Carissimi amici e lettori,
la gloriosa memoria storica di Lepanto non sembra aver insegnato nulla, né alla Gerarchia ecclesiale odierna né tanto meno alla classe politica che detiene le sorti del nostro Paese. La prova finale, la più blasfema e umiliante, è giunta recentemente dalle aule dell'Università Cattolica di Lovanio, in Belgio. Ma non occorre guardare oltreconfine per scorgere i segni del collasso: la capitolazione si consuma già all'interno dei nostri confini nazionali.
Da Padova a Lovanio: la resa è totale
A Padova assistiamo all'insediamento di un presunto "tribunale islamico" volto a risolvere le controversie civili e familiari in base alla sharia, infischiandosene apertamente delle leggi e dell'ordinamento della Repubblica Italiana. Sul territorio nazionale si moltiplicano i casi di donne straniere segregate tra le mura domestiche da oltre quindici anni, incapaci persino di pronunciare il proprio nome in lingua italiana; una porzione di popolazione che rifiuta l'assimilazione culturale e punta esclusivamente all'ottenimento dei documenti civili per colonizzare e islamizzare interi quartieri. Di fronte all'avanzata di un'ideologia totalitaria che storicamente predica l'avversione al Cristianesimo, legittima i matrimoni con bambine in tenera età e impone la sottomissione della donna, la Chiesa cattolica post-conciliare e arrivata a cedere l'ambone e invita L'imam a predicare l'errore sull'altare questa è una strategia inaudita
Lo scandalo di Lovanio: il Corano alla Messa
L'episodio consumatosi alla celebrazione liturgica di apertura dell'anno accademico della Katholieke Universiteit Leuven (KU Leuven) rappresenta un vero e proprio oltraggio. Durante la funzione, un giovane musulmano si è accostato all'ambone per recitare in lingua araba i versetti della Sura 26 del Corano, Al-Shu'ara'. La medesima cerimonia ha visto l'inclusione di una benedizione ebraica e di preghiere formulate da ministri anglicani e protestanti. Sotto lo sguardo dell'arcivescovo di Mechelen-Bruxelles e presidente della Conferenza episcopale belga, monsignor Luc Terlinden, seduto in silenzio sul presbiterio, si è compiuto il rito della confusione.
I dettagli emersi escludono l'ipotesi di un incidente isolato o dell'iniziativa estemporanea di uno studente. Il consiglio pastorale e il presbitero responsabile della parrocchia universitaria, Martijn Steegen, ha confermato che l'integrazione di elementi interreligiosi nella liturgia costituisce una prassi strutturata, attuata fin dal 2017 in perfetto accordo con il rettorato e con i vescovi fiamminghi. La Gerarchia locale ha persino stabilito la collocazione rituale di tali interventi, individuando il momento successivo alla Comunione — ossia quando si è appena compiuto il Sacrificio dell'altare — come «il luogo liturgico più adatto» per dare lettura al Corano, presentandolo quasi come il naturale compimento del rito cattolico.
La denuncia dell'autocensura e il monito della storia
I tentativi della parrocchia universitaria di mascherare l'evento sotto le formule ecumeniche della "pace" e della "riconciliazione" hanno suscitato reazioni di sdegno persino all'interno delle istituzioni laiche. Jan De Volder, docente di Storia della Chiesa presso la medesima università, ha ricordato la totale inopportunità di inserire elementi interreligiosi nel culto eucaristico. L'affondo più lucido è giunto dalla deputata belga di origine iraniana Darya Safai, la quale ha richiamato la Gerarchia alla realtà dei testi islamici: «Loro la chiamano inclusività. Io la chiamo autocensura culturale. Per i musulmani, il Corano contiene versetti che prescrivono o legittimano la violenza contro i non credenti. È francamente problematico presentarli come simbolo universale di tolleranza. È un'università cattolica e ha il diritto di essere cattolica. È vergognoso che un'istituzione con una storia cristiana secolare minimizzi la propria identità. Chi cancella la propria cultura crea lo spazio affinché altri la trasformino».
Siamo passati, quasi senza avvedercene, dal dialogo interreligioso alla sfacciata confusione tra i culti. Questa deriva rappresenta una ferita profonda nel corpo ecclesiale, una grande pecca e una grave responsabilità che ricade interamente sulla guida della Chiesa post-conciliare. L'episodio di Lovanio fotografa l'essenza stessa di un'ecclesiologia che ha smarrito la propria bussola soprannaturale. Lo sdoganamento delle tesi più ambigue del Concilio Vaticano II e la prassi logorante di un falso ecumenismo hanno privato i pastori del coraggio e della capacità di difendere l'onore e l'unicità della Sposa di Cristo.
Il Corano è il testo fondativo di una dottrina che rifiuta in radice i dogmi centrali e inattaccabili della Rivelazione cristiana, a partire dal mistero della Santissima Trinità, dalla divinità di Gesù Cristo e dal Suo Sacrificio redentore sulla Croce. Nessuna falsa credenza, nessun testo che neghi la centralità del Verbo incarnato può trovare albergo o diritto di cittadinanza all'interno del Santo Sacrificio della Messa, che è il memoriale della Passione di Nostro Signore. Mescolare al culto cattolico espressioni eterodosse di religioni che la Chiesa non può riconoscere come volute da Dio non è un gesto di accoglienza, ma costituisce un gravissimo abuso del potere spirituale. L'ala modernista che occupa molte cattedre mira a imporre un livellamento sincretista, diffondendo la fallace idea che tutte le fedi si equivalgano e che la conversione non sia più necessaria per la salvezza dell'anima.
Di fronte a questo scenario, Roma osserva e tace, omettendo di comminare le dovute sanzioni a tutela del gregge. Anzi, con filiale franchezza ma con risoluta fermezza, non possiamo tacere il fatto che lo stesso pontefice, Papa Leone XIV, insista e rilanci continuamente il dialogo interreligioso nel nome di una pace astratta e puramente orizzontale. Con carità cristiana, ma senza cedere a un quietismo complice, è doveroso ricordare a Pietro che il mandato ricevuto da Cristo non è quello di rincorrere le agende filantropiche del mondo, bensì quello di confermare i fratelli nella Fede immutabile (Lc 22, 32). Alimentare l'illusione di una fratellanza universale sganciata dalla Verità del Vangelo non edifica la pace, ma accelera la secolarizzazione e indebolisce la testimonianza dei cristiani.
Mentre le autorità si attardano in esortazioni ecumeniche, la realtà bussa violentemente alle nostre porte. Di fronte alla realtà dei tribunali islamici in Veneto, delle periferie urbane sottratte alla sovranità italiana ed europea, e degli amboni ceduti a culti estranei che negano il Crocifisso, l'interrogativo per ogni cattolico fedele si fa drammatico: vale più l'obbedienza formale nel tradimento o la disobbedienza nella fedeltà? È lecito piegarsi ai decreti di vescovi che portano il Corano in chiesa e svuotano il senso del Sacramento, o è doveroso resistere per rimanere fedeli a Nostro Signore, alla memoria dei martiri e alla Messa di sempre?
La risposta appartiene ai Santi, appartiene alla gloriosa stirpe dei confessori della Fede e a tutti quei battezzati che rifiutano con fermezza di piegarsi all'apostasia dilagante. Dinanzi al tradimento del dogma, il dovere del cattolicesimo militante è la resistenza senza compromessi. Noi, per amore di Cristo e della Sua Chiesa, non obbediamo al tradimento.

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