Blog della Tradizione Cattolica Apostolica Romana

domenica 19 maggio 2019

"Alcuni puntini sulle i!"

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Il leader della Lega Matteo Salvini ieri durante una affollatissima manifestazione in piazza Duomo a Milano ha invocato l'intercessione della Madonna Santissima e dei Santi Patroni d'Europa "per la pace e la prosperità dei nostri popoli": parole che sono subito risuonate con commozione nel cuore dei cattolici che amano "Gesù e la Sua Chiesa! " 
Che un politico emergente in Italia parli di Dio e della Sua Santissima Madre, non può che essere cosa buona in sé. (L'indignazione del direttore di civiltà cattolica la troviamo sproporzionata). Soprattutto pensando a quanto può far schiumare di rabbia coloro che hanno tradito nel più profondo del loro cuore e che vedono un odiatissimo politico laico dire ciò che essi non dicono e non fanno più da decenni. Rosari vangelo, e crocifissi, carissimo Padre Spadaro fanno parte del nostro tesoro, sono le nostre riserve auree, non esiste una politica cristiana, ma cristiani che si impegnano in politica, testimoniando con coerenza i valori in cui credono.
D’altra parte, cos’è la politica cristiana? Concedere, forse, qualche favore alla Chiesa? O assecondarla con leggi favorevoli? Le radici della nostra cultura di credenti affondano nel Vangelo. Bisogna ripartire da Cristo, che va conosciuto, amato e imitato. Il suo indignarsi reverendo padre Spadaro lo pone in una posizione ridicola, dinnanzi all'opinione pubblica .Vorrei inoltre ricordare a questo Gesuita che milioni di cattolici il 4 marzo del 2018, usciti dalla messa, correvano al seggio per barrare il simbolo salviniano sulla scheda elettorale,e nuovamente lo rifaranno domenica 26 Maggio 2019, soprattutto quelli per cui la difesa dei princìpi non negoziabili di venerata memoria restano qualcosa di valido ancora oggi.E i sondaggi demoscopici lo confermano un anno dopo, con la Lega sempre più “partito dei cattolici”che piaccia o no ai sinistroidi gesuiti e all'avvenire adesso diventato l'organo ufficiale del PD. E Matteo Salvini trasfigurato in un De Gasperi alternante felpa e giacca della polizia. La Lega, con il suo Leader Matteo Salvini insomma, come bastione ultimo della civiltà cristiana, argine che protegge l'Europa l'Italia dal laicismo esasperato e tracotante dei vessilliferi dei diritti tout court. Segni dei tempi.

martedì 14 maggio 2019

Burkina Faso, altri 4 cristiani uccisi: Domenica era stato ammazzato un sacerdote con cinque fedeli

Nuovo attacco contro i cattolici in Burkina Faso.Il dolore del papa con un semplice tweet, nessuna condanna da parte del vescovo di Roma, o dalla comunità internazionale, tanto sono solo cristiani cattolici.  Quattro fedeli che stavano riportando in chiesa la statua della Vergine dopo aver partecipato ad una processione mariana, sono stati uccisi ieri a Singa, nel comune di Zimtenga, nella regione del centro nord del Paese. Si tratta della stessa regione alla quale appartiene la provincia di Sanmatenga, dove domenica 12 maggio, don Siméon Yampa, parroco di Dablo, è stato ucciso insieme a cinque fedeli nell'assalto alla chiesa durante la messa domenicale. Lo riferisce Fides.
Uccisi per strada dai terroristi islamici solo perché cattolici: non c'è pace per la minoranza cristiana in Burkina Faso. Dopo la strage di domenica, quando i jihadisti hanno massacrato un parroco e cinque fedeli durante la messa, stavolta è toccato ad altre quattro persone, falciate mentre partecipavano a una processione mariana. I due attentati sono stati messi a segno nella stessa regione settentrionale del Paese. Non lontano dal confine con il Niger, in un'area dove è maggiore la presenza di terroristi e dove i cristiani sono da tempo nel mirino: nella zona di frontiera col Burkina Faso un parroco nigerino è stato ferito a una mano e a una gamba. E ancora non si hanno notizie di padre Pier Luigi Maccalli, il missionario italiano rapito a settembre scorso.

lunedì 13 maggio 2019

Krajewski, elemosiniere del Vescovo di Roma, conosce il settimo comandamento??? "NON RUBARE"



Con un gesto insolito l’elemosiniere apostolico, il cardinale polacco Konrad Krajewski, ha fisicamente riattaccato la corrente allo Spin Time Labs, l’edificio di via Santa Croce in Gerusalemme 55, a due passi da San Giovanni.
L'occupazione dello stabile di via Santa Croce in Gerusalemme è cominciato nel 2013, quando i movimenti di Action hanno deciso di occupare il palazzo: 16mila metri quadri di spazi. Oggi l’edificio ospita - abusivamente - circa 400 persone di diverse etnie. Dopo la luce, doveva essere interrotta anche l'erogazione di acqua. Dal I Municipio hanno fatto sapere di non temere "problemi di ordine pubblico".Il palazzo non è di proprietà del Vaticano  fonti di Oltretevere ci fanno sapere.L’edificio in questione, che un tempo ospitava gli uffici dell’Inpdap,gli oltre 21mila metri quadri sono di proprietà del fondo Fip d InvestiRe sgr, ramo immobiliare del Gruppo Banca Finnat.Il problema è che nessuno paga le bollette e il fornitore di energia, Hera Comm, che vanta ormai un credito di 300mila euro ha chiesto ad Areti spa di staccare la corrente. Da allora la situazione si è fatta difficile per le famiglie che vivono all’interno dell’edificio. Konrad  Krajewskiche ieri è andato nel palazzo occupato, a portare doni e cibo,non poteva tramite corridoi di aiuto e servizi sociali, intervenire in maniera diversa? Se tutte le persone che oggi giorno per svariati motivi si mettono ad occupare immobili di altre persone, e poi si ritrovano un vescovo, un cardinale, o persino il romano pontefice, a fare i Robin Hood della situazione, qua va a finire in una anarchia spaventosa.

Il settimo comandamento proibisce di prendere o di tenere ingiustamente i beni del prossimo e di arrecare danno al prossimo nei suoi beni in qualsiasi modo. Questo vale anche per il cardinale Polacco che da oggi chiameremo 
Robin Hood.  Il settimo comandamento proibisce il furto, cioè l'usurpazione del bene altrui contro la ragionevole volontà del proprietario. E adesso se ci si mette anche L'elemosiniere di sua santità a sostenere le ragioni di coloro che occupano senza titolo una proprietà privata e violando i sigilli del contatore della fornitura elettrica siamo arrivati al paradosso.

«Sarebbe bene che l'elemosiniere del Papa, intervenuto per riattaccare la corrente in un palazzo occupato di Roma, paghi anche i 300mila euro di bollette arretrate facile eminenza fare i generosi con i beni e il lavoro d' altri».Krajewski è elemosiniere del il Papa Francesco dal 2013. L'elemosiniere è colui che presso la Santa Sede ha il compito di esercitare la carità verso i poveri a nome del Pontefice."NO d'infrangere la legge degli stati e della civile convivenza" Secondo i vaticanisti durante il pontificato di Francesco questo ruolo avrebbe assunto un peso crescente. L'elemosiniere ha il compito non di barricarsi "dietro la scrivania" ma di recarsi direttamente per le strade di Roma o dove necessario, a portare la carità del papa. A questo punto  la Santa sede se ne ha voglia e piacere,si faccia carico del debito fatto dal 2013 a oggi dei 400 occupanti rispettando la leggi italiane.Dare a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio.Dimenticavo che sarebbe il caso che i comandamenti venissero rispettati innanzitutto Dal Vescovo di Roma,  dal suo elemosiniere che è espressione della carità del papa nel mondo,e da tutti i porporati la chiesa è una piramide se chi sta al vertice è corrotto e senza la Vera Fede cattolica tutto precipita inesorabilmente. .



domenica 12 maggio 2019

CELEBRAZIONI NEL PRIORATO SAN PIO X DI ALBANO LAZIALE DELLA MADONNA DI FATIMA SABATO 1 GIUGNO

I Festeggiamenti in onore della Madonna di Fatima a conclusione del mese di Maggio,verranno svolte Sabato 1 Giugno 2019 in occasione del primo sabato dl Mese. L’immagine della Madonna, sarà portata in processione per le vie di Albano Laziale come simbolo del desiderio che la Madonna vegli dall’alto su tutte le case, come una presenza materna che raggiunge tutte le famiglie bisognose di speranza”.

