Blog della Tradizione Cattolica Apostolica Romana

sabato 23 ottobre 2021

Atto d’Amore Inocularsi il Siero? Ne Siamo Proprio Sicuri? Parliamone…

Carissimi amici, nell' enciclica Evangelium-Vitae “Si afferma che l’uso degli embrioni e dei feti umani come oggetto di sperimentazione costituisce un grave delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona". Il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù. Accolto dalla Chiesa ogni giorno con amore, esso va annunciato con coraggiosa fedeltà come buona novella agli uomini di ogni epoca e cultura. Riceviamo e volentieri pubblichiamo da una studiosa di filosofia e di teologia, che conosciamo personalmente ma che per ragioni personali e professionali preferisce non apparire, questo contributo al dibattito provocato dalla discussa e discutibile frase del Pontefice regnante e ripresa dall’inquilino del Quirinale sulla vaccinazione come atto di amore. Buona lettura.


Si continua ad assistere agli interventi da parte di intellettuali, finora baluardo culturale contro l’aborto, e di rappresentanti di istituzioni religiose, volti a “convincere” che i vaccini sono moralmente legittimi. L’interesse sotteso a tale dispiegamento di forze, visto che gli apparati governativi sono più che efficienti in tal senso, appare solo quello di scardinare il convincimento di chi è ancora fermo nel rifiutare i vaccini a causa del loro derivare da linee cellulari “abortive”.

A tale proposito, quale premessa terminologica, continuerò a definire per velocità di espressione, le linee cellulari come “abortive”, sebbene si tratti evidentemente di linee cellulari derivanti da neonati “espiantati” da “vivi”.

L’ultimo intervento che sponsorizza i vaccini è a firma di Don A. Selegni della Fraternità di San Pio X (https://fsspx.news/it/news-events/news/considerazioni-pratiche-sulla-vaccinazione-contro-il-covid-19-68810).

venerdì 22 ottobre 2021

"Benedetto XVI, la solitudine del pastore"! di Americo Mascarucci



Cari amici e lettori,riprendiamo da stilum curiae, di Americo Mascarucci che é rimasto molto colpito dalle parole del messaggio che Benedetto XVI ha inviato all’abate di un’abbazia cistercense austriaco, e ci offre questa riflessione. Buona lettura.






Benedetto XVI, la solitudine del pastore



Ha fatto un certo effetto leggere la lettera che Benedetto XVI ha spedito a Reinhold Dessl, abate dell’abbazia cistercense di Wilhering in Austria, nella diocesi di Linz, esprimendo cordoglio per la morte all’età di 91 anni del collega professore di Ratisbona, Gerhard Winkler, anche lui monaco cistercense. Una lettera molto toccante da cui traspare la solitudine del pontefice emerito.

La missiva è riportata su carta intestata e Avvenire ci tiene ad evidenziare che in alto è riportata la dicitura «Benedictus XVI. Papa emeritus» per sottolineare come Ratzinger non si ritenga più il papa legittimo come sostengono invece don Minutella e tutti quelli che ritengono invalide le sue dimissioni. Ma al di là dei discorsi più o meno legittimi sulla sede impedita, sui due papi, sulle dimissioni più o meno invalide, ciò che appare evidente è la solitudine di Benedetto che nella lettera, parlando del collega scomparso, scrive: “La notizia della morte mi ha profondamente colpito. Tra tutti i miei colleghi e amici, lui era il più vicino a me. La sua allegria e la sua profonda fede mi hanno sempre attratto. Ora ha raggiunto l’aldilà, dove certamente molti amici lo aspettano. Spero di potermi unire presto a loro”.

martedì 28 settembre 2021

A SAN MICHELE ARCANGELO



Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Credo, Pater, Ave, Gloria

Preghiera a san Michele Arcangelo

Gloriosissimo Principe delle celesti milizie, Arcangelo san Michele, difendici nella battaglia e nel

combattimento contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre e

contro gli spiriti maligni, nelle regioni celesti. Vieni in aiuto degli uomini, da Dio creati per

l’immortalità, fatti a sua immagine e somiglianza e riscattati a caro prezzo dalla tirannia del diavolo.

Combatti oggi, con l’esercito dei beati Angeli, la battaglia di Dio, come combattesti un tempo

contro il condottiero della superbia, Lucifero, e i suoi angeli apostati, che non prevalsero, né si trovò

più posto per essi in cielo; e il grande drago, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana e

seduce il mondo intero, fu precipitato sulla terra, e con lui tutti i suoi angeli.

Ecco, questo antico nemico e omicida si è eretto con veemenza e, trasfigurato in angelo di luce, con

tutta la moltitudine degli spiriti maligni percorre e invade la terra al fine di cancellare il nome di Dio

e del suo Cristo e di ghermire, uccidere e gettare nella perdizione eterna le anime destinate alla

corona dell’eterna gloria. Questo drago malefico, negli uomini depravati nella mente e corrotti nel

cuore, trasfonde come un fiume pestifero il veleno della sua nequizia: il suo spirito di menzogna, di

empietà e di bestemmia, il suo alito mortifero di lussuria e di ogni vizio e iniquità.

La Chiesa, Sposa dell’Agnello immacolato, da astutissimi nemici è stata riempita di amarezza e

abbeverata di fiele; essi hanno messo le loro empie mani su tutto ciò che c’è di più sacro e, là dove

fu istituita la Sede del beatissimo Pietro e la Cattedra della Verità, hanno posto il trono della loro

abominazione ed empietà, così che, colpito il Pastore, il gregge possa essere disperso.

O invincibile condottiero, assisti dunque il popolo di Dio contro gli irrompenti spiriti malvagi e

realizza la vittoria. Te la santa Chiesa venera come custode e patrono; della tua difesa si gloria

contro le empie potestà terrene e infernali; a te il Signore ha affidato le anime dei redenti destinate

alla felicità del cielo. Prega dunque il Dio della pace perché schiacci Satana sotto i nostri piedi,

affinché non possa più tenere schiavi gli uomini e danneggiare la Chiesa.

Presenta al cospetto dell’Altissimo le nostre preghiere, perché discendano presto su di noi le

misericordie del Signore e tu possa arrestare il dragone, il serpente antico, che è il diavolo e Satana,

e ricacciarlo incatenato negli abissi, così che non possa più sedurre le anime.

Perciò, affidáti alla tua protezione e alla tua tutela, per la sacra autorità della Santa Madre Chiesa

(se chierico: per l’autorità del nostro sacro ministero), fiduciosi e sicuri ci accingiamo a respingere

le infestazioni dell’astuzia diabolica, in nome di Gesù Cristo, nostro Signore e Dio.

V - Ecco la Croce del Signore, fuggite, potenze nemiche.

R – Ha vinto il Leone della tribù di Giuda, il discendente di Davide.

V - Che la tua misericordia, o Signore, sia su di noi.

R - Perché abbiamo sperato in Te.

V - Signore, esaudisci la mia preghiera.

R – E il mio grido giunga fino a Te.

(se chierico:

V - Il Signore sia con voi;

R – E con il tuo spirito)

Preghiamo.

Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, invochiamo il tuo Santo Nome e supplici imploriamo la

tua clemenza, affinché, per intercessione dell’immacolata sempre Vergine Maria, Madre di Dio, di

san Michele Arcangelo, di san Giuseppe Sposo della beata Vergine, dei santi apostoli Pietro e Paolo

e di tutti i Santi, ti degni di concederci il tuo aiuto contro Satana e tutti gli altri spiriti immondi che

percorrono il mondo per nuocere al genere umano e perdere le anime. Per il medesimo Cristo nostro

Signore. Amen.

venerdì 24 settembre 2021

Mons.Marcel Lefebvre (omelia in occasione del 20° anniversario della FSSPX


Carissimi lettori, vi proponiamo questa meravigliosa omelia data da Mons. Lefebvre in occasione del XX° anniversario della fondazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X non era l’unico ministro di Nostro Signore a proseguire nella celebrazione della vera Messa, la “Messa di Sempre”, come amava definirla. Come leggerete nelle sue parole, tanti consacrati hanno rassegnato le dimissioni per proseguire in modo nascosto, altri hanno proseguito fino alla pensione senza lasciare i loro incarichi, altri invece sono letteralmente morti di dolore! Tuttavia, a parte Mons. Antonio de Castro Mayer che “continuò la Chiesa Cattolica” nella sua Diocesi in Brasile, e Mons. Lefebvre che è stato l’unico Vescovo a creare un’opera internazionale per trasmettere il vero sacerdozio senza compromessi.





Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Così sia.

Miei carissimi confratelli, miei carissimi seminaristi, miei carissimi fratelli,

Venti anni fa, in questo stesso giorno, mi recavo a Friburgo da Mons. Charrière, vescovo locale, per chiedergli il risultato dello studio e dell’indagine che aveva dovuto fare riguardo ai nostri statuti, alle nostre costituzioni che gli avevo sottoposto all’inizio del mese di luglio.

