Blog della Tradizione Cattolica Apostolica Romana

venerdì 31 maggio 2024

Chiusura del mese mariano Basilica di San Nicola in carcere

Carissimi amici e lettori,
vi proponiamo una meditazione fatta dal compianto Sacerdote orionino don Giuseppe Gioacchino Vallauri, a conclusione del mese Mariano nella basilica di San Nicola in carcere Roma, dove ogni sabato sera celebrava la Santa Messa Tridentina.

(Sac.Giuseppe Gioacchino Vallauri F.D.P.)

Alla chiusura del mese mariano, in questa splendida serata romana, presso questa Basilica dove viene conservata la prima copia della sacra immagine della Vergine di Guadalupe, … Io debbo parlarvi di Maria santissima.

Ah, al solo nominar questo nome mi par di veder un bellissimo giardino di graziosissimi fiori e dovendone pur coglierne uno, per godere della sua bellezza e soavità, mentre stendo la mano a questo, me se ne presenta un altro di pregio non minore, e poi un altro e poi altri ancora, ed intanto sembrandomi sempre che a coglierne uno di far affronto agli altri, meravigliato me ne resto a contemplarli.

Vedo la violetta che appena esce timida dalla terra quasi temendo di essersi già troppo innalzata, facendo subito con le sue foglie un umile tetto si nasconde là sotto l’odoroso suo profumo, e già l’occhio invaghito la mira: è la figura dell’umiltà di Maria, coglila che ben lo merita. Ma alla rosa simbolo della carità di questa Vergine benedetta, manca forse qualcosa? No, quelle spine che la circondano mi dicono quanto costò a Maria l’amore a Dio e al prossimo.

Anche il giglio io vedo quasi altero di sua candidezza innalzarsi da questa terra come se dicesse: il cielo solo è la mia degna dimora. Qui solo vi sarebbe da stralciarne un ben lungo e magnifico elogio sull’innocenza e purità di Maria fino ad abbassarne quella dei Cherubini e Serafini. Perciò se Maria è quel vaso eletto delle più belle virtù, potremo noi mirarle tutte? Sì, vi riassumerò più che mi sarà possibile la vita di questa grande Donna, pregando voi di raccogliere di tratto in tratto, quando vi sarà data occasione, quel fiore che più vi aggrada perché possiamo poi tutti insieme incoronar questa Vergine di una ghirlanda di sue magnifiche virtù. (...)
San Luigi Orione in un suo scritto si esprime così: «Amo la Madonna e canto». Evidentemente queste parole così belle, così sentite, così appassionate scaturivano da un atto di contemplazione che don Orione aveva fatto nei confronti di Maria: l’aveva guardata, l’aveva osservata, i suoi occhi avevano incrociato gli occhi della Madonna, il suo sguardo si era posato sul volto della Madonna, aveva ascoltato la vita, il cuore, l’anima della Madonna. E che cosa ne era scaturito nell’animo di don Orione? «Amo la Madonna e canto».Sappiamo quanto egli sia stato «anima mariana». Per parlare dell’«anima mariana di Don Orione ci si dovrebbe dilungare assai perché essa diede contenuti e stile a tutto il suo vivere quotidiano. Essa si espresse in ardente devozione personale ed in apostolato dalle proporzioni vastissime. Quanti scritti di Don Orione, quante testimonianze, quante cose da raccontare sulla sua devozione mariana! Molti l’han fatto. Sono nati così quei preziosissimi quattro volumi intitolati Don Orione nella luce di Maria. La loro lettura è utile e gustosa. Veramente, come è detto nella loro presentazione, riescono a «documentare ciò che Don Orione fece e patì per diffondere l’amore alla Madonna in tutte le anime e come la Madonna Santissima lo confortò, sostenne e ripagò con materna assistenza e con aiuti, elargiti in modo anche straordinario, a lui e alla sua opera.«Ad Jesum per Mariam» (A Gesù per Maria) è la sintesi teologica della dottrina cattolica riguardante la Madonna, la sua presenza nel mistero salvifico di Cristo, e il suo culto. Molto bene questa verità fu illustrata da San Luigi Grignion de Montfort, di cui Don Orione era devoto ammiratore. Va ricordato che, tra i poveri e pochi volumi della piccola biblioteca privata di Don Orione, venne trovato, dopo la sua morte, il libretto, molto conosciuto allora, di S. Luigi Maria Grignion de Montfort: il «Trattato della vera devozione a Maria vergine». Ecco, Maria ha prima di tutto questa funzione: ricordarci e insegnarci – affinché non lo perdiamo mai di vista – che la carne di Gesù è anche la mia e la vostra carne; è uguale alla mia e alla vostra. Se neghiamo questo, infatti, Dio diventa incomprensibile per noi, diventa quel totalmente altro, con il quale sembra impossibile avere un rapporto.

Invece, la grande venerazione verso la Madonna ci costringe felicemente a non dimenticare mai la carne di Gesù da lei generata, da lei nutrita, da lei curata.

Questo è il primo, insostituibile ministero di Maria.

Ecco, allora, che la Madre della Divina Grazia ci prende per mano nella quotidianità, nelle necessità e nelle prove della vita e diventa la Madre delle grazie.Confidando, questa sera, in questa molteplice intercessione, vogliamo chiedere a Maria una grazia grande. Certo, la grazia della pace, ma anche la grazia della nostra collaborazione. Ciascuno di noi ha ricevuto dei talenti; ciascuno di noi ha ricevuto dei compiti nella Chiesa; ciascuno di noi ha ricevuto una chiamata: mettiamoli insieme questi talenti e queste chiamate, a servizio.
Ci accompagni nel cammino la materna intercessione di Maria, sposa, madre, discepola, Colei che ci invita a guardare a Gesù e a fare quello che Egli dice. 



giovedì 30 maggio 2024

Solennità del Corpus Domini

qui mandúcat meam carnem,
et bibit meum sánguinem,
in me manet, et ego in eo.

(di don Adriano SS. R. )

Cari Amici,

la solennità del Corpus Domini, è una delle principali solennità dell'anno liturgico della Chiesa cattolica. È una festa mobile: si celebra il giovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità.
Se nella Solennità del Giovedì Santo la Chiesa guarda all'Istituzione dell'Eucaristia, scrutando il mistero di Cristo che ci amò sino alla fine donando se stesso in cibo e sigillando il nuovo Patto nel suo Sangue, nel giorno del Corpus Domini l'attenzione si sposta sulla relazione esistente fra Eucaristia e Chiesa, fra il Corpo del Signore e il suo Corpo Mistico. Le processioni e le adorazioni prolungate celebrate in questa solennità, manifestano pubblicamente la fede del popolo cristiano in questo Sacramento. In esso la Chiesa trova la sorgente del suo esistere e della sua comunione con Cristo, Presente nell'Eucaristia in Corpo Sangue anima e Divinità.

Il Corpus Domini come già detto si celebra il giovedì dopo la festa della Santissima Trinità. A Orvieto, dove fu istituita, e a Roma, dov'è in tempi normali veniva celebrata dal Papa, la celebrazione si svolgeva infatti il giovedì dopo la solennità della Santissima Trinità. A Roma la celebrazione iniziava nella Cattedrale di S. Giovanni in Laterano, per poi concludersi con la processione tradizionale fino alla basilica di Santa Maria Maggiore.(con Bergoglio non più) Nella stessa data si celebra in quei paesi nei quali la solennità è anche festa civile: nei cantoni cattolici della Svizzera, in Spagna, in Germania, Irlanda, Croazia, Polonia, Portogallo, Brasile, Austria e a San Marino.

In Italia e in altre nazioni la festività esterna  si trasferisce alla seconda domenica dopo Pentecoste, in conformità con le Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario.
Nella riforma del rito ambrosiano, promulgata dall'Arcivescovo di Milano il 20 marzo 2008, questa festività è stata riportata obbligatoriamente il giovedì della II settimana dopo Pentecoste con la possibilità, per ragioni pastorali, di celebrarla anche la domenica successiva. Numerose diocesi, in Italia, continuano a proporre ai fedeli la Celebrazione e la Processione Eucaristica, a livello diocesano, il giovedì, lasciando per la domenica la Celebrazione e la Processione parrocchiale.


“Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6, 51.54).
Noi siamo “il nuovo popolo” in cammino, nel deserto della vita. In questo deserto, però, non siamo soli: Dio si fa nostro cibo, nostro sostentamento.
Gesù si dà, si dona. Ora questo è il centro, il punto focale di tutto il Vangelo, dell’Incarnazione, della Redenzione: Nobis natus, nobis datus: nato per noi, dato per noi.
Per ciascuno di noi? Sì, per ciascuno di noi. Gesù ha moltiplicato la sua presenza reale ma sacramentale, nel tempo e nel numero, per potere offrire a ciascuno di noi, diciamo proprio a ciascuno di noi, la fortuna, la gioia di avvicinarlo, di poter dire: è per me, è mio. «Mi amò, dice S. Paolo, e diede Se stesso - per me!» (Gal. 2. 20).
S. Paolo,lo potremmo considerarlo il primo teologo dell’Eucaristia: «Noi formiamo un solo corpo, noi tutti che partecipiamo dello stesso pane» (1 Cor. 10, 17). Bisogna proprio esclamare, con S. Agostino: «O Sacramento di bontà! o segno di unità! o vincolo di carità!» (S. AUG., In Io. Tr., 26; PL 15, 1613). Ecco: dalla reale presenza, così simbolicamente espressa nell’Eucaristia un’infinita irradiazione si effonde, un’irradiazione d’amore. D’amore permanente. D’amore universale. L'estremo amore di Gesù! Il suo sacrificio per la nostra redenzione si rappresenta nell’Eucaristia, affinché a noi ne sia esteso il frutto di salvezza.Amore di Cristo per noi; ecco l’Eucaristia. Amore che si dona, amore che rimane, amore che si comunica, amore che si moltiplica, amore che si sacrifica, amore che ci unisce, amore che ci salva.Il Sacramento non è soltanto questo denso mistero di divine verità, di cui ci parla il nostro catechismo; è un insegnamento, è un esempio, è un testamento, è un comandamento.
Proprio nella notte fatale dell’ultima cena Gesù tradusse in parole indimenticabili questa lezione di amore: «Amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amato» (Io. 13, 34). Quel «come» è tremendo! Dobbiamo amare come Lui ci ha amati! né la forma, né la misura, né la forza dell’amore di Cristo, espresso nell’Eucaristia, saranno a noi possibili! ma non per questo il suo comandamento, che emana dall’Eucaristia, è per noi meno impegnativo: se siamo cristiani, dobbiamo amare: «Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete amore scambievole».Noi celebriamo il «Corpus Domini». Pensiamo: noi celebriamo la festa dell’Amore. Dell’Amore di Cristo per noi, che spiega tutto il Vangelo. Essa deve diventare festa dell’Amore nostro per Cristo e da Cristo a Dio, ch’è tutto ciò che dobbiamo fare di più indispensabile e di più importante in questa nostra vita, destinata appunto all’amore di Dio.