Programma
Sabato 1 Giugno
Già dalle ore 16:00 i sacerdoti saranno disponibili per le confessioni 
ore 16:30 Santo Rosario
ore 17:00 Santa Messa
ore 18:00 processione perle vie di Albano
Segue serata conviviale nel Chiostro del Priorato .

L’apparizione della Vergine Maria a Fatima, non è solo una semplice devozione: è una risposta alla chiamata di salvezza operata da Cristo. La Vergine Maria ricorda a noi tutti che siamo salvati in Cristo e lo fa servendosi della preghiera del rosario: «Recitate il rosario per avere la pace nel mondo e la fine della guerra…» dice ai piccoli veggenti di Fatima (Lucia, Francisco e Giacinta). Ma perché il rosario? All’apparenza una preghiera semplice e povera, che nel suo ripetersi litanico sembra celare qualcosa di monotono per alcuni. Ma ciò che all’apparenza sa di superficiale e bigotto, nasconde la verità sull’uomo. Per questo Dio si serve di Sua Madre, eternamente "Ecce Ancilla Domini" sebbene Regina del Creato, per richiamare le verità che sono via al Cielo.L’importanza del rosario è definita dalla sua stessa anima: la contemplazione dei misteri, che snocciolati attraverso i grani della corona ci aiutano a meditare, con gli occhi della Vergine di Nazareth, il dipanarsi della vita dell’Uomo. E nella contemplazione di Cristo si svela a noi la Salvezza. Con la preghiera del rosario, l’uomo impara a percorrere la via dell’ascesi, ossia la strada verso il cielo «Se la Chiesa ha accolto il Messaggio di Fatima è soprattutto perché esso contiene una Verità ed una chiamata che nel loro fondamentale contenuto sono le verità del vangelo stesso»Perché si vuole fare memoria della Verità insegnata da Cristo: e lo si fa con la guida di Maria.

mercoledì 8 maggio 2019

SUPPLICA ALLA REGINA DEL SANTISSIMO ROSARIO DI POMPEI

In nomine Patri et Fili et Spiritus Sancti, Amen.

Da recitarsi l'8 maggio a mezzogiorno e nella prima domenica di ottobre
I
O augusta Regina delle Vittorie, o Vergine Sovrana del Paradiso,
al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, 
o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, 
noi tutti, fortunati figli vostri, 
che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi,
in questo giorno solennissimo della festa
dei novelli vostri trionfi sulla terra degl’idoli e dei demoni,
effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore,
e con la confidenza di figli Vi esponiamo le nostre miserie.

Deh! da questo trono di clemenza dove sedete Regina,
volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi,
su tutte le nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, su tutta la Chiesa;
e Vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo
e dei travagli che ci amareggiano la vita. 
Vedete, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo ci circondano:
quante calamità ed afflizioni ci costringono! 
O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato
e vincete con la clemenza il cuore dei peccatori: 
sono pur nostri fratelli e figli vostri,
che costarono sangue al dolce Gesù,
e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore.
Oggi mostratevi a tutti, qual siete, Regina di pace e di perdono.


Salve Regina…

II

È vero, è vero che noi per primi, benché vostri figliuoli,
coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù,
e trafiggiamo nuovamente il vostro Cuore. 
Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli.
Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del Golgota
raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino
e l’ultimo testamento del Redentore moribondo.
E quel testamento di un Dio, suggellato col sangue di un Uomo-Dio,
Vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.
Voi, dunque, come nostra Madre,
siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. 
E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!

Pietà Vi prenda, o Madre buona,
pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie,
dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti,
e soprattutto dei nostri nemici,
e di tanti che si dicono Cristiani,
e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo.
Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate,
per tutta l’Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al Cuor vostro.
Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia.


Salve Regina…

III

Che Vi costa, o Maria, l’esaudirci? Che Vi costa il salvarci?
Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori
delle Sue grazie e delle Sue misericordie?
Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo,
redimita di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli.
Il vostro dominio si estende per quanto sono estesi i Cieli,
e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette.
Il vostro dominio si estende fino all'inferno,
e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria.

Voi siete l'onnipotente per grazia. Voi dunque potete salvarci.
Che se dite di non volerci aiutare,
perché figli ingrati ed immeritevoli della vostra protezione,
diteci almeno a chi altri mai dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.
Ah, no! Il vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti.
Il Bambino che noi vediamo sulle vostre ginocchia,
e la mistica corona che miriamo nella vostra mano,
c’ispirano fiducia che saremo esauditi. 
E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai vostri piedi, 
ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri,
e oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.

Salve Regina.

CHIEDIAMO LA BENEDIZIONE A MARIA

Un’ultima grazia noi ora Vi chiediamo, o Regina,
che non potete negarci in questo giorno solennissimo.
Concedete a tutti noi l’amore vostro costante,
e in modo speciale la vostra materna benedizione.
No, non ci leveremo dai vostri piedi,
non ci staccheremo dalle vostre ginocchia,
finché non ci avrete benedetti.

Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice.
Ai prischi allori della vostra Corona, agli antichi trionfi del vostro Rosario,
onde siete chiamata Regina delle vittorie,
deh! aggiungete ancor questo, o Madre:
concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società.
Benedite il nostro Vescovo,
i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del vostro Santuario.
Benedite infine tutti gli Associati al vostro novello Tempio di Pompei,
e quanti coltivano e promuovono la devozione al vostro Santo Rosario.

O Rosario benedetto di Maria;
Catena dolce che ci riannodi a Dio;
Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli;
Torre di salvezza negli assalti d’inferno; 
Porto sicuro nel comune naufragio,
noi non Vi lasceremo mai più.
Voi ci sarete conforto nell’ora di agonia;
a Voi l’ultimo bacio della vita che si spegne.
E l’ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave,
o Regina del Rosario della Valle di Pompei,
o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori,
o sovrana Consolatrice dei mesti.
Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo.
Così sia.


Ave Maria…


Questa Supplica, approvata dalla Sacra Congregazione dei Riti, fu arricchita da Leone XIII con l’indulgenza di sette anni e sette quarantene, a chi, con il cuore almeno pentito e devoto, la recita l’8 maggio e la prima Domenica di ottobre (Rescritto dell’8 giugno 1887).
Indulgenza confermata in perpetuo da San Pio X e resa applicabile alle anime del Purgatorio (Rescritto del 28 novembre 1903).
Pio XI, con Breve Apostolico del 20 luglio 1925, ha confermato la detta indulgenza e ha concesso in più l’indulgenza plenaria a coloro che reciteranno la Supplica, confessati e comunicati.