Nostra santa Madre Chiesa ci generava in questo I novembre 1970

Aveva dunque avuto quattro mesi per esaminare queste costituzioni, e ammetto che avevo un po’ di apprensione nel recarmi al vescovado. I tempi erano già molto sfavorevoli a qualsiasi opera della Tradizione, perciò mi domandavo proprio cosa mi avrebbe risposto Sua Eccellenza Mons. Charrière. Ora, con mio stupore e mia gioia, mi disse: «Ma certamente, li firmerò immediatamente». Fece chiamare il suo segretario, gli chiese i documenti; la lettera era pronta e Monsignore firmò davanti a me l’accettazione dei nostri statuti e delle nostre costituzioni. Ammetto che per me era un piccolo miracolo, e immaginavo la reazione dei nostri primi e più anziani seminaristi, di fronte a questa accettazione ufficiale della Fondazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X. In effetti, quando arrivai in Rue de la Vignettaz e lo annunciai ai cari confratelli che erano presenti – alcuni sono ancora qui – fu un’esplosione di gioia e di meraviglia: la Fraternità Sacerdotale San Pio X era riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa locale di Friburgo, da Sua Eccellenza Mons. Charrière.

giovedì 23 settembre 2021

Disposizioni nell'Arcidiocesi di Guadalajara sull'applicazione del Messale Romano di San Giovanni XXIII, del 1962





«Nel 1926 in Messico venne promulgata dal regime del Presidente Plutarco Elias Calles la Legge Calles, che proibiva la pratica pubblica della fede Cattolica. Vennero confiscate chiese e parrocchie, membri del clero vennero arrestati e molti di loro giustiziati nel tentativo di eliminare l'espandersi di una fede religiosa che in quel momento veniva sentita come minaccia al regime. I cattolici messicani furono costretti alla clandestinità; celebravano le messe all'interno di caverne, nell'oscurità, terrorizzati dalla repressione di Stato». Ora narrata nel film Cristiada 
Pellicola uscita (nel 2012).

I laici messicani costituirono un’organizzazione denominata Lega in Difesa della Libertà Religiosa, che proclamò: «Deploriamo la guerra, ma la nostra dignità oltraggiata e la nostra fede perseguitata ci obbliga a correre per difenderci sullo stesso campo su cui si sviluppa l’attacco».


Oggi nel 2021 questa stessa Fede Cattolica, è perseguitata non più dal governo massonico e anticlericale che fu del presidente Plutarco Elías Calles, ma dalla stessa gerarchia Cattolica, oggi rappresentata alla grande meravigliosamente dall'eminentissimo Signor cardinale José Francisco Robles Ortega Arcivescovo di Guadalajara.

Che con Decreto vieta la Santa Messa Tridentina, o meglio ne limita la partecipazione e la sua diffusione. Facendosi scudo del motu proprio Traditionis Custodes (16 luglio 2021), di Papa Francesco, che lascia facoltà ai Presuli nelle proprie diocesi se continuare a far celebrare vetus ordo o di vietarne la celebrazione, in questo caso viene letteralmente mortificata la celebrazione e viene al quanto tollerata a certe condizioni che lui chiarisce nel suo Decreto.
In Messico e in tante altre parti del mondo cattolico nell'estremismo post-conciliare e l'oppressione che ne esercita travestito da ecclesiologia di facciata, sono finiti nel mirino dei vescovi, tanti sacerdoti e gruppi di fedeli, che non si sono trovati davanti il Buon Pastore con l'odore delle pecore, come tante volte  auspicava papa Francesco, ma dei vescovi Gestapo “che si comportano da carnefici“ peggio delle SS di non lontana memoria.
Nel mondo i cattolici sono conosciuti per affrontare le persecuzione religiose, ma quando questa è figlia dell'estremismo religioso post-conciliare e inflitta da chi ritieni che parla a nome di Dio resti di ghiaccio.
La Chiesa messicana è vittima da diversi decenni di persecuzione religiosa nel silenzio assordante più totale, quanto dal potere civile che di quello religioso, il Messico è uno dei paesi più pericolosi in cui esercitare il ministero  sacerdotale, 
può mettere la vita in pericolo ancora oggi, tutto ciò è confermato dalle statistiche del CCM: “Nei sei anni, che vanno dal 2012 fino al 2018, sono stati uccisi ventisei sacerdoti e si sa poco sull'esito delle indagini. Questi cristiani patiscono l’umiliazione, le vessazioni, in tanti casi sono ingiustamente accusati dalla stessa gerarchia che dovrebbe proteggerli, incoraggiarli, nell'annunciare la gioia di Cristo risorto e per quale motivo non se ne preoccupa? Perché il tradizionalismo cattolico è tornato in auge. Quanto in Europa, quanto nel continente Nord e sudamericano, sono i palcoscenici di un vero e proprio boom vocazionale. Le realtà tradizionali non conoscono crisi a differenza delle realtà post-conciliari. La nota fondamentale di tutti gli errori teologici e pastorali moderni – dal cattolicesimo liberale al Modernismo alla Nouvelle Théologie – è la bramosia acritica di “adattare” la Chiesa al mondo non è altro che la sua autodemolizione. Lo stesso Vaticano II si presentò come un Concilio pastorale teso a stabilire “un nuovo rapporto col mondo”. Il problema ha due aspetti, uno teorico e uno pratico. Teoricamente, la domanda si pone in questo modo: La Chiesa è il sale della terra e la luce del mondo, oppure la terra è il sale della Chiesa e il mondo la sua luce? Nella pratica la domanda è: A quale mondo si vuole, concretamente, adattare la Chiesa? Papa Pio XII chiamava l’America Latina il “continente della speranza”. Fino a pochi anni fa, la percentuale di cattolici superava abbondantemente il 90%. Oggi, invece, sta attraversando un periodo di tribolazione tra scandali di ogni sorte da parte della chiesa post-conciliare, con il risultato che molte persone sono passate alle sette protestanti a causa del discorso poco religioso e molto politico della teologia della liberazione nella Chiesa cattolica, un fenomeno chiaramente denunciato anche da Joseph Ratzinger "Benedetto XVI". Purtroppo, oggi alcuni settori della Chiesa e diverse conferenze episcopali non solo hanno perso di vista di chi sono i servi, ma rinnegando Cristo seguono i “diktat del mondo” ma, anzi, assumono la leadership.

mercoledì 22 settembre 2021

LA MESSA APOSTOLICA PROSCRITTA DALL’ARBITRIO



Non saremmo in grado di ricostruire su incontestabili basi documentali il tortuoso accavallarsi di polemiche e di tregue, di scontri e di accordi che hanno presumibilmente determinato, nel 2013, le inquietanti dimissioni di Benedetto XVI dalla carica di supremo Pastore della Chiesa.

Quelle dimissioni, quali che ne siano le ragioni e comunque le si voglia giudicare, incidono pesantemente sulle strutture visibili di una Chiesa insidiata dal parossistico riacutizzarsi di pericolose derive anti-tradizionali che, ad uno sguardo puramente umano (e perciò fatalmente miope), sembrano dirette a causarne il definitivo e irreparabile tramonto.

Il tragico ribaltamento del magistero pontificio, degradato a provocatorio veicolo di insultanti innovazioni, traditrici della Dottrina rivelata, si affianca alla creazione canonicamente inedita della figura del “Papa emerito” che, nella sofferta accettazione di un dignitoso e forzato silenzio, patisce (o ratifica?) il temporaneo trionfo della più sfacciata eterodossia.

Questa situazione dolorosa, che sconcerta i credenti non disposti a travisare i fatti dietro superficiali spiegazioni di comodo, non deve privarci della serena speranza nel provvidenziale aiuto divino.

Le ragioni della crisi coinvolgente la vita ecclesiale sottendono il possibile rinvio ad un contesto interpretativo che, pur mancando di riscontri direttamente verificabili, ha il pregio di rendere ragione dello sfacelo teologico e liturgico, indotto dai moti impulsivi dell’irruenza soggettivistica e dagli indomiti sperimentalismi dell’incontinente creatività profanatrice.

Il quadro più idoneo ad indicare le valenze degenerative che intorbidano e inibiscono la vitalità spirituale del cattolicesimo contemporaneo, suggerisce l’ipotesi realistica di un risolutivo conflitto interno ai diversi ranghi del progressismo clericale; la sua componente moderata che aveva metodicamente perseguito una eclettica e abborracciata contaminazione fra la teologia tradizionale e il velleitario tentativo di proporne una rilettura in chiave moderna, cede il passo alle tendenze più estreme che, avvalendosi del tenace lavorio da essa predisposto, mirano ad affrancarsi dal magistero della Chiesa.

L’elezione di Bergoglio, patrocinata da una congrega di cardinali ultra-modernisti appartenenti all’auto definitasi “mafia di S. Gallo”, segna la preminente affermazione di una falsa pastorale antidogmatica e anti-liturgica, cui i cattolici, per fedeltà alle promesse battesimali, non possono e non devono sentirsi vincolati.

Se con l’ascesa al soglio di Pietro del gesuita “venuto dalla fine del mondo”, la logica evoluzione dell’ aggiornamento conciliare si è esplicitata in tutta la coerenza delle sue latenti premesse sovvertitrici, si può sostenere senza tema di esagerazione che l’esasperata prosecuzione di un banale hypnose ecumenismo sincretistico; le favorevoli aperture alle prospettive sconsacrate e sconsacranti di una brutale deriva secolaristica, in cerca di un apprezzabile avallo pseudo-religioso; la promozione di cerimonie idolatriche in S. Pietro, tendono all’imposizione di restrizioni e di impedimenti alla celebrazione del Rito di Tradizione Apostolica.


Il recentissimo Motu proprio Traditionis custodes va ben oltre l’ abrogazione del Summorum Pontificum di Benedetto XVI, respingendone perfino l’ambiguo assunto neo-modernistico di pervenire ad una armonizzazione di due riti, sottendenti concezioni liturgiche ed ecclesiologiche totalmente opposte.

L’impostazione ideologica di temi inerenti alla Fede e alla vita spirituale, rappresenta il vizio costitutivo di un documento che, ancora una volta, saggerà le proverbiali e sperimentate inclinazioni giustificatrici dei conservatori, ben disposti a riconoscere un valore dottrinario agli indirizzi neo-modernistici scopertamente professati dalla Gerarchia post- conciliare.

Il testo di Francesco, rivelativo di uno spirito acremente anti-cattolico e anti-romano, bandisce il Rito Tradizionale dalla l’ex orandi, vietandone la celebrazione nelle Chiese parrocchiali e dichiarando che la possibilità di ricorrervi è condizionata alla previa autorizzazione dei vescovi diocesani, tenuti a vigilare affinché non si formino gruppi di persone desiderose di rendere a Dio il culto dovutoGli con una Messa imparagonabile per santità e bellezza.