mercoledì 29 maggio 2024

Dove il cristianesimo arretra l'islam avanza pericolosamente




Carissimi amici e lettori,
grazie al pensiero moderno i cattolici sono oggi immersi in un mondo il cui pensiero si allontana sempre più dalla dottrina tradizionale della Chiesa. Sollecitato e diviso tra questa dottrina e il “pensiero moderno”, il cattolico liberale di oggi è colui che cerca o adotta compromessi tra questi due sistemi di pensiero.
Questa sete di compromesso ha invaso la Chiesa stessa; un teologo “moderno” non cerca più tanto di approfondire la dottrina e di opporla agli errori attuali; cerca soprattutto di distorcerla (nel modo meno visibile) in modo da evitare il più possibile gli attriti con il pensiero moderno. La Santa Sede e i vescovi di tutto il mondo non hanno mancato di promuovere l'applicazione della Dichiarazione di Dignitatis Humanae. Gli interventi con i governi si sono moltiplicati per ritirare dalle Costituzioni la menzione del cattolicesimo come religione di Stato o per rivedere i concordati al fine di introdurre la libertà religiosa (Colombia nel 1973, Vallese nel 1974, Spagna nel 1976, Perù in 1980, Italia nel 1984). È diventato comune sollecitare gli stati quasi interamente cattolici ad adottare i principi di questa falsa libertà religiosa che incarna l'indifferentismo e il relativismo. Così ha fatto anche Bergoglio col presidente del governo sloveno, Alenka Bratusek, il 13 giugno 2013. In questo paese, la cui popolazione è cattolica al 94%, quello che dovrebbe essere il vicario di Cristo ha elogiato la libertà religiosa come "un importante fattore di sviluppo". Pertanto, ovunque, la gerarchia cattolica elargisce incoraggiamento e aiuto all'accoglienza dei non cristiani o, ad esempio, all'erezione di moschee in paesi in cui le radici cristiane sono comunque profonde ... il cristianesimo arretra l'islam avanza prepotentemente.Cosa si è guadagnato? Il comunismo non ha mitigato nulla del suo sentimento anticristiano, come vediamo ancora in Cina. L'Islam nel mondo perseguita i cristiani come mai prima d'ora. Il secolarismo aggressivo non si è disarmato e continua a interferire nei programmi scolastici e nelle menti dei cittadini. La fede, d'altra parte, cessando di essere protetta laddove il potere civile ancora vegliava su di essa, è diminuita considerevolmente e coloro che potrebbero aver pensato di abbracciare la fede cattolica ne sono dissuasi da una predicazione che non crede più nella propria verità. Non ci vuole molto per chiedere la revoca di questa di
chiarazione.
Veniamo a ciò che sta succedendo in Italia e in Europa in questo periodo dove aria di guerra e scontri di civiltà avanzano grazie al politically correct.

Ci eravamo illusi che si potesse trattare di una deriva tipicamente ed esclusivamente anglosassone, di un fenomeno lontano anni luce dalla nostra realtà, dalla nostra cultura e dai nostri luoghi di formazione del pensiero, che la cosa non ci toccasse da vicino, che non ci riguardasse. Ma, purtroppo, dobbiamo riconoscere che no, non è affatto così. Ci siamo dentro fino al collo.

martedì 28 maggio 2024

Lo show di Bergoglio nell'Aula del Sinodo




Carissimi amici e lettori,

lunedi' 20 maggio, nel corso dell'incontro, a porte chiuse con gli oltre 200 vescovi italiani che hanno aperto nell'Aula del Sinodo l'assemblea generale della Cei. Dovrei dire con il Papa, successore di Pietro Principe degli apostoli, ma onestamente mi torna difficile chiamarlo papa perché costui con il suo linguaggio sboccato sporca qualunque cosa o argomento che tocca.

Un pontefice non può con tutta onestà continuare a mortificare la Chiesa di Cristo, con le sue esternazione inopportune che siano più o meno veritiere, con frasi come questa"C'e' gia' troppa frociaggine". (Ha fatto la scoperta dell'acqua calda). E ancora più triste, vedere 200 idioti presenti all'incontro che dovrebbero essere i successori degli apostoli che si mettono a ridere, che ridete! Qui c'è solo da piangere e voi ne siete responsabili. Non è la prima volta che Bergoglio parla “Terra Terra, qualcuno direbbe papale papale” e dice quello che pensa, con espressioni piuttosto forti, tanto più se si tratta di incontri che ritiene riservati.In Vaticano?(Adesso viene a me da ridere).
Riporta il quotidiano “Repubblica” che il papa ai vescovi, riuniti in camera caritatis, ha chiesto di non ammettere gay in seminario perché c’è già troppa “frociaggine” in giro (dica dove? E se è così li mandi via). Non si sa , chi avrebbe osato spifferare ai giornali –anzi, a quel giornale- questa uscita papale. Quando Bergoglio chiede ai Presuli, di vigilare sui candidati non ha torto, dice bene.(Anche un orologio rotto segna l'ora giusta due volte al giorno)  Accogliere un candidato con tendenze omosessuale in seminario o in un ambiente puramente maschile sarebbe come immettere una volpe in un pollaio sperando che riesca a non cedere alla tentazione.Infatti, in altri tempi la prudenza della Chiesa selezionava i suoi candidati al sacerdozio vieppiù con criteri ispirati al buonsenso e all’esperienza degli esaminatori. Anche se qualche volta qualcuno sfuggiva a tale controllo.
Dove sta andando la Chiesa cattolica? Ve lo siete chiesto, quella Chiesa Una Santa è viva e immacolata nel Suo Sposo.
Dove andremo a finire? Domanda oziosa: ci siamo già finiti. I vescovi se la ridino, il presidente dei vescovi, non ha ancora ricevuto il pio suggerimento dal Piddiota Riccardi, il Bergogliazzo parla alla conferenza episcopale da scaricatore di porto francescanamente parvus et idiota, non si pronuncia (“chi sono io per giudicare?” l’ha detto Jorge proprio a proposito dei gay). Dice solo che la Chiesa doveva essere una boa nel mare in tempesta, un faro sicuro, una roccia immobile nel variare dei tempi “Stat Crux dum mundus volvitur” il mondo gira ma la Croce sta ferma era il motto dei Certosini. Invece è diventata “liquida” come tutto il resto. 
Comunque Tucho, alias il card. Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della fede pupillo di tanto maestro in ascesa, con le sue «cazzate», è stato dunque superato da Bergoglio stesso, del resto non nuovo a un linguaggio sboccato.

Durante la recente visita a Verona, ha raccontato in Arena l’aneddoto di una signora in negozio che fa spazientire il titolare, ricevendone in cambio un «ma va’ a spasso», ma Bergoglio , con una chiosa ammiccante, ha commentato: «Non lo ha detto con queste parole», lasciando intendere che in realtà fosse stata mandata «aff…» nulla di più facile. Risata generale tra vescovi sacerdoti e popolo . È il caso di dirlo: Risus abundat in ore stultorum non c’è più religione… C'è solo la follia dell'uomo.

venerdì 24 maggio 2024

«Auxilium Christianorum»

