L'Angelus del 4 Ottobre: tra pace astratta e il decennale dell'ambiguità di Amoris Laetitia
diA.diJ
Carissimi amici e lettori,
il Papa torna a invitare i fedeli alla recita del Rosario unendosi all'iniziativa di Aiuto alla Chiesa che Soffre: "In particolare, pregare per la Terra Santa e per le vittime innocenti della violenza delle guerre".
Tutto questo è molto bello. Peccato, però, che sia monco.
il Papa torna a invitare i fedeli alla recita del Rosario unendosi all'iniziativa di Aiuto alla Chiesa che Soffre: "In particolare, pregare per la Terra Santa e per le vittime innocenti della violenza delle guerre".
Tutto questo è molto bello. Peccato, però, che sia monco.
Siamo ormai sommersi da questa retorica della "pace". Una pace generica, umanitaria, in pieno stile ONU, che va bene per tutti e che non disturba nessuno. Il Papa invoca la pace, prega per la pace, chiede la pace. Ma quale pace?
Se si vuole la vera pace, si deve invocare Cristo, che è il Principe della Pace. Pax Christi, non pax mundi. La pace senza Cristo è un'illusione, è solo un cartello esposto in piazza. È la pace dei congressi, non quella dei cuori convertiti.
Cristo non ha detto "beati i pacifisti", ma "beati gli operatori di pace". E l'operatore di pace opera in Cristo, altrimenti opera nel vuoto. Oggi, invece, si ha paura persino di nominare Nostro Signore Gesù Cristo per il timore di offendere l'ebreo, il musulmano o il laicista. Si preferisce una preghiera interreligiosa annacquata, dove tutti pregano tutto e, di conseguenza, nessuno prega niente.
Pregare per la Terra Santa senza ricordare che essa è la Terra di Cristo Re – il Quale ha il diritto sovrano di regnarvi e che l'unica vera pace a Gerusalemme ci sarà solo quando il Suo Nome sarà riconosciuto – si riduce a pura retorica umanitaria.
Il secondo nodo: il decennale di Amoris Laetitia
Nel corso dello stesso Angelus arriva poi un altro annuncio. Il Papa si rallegra per le numerose iniziative dedicate a San Francesco d’Assisi e annuncia un imminente momento di "discernimento sinodale" sulla famiglia, che si terrà in Vaticano a dieci anni dalla pubblicazione di Amoris Laetitia.
Ed è qui che casca l'asino.
Questa esortazione apostolica è alquanto ambigua. Anzi, è volutamente ambigua. E rappresenta l'ambiguità più pericolosa nella storia recente della Chiesa.
Amoris Laetitia ha aperto una falla spaventosa. Attraverso note a piè di pagina, allusioni e il famigerato capitolo ottavo, ha di fatto sdoganato l'idea che la dottrina possa essere derogata dalla prassi pastorale; che i divorziati risposati possano accedere all'Eucaristia in certi casi, previo "discernimento"; che la norma morale oggettiva possa essere contraddetta dalla coscienza soggettiva.
A dieci anni di distanza, quali sono i frutti? Una totale confusione. Ogni conferenza episcopale agisce ormai a modo suo: in Germania si benedicono le coppie omosessuali in nome di Amoris Laetitia, e Fiducia supplicans mentre in Polonia si resiste in nome dello stesso documento. Un'esortazione che dice tutto e il contrario di tutto non è magistero, è solo un rompicapo gesuitico.
Il veleno del modernismo e il Cammino Sinodale
Questa smania di cambiare la Fede attraverso "cammini sinodali" e "discernimenti creativi" non è una novità, ma l'ennesimo travestimento di un antico male. Già nel 1907, il grande Papa San Pio X, nella sua enciclica profetica Pascendi Dominici gregis, smascherava i modernisti denunciando la loro tattica preferita:
"I modernisti sostengono che in una Chiesa vivente non vi è nulla che non sia soggetto a mutamento e che debba di mutarsi. [...] Per quel che riguarda la fede, dicono, l'evoluzione è necessaria. [...] La Chiesa deve dunque camminare, e camminare secondo le esigenze della società moderna."
I novatori moderni che oggi usano Amoris Laetitia come un grimaldello per scardinare Humanae Vitae, Familiaris Consortio e Veritatis Splendor stanno facendo esattamente questo: vogliono far evolvere il dogma per compiacere il mondo.
Alla famiglia non serve alcun discernimento sinodale. Serve la Verità immutabile. Serve ribadire che il matrimonio è uno, indissolubile, tra un uomo e una donna, e costitutivamente aperto alla vita. Sempre. Senza eccezioni pastorali.
San Francesco d'Assisi, così abusato nelle citazioni odierne, non era un ecologista buonista ante litteram. Era un uomo che chiamava alla penitenza, che gridava contro il peccato e che baciava il lebbroso, ma per dirgli: "Convertiti". Non gli diceva certo: "Continua pure a convivere more uxorio, che poi ci pensiamo noi a discernere".
La vera crisi della famiglia si risolve solo riportando Cristo al centro: Cristo Re delle famiglie e Cristo Giudice, che perdona chi si pente, non chi persevera nel peccato.
Finché avremo paura di proclamare il Nome di Gesù Cristo come unica via di salvezza e di Pace, e finché continueremo a celebrare testi ambigui che hanno avvelenato seminari e parrocchie, il Rosario rischierà di ridursi a una sterile iniziativa di ottobre, perdendo la natura di quell'arma di vittoria che fu a Lepanto. I cristiani vinsero a Lepanto perché invocarono Maria per trionfare nel Nome di Cristo, non per implorare una pace astratta.

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