Se si pensa peraltro che le eventuali (e scarsamente probabili) autorizzazioni vescovili necessitano dell’arbitrato e dell’approvazione della Santa Sede, si può constatare come, abrogate le pur equivoche concessioni di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, la Liturgia Tradizionale sia nuovamente sottoposta ai veti abrogativi stabiliti da Paolo VI all’indomani della sua sciagurata “riforma” del Messale Romano.

L’atavica avversione bergogliana per la Tradizione ha come naturale controparte l’apologia del concilio e del suo “spirito”: essi, avviando la rovinosa estenuazione della religione cattolica in un ruolo di umiliante conformità al potere della secolarizzazione, sono elogiati dal Papa argentino quali sicuri ed esclusivi criteri di appartenenza ecclesiale

Il contenuto del documento fa trasparire l’insinuante e beffarda ironia del titolo; i “custodi della tradizione”, chiamati a reprimere ogni tentativo di rivitalizzare la fede nelle anime attraverso la partecipazione alla Sacra Liturgia che ha forgiato animose schiere di santi e di martiri, devono operare e comportarsi da distruttori della medesima, lasciando libero corso ai cacofonici singulti dell’assemblearismo vociferante e agli ostentati sacrilegi della esagitazione “carismatica”.

Al di là delle effimere vittorie del neo-modernismo, pietosamente precipitato nelle sue insuperabili contraddizioni, la coscienza della indefettibilità della Chiesa e la memoria delle severe ammonizioni formulate da S. Pio V nella bolla Quo primum tempore, ci garantiscono che nessuna autorità può privarci della fulgida perfezione del Rito tradizionale, da Dio predestinato a durare fino a quando i tempi saranno trascesi nel gaudio supremo della Gerusalemme celeste.

CRUCE SIGNATUS      
                                               Fonte Si Si NO NO
                                                                                                  


martedì 21 settembre 2021

“Nessuno viene a Me, se il Padre non l’attira” (Gv. 6, 44).





 Ma il vostro parlare sia SI SI NO NO 
ciò che è in più vien dal maligno.
Mt.5,37

L'apostolo di oggi

Oggi si tratta di portare la fede a un mondo incredulo e indifferente, anzi nemico dichiarato di Cristo e della sua Chiesa. Da decenni, se sui carabinieri (che meritano molto rispetto!) si raccontano ancora barzellette, sui preti neppure quelle si raccontano, tanto molti di loro sono diventati insignificanti ai più per la loro rinuncia e mancanza di identità; “In fondo chi è un prete? Ma chi lo sa? Lo sanno loro medesimi?”.

Allora occorre scuotere quel mondo e proporre con autorevolezza le ragioni per credere, a partire dall’ inizio, dalle fondamenta.

Da un punto di vista si deve sempre partire: ogni uomo è un cercatore del senso della vita, del dolore e della morte. Anche quando l’uomo è sazio o disperato, anche quando sembra avere messo a tacere ogni domanda profonda, ritenendola priva di ogni risposta possibile, tuttavia anche l’uomo “tecnologicus” del terzo millennio, nel suo intimo continua ad interrogarsi.

Così l’apostolo di oggi, esperto dell’uomo e testimone di Dio, fa l’annunzio e la catechesi della fede, in cui partendo dall’uomo che si interroga (ed è una grande questione “magna quaestio factus sum mihi”, aveva scritto s. Agostino d’Ippona, ed è sempre vero), conduce ogni uomo a Gesù Cristo, il Dio incarnato, Maestro e Amico, sofferente, morto sulla croce e risorto il terzo giorno, datore della vita nuova, della Grazia santificante, come risposta adeguata e definitiva ad ogni problema dell’uomo, della società, del mondo: “Solutio omnium difficultatum Christus est”, come aveva scritto Tertulliano.

L’apostolo di oggi, con il linguaggio semplice e denso, non pietistico e solo devozionale, con un discorso che abbia dignità di cultura, autorevolezza di Verità e passione di amore, richiama l’uomo a pensare, a chiedersi: “Ma tu, uomo, chi sei? Da dove vieni? Tu dove vai? Perché vivere, perché soffrire, perché morire?”. E ancora: “Dove sta il bene, dove sta il male? Dove sta la gioia, dove sta la vita vera?”.

Il discorso dell’apostolo d’oggi si fa accorato: “O uomini del mio tempo, o amici, o fratelli miei, qui si tratta della vostra esistenza, della vostra vita. Ma potete voi dire che non vi interessa la vostra vita, che volete buttare la vita, l’unica vita che avete? Ma, come potete pensare che la vita termina corrosa dai vermi nel sepolcro? Come potete rassegnarvi a godere soltanto dei piccoli poveri piaceri che passano subito, come una sigaretta fumata, una tazzina di caffè bevuta? Come potete non cercare la gioia, la vita che la Chiesa vi annunzia come eterna e totale? E se fosse vero che quel Cristo che noi annunciamo da duemila anni, è Lui l’unico Salvatore del mondo, l’unico datore di gioia, di vita?”.

L’apostolo di oggi parli come sacerdote dal pulpito a nome di Dio, operi nella famiglia, nella scuola, nell’università, nella medicina e nella giustizia, nella officina e nei campi, in qualsiasi professione ed ambiente; presenti il Cristo vero, bellissimo, affascinante, grande e sublime, la Realtà più alta che esiste sulla terra e nei cieli. Non come narrasse una favola ai bambini buoni – la fabula Christi – non come se presentasse un Gesù da nanerottoli.

Quando l’apostolo di oggi parla di Cristo, faccia sentire che lui con il suo Cristo tiene un rapporto vivo e tenerissimo, che gli dà del tu (“un tutoyer de Dieu” egli deve essere!) e che Cristo lo ispira e lo guida a conquistare le anime a Lui: sì, l’apostolo è un conquistatore di anime a Cristo, o meglio, collabora con Cristo alla conquista delle anime. I piccoli e gli umili possono essere i primi a capire, non i primi ad allontanarsi, perché non possono capire, ma i grandi, i dotti, i potenti con un fondo di onestà, si sentano interpellati ad ascoltarlo, così come ascoltavano gli apostoli, Pietro, Paolo, Giovanni, la cui parola era vera, appassionata di amore a Gesù e ai fratelli da strappare alla perdizione eterna.

A un apostolo così, possono arrivare gli insulti più terribili, perché il maligno, attraverso i suoi adepti, sputa veleno e fuoco su di lui che gli sottrae le anime, fino a liberare certi uomini di Chiesa da quella sudditanza alle tenebre che dura da troppi anni. Anche illustri uomini di potere e di cultura sono attratti davanti ad un annunzio del Cristo così umano e divino che compie l’autentico apostolo di oggi.

È un’impresa immane quella dell’apostolo di oggi. La prima volta, circa duemila anni fa, partirono in dodici – Gesù li aveva chiamati affinché stessero con Lui e poi andassero ad annunziare al mondo (Mc. 3, 13). Partirono in dodici e conquistarono il mondo a Cristo. Oggi, siamo molto più di dodici, ma dobbiamo essere veri, ardenti e audaci come e più dei dodici dell’antico e sempre giovane inizio. “Essi parlavano e Dio apriva i cuori” – racconta il libro degli Atti degli Apostoli, che è come il quinto Vangelo. Gesù l’aveva detto: “Nessuno viene a Me, se il Padre non l’attira” (Gv. 6, 44).

Per questo, l’apostolo di oggi sa di dover meritare ai suoi fratelli questa grazia immensa di essere attratti a Gesù, mediante la preghiera e l’offerta continua di sé, della sua vita e del suo sacrificio unito sempre di più al Sacrificio di Gesù sul Calvario e sull’altare – la Santa Messa – innalzato al Padre in modo perenne. L’apostolo di oggi non è solo orante, ma è fatto preghiera (“non orans, sed oratio factus” come san Francesco d’Assisi). L’apostolo di oggi è l’uomo del santo Sacrificio della Messa (“la preghiera chiede, la Messa ottiene”, diceva san padre Pio) e del Rosario alla Madonna.

L’apostolo di oggi, vero, autentico, ardente, collaborando con Gesù, in fondo l’unico apostolo del Padre, sa di essere capace, grazie a Gesù, di convertire le anime – e le vuole convertire a Gesù e alla Chiesa cattolica, senza paura di essere accusato di “fare proselitismo”. Si accosta alle anime con delicato rispetto, ma con “il ritrovato gusto di convincere, di convertire” per usare le parole di André Fossard (1915–1995), l’illustre editorialista francese, convertito a Gesù, quasi folgorato da Lui, come narra nel libro “Dio esiste, io l’ho incontrato”.

Il ritorno a Gesù da parte di molti fratelli sarà anche frequente, frequentissimo, per l’opera dell’apostolo di oggi, il quale dovrà sempre riconoscere, con la faccia a terra: “Non è merito mio, è la Madonna che compie tutto. La mia forza è il santo Sacrificio della Messa e il Rosario. La mia unica sicurezza mi viene dai piccoli, dai bambini, dai poveri, dai sofferenti nel corpo e nello spirito, i quali pregano la Madonna e offrono la vita per il Regno di Dio, per strappare le anime a satana e per evitare a tutti i costi l’inferno, che esiste, ed è eterno e, purtroppo non è vuoto”.

L’apostolo di oggi non ha paura di parlare chiaro e di contraddire: “Vescovi e sacerdoti, date a tutti a qualsiasi ora del giorno, la possibilità di confessarsi. Raccomandate la confessione frequente e regolare. Moltiplicate le Messe (invece di diminuirle con la concelebrazione o celebrando solo di domenica!), per i vivi e per i defunti. Senza la S. Messa vengono a mancare le grazie indispensabili ai vivi e ai defunti. Siate padri e maestri delle anime. Ascoltate voi per primi la voce di Gesù Cristo. Aiutateci a salvarci l’anima e andare in Paradiso”. Ciò è tutto.