DOVE REGNA MARIA CON IL SUO DIVIN FIGLIO LA PACE TRIONFA



Carissimi amici, il mese di Maggio è tradizionalmente dedicato a Lei la Tutta Santa, la Tutta Bella,L'Ausiliatrice Immacolata, Colei che con il suo FIAT ha contribuito al mistero della Redenzione.
Già nel II secolo, il Padre della Chiesa sant'Ireneo di Lione definì la Madre di Dio come causa di salvezza (in latino: causa salutis) in conseguenza del suo aver risposto all'angelo dell'Annunciazione con la parola fiat."mystici corporis Christi"
I pontefici romani hanno sempre esortato e invitato tutti i fedeli a pregare il Santo Rosario, quotidiano in Famiglia, in particolar modo nei tempi difficili come quelli che viviamo oggi.
Con il titolo di Madonna Ausiliatrice, dal 'Auxilium' si è voluto fin dall'antichità omaggiare questa eccezionale figura di donna, che con la sua virtù, la sua grazia e la sua vita votata all'abnegazione e alla sofferenza ha meritato il titolo di "madre" di tutti i cristiani.“Auxilium Christianorum”, “Aiuto dei Cristiani”, è il titolo che è stato dato alla Vergine Maria in ogni tempo e così viene invocata anche nelle litanie Lauretane del Rosario. 
Sulle virtù, la vita, la predestinazione, la sua divina maternità, la mediazione, l’intercessione, la verginità, l’immacolato concepimento, i dolori sofferti, l’assunzione di Maria, sono stati scritti migliaia di volumi, tenuti vari Concili, proclamati dogmi di fede, al punto che è sorta un’autentica scienza teologica: la Mariologia. E sempre è stata ribadita la presenza mediatrice e soccorritrice della Madonna per chi la invoca, a lei siamo stati affidati come figli da Gesù sulla Croce e a noi umanità è stata indicata come madre, nella persona di Giovanni apostolo, anch’egli ai piedi della Croce.
Il culto di Maria Corredentrice raggiunse l'apice della sua diffusione nel tardo Medioevo, mentre il dibattito teologico plurisecolare toccò il proprio culmine nel XVI secolo. Nelle epoche successive, il culto e la chiarificazione teologica subirono un notevole rallentamento. Fra il XIX e il XX secolo, il dibattito teologico fu riproposto da padre Frederick William Faber e da Gabriel Roschini nel suo Compendium Mariologiae del 1946 nel quale spiegò che la salvezza divina, non essendo un fatto meramente di natura materiale, comporta anche un'unione spirituale e permanente con Cristo. Ancora negli anni sessanta, tale tesi era condivisa dalla maggior parte dei mariologi. Più precisamente,  p. Gabriele M. Roschini, spiega che Maria non solamente partecipò all'Incarnazione di Gesù Cristo, ma in virtù dell'opera dello Spirito Santo Dio che operò il concepimento verginale e che la colmò della Sua grazia e dei Suoi carismi, fin dal primo istante del concepimento e per sempre ella divenne indissolubilmente legata all'intera persona umana e divina di Cristo, in corpo, anima e spirito. In questo modo, iniziò e fu ammessa da Dio ad essere parte dell'unione ipostatica, secondo una modalità non ancora del tutto chiarita dal punto di vista teologico: Maria è l'unica creatura di Dio della quale sia stata dogmaticamente definita l'assenza di peccato dell'origine e della persona, la maternità verginale e l'assunzione al cielo in anima e corpo. L'opera di p. Gabriele M. Roschini,  incontrò una vasta eco fra i cattolici cosiddetti di orientamento conservatore.
In questo giorno speciale è bello ritrovarsi a celebrare insieme, le lodi di Maria oggi il nostro grazie va al Signore per averci donato Maria.La devozione alla Madonna, sotto il titolo di Ausiliatrice, vuole manifestare la nostra fiducia nella presenza materna di Maria nelle vicende dell’umanità, della Chiesa e di ciascuno di noi. Maria è la Madre che non abbandona mai i suoi figli, ma li segue e aiuta con la sua intercessione.
Facciamo in modo che Maria santissima sia presente nelle nostre vite e facciamola regnare con il suo Divin Figlio, nelle nostre case, nelle nostre nazioni.

giovedì 23 maggio 2024

L'islam si diffonde grazie alle nostre debolezze



Carissimi amici e lettori,

Ci sono alcune argomentazioni talmente convincenti che mi hanno portato a pubblicare questo articolo, che mi è stato inviato da un caro amico sacerdote, che si occupa di statistiche (CCEE),sul rischio effettivo da non sottovalutare di islamizzazione quanto nella nostra bella Italia, quanto in Europa.


l'Europa sarà tra circa un decennio  completamente o quasi islamizzata, e la Shariʿa, quel complesso di regole di vita dettate dal corano, la faranno da padroni. Grazie a quelle politiche scellerate dei socialisti e dei verdi europei e di certa sinistra, come al falso buonismo di certi prelati e governanti. Innanzitutto, occorre dire che nella maggior parte dei Paesi europei è entrato in gioco un laicismo estremo, in particolare tra le élites. Si è arrivati al punto, di considerare i cristiani credenti  come mentalmente squilibrati o inadatti a ricoprire cariche pubbliche.

Rammentiamo un episodio del 2005, quando a Rocco Buttiglione, un cattolico credente e un illustre politico italiano, è stata negata la possibilità di ricoprire la carica di commissario dell'Unione Europea per l'Italia, a causa delle sue opinioni in merito a talune questioni come l'omosessualità.
"Laicismo radicato" significa anche chiese vuote: a Londra,Parigi, Bruxelles ·, si dice, si trovano più musulmani nelle moschee il venerdì che cristiani nelle chiese la domenica. In queste splendide capitali che un tempo erano la gloria della cultura e della Chiesa, oggi sono la desolazione. Quartieri interi in ostaggio a etnie di Arabi .“L’Europa, dovrebbe preoccuparsi delle comunità musulmane emarginate che esistono all’interno delle sue frontiere"… Questo laicismo aggressivo che serpeggia in Europa è qualcosa che noi italiani, ancora non conosciamo nella sua determinata violenza, ma ne avvertiamo il pericolo.Il crollo demografico suggerisce un secondo motivo per ipotizzare un'islamizzazione in Italia e dell'Europa. Oggi, nel Vecchio Continente, il tasso di fecondità totale, definito come il numero medio di nascite per donna, è di circa 1,4, considerando che per sostenere la propria popolazione occorrono poco più di due figli per coppia, ovvero 2,1 figli per donna. Il tasso attuale è solo due terzi di quello che dovrebbe essere: un terzo della popolazione necessaria non nasce. Solo in Italia dal 22 Maggio 1978 a oggi 23 Maggio 2024, dopo 46 anni della sua comparsa, sono stati trucidati con la legge infame dell'aborto più di sei milioni di bimbi, creature innocenti che non sono mai nati per egoismo e migliaia di donne morte .Con la drastica diminuzione della popolazione, con tutti i mali che ciò comporta, e in particolare l'assenza di lavoratori per finanziare piani pensionistici, l'Europa necessita di un gran numero di immigrati.Quel terzo della popolazione tende ad essere musulmano, in parte perché i musulmani sono vicini – sono soltanto a tredici chilometri dal Marocco alla Spagna, solo a un paio di centinaia di chilometri in Italia dall'Albania o dalla Libia; in parte perché, i legami coloniali continuano a legare l'Asia meridionale alla Gran Bretagna o il Maghreb alla Francia; e in parte a causa della violenza, della tirannia e della povertà così prevalenti oggi nel mondo musulmano che provocano grandi ondate di emigrazione.l'Europa la stanno ogni giorno a piccole porzioni islamizzando riguarda quella che viene spesso definita la correttezza politica dell'Europa, ma io credo che sia legata a un fenomeno più profondo, ossia la disaffezione di molti europei verso il loro retaggio, la sensazione che non valga la pena di lottare per la loro cultura storica né di salvarla.Da parte musulmana, tre argomentazioni parallele indicano il motivo per cui l'Europa sarà islamizzata.Innanzitutto, la fervente fede dei musulmani e il loro senso di superiorità non potrebbero essere più diversi dallo sbiadito Cristianesimo europeo. Abbiamo tutti sentito le oltraggiose affermazioni suprematiste,degli l'Imam nelle loro improvvisate moschee, pertanto non ho bisogno di ripeterle qui. Se ciò viene combinato con una sensibilità jihadista, molti musulmani sono indotti a vedere l'Europa come un continente maturo per la conversione e il dominio.Allo stesso modo, l'elevata fertilità dei musulmani integra la scarsità di figli tra i cristiani autoctoni. Come è stato giustamente rilevato, anche se il tasso di fecondità musulmana sta diminuendo, rimane parecchie volte superiore a quello della popolazione autoctona europea. Senza dubbio, questo ha qualcosa a che fare con le condizioni premoderne in cui si trovano a vivere molte donne musulmane. È emblematico il fatto che a Bruxelles "Muhammad" è da alcuni anni il nome più frequentemente dato ai bambini, mentre Rotterdam è sulla buona strada per diventare la prima grande città europea, qui da noi in Italia Brescia  con una popolazione a maggioranza musulmana. I musulmani immigrati, disprezzano ampiamente la civiltà europea .Presto o tardi, l’occidente cadrà vittima della sua stessa idiozia. È solo questione di tempo. Perché, a ben vedere, i segnali che lasciano presagire il peggio ci sono già tutti, limpidi ed inequivocabili (per chi li vuol vedere). Così, follia dopo follia, la società occidentale si dirige mestamente verso il baratro, già accinta a precipitare, inseguendo così un destino che appare tristemente segnato. L’ultima (ma solo in ordine temporale) tra le follie partorite dell’iper-buonista Occidente in salsa woke è la disperata corsa per il riconoscimento della Palestina.
In Conclusione«Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo punto con calma e sicurezza: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”.

mercoledì 22 maggio 2024

La santa dei casi impossibili




Le testimonianze dei miracoli accaduti per sua intercessione sono talmente numerose, che è stata proclamata dal popolo di fedeli “santa dei casi impossibili” (o santa degli impossibili), in quanto, così come Rita ci ha insegnato, se ci si affida a Dio, tutto può accadere. Questa piccola, grande donna ha lasciato tracce di numerose opere miracolose sia in vita, che dopo la morte. Guarigioni che sembrano inspiegabili. Migliaia, sono le testimonianze di grazie ricevute.


Il vero nome della nostra Santa è Margherita Lotti, figlia di Antonio Lotti e Amata Ferri.
La piccola Margherita di Roccaporena, frazione a 5 km da Cascia, sboccia nel 1371, altri ritengono la data del 1381. Le ipotesi sono due: per la nascita 1371 o 1381, per il trapasso (rispettivamente) 1447 o 1457.
[Le date 1381-1457 sono state riconosciute come ufficiali da Papa Leone XIII quando proclamò Rita Santa.] La famiglia di Rita non è aristocratica, ma comunque benestante. I suoi genitori come pacieri, godono sicuramente di un certo prestigio sociale, morale ed economico. Rita viene battezzata nella chiesa agostiniana di San Giovanni Battista in cima al colle di Cascia. Infatti, in quell’epoca, Santa Maria si trova fuori le mura civiche ed è attestabile, invece, che il fonte battesimale sia in San Giovanni Battista, chiesa situata nel pieno nucleo cittadino (vicino alla chiesa di San Pietro, chiesa matrice di Cascia).
L’unica istruzione che Rita può avere è quella degli Agostiniani: da loro, apprende la devozione verso i suoi santi protettori Agostino, Giovanni Battista e Nicola da Tolentino (che, al tempo di Rita è ancora beato).Come per tante ragazze, anche per la giovane Rita arriva il momento di farsi una famiglia. Il giovane che s’innamora di lei, e che lei ricambia, si chiama Paolo di Ferdinando di Mancino. Non è un giovane violento, come descritto in qualche vita, ma un ghibellino risentito e basta. Rita, quindi, non “ammansisce” affatto Paolo, piuttosto lo aiuta a vivere con una condotta più autenticamente cristiana. Sarà questo il frutto di un amore incondizionato e reciproco illuminato dalla benedizione divina.

lunedì 20 maggio 2024

L'ottava di Pentecoste è abolita"E Paolo VI pianse".leggende Urbane (o Vaticane)





Carissimi amici e lettori,

il calendario liturgico tridentino, prima della riforma di papa Pio XII, prevedeva diciotto ottave. Tale calendario, incluso da papa Pio V nel Breviario Romano del 1558 e nel Messale Romano del 1560, indicava cinquanta giorni dell'anno come giorni di ottava, senza contare le stesse feste di cui le ottave sono il prolungamento e senza contare quelle delle feste mobili, come Pasqua e Pentecoste. Indicava inoltre in diversi giorni la celebrazione di più ottave, come si celebravano in ognuno degli ultimi giorni di dicembre le ottave della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, di Santo Stefano Protomartire, di San Giovanni Apostolo e Evangelista e dei Santi Innocenti. Tali ottave erano divise in privilegiate (distinte ulteriormente secondo un I, II o III ordine), normali e semplici.
Il venerabile Papa Pio XII ridusse le ottave a soltanto tre: Pasqua, Pentecoste, Natale. Abolì tutte le altre, anche quelle dei calendari particolari .

