucaristica è l’unione perfetta di tutti i membri della Chiesa. Perciò, la stessa ricezione dell’Eucaristia – pure in casi cosiddetti d’emergenza – da parte di un cristiano protestante o ortodosso, rappresenta nell’ultima analisi una menzogna, poiché un tale acattolico ammesso all’Eucaristia continua intenzionalmente a rigettare l’integrità delle verità cattoliche e della comunione gerarchica. In ciò si vede anche il principio teologicamente contradditorio del canone 844 del Codice del Diritto Canonico che parla dell’ ”intercomunione” in casi d’emergenza. Le proposte dei vescovi tedeschi sull’ “intercomunione” è solamente una conseguenza logica del menzionato canone. E ciò contraddice la pratica costante della Chiesa durante i due mila anni".

La questione dei "dubia" è stata risolta?

"Questa questione evidentemente non è stata risolta. Infatti la realtà innegabile è questa: autorità ecclesiastiche a diversi livelli hanno dato la loro approvazione – pure in casi eccezionali – al divorzio. Lo hanno fatto però tramite l’ammissione alla Santa Comunione di persone che vivono intenzionalmente e stabilmente in modo uxorio con una persona che non è il loro legittimo coniuge. Nessuna autorità ecclesiastica ha il potere di dispensare – nemmeno implicitamente o in un caso eccezionale – dal sesto comandamento Divino e dall’indissolubilità del matrimonio".

C'è una grande discussione attorno al tema dell'immigrazione. L'Italia è stata lasciata sola dall'Unione europea? La Chiesa continua a richiamare il nostro paese "all'umanitarismo".

"Il fenomeno della cosiddetta “immigrazione” rappresenta un piano orchestrato e preparata da lungo tempo da parte dei poteri internazionali per cambiare radicalmente l’identità cristiana e nazionale dei popoli europei. Questi poteri usano l’enorme potenziale morale della Chiesa e le loro strutture per conseguire più efficacemente il loro obiettivo anti-cristiano e anti-europeo. A tale scopo si abusa il vero concetto dell’umanesimo e persino il comandamento cristiano della carità".

Cosa ne pensa del ministro italiano dell'Interno Matteo Salvini?

"Non seguo e non conosco bene la situazione politica italiana, per questo non sono in grado di pronunciarmi in merito. Però se un governo di una determinata nazione europea tenterebbe di accentuare più la propria sovranità e la propria identità storica, culturale e cristiana di fronte al totalitarismo di una specie di nuova Unione Sovietica, la quale si chiama oggi l’Unione Europea con un’ideologia inconfondibilmente massonica, ciò è certamente da lodare".

Sindaci italiani del Movimento 5 Stelle, come Chiara Appendino a Torino, hanno registrato all'anagrafe figli delle coppie omosessuali. Qual è la posizione della Chiesa cattolica al riguardo?

La Chiesa cattolica come pure ogni persona umana di buon senso e diretta ragione ha sempre rigettato l’attività omossessuale. Affidare a cosiddette copie omossessuali figli significa una violazione di un diritto fondamentale di ogni bambino di crescere e di essere educato da un papà e di una mamma. L’affidamento dei figli alle cosiddette coppie omossessuali rappresenta in ultima analisi un abuso morale dei bambini, dei più piccoli e indifesi. Questo fenomeno passerà alla storia come uno dei più grandi degradi di civiltà. Quelli che oggigiorno combattono tale ingiustizia clamorosa sono i veri amici dei bambini e eroi del nostro tempo".
(Francesco Boezi  fonte il Giornale) 

giovedì 12 luglio 2018

Mons. Lefebvre – Un vescovo nella tempesta "Breve biografia"

Che il cuore del sacerdote sia sempre accogliente.
Oh, non per i compromessi, non per diminuire la verità, 
non per diminuire la grazia di Dio, ma per attirare le anime alla verità, 
per attirarle alla grazia del Buon Dio…
Che il cuore del sacerdote sia un cuore misericordioso.

di Mons. Lefebvre

"Breve biografia"
Marcel Lefebvre nasce il 29 novembre 1905 da una famiglia di industriali del nord della Francia. Dopo gli studi secondari, raggiuge il fratello maggiore nel seminario francese di Roma, nell’ottobre 1923. Mons. Lefebvre conserverà sempre una grande stima per il direttore del seminario francese, Padre Henri Le Floch, che gli fece amare e riverire l’insegnamento dei papi. Il Padre spiegava con forza le grandi encicliche contro gli errori moderni come il liberalismo, il modernismo o il comunismo. Il 21 settembre del 1929, Marcel Lefebvre vieneordinato sacerdote da Mons. Liénart a Lilla.



In seguito ritorna a Roma per preparare il suo dottorato in teologia, mentre svolge il compito di gran cerimoniere del seminario. Già titolare di un dottorato in filosofia, ottiene il dottorato in teologia il 2 luglio del 1930.

Dal 1930 al 1931 è vicario in una periferia operaia di Lilla, mentre aspetta dal suo vescovo il permesso di entrare nella Congregazione missionaria dei Padri dello Spirito Santo. Il 1 settembre del 1931 inizia il suo noviziato.

Dopo aver emesso la sua professione religiosa, l’8 settembre 1932, il 12 novembre s’imbarca per Libreville (Gabon), ove viene nominato professore nel seminario, posto che occuperà fino al 1934, quando gli verrà affidata la direzione fino al 1938. In quest’anno, soffrendo di paludismo e completamente esaurito, fu mandato a “riposarsi in campagna”.

Lo Stato della Città del Vaticano Storia,nel tempo,oggi




Il termine Vaticano anticamente identificava l’area paludosa sulla riva destra del Tevere, compresa fra Ponte Milvio e l’odierno Ponte Sisto.
StoriaDurante il periodo regio e per tutta l’età repubblicana, il territorio era noto come Ager Vaticanus e si estendeva a nord fino alla foce del Cremera, a sud almeno fino al Gianicolo. In età imperiale, a partire dal II secolo d.C., è attestato il toponimo Vaticanum che comprendeva un’area grossomodo corrispondente a quella dell’odierno Stato della Città del Vaticano. In epoca romana l’area, esterna alla città di Roma, fu bonificata e occupata da ville, dai giardini di Agrippina – madre dell’imperatore Caligola (37-41 d.C.) – e da vaste necropoli disposte lungo le arterie principali. Nei giardini della madre, Caligola costruì un piccolo circo per gli allenamenti degli aurighi (Gaianum), ristrutturato successivamente da Nerone (54-68 d.C.), presso il quale la tradizione vuole che Pietro abbia subìto il martirio nella grande persecuzione contro i cristiani ordinata da Nerone nel 64 d.C.

mercoledì 11 luglio 2018

Elezione degli Assistenti generali Fraternità sacerdotale San Pio X


Proprio mentre il giorno stava per finire, il nuovo Superiore Generale della Fraternità sacerdotale di San Pio X, Don Davide Pagliarani, e gli altri 40 padri capitolari hanno deciso di procedere all'elezione dei due Assistenti generali.