Insurgens                                                                Fonte Si Si NO NO

 


lunedì 20 settembre 2021

L'antica chiesa dei Minoriti "Minoritenkirche"a Vienna


Carissimi amici, dopo qualche giorno di riflessione e silenzio mi sono decisa a scrivere questa puntualizzazione per amore di verità e di giustizia, dote molto rara nel mondo di oggi.

Geppetto ce lo insegnò sin dalla nostra infanzia: le bugie hanno le gambe corte o il naso lungo e fanno solo male.

Una bugia persegue sempre uno scopo ben preciso, nel “bene” o nel male. Le cosiddette «bugie bianche» (la cosidettarestrictiomentalis) servono soprattutto a proteggere se stessi o la persona che ci sta accanto. Le menzogne cattive, invece, sono spesso motivate dal proprio egoismo, quando si vuole ottenere un vantaggio a spese di altri, o addirittura danneggiare qualcuno deliberatamente. Queste ultime sono tossiche per le relazioni sociali e professionali, poiché erodono la fiducia.Molte sono le specie di menzogna, e noi le dobbiamo odiare tutte, senza distinzioni, poiché non c’è menzogna che non sia in contrapposizione con la verità. Verità e menzogna sono infatti cose contrarie fra loro come luce e tenebre, pietà ed empietà, giustizia e ingiustizia, peccato e opere buone, salute e infermità, vita e morte. Quanto più dunque amiamo la verità, tanto più dobbiamo odiare la menzogna.

Diffondendo bugie sui social media sulla avvenuta donazione di una Chiesa alla Fraternità Sacerdotale San Pio X nel centro di Vienna e sullo stato di quest’ultima è di cattivo gusto, poiché questa comunità, come sin dall’inizio la volle il suo fondatore, l'arcivescovo mons. Marcel Lefebvre, è nata come "opera di Chiesa", disse: "Non è nata con un obiettivo di contestazione o di opposizione, niente affatto.” Essa è nata 1° novembre 1970come nascono le opere di Chiesa, cioè per una necessità che si è presentata di vigilare sulla buona formazione del sacerdote, ed è stata riconosciuta dal vescovo di Friburgo mons. Charrière.

Ora ci sfugge per quale motivo Paolo Manganiello nel suo blog diffonda notizie false e senza fondamento, se abbia veramente cattive intenzioni o semplicemente è ignorante in materia… non tocca noi a giudicare, però ci preme dire la verità a proposito!

Come ci insegna la Sacra Scrittura, “la luce risplende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta”(cfr Giovanni 1: 5). Sappiamo anche che le tenebre non prevarranno su di essa, non importa quanto siano profonde, non saranno mai in grado di spegnere la luce».



Il 16 Settembre 2021 alle 08:35, Paolo, curatore del blog in questione ha detto in un commento :

“Ricordo che, come correttamente indicato nell’articolo, la Missione Cattolica Italiana si trova in AlserStraße 17, 1080 a Vienna, ed è l’unica ufficialmente riconosciuta dalla Diocesi. Ognuno è libero di aderire a qualunque gruppo che si proclami cristiano, ma offrendosi ad un movimento antipapale la Minoritenkirche ha perso ogni titolo ad assistere spiritualmente i veri cristiani cattolici italiani (e di ogni altra nazione).”



Innanzitutto la Fraternità S. Pio X non è antipapale, poiché ogni sacerdote celebra la Messa citando il nome del Sommo Pontefice e del vescovo del luogo. Mons. Lefebvre e la Fraternità San Pio X hanno sempre riconosciuto l'autorità del Papa, senza mai voler fondare una Chiesa parallela e quindi scismatica.
L'autorità del Papa comunque non è arbitraria ma vincolata all'insegnamento della Verità Rivelata che neanche il Sommo Pontefice può cambiare. La stessa obbedienza all'autorità è subordinata alla fede che essa deve trasmettere intatta. Il ministero della Fraternità San Pio X è legittimo perché essa, dopo essere stata riconosciuta dalla Chiesa, non è mai stata validamente soppressa. Il suo insegnamento ed il suo agire poi, sono in tutto conformi alla Tradizione. Nessuno potrà mai condannare ciò che la Chiesa ha fatto per venti secoli. Quello che era vero ieri, lo sarà domani e per sempre.

sabato 18 settembre 2021

Papa Francesco: un Pontefice ad ore alterne?



Carissimi amici,
a conclusione della visita apostolica di Papa Francesco in Ungheria e in Slovacchia, lo stesso si è intrattenuto con i giornalisti accreditati sul volo di ritorno, parlando di vaccini e di no vax, oltre che di matrimonio. Riportiamo di seguito le testuali parole del Pontefice che hanno avuto ampio eco principalmente sulla testata "cattolica" Avvenire (“Il Papa: l’aborto è omicidio. Il matrimonio solo tra uomo e donna”.) e su altri quotidiani però in modo più velato.


“L’aborto è più che un problema, è un omicidio. Chi fa un aborto uccide. Nei libri di embriologia alla terza settimana del concepimento tutti gli organi sono già formati. È una vita umana e va rispettata. Principio chiaro. E a chi non lo capisce farei due domande: è giusto uccidere una vita umana per risolvere un problema? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Scientificamente è una vita umana. E per questo la Chiesa è così dura su questo argomento, perché se accettasse questo, è come se accettasse l’omicidio quotidiano”.


Quindi, stando a quanto afferma il Pontefice, se l'aborto è un omicidio, ossia l'uccisione di un essere umano in via di sviluppo, e tale crimine non può essere giustificato per risolvere un problema, allora l'atto criminoso dell'aborto non può essere in nessun caso giustificato anche se fosse in pericolo il benessere e la salute fisica di coloro che ricorrono a preparati o sieri che derivano da embrioni abortiti volontariamente e a scopo di lucro.
A questo punto, carissimi, il Sommo Pontefice si trova in perfetta contraddizione con se stesso e le sue dichiarazioni, che pronuncia un giorno sì e l'altro pure. Se lo si trova in Vaticano sembra un promoter della Big Pharma, affermando che "il vaccino è un atto di amore"; invece, se lo si trova in volo sulla povera società ormai estinta Alitalia, - sarà forse l'altitudine, sarà perché la voce di Iddio gli sussurra al cuore, sarà ancora perché teme che l'aereo, visto l'andazzo della società aerea, si schianti al suolo e Lui debba presentarsi innanzi al Trono di Dio a render conto di se stesso e di come ha governato la Chiesa -, si ricorda della sana dottrina di Gesù Cristo, di cui dovrebbe essere sempre degno Vicario. Ma, come si sa, anche un orologio rotto segna due volte al giorno l'ora giusta!
Il Pontefice si rende conto di aver abbandonato il gregge di Dio a Lui affidato nelle mani dei mercenari (governi e case farmaceutiche), che hanno come unico fine quello di incrementare il loro profitti, anche a spese della vita stessa?


Preghiamo, amici carissimi, per il Papa affinché si ravveda e possa ritornare a confermare i Figli di Dio nella Vera e unica Fede. Che Maria Santissima, Madre della Chiesa e Regina del Clero, sia stella che guidi il nocchiero in quest'ora di tenebre.

giovedì 16 settembre 2021

Vaccini, il vescovo Schneider: “migliaia di cattolici hanno il coraggio di non gettare un pizzico di incenso a Cesare…”

Sua Eccellenza Monsignor Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare di Astana, Kazakistan



IL VESCOVO KAZAKO: “VORREI INCORAGGIARE NELLE PROVE QUEI LAVORATORI CHE SONO COSTRETTI A SCEGLIERE TRA MANTENERE IL PROPRIO POSTO DI LAVORO E FARSI VACCINARE CONTRO IL COVID-19 O ESSERE LICENZIATI PER NON AVER FATTO IL VACCINO”

A cura di Angelica La Rosa

“Vorrei raggiungere tutti quei lavoratori che, proprio in queste ore sono costretti a scegliere tra mantenere il proprio posto di lavoro e farsi vaccinare contro il Covid-19 o essere licenziati per non aver fatto il vaccino”.

Così comincia una breve lettera, scritta in inglese, che Sua Eccellenza Monsignor Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare di Astana, Kazakistan, ha indirizzato a tutti i fedeli cattolici del mondo.

“Con questa breve lettera vorrei incoraggiarvi nelle vostre prove. Alcuni di voi hanno già pagato il prezzo della verità sul vaccino contro il Covid-19 e sul suo nesso causale con l’aborto. Sono profondamente toccato dalla testimonianza di una signora negli Stati Uniti che scrive: ‘Oggi è stato il mio ultimo giorno per impacchettare il resto delle mie cose. Dato che non avrei preso il vaccino, mi è stato detto che sarei stata licenziata. Hanno chiamato e mi hanno chiesto di riordinare la mia scrivania e hanno detto che sarebbe stato il mio ultimo giorno di lavoro. Il mio capo spera che cederò, mi farò vaccinare e tornerò. Sono estremamente triste”, ha raccontato il Prelato.

“Sono commosso dalla testimonianza di questa donna. Le direi: ‘Oggi fai le valigie dal tuo posto di lavoro, e mentre fai le valigie, il tuo tesoro viene trasferito nella stanza che Gesù ti ha già preparato nel Regno dei Cieli’. Ci sono migliaia e migliaia di cattolici come lei che hanno il coraggio di scegliere Cristo e che non getteranno un pizzico di incenso a Cesare, proprio come i primissimi cattolici dell’antichità”, ha aggiunto il vescovo kazako.