Nel 1969, papa Montini su suggerimento di Bugnini, con il motu proprio Mysterii paschalis ha abolito l'ottava di Pentecoste che è la più importante, lasciando solo quelle di Pasqua e di Natale.
Intorno agli anni 77/78 alla quasi fine del tormentato pontificato montiniano
tante leggende sono incominciate a circolare sono state dette e scritte fiumi d'inchiostro  sull'abolizione dell'ottava di Pentecoste da parte di chi ostinatamente  continuava a sperare e a credere nella buona fede di Paolo VI. 
Eccone alcuni passaggi dove si narra: che la mattina presto del Lunedì di Pentecoste Paolo VI si avvia verso la sua cappella per celebrare la Santa Messa, con sorpresa, trova preparati i paramenti verdi anziché quelli rossi, di Pentecoste e della sua ottava. 
Interroga i cerimonieri, che gli rispondono: "Ma Santità, ormai è tempus per annum, il colore è verde. L'ottava di Pentecoste è abolita".

"Verde, ma come? Chi ha abolito l'ottava?" domanda concitato il Papa.

"Lei, Santo Padre...
E Paolo VI pianse".


Ammettiamo che sia tutto vero, e che Montini sia stato ingannato,io mi chiedo: quando ha firmato il documento concernente la riforma liturgica lo ha letto ? 
Se non lo condivideva perché lo ha firmato ?
Può essere che qualche collaboratore infedele abbia apposto una firma falsa a sua insaputa?
Gli è stata estorta la firma contro la sua volontà?
Ha firmato in un momento in cui era incapace di intendere e di volere?
Infine invece che piangere davanti questa brutta presunta sorpresa, perché non ha immediatamente revocato l'approvazione?
Carissimi lettori ,
Quando papa Pio XII, riformò la settimana Santa il suo successore papa Roncalli per tutto il tempo che occupò il trono di San Pietro si rifiutò di celebrarla sostenendo che fosse stata mutilata nella sua Teologia e a continuato a celebrare quella pre-riforma 55.
Il papa avendo il potere delle Chiavi può abolire e ripristinare tutto ciò che non si scontra con il deposito Fidei .
(Papa bolla Papa sbolla).
E' difficile immaginare che un Papa così "curiale" come Paolo VI possa essere stato ingannato.
Noi mortali, che non possiamo leggere nell'anima, vediamo ciò che ci passa davanti agli occhi nel corso degli anni. E cosa abbiamo visto in quegli anni? E cosa continuiamo a vedere? Purtroppo, con la morte nel cuore, va detto che abbiamo visto la Chiesa di Dio guidata prima da un Paolo VI, oggi da Bergoglio, attorniati da Massoni quanto ecclesiastici che laici . Papi che vanno a braccetto con eretici  comunisti e tanto altro "fumo di Satana"
Carissimi, gli indultisti conservatori che non sono tradizionalisti si sono fatti un bel sogno  si sono girati un film io voglio infrangerglielo, Paolo VI era pienamente cosciente di tutto, ha detta anche di Mons. Salvatore Capoferri , perché ha celebrato su quel  messale bastardo per più di otto anni e non ha mai voluto concedere a nessuno permessi, o indulti, perché si potesse tornare a celebrare Sante Messe secondo l'uso del messale  detto di san Pio V.
Pertanto a mio modesto parere Papa Montini era pienamente cosciente, pienamente coerente con se stesso: culturalmente, teologicamente, liturgicamente . Da Montini a Bergoglio da modernisti che sono  una volta affermano la verità, un'altra la velano. Condannano i nemici della Chiesa e ricevono i gruppi dirigente di B'nai Brith con cui si fanno fotografare.
Francamente  storiella dei papi ostaggi comincia a stufare. 
Se hanno il potere conferitogli da Cristo? Lo usino. 
In caso contrario si dimettessero ma spiegassero chiaramente le cose come stanno al popolo di Dio. E se proprio c'è un pericolo per loro affrontino il martirio. Non lo si può sempre attendere solo dais subalterni.

Mons. Carlo Maria Viganò " Omelia nella solennità di Pentecoste"



HOSTEM REPELLAS LONGIUS

OMELIA NELLA DOMENICA DI PENTECOSTE


Noi T’imploriam! Placabile
Spirto, discendi ancora,
A’ tuoi cultor propizio,
Propizio a chi T’ignora;
Scendi e ricrea; rianima
I cor nel dubbio estinti;
E sia divina ai vinti
Mercede il vincitor.
Manzoni, La Pentecoste, vv. 89-96

La devozione popolare celebra questo giorno solenne con il nome di “Pasqua delle rose”, a ricordo dell’antica usanza di simboleggiare con una cascata di petali di rosa la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e su Maria Santissima. È così simile alla Pasqua, che nella Vigilia di Pentecoste veniva solennemente amministrato il Santo Battesimo a coloro che non avevano potuto esservi rigenerati durante la Veglia del Sabato Santo, e come la Pasqua ebraica era figura della Pasqua cristiana, così la Pentecoste ebraica – in cui si celebrava la promulgazione dei Dieci Comandamenti dopo sette settimane dalla fuga dall’Egitto – era figura della nuova Pentecoste, questa volta estesa a tutti i popoli.

Nella Pasqua il κόσμος si inchina alla Maestà di Cristo Re e Pontefice, per quem omnia facta sunt; nella Pentecoste la creazione rende omaggio allo Spirito Creatore, al Creator Spiritus che nella sua potenza rinnova la faccia della terra. Nella Pasqua si compiono le promesse messianiche dell’Antica Legge; nella Pentecoste sono le promesse del Messia stesso che si realizzano nel Suo Corpo Mistico, la Santa Chiesa, la Madre de’ Santi – come la chiama Manzoni nel celebre inno sacro.

Gli Apostoli sono rinchiusi nel Cenacolo propter metum Judæorum (Gv 20, 19): essi non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo e le loro umane paure sarebbero venute meno dieci giorni dopo l’Ascensione del Signore, con la discesa dello Spirito Santo. Oggi quella latitanza si ripete al contrario, con una Gerarchia che ignora colpevolmente, che colpevolmente tace e nasconde e vanifica l’opera santificatrice del Paraclito dopo la Sua discesa, e dopo che duemila anni di Cristianità hanno mostrato la Sua potenza divina nel conquistare anime a Dio e nell’edificare la Santa Chiesa.

Non dobbiamo sottovalutare la gravità di questa latitanza: essa è deliberata, scientemente orientata a nuocere, perché i mercenari sono consapevoli che per demolire la società civile e la Chiesa è necessario impedire quanto più possibile che la Grazia si propaghi, che agisca mediante i Sacramenti, che fermi la destra della Giustizia di Dio tramite la Santa Messa. Costoro vogliono fare in modo che sia vanificato il Sacrificio di Cristo, perché seccando i torrenti della Grazia le anime siano fiaccate e muoiano di sete nell’attraversare il deserto di un mondo ostile. La loro – esattamente come abbiamo visto fare ai medici durante la farsa pandemica – non è imperizia o incapacità: è invece una volontà di compiere il male, di servire il Nemico, di assecondare il potere del Nuovo Ordine Mondiale nella vile e abbietta illusione di avere un posto alla corte dell’Anticristo. Miserabili traditori, per i quali l’unica ragione di vita è consumarsi in questa sordida libido serviendi.

Quest’opera eversiva – perché tale è a tutti gli effetti, dinanzi a Dio, alla Chiesa e alle anime – ha come scopo l’usurpazione della Signoria di Nostro Signore Gesù Cristo, perché al Suo posto sieda nel luogo santo il figlio della perdizione, l’Anticristo, in una grottesca contraffazione dell’autorità civile e religiosa. Non possiamo credere che un Successore degli Apostoli possa rinnegare e contraddire il mandato ricevuto da Cristo e servire il Suo nemico, senza comprendere che ciò facendo si rende complice del piano satanico della Rivoluzione. No, cari fedeli: dopo decenni di sistematica dissoluzione della Chiesa – e oltre due secoli di dissoluzione sociale – nessun Pastore in buona fede può ancora pensare che le innovazioni introdotte dal Vaticano II non abbiano nulla a che vedere con lo stato disastroso in cui versa il corpo ecclesiale. A quanti ancor oggi difendono l’indifendibile presunta “ortodossia” del Concilio e della sua liturgia, davanti alla strage di anime degli ultimi sessant’anni, si addicono perfettamente le parole del grande Bossuet: Dieu se rit des hommes qui déplorent les effets dont ils chérissent les causes. [Dio ride degli uomini che deplorano gli effetti di cui ne approvano le cause.]