Questa Supplica, col nome di Atto d’amore alla Vergine, venne composta nel 1883 dal Beato Bartolo Longo, che sollecitava i fedeli a recitare un Ave Maria alla fine delle preghiere da lui composte: si aggiunga una preghiera di suffragio per la sua anima benedetta.

martedì 7 maggio 2019

Dov’è Pietro? E chi è Pietro? (Con una lettera di don Minutella)


Situazione sempre più anomala: e la Rinuncia di Benedetto XVI, davvero rotola
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Cari amici, vorrei tornare oggi sulla questione dei due papi. Lo faccio pubblicando un lettera che mi è stata inviata da don Alessandro Minutella e precisando subito che pur non condividendola in tutto e per tutto (don Minutella ha molte certezze, io ho soprattutto dubbi) mi sembra opportuna perché, effettivamente, credo non si possa continuare a vivere l’attuale situazione come se nulla fosse, mentre in realtà le contraddizioni stanno emergendo in tutta la loro evidenza e gravità.

La pubblicazione dei cosiddetti Appunti di Benedetto XVI dedicati alla questione degli abusi nella Chiesa ha segnato un punto di non ritorno. La decisione di rompere il silenzio ha qualcosa di sconvolgente, soprattutto perché Joseph Ratzinger non solo, derogando alla decisione di vivere nascosto, è intervenuto su un tema caldissimo, ma lo ha fatto sostenendo tesi che sconfessano la posizione sostenuta da Francesco. 

Dietro la forma, come sempre, cortese e compassata, il piccolo saggio sulla questione degli abusi ha un contenuto polemico che non può essere ignorato. In pratica Benedetto XVI ha detto: “Guardate che le cose non stanno come vorrebbero farvi credere”. E se ha sentito il bisogno di parlare significa che ha avvertito un pericolo grande.

Naturalmente si può discutere (come in effetti si è discusso) sulle tesi di Benedetto XVI, ma qui il problema è un altro. Il problema è che papa Benedetto ha voluto parlare.

Non credo che, ponendo tali questioni, si possa essere accusati di dietrologia. La questione è sostanziale. Nei fatti, la coesistenza dei due papi continua a dare adito a tensioni sempre più manifeste e a domande che ancora non hanno trovato risposte adeguate, e tutto ciò non può essere derubricato come anomalia temporanea.

Come giustamente ha scritto Sandro Magister, tra i due papi ormai “è frattura”. Non c’è altra espressione da usare. Frattura confermata dalla gelida (per non dire infastidita) accoglienza data agli Appunti dai media vaticani e dal silenzio di Francesco, atteggiamento da lui assunto ogni volta che si sente messo alla prova.

D’altra parte, la reazione stizzita di alcuni commentatori favorevoli a Francesco, secondo i quali la coabitazione dei due papi sarebbe possibile solo se Ratzinger sparisse come morto, dimostra che il nervo è scopertissimo.

E di nuovo torna la domanda: fino a quando sarà possibile andare avanti con la finzione secondo cui questa situazione è normale e tutto sta andando bene?

Aldo Maria Valli

Testo della lettera di Don Alessandro Minutella

domenica 5 maggio 2019

Può un Papa, cadere in eresia??? Molti credono che ciò sia assolutamente impossibile

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Molti lo sussurravano, pochi lo dicevano apertamente. Adesso un gruppo di 20 tra teologi, intellettuali ed ecclesiastici cattolici lo hanno messo nero su bianco in una lettera aperta (QUI) con un appello ai vescovi del mondo perché la firmino: a loro giudizio, papa Francesco è eretico.

È un testo lungo 20 pagine, molto articolato e ricco di riferimenti bibliografici, ed elenca una serie di atti e di mancanze che configurerebbero la più pesante accusa che possa essere rivolta a un pontefice: Francesco avrebbe negato una serie di verità pur consapevole che la Chiesa le insegna in quanto rivelate da Dio. I temi di queste deviazioni dottrinali riguardano il matrimonio, i rapporti sessuali, la legge morale, la grazia e il perdono dei peccati. Il nome più noto tra i firmatari è quello di padre Aidan Nichols, domenicano, teologo britannico che vive e studia a Cambridge.

Ma un papa può cadere in eresia?

Molti credono che ciò sia assolutamente impossibile, ma non è così.

L’Enciclopedia del diritto, alla voce pontefice, n. 13 ricorda che “l’eresia notoria (per negazione di un dogma già definito) provoca la cessazione dell’ufficio del romano pontefice, poichè pone il papa fuori dalla chiesa. Tale peccato di eresia è possibile, poichè il papa è ‘infallibile’, ma non è ‘impecabile’ “.

Ma vediamo il Codice di diritto canonico, voce ufficiale della Chiesa. Nel suo commento ufficiale al Ius canonicum del 1928 Padre Francisco Xav. Wernz, già generale dei Gesuiti, nel tomo II intitolato De Personis, commentando il codice di diritto canonico, al punto 453, dopo aver chiosato la decadenza di un papa che abdichi liberamente, affronta la possibilità del papa eretico “per haeresim notoriam et palam divulgatam” e come “doctor privatus”:

“Per haeresim notoriam et palam divulgatam. R. Pontifex si in illam incidat, ispo facto etiam ante omnem sententiam declaratoriam Ecclesiae suae potestate iurisdictionis privatus existit. Qua de re quinque existunt sententiae, quibus prima negat suppositum totius questionis scl. Papam etiam ut doctorem privatum posse incidere in haeresim. Quae sententia sane pia et probabilis, sed certa et communis neque dicit…”.

sabato 4 maggio 2019

Morto a Manduria (Taranto) dopo le botte e soprusi della baby gang:

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„La vicenda che ha portato alle cronache la morte di Antonio Stano ha scosso l'opinione pubblica.“Siamo tutti colpevoli di questa vergogna, che in così poco tempo, ha sporcato una intera nazione, ogni casa, ogni madre, ogni padre, ogni figlio. Siamo tutti colpevoli nessuno escluso.C'è comunque l'obbligo morale di denunciare simili cose. I cristiani che fanno violenza ad altri esseri umani, frequentano quotidianamente la chiesa ma poi odiano gli altri e girano la faccia e lo sguardo per non vedere e non udire, si comportano da ipocriti, che senso ha.
Antonio Stano negli ultimi mesi aveva subito una lunga serie di aggressioni e violenze in casa e per strada. I bulli durante le spedizioni punitive nei confronti del pensionato, che soffriva di disagio psichico, filmavano le vessazioni e gli atti di violenza e poi li postavano nella chat di Whatsapp denominata "La comitiva degli orfanelli".

venerdì 3 maggio 2019

Per diritto divino è il Primato Apostolico del Romano Pontefice che è posto a capo di tutta la Chiesa,


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« Primo Simone, chiamato Pietro ». Con questa significativa accentuazione della primazia di Simon Pietro, San Matteo introduce nel suo Vangelo la lista dei Dodici Apostoli, che anche negli altri due Vangeli sinottici e negli Atti inizia con il nome di Simone.  Questo elenco, dotato di grande forza testimoniale, ed altri passi evangelici mostrano con chiarezza e semplicità che il canone neotestamentario ha recepito le parole di Cristo relative a Pietro ed al suo ruolo nel gruppo dei Dodici. Perciò, già nelle prime comunità cristiane, come più tardi in tutta la Chiesa, l'immagine di Pietro è rimasta fissata come quella dell'Apostolo che, malgrado la sua debolezza umana, fu costituito espressamente da Cristo al primo posto fra i Dodici e chiamato a svolgere nella Chiesa una propria e specifica funzione. Egli è la roccia sulla quale Cristo edificherà la sua Chiesa; è colui che, una volta convertito, non verrà meno nella fede e confermerà i fratelli;  è, infine, il Pastore che guiderà l'intera comunità dei discepoli del Signore.Nella figura, nella missione e nel ministero di Pietro, nella sua presenza e nella sua morte a Roma — attestate dalla più antica tradizione letteraria e archeologica — la Chiesa contempla una profonda realtà, che è in rapporto essenziale con il suo stesso mistero di comunione e di salvezza: « Ubi Petrus, ibi ergo Ecclesia ». La Chiesa, fin dagli inizi e con crescente chiarezza, ha capito che come esiste la successione degli Apostoli nel ministero dei Vescovi, così anche il ministero dell'unità, affidato a Pietro, appartiene alla perenne struttura della Chiesa di Cristo e che questa successione è fissata nella sede del suo martirio.