“Incoraggio tutti voi ad attenervi alla vostra convinzione e alla vostra fedeltà a Cristo. Le sofferenze e le perdite che dovrete sopportare sono minuscole se paragonate alle ricompense che Dio ha preparato per voi in cielo. Vi esorto a continuare su questa strada che avete scelto per testimoniare la verità che la vita non ancora nata è sacra e che il traffico di parti del corpo fetale è un’industria malvagia che invoca Dio Onnipotente per la Sua giustizia! Gesù e Maria apriranno nuove strade per provvedere alle vostre famiglie. Esorto e incoraggio anche i fedeli laici dotati di mezzi a intervenire e ad aiutare i confratelli cattolici a trovare un nuovo lavoro significativo”, ha detto Monsignor Athanasius Schneider.

“Miei cari fratelli e sorelle, questi sono i prezzi che sapevamo di dover sempre pagare per essere fedeli a Gesù Cristo. E ora, proprio a quest’ora, viene richiesto ‘il pagamento’ e quindi dobbiamo pregare per superare la prova ed essere fedeli al Signore Gesù. Do a tutti voi l’abbondante benedizione di Dio!”, ha concluso il vescovo ausiliare di Astana.

mercoledì 15 settembre 2021

Joseph Ratzinger: "Serve un'ecologia dell'uomo per proteggere la sua natura"



Il volume delle Edizioni Cantagalli di Benedetto XVI con la prefazione di Papa Francesco

In un testo inedito che uscirà oggi mercoledì 16 settembre in un volume delle Edizioni Cantagalli Joseph Ratzinger affida l'ultimo accorato appello affinché l'Europa riscopra e riaffermi la sua vera origine e identità che l'hanno resa grande e modello di bellezza e umanità

"Il concetto di 'matrimonio omosessuale' è in contraddizione con tutte le culture dell'umanità che si sono succedute sino a oggi, e significa dunque una rivoluzione culturale che si contrappone a tutta la tradizione dell'umanità sino a oggi".


Non usa mezzi termini il Benedetto XVI che fu pontefice della chiesa che torna a farsi sentire dopo la sua rinuncia 11 Febbraio 2013, stigmatizzando il matrimonio omosessuale dal ritiro di Mater Ecclesiae con un testo inedito inserito in un volume pubblicato da Edizioni Cantagalli, 'La Vera Europa Identità e Missione', nelle librerie da giovedì 16 settembre.

Quello di Benedetto XVI vuol essere l'ultimo, accorato appello affinché l'Europa riscopra e riaffermi la sua vera origine e identità che l'hanno resa grande e un modello di bellezza e di umanità.

Il libro vede la prefazione del Pontefice regnante Papa Francesco ed è stato curato e tradotto dal Prof. Pierluca Azzaro, il curatore dell'Opera omnia di Benedetto XVI ed edito nella collana Cantagalli 'Testi Scelti' che pubblica solo testi di Joseph Ratzinger /Benedetto XVI.Il capitolo dal titolo 'Rendere giustizia di fronte a Dio del compito affidatoci per l'uomo', del tutto inedito, è stato consegnato dal Papa Emerito lo scorso aprile.

"Il tema matrimonio e famiglia ha assunto una nuova dimensione che non si può certo ignorare - scrive Benedetto XVI - si assiste a una deformazione della coscienza che evidentemente è penetrata profondamente in settori del popolo cattolico".

Benedetto XVI sottolinea che nei secoli anche nelle diverse culture non è mai stato messo in dubbio il "fatto che l'esistenza dell'uomo - nel modo di maschio e femmina - è ordinata alla procreazione" e che "la comunità di maschio e femmina e l'apertura alla trasmissione della vita determinano l'essenza di quello che è chiamato matrimonio".

Per Joseph Ratzinger "Benedetto XVI" lo spartiacque nel mondo moderno è rappresentato dal momento in cui si è iniziato a fare uso della pillola anticoncezionale: quando "è divenuta possibile in termini di principio la separazione tra fecondità e sessualità".

Un evento che ha trasformato la coscienza degli uomini equiparando le varie forme di sessualità e quindi aprendo la strada ad una fecondità senza sessualità e, di conseguenza alla "creazione dell'uomo razionalmente".

Joseph Ratzinger auspica una sorta di movimento per 'l'ecologia dell'uomo' che protegga la 'natura dell'uomo così come "il movimento ecologico ha scoperto il limite di quello che si può fare e ha riconosciuto che la "natura" stabilisce per noi una misura che non possiamo impunemente ignorare".

Anche l'uomo possiede una "natura" che gli è stata data, e il violentarla o il negarla conduce all'autodistruzione - dice Ratzinger - proprio di questo si tratta anche nel caso della creazione dell'uomo come maschio e femmina, che viene ignorata nel postulato del "matrimonio omosessuale".

Per Benedetto non affidare più la procreazione dell'uomo alla occasionale passione del corpo apre la strada all'autodistruzione: "in questo senso, la crescente tendenza al suicidio come fine pianificata della propria vita è parte integrante del trend descritto".

In definitiva per Ratzinger "o l'uomo è creatura di Dio, è immagine di Dio, è dono di Dio, oppure l'uomo è un prodotto che egli stesso sa creare. Quando si rinuncia all'idea della creazione, si rinuncia alla grandezza dell'uomo, si rinuncia alla sua indisponibilità e alla sua dignità che è al di sopra di ogni pianificazione".

Un processo quello degli uomini che "non vengono più generati e concepiti ma fatti" che "è nel frattempo in pieno svolgimento".
(fonte AGI)

sabato 11 settembre 2021

18 Buone Ragioni per Rifiutare l’Inoculazione del Siero.



(fonte STILUM CURIAE)
Alcuni amici mi hanno chiesto cosa ne penso sul vaccino Covid, quindi ho deciso fosse arrivato il momento di scrivere un articolo sull’argomento.

Questi amici non avevano mai sentito la maggior parte dei dettagli che ho condiviso con loro, così ho pensato avreste apprezzato anche voi leggere alcune di queste cose. Sapendo quanto sia controverso questo argomento, una parte di me preferirebbe scrivere di qualcos’altro, ma sento che la discussione sia così unilaterale che sia necessario ne parli.


Come mi sforzo sempre di fare, prometto di fare del mio meglio per essere imparziale ed equilibrato. Non sono qui per litigare con nessuno, solo per presentarvi alcune delle cose che ho letto, i miei quesiti senza risposta e per spiegare perché non riesco proprio a dare un senso a questi vaccini covid.
Quindi ecco le ragioni per cui sto rinunciando al vaccino covid.
#1: I PRODUTTORI DI VACCINI SONO IMMUNI DA RESPONSABILITÀ

L’unica industria al mondo che non ha responsabilità per lesioni o morti derivanti dai loro prodotti, sono i produttori di vaccini. Deciso per la prima volta nel 1986 con il National Childhood Vaccine Injury Act, e rafforzato dal PREP Act, i produttori di vaccini non possono essere citati in giudizio, anche se si dimostra la loro negligenza.

I produttori dei vaccini covid sono autorizzati a creare un prodotto a taglia unica, senza test su sottopopolazioni (cioè persone con specifiche condizioni di salute), e tuttavia non sono disposti ad accettare alcuna responsabilità per eventuali eventi avversi o morti causati dai loro prodotti.

Se un’azienda non è disposta a sostenere che il suo prodotto è sicuro, specialmente se è stato immesso sul mercato in fretta e furia, senza test sugli animali, non sono disposto a prendermi il rischio di utilizzare il loro prodotto.

sabato 4 settembre 2021

Lettera ai vescovi della Conferenza Episcopale Italiana: di don Floriano Pellegrini



Eccellenza, Eccellenze,

a 65 anni, posso ben ringraziare Dio del dono del sacerdozio quale partecipazione all’unico sacerdozio di suo Figlio incarnato, il Signore nostro Gesù Cristo. Ringrazio Colui che mi ha scelto e non lasciato perdere, nonostante miei errori e cedimenti; il grazie è perciò riconoscimento della grazia che mi è stata e mi è usata e del fatto stesso che mi è stata e mi è usata grazia. Ricordo spesso, a tal proposito, le parole di un mio antico padre spirituale: «Rèspice Ducem!», «Fissa lo sguardo su Colui che ti guida!», «e non sarai sopraffatto dallo scoraggiamento». In effetti, è così: la consapevolezza delle colpe potrebbe frenare, e non poco, lo slancio verso il Salvatore; ma, una volta affidati a lui, «veritas et gratia» sgorgano abbondanti nell’anima. Illuminati dalla verità e sostenuti dalla grazia, abbiamo libertà e forza sufficienti per fare della nostra polvere argilla che Egli modella nella costruzione dell’edificio spirituale, il nuovo Tempio e il regno del Padre, al quale infine consegnerà ogni cosa, e noi in Lui. Con questa forza dello Spirito Santo, con animo sereno, fraterno e forte, schietto nella contemplazione della verità, vi prego di ascoltarmi e leggermi.

Da un anno e mezzo la stragrande maggioranza dei fedeli cattolici italiani è sconcertata e scandalizzata dai vostri incomprensibili silenzi, dal vostro non saperci indicare più un cammino di Fede; sembrate, a tutti gli effetti, sale che ha perso il sapore e, come dice Cristo, «a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini». Avete ceduto pressoché in tutto a quello che vi chiedeva, e continua a suggerirvi, il Governo italiano. Avete trasformato (almeno all’apparenza e in foro esterno) la Chiesa da realtà divina a società manipolabile da un Governo, fatto sociale che ben poche altre volte si era verificato nella bi-millenaria vita terrena della Chiesa e, comunque, mai con una reazione, da parte dei vescovi, di così appiattito silenzio. Vi è stato dato l’ordine di tacere? Vi è stato dato l’ordine di far credere in una pandemia che è scientificamente dimostrato non essere tale? Volete continuare a farci credere quello che ormai tutti o quasi sanno essere falso? Io stesso, nel mio piccolo, ricevo ogni giorno decine e decine di video, registrazioni e riflessioni (ogni giorno) che dimostrano quanto in realtà sta succedendo; non mi direte che voi ne ricevete meno di me, un semplice sacerdote, o di un semplice laico? Scomparsi, siete scomparsi! Neve sciolta al sole, dove siete finiti come vescovi? Come vescovi che siano vescovi?