La latitanza della Chiesa – ossia il suo eclissamento da parte della setta conciliare e sinodale, la sua cooperazione attiva al progetto sinarchico della Massoneria – è l’esatto opposto della vigilante trepidazione degli Apostoli, che ancora spiritualmente disarmati attendevano le armi celesti dal loro Signore e sarebbero stati pronti ad impugnarle e a combattere a costo della vita, come poi avvenne.

Tristes erant Apostoli: il cuore degli Apostoli era gravato dalla recente Ascensione del Signore e la trepidante attesa dello Spirito Consolatore attingeva alla speranza più che all’umana sicurezza. Sola, Nostra Signora custodiva inconcussa (irremovibile) la certezza della Fede e certamente consolava gli Apostoli ricordando loro le parole del divin Figlio.

Il cuore dei mercenari non è timoroso: è piuttosto reso folle dall’ostilità a Colui che ha già vinto, per servire e compiacere chi si sa aver già ineluttabilmente perso. Ed è parimenti follia credere che in presenza di un tradimento tanto scandaloso quanto inaudito da parte della Gerarchia, quel medesimo Spirito Santo non possa dispiegare la propria onnipotenza per vie straordinarie, suscitando profeti dalle pietre.

Questa è la potenza creatrice e rigeneratrice dello Spirito Santo Paraclito: Egli soffia dove vuole (Gv 3, 8). E come insegna Nostro Signore a Nicodemo il dove vuole non significa dove gli pare, non implica arbitrarietà, ma al contrario la coincidenza dell’atto divino con la divina volontà. Lo Spirito Santo soffia dove vuole: Egli vuole scendere a santificare e benedire con la Sua Grazia il Sacrificio dell’altare: veni, et benedic hoc sacrificium tuo sancto nomini præparatum; vuole scendere su coloro che rinascono nell’acqua del Battesimo, sui milites Christi nella Cresima, sui Ministri dell’Altissimo nell’Ordinazione sacra, sugli sposi nel Matrimonio, sui malati e i morenti nell’estrema Unzione. Soffia anche nelle piccole comunità che resistono allo spirito del mondo, spirito di menzogna che non viene da Dio; soffia nelle chiese in cui si conserva la fiamma della Fede; nel fiorire delle Vocazioni secolari e religiose tradizionali.

Al “Dio delle soprese” di Jorge Mario Bergoglio la vera Chiesa e i veri Pastori contrappongono il semper idem dell’eternità divina. Perché la novità della Rivelazione cristiana non è una meta irraggiungibile perseguita dal cosiddetto progresso, soggetta anch’essa alle mode e al passare del tempo; bensì un evento storico che costituisce il discrimen tra prima e dopo, tra l’antico e il nuovo, appunto; tra tenebre e luce. Una Rivelazione che è Nostro Signore Gesù Cristo, Verbo Eterno del Padre, e che il Paraclito suggella con i Suoi Doni, quale divino Amore che procede dal Padre e dal Figlio; lo stesso Spirito che ha parlato per mezzo dei Profeti e che continua a parlarci nelle parole eterne della Santa Chiesa, voce di Cristo che le pecore riconoscono.

Il mondo irride e rifiuta la pace che solo Nostro Signore può dare. Pax Christi in regno Christi: chi vuole far regnare Satana non può né comprendere né volere la pace di Cristo, perché sia Chaos Antichristi in regno Antichristi. La pace viene solo da Cristo, e senza Cristo non vi può essere pace. Non vi può essere pace né nel mondo sprofondato nell’apostasia e nel culto di Satana a causa del tradimento dell’autorità civile corrotta e asservita al potere; non vi può essere pace in una Chiesa la cui Gerarchia è non meno apostata, corrotta nella Morale e nella Fede e asservita al medesimo potere.

Ma se in un mondo che crocifigge quotidianamente il Suo Signore non può esservi né pace né prosperità, vi è però un piccolo santuario in cui questa pace è possibile, in cui il Signore si degna di scegliere la propria dimora, nel quale gli Angeli amano fermarsi: è la nostra anima. Un prezioso santuario che per volontà di Dio nessuno ha il potere di violare, nemmeno i demoni e i loro servi, inebriati del delirio dell’intelligenza artificiale. Lo stato dell’anima in Grazia di Dio la fa crescere nella santità, e quanto più essa si abbandona fiduciosa alla volontà del Signore, tanto più questa crescita spirituale procede spedita. È quello il cenacolo in cui spesso ci rifugiamo, chiedendo al Consolatore di darci forza e di sostenerci nel momento della prova. Ed è un analogo rifugio la famiglia, “chiesa domestica”, dove non entrano gli orrori del mondo corrotto, e che si salverà al passaggio dell’Angelo sterminatore.

Se la Santissima Trinità dimora nella nostra anima, la pace interiore non ci mancherà nei momenti più difficili, perché sapremo che è proprio in quei frangenti che il Signore viene in nostro aiuto come un divino Cireneo. Non ci mancherà neppure quando dovremo rispondere, come di una colpa, di professare integralmente la Fede cattolica. Quando vi condurranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi come discolparvi o che cosa dire; perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che dovrete dire (Lc 12, 11-12). Questo è il senso della parola Paraclito: avvocato, consigliere e difensore di chi è sotto accusa, di chi il diavolo – διάβολος, l’accusatore – calunnia con i suoi falsi argomenti. Ecco perché nel Veni Creator chiediamo al Paraclito: Hostem repellas longius, scaccia lontano il nemico; ecco perché a quell’invocazione uniamo la richiesta di pace, pacemque dones protinus.

Invochiamo dunque, carissimi fratelli, il divino Consolatore, dulcis hospes animæ, perché nel santuario del nostro cuore, nelle nostre famiglie e comunità regni Cristo, Principe della pace; così che dove regna il Figlio, vi regnino anche il Padre e lo Spirito Santo, ripristinando l’ordine divino infranto dal peccato. E così sia.

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

19 Maggio 2024

Dominica Pentecostes

sabato 18 maggio 2024

S. Cirillo d’ Alessandria scrive che l’azione dello Spirito Santo nell’anima è “soave…viene a salvare, a curare…a illuminare”.di Dom Placido


Cari Amici

«Pace a voi!

Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (Gv 20, 21). 

Con la festa di Pentecoste si potrebbe dire che termina la missione di Gesù sulla terra e comincia la nostra, stimolati, incitati e sostenuti dal suo stesso Spirito. Riceviamo la sua medesima missione, quella che il Padre aveva affidato a lui. Vuole continuarla affidandosi a noi. Siamo pieni di gratitudine per un simile dono e vogliamo che il fuoco che ardeva nel cuore di Gesù Cristo non si estingua, ma provochi l’incendio che egli ha immaginato e voluto. Le piccole fiamme che sono apparse sulle nostre teste vogliamo che si propaghino fino al più lontano angolo della terra. Ci entusiasma la possibilità di essere buoni strumenti dei progetti divini per riempire il mondo del calore e della luce che il Salvatore è venuto a regalarci.
Lo Spirito Santo lo abbiamo ricevuto in dono anche noi. Lo abbiamo ricevuto nel Battesimo; ci è stato rinnovato nella Cresima; ci è offerto nell’Eucarestia. Lo Spirito Santo è Paraclito (difensore/avvocato); è il nostro Santificatore che viene riversato nei nostri cuori affinché noi possiamo vivere da discepoli del Signore, anche se continua a essere per molti cristiani il grande sconosciuto. E, invece, è proprio Lui che ci dona la forza per vivere cristianamente e con audacia il nostro battesimo.
Il popolo cristiano ha – per così dire – una certa familiarità con le due prime persone della Trinità, il Padre e il Figlio; meno con la terza: lo Spirito Santo. Al contrario la sua azione, pur essendo misteriosa e interiore, non per questo è meno reale e necessaria. Il mistero di Gesù Cristo non può compiersi nella Chiesa e in nessuno di noi, se non nello Spirito.
Chi è dunque questo Spirito Santo?
E' Dio, la terza Persona della santa e beata Trinità.
Tuttavia per immaginarlo abbiamo bisogno di simboli. La Sacra Scrittura offre delle immagini/segni per comprendere chi sia lo Spirito.

Lo Spirito Santo è come il vento gagliardo della prima Pentecoste che non si è ancora fermato e che continua a santificare la vita degli uomini, a rinnovare la Chiesa, a consolare e confortare e prefigurare una nuova primavera: la primavera dello Spirito e della Chiesa.

Lo Spirito è il dono del Risorto. Lo Spirito non è nient’altro il modo con cui Dio abita in noi.
La festa di Pentecoste esprime la verità che Dio abita dentro di noi. Dio non è più presente fisicamente in mezzo a noi nella persona di Gesù di Nazareth; Dio è presente con il suo Spirito.

Dunque lo Spirito Santo non è un dono di Dio, ma Dio che si fa dono: da lui nasce il popolo nuovo.
Grazie allo Spirito, Dio si fa vicino, rimane in noi e ci dà la Vita.


In questa missione non siamo soli, ma contiamo su un aiuto inestimabile. Gesù ce lo aveva promesso dicendo che non ci avrebbe lasciati orfani e lo ha fatto (cfr. Gv 14, 18). « lo Spirito di Dio, dove entra, scaccia la paura; ci fa conoscere e sentire che siamo nelle mani di una Onnipotenza d’amore: qualunque cosa accada, il suo amore infinito non ci abbandona. Lo dimostra la testimonianza dei martiri, il coraggio dei confessori della fede, l’intrepido slancio dei missionari, la franchezza dei predicatori, l’esempio di tutti santi, alcuni persino adolescenti e bambini. Lo dimostra l’esistenza stessa della Chiesa che, malgrado i limiti e le colpe degli uomini, continua ad attraversare l’oceano della storia, sospinta dal soffio di Dio e animata dal suo fuoco purificatore ».

