di A.diJ.
Carissimi amici e lettori di In Tua Justitia,Oggi la Chiesa celebra una nascita. Non un compleanno qualsiasi, ma l'evento biologico e spirituale di Colei senza la quale non esisterebbe la nostra stessa nascita alla Grazia: la Natività di Maria.
Il mondo contemporaneo, ovviamente, tace. La grancassa mediatica preferisce celebrare i fasti effimeri di star, influencer e potenti di turno. Eppure, nel silenzio della storia, oggi viene alla luce il vero, insuperabile capolavoro di Dio. Una ricorrenza che squarcia il buio del presente e ci consegna due verità fondamentali.
1. La pedagogia del silenzio contro il palcoscenico modernista
Maria nasce da Anna e Gioacchino — due anziani liquidati come sterili dal cinismo dell'epoca — nell'anonimato di una casetta di Gerusalemme. Nessuno se ne accorge. Intorno a quella dimora, la Palestina è occupata dalle legioni romane, i farisei si accapigliano sui cavilli della Legge e i mercanti urlano nel Tempio. È il rumore bianco del mondo. Eppure, proprio lì dentro, sta nascendo la Donna destinata a schiacciare la testa al serpente.
Questa è la pedagogia di Dio: le rivoluzioni della Grazia si preparano nel nascondimento. Mentre i riflettori della storia guardano altrove, il Creatore sta già disponendo la salvezza.
Si tratta di una lezione drammaticamente attuale per il mondo della Tradizione. Mentre nei palazzi romani ci si svende al mondo tra Sinodi permanenti, benedizioni di coppie dello stesso sesso e fumi di una pastorale liquida, Dio sta facendo germogliare la vera resistenza cattolica. Lo fa lontano dalle telecamere: nel silenzio di seminari commissariati e perseguitati, nelle parrocchie di campagna dimenticate dai grandi circuiti e tra le mura delle famiglie numerose che ancora trovano il coraggio di inginocchiarsi per il Rosario. La nuova cristianità nasce così. In silenzio. Esattamente come Maria.
2. L'Immacolata al Calvario: lo schiaffo a Tucho Fernández
Oggi non viene al mondo una donna qualsiasi, ma la Corredentrice.
Ed è qui che l'editoria progressista e la teologia d'apparato mostrano il loro volto peggiore. La Natività di Maria è la smentita vivente della grande menzogna sdoganata da Tucho Fernández e dalla neo-chiesa post-conciliare, secondo cui il titolo di "Corredentrice" sarebbe un'esagerazione da accantonare. Come si può amputare Maria della sua missione corredentrice se Lei viene al mondo precisamente per questo?
Fin dal primo istante della sua Immacolata Concezione, la Vergine è proiettata verso la Croce. Dio non la preserva dal peccato originale per riservarle una vita comoda o un'esistenza borghese, ma per farne la Donna ritta ai piedi del Calvario. Nasce per patire; nasce per corredimere, unendo il proprio dolore di Madre all'offerta sacerdotale del Figlio sull'altare della Croce. La sua culla è già l'anticamera del Venerdì Santo.
A chi oggi, nei palazzi vaticani, bolla questo titolo come "superato", il Magistero perenne risponde con la forza della sua storia. Già San Pio X, nella sua enciclica del 1904 Ad diem illum laetissimum, spiegava con limpidezza adamantina che:
«Da questa comunione di sentimenti e di sofferenze fra Maria e Gesù, Ella meritò legittimamente di diventare la Riparatrice dell’umana rovina».
Gli faceva eco Pio XI, il quale nell'enciclica del 1928 Miserentissimus Redemptor ricordava come la Vergine, avendo offerto il Figlio come vittima presso la croce, «per la mirabile unione che ebbe con lui e per grazia singolarissima divenne anch'ella e piamente è detta Riparatrice». Lo stesso Pontefice, nel celebre radiomessaggio a Lourdes del 1935, si rivolgeva a Lei chiamandola espressamente con il titolo negato dai modernisti:
«O Madre di pietà e di misericordia, che come Corredentrice sei stata vicina al tuo dolcissimo Figlio mentre compiva la redenzione del genere umano sull'altare della croce...».
Sottrarre a Maria il titolo di Corredentrice significa declassare la festa odierna a un inutile dettaglio di cronaca, a un compleanno come gli altri. Ma la Tradizione non accetta sconti: questa è una nascita salvifica. Se Maria è la Corredentrice — come il Magistero di sempre ha solennemente insegnato —, allora oggi il Cielo esulta con una gioia militante. È nata Colei che, indissolubilmente unita al Redentore, spezzerà le catene dell'apostasia e ci guiderà alla vittoria.
Conclusione: l'aurora che squarcia le tenebre
Per questo, cari lettori, la Natività di Maria è la nostra fortezza nell'ora presente. I modernisti possono occupare le cattedre, alterare i documenti, relativizzare i dogmi e perseguitare i fedeli alla Tradizione; eppure, non possono fermare la pedagogia di Dio.
La culla di Maria a Gerusalemme ci ricorda che il trionfo della Verità non ha bisogno dei grandi palcoscenici del mondo, né del consenso dei salotti laicisti. Ha bisogno di anime disposte al nascondimento, al sacrificio e alla fedeltà assoluta. Oggi non celebriamo un rito del passato, ma l'inizio dell'offensiva divina contro le forze dell'errore. Guardiamo a quella casetta silenziosa e rialziamo la testa: la nostra Speranza è nata, e le porte degli inferi non prevarranno.

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