di A.diJ
Carissimi amici e lettori,È proprio vero il detto popolare: “Non mordere la mano che ti nutre”. O per dirla con Charles Peters: “Chi morde la mano che lo nutre, generalmente bacia i piedi che gli danno calci”.
Perché rispolverare questo vecchio adagio? Perché nel 2022 John C. Cavadini figurava in prima linea tra quelle braccia sottratte all’agricoltura che hanno infierito contro il motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI.
Ricordate? In quell’anno, Cavadini e sodali pubblicarono uno studio d’analisi — lautamente finanziato e pompato dal megafono dei media progressisti — per sollevare dubbi e perplessità sugli effetti della Messa tridentina. La loro tesi? La Messa di sempre, liberalizzata da Ratzinger, "divideva la Chiesa". La Tradizione: andava cancellata. E infatti, con il commissariamento di Traditionis Custodes, l’hanno cancellata per la maggior parte.
Cavadini ha morso la mano che lo nutriva. Ha morso Benedetto XVI, fornendo le munizioni teologiche ai nemici storici di Ratzinger per abbatterne l’opera liturgica più amata.
E oggi, cosa fanno i vertici della Santa Sede, dimostrandosi persino più cinici di lui? Gli consegnano il Premio Ratzinger 2026. La Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI ha infatti assegnato il prestigioso riconoscimento proprio a Cavadini, con la scusa di volerne premiare gli studi patristici su Sant’Agostino.
Avete capito bene? A colui che ha sputato sul Summorum Pontificum viene conferito il premio intitolato a chi quel documento lo ha vergato. È l'equivalente ecclesiastico del dare il premio "Falcone e Borsellino" a un mafioso solo perché ha preso trenta e lode all'esame di diritto penale.
CAVADINI: IL TEOLOGO DI SANT’AGOSTINO CHE NON HA CAPITO NULLA DI RATZINGER
Cavadini è un patristico, studia Agostino. Benissimo. Peccato che del Santo d'Ippona abbia dimenticato i pilastri fondamentali: Roma locuta, causa finita ed Extra Ecclesiam nulla salus.
Nel 2022 il suo report era veleno puro travestito da accademia. Sosteneva che il Summorum Pontificum avesse creato due Chiese parallele, che il rito antico fosse divisivo e che i giovani che lo frequentavano fossero pericolosi ideologizzati. Tutte falsità, smentite dai fatti e dai numeri. La Messa tridentina stava riportando le nuove generazioni nelle navate, risvegliava vocazioni e pacificava gli animi. Esattamente ciò che voleva Benedetto.
Ma a Cavadini e ai suoi mandanti questo non andava giù. La Messa antica ha il difetto di ricordare che la Chiesa è intransigente sui principi perché crede. Loro, invece, che non credono più a nulla, esigono una Chiesa tollerante sui dogmi e rigida sulle mode. Quel report è servito a servire su un piatto d'argento a Francesco l'alibi perfetto per blindare la Tradizione. Hanno affossato Ratzinger mentre era ancora in vita, isolato nel monastero Mater Ecclesiae. E ora, senza un briciolo di vergogna, salgono sul podio a ritirare il premio che porta il suo nome.
I VERTICI DELLA FONDAZIONE RATZINGER: IL VERO TRADIMENTO
Sia chiaro: il problema minore è Cavadini. Lui fa il suo mestiere: il teologone progressista che prima azzanna e poi incassa. Il vero scandalo risiede nei vertici della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger.
Voi portate il nome di Ratzinger. Voi dovreste essere i custodi della sua fortezza teologica. E invece ne premiate i demolitori. Che tipo di fondazione siete? Di chi fate gli interessi? Di Benedetto o dei suoi traditori?
Se a Roma vi fosse ancora un briciolo di onore, la risposta sarebbe stata una sola: “Cavadini sarà anche il più grande agostinologo del pianeta, ma ha attaccato pubblicamente il cuore del pontificato di Benedetto XVI. Non può ricevere questo premio”. Sarebbe stato un atto di rispetto minimo.
Invece no, lo premiate. Perché oggi, nei sacri palazzi, il tradimento fa curriculum.
Premiare Cavadini lancia un messaggio devastante a tutti i teologi del mondo: se vuoi fare carriera, demolisci la Tradizione; verrai ricompensato proprio con l'alloro di chi la Tradizione la difendeva. È il collaudato "metodo del regista" di cui parlava l'arcivescovo Viganò: la periferia disobbedisce, il centro la promuove. Prima si distrugge, poi si viene promossi.
Questa Fondazione, sotto l'attuale pontificato di Leone XIV, dimostra di non aver capito nulla dell'uomo di cui porta il nome. Ratzinger ripeteva che la Chiesa cresce per attrazione, non per calcoli politici. Ratzinger ha sempre difeso la liturgia antica, ricordando che non era mai stata abrogata. Ed è morto con il dolore profondo di vedere la sua opera messa al bando dai suoi stessi confratelli. Voi, con la sua eredità tra le mani, stringete la mano al suo becchino liturgico.
LA PIETRA TOMBALE
Diciamolo chiaramente: il Premio Ratzinger 2026 a Cavadini è la pietra tombale sulla Fondazione stessa.
Non siamo di fronte al riconoscimento di un valore scientifico, ma alla santificazione del tradimento. È la prova provata che oltretevere è svanito persino il pudore di salvare le apparenze. Si morde la mano che ha nutrito e poi si bacia la mano che ti decora per aver morso.
Benedetto XVI meritava di meglio. Meritava che il suo nome non venisse brandito come un trofeo da chi lo ha pugnalato, né gestito da chi oggi premia i suoi carnefici.
Cavadini ha morso Ratzinger. Oggi la Fondazione Ratzinger gli lucida le scarpe. E ai fedeli che ancora amano Benedetto e la Messa di sempre, non resta che guardare questo circo con una profonda, inevitabile nausea.
Ma badate bene: i premi passano, la Messa di sempre resta. E alla fine, statene certi, sarà lei a giudicare voi, non il contrario.
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