di A.di J
Carissimi amici e lettori,
i vertici della Chiesa predicano inclusione e tolleranza, ma per i cattolici tradizionalisti scatta il pugno di ferro. Il caso della 15ª Peregrinatio ad Petri Sedem – poi dirottata a Santa Maria Maggiore – e l'uso delle transenne in Piazza San Pietro svelano il volto cinico di una gerarchia che si comporta da mercenaria, dimenticando il gregge affidatole da Cristo. Leone XIV si rivela così l'ennesima, cocente delusione. La speranza che il popolo del Summorum Pontificum aveva riposto in Leone XIV ha finito per far abbassare la guardia. Molti fedeli credevano di essersi svegliati da un brutto sogno, illudendosi che la profonda crisi della Chiesa fosse giunta al termine. Non è così. Leone XIV non è altro che una vera delusione. Sotto il suo sguardo, la macchina curiale si è rimessa in moto con maggiore lucidità, cinismo e spietatezza rispetto al passato.
I fatti recenti lo dimostrano con chiarezza: non servono più lamenti, lettere filiali o comunicati di formale comunione. Davanti a una gerarchia che appare sempre più distante dal mandato evangelico, servono credenti resilienti, pronti a difendere la propria fede senza cercare la giustificazione di un potere ecclesiastico arroccato.
I pellegrini, accompagnati da un ridotto gruppo di sacerdoti che hanno sfidato l'ostracismo dei superiori, si sono trovati di fronte uno spiegamento di forze dell'ordine insolito per una manifestazione religiosa. Agenti della Polizia di Stato italiana hanno scortato il corteo fino al limite dell'obelisco di Piazza San Pietro, dove le transenne hanno blindato l'accesso alla piazza. La Chiesa che fa dell'apertura, dell'inclusione e della tolleranza la propria bandiera mostra così il volto della chiusura e dell'ostracismo verso quei fedeli che cercano solo di custodire la tradizione liturgica, mentre i dati complessivi sull'abbandono della fede e il calo delle vocazioni indicano una crisi strutturale generalizzata.
Il doppio binario romano: pugno di ferro con i fedeli, guanti di velluto con gli eretici
Questa spietata severità che le autorità romane scatenano contro la tradizione cattolica e il popolo del Summorum Pontificum appare tanto più ingiustificabile, quanto più si osserva l'atteggiamento completamente opposto che Roma mostra nei confronti di coloro che si allontanano apertamente dalla fede e dalla disciplina cattolica.
Siamo di fronte a un paradosso intollerabile: d'altra parte, la Santa Sede tollera tante eresie pubbliche in numerosi luoghi, con vescovi che minano la fede e la disciplina della Chiesa senza essere puniti o nemmeno rimproverati. Per i pastori ribelli che ammiccano alle agende del mondo o che stravolgono il deposito della fede non c'è alcuna transenna, nessun gendarme, nessun richiamo ufficiale. Per loro le porte dei dicasteri romani sono sempre aperte, in nome di un'accoglienza che scatta solo a sinistra, mai a destra. Chi distrugge la dottrina viene lodato come "profeta del dialogo"; chi chiede di inginocchiarsi davanti a Dio viene trattato come un sovversivo.
L'analisi del pontificato: un Papa che rappresenta ma non regna
La realtà attuale costringe a una lettura disincantata della transizione al vertice della Chiesa. Leone XIV, formato nella teologia conciliare del suo seminario, era stato presentato dalla narrativa conservatrice come l'uomo della pacificazione liturgica. Tuttavia, la prassi corrente indica che la leadership curiale considera la Messa antica non come una ricchezza, ma come un problema amministrativo da isolare e progressivamente estinguere.
Il quadro che emerge è quello che molti osservatori lo definiscono un "Papa costituzionale": una figura posta sul trono di Pietro come simbolo visibile dell'unità sinodale, che firma, rappresenta, mentre la gestione reale del potere è delegata a figure chiavi della Curia come Parolin, come il cardinale Roche il cardinale Blase Joseph Cupich il cardinale Mario Grech, segretario generale della Segreteria del sinodo, dal Cardinale Jean-Claude Hollerich, S.I. e dal card. Fernandez e l'arcivescovo Viola oggi arciprete della Basilica Vaticana e Vicario di sua Santità per la città del Vaticano. Il papato viene così rimodulato secondo un modello quasi parlamentare, dove il sovrano regna ma non governa, lasciando spazio all'azione di una burocrazia inflessibile.
La durezza del dispositivo di sicurezza ha lasciato un segno profondo nei fedeli, tra cui molte famiglie con bambini, che si sono visti negare l'accesso per la preghiera sulla tomba dell'Apostolo Pietro. Il contrasto balza agli occhi se paragonato alle ampie aperture concesse durante gli eventi giubilari a delegazioni ecumeniche non cattoliche o a gruppi di attivisti dei diritti civili.
L'immagine di bambini con il rosario in mano trattati come un problema di ordine pubblico e contenuti dalle forze di polizia davanti alla Basilica di San Pietro fotografa la contraddizione interna di questo corso ecclesiale: la fermezza burocratica viene applicata contro i propri stessi fedeli, considerati ingiustamente pericolosi per il solo fatto di voler pregare nella lingua della Chiesa in latino.