Inventio Crucis, il ritrovamento della croce – 3 maggio

Vasiliy Sazonov, l'imperatore Costantino e Sant'Elena presentano la Santa Croce
Vasiliy Sazonov,
 l'imperatore Costantino e Sant'Elena
 presentano la Santa Croce
Nei secoli questa festività incluse anche la commemorazione del recupero da parte dell'imperatore Eraclio della Vera Croce dalle mani dei Persiani nel 628. Nell'usanza gallese, a partire dal VII secolo, la festa della Croce si teneva il 3 maggio. Quando le pratiche gallesi e romane si combinarono, la data di settembre assunse il nome ufficiale di Trionfo della Croce nel 1963, ed era usato per commemorare la conquista della Croce dai Persiani, e la data in maggio fu mantenuta come Ritrovamento della Santa Croce, comunemente detta Invenzione della Croce.
Questa festa del mese di maggio non compare più nel calendario romano eccetto che a Gerusalemme, dove per la Diocesi è una festa mentre nella basilica della Resurrezione è una solennità.
I più anziani ricordano che, prima della riforma del calendario romano, questa festa si celebrava il 3 maggio. In realtà nel 1955 Papa Pio XII istituì la festa di San Giuseppe artigiano il 1° maggio, e dunque si spostò la festa dei Santi Filippo e Giacomo al 3 maggio. La festa della Santa Croce scomparve a causa di un rimaneggiamento liturgico (1969) che sopprimeva le feste doppie. Si conservò quindi la sola festa dell’Esaltazione della Croce il 14 settembre.
"La Chiesa ortodossa commemora ancora entrambi gli eventi, uno il 14 settembre, rappresentando una delle dodici grandi festività dell'anno liturgico, e l'altro il 1º agosto nel quale si compie la Processione del venerabile Legno della Croce, giorno in cui le reliquie della Vera Croce furono trasportate per le strade di Costantinopoli per benedire la città. In aggiunta alle celebrazioni nei giorni fissi, ci sono alcuni giorni delle festività mobili in cui viene fatto particolare ricordo della Santa Croce. La chiesa cattolica compie l'adorazione liturgica della Croce durante gli uffici del Venerdì Santo, mentre la chiesa ortodossa celebra un'ulteriore venerazione della Croce la terza domenica della Grande Quaresima. In tutte le chiese greco-ortodosse, durante il Giovedì Santo, una copia della Croce viene portata in processione affinché la gente la possa venerare."
Ma a Gerusalemme dove non lontano dal Calvario, nel 326, la Santa Croce fu trovata da Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, ci si teneva a conservare il ricordo di questa ritrovamento“invenzione”.La data scelta per la commemorazione fu quella del 7 maggio. Infatti proprio il 7 maggio 351 “una enorme croce luminosa apparve nel cielo, sopra al Santo Golgota, e si estendeva fino al Monte degli Olivi.” (Lettera di San Cirillo di Gerusalemme all’imperatore Costanzo, 351). Questa data era già indicata, e se da una parte permetteva di restare nel tempo pasquale, congiungendo il mistero della Croce a quello della Resurrezione, dall’altra era anche vicina a quella antica. Inoltre essa consentiva di rifarsi a questa tradizione orientale riguardante la Croce: le chiese orientali infatti non hanno mai cessato di far memoria di questa apparizione nel cielo di Gerusalemme. Visto che quest’anno il 7 maggio coincideva con una festa armena, la memoria è stata spostata all’8 maggio.
Le celebrazioni a Gerusalemme iniziano la domenica pomeriggio con la processione quotidiana dei francescani nella basilica, ma contrariamente all’abitudine la processione, una volta giunta alla grotta di Sant’Elena, si  ferma perché la comunità riunita possa cantare i primi vespri davanti alla reliquia della Santa Croce esposta nella cripta. Una cripta rivestita per l’occasione dei suoi più begli ornamenti, quella che di solito offre agli sguardi dei pellegrini un aspetto spoglio e in contrasto con il resto della basilica della Resurrezione. L’indomani la Messa, celebrata ugualmente nella cripta di Sant’Elena, si  conclude con una processione solenne intorno all’edicola del Santo Sepolcro durante la quale il vicario custodiale porta la reliquia della Santa Croce. Le celebrazioni si svolgono in un’atmosfera pasquale, lontana però dall’effervescenza che regnava nella basilica a Pasqua e durante l’ottava. Una festa intima, insomma, una festa orante e molta gioia per tutti i fedeli.
La croce, già segno del più terribile fra i supplizi, è per il cristiano l'albero della vita, il talamo, il trono, l'altare della nuova alleanza. Dal Cristo, nuovo Adamo addormentato sulla croce, è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa. La croce è il segno della signoria di Cristo su coloro che nel Battesimo sono configurati a lui nella morte e nella gloria. Nella tradizione dei Padri la croce è il segno del figlio dell'uomo che comparirà alla fine dei tempi. La festa dell'esaltazione della croce, che in Oriente è paragonata a quella della Pasqua, si collega con la dedicazione delle basiliche costantiniane costruite sul Golgota e sul sepolcro di Cristo (Messale romano). 
La stessa evangelizzazione, operata dagli apostoli, è la semplice presentazione di "Cristo crocifisso". Il cristiano, accettando questa verità, "è crocifisso con Cristo", cioè deve portare quotidianamente la propria croce, sopportando ingiurie e sofferenze, come Cristo, gravato dal peso del "patibulum" (il braccio trasversale della croce, che il condannato portava sulle spalle fino al luogo del supplizio dov'era conficcato stabilmente il palo verticale), fu costretto a esporsi agli insulti della gente sulla via che conduceva al Golgota. Le sofferenze che riproducono nel corpo mistico della Chiesa lo stato di morte di Cristo, sono un contributo alla redenzione degli uomini, e assicurano la partecipazione alla gloria del Risorto.

mercoledì 1 maggio 2019

San Giovanni Crisostomo - Scritti sul sacerdozio


San Giovanni Crisostomo
Dagli scritti di San Giovanni Crisostomo sul sacerdozio.