Il primo assistente eletto è Sua Ecc, Rev.Mons. Alfonso de Galarreta, vescovo ausiliare della Fraternità sacerdotale San Pio X, di nazionalità spagnola. Età 61 anni, è stato ordinato sacerdote nel 1980 a Buenos Aires, in Argentina, dove visse per un certo periodo. In passato ha ricoperto il ruolo di Rettore della Nostra Signora Co-Redemptrix Seminary a La Reja, in Argentina, e superiore della Casa Autonoma di Spagna e Portogallo. È stato 2 ° Assistente della Fraternità dal 2002 al 2006. Fino ad ora, ha risieduto a Ginevra, in Svizzera.

Il secondo assistente eletto è padre Christian Bouchacourt, di nazionalità francese. All'età di 59 anni, fu ordinato sacerdote nel 1986 dall'arcivescovo Mons. Marcel Lefebvre. Per lungo tempo è stato di stanza a Parigi, in particolare a Saint-Nicolas du Chardonnet, prima di diventare Superiore del distretto del Sud America, nel 2014 è stato eletto superiore del distretto di Francia. 

Ora che queste elezioni si sono svolte, il Capitolo generale sarà in grado di affrontare le numerose domande che sono state proposte per la discussione, fino al 21 luglio 2018.

Continuiamo a ricordarli nelle nostre preghiere affinché siano illuminati dallo Spirito Santo e compiano così un proficuo lavoro per il bene della Fraternità e della Chiesa.

Ecône, l'11 luglio 2018

Don Davide Pagliarani Eletto Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X

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Il IV Capitolo Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X ha eletto per un mandato di 12 anni come superiore generale don Davide Pagliarani .In questi tempi difficili e di crisi lacerante essere il Successore di Mons. Marcel Lefebvre vuol dire caricarsi di enormi responsabilità, che richiedono forte coraggio, ma soprattutto fede incrollabile e certezza in un avvenire migliore . E noi siamo pronti, con la nostra rinnovata coscienza di figli primogeniti di Mons. Marcel Lefebvre, a sostenere il suo lavoro, convinti che la Fraternità Sacerdotale San Pio X tutta, dovrà fiorire sempre più per il bene della Chiesa e del mondo intero .. Noi salutiamo don Davide Pagliarani il nostro Padre e Superiore ; a lui riconfermiamo la nostra fedeltà, protesa ad una sempre migliore realizzazione del progetto di Dio.
(la redazione)

Il nuovo Superiore Generale ha 47 anni ed è di nazionalità italiana. Ha ricevuto il sacramento dell'Ordine dalle mani del vescovo Bernard Fellay nel 1996. Ha esercitato il suo apostolato a Rimini (Italia), poi a Singapore, prima di essere nominato Superiore del Distretto d'Italia. Dal 2012 è stato Rettore di Nostra Signora Co-Redemptrix Seminary di La Reja (Argentina).Dopo aver accettato il suo ufficio, l'eletto ha pronunciato la professione di fede e ha pronunciato il giuramento anti-modernista nella chiesa del seminario. Quindi, tutti i padri capitolari presenti  hanno fatto atto di obbedienza, prima di cantare il Te Deum in ringraziamento.


I 41 padri capitolari procederanno domani con l'elezione dei due Assistenti generali, per lo stesso mandato di 12 anni. Il Capitolo continuerà fino al 21 luglio al Seminario di San Pio X di Ecône (Svizzera)


Ecône, 11 luglio 2018


(Fonte: FSSPX - FSSPX.News - 07/11/2018)

domenica 8 luglio 2018

Sette domande sul Capitolo generale




Come inizia il capitolo?

I membri del Capitolo non iniziano subito; si radunano per la prima volta ai piedi della Croce di Gesù Cristo Sommo Sacerdote per un ritiro di 5 giorni che sarà il loro ritiro annuale.(capitolo generale)

Questo ritiro è anche un'opportunità per loro di pregare nella cripta del seminario dove giace il Fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X e chiedere la sua intercessione per l'opera da lui fondata.

Come stabiliscono gli Statuti della Fraternità, dopo il ritiro il giorno in cui il Capitolo si apre, l'11 luglio 2018, i membri offriranno "il Santo Sacrificio della Messa per ottenere assistenza divina per il lavoro del Capitolo Generale e specialmente per le elezioni".

Inizieranno quindi i preparativi per l'elezione del Superiore Generale. Durante una riunione preparatoria, le regole saranno lette, i partecipanti saranno chiamati per nome e il giuramento sarà pronunciato.

Ogni membro riceverà un opuscolo contenente le regole del capitolo con l'elenco dei partecipanti: e tutti saranno assegnati ai loro posti nella sala capitolare, in ordine di precedenza.

Prossimo: i membri del Capitolo prestano giuramento ed eleggono i funzionari del Capitolo.

Il Capitolo Generale è composto da 41 Padri capitolari designati secondo regole precise;non tutti i sacerdoti della fraternità sono chiamati a partecipare.

Alcuni sono designati dagli Statuti della Fraternità che furono approvati dall'arcivescovo Marcel Lefebvre: il Superiore generale uscente e i suoi due Assistenti, i vescovi della Fraternità, gli ex Superiori generali, il Segretario generale e l'Economo generale, i direttori dei maggiori seminari, i Superiori dei distretti e i Superiori di case autonome.

Questo rende 31 membri designati dallo Statuto.

Viene inoltre designato un numero aggiuntivo di sacerdoti (un terzo del numero dei membri ex officio o designato dallo statuto). Dieci dei membri più anziani della Fraternità, che hanno fatto il loro ultimo impegno, sono quindi scelti per partecipare al Capitolo.



Questo secondo modo di designare i membri si applicherà fino a quando la Fraternità avrà oltre un migliaio di membri sacerdoti (Statuti, 5.3).
Fonte: FSSPX.MG / FSSPX.News

Seminario internazionale di Econe IV Capitolo generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X





La sera del 3 luglio a Econe, sono arrivati i Padri capitolari che si accingono a svolgere il quarto capitolo generale della Fraternità sacerdotale San Pio X,fondata dall'arcivescovo Marcel Lefebvre nel 1970.