L'attuale disorientamento interno alla Chiesa solleva interrogativi che molti sacerdoti preferiscono evitare, persino di parlarne. Già il cardinale Ciappi, figura di rilievo del secolo scorso, ricordava come le letture profetiche sulla crisi della Chiesa parlassero di uno smarrimento che avrebbe colpito innanzitutto i vertici.
Oggi quei vertici mostrano una singolare inversione delle priorità: manifestano un timore profondo per il popolo del summorum per i canti in gregoriano e per una messa ben celebrata da monsignor Schneider, mentre dall'alto delle loro sedi assistono con apparente rassegnazione alla progressiva scristianizzazione delle società occidentali. Si preferisce curare le relazioni diplomatiche internazionali e i riconoscimenti istituzionali, come il seggio d'onore che Carlo III il Re eretico e scismatico ha conferito oggi a Papa Leone XIV che prontamente ha accettato il titolo onorifico di Confratello Papale della Cappella di San Giorgio a Windsor. La notizia è stata resa nota dalla Casa Reale britannica. Si preferisce relazionarsi con l'eretico inglese piuttosto che garantire la cura pastorale delle comunità tradizionali cattoliche.
L'immagine di bambini con il rosario in mano trattati come un problema di ordine pubblico e contenuti dalle forze di polizia davanti alla Basilica di San Pietro fotografa la contraddizione interna di questo corso ecclesiale: la fermezza burocratica viene applicata contro i propri stessi fedeli, considerati ingiustamente pericolosi per il solo fatto di voler pregare nella lingua della Chiesa in latino.
L'attuale disorientamento interno alla Chiesa solleva interrogativi che molti sacerdoti preferiscono evitare, persino di parlarne. Già il cardinale Ciappi, figura di rilievo del secolo scorso, ricordava come le letture profetiche sulla crisi della Chiesa parlassero di uno smarrimento che avrebbe colpito innanzitutto i vertici.
Oggi quei vertici mostrano una singolare inversione delle priorità: manifestano un timore profondo per il popolo del summorum per i canti in gregoriano e per una messa ben celebrata da monsignor Schneider, mentre dall'alto delle loro sedi assistono con apparente rassegnazione alla progressiva scristianizzazione delle società occidentali. Si preferisce curare le relazioni diplomatiche internazionali e i riconoscimenti istituzionali, come il seggio d'onore che Carlo III il Re eretico e scismatico ha conferito oggi a Papa Leone XIV che prontamente ha accettato il titolo onorifico di Confratello Papale della Cappella di San Giorgio a Windsor. La notizia è stata resa nota dalla Casa Reale britannica. Si preferisce relazionarsi con l'eretico inglese piuttosto che garantire la cura pastorale delle comunità tradizionali cattoliche.
La dignità del popolo della Tradizione, di fronte a questa prova di forza istituzionale, della gerarchia curiale esce paradossalmente ridimensionata nella sua autorità morale. La contrapposizione dello scorso fine settimana ha mostrato due modelli opposti: Da una parte, l'apparato della Segreteria di Stato e della Curia, che usa transenne, gendarmi e divieti amministrativi per difendere decisioni d'ufficio.Dall'altra, famiglie e fedeli disarmati che rispondono inginocchiandosi sui san pietrini per recitare il Rosario e cantare il Credo.
La determinazione e la compostezza del popolo del Summorum Pontificum hanno evidenziato la fragilità di una struttura sinodale che si mostra rigida con le realtà tradizionali e flessibile con le istanze del mondo contemporaneo. Le lacrime dei fedeli delle molte famiglie rifiutati alle porte della Basilica di San Pietro rimarranno un severo monito e una macchia per i pastori che gestiscono il potere curiale all'ombra del Papa, ricordando che l'esercizio dell'autorità nella Chiesa non può prescindere dalla giustizia e dalla cura spirituale delle anime.
C'è un limite che nessuna transenna vaticana può arginare e nessuna circolare curiale può cancellare: è il confine della giustizia divina. La sofferenza, l’umiliazione e la totale mancanza di carità che questa gerarchia ha inflitto a tante famiglie, a padri e madri che volevano solo trasmettere la fede ai propri figli, e a bambini rimasti in lacrime davanti a porte sbarrate, non cadranno nel vuoto.
I palazzi romani possono anche ignorare i lamenti della terra e sentirsi temporaneamente invincibili dietro lo scudo della burocrazia sinodale. Ma non potranno sfuggire alla contabilità del Cielo. Nel Giorno del Giudizio, quando i titoli, le porpore e i poteri terreni si dissolveranno come nebbia, vi verrà chiesto conto di ogni singola ferita inferta a queste anime. Cristo chiederà conto del gregge che Vi era stato affidato e che avete scelto di disperdere, calpestare e cacciare. Quel giorno, le lacrime dei piccoli umiliati in ginocchio in Piazza San Pietro peseranno più di tutte le vostre strategie e di tutti i vostri documenti. E la risposta non si darà a un dicastero, ma al Giudice Giusto.



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