Spesso abbiamo la sensazione di essere rimasti orfani, ma non vogliamo che questo ci paralizzi. È parte della zizzania che il diavolo tenta di seminare tra il frumento buono dell’amore di predilezione al quale siamo chiamati. Sentirlo e percepirlo chiaramente non significa scendere a patti con questa sensazione, ma può servire proprio da stimolo a considerare ancora una volta, con l’aiuto dello Spirito Santo, che siamo figli molto amati. Con i Santi vogliamo introdurci in questa miniera inesauribile di grazia: «La Gloria, per me, è l’Amore, è Gesù, e, con Lui, il Padre – mio Padre – e lo Spirito Santo – mio Santificatore –». In questa intimità condivisa della Trinità trovano posto e soluzione le nostre paure e le nostre angosce.

La filiazione divina è frutto dello Spirito Santo che abita in noi

La prima volta che ci siamo lanciati a camminare da soli, forse dalle braccia di nostro padre a quelle di nostra madre, non sapevamo come sarebbe andata a finire, perché non lo avevamo fatto prima. Però averli vicini, davanti e dietro, è stato sufficiente per quei bambini ingenui e avventurosi che eravamo. Non ci siamo fermati a pensare se era facile, adatto alla nostra età, se valeva la pena o se dopo ce ne saremmo pentiti. Non ha avuto neppure un gran peso come ci sentivamo in quel momento perché non eravamo molto coscienti di quasi nulla, salvo dell’affetto dei nostri genitori e della loro contentezza per quella grande impresa. Questo è stato sufficiente per noi e quando abbiamo ricevuto l’abbraccio di entrambi come premio alla nostra prodezza, ci siamo resi conto che rischiare e camminare era meraviglioso. Speriamo che lo Spirito sia capace di infiammare la nostra volontà perché vibri all’unisono con i desideri divini di seminare nel mondo la pace e la gioia.

L’orazione è il luogo privilegiato per ascoltare la sua voce e prenderla in considerazione lanciandoci in quell’andatura divina. «È un dono che riceviamo gratuitamente; è dialogo con Lui nello Spirito Santo, che prega in noi e ci permette di rivolgerci a Dio chiamandolo Padre, Papà, Abbà (cfr Rm 8, 15; Gal 4, 6); e questo non è solo un “modo di dire”, ma è la realtà: noi siamo realmente figli di Dio. “Infatti, tutti coloro che sono guidati dallo Spirito Santo di Dio, costoro sono figli di Dio” (Rm 8, 14)».

Alcune volte viviamo, pur senza pensarlo, come se Dio si fosse allontanato da noi a causa dei nostri peccati, della nostra volontà ribelle o dei nostri tradimenti. Teoricamente sappiamo che Gesù non ci abbandona... Eppure egli ci sorprende continuamente con la sua reazione davanti alla nostra fragilità. «Gesù Risorto, apparendo per la prima volta ai suoi, dice: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati” (Gv 20, 22-23). Gesù non condanna i suoi, che lo avevano abbandonato e rinnegato durante la Passione, ma dona loro lo Spirito del perdono. Lo Spirito è il primo dono del Risorto e viene dato anzitutto per perdonare i peccati. Ecco l’inizio della Chiesa, ecco il collante che ci tiene insieme, il cemento che unisce i mattoni della casa: il perdono. Perché il perdono è il dono all’ennesima potenza, è l’amore più grande, quello che tiene uniti nonostante tutto, che impedisce di crollare, che rinforza e rinsalda. Il perdono libera il cuore e permette di ricominciare: il perdono dà speranza; senza perdono non si edifica la Chiesa».

Lo Spirito di Gesù viene in nostro soccorso quando i nostri piedi traballano

Lo Spirito Santo vuole riempirci di pace perché possiamo godere della missione che ci affida. È una pace che si fonda sul fatto che siamo figli e siamo chiamati a una stretta convivenza e vicinanza con Dio. I Santi ci mostrano fino a che punto può essere nocivo non possedere le solide basi di questa grazia divina: «L’attacco alla fede distrugge l’edificio spirituale. È sconcertante la tentazione contro la speranza. Però la malvagia sicurezza che Dio non mi ama e che non lo amo è ciò che annienta e, anche fisiologicamente, lascia vuoto il cuore e strappa alla triste vita umana la sua finalità: dar gloria e Amare il suo Signore. Credo, spero, amo».

vi propongo una soluzione alla portata di qualunque fortuna: «Oggi impariamo che cosa fare quando abbiamo bisogno di un cambiamento vero. Chi di noi non ne ha bisogno? Soprattutto quando siamo a terra, quando fatichiamo sotto il peso della vita, quando le nostre debolezze ci opprimono, quando andare avanti è difficile e amare sembra impossibile. Allora ci servirebbe un “ricostituente” forte: è Lui, la forza di Dio. È Lui che, come professiamo nel “Credo”, “dà la vita”. Quanto ci farebbe bene assumere ogni giorno questo ricostituente di vita! Dire, al risveglio: “Vieni, Spirito Santo, vieni nel mio cuore, vieni nella mia giornata”».

Santa Teresina di Lisieux parlava del giorno della sua Cresima in un modo molto profondo: «Quale felicità sentivo nell’anima! Come gli apostoli, aspettavo esultante la visita dello Spirito Santo... [...]. Finalmente è arrivato il momento felice. Non ho sentito nessun vento impetuoso quando è disceso lo Spirito Santo, ma piuttosto quella fievole brezza il cui sussurro aveva ascoltato Elia sul monte Horeb». Anche noi vogliamo avere l’udito attento in modo che il Consolatore ci racconti le meraviglie alle quali ci chiama e per le quali siamo stati creati.

«“Non vi lascerò orfani”. Oggi, festa di Pentecoste, queste parole di Gesù ci fanno pensare anche alla presenza materna di Maria nel cenacolo. La Madre di Gesù sta in mezzo alla Comunità dei discepoli, radunata in preghiera: è memoria vivente del Figlio e invocazione vivente dello Spirito Santo. È la Madre della Chiesa. Alla sua intercessione affidiamo in maniera particolare tutti i cristiani, le famiglie e le comunità che in questo momento hanno più bisogno della forza dello Spirito Paraclito, Difensore e Consolatore, Spirito di verità, di libertà e di pace.Lui ci riempia dei suoi sette santi doni: Sapienza; Intelletto; Consiglio; Fortezza; Scienza; Pietà; Timore di Dio.

"semper idem" di Cristo "ieri, oggi e sempre"


Carissimi amici,
L’avete sentito mai questo versetto della lettera agli Ebrei:Cristo è lo stesso "ieri, oggi,sempre"(Eb 13,8).

E' evidente, Cristo è Dio, pertanto è sempre lo stesso. Ecco perché la verità è immutabile, perché la verità non è una cosa ma è una Persona viva da incontrare, è Lui, Via, Verità e Vita; è Lui per il quale tutto quello che è, è stato fatto (cf Ef 1,13; Col 1, ); è Lui verità di ogni cosa; è Lui che è "la" Verità.


E la Verità non si supera ma si approfondisce proporzionatamente alla propria umiltà e purezza di vita. Più si è umili e puri, più si ha "intelligenza" e, allora, lo Spirito Santo, progressivamente, introduce nella Verità tutta intera. Più si entra nella Verità e più si entra in Cristo.

Ogni piccola verità (nei vari campi) è una tessera di un immenso mosaico. Lo sguardo di insieme di tutte le tessere è come uno splendido catino absidale dove troneggia Cristo Re, Alfa e Omega, Signore della storia. E' importante saper cogliere il Tutto da ogni singola tessera.

In quel Pantocrator è la risposta a tutto, è la ragione e il fine di tutto, è la realizzazione e la felicità di ciascuno.

Mediante il mistero della sua Incarnazione salvifica, Gesù illumina la grande storia della quale è chiave di volta, ed illumina la nostra storia personale.

Egli, per volontà del Padre, si è fatto uno di noi e per la salvezza del mondo è morto e risorto.

Cristo è lo stesso ieri, oggi, sempre! Dunque la Verità è sempre la stessa. A cambiare siamo noi perché limitati ed imperfetti. Cambiamo perché di quell'unica ed immutabile Verità, possiamo, sotto la luce del Paraclito, comprenderne sempre di più, ed affinché questo fruttuosamente avvenga, si deve, ovviamente, procedere "in eodem sensu" (cf.S.Vincenzo di Lerino). Se mutasse il senso, la Verità non sarebbe più tale e noi brancoleremmo nel buio di un soggettivismo letale, sballottati da ogni vento di dottrina.
Carissimi se guardiamo, per esempio, alla fondamentale dottrina sul sacerdozio ministeriale del Concilio di Trento, e la mettiamo a confronto con il Concilio Vaticano II, possiamo trovare nelle sue righe tante sotto-cartelle parlando con termini informatici,che se andate a analizzare si discosta dalla verità anche se non palesemente.
Un Concilio pastorale,come è stato il Vaticano II, con i suoi documenti ufficiali, non possono contraddirne un altro. Oggi giorno molti teologi e conferenze episcopali, appoggiate da Roma stessa, commettono il gravissimo errore, focolaio di tanti e tanti mali, di opporre un atto di magistero autentico ad un altro. Come sta accadendo in questi ultimi sessant'anni. Un tale modo di pensare è decisamente anti-ecclesiale.

Carissimi amici e lettori, bisogna fare molta attenzione vigilare anche nel modo in cui viene insegnata la dottrina ai nostri figli nelle scuole e nelle parrocchie.La nostra "idea forte" è "Cristo, ieri, oggi e sempre"! Lui è l'Unico a non poter essere mai superato, Lui solo è il nostro criterio e tutte le strade passano solo attraverso di Lui. Noi dobbiamo essere come delle rocce inattaccabili sotto la pioggia martellante delle "idee forti" correnti.

Chi annuncia il Vangelo? Il sacerdote?E' Cristo che parla attraverso la bocca del sacerdote.
Ecco perchè S.Agostino diceva che "Cristo annuncia Cristo".
Se andiamo a guardare il Concilio Vaticano II, è in perfetta discontinuità con il Concilio di Trento, e tutti gli altri concili della Chiesa Cattolica.