In questi giorni di preparazione spirituale per l'inizio del capitolo che si terrà l'11 luglio si svolgerà un ritiro sacerdotale, predicato da p. Emeric Baudot, attualmente priore di St. Nicolas du Chardonnet a Parigi, e primo assistente del Distretto di Francia.(Come si svolge il capitolo clicca qui)

Ordinato sacerdote il 2 settembre 1988, dal vescovo Bernard Tissier de Mallerais, p. Baudot è stato direttore della scuola Sainte-Marie vicino a Saint-Malo dal 1993 al 2001, ma anche economo del Distretto di Francia (1990-1993) e Economo generale della fraternità sacerdotale San Pio X per 12 anni, da Dal 2002 al 2014

Tutti i membri del Capitolo si raccomandano alle vostre preghiere caritatevoli.

FSSPX.News

sabato 30 giugno 2018

Noi siamo un fattore di disturbo nella Chiesa



Intervista del Tagespost a S.E. Mons. Bernard Fellay

Il 28 giugno 2018 mons. Bernard Fellay ha rilasciato un’intervista al settimanale tedesco Die Tagespost, in cui fa il punto sulla situazione attuale della Fraternità e della Chiesa. Proponiamo ai lettori la traduzione italiana dell’intervista.

Tagespost: Nel 1988 Bernard Fellay è stato consacrato Vescovo senza il permesso del Papa. Oggi spera in una riconciliazione. Lo abbiamo incontrato a Stuttgart. Eccellenza, come ha vissuto trent'anni fa la sua consacrazione episcopale? Per lei è stata una separazione definitiva dellla Fraternità da Roma oppure solo una tappa intermedia nel conflitto, nel contesto della quale aveva già in mente la riconciliazione?

Mons. Fellay: Se si fosse trattato di una separazione da Roma, oggi non sarei qui. Mons. Lefebvre non mi avrebbe mai consacrato a questo scopo, e io stesso non lo avrei accettato. Non si è trattato, dunque, di una separazione dalla Chiesa, ma di proteggersi dallo spirito moderno, dai frutti del Concilio. Nel frattempo anche altri hanno riconosciuto che qualcosa è andato storto. Molti pensieri ed aspetti che noi abbiamo combattuto e combattiamo, nel frattempo sono stati confermati anche da altri. Noi non abbiamo mai detto che il Concilio contenga dichiarazioni direttamente eretiche. Però si è indebolito il muro di protezione contro l'errore e in questo modo si è lasciato sorgere l’errore. I fedeli hanno bisogno di protezione. In questo consiste la continua battaglia della Chiesa militante: difendere la fede.

giovedì 21 giugno 2018

21 giugno San Luigi Gonzaga: Protettore dei:giovani,e ministranti

San Luigi Gonzaga

Luigi Gonzaga ( Mantova 1568 – Roma 1591) è riconosciuto in tutta la Chiesa come patrono dei giovani, perché fin da bambino si diede da fare per realizzare i suoi grandi desideri. Nella Compagnia di Gesù, egli è anche detto patrono dei “teologi”, cioè dei gesuiti che stanno affrontando gli studi di base di teologia, necessari per divenire sacerdoti. Luigi morì infatti all’età di 23 anni, quando era ancora studente al Collegio Romano. E’ perciò sepolto nella chiesa di Sant’Ignazio a Roma, al tempo cappella dell’importante università pontificia.

Luigi era il primogenito del marchese di Castiglione, appartenente a un ramo cadetto dei Gonzaga di Mantova. Sperimentò così il meglio e il peggio della prassi della grande nobiltà italiana. Per esempio, aveva conosciuto il modo di fare violento della truppa dei soldati comandati da suo padre. Durante un anno, aveva vissuto alla corte dei Medici, sperimentando gli effetti dolorosi che provocava l’infedeltà coniugale in questa famiglia. Infine, fece parte del corteo di nobili che si recò in Spagna per l’incoronazione a imperatore di Federico II. In quell’occasione fu notata la finezza dei modi del giovane Gonzaga e gli venne perciò chiesto di tenere un discorso ufficiale.

A 17, impose a suo padre la sua scelta di diventare gesuita, benché per le sue doti fosse il successore ideale per il marchesato. Se scelse di entrare in Compagnia, fu per assicurarsi di non ricevere un trattamento privilegiato. Luigi morì a Roma, dopo aver servito i malati durante un’epidemia di peste.

domenica 17 giugno 2018

Cuore Trafitto Amore donato


La solennità del Sacro Cuore che la Chiesa ci propone, ogni anno, nel mese di giugno, ci offre l’opportunità di fermarci davanti all’icona del Cuore Trafitto e di tentare di penetrarla con lo sguardo della fede e della saggezza scaturita da un’abituale e costante contemplazione.
Nei misteri che riguardano Cristo “c’è il mistero più nascosto di tutti, quello del Cuore aperto e sanguinante del Signore, fonte da cui scaturiscono tutti gli altri misteri”. «Si può indicare ed esprimere alla meno peggio, balbettando, questo mistero ineffabile con una di quelle parole che fanno parte della struttura fondamentale del linguaggio umano. Solo chi ama può pronunciare la parola “cuore” sapendo quello che dice, e solo chi è unito con amore al Signore Crocifisso comprende che cosa significa parlare del “cuore di Gesù”» Tu, infatti, veramente sei l'arca dell'alleanza, nella quale è nascosto da secoli e sì è compiuto in quest'ultimo tempo tutto ciò che dall'inizio del mondo è stato testimoniato da tutti i santi e dai profeti per mezzo della legge, dei profeti, di segni e di prodigi. Tu sei l'arca rivestita da ogni parte di oro puro, poiché in te ha riposato e in te tutto ha avvolto, glorificandoti, la pienezza della Sapienza di Dio. In te è l'urna d'oro che contiene la manna, l'anima santa e immacolata che la pienezza della divinità corporalmente inabitò; e la verga di Aronne che era fiorita, dignità del sacerdozio eterno; e le tavole dell'alleanza, per mezzo delle quali il mondo è stato costituito erede della tua grazia e le genti sono state stabilite coeredi e partecipi del medesimo corpo e compartecipi della tua promessa. (…) Questi beni, nascosti dai secoli nel cielo del tuo segreto, alla fine dei secoli li hai mostrati al mondo, che li desiderava, quando hai aperto nel cielo te stesso, la porta. E hai aperto quando è apparsa a tutti gli uomini la tua grazia che ci istruisce; quando è apparsa la tua benevolenza e umanità, non in virtù di opere di giustizia che noi avessimo fatto, ma per salvarci secondo la tua misericordia. Allora, una volta aperto il cielo, ogni bene, ogni gloria, ogni soavità del cielo si riversò sulla terra. Allora divenne chiaro per tutti quanto grande fosse in te la tua bontà verso di noi, o Dio, che non hai risparmiato il tuo proprio Figlio, ma che per tutti noi lo hai consegnato quando hai reso nota al mondo la tua salvezza e al cospetto delle genti hai rivelato la tua giustizia - che hai operato per noi nel sangue del tuo Unico -; quando egli stesso, per la nostra salvezza, sacrificò a te la casta obbedienza della carità e a noi la carità di questa stessa obbedienza. Allora, infatti, hai benedetto la nostra terra e da allora essa ha cominciato a dare il suo frutto. Da allora una via pubblica è stata lastricata fino al tuo cielo, frequentata dalle orme degli apostoli e dei martiri e di tutti i santi che, per l'esempio e la grazia della carità da te ricevuta, ti hanno amato fino al disprezzo di sé e che per te non hanno temuto di deporre le loro vite. Queste investigabili ricchezze della tua gloria, Signore, erano nascoste presso di te nel cielo del tuo segreto, finché, apertosi per la lancia del soldato il costato di tuo Figlio, Signore e redentore nostro, sulla croce, sgorgarono i sacramenti della nostra redenzione; cosicché non solo mettiamo il dito o la mano nel suo costato, come Tommaso, ma tutti interi entriamo per la porta aperta, fino al tuo cuore, Gesù, sicura dimora di misericordia, fino all'anima tua santa, piena di ogni pienezza di Dio, piena di grazia e di verità, della nostra salvezza e consolazione.