Da tale silenzio e assenza di parole di Fede, da tale mancanza di voce propositiva di cammini di Fede nel presente, dalle quotidiane testimonianze di una pusillanimità che non ci saremmo mai aspettati da voi, per certi aspetti persino di complicità con i poteri forti e gli esponenti del Nuovo Ordine Mondiale, della massoneria e delle grandi lobby finanziarie, i fedeli ricavano una sensazione di scandaloso abbandono. Ma questa prova spirituale, per quanto dolorosissima, sarebbe forse ancora accettabile o perdonabile se – a fronte di tali silenzi complici – non dovessero constatare e sentire parole che sono, e portano all’evidenza, fuori dalla verità, in un palese tradimento dei doveri, cioè dei ministeria che, tipici, Cristo vi ha affidato, rendendovi partecipi della pienezza del munus dell’Ordo sacerdotalis. Mi riferisco esplicitamente al vostro ministerium docendi e al ministerium regendi. Che ne avete fatto, che ne state facendo?

Non serva ricordi a voi – pur dato e non concesso (visto l’andazzo) che siate sufficientemente preparati nel munus che avete ricevuto – che l’aborto volontario è un atto intrinsecamente omicida e non ci può essere alcuna ratio di salus publica che lo renda moralmente lecito; eppure, avete permesso e addirittura spinto e spingete i fedeli a iniettarsi un siero genico la cui creazione di laboratorio comporta l’espianto di cellule da un feto vivente, con la diretta e violenta soppressione dello stesso. Avete avuto e continuate ad avere la faccia tosta di dire che questo è un atto d’amore? Ma, anime sante, non vi accorgete d’avere la mente ottenebrata dal peccato? Basta con le menzogne, basta con gli scandali, con le quali e i quali tradite voi stessi e il ministerium docendi affidatovi da Cristo capo!

Passiamo al ministerium regendi: avete dato disposizioni, e continuate a darle, che non stanno né in cielo né in terra; un solo esempio: l’obbligo della mascherina, straccetto che è accertato essere non solo disutile ma dannoso alla salute. Come mai siete diventati così vilmente accondiscendenti e puerilmente succubi del Governo italiano? Siete dei compromessi? Siete dei ricattati? E come avete potuto dare disposizione ai giornali cattolici, e ai mass media da voi controllati, di piegarsi non alla verità ma al Governo? Ci state trasformando in una Chiesa di Stato, come nel regime comunista cinese? Con tutti i vostri studi, con tutta la vostra autorevolezza non siete stati capaci di vedere quello che vede un semplice prete di montagna? Ma non vi vergognate? «Se sbaglio mi corriggerete», e sarò felice di ascoltare le vostre ragioni e spiegazioni; ma se non siete in grado di farlo, per l’amor di Dio e delle anime, convertitevi, una buona volta!

Laudetur Jesus Christus!

don Floriano Pellegrini

fonte Blondet&Friends 

giovedì 12 agosto 2021

Mons. Carlo Maria Viganò invita i suoi confratelli: “Vescovi e sacerdoti, alla vigilia dell’Assunta dedichiamo la giornata alla preghiera e al digiuno. E recitiamo l’esorcismo di Leone XIII”



fonte http://roma-perenne.blogspot.com/

Invito ai vescovi e ai sacerdoti di tutto il mondo a una giornata di digiuno e alla recita dell’esorcismo di Leone XIII, la vigilia dell’Assunzione al Cielo della Beata Vergine Maria

In questo momento di gravissima crisi spirituale e materiale, in cui le pubbliche Autorità assecondano i piani del Nuovo Ordine Mondiale e i Pastori tacciono complici dinanzi alla distruzione della società e della stessa Chiesa di Cristo, è nostro sacro dovere unirci alla battaglia spirituale, schierandoci senza esitazione sotto i vessilli di Cristo Re e di Maria Regina.


Il Signore ha dato ai Vescovi e ai Sacerdoti il potere di scacciare i demoni nel Suo Nome, e già il Sabato Santo del 2020 molti di essi hanno accolto con generosità e spirito soprannaturale il mio appello, che oggi intendo rinnovare. Chiedo pertanto ai miei venerati Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio di dedicare la Vigilia dell’Assunzione della Beatissima Vergine Maria alla preghiera e al digiuno, e di recitare l’Exorcismus in Satanam et angelos apostaticos di Leone XIII (Rituale Romanum, Tit. XII, Caput III) [scaricare qui], alle ore 12 di Roma. Questo Sacramentale sarà posto sotto il manto della più temibile Avversaria delle potenze infernali, affinché la preghiera corale dei Ministri di Dio allontani dalla Chiesa e dal mondo le insidie del Nemico del genere umano che oggi minacciano la società, le famiglie, i singoli e in particolar modo i fedeli di Cristo.


Il mondo secolarizzato, e con esso non pochi Pastori, potranno schernire questo appello e lo stesso Esorcismo, considerandolo retaggio di un passato da cancellare assieme alla Fede dei nostri padri. Ma noi sappiamo bene che, ancorché indegni e peccatori, ci è stato dato da Nostro Signore un potere che terrorizza le Porte dell’Inferno e i suoi servi.


Nel silenzio e nel digiuno che ci prepara alla festa dell’Assunzione della Regina del Cielo, invochiamo la Vergine Santissima, terribile come esercito schierato in battaglia, e San Michele Arcangelo, Patrono della Santa Chiesa e Principe delle Milizie celesti
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
12 agosto 2021

martedì 3 agosto 2021

PROSTRATEVI AL SIGNORE, IN SACRI ORNAMENTI….

di Dom Seraphinus

La nuova liturgia ha preteso di saltare due millenni di storia cristiana, con l’illusione di ricollegarsi ad un mitico inizio del cristianesimo, per questo si sono messi a cambiare la messa,hanno detto, i signori della riforma post-conciliare, che occorreva semplificare, per far emergere la nobile essenzialità del rito cattolico.
E’ vero che c’è il detto: “Piace ciò che piace!”.

Tuttavia, è anche vero che questa massima, vale in riferimento a scelte personali, a decisioni che io prendo in rapporto a qualcosa che deve coinvolgere la mia sfera personale e che addirittura posso ulteriormente adattare ai miei gusti ed esigenze.

Questo discorso però, non può valere in rapporto ai riti liturgici, perché questi non si possono e non si devono adattare ai propri gusti.

Quando in passato, un rito liturgico, veniva pensato e codificato, penso che si tenesse conto di tanti aspetti che il rito appunto tocca!

Anzitutto la verità di ciò che deve rappresentare e concretizzare e poi anche quella bellezza che può attirare ed elevare lo spirito di chi vi partecipa con fede o che semplicemente vi assiste, con la possibilità di fare un passo ulteriore in avanti, se il rito appunto lo può elevare.

Se questo avveniva in passato, con le scelte che facevano coloro che erano preposti a pensare e realizzare tali dimensioni della vita della Chiesa, lo stesso dovrebbe avvenire anche al presente, con quell’ermeneutica della continuità che non fa altro se non sottolineare un cammino di fede che non si interrompe mai e che continua ad offrire al credente gli stessi presupposti di verità e bellezza che elevano lo spirito, attraverso la bellezza che attira gli occhi e gli altri sensi.

Se noi prendiamo in mano la SacrosanctumConcilium, sfido chiunque a dire che è stata fedelmente applicata dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II.

venerdì 30 luglio 2021

Divide et impera


Cari amici , un sacerdote ha inviato questa lettera,al carissimo dott. Tosatti, un vero e proprio grido dal cuore, dopo l’emanazione del Motu Proprio Traditionis Custodesdi cui tanto si parla.

Dīvĭdĕ et ĭmpĕrā è una locuzione latina secondo cui il migliore espediente di una tirannide o di un'autorità qualsiasi per controllare e governare un popolo è dividerlo, provocando rivalità e fomentando discordie.Significa letteralmente “Dividi e conquista”, dividere per conquistare. Pare che a dirlo per la prima volta sia stato tal Filippo il Macedone, ma il potere oppressivo di queste due parole si è esteso ben oltre nei secoli! Il senso è presto detto: un popolo unito, una collettività unita è un ostacolo a chi vuole comandarla per i suoi fini personali. Al contrario, la divisione, la rivalità, la discordia dei popoli soggetti giova a chi vuol dominarli.Però non è questo che vuole chi comanda. Chi comanda vuole mantenere attivo e vivo in tutti noi il senso di separazione, di divisione, per aizzarci continuamente gli uni contro gli altri, per mantenerci sconnessi da quello che è il nostro vero potere.

Qual è dunque il nostro vero potere? L’unione, anzi meglio ancora, la connessione funzionale. Non è infatti sufficiente mettersi tutti insieme come pecore a cercare di attaccare il potere costituito, quale che sia. Che si tratti della Chiesa, di un governo corrotto, di politiche economiche e sociali insoddisfacenti, il sistema della rivoluzione sociale ha una utilità limitata, lo abbiamo visto ripetutamente.

Quello che può, invece, fare la differenza davvero, è imparare a connetterci fra di noi, ciascuno individuando e valorizzando le proprie peculiarità, le proprie caratteristiche uniche.
La redazione.
Ignorare Bergoglio per Obbedire a Dio.

Carissimo dott. Tosatti,


la pubblicazione del Motu proprio Traditionis Custodes ha generato una valanga di reazioni e di dichiarazioni, alcune molto autorevoli: tra tutte quella del card. Burke e quella del vescovo Schneider.

A queste dichiarazioni pubbliche si affiancano le reazioni dei fedeli e dei Sacerdoti che hanno dovuto constatare, per l’ennesima volta, l’ostilità che Bergoglio ha nei loro confronti, la cattiveria e la violenza del Papa della Misericordia.