Dalle notizie dell'ultima ora di Mons. Arcivescovo Carlo Maria Viganò
Arcivescovo cattolico. Già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America. Patrono di “Exsurge Domine".

L’avete sentito: «Un conservatore è qualcuno che si aggrappa a qualcosa e non vuole vedere oltre. È un atteggiamento suicida… chiudersi in una scatola dogmatica». Per una volta Bergoglio ha perfettamente ragione: il conservatorismo vuole “conservare” le apparenze esteriori della Tradizione, senza la sostanza dottrinale che la rende viva. Il conservatorismo è l’atteggiamento di coloro che criticano gli eccessi della chiesa sinodale ma si guardano bene dal metterne in discussione le cause, che sono da ricercare nel Vaticano II. Il conservatorismo è davvero un “comportamento suicida” perché crea una “scatola dogmatica” artificiale, fatta di Novus Ordo ad orientem con casule romane e canti gregoriani e anche di Vetus Ordo; fatta di citazioni selezionate di alcuni documenti conciliari, accidentalmente non contrastanti con il Magistero cattolico di sempre; fatta dell’apoteosi di Giovanni Paolo II e il rimpianto di Benedetto XVI, a cui tutti abbiamo voluto bene. Ma la Tradizione non è conservatorismo; la Tradizione non è una “scatola dogmatica” perché attinge all’acqua limpida e pura della divina sorgente, traendo dalla Grazia e dalla fedeltà al Vangelo e al Depositum Fidei la linfa vitale che la rende capace di guardare al futuro senza rinnegare il passato. La Tradizione si sviluppa come un atleta, che passa dall’infanzia all’adolescenza e all’età adulta rimanendo sempre lo stesso e sviluppando il proprio corpo armoniosamente, in modo da poter affrontare le nuove sfide e vincerle. Semper idem, sempre la stessa. https://x.com/mljhaynes/status/1791217826755190812







giovedì 16 maggio 2024

Preparandoci alla solennità di Pentecoste


In origine era la festa ebraica che segnava l'inizio della mietitura e si celebrava 50 giorni dopo la Pasqua ebraica. Nel Cristianesimo, invece, indica la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti insieme nel Cenacolo. Assieme alla Pasqua è una delle solennità più importanti dell'anno liturgico.

Le origine ebraiche della festa :

Gli Ebrei la chiamavano “festa della mietitura e dei primi frutti”; si celebrava il 50° giorno dopo la Pasqua ebraica e segnava l’inizio della mietitura del grano; nei testi biblici è sempre una festa agricola. È chiamata anche “festa delle Settimane”, per la sua ricorrenza di sette settimane dopo la Pasqua; nel greco “Pentecoste” significa 50° giorno. Il termine Pentecoste, riferendosi alla “festa delle Settimane”, è citato in Tobia 2,1 e 2 Maccabei, 12, 31-32.Lo scopo originario di questa ricorrenza era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, cui si aggiunse più tardi, il ricordo del più grande dono fatto da Dio al popolo ebraico, cioè la promulgazione della Legge mosaica sul Monte Sinai. Secondo il rituale ebraico, la festa comportava il pellegrinaggio di tutti gli uomini a Gerusalemme, l’astensione totale da qualsiasi lavoro, un’adunanza sacra e particolari sacrifici; ed era una delle tre feste di pellegrinaggio (Pasqua, Capanne, Pentecoste), che ogni devoto ebreo era invitato a celebrare a Gerusalemme.

L’episodio della discesa dello Spirito Santo lo troviamo al capitolo 2 degli atti degli apostoli.

Gli apostoli insieme a Maria, la madre di Gesù, erano riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo, probabilmente della casa della vedova Maria, madre del giovane Marco, il futuro evangelista, dove presero poi a radunarsi abitualmente quando erano in città; e come da tradizione, erano affluiti a Gerusalemme gli ebrei in gran numero, per festeggiare la Pentecoste con il prescritto pellegrinaggio. «Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste», si legge, «si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti, di ogni Nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua. Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: “Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?…».

COS'È E COSA RAPPRESENTA LO SPIRITO SANTO?

È la terza persona della Santissima Trinità, principio di santificazione dei fedeli, di unificazione della Chiesa, di ispirazione negli autori della Sacra Scrittura. È colui che assiste il magistero della Chiesa e tutti i fedeli nella conoscenza della verità (è detto anche “Paraclito”, cioè “Consolatore”).
L’Antico Testamento, non contiene una vera e propria indicazione sullo Spirito Santo come persona divina. Lo “spirito di Dio”, vi appare come forza divina che produce la vita naturale cosmica, i doni profetici e gli altri carismi, la capacità morale di obbedire ai comandamenti.
Nel Nuovo Testamento, lo Spirito appare talora ancora come forza impersonale carismatica. Insieme però, avviene la rivelazione della “personalità” e della “divinità” dello Spirito Santo, specialmente nel Vangelo di san Giovanni, dove Gesù afferma di pregare il Padre perché mandi il Paraclito, che rimanga sempre con i suoi discepoli e li ammaestri nella verità (Giov. 14-16) e in san Paolo, dove la dottrina dello Spirito Santo è congiunta con quella della divina redenzione. È concesso a tutti i battezzati (1 Corinzi, 12, 13), lo Spirito fonda l’uguale dignità di tutti i credenti. Ma nello stesso tempo, in quanto conferisce carismi e ministeri diversi, l’unico Spirito, costruisce la Chiesa con l’apporto di una molteplicità di doni.

QUALI SONO I DONI DELLO SPIRITO SANTO?

L’insegnamento tradizionale, seguendo un testo di Isaia, ne elenca sette: "Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà e Timore di Dio". Essi sono donati inizialmente con la grazia del Battesimo e confermati dal sacramento della Cresima.

Come viene rappresentato lo Spirito Santo?

Pochissime volte è stato rappresentato sotto forma umana; mentre nell’Annunciazione e nel Battesimo di Gesù è sotto forma di colomba, e nella Trasfigurazione è come una nube luminosa.
Ma nel Nuovo Testamento, lo Spirito divino è esplicitamente indicato, come lingue di fuoco nella Pentecoste e come soffio nel Vangelo di Giovanni (20, 22); “Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo aver detto questo, soffiò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”. Lo Spirito Santo, più volte preannunciato nei Vangeli da Gesù, è stato soprattutto assimilato al fuoco che come l’acqua è simbolo di vita e di morte.

Quando si celebra la Pentecoste?

I cristiani inizialmente chiamarono Pentecoste, il periodo di cinquanta giorni dopo la Pasqua. A quanto sembra, fu Tertulliano, apologista cristiano (155-220), il primo a parlarne come di una festa particolare in onore dello Spirito Santo. Alla fine del IV secolo, la Pentecoste era una festa solenne, durante la quale era conferito il Battesimo a chi non aveva potuto riceverlo durante la veglia pasquale. Le costituzioni apostoliche testimoniano l’Ottava di Pentecoste  per l’Oriente, mentre in Occidente compare in età carolingia.
Tuttavia l’ottava liturgica si conserva nella liturgia tradizionale a differenza della chiesa post-concilio che ha demolito ogni riferimento già dal 1969. 

mercoledì 15 maggio 2024

Maggio Mese di Maria: "La salvezza del mondo è iniziata per Maria e per mezzo di Lei deve compiersi".



Carissimi amici e lettori!

Solo Maria ha trovato grazia davanti a Dio senza l'aiuto di nessun'altra creatura. Tutti coloro che da allora hanno trovato la grazia davanti a Dio l'hanno trovata solo attraverso di lei. Era piena di grazia quando fu visitata dall'Arcangelo Gabriele ed era piena di grazia fino a traboccare dallo Spirito Santo quando lui la adombrò così misteriosamente. Di giorno in giorno, di momento in momento, essa accrebbe tanto questa duplice pienezza, da raggiungere un grado di grazia immenso ed inconcepibile. Tanto che l'Onnipotente la rese unica custode dei suoi tesori e unica dispensatrice delle sue grazie. Ora può nobilitare, esaltare e arricchire tutto ciò che vuole. Può condurli lungo lo stretto sentiero verso il cielo e guidarli attraverso la porta stretta verso la vita. Può dare un trono reale, uno scettro e una corona a chi desidera. Gesù è sempre e ovunque il frutto e Figlio di Maria e Maria è ovunque l'albero autentico che porta quel Frutto di vita, la vera Madre che porta quel Figlio.

Solo a Maria Dio ha dato le chiavi del giardino dell'amore divino e la capacità di entrare nelle vie più sublimi e segrete della perfezione, e di condurvi gli altri. Solo Maria dà agli sfortunati figli dell'infedele Eva l'ingresso in quel paradiso terrestre dove potranno camminare piacevolmente con Dio ed essere al sicuro nascosti dai loro nemici. Là potranno nutrirsi senza timore della morte del frutto delizioso dell'albero della vita e dell'albero della conoscenza del bene e del male. Possono bere copiosamente le acque celesti di quella bella fontana che sgorga con tanta abbondanza. Essendo lei stessa il paradiso terrestre, quella terra vergine e beata da cui furono espulsi i peccatori Adamo ed Eva, essa lascia entrare nel suo dominio solo coloro che sceglie per farli santi.
La salvezza del mondo è iniziata per mezzo di Maria e per mezzo di Lei deve realizzarsi. Maria è apparsa appena nella prima venuta di Gesù Cristo, affinché gli uomini, non ancora sufficientemente istruiti e illuminati riguardo alla persona di suo Figlio, non si allontanassero dalla verità attaccandosi troppo a Lei. Ciò sarebbe apparentemente accaduto se fosse stata conosciuta, a causa del meraviglioso fascino di cui Dio Onnipotente aveva dotato anche il suo aspetto esteriore. Ciò è tanto vero che san Dionigi l'Areopagita ci racconta nei suoi scritti che quando la vide l'avrebbe scambiata per una dea, a causa della sua incomparabile bellezza, se la sua fede ben fondata non gli avesse insegnato il contrario. Ma nella seconda venuta di Gesù Cristo, Maria deve essere conosciuta e rivelata apertamente dallo Spirito Santo affinché Gesù possa essere conosciuto, amato e servito attraverso di lei. Non esistono più le ragioni che spinsero lo Spirito Santo a nascondere la sua sposa durante la sua vita e a rivelarla ben poco dopo la prima predicazione del vangelo.
San Luigi Maria Grignon di Montfort
Trattato della vera devozione

Proteggere le vocazioni sacerdotali dai cattivi maestri





Carissimi amici e lettori,

Nell’arte cristiana, la figura della scimmia è stata spesso usata per simboleggiare il peccato, la malizia, l' astuzia e la lussuria.