sabato 16 giugno 2018

Papa Francesco: la famiglia è una, composta da un uomo e una donna


Il Papa ha ricevuto stamani in udienza, in Aula Clementina, i delegati del Forum delle Famiglie (Ansa)

«Fa dolore dirlo: oggi si parla di famiglie diversificate, di diversi tipi di famiglia. Sì è vero: famiglia è una parola analoga, si dice anche "la famiglia delle stelle", "la famiglia degli animali". Ma la famiglia immagine di Dio è una sola, quella tra uomo e donna. Può darsi che non siano credenti ma se si amano e uniscono in matrimonio sono a immagine e somiglianza di Dio. Per questo il matrimonio è un sacramento grande». Lo ha detto papa Francesco, parlando a braccio DISCORSO DEL SANTO PADRE, rivolgendosi alla delegazione del Forum delle Associazioni Familiari ricevuta stamani in udienza in occasione dei 25 anni dalla fondazione. Il “fattore famiglia” costituisce un “elemento di valutazione politica e operativa, moltiplicatore di ricchezza umana, economica e sociale”. Lo scrive Papa Francesco nel discorso previsto per l’udienza con una delegazione del Forum delle Famiglie, composto oggi da 47 associazioni e da 18 Forum regionali. Il testo è stato consegnato, avendo il Pontefice preferito parlare a braccio, toccando temi di varia natura. Anzitutto, ribadisce che la famiglia è una sola, a immagine di Dio, l’unione tra un uomo e una donna. E che per portare avanti questo legame nel tempo ci vuole pazienza, soprattutto davanti a un tradimento. Tra i temi toccati, anche quello dell’aborto e dell’apertura alla vita, che resta sempre preziosa e inviolabile. Con aneddoti e racconti personali, Papa Bergoglio non dimentica poi di analizzare il rapporto tra genitori e figli, non di rado penalizzato delle impellenze del lavoro o dalla mancanza dello stesso.

La Santa Messa : "Lo Stesso sacrificio della Croce"



La Messa è sostanzialmente lo stesso sacrificio della croce. E’ diverso solo il modo dell’offerta (Denz. 940)
Essendo un vero sacrificio la Messa ne realizza in modo proprio le finalità: adorazione, ringraziamento, riparazione e petizione (Denz. 948 e 950).
Il valore della Messa è in se stesso rigorosamente infinito. Però i suoi effetti in quanto dipendono da noi non ci vengono applicati se non nella misura delle nostre interne disposizioni.La Messa ha gli stessi fini e produce gli stessi effetti del sacrificio della croce, che sono quelli del sacrificio in generale come atto supremo di religione, però di grado infinitamente superiore.Il sacrificio della Messa rende a Dio un’adorazione degna di Lui, rigorosamente infinita. Questo effetto è prodotto infallibilmente ex opere operato, anche se celebra un sacerdote in peccato mortale, perché questo valore latreutico o di adorazione dipende dalla dignità infinita del Sacerdote principale che lo offre e dal valore della Vittima offerta.Con la Messa possiamo dare a Dio tutto l’onore che Gli è dovuto in riconoscimento della Sua infinita maestà e del Suo supremo dominio, nella maniera più perfetta possibile e in grado rigorosamente infinito. Una sola Messa glorifica più Iddio di quanto lo glorificheranno in cielo, per tutta l’eternità, tutti gli angeli, i santi e i beati insieme, compresa Maria Santissima.
Dio risponde a questa incomparabile glorificazione curvandosi amorosamente verso le Sue creature. Di qui l’immenso valore di santificazione che racchiude per noi il santo sacrificio della Messa.Gli immensi benefici di ordine naturale e soprannaturale che abbiamo ricevuto da Dio ci hanno fatto contrarre verso di Lui un debito infinito di gratitudine che possiamo saldare soltanto con la Messa. Infatti per mezzo di essa offriamo al Padre un sacrificio eucaristico, cioè di ringraziamento, che supera infinitamente il nostro debito; perché è Cristo stesso che, immolandosi per noi, ringrazia Iddio per i benefici che ci concede. A sua volta il ringraziamento è fonte di nuove grazie perché al benefattore piace la gratitudine. Questo effetto eucaristico è sempre prodotto infallibilmente ex opere operato indipendentemente dalle nostre disposizioni.Dopo l’adorazione e il ringraziamento non c’è dovere più urgente verso il Creatore che la riparazione delle offese che da noi ha ricevuto. Anche sotto questo aspetto il valore della Messa è assolutamente incomparabile, giacché con essa offriamo al Padre l’infinita riparazione di Cristo con tutta la sua efficacia redentrice.

Questo effetto non ci viene applicato in tutta la sua pienezza – basterebbe infatti una sola Messa per riparare tutti i peccati del mondo e liberare dalle loro pene tutte le anime del Purgatorio – ma ci viene applicato in grado limitato secondo le nostre disposizioni. 