Grandezza del sacerdozio e del rito eucaristico. Gli angeli stanno in adorazione intorno al sacerdote celebrante. L’epiclési o invocazione dello Spirito Santo. Confronto coi riti sacrificali dell’antica Legge

Però che il sacerdozio si compie sulla terra, ma è nell’ordine delle cose celesti; e con ogni ragione; poiché non un uomo, non un angelo, non un arcangelo, né altra forza creata, ma lo stesso Paracleto ordinò quest’ufficio, ispirando quelli che tuttora si stanno nella carne a ideare una funzione propria degli angeli; deve pertanto il sacerdote essere così puro, come se abitasse negli stessi cieli fra quelle Potenze. Terrificanti cose per certo e paurose erano quelle che precedettero la Grazia, come i campanelli, i melograni, le pietre del petto e dell’omero, la mitra, la cidari, la tunica talare, la lamina d’oro, il Santo dei Santi, la profonda quiete degl’interni recessi; ma se alcuno considera le istituzioni della Grazia troverà piccole quelle tremende e terribili cose, e che anche qui è vero ciò che è scritto intorno alla legge: "Non fu glorificato quello che fu glorificato, in comparazione e rispetto a questa gloria trascendente" (2Cor. 3,10). Poiché quando tu vedi il Signore sacrificato e giacente, e il vescovo preposto al sacrificio e pregante, e tutti imporporati di quel sangue augusto, credi tu d’essere ancor fra i mortali e di starti sopra la terra, o non piuttosto sei d’un tratto trasportato nei cieli, e sgombro dallo spirito ogni pensiero della carne, contempli con l’anima ignuda e con la mente pura le cose celestiali? o meraviglia! o filantropia di Dio: colui che siede in alto insieme col Padre, in quell’istante viene tenuto dalle mani di tutti, e dona se stesso a chi vuole abbracciarlo e stringerlo a sé, e tutti fanno poi ciò allora con gli occhi della fede. Or dunque ti paiono cose queste da poter essere disprezzate, o tali che uno possa esaltarsi al di sopra di esse? Vuoi ora scorgere da altra meraviglia la superiorità di questo sacrificio? Rappresentati innanzi agli occhi Elia, e intorno a lui moltitudine immensa, e il sacrificio disposto su le pietre, e tutti gli altri in gran quiete e silenzio profondo, e il profeta solo supplicante; indi d’un tratto la fiamma lanciata dai cieli sopra la vittima: è uno spettacolo meraviglioso che riempie di stupore. Rivolgiti or quindi a quello che adesso si compie e vedrai non solo cose meravigliose, ma tali da superare ogni meraviglia. Sta il sacerdote, per attirare giù non il fuoco, ma lo Spirito Santo; e a lungo si fa la supplica, non affinché una fiamma accesa dall’alto consumi le offerte, ma affinché la grazia discesa sopra il sacrificio, per mezzo di questo accenda le anime di tutti e le renda più fulgide che argento incandescente. Chi oserà nutrire sprezzo, se non sia al tutto pazzo o fuor di sé, di questa così tremenda azione? o non sai che l’anima umana non varrebbe a sopportare quel fuoco del sacrificio, e tutti d’un tratto ne sarebbero annientati, se non fosse grande il soccorso della grazia di Dio?

martedì 30 aprile 2019

30 Aprile "Santa Caterina da Siena patrona d’Italia e d’Europa"

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Santa Caterina da Siena emblema dell’unità della Chiesa, capace con la forza della preghiera di cambiare il corso degli eventi, luce ancora oggi a cui guardare per illuminare la Chiesa, l’Italia  l’Europa, il mondo intero percorsi da momenti difficili.
Oggi 30 Aprile è la festa di santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa. Lei ha lavorato tanto per l’unità della Chiesa, pregava tanto, lavorava tanto. Preghiamola per la Chiesa, che aiuti l’unità della Chiesa, che aiuti l’Italia in questo momento difficile, e che aiuti l’Europa, a ritrovare le sue radici cristiane e a restaurare il regno sociale di Cristo Re. Gesù Cristo, spiega Pio XI nella enciclica Quas primas, è Re per grazia e per conquista e se il suo Regno non è di questo mondo, perché non trae da esso la sua legittimità, anche a questo mondo, quello in cui viviamo, si estende. Egli non solo ha diritto a regnare sulle istituzioni, le leggi, i costumi della società umana, ma vuole esercitare di fatto questo diritto.
“Non accontentatevi delle piccole cose. Dio le vuole grandi. Se sarete ciò che dovete essere metterete fuoco in tutta Italia!”. Con queste parole, nel consueto stile fermo e intransigente, ma sempre materno, Caterina Benincasa invitava alla radicalità della fede uno dei suoi interlocutori epistolari. È un’esortazione che rivela l’ardente desiderio della santa di irradiare il Vangelo nel mondo attraverso la testimonianza convinta e credibile di uomini e donne convertiti dall’annuncio del Risorto: “Munita di fede invitta, potrai affrontare vittoriosamente i tuoi avversari”, le dirà Cristo in una visione nell’ultimo giorno di carnevale del 1367, in un episodio che i biografi ricordano come lo sposalizio mistico di Caterina. Determinata fin da bambina a sposare Cristo, nata vent’anni prima, il 25 marzo, nel rione Fontebranda, ventiquattresima figlia dei venticinque messi al mondo dal tintore Jacopo Benincasa e da Lapa di Puccio de’ Piacenti in un’epoca caratterizzata da forti tensioni nel tessuto sociale; a soli sei anni, in un momento in cui il papato aveva sede ad Avignone e movimenti ereticali insidiavano la vita della Chiesa, la bambina ebbe l’apparizione di Gesù vestito da Pontefice. L’anno successivo fece voto di verginità, maturando poi il fermo proposito di perseguire la perfezione cristiana presso l’ordine domenicano. Di fronte all’opposizione dei genitori che la volevano sposa, Caterina reagì fermamente: a 12 anni si tagliò i capelli e si velò, chiudendosi in casa; la famiglia allora acconsentì nel 1363 al suo ingresso tra le Mantellate o terziarie domenicane.La santa imparò a leggere e scrivere, si diede ad un’intensa attività caritatevole verso gli ultimi e - in un’Europa dilaniata da pestilenze, guerre, carestie e sofferenze - divenne un punto di riferimento per uomini di cultura e religiosi che, assidui frequentatori della sua cella, saranno ricordati come caterinati. I più intimi fra loro la chiamavano “mamma e maestra” e si fecero trascrittori dei suoi tanti appelli ad autorità civili e religiose: esortazioni ad assunzioni di responsabilità, talvolta rimproveri o inviti all’azione, sempre espressi con amorevolezza e carità. Tra i temi affrontati nelle missive: la pacificazione dell’Italia, la necessità della crociata, la riforma della Chiesa e il ritorno del papato a Roma per il quale la santa fu determinante recandosi nel 1376 in Provenza da Papa Gregorio XI.Caterina non ebbe mai paura di richiamare il Successore di Pietro, da lei definito “dolce Cristo in terra”, alle sue responsabilità: ne riconobbe le manchevolezze umane, ma ebbe sempre grande riverenza del vicario di Gesù in terra, così come di tutti i sacerdoti. Dopo la ribellione di una parte di cardinali che diede inizio allo scisma di occidente, Urbano VI la chiamò a Roma. Qui la santa si ammalò e morì il 29 aprile 1380, come Gesù, a soli 33 anni. Le parole dell’apostolo Paolo “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”, si incarnano nella vita di Caterina che nel 1375 ricevette le stimmate incruente rivivendo, raccontano testimoni, la Passione ogni settimana.’appartenenza al Figlio di Dio, il coraggio e la sapienza infusa sono tratti distintivi di una donna unica nella storia della Chiesa, autrice di testi come Il Dialogo della Divina Provvidenza, l’Epistolario e la raccolta di Preghiere. In ragione dell’alta statura spirituale e dottrinaria Paolo VI nel 1970 l’ha proclamata Dottore della Chiesa. Innamorata di Gesù Cristo, Caterina scriveva: “Niente attrae il cuore di un uomo quanto l’amore! Per amore Dio lo ha creato, per amore suo padre e sua madre gli hanno dato la propria sostanza, egli stesso è fatto per amare”.

La Fede vissuta con vero amore per la Chiesa

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“ Se noi crediamo che c’è una sola verità, una sola vera Fede, che è quella della Chiesa Cattolica, perché fondata da Gesù Cristo. Noi crediamo che Gesù Cristo è Dio e che ha fondato la Chiesa Cattolica. Credo in unum Deum – Credo in unum Dominum Jesum Christum – Credo in unum baptisma Allora abbiamo la fede”

Extra Ecclesiam nulla salus»: un principio ancora valido?