Considerando che gli abitanti dell’Europa avevano già familiarità con il comportamento delle scimmie più comuni nel bacino del Mediterraneo (i macachi di Gibilterra, particolarmente dispettosi, e i feroci babbuini egiziani),è naturale che questi siano diventati i punti di riferimento principali per gli artisti che hanno incluso queste creature nelle loro opere.
In effetti molto spesso Satana utilizza simboli cristiani per scimmiottare Dio, cioè prenderlo in giro con gli strumenti che Lui ha usato "come la creazione ecc..."
Oggi troviamo Mons. Pierantonio Tremolada, vescovo di Brescia che si improvvisa guida turistica e organizza al pauperistico prezzo di 1.100 euro cadauno, un viaggio "Erasmus" in Svezia per far cosa: incontrare Babbo Natale no, per ammirare l'aurora Boreale o il sole di mezzanotte, manco per niente.
Allora che fa, porta il suo seminario il tesoro più grande che un vescovo possiede ad incontrare un'eretica che scimmiotta l'episcopato " la donna Vescovo della setta Luterana". il-giovane-clero-in-svezia

Carissimi la fede cristiana il sacerdozio cattolico non sono un'idea, ma una vita. Nella Santa Chiesa cattolica l'ordine sacro dà la potestà di consacrare e offrire il corpo e sangue di Cristo nel sacrificio della messa, di amministrare i sacramenti, di predicare la parola di Dio; questa potestà spirituale è conferita dal sacramento dell'ordine. Negli ultimi anni sono però cominciate a diffondersi grazie alle derive prese dal concilio vaticano II delle opinioni, talvolta tradotte nella prassi, che negando il suddetto insegnamento e ledono nell'intimo la vita della Chiesa.«Le giovani vocazioni della Chiesa possono essere considerate un tesoro nascosto in un campo» che va curato e accudito da tutta la comunità, ma in particolare dai vescovi. 
Nella Chiesa post-concilio si sono insediati molti mercenari e le pecore ignare li seguono in spirito d'obbedienza, essi conducono il gregge alla morte eterna. Il mercenario non è ne padre ne pastore.Vorremmo sapere da  "Mons.Vescovo Tremolada se si considera Pastore o mercenario"?
Noi sappiamo che Cristo Signore è insieme la porta e il pastore; ma chi è il portinaio? 
Egli ha spiegato le prime due figure, ma ha lasciato a noi il compito di individuare il portinaio. Che dice del portinaio? A lui il portinaio apre (Gv 10, 3). A chi apre? Al pastore. Cosa apre al pastore? La porta. E chi è la porta? Il pastore stesso è la porta. Se Cristo Signore non ce l'avesse spiegato, se non ci avesse detto: Io sono il pastore, e Io sono la porta (Gv 10, 9), chi di noi avrebbe osato dire che Cristo è il pastore e insieme la porta? Se infatti avesse detto: Io sono il pastore, e non avesse detto: Io sono la porta, noi saremmo ancora a cercare il significato della porta, e forse, scambiandola per un'altra cosa, saremmo rimasti davanti alla porta. Per sua grazia e misericordia ci ha spiegato chi è il pastore, e ci ha detto che egli stesso è il pastore; ci ha spiegato chi è la porta dicendoci che la porta è ancora lui. Ci rimane da cercare chi è il portinaio. Chi sarà il portinaio? Chiunque sia, dobbiamo stare attenti a non considerarlo superiore alla porta, dato che nella casa degli uomini il portinaio è più importante della porta. E' il portinaio infatti che viene preposto alla porta, non viceversa, perché è il portinaio che custodisce la porta, non viceversa. Non oso dire che c'è qualcuno superiore alla porta, dal momento che so chi è la porta. Lo so, non debbo far congetture, non si tratta di opinioni umane. Lo ha detto Dio, ha parlato la Verità, e non si può mutare ciò che ha detto l'immutabile.

Carissimi il sacerdote è colui che ha deciso di seguire e imitare Cristo, vivendo appieno la propria vocazione, in una dinamica missionaria in cui si prende cura dei fedeli a lui affidati, senza stancarsi di andare ad cercare e annunciare la verità a coloro che per tanti motivi si sono allontanati "dall'ovile", La vocazione sacerdotale è un tesoro che va tutelata e custodita in vasi di creta. La fecondità infinita del sacramento dell’Ordine va preservata. Perché le mani, le  labbra, sono divenute, per un istante, le mani e le labbra di Dio, portare Cristo in voi; significa, per grazia, entrare nella Santissima Trinità sorgente della vera gioia.


martedì 14 maggio 2024

DEFENDE ECCLESIAM TUAM



Carissimi amici e lettori!
Essere cattolici nel 2024 non è un’impresa facile. 
L’Occidente sta attraversando una massiccia scristianizzazione, tanto che il cattolicesimo sembra scomparire dalla sfera pubblica. Altrove, il numero dei cristiani perseguitati a causa della loro fede è in aumento. Inoltre, la Chiesa è colpita da una crisi di fede nel suo interno che si manifesta in un calo della pratica religiosa, un calo delle vocazioni sacerdotali e religiose, una diminuzione della pratica sacramentale e perfino un crescente dissenso tra sacerdoti, vescovi e cardinali che, era impensabile fino a prima del Concilio Vaticano II, assolutamente impensabile.
Tuttavia, tra tutte le cose che possono contribuire al risveglio interno della Chiesa e al rinnovamento del suo slancio missionario, c'è soprattutto la celebrazione degna e riverente della sua liturgia (Tradizionale ), che può essere grandemente favorita grazie all'esempio e alla presenza della tradizionale liturgia romana.

Nonostante i nemici della fede cattolica con vari tentativi meschini che sono stati fatti per boicottare e sopprimere la liturgia Gregoriana,per rimpiazzarla con riti non appropriati e celebrati in ogni dove,soprattutto in San Pietro sotto questo pontificato, essa continua a vivere.
Le famiglie cattoliche,prendendo a esempio di quei popoli perseguitati in quelle nazioni, non più cattoliche hanno trovato e possono trovare nell'associazione Exsurge Domine una scialuppa di salvataggio che viene in soccorso al clero e fedeli.
A.Di.J.

In molte nazioni non più cattoliche – come ad esempio l’Inghilterra, la Germania o l’Olanda – si possono ancora oggi vedere delle piccole cappelle ricavate in soffitte e cantine, o altari domestici nascosti in armadi o nicchie invisibili: servivano per la celebrazione clandestina della Messa nei tempi di persecuzione, quando era un reato essere fedeli alla Chiesa di Roma e i sacerdoti dovevano nascondersi per evitare la prigione o la condanna a morte. Senza risalire a Diocleziano, anche nel XVI e XVII secolo i “papisti” erano considerati una minaccia, ed erano appena tollerati finché non avevano chiese, conventi, seminari, scuole.

Queste persecuzioni si ripresentano oggi, in forma forse meno cruenta, e a compierle non sono i luterani o gli sgherri di Oliviero Cromwell, ma Cardinali, Vescovi e Prelati della setta conciliare, infiltrati in Vaticano e ben determinati a cancellare ogni traccia della “vecchia religione” e della “vecchia Messa” che hanno sostituito con la religione dell’ecologia, dell’accoglienza, dell’inclusività, del Nuovo Ordine Mondiale.

L’apostasia che stiamo vivendo non è molto diversa da quella dei Vescovi che giurarono fedeltà a Enrico VIII pur di non perdere rendite e benefici: la differenza è che oggi l’atto di obbedienza è richiesto verso Bergoglio, il Concilio Vaticano II, il Novus Ordo, la “chiesa sinodale”, la Pachamama.

Chi non cede, chi rimane fedele al Sacerdozio o ai Voti religiosi viene ostracizzato, deriso, diffamato, perseguitato e soprattutto privato del Ministero, di una dimora e dei mezzi di sostentamento. Senza pietà, senza carità, senza umanità.

Exsurge Domine è la risposta di chi non si arrende a questo tradimento della Gerarchia modernista: ci unisce ai nostri fratelli delle epoche passate, ai fedeli che davano ospitalità al monaco ricercato dai soldati di Elisabetta I, un pasto caldo alla suora senza più convento nella Francia rivoluzionaria, un nascondiglio al sacerdote messicano inseguito dai soldati del governo massone. Possiamo aiutare quei sacerdoti, religiosi e religiose perseguitati che nell’anonimato, nel silenzio, nell’umile accettazione delle prove ci mostrano il volto sofferente di Cristo che sale il Golgota.

Diamo dunque prova di saper accompagnare la Fede che professiamo con le buone opere, con la preghiera, con la carità e l’elemosina. Perché questi sacerdoti, questi frati, queste monache possono fermare il braccio della Giustizia divina e dare una speranza al futuro nei nostri figli.



La Fondazione Exsurge Domine fruisce della contribuzione sociale prevista dal Legislatore, quale ad esempio il 5×1000 dell’IRPEF. A questo proposito,Vi invitiamo a sostenere le attività della Fondazione, indicando nella dichiarazione dei redditi, nella sezione riservata al Terzo Settore:

FONDAZIONE EXSURGE DOMINE ETS
COD. FISCALE: 96584230583
I commenti contenenti linguaggio sgradito, insulti , con contenuti a sfondo razzista , sessista ed intolleranti saranno cestinati dall'amministratore del blog che si riserva il diritto di scegliere quali commenti possono essere pubblicati.

Questo sito internet è un blog personale e non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001


Realizzazione siti web - www.webrex2000.com