Tuttavia:
a. ci ottiene, per sé ex opere operato, se non incontra ostacoli, la grazia attuale necessaria per il pentimento dei nostri peccati. Lo insegna il Concilio di Trento: «Hujus quippe oblatione placatus Dominus, gratiam et donum paenitentiae concedens, crimina et peccata etiam ingentia dimittit» (Denz. 940).
b. rimette sempre, infallibilmente se non incontra ostacoli, almeno la parte della pena temporale che si deve pagare per i peccati in questo mondo o nell’altro. La Messa è quindi utile anche alle anime del Purgatorio (Denz. 940 e 950). Il grado e la misura di questa remissione dipende dalle nostre disposizioni.Gesù Cristo si offre al Padre nella Messa per ottenerci con il merito della Sua infinita oblazione tutte le grazie di cui abbiamo bisogno. «Semper vivens ad interpelladum pro nobis» (Ebr. 7, 25), e valorizza le nostre suppliche con i Suoi meriti infiniti. La Messa di per sé, ex opere operato, muove infallibilmente Dio a concedere agli uomini tutte le grazie di cui hanno bisogno, ma il dono effettivo di queste grazie dipende dalle nostre disposizioni, la mancanza delle quali può impedire completamente che queste grazie giungano fino a noi.Le disposizioni principali per la Santa Messa sono di due specie: esterne ed interne.Il sacerdote che celebra dovrà osservare le rubriche e le cerimonie stabilite dalla Chiesa come se quella fosse la prima, l’ultima e l’unica Messa della sua vita.Il semplice fedele assisterà alla Messa in silenzio, con rispetto e attenzione.La migliore disposizione interna è quella di identificarsi con Gesù Cristo che si immola sull’altare, offrendoLo al Padre ed offrendosi con Lui, in Lui e per Lui. ChiediamoGli che converta anche noi in pane per essere così a completa disposizione dei nostri fratelli mediante la carità. Uniamoci intimamente con Maria ai piedi della croce, con San Giovanni il discepolo prediletto, col sacerdote celebrante, nuovo Cristo in terra.Uniamoci a tutte le Messe che si celebrano nel mondo intero. La santa Messa celebrata o ascoltata con queste disposizioni è indubbiamente tra i principali strumenti di santificazione.







venerdì 8 giugno 2018

Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam! Cuore di Gesù: Sole di giustizia nell’Europa cristiana


Questa solennità ha una data mobile e viene celebrata il venerdì dopo il Corpus Domini; il sabato che segue è dedicato al Cuore Immacolato di Maria. Fu la mistica francese santa Margherita Maria Alacoque la messaggera del culto che nel 1856 papa Pio IX estese a tutta la Chiesa cattolica
La devozione al Sacro Cuore di Gesù si ebbe nel XVII secolo, prima ad opera di Giovanni Eudes (1601-1680), poi, grazie alle rivelazioni private della visitandina Margherita Maria Alacoque, propagate da Claude La Colombière (1641-1682) e dai confratelli della Compagnia di Gesù.

Alla fine del secolo XVII, l’Europa era sotto il giogo del protestantesimo, che, anche se ostacolato dalla Contro-Riforma, diffondeva comunque le sue eresie e cominciava a corrompere gli spiriti, che si allontanavano dalla Chiesa. Per contrastare questi pericoli che incombevano, il Sacro Cuore apparve a Santa Margherita Maria Alacoque, facendole delle rivelazioni.

I messaggi del Sacro Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria erano indirizzati al re Luigi XIV di Francia, detto il “Re Sole”, ma con una particolare richiesta: la consacrazione del Re e della Francia al suo Sacro Cuore, con i privilegi che questa devozione avrebbe ottenuto, irradiando di benedizioni la società monarchica.

mercoledì 6 giugno 2018

San Giuseppe Cafasso il Santo che capì Don Bosco "a centocinquantotto anni dalla morte 23 Giugno 1860 -2018"


Alla distanza di neppure un anno dai centocinquantotto anni  dalla morte del Santo Curato d'Ars, gloria insigne del sacerdozio cattolico, ecco la fausta ricorrenza "centocinquantotto anni" del pio transito di San Giuseppe Cafasso, che giustamente fu chiamato « la perla del Clero italiano ». Di questo esimio plasmatore di anime sacerdotali esaltò i meriti papa Pio XII, nel 1947, in occasione della sua canonizzazione . « Nessuno forse più di lui - disse il Papa - ha scolpito nel Clero piemontese dei secoli XIX e XX la sua impronta : egli lo ha sottratto al clima disseccante e sterilizzante del giansenismo e del rigorismo, lo ha preservato dal pericolo di profanarsi e di sommergersi nella secolarizzazione e nel laicismo . All'influsso del suo spirito illuminato dall'alto, alla guida della sua mano sicura, quanti ministri del Santuario debbono la loro fermezza nel sentire cum Ecclesia, la santità della loro vita sacerdotale, la indefettibile Santa che capì Don Bosco Nel centenario della morte di San Giuseppe Cafasso 1860 - 23 giugno - 1960  fedeltà ai molteplici obblighi della loro vocazione! » . Le parole del Papa mettono in rilievo con esattezza il bene incalcolabile che il Santo Cafasso fece al Clero del Piemonte e di riverbero a quello dell'Italia intera .  Ma non si fermò qui l'attività di quell'uomo dalle apparenze insignificanti, vissuto appena cinquant'anni . La mole immensa del suo lavoro apostolico la troviamo sintetizzata nell'epigrafe dettata da Don Bosco stesso, il giorno che in Valdocco fece celebrare un solenne ufficio funebre a suffragio del Cafasso defunto. In essa lo chiama modello di vita sacerdotale, maestro per eccellenza del Clero, padre dei poveri, consigliere dei dubbiosi, consolatore degli infermi, conforto degli agonizzanti, sollievo dei carcerati, salute dei condannati al patibolo, amico di tutti, grande benefattore dell'umanità . 
Sembrano le esagerazioni laudatorie, solite ad usarsi con i defunti, ed invece non rappresentano che gli scarni titoli di altrettanti capi della vita gloriosa di questo insigne Servo del Signore, poiché Don Bosco conosceva a fondo il Santo Cafasso, e quanto affermava di lui corrispondeva ad un'intima convinzione . Ora, le relazioni tra il Cafasso e il nostro Padre furono tanto intime e di tale importanza, che non tornerà discaro ai nostri Cooperatori che ci soffermiamo a sottolineare, sia pure con rapidi cenni, quale sentita comunanza e consonanza di pensieri, di affetti, di zelo apostolico e di aspirazioni celesti ci sia stata in ambedue, e quanto Don Bosco, della sua formazione sacerdotale e dello svolgimento della sua missione, sia debitore a San Giuseppe Cafasso . E sia questo il tenue ma affettuoso omaggio di riconoscenza che la triplice Famiglia Salesiana intesse a Colui, che del suo Fondatore fu per tanti anni maestro, guida e sostegno .