«Extra Ecclesiam nulla salus» per molto tempo è stato recepito senza suscitare particolari contestazioni, essenzialmente condiviso nella sua pura accezione teologica. Da qualche tempo, non si può negare, il medesimo assunto è stato oggetto di non poche riflessioni, al punto che sembra quasi essere accettato da pochi che per questa ragione, molte volte sono stati definiti perfino integralisti.Risulta dunque utile, se non necessaria, una breve introduzione storica riguardo tale affermazione, precisando anzitutto che la sua forma originale risalente a San Cipriano nell’Epistola 72 a papa Stefano è «Salus extra ecclesiam non est» ovvero «Salvezza al di fuori della Chiesa non è». Come vedremo, ad oggi, tale principio non è stato smentito in nessun documento ecclesiastico.Riassunta con il termine Indifferentismo, la dottrina che si contrappone a tale principio presenta varie asserzioni, la più rappresentativa delle quali appartiene a papa Gregorio XVI il quale dichiara: «opinione […] secondo la quale si possa in qualunque professione di Fede conseguire l’eterna salvezza dell’anima se i costumi si conformano alla norma del retto e dell’onesto».In questo articolo vogliamo riflettere sulla correttezza dell’espressione «fuori della Chiesa nulla si salva» quale autentica traduzione dell’affermazione del vescovo Cipriano e la sua interpretazione nella Chiesa fin dai primi secoli, avvalendoci dell’ausilio degli scritti del papa Pio IX e del teologo Pietro Rota suo commentatore, del Catechismo del Concilio di Trento, del Catechismo Maggiore di san Pio X e di altri documenti.
Prima di entrare nel vivo della trattazione risulta di fondamentale importanza chiarire la definizione di «Chiesa» che deve essere intesa come quell’insieme di persone che, tra loro in comunione, professano la stessa fede raccolta nel Simbolo Apostolico. Come afferma il Catechismo maggiore di san Pio X, «la Chiesa è la società dei veri cristiani, cioè dei battezzati che professano la fede e la dottrina di Gesù Cristo».
Il fulcro della nostra riflessione è rappresentato dal significato che assume nella tradizione della Chiesa il concetto di “appartenenza”. Attraverso il binomio corpo e anima attribuito alla Chiesa dal teologo Pietro Rota e la distinzione tra dotta ignoranza e ignoranza invincibile esplicitata per primo dal papa Pio IX, approfondiremo il senso del termine “extra”.Esaminando l’evoluzione del pensiero della Chiesa riguardo la famosa frase «extra Ecclesiam nulla salus» partiamo dalla sua interpretazione prima del Concilio Vaticano II.
Partendo dal Catechismo del Concilio di Trento, vediamo che la condizione necessaria per la salvezza eterna è l’appartenenza alla Chiesa: «Quanti vogliono conseguire la salute eterna devono aderire alla Chiesa, non diversamente da coloro che, per non perire nel diluvio, entrarono nell'arca».
Ma dire che fuori dalla Chiesa (intesa implicitamente ma certamente quale Chiesa Cattolica Apostolica romana) non v’è salvezza, significa davvero dire che chiunque non si trovi a far parte di questo corpo in modo esplicito non possa trovare la vita eterna?
Il beato Pio IX, il quale nel Sillabo esclude categoricamente che «gli uomini nel culto di qualsiasi religione possono trovare la via dell’eterna salute, e l’eterna salute conseguire», nell’enciclica Quanto conficiamur afferma comunque che possono trovare la salvezza: 

lunedì 29 aprile 2019

I doveri dei cattolici dell’ora presente II Parte

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Il comunismo inganna i lavoratori ella sua dottrina, il comunismo ha dunque qualche principio di verità, qualche elemento di bontà? Sì; il comunismo avrebbe una grande principio di verità ed uno scopo disquisita bontà, qualora lo professasse e lo attuasse sinceramente. Una verità che il cristianesimo insegna, una bontà che la chiesa cattolica ha sempre praticata; soccorrere, migliorare le sorti delle classi umili, degli operai, dei poveri; instaurare una migliore giustizia sociale tra i padroni e gli operai, tra capitale e lavoro; ripartire i beni e le ricchezze con maggior equità. Il che non è certo una novità molto meno un ritrovato del comunismo. È no dei principi fondamentali del cristianesimo, uno dei principali insegnamenti di Cristo, che la chiesa insegna e pratica da ben venti secoli. Il Vangelo è tutto ispirato al senso di giustizia e di carità verso del prossimo. Gesù ha proclamato “Beati i poveri”. “Se il tuo fratello è nella indigenza soccorrilo”. “Quel che ti sopravanza dallo ai poveri”. 

I doveri dei cattolici dell’ora presente I Parte

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Al quesito “se un cattolico possa votare o appartenere al Partito Democratico?” la risposta è decisamente negativa. Perché sono comunisti e dell'ateismo e della laicità ne hanno fatto la loro religione.

Il Partito democratico (PD) appartenente all'area della sinistra democratica (1991-1998)e ideologicamente legato ai valori del socialismo . A conclusione del XX Congresso del Partito Comunista. La formazione politica italiana viene rifondata nel nome e si uniscono a essa l'altre forze politiche come la margherita nato nell'ottobre del 2007. 
Un vero cattolico non può appartenere ed essere iscritto al Partito Democratico erede legittimo del partito comunista. Lo ha detto ripetutamente la chiesa. Perché il comunismo è la negazione della fede, della morale, di tutta la dottrina cattolica.Quantunque il comunismo abbia milioni di seguaci e di simpatizzanti nel mondo, in realtà pochissimi sanno esattamente quale sia la dottrina del comunismo. Molti credono che esso sia unicamente una teoria ed un sistema economico. Il sistema che regola i problemi del lavoro, le relazioni fra padroni ed operai, le rivendicazioni delle classi umili contro il capitalismo e la borghesia. Altri ritengono che sia una forma di collettivismo in opposizione alla proprietà privata e individuale. Altri ancora credono che il comunismo sia il toccasana di tutti i mali che affliggono le classi povere, che risolva definitivamente la questione sociale, e crei il paradiso in terra. Mentre in realtà questi non sono che aspetti appariscenti e reclamistici del comunismo, che è una realtà ben diversa. Il comunismo è una filosofia, una sociologia, una morale ed una religione, che investe tutta la vita, tanto dell’individuo, che della famiglia e della società. Il comunismo ha una teoria ed una pratica di vita sua propria, che regola la vita della persona umana in se e nelle relazioni con la società in cui vive; non solo, ma esso penetra nell’intimo della coscienza e le detta quel che deve pensare, credere e fare. Il comunismo insomma è una dottrina che investe tutto l’uomo,. Nella sua integrità di anima e di corpo.Il comunismo ebbe la sua origine dal conflitto tra capitale e lavoro, fra padroni ed operai, fra borghesi e proletariato. Conflitto, che, da tempo esistente, si aggravò verso la metà del secolo scorso; quando per l’aumentato progresso della meccanica e della tecnica, crebbero a dismisura le fabbriche, le officine, le macchine e l’industria; reclutando tra il popolo masse ingenti di operai. Il che portò un subitaneo e rilevantissimo aumento della ricchezza; la quale però invece di distribuirsi in modo equo e proporzionale tra i due fattori che la producono, capitale e lavoro, padroni ed operai, andò in massima parte a vantaggio dei padroni e in minima parte a beneficio della classe lavoratrice. Viene così ad accrescersi da una parte il capitale, e dall’altra ad accumularsi l’indigenza e il proletariato. 

sabato 27 aprile 2019

Condanne della Chiesa all'eresia chiamata «ecumenismo»

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La prestigiosa Enciclopedia Cattolica (Vol. V, Vaticano, Imprimatur 8 ottobre 1950, Coll. 63-65) afferma: La teoria dell'ecumenismo - Parola derivata da «ecumenico», ossia universale, che viene adoperata nei tempi moderni per indicare ogni sorta di attività religiosa che non si limiti ai problemi interni di una Chiesa cristiana. Nel senso proprio ecumenismo è la teoria più recente escogitata dai movimenti interconfessionali, specialmente protestanti, per raggiungere l’unione delle Chiese cristiane. Qui si parla dell’ecumenismo in senso stretto. L'ecumenismo presuppone come sua base l’eguaglianza di tutte e Chiese dinanzi al problema dell’unione.