Ormai è palese, solo un cieco può non vederlo, l’odio di Bergoglio per la Tradizione, per il Cattolicesimo così come consegnatoci da duemila anni di storia. Sarei tentato di dire: l’odio di Bergoglio per il Dio Cattolico e il Culto a Lui dovuto. E questo disvelamento, se pur doloroso, è forse un bene, è provvidenziale: non c’è più spazio per compromessi, terze vie, mediazioni o scusanti. Il tempo delle illusioni è finito con Traditionis Custodes: o si è cattolici o si è bergogliani, essere entrambe le cose semplicemente impossibile!

Questa mia si intende come una schietta presentazione della realtà fattuale, ad altri più qualificati di me trovare le soluzioni teologiche ai problemi che i fatti si incaricano di mostrare, ben sapendo però che contra factum non valet argumentum.

Traditionis Custodes ha svelato, oltre ogni ragionevole dubbio, la natura di Bergoglio e del bergoglismo (bergoglismo che è, parafrasando Lenin, la fase suprema del modernismo) e ha posto quanti intendono continuare ad essere cattolici nella necessità d’una radicalizzazione.

Il vero e duraturo effetto di Traditionis Custodes è e sarà la radicalizzazione del cattolicesimo e la sempre più netta distinzione tra il cattolicesimo classicamente inteso e il neocattolicesimo destinato a sciogliersi, secondo l’auspicio bergogliano, nell’indistinto immanentistico della religione ridotta ad “animazione” della Fratellanza Universale. Divisione sempre più netta che attraversa il Popolo di Dio e determina il formarsi d’un clero cattolico refrattario difronte ad un clero neocattolico giurato.

mercoledì 28 luglio 2021

UNA VOLTA, NON SI SAPEVA NIENTE…..

 

 di Dom Seraphinus

Una volta, prima cioè dell’era digitale, prima di internet e delle infinite possibilità che ci sono al giorno d’oggi di far arrivare in capo al mondo, in tempo reale, un messaggio vocale o scritto, beh…..un po’ di tempo ci voleva prima che certe notizie fossero condivise da tutto il mondo, per lo meno dal mondo conosciuto.

Tutto sommato, non era poi così male, perché ieri come oggi, certe notizie, anzi la maggior parte di esse, sono notizie negative, cariche di tensione e apportatrici di tristezza.

Ci siamo convinti che fanno più scoop queste notizie, rispetto a quelle buone, positive, e quasi mai queste ultime, rientrano nella scelta della divulgazione.

Sembra che anche la Chiesa si sia allineata con questo stile, anche se sono fermamente convinto che la Chiesa non dovrebbe assumere affatto il modello della divulgazione delle sue cose a tutti i costi.

Dove sta scritto che per fare verità nei confronti dell’operato di persone di chiesa o di realtà in essa operanti o che comunque fanno riferimento al vissuto delle opere spirituali e materiali della Chiesa, bisogna a tutti i costi mettere tutto sui giornali, in rete e buttare in pasto ai leoni la povera carne martoriata di tanta gente che magari poi risulta estranea ai fatti contestati?

E se anche fossero colpevoli, perché fare come fanno i tribunali degli uomini?

Si ha il dovere di chiarire, indagare e anche condannare, ma la Chiesa può fare anche in modo diverso, anzi sarebbe auspicabile che facesse proprio così, proprio per non continuare ad alimentare scandali con la conseguente confusione generale nel popolo di Dio.

Questo vale anche per la pubblicazione dell’ultimo Motu Proprio di Papa Francesco.

Dico ultimo, perché ne ha pubblicati così tanti per imporre la sua volontà, che quasi non li contiamo più.

Ci si lamenta del modo di fare di certi governi che usano in modo inappropriato la possibilità del decreto legge, lamentandosi che così bloccano il dibattito parlamentare, ma nella Chiesa sta succedendo lo stesso.

Quando la cosa non interessa, allora bisogna “decentrare” da Roma, come il fatto di non imporre più sulle spalle dei nuovi metropoliti il pallio, ma facendoli comunque venire a Roma per consegnarlo in una scatoletta dell’Ikea e poi farglielo imporre quando saranno a casa.

Passaggi carichi di frivolezza che sviliscono il vero significato di quel segno, che manifesta il profondo e inscindibile rapporto tra il Papa e i Metropoliti.

In questi anni ne abbiamo viste di tutti i colori!

Roma, la Sede di Pietro con la sua simbologia, impoveriti all’inverosimile!

Quanto credete che possa ancora sussistere una realtà di istituzione divina, ma incarnata nell’umanità delle persone, se continuerà ad essere spogliata della sua simbologia che non è stata pensata per mettere paura alla gente o per mania di grandezza, ma per aiutare a capire che pur parlando il linguaggio degli uomini è comunque un linguaggio soprannaturale e pur essendo guidata da uomini, questi uomini sono comunque consacrati, cioè riservati a Dio, per le cose di Dio, per la gloria di Dio e la salvezza delle anime?

Tutte parole che ormai fanno ribrezzo ai più, ma che sono essenziali nell’economia della salvezza.

E il Motu Proprio è sicuramente su questa linea; con ferocia si è voluto infierire sulle cose consacrate da Dio, senza portare motivazioni valide, ma solo pretesti assurdi ai quali non ci crede nessuno o per lo meno non ci possono credere quanti hanno un po’ di umano raziocinio e di fede.

Mi meraviglia il fatto che colui o coloro che hanno scritto il Motu Proprio, si siano lasciati guidare solo dall’istinto della pancia e dalle loro convinzioni, senza analizzare parola per parola i precedenti pronunciamenti dei Papi che sono intervenuti con immenso rispetto sul tema della liturgia, il più importante in assoluto per la vita della Chiesa, perché, parlando per assurdo, se ci fosse anche un sacerdote che è ignorante in modo totale in tema di Rivelazione, Sacra Scrittura e tutto ciò che riguarda la vita della Chiesa, ma validamente ordinato e con grande fede, questo basta per generare sull’altare il Re dei Re e Signore dei Signori, Gesù Cristo.

Vorrei che potesse parlare il Santo curato d’Ars, o Padre Pio o altri sacerdoti santi in proposito a tutto questo.

Comunque sia, il Motu Proprio è stato pubblicato ed è normativo per tutta la Chiesa, pur con tutte le sue contraddizioni di carattere storico, dottrinale e pastorale.

lunedì 26 luglio 2021

Le Diocesi Piemontesi esultano e applicano con una tale tempestività «Traditionis Custodes»



di Eusebio Episcopo 

La stretta di Papa Francesco arriva nelle diocesi dopo un lungo periodo di ostracismo verso il rito tridentino. Vescovi pavidi e chiese vuote. La "riserva indiana" della Misericordia di Torino

A memoria, non si ricorda una tale tempestività nel far conoscere e dare attuazione a una disposizione della Santa Sede. Spesso, ai tempi di Giovanni Paolo II e di Ratzinger, dei documenti pontifici se ne faceva una discreta e sempre critica menzione, se poi andavano contro o cercavano di mitigare la narrazione progressista imperante in diocesi, venivano totalmente ignorati. Così fu il caso, nel 2007, di Summorum Pontificum del quale si fece di tutto perché non venisse conosciuto nelle sue indicazioni e di cui fu scoraggiata in tutti modi l’applicazione. L’arcivescovo Severino Poletto, avversario implacabile della Messa antica – che pure fu la Messa del suo sacerdozio e del latino, lingua in cui forse in seminario non eccelleva – si distinse per la sua durezza. È rimasta famosa la registrazione delle parole con le quali, dopo la disposizione ratzingeriana, Poletto metteva in guardia i preti e i seminaristi dal celebrare la Messa antica e ridicolizzava i fedeli considerati, come tuttora, dei minores habentes, definendoli i «picchiati del latino». Un classico caso di obbedienza disobbediente.Tale fu l’atteggiamento di gran parte di quei cuor di leone dei vescovi piemontesi, sempre forti con i deboli e deboli con i forti, impegnatissimi nella loro missione di «curatori fallimentari». L’allora vescovo di Casale Monferrato, monsignor Alceste Catella, liturgista arrabbiato e sodale dell’ideologo della liturgia riformata Andrea Grillo, scacciò in malo modo gli sconcertati fedeli i quali, esercitando un loro diritto, gli chiedevano umilmente la Messa antica, intimando loro di tradurre la bolla pontificia della sua nomina scritta in latino. L’ex vescovo di Alba, Sebastiano Dho, detto il “tramviere” per la sua divisa d’ordinanza simile ai guidatori degli autobus, scrisse che nella sua diocesi il Concilio era stato pienamente accolto perché nessun oserebbe mai chiedergli la Messa in latino. Si potrebbe parlare di altri vescovi piemontesi, ma si scadrebbe nel grottesco, tanto ridicoli erano i pretesti addotti contro Summorum Pontificum, anche se in alcuni casi non mancarono verso i preti velate minacce di agire mediante la loro esclusione dal sostentamento del clero. Pare che il vescovo di Cuneo e Fossano, monsignor Piero Delbosco, a tutti noto per la sua competenza teologica e dottrinale – si fa ovviamente per dire – non voglia sentire parlare in nessun modo della Messa antica, così che la sua diocesi è diventata un florido centro della Fraternità San Pio X. Anche l’ex vescovo di Biella, il “misericordioso” monsignor Gabriele Mana, si adoperò in tutti i modi perché l’esecrando rito tridentino non prendesse piede e quando a Biella fu annunciata la visita ad Oropa del cardinale Raymond Leo Burke, uno dei cardinale dei “dubia” su Amoris Laetitia, proibì ai preti ogni contatto con il cattivo porporato, mentre poco tempo dopo non batté ciglio quando Emma Bonino tenne indisturbata una conferenza in una chiesa parrocchiale della sua diocesi.Prima ancora di Summorum Pontificum, nel 2004, la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti emanava l’istruzione Redemptionis Sacramentum che trattava in modo particolareggiato dei numerosi abusi che si erano diffusi nella celebrazione della Messa e, in particolare, «su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia». A Torino, su disposizione esplicita di uno dei due vescovi ausiliari – il più influente – del documento non comparve nemmeno un cenno sul settimanale diocesano e meno che mai un commento dell’ufficio liturgico, sempre pronto a discettare, con prosa oracolare, sulla disposizione dei fiori o sulla posizione del crocifisso che non deve mai stare al centro dell’altare. Ancora oggi Redemptionis Sacramentum è completamente sconosciuto o considerato uno dei tanti errori di Giovanni Paolo II e del suo teologo Joseph Ratzinger.Questa volta invece, don Paolo Tomatis, il liturgista princeps della diocesi, funzione che svolge insieme alla simpatica Morena Baldacci che, lasciato il mistico velo, è diventata la teorica della «comunità celebrante», ha commentato il motu proprio di Francesco sulla prima pagina del settimanale diocesano. Con malcelata soddisfazione, ha illustrato il documento che, oltre ad inibire la formazione di gruppi di laici – altro che accoglienza o declericalizzazione! – impone al vescovo di consultare addirittura la Santa Sede prima di concedere l’autorizzazione ai preti che saranno ordinati dopo il motu proprio e che vogliano celebrare la Messa antica, creando delle proprie liste di proscrizione. La conclusione del liturgista è perentoria: «Non si tratta di abolire l’uso del Messale precedente, ma di non incoraggiarlo in alcun modo». Che è esattamente quello che è stato fatto fino ad ora. Perché dunque tanto inusitato zelo? Che cosa si teme? Ma, soprattutto, di cosa stiamo parlando?