martedì 5 giugno 2018

L'Eucaristia è il Cuore di Dio

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Cara amica, caro amico, in questo mese la Chiesa, in occasione della Solennità del Sacro Cuore, ci invita ad intensificare il nostro amore verso Gesù, ricordandoci che i credenti hanno sempre riservato la più grande attenzione e l’amore più appassionato alla Passione di Cristo, al suo coraggio di affrontare la morte, per realizzare il grande progetto del Padre, che vuole dare un senso eterno alla vita dell’uomo. Gesù è apparso a Santa Margherita Maria Alacoque e “Allora scoprendo il suo divin Cuore mi disse: «Ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini e che nulla ha risparmiato per testimoniare loro il suo Amore. In segno di riconoscenza, però, non ricevo dalla maggior parte di essi che ingratitudini ... » - e poiché a quel tempo la gente si comunicava molto raramente, aggiunge: - «Per questo ti chiedo che il primo venerdì dopo l’ottava del “Corpus Domini”, sia dedicato a una festa particolare per onorare il mio Cuore, ricevendo in quel giorno la santa comunione. Io ti prometto che il mio Cuore si dilaterà per effondere con abbondanza le ricchezze del suo divino Amore ...»”. Gesù stesso quindi ci fa capire che la vera devozione al Sacro Cuore consiste nella partecipazione assidua all’Eucaristia, nell’adorazione eucaristica che necessariamente deve poi tradursi in una vita Eucaristica, cioè in scelte concrete che trasformano il nostro modo di pensare e di agire. Pensare come Cristo che si riferiva costantemente alla volontà del Padre. Agire con Cristo che si è donato gratuitamente fino al cuore squarciato dalla lancia. Così la nostra vita diventa testimonianza: «In effetti, non possiamo tenere per noi l’amore che celebriamo nel Sacramento. Esso chiede per sua natura di essere comunicato a tutti. Ciò di cui il mondo ha bisogno è l’amore di Dio, è incontrare Cristo e credere in Lui». Se ci sforzeremo di vivere come vivrebbe Cristo nelle situazioni concrete della nostra vita, le persone attorno a noi ne riceveranno luce e coraggio. In un mondo spesso disorientato e alla ricerca di nuovi motivi per vivere, nella nostra semplicità, diventiamo la luce di Cristo. Ad una donna del secolo scorso, innamorata di Cristo al punto tale che Gesù le ha raccontato tutti i dettagli della Sua vita, Gesù ha detto: «L’Eucaristia è il Cuore di Dio, è il mio Cuore. Vi ho dato il mio Cuore nell’Ultima Cena; ve lo do, purché lo vogliate, sempre! Non trasmetterete il Cristo, se non formate in voi il suo Cuore amando l’Eucaristia che è Vita e Vita vera. Se realmente vi nutriste di Me col cuore, con l’anima, con la mente, con la volontà, con la forza, l’intelletto, con tutte le potenze vostre, cadrebbero gli odi e con gli odi le guerre, non vi sarebbero più le frodi, le calunnie, le passioni sregolate che creano gli adulteri e con questi gli omicidi, l’abbandono e la soppressione degli innocenti. Il perdono reciproco sarebbe non sulle labbra, ma nei cuori di tutti e sareste perdonati dal Padre mio». L’artefice della nostra trasformazione per diventare persone eucaristiche è lo Spirito Santo che già vive nei nostri cuori e che intensifica la sua efficacia ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia. Ad ogni Comunione eucaristica invochiamo l’infusione in noi dello Spirito, dal quale vengono sentimenti, luci, impulsi di opere buone e sentiremo entrare in noi la vita. Ma viene anche il coraggio delle scelte pratiche perchè oggi i due poli della Chiesa e della comunità sono: il corpo di Cristo presente nell’Eucaristia e il corpo del povero. Entrambi sono presenza di Gesù. Sono, per certi versi, la stessa realtà: l’una rischiara l’altra, l’una deriva dall’altra. Sono i due tesori della Chiesa. Così nell’Eucaristia e nel cuore del povero siamo in contatto diretto e personale con il Verbo incarnato; il nostro impegno di servizio è sostenuto dallo Spirito Santo; e la nostra vita diventa una lode al Padre. Ecco che nella visione eucaristica della devozione al Sacro Cuore tutta la Trinità è in azione per dare senso alla nostra vita.

lunedì 4 giugno 2018

Missione in India F.S.S.P.X

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Cari lettori,

Vi presentiamo il video della missione in India, per condividere con Voi il "lavoro apostolico" in quella regione.

L'apostolato delle scuole cattoliche nei paesi di missione era qualcosa di molto caro al nostro amato fondatore. Del resto, non è proprio questo l'ordine di Nostro Signore: "Andare a insegnare a tutte le nazioni"?

Per questo la nostra Fraternità ha sempre avuto un'attenzione speciale per l'educazione, specialmente nei paesi lontani. I nostri sacerdoti e le suore nella missione indiana stanno facendo un ottimo lavoro, educando e crescendo i bambini orfani. Lo posso testimoniare in prima persona, l'ho visto quando li ho visitati. Spero che i nostri missionari possano continuare il loro nobile lavoro.

Mi permetto quindi di chiederVi, cari fedeli, di sostenere la missione della Fraternità San Pio X in India.



Con la mia benedizione sacerdotale,

Padre Alain-Marc Nely.
(fonte F.S.S.P.X.)

giovedì 31 maggio 2018

CORPUS DOMINI, Una solennità mortificata



La solennità del Corpus Domini (“Corpo del Signore”) è una festa di precetto, chiude il ciclo delle feste del periodo post Pasqua e celebra il mistero dell'Eucaristia istituita da Gesù nell’Ultima Cena.Il Corpus Domini si celebra il giovedì dopo la festa della Santissima Trinità. A Orvieto, dove fu istituita, e a Roma, dov'è presieduta dal Papa, la celebrazione si svolge infatti il giovedì dopo la solennità della Santissima Trinità. A Roma la celebrazione inizia nella Cattedrale di S. Giovanni in Laterano, per poi concludersi con la processione tradizionale fino alla basilica di Santa Maria Maggiore; il Santo Padre la presiede in quanto Vescovo di Roma. Nella stessa data si celebra in quei paesi nei quali la solennità è anche festa civile: nei cantoni cattolici della Svizzera, in Spagna, in Germania, Irlanda, Croazia, Polonia, Portogallo, Brasile, Austria e a San Marino.
In Italia e stata festa obbligatoria fino al 1984, quando Giovanni Paolo II e il cardinale Agostino Casaroli, in accordo con il partito socialista firmarono un nuovo concordato, dove la festa di precetto venne soppressa, insieme alla solennità dell'ascensione, e la solennità obbligatoria di san Giuseppe Patrono universale della Chiesa, quindi la festa del 2 Novembre, la commemorazione dei fedeli defunti. Non contenti di tutto ciò, la Chiesa Cattolica si è venduta allo stato italiano, per un mucchietto di soldi, il così detto 8 x 1000. Acconsentendo che la religione cattolica. venisse cancellata dalla costituzione italiana, come religione di stato, e che Cristo venisse messo da parte, come ospite inopportuno per fare largo alla libertà religiosa voluta dal Concilio Vaticano II.