Ciò sotto il triplice aspetto psicologico, storico ed escatologico: a) Psicologicamente tutte le Chiese devono riconoscersi ugualmente colpevoli della separazione, cosicché, invece di incolparsi l’una l’altra, ognuna ha da chiedere perdono; b) Storicamente nessuna Chiesa, dopo la separazione, può credersi la Chiesa unica e totale di Cristo, ma soltanto parte di quest’unica Chiesa: conseguentemente, nessuna può arrogarsi il diritto di obbligare le altre a ritornare a lei, bensì tutte debbono sentire l’obbligo di riunirsi tra loro, (vaneggiando di) ricostituire la Chiesa Una e Santa fondata dal Salvatore; c) Escatologicamente la Chiesa futura, risultante dall’unione, non potrà essere identica a nessuna delle Chiese ora esistenti.

venerdì 26 aprile 2019

Mater Boni Consilii


Madre del Buon Consiglio è uno dei titoli con cui viene invocata Maria, madre di Gesù. Di origine antica, divenne particolarmente popolare dopo il ritrovamento dell'immagine di una Vergine con il bambino Gesù nel santuario di Genazzano e la devozione fu propagata dai frati agostiniani che officiavano la chiesa. Nel 1903 papa Leone XIII aggiunse alle litanie lauretane l'invocazione Mater Boni Consilii. Le ragioni per cui a Maria si addice il titolo di "Madre del Buon Consiglio" sono esposte nel decreto Ex quo Beatissima Vergine del 22 aprile 1903 a firma del cardinale Serafino Cretoni, prefetto della congregazione dei Riti, mediante il quale papa Leone XIII fece aggiungere l'invocazione "Mater Boni Consilii, ora pro nobis" alle litanie lauretane: "Dall'istante in cui la Beata Vergine Maria accettò l'eterno disegno di Dio, e il mistero del Verbo Incarnato meritò di essere chiamata anche Madre del Buon Consiglio. Inoltre, ammaestrata dalla viva voce della Sapienza divina, quelle parole di Vita ricevute dal Figlio e conservate nel cuore, le riversava generosamente sul prossimo." Maria è colei che mostra il cammino e illumina le menti di pie donne, discepoli e apostoli di Gesù. Nel decreto si fa pure riferimento all'episodio delle nozze di Cana, durante le quali Maria pronuncia le ultime parole attribuitele dai Vangeli: "Fate quello che vi dirà", il più eccellente e vantaggioso dei consigli. Dalla croce, infine, Gesù si rivolge al discepolo dicendo "Ecco, tua Madre",invitando tutti i cristiani a seguire come figli la strada indicata da Maria, egregia consigliera.

mercoledì 24 aprile 2019

XXV Aprile: Crimini dei partigiani comunisti occultati.


La Resistenza mirava alla dittatura comunista. Le atrocità in nome di Stalin non sono diverse dalle efferatezze fasciste. Anche se qualcuno ancora lo nega.



Beato Rolando Maria Rivi
Il 13 aprile 1945: Rolando Rivi, seminarista di 14 anni, barbaramente torturato e ucciso in una sommaria esecuzione da Giuseppe Corghi e da Delciso Rioli, partigiani della Brigata Garibaldi, appartenenti al battaglione Frittelli della divisione Modena Montagna (Armando) comandata da Mario Ricci (i due furono poi condannati - in tutti e tre i gradi di giustizia - per omicidio a 22 anni di carcere, ma in realtà ne scontarono solo 6 grazie all'Amnistia Togliatti).
«Domani un prete di meno» dissero, questa la motivazione che venne data dal commissario politico della formazione partigiana garibaldina che uccise nel 1945 il seminarista Rolando Rivi di 14 anni. Ci furono molte vittime fra il clero italiano durante la Seconda guerra mondiale e la guerra civile. Vittime dei nazisti, come don Giuseppe Morosini (1913-1944), accompagnato al supplizio dal Vescovo che lo aveva ordinato sacerdote, il futuro Cardinale Luigi Traglia (1895-1977), oppure come tanti sacerdoti e parroci assassinati dai partigiani e militanti comunisti, anche oltre il 25 aprile, come don Umberto Pessina (1902-1946).
Scrisse il Vescovo di Reggio Emilia, Beniamino Socche (1890-1965), nel suo diario: «…la salma di don Pessina era ancora per terra; la baciai, mi inginocchiai e domandai aiuto (…). Parlai al funerale (…) presi la Sacra Scrittura e lessi le maledizioni di Dio per coloro che toccano i consacrati del Signore. (…) Il giorno dopo era la festa del Corpus Domini; alla processione in città partecipò una moltitudine e tenni il mio discorso, quello che fece cessare tutti gli assassinii. Io ̶ dissi ̶ farò noto a tutti i Vescovi del mondo il regime di terrore che il comunismo ha creato in Italia». In Emilia Romagna e soprattutto nel «Triangolo della morte» (Bologna, Modena, Reggio Emilia) perirono barbaramente 93 sacerdoti e religiosi; la maggior parte a seguito delle vendette dei «rossi». Fra le vittime anche Rolando Rivi, colpevole di indossare la talare.
Il Papa, il 27 marzo scorso, ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti riguardanti 63 nuovi Beati e 7 nuovi Venerabili: molti sono martiri della guerra civile spagnola, dei regimi comunisti dell’Europa Orientale e del nazismo. Fra di loro c’è anche il giovane seminarista, del quale libri di storia e mass media hanno debitamente taciuto… per non sporcare l’ “eroica” memoria della Resistenza rossa.
Rolando Maria Rivi nacque il 7 gennaio 1931 a San Valentino, borgo rurale del Comune di Castellarano (Reggio Emilia), in una famiglia profondamente cattolica. Brillante e vivace, di lui si diceva: «o diventerà un mascalzone o un santo! Non può percorrere una via di mezzo». Con la prima Comunione e la Cresima divenne maturo e responsabile. Rolando, ogni mattina, si alzava presto per servire la Santa Messa e ricevere la Comunione. All’inizio di ottobre del 1942, terminate le scuole elementari, entrò nel Seminario di Marola (Carpineti, Reggio Emilia). Si distinse subito per la sua profonda fede. Amante della musica, entrò a far parte della corale e suonava l’armonium e l’organo.
Quando stava per terminare la seconda media, i tedeschi occuparono il Seminario e i frequentanti furono mandati alle loro dimore. Rolando continuò a sentirsi seminarista: la chiesa e la casa parrocchiale furono i suoi luoghi prediletti. Sue occupazioni quotidiane, oltre allo studio, la Santa Messa, il Tabernacolo, il Santo Rosario. I genitori, spaventati dall’odio partigiano, invitarono il figlio a togliersi la talare; tuttavia egli rispose: «Ma perché? Che male faccio a portarla? Non ho voglia di togliermela. Io studio da prete e la veste è il segno che io sono di Gesù».
Questa pubblica appartenenza a Cristo gli fu fatale. Un giorno, mentre i genitori si recavano a lavorare nei campi, il martire Rolando prese i libri e si allontanò, come al solito, per studiare in un boschetto. Arrivarono i partigiani, lo sequestrarono, gli tolsero la talare e lo torturarono. Rimase tre giorni loro prigioniero, subendo offese e violenze; poi lo condannarono a morte. Lo condussero in un bosco, presso Piane di Monchio (Modena); gli fecero scavare la sua fossa, fu fatto inginocchiare sul bordo e gli spararono due colpi di rivoltella, una al cuore e una alla fronte. Poi, della sua nera e immacolata talare, ne fecero un pallone da prendere a calci. Era venerdì 13 aprile 1945.

