di A.diJ.
mancava solo questo. Dopo tre anni di chiacchiere, di tavoli rotondi, di post-it appiccicati sui muri e di "ascolto dello Spirito che soffia dove vuole", la nuova Chiesa sinodale ha partorito l'ultima genialata. Una delegazione del Sinodo ha chiesto ufficialmente che ci siano anche i laici ad aiutare a scegliere i nuovi vescovi e a redigere i rapporti per Roma. Dalla padella direttamente nella brace. Anzi, dalla brace direttamente nel forno crematorio.
Il Grande Fratello episcopale
Immaginate la scena. Non più la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, ma la Chiesa S.p.A. — assemblea condominiale. Per scegliere il nuovo vescovo di Tizio o di Caio, non ci sarà più il Nunzio che indaga, la Congregazione per i Vescovi che valuta, il Papa che nomina. No, troppo clericale, troppo monarchico, troppo cattolico. Ci sarà il Tavolo Sinodale.
Attorno al tavolo: la signora Pina, catechista arcobaleno della parrocchia; il dottor Bianchi, del Movimento per la Pace e l'Ecologia Integrale; la giovane teologa che non ha mai aperto la Summa ma ha letto tutti i tweet di James Martin; e naturalmente il referente LGBTQ diocesano, perché senza di lui non c'è discernimento. Tutti insieme, con il metodo della "conversazione nello Spirito", dovranno scegliere il nuovo vescovo. O meglio, dovranno redigere il "profilo atteso del vescovo sinodale".
Quale profilo? Facile: che sia accogliente, che sia in ascolto, che non parli troppo di peccato, che non celebri Messe in latino, che benedica tutto ciò che si muove, che abbia fatto almeno un corso di formazione con Sant'Egidio, che sia "prossimo alle periferie esistenziali". Insomma, il contrario esatto di un vescovo cattolico. Un animatore di villaggio turistico con la mitra in testa ma senza cervello.
E questo profilo verrà mandato a Roma. Roma, che ha creato questa mostruosità sinodale, leggerà il rapporto e dirà: "Che meraviglia di sinodalità".
L'autorità della Chiesa proviene da Cristo
L'autorità della Chiesa proviene da Cristo. Non dal popolo. Cristo non ha fatto un sondaggio tra i laici di Cafarnao per scegliere gli Apostoli. Non ha chiesto a Maria Maddalena e alla Samaritana di redigere un rapporto per scegliere tra Pietro e Andrea. Ha detto: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa". Punto. Non: "Tu sei Pietro, ma solo dopo che il consiglio pastorale parrocchiale ha dato il suo placet sinodale".
I vescovi che sostengono questa proposta dovrebbero tornare a studiare un po' di teologia, invece di fare i sociologi. Un vescovo non è un sindaco da eleggere. Non è un presidente di quartiere. È un Successore degli Apostoli. Ha il potere che gli viene da Dio, non dai laici che lo scelgono. Se i laici scelgono i vescovi, i vescovi sceglieranno i laici che li hanno scelti. È un circolo vizioso, è un sistema di potere autoreferenziale, è la fine della Chiesa gerarchica. È quello che volevano Lutero e Calvino 500 anni fa, ma non c'erano riusciti a farlo a Roma. Ora ci stanno riuscendo quelli dentro Roma, con il cappello della sinodalità.
La brace dove stanno finendo
E i vescovi che sostengono questa proposta? Sono i più ridicoli di tutti. Sono vescovi che, di fatto, stanno firmando la loro stessa condanna a morte. Stanno dicendo: noi non serviamo a nulla, non abbiamo più autorità divina, siamo solo delegati del popolo. Sceglieteci voi, giudicateci voi, mandateci voi i rapporti. Sono vescovi che hanno così poca stima del loro sacramento da volerlo mettere ai voti. Sono come un re che chiede ai sudditi se può continuare a essere re.
Cosa pensano di ottenere? Di essere più amati? Saranno più disprezzati. Perché un fedele, anche il più progressista, in fondo al cuore vuole un padre, non un impiegato eletto dall'assemblea. Vuole un vescovo che dica: "Così dice il Signore". Non un vescovo che dica: "Così dice il rapporto sinodale redatto dalla signora Pina".
Questa proposta è la brace finale.
Dalla padella di Traditionis Custodes, che ha cacciato i fedeli tradizionali, alla brace della chiesa sinodale, dove si caccerà l'episcopato stesso. Domani, quando i laici avranno scelto il vescovo, pretenderanno di scegliere anche il Papa. E poi pretenderanno di scegliere anche il Vangelo: questo passo ci piace, questo no, togliamolo.
È già successo in Germania. Hanno fatto il Sinodo, hanno votato, e ora benedicono coppie omosessuali e donne diacono, contro Roma. E Roma tace. Ecco cosa produce la sinodalità: lo scisma istituzionalizzato, la ridicola pretesa che la Verità si metta ai voti.
Cari promotori del Sinodo, continuate pure.
Avete trasformato la Chiesa di Cristo in un talk show. Manca solo il televoto da casa per scegliere il prossimo Vescovo di Milano. E poi vi stupirete se le chiese resteranno vuote.
E, come se non bastasse a suggellare questo carnevale della fede, sono arrivate le ultime, altisonanti dichiarazioni del Cardinale Mario Grech: "Dal Papa un segno di sostegno e incoraggiamento". Che spettacolo commovente. Il Segretario del Sinodo esce dall'ufficio raggiante, stringendo tra le mani il "bravissimo" del Pontefice, come un alunno delle elementari che ha appena mostrato un disegno venuto male ma pieno di colori, acclamato dal maestro. Mentre la barca di Pietro imbarca acqua da tutte le parti, loro si scambiano pacche sulle spalle e certificati di stima reciproca per aver inventato la "Chiesa dell'ascolto".
In questa colossale e grottesca sciagura, il teatrino è ormai completo: abbiamo un Papa che incoraggia la liquidazione dell'autorità apostolica in nome del progressismo e un cardinale che, con la borsa piena di post-it e verbali parrocchiali, ringrazia il Papa per avergli dato il permesso di svuotare le cattedrali. Verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Vedere Sua Santità Leone XIV e il fido Grech che si autoincensano a vicenda, convinti di guidare una "conversazione nello Spirito", ricorda la celebre e tragicomica orchestra del Titanic: continuano a suonare spartiti modernisti con il sorriso sulle labbra, convinti che l'iceberg della realtà si sposterà pur di non apparire clericale. Cari timonieri della sinodalità, continuate pure a incoraggiarvi a vicenda nel vostro salotto burocratico. Mentre voi vi scambiate i "segni di sostegno", la vera Chiesa attende che passi questa sbornia sociologica, conscia che la roccia di Cristo sopravviverà anche a questa imbarazzante sfilata di burocrati del sacro.
Di fronte a questo suicidio istituzionale mascherato da "ascolto", ai fedeli cattolici non resta che un dovere: non rassegnarsi a essere complici di questa farsa sociologica. Incominciate, per esempio, a non elargire più l'8x1000 alla Chiesa cattolica. Davanti a vescovi che abdicano al proprio mandato divino per inseguire il plauso del mondo, la vera resistenza cattolica oggi non si fa ai tavoli sinodali, ma in ginocchio davanti al Tabernacolo. Difendiamo la fede di sempre dalle scartoffie della burocrazia progressista, prima che i liquidatori della tradizione finiscano di svendere anche l'ultimo briciolo di Verità.
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