PROTOCOLLO ADDIZIONALE


Al momento della firma dell'Accordo che apporta modificazioni al Concordato lateranense la Santa Sede e la Repubblica italiana, desiderose di assicurare con opportune precisazioni la migliore applicazione dei Patti lateranensi e delle convenute modificazioni, e di evitare ogni difficoltà di interpretazione, dichiarano di comune intesa:


1. In relazione all'Art. 1


Si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti lateranensi, della religione cattolica come religione dello Stato italiano.


Nella riforma del rito ambrosiano, promulgata dall'Arcivescovo di Milano il 20 marzo 2008, questa festività è stata riportata obbligatoriamente il giovedì della II settimana dopo Pentecoste con la possibilità, per ragioni pastorali, di celebrarla anche la domenica successiva. Numerose diocesi, in Italia, continuano a proporre ai fedeli la Celebrazione e la Processione Eucaristica, a livello diocesano, il giovedì, lasciando per la domenica la Celebrazione e la Processione parrocchiale. Qui nella città di Roma sede del Romano Pontefice dove da sempre questa solennità veniva aspettata dai fedeli, con novene e suppliche, preparativi di tappeti di fiori per il passaggio del Signore Gesù Eucaristico, con l'ascesa al Trono di Pietro, di papa Bergoglio questa festa viene decisamente soppressa il Giovedì dopo la festa della Santissima Trinità, e per la prima volta non avremmo la storica processione al centro di Roma dalla cattedrale di Roma non si eleveranno canti , nessun inno al Cristo Signore Re sacramentato, tenuto conto del processo di trasformazione politica e sociale verificatosi in Italia negli ultimi decenni e degli sviluppi promossi nella Chiesa dal Concilio Vaticano II.

martedì 29 maggio 2018

A Roma si è levata la voce della famiglia





Rome Life Forum 2018

di don Angelo Citati

Organizzato dall’associazione Voice of the Family, si è tenuto a Roma lo scorso 17 e 18 maggio – in preparazione alla «Marcia per la vita» di sabato 19 – il «Rome Life Forum». Il convegno, dedicato alla difesa della famiglia tradizionale, ha avuto quest’anno come oggetto particolare il ruolo e i limiti della coscienza personale nella morale familiare.

Inaugurato nel 2014 e riservato finora ad un ristretto numero di specialisti, quest’anno, in occasione della sua quinta edizione, il convegno ha aperto le porte al grande pubblico. Quasi 200 persone – tra cui il cardinale Burke, mons. Schneider e mons. Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti – hanno potuto ascoltare nel corso dei due giorni le conferenze che si sono seguite, con un ritmo serrato, in uno degli auditorium dell’Angelicum.

mercoledì 23 maggio 2018

Il lunedì di Pentecoste d’ora in poi sarà consacrato a Maria


Mater Ecclesiæ, ora pro nobis


Papa Francesco ha deciso che il lunedì di Pentecoste sarà il giorno designato per venerare «Maria, Madre della Chiesa». Il decreto, firmato l’11 febbraio – data delle apparizioni della Madonna a Lourdes – è stato pubblicato il 3 marzo 2018.

Il cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti, ha spiegato che il Santo Padre ha preso la decisione di celebrare Maria Madre della Chiesa «considerando l’importanza del mistero della maternità spirituale di Maria, che dall’attesa dello Spirito a Pentecoste, non ha mai smesso di prendersi maternamente cura della Chiesa pellegrina nel tempo».

Secondo il prelato guineano, se vogliamo crescere ed essere riempiti dell’amore di Dio, dobbiamo radicare la nostra vita in tre grandi realtà: la Croce, l’Ostia e la Vergine Maria. Si tratta di «tre misteri che Dio ha donato al mondo per strutturare, fecondare, santificare la nostra vita interiore e per condurci verso Gesù Cristo», scrive il Cardinale nel commento che accompagna la pubblicazione del decreto.

È bene rammentare che solo Cristo è il Capo della Chiesa, in virtù della sua Incarnazione redentrice. Vero Dio e vero uomo, Egli è la fonte della cosiddetta «grazia capitale». L’espressione «Maria, Madre della Chiesa» è una conseguenza della maternità spirituale che la Vergine esercita sui membri del Corpo mistico che è la Chiesa.

La Tradizione designa la Madonna come la «madre dei membri del Cristo» e la «madre dei membri mistici del corpo del Cristo», secondo le formule di sant’Agostino e di san Leone Magno. Questi ultimi si appoggiano sulla cooperazione – subordinata a Cristo – della Vergine Maria all’opera della Redenzione. Tale cooperazione si manifesta in particolare ai piedi della Croce, quando la Madonna si unisce alla Passione di suo Figlio restando in piedi e quando viene proclamata madre di san Giovanni (Gv 19,26-27).

lunedì 21 maggio 2018

«Gravissima la scelta del vescovo»Massimo Camisasca.

La preghiera della veglia di...In una chiesa che ha perso la fede – e presidiata da carabinieri, polizia e Digos – si è svolta a Regina Pacis la veglia contro l’omofobia. “La verità vi farà liberi, per il superamento dell’omofobia, della transfobia e di ogni intolleranza”: questo il titolo che don Paolo Cugini ha voluto dare a uno degli eventi che più di tutti ha fatto discutere e parlare la città.Tutto si è svolto alla presenza del vescovo di Reggio Emilia, Massimo Camisasca. Una scelta da molti e da molti contestata . La veglia voluta da don Paolo Cugini e presieduta dal vescovo è «blasfema . La dottrina della Chiesa è chiara, gli atti omosessualisti sono peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio. Per ribadire, un’altra volta, che la Chiesa ha verità e regole immutabili nei millenni e che agli omosessuali - . A meno che si pentano ovvero che scelgano la castità sono condannati. Un nutrito gruppo di giovani “riparatori” il 20 Maggio hanno pensato di rispondere alla veglia contro l’omofobia con una preghiera riparatrice proprio davanti al Vescovado, simbolo della Chiesa reggiana ma anche abitazione di monsignor Massimo Camisasca.  Santo Rosario in ginocchio, per terra, poi il cantico delle litanie dei santi. Rigorosamente in latino. Per ribadire che Dio ama il peccatore ma detesta il peccato, e che la Chiesa ha regole immutabili. in quanto scritte nel suo DNA da Dio stesso.«È gravissimo che il vescovo abbia compiuto questa scelta – ha scandito don Doria – e che abbia aperto un varco per far crollare anche quest’ultimo baluardo della dottrina. E per questo che c’è bisogno di un atto riparatore». Ed è stato Cristiano Lugli, 25 anni, portavoce del gruppo, a stigmatizzare, tra le altre, la scelta di una croce arcobaleno ben visibile sulla locandina della veglia “eretica”: «Davvero inaccettabile».
Una lettera fatta arrivata pochi minuti prima dell’atto di riparazione, a firma di don Giorgio Belli della diocesi di Modena, che ha invitato i cristiani “veri” a resistere. Incrollabile la convinzione dei presenti: «Siamo arrivati al punto –che una parte della chiesa legifera dottrine nuove che pur di piacere al mondo e alle lobby fa atti contro se stessa».