27 aprile 1945: a Cernaieto di Casina, presso Trinità, furono massacrati 21 ostaggi fra cui tre donne e quattro ragazzini, probabilmente della milizia partigiana di Vedriano. I resti vennero trovati nel bosco a ridosso della strada per Gombio solo nell'ottobre del 1946, ed è ancora incerta la paternità esatta della strage, i nomi degli esecutori materiali e addirittura il numero preciso delle vittime che potrebbe essere di 23 o anche più.
9 maggio 1945 dodici fascisti o presunti tali tra cui il podestà di San Pietro in Casale Sisto Costa con la moglie e il figlio nel primo Eccidio di Argelato;
10 maggio 1945, dottor Carlo Testa, membro del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) per la Democrazia Cristiana, assassinato a Bomporto (Modena) con raffiche di mitra;
11 maggio 1945, i sette fratelli Govoni, Giacomo Malaguti, sottotenente di artiglieria del Corpo Italiano di Liberazione, con il quale aveva combattuto contro i tedeschi a Cassino rimanendo ferito, e aveva fatto la campagna in un'unità aggregata all'esercito inglese, in licenza presso la famiglia, assassinato nel secondo Eccidio di Argelato;
18 maggio 1945, Confucio Giacobazzi, agricoltore e partigiano non comunista, assassinato;
2 giugno 1945, Ettore Rizzi, partigiano simpatizzante democristiano, sequestrato e ucciso a Nonantola;
27 luglio 1945, Bruno Lazzari, impiegato democristiano di Nonantola, colpito da raffiche di mitra;
26 gennaio 1946, Giorgio Morelli, partigiano e giornalista cattolico, vittima di un agguato dopo la pubblicazione di un'inchiesta in cui accusava il presidente comunista dell'ANPI di Reggio Emilia della morte di un altro partigiano cattolico, Mario Simonazzi. Morelli morì a seguito delle ferite il 9 agosto 1947;
19 maggio 1946, Umberto Montanari, medico condotto a Piumazzo ed ex-partigiano cattolico, assassinato;
20 agosto 1946, Ferdinando Mirotti, capitano del Corpo italiano di Liberazione, assassinato sull'uscio di casa;
24 agosto 1946, Ferdinando Ferioli, avvocato, assassinato in casa da persone conosciute, gli assassini furono aiutati dalla loro organizzazione a riparare in Cecoslovacchia;
26 agosto 1946, Umberto Farri, sindaco socialista di Casalgrande, assassinato in casa da due uomini. Il caso non ha mai avuto una soluzione;
5 novembre 1948, Giuseppe Fanin, sindacalista, assassinato a San Giovanni in Persiceto;
17 novembre 1948, Angelo Casolari e Anna Ducati, membri del consiglio parrocchiale, assassinati nella canonica della parrocchia di Freto, a Modena.
26 marzo 1955, (ben dieci anni dopo la Liberazione) Afro Rossi di Leguigno e Giovanni Munarini di Casina, barbaramente assassinati in un agguato di matrice comunista all'Osteria Vezzosi presso Colombaia di Carpineti, dove da una collina si fece fuoco sulle finestre della locanda piena di un raduno a festa di militanti democristiani.

martedì 23 aprile 2019

La strage dei cristiani dello Sri Lanka: i martiri di Pasqua.

Il sangue dei martiri è il vero tesoro della chiesa
Dall’Africa all’estremo oriente, passando per l’America. I numeri della persecuzione in odio alla fede crescono anno dopo anno. Ma a vincere è sempre la speranza: “L’ultima parola non è la croce, ma la resurrezione”
Si può stimare che, nel mondo, oggi, un cristiano ogni 12 subisca una qualche forma di persecuzione. E' stata redatta una lista di 50 Paesi dove i seguaci di Cristo sono maggiormente sotto tiro, con trattamenti come “singoli o gruppi di persone a motivo della fede in Gesù” che possono andare dalla discriminazione culturale e sociale, al disconoscimento familiare, dalla privazione di lavoro e di reddito fino ad abusi fisici, torture, rapimenti, mutilazioni, distruzione di proprietà, imprigionamenti, assassini. In testa a triste classifica ci sono Corea del Nord e Afghanistan. Nelle “top ten” figurano però anche Somalia, Sudan, Pakistan, Eritrea, Libia, Iraq, Yemen e Iran. È in Pakistan che la persecuzione ha i connotati più violenti in assoluto, adesso anche nello Sri Lanka. I Paesi europei nella lista sono la Turchia, al 31° posto, e l’Azerbaigian, al 45°. Colombia e Messico gli unici del continente americano. Una escalation di intolleranza è stata registrata in Libia e in India, dove a motivo della crescente influenza del radicalismo induista sono stati compiute aggressioni su oltre 24mila cristiani indiani. Nel corso degli scorsi mesi sono peggiorate anche il Nepal (che è entrato quest’anno nella classifica ed è al 25° posto) e l’Azerbaigian.L’oppressione islamica continua a essere la fonte principale di persecuzione dei cristiani, non confermandosi solamente ma estendendo la sua morsa in varie aree”.

 Anche in Europa

L'Unione europea: il rapporto pubblicato dall'Osservatorio sull'intolleranza e sulla discriminazione contro i cristiani in Europa (OIDCE in acronimo inglese), organizzazione non governativa con sede a Vienna e membro della Piattaforma dei diritti fondamentali dell'Agenzia europea dei diritti fondamentali, segnala come nel Vecchio Continente i casi di intolleranza e di discriminazione nei confronti dei cristiani siano in aumento. Diversi i casi riportati nei vari paesi membri in cui la negazione dei pari diritti e l'emarginazione sociale dei cristiani è stata evidenziata.
In Svezia: nel 2015 a Göteborg, città in cui è forte il reclutamento jihādista, case e negozi dei cristiani assiri sono state marchiate con la "N" di Nazareno, nello stile dell'Isis, e imbrattate con frasi di minaccia quali "convertitevi o morirete".
In Turchia: il 5 febbraio 2006 viene assassinato a Trebisonda, don Andrea Santoro; il 16 dicembre 2007, padre Adriano Franchini, cappuccino italiano da 27 anni in Turchia, viene accoltellato a Smirne da un diciannovenne; il 3 giugno 2010 il monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell'Anatolia, viene assassinato nella sua abitazione ad Iskenderun (la greca Alessandretta) dal suo autista, il ventisettenne Murat Altun. Il 25 dicembre 2010 la messa di Natale celebrata nei villaggi di Rizokarpaso e Ayia Triada per i trecento cristiani residenti nel Cipro settentrionale viene interrotta con l'uso della forza dalle autorità locali. Il Parlamento europeo ha condannato l'episodio ma non è seguito alcun altro provvedimento. Con lo scoppio della guerra civile in Siria e dei disordini in altre aree del mondo islamico, sono iniziate violente persecuzioni contro le comunità cristiane delle regioni sotto il controllo degli insorti. E il mondo politico ateo della sinistra o come oggi si definisce laico non fa altro che sdrammatizzare e continuare a insistere che questi selvaggi siano una ricchezza  per la nostra civiltà.
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