martedì 20 luglio 2021

LA FALCE DI PAPA FRANCESCO. E ORA? NULLA SARA PIÙ COME PRIMA?


di don Leonardo Sacco

Ci sono date che hanno fatto storia, e che possono essere considerate senza dubbio, degli spartiacque fra periodi più o meno differenti tra loro. Basti pensare ad esempio a quando l'uomo scoprì il fuoco o la ruota, o al giorno della scoperta dell'America,"che come sappiamo viene identificata come la data spartiacque fra il medioevo e l'età moderna." tornando indietro di qualche decennio, quando Gutenberg intorno al 1450 stampò la prima bibbia utilizzando il sistema dei caratteri mobili. Un’altra data che certamente può essere considerata una data spartiacque, è senza dubbio quella in cui Lutero nel 1521 affisse le 95 tesi sulla porta della chiesa del castello di Wittemberg, e con cui incominciò la riforma luterana. Anche nel nostro mondo moderno ci sono date storiche che possono essere considerate date spartiacque, in cui gli avvenimenti accaduti hanno cambiato radicalmente il modo di vedere e di vivere il mondo. L'elenco sarebbe molto lungo ma per il nostro ragionamento pensiamo ad esempio al giorno della conclusione del Concilio Vaticano II o similmente al giorno in cui furono imposte le norme liturgiche del messale di Paolo VI. O ancora al giorno in cui mons. Lefebvre ha consacrato i 4 vescovi senza mandato pontificio.

Queste date e questi eventi hanno creato un vero e proprio spartiacque fra ciò che c'era prima e ciò che è avvenuto successivamente. Nel lungo elenco di date storiche entra senza dubbio anche la data del 16 luglio 2021, nella quale Papa Francesco attraverso Il motu proprio "Traditionis Custodes" da una vera e propria falciata al mondo legato alla tradizione e in particolare alla S. Messa tradizionale di S. Pio V.

Una data che a buon titolo può essere definita uno spartiacque storico fra ciò che c'era prima e ciò che ci sarà dopo. Eh sì, perché purtroppo le cose non saranno più come prima, sia che si obbedisca, sia che si disobbedisca a questo documento.

 

domenica 18 luglio 2021

«Resistite fortes in Fide»...

"Combattiamo, combattiamo figliuoli miei, e non abbiamo timore di niente. Ricordatevi che i nemici di Dio spariscono e la Chiesa resta.

«Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore». Questa invocazione divenne il manifesto stesso dell’impegno dei cattolici nella lotta di liberazione dal nazifascismo.
Oggi, noi cari amici,siamo chiamati a resistere senza scoraggiarci a questa ennesima persecuzione da parte della gerarchia della Chiesa. Dobbiamo conoscere, amare e servire Dio, e resistere a chi non lo fa.
Qui non c’è nessun mistero, nessuna sorpresa.Il cattolicesimo sarà tollerato solo nella misura in cui eliminerà il suo dogma e insegnamento morale non inclusivi; sarà tollerante verso ogni vizio e peccato e non sarà mai più “rigido”. Sappiamo esattamente di cosa si tratta; riguarda la facciata fatiscente della nuova chiesa conciliare che si concilia e se la intende tanto bene con il mondo, ma tanto poco con Dio.I danni causati dalle riforme conciliari sono sotto gli occhi di tutti, solo chi non vuol vedere non li vede, le chiese sono state chiuse,o vendute, o bruciate, i seminari vuoti, la fede perduta ed enormi scandali finanziari e sessuali, si sono abbattuti su di essa come un macigno.
Ma Francesco che fa? Sopprime il SummorumPontificum del suo predecessore perché ha in odio la liturgia stessa della Chiesa, quella liturgia che dall' era apostolica ha contribuito a santificare migliaia di famiglie, che hanno donato alla chiesa sante vocazioni sacerdotali e religiose.
A questo punto saremo considerati ribelli.Dunque, perché la resistenza? Innanzitutto è una rivolta morale, fatta con dolore e chiarezza, contro un’aberrante concezione di uniformarci a norme liturgiche che pur legittime, non esprimono la sensibilità dei cattolici legati alla tradizione bimillenaria della Santa Madre Chiesa Cattolica. A questa resistenza, si aggiungeranno carissimi amici nella nostra attività di “contrabbandieri di Dio”, tutti coloro cioè – laici, religiosi e preti diocesani – che, mettendosi pericolosamente al servizio del popolo di Dio, potranno celebrare clandestinamente la Santa Messa di sempre e amministrare i Santi Sacramenti come fu per la Santa Chiesa primitiva all'inizio della sua missione, nelle nostre case o in altri luoghi come accadeva sistematicamente negli anni 70. La Santa Messa tradizionale è il culto più perfetto di Cristo Re Signore della storia.Si tornerà a celebrare la Messa antica clandestinamente, “nelle catacombe”, come diceva Benedetto XVI? Credo proprio di si.Esattamente come preconizzava Benedetto XVI, dato che almeno alcuni preti non molleranno facilmente la Messa di Gesù Cristo.
Il“dialogo”, i “ponti”, la “misericordia” dove sono finiti? La giustificazione addotta da Francesco è che la messa vetus ordo “produce divisioni”; la dura realtà è, invece, che i cattolici tradizionalisti, come naufraghi su una zattera, negli ultimi anni si sono raccolti intorno alla Messa in latino - l’unica ad offrire assolute “garanzie di cattolicità” - dopo gli stravolgimenti dottrinali, magisteriali e liturgici operati proprio dal pontefice argentino. Nei fatti, il Motu proprio di Francesco è anche un PESANTE OLTRAGGIO a Papa Benedetto XVI, ancora vivente e lucido: il SummorumPontificum era stato l’atto più significativo del suo pontificato e Bergoglio lo ha annullato davanti ai suoi occhi.

Ma il provvedimento non stupisce se non coloro che continuano - ogni volta - a “cadere dal pero” e a scandalizzarsi: era una tappa chiaramente ineludibile nell’operazione di smantellamento dell’identità cattolica in vista di una nuova religione mondialista, “inclusiva” e sincretista dato che, stando alle dichiarazioni di Francesco, “non esiste un Dio cattolico” e bisogna non sprecare la crisi per “edificare un nuovo ordine mondiale”.San Tommaso d’Aquino insegna che non c’è obbligo di professare la Fede in ogni momento, ma quando la Fede è in pericolo, allora è un grave dovere professarla, anche a rischio della propria vita.

Si può oggi negare la crisi senza precedenti della Chiesa, che colpisce profondamente il sacerdozio cattolico? Le famiglie? Eppure i sacerdoti veramente cattolici sono assolutamente necessari per il Santo Sacrificio della Messa e per il mantenimento della santa dottrina. Papa Francesco dice nella lettera d'accompagnamento che si è trovato costretto a revocare la facoltà concessa dai suoi predecessori. Per difendere l'unità del corpo di Cristo e per l'uso distorto che se ne è fatto.Vorremmo ricordare a Papa Francesco che chi mina l'unità della chiesa cattolica e del Corpo di Cristo non sono davvero i tradizionalisti ma bensì i Vescovi tedeschi e di altre aree dell'orbe cattolico che insistono su benedizione alle coppie gay, abolizione del celibato, sacerdozio femminile ecc."Tecnicamente vorrei precisare che la chiesa particolare tedesca sta realmente portando avanti uno scisma e minando l'unità della chiesa dalla comunione gerarchica,e dal Papa". E questo, è ciò che "sta succedendo sotto i nostri occhi". Sono le imbarazzanti follie di un episcopato fuori controllo. Basta vedere anche le dichiarazioni o le prese di posizioni di tanti vescovi tedeschi, con riferimento proprio al pressing riformatore su celibato, sacerdozio femminile e benedizione delle coppie omosessuali che arriva non solo dai religiosi, ma anche dai movimenti cattolici e dal Comitato centrale dei cattolici tedeschi.Che fare?

Fratres: Sóbrii estóte, et vigiláte: quia adversárius vester diábolus tamquam leo rúgiens círcuit, quærens quem dévoret: cui resístite fortes in fide.




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