mercoledì 16 maggio 2018

Domenica 20 Maggio Santo Rosario di Riparazione


Il vescovo Massimo Camisasca parteciperà alla veglia anti-omofobia di domenica nella parrocchia di Regina Pacis. Organizzata da don Paolo Cugini – così come lo scorso anno – vedrà tanti omosessuali e appartenenti al mondo Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender). Una messa che però è stata circondata da numerose polemiche, specie da parte dei cattolici che hanno già annunciato per la stessa giornata di domenica una veglia di riparazione per «ripulire i peccati di chi è considerato eretico per la Chiesa».Dal numero uno della diocesi reggiana però arriva l’apertura ai omosessuali. Camisasca scende nei dettagli. «Dopo lunga riflessione e preghiera, ho deciso di presiedere la veglia alla parrocchia di Regina Pacis. La Chiesa non vuole giudicare nessuno, ma nello stesso tempo desidera offrire un ideale alto e chiaro, reso possibile dalla grazia di Cristo.Ho chiesto naturalmente agli organizzatori che essa non abbia nessun contenuto in contrasto con l’insegnamento della Chiesa».

domenica 13 maggio 2018

Tralci di una terra forte Madre Mazzarello

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Madre Mazzarello nasce a Mornese, un paese dell’alessandrino, il 9 maggio 1837.
La sua fu un’esistenza breve ma radicata nell’essenzialità e nella saggezza evangelica; la sua vita fu ricca di scelte coraggiose dettate da una quotidianità scarna ed esigente e la sua storia fu delineata da un continuo processo di conversione e di purificazione interiore.
Il segreto della sua santità è da ricercare nella personalità forte e determinata, sostenuta ed alimentata da una fede robusta che nasce e si sviluppa in un contesto geografico rurale, povero, un contesto non estraneo al clima di restaurazione ottocentesca.

giovedì 10 maggio 2018

Solennità dell’Ascensione di Gesù al Cielo

Pietro Perugino, Ascensione di Cristo
Con la solennità dell’Ascensione di Gesù al Cielo si conclude la vita terrena di Gesù che con il suo corpo, alla presenza degli apostoli, si unisce fisicamente al Padre, per non comparire più sulla Terra fino alla sua Seconda venuta (Parusìa) per il Giudizio finale

Viri Galilæi, quid admirámini aspiciéntes in coelum? allelúia: quemádmodum vidístis eum ascendéntem in coelum, ita véniet, allelúia, allelúia, allelúia. Ps. 46, 2 - Omnes gentes, pláudite mánibus: iubiláte Deo in voce exsultatiónis. Glória Patri… Act. 1, 11 - Viri Galilæi…

Uomini di Galilea, perché ve ne state stupiti a mirare il cielo? allelúia: nello stesso modo che lo avete visto ascendere al cielo, così ritornerà, allelúia, allelúia, allelúia. Sal. 46, 2 - Applaudite, o genti tutte: acclamate Dio con canti e giubilo. Gloria al Padre… Atti 1, 11 - Uomini di Galilea…
Dai «Discorsi» di sant'Agostino, vescovo
(Disc. sull'Ascensione del Signore, ed. A. Mai, 98, 1-2; PLS 2, 494-495)
Oggi nostro Signore Gesù Cristo è asceso al cielo. Con lui salga pure il nostro cuore.
Ascoltiamo l'apostolo Paolo che proclama: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio. Pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3, 1-2). Come egli è asceso e non si è allontanato da noi, così anche noi già siamo lassù con lui, benché nel nostro corpo non si sia ancora avverato ciò che ci è promesso.
Cristo ormai esaltato al di sopra dei cieli, ma soffre qui in terra tutte le tribolazioni che noi sopportiamo come sue membra. Di questo diede assicurazione facendo sentire quel grido: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» (At 9, 4). E così pure: «Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare»(Mt 25, 35).
Perché allora anche noi non fatichiamo su questa terra, in maniera da riposare già con Cristo in cielo, noi che siamo uniti al nostro Salvatore attraverso la fede, la speranza e la carità? Cristo, infatti, pur trovandosi lassù, resta ancora con noi. E noi, similmente, pur dimorando quaggiù, siamo già con lui. E Cristo può assumere questo comportamento in forza della sua divinità e onnipotenza. A noi, invece, è possibile, non perché siamo esseri divini, ma per l'amore che nutriamo per lui. Egli non abbandonò il cielo, discendendo fino a noi; e nemmeno si è allontanato da noi, quando di nuovo è salito al cielo. Infatti egli stesso dà testimonianza di trovarsi lassù mentre era qui in terra: Nessuno è mai salito al cielo fuorché colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo, che è in cielo (cfr. Gv 3, 13).
Questa affermazione fu pronunciata per sottolineare l'unità tra lui nostro capo e noi suo corpo. Quindi nessuno può compiere un simile atto se non Cristo, perché anche noi siamo lui, per il fatto che egli è il Figlio dell'uomo per noi, e noi siamo figli di Dio per lui.
Così si esprime l'Apostolo parlando di questa realtà: «Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo» (1 Cor 12,12). L'Apostolo non dice: «Così Cristo», ma sottolinea: «Così anche Cristo». Cristo dunque ha molte membra, ma un solo corpo. 
Perciò egli è disceso dal cielo per la sua misericordia e non è salito se non lui, mentre noi unicamente per grazia siamo saliti in lui. E così non discese se non Cristo e non è salito se non Cristo. Questo non perché la dignità del capo sia confusa nel corpo, ma perché l'unità del corpo non sia separata dal capo.
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