A.diJ.
Carissimi amici e lettori,
la notizia di questi giorni conferma, con la forza brutale dei fatti, che l'attuale struttura ecclesiale vive in uno stato di totale capovolgimento dottrinale. Laddove un tempo si ergeva la fortezza inespugnabile della Verità cattolica, oggi si stendono tappeti rossi a scismatici ed eretici, accolti in pompa magna tra gli applausi di un clero ridotto a funzionario del pensiero unico.
L’8 settembre scorso, nella solennità della Natività della Beata Vergine Maria, il Vescovo e Delegato Pontificio di Loreto, monsignor Fabio Dal Cin, ha scelto proprio la festa della nascita della Madonna per annunciare l'ennesimo oltraggio alla fede di sempre. Il prossimo 26 ottobre, la Santa Casa di Loreto — il luogo sacro dove il Verbo si è fatto Carne, dove l'Incarnazione è diventata storia e geografia — sarà il palcoscenico per l'accoglienza trionfale del Patriarca ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo I.
L’annuncio è giunto a margine di un convegno significativamente intitolato «Laicità e libertà religiosa: cultura e modelli costituzionali», presieduto dal prof. Gerardo Villanacci e nobilitato dalla lectio magistralis del Segretario Generale del Senato, il dott. Federico Silvio Toniato. In quell'aula, la Gerarchia ha prestato il fianco all'idolo moderno della laicità dello Stato e della libertà religiosa, concetti solennemente condannati dai Romani Pontefici — da Pio IX nella Quanta Cura e nel Sillabo fino a Pio XI nella Quas Primas — poiché pretendono di spodestare Gesù Cristo dal Suo diritto sovrano sulle nazioni e di equiparare l'unica vera Chiesa ai culti falciati dall'errore.
L’ABISSO DOGMATICO: LE DIFFERENZE SOSTANZIALI
Dietro il sentimentalismo delle icone bizantine e i richiami bucolici alla "tutela del creato", la teologia cattolica di sempre impone di guardare la realtà dei dogmi. Tra la Fede cattolica e lo scisma orientale non vi è una mera incomprensione fraterna, ma un abisso teologico insondabile. A Loreto nessuno ricorderà queste quattro barriere dogmatiche:
1)Il Primato di Giurisdizione del Romano Pontefice. Il Concilio Vaticano I ha definito come dogma di fede che il Papa possiede un primato di giurisdizione universale, ordinaria e immediata su tutta la Chiesa, nonché il carisma dell'infallibilità magistrale. Per l'Oriente ortodosso, il Papa è soltanto un primus inter pares d'onore, privo di reale autorità. Rifiutare Pietro significa rifiutare la Chiesa.
2)Il dogma del Filioque. La Chiesa Cattolica professa che lo Spirito Santo procede eternamente dal Padre e dal Figlio (Filioque), verità difesa per secoli a prezzo di scismi. Per gli ortodossi, tale formula rimane un'eresia, mutilando la retta comprensione dell'ordine trinitario.
3)L'Immacolata Concezione. Nel 1854, Pio IX ha proclamato solennemente il
il dogma dell'Immacolata Concezione di Maria Santissima dal peccato originale sin dal primo istante del suo concepimento. L'Oriente ortodosso rifiuta questo dogma cattolico, deridendolo come un'invenzione giuridica dei latini. Sorge allora il paradosso: quale "Madre di Dio" viene a benedire Bartolomeo nella Santa Casa? Una Vergine che egli non riconosce come Immacolata?
Carissimi amici e lettori,
la notizia di questi giorni conferma, con la forza brutale dei fatti, che l'attuale struttura ecclesiale vive in uno stato di totale capovolgimento dottrinale. Laddove un tempo si ergeva la fortezza inespugnabile della Verità cattolica, oggi si stendono tappeti rossi a scismatici ed eretici, accolti in pompa magna tra gli applausi di un clero ridotto a funzionario del pensiero unico.
L’8 settembre scorso, nella solennità della Natività della Beata Vergine Maria, il Vescovo e Delegato Pontificio di Loreto, monsignor Fabio Dal Cin, ha scelto proprio la festa della nascita della Madonna per annunciare l'ennesimo oltraggio alla fede di sempre. Il prossimo 26 ottobre, la Santa Casa di Loreto — il luogo sacro dove il Verbo si è fatto Carne, dove l'Incarnazione è diventata storia e geografia — sarà il palcoscenico per l'accoglienza trionfale del Patriarca ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo I.
L’annuncio è giunto a margine di un convegno significativamente intitolato «Laicità e libertà religiosa: cultura e modelli costituzionali», presieduto dal prof. Gerardo Villanacci e nobilitato dalla lectio magistralis del Segretario Generale del Senato, il dott. Federico Silvio Toniato. In quell'aula, la Gerarchia ha prestato il fianco all'idolo moderno della laicità dello Stato e della libertà religiosa, concetti solennemente condannati dai Romani Pontefici — da Pio IX nella Quanta Cura e nel Sillabo fino a Pio XI nella Quas Primas — poiché pretendono di spodestare Gesù Cristo dal Suo diritto sovrano sulle nazioni e di equiparare l'unica vera Chiesa ai culti falciati dall'errore.
L’ABISSO DOGMATICO: LE DIFFERENZE SOSTANZIALI
Dietro il sentimentalismo delle icone bizantine e i richiami bucolici alla "tutela del creato", la teologia cattolica di sempre impone di guardare la realtà dei dogmi. Tra la Fede cattolica e lo scisma orientale non vi è una mera incomprensione fraterna, ma un abisso teologico insondabile. A Loreto nessuno ricorderà queste quattro barriere dogmatiche:
1)Il Primato di Giurisdizione del Romano Pontefice. Il Concilio Vaticano I ha definito come dogma di fede che il Papa possiede un primato di giurisdizione universale, ordinaria e immediata su tutta la Chiesa, nonché il carisma dell'infallibilità magistrale. Per l'Oriente ortodosso, il Papa è soltanto un primus inter pares d'onore, privo di reale autorità. Rifiutare Pietro significa rifiutare la Chiesa.
2)Il dogma del Filioque. La Chiesa Cattolica professa che lo Spirito Santo procede eternamente dal Padre e dal Figlio (Filioque), verità difesa per secoli a prezzo di scismi. Per gli ortodossi, tale formula rimane un'eresia, mutilando la retta comprensione dell'ordine trinitario.
3)L'Immacolata Concezione. Nel 1854, Pio IX ha proclamato solennemente il
il dogma dell'Immacolata Concezione di Maria Santissima dal peccato originale sin dal primo istante del suo concepimento. L'Oriente ortodosso rifiuta questo dogma cattolico, deridendolo come un'invenzione giuridica dei latini. Sorge allora il paradosso: quale "Madre di Dio" viene a benedire Bartolomeo nella Santa Casa? Una Vergine che egli non riconosce come Immacolata?
4)I Sacramenti e i Novissimi. L'Oriente scismatico tollera il divorzio e le seconde nozze, sovvertendo l'indissolubilità del matrimonio, e rifiuta la definizione dogmatica del Purgatorio.
IL FALSO ECUMENISMO CONTRO LA REGALITÀ SOCIALE DI CRISTO
Monsignor Dal Cin ha giustificato l'evento evocando la preghiera di Cristo «ut unum sint» (perché tutti siano una cosa sola). Ma l'unica unità che la Chiesa riconosce non è l'abbraccio sincretista del "camminiamo insieme mantenendo ognuno i propri errori". Come insegnò infallibilmente Papa Pio XI nell'enciclica Mortalium Animos (1928), l'unione dei cristiani può realizzarsi soltanto con il ritorno degli scismatici e degli eretici all'unica vera Chiesa di Cristo, dalla quale un giorno sventuratamente si separarono.
Cristo non ha fondato un parlamento di patriarchi, ma ha edificato la Sua Chiesa su una sola Roccia: Pietro. Finché l'Oriente non si sottometterà all'autorità del Vicario di Cristo, ogni cerimonia comune non sarà che una messinscena modernista.
Altrettanto grave è il cedimento della Gerarchia alle sirene del costituzionalismo laico. Sotto il pretesto della "libertà religiosa", si rinuncia a proclamare che gli Stati hanno l'obbligo morale di professare la Fede cattolica e di conformare le proprie leggi all'ordine divino. La civiltà cristiana sta morendo sotto i colpi dell'aborto, dell'eutanasia e del relativismo proprio perché i Pastori hanno abdicato alla dottrina della Signoria di Cristo sulle società civili.
UN'AUTORITÀ ARRENDEVOLE E RIDICOLA
L'immagine che la Chiesa latina offrirà il 26 ottobre a Loreto è umiliante. Da un lato avremo un Patriarca scismatico, fermo ed orgoglioso dei propri errori, che entra nella Santa Casa senza retrocedere di un millimetro dalle sue posizioni teologiche. Dall'altro, un'autorità cattolica post-conciliare in posizione arrendevole, pronta a tacere la Verità pur di non apparire "rigida".
È una scena ridicola e dolorosa: nella dimora in cui l'Arcangelo Gabriele salutò l'Immacolata, si tributeranno i massimi onori a chi nega le prerogative divine di quel concepimento purissimo. Si porrà un'icona ortodossa sull'altare cattolico, simulando una comunione che non esiste nei fatti.
Se i prelati odierni avessero lo zelo dei grandi santi e dei pontefici della Chiesa cattolica, l'accoglienza a Loreto si trasformerebbe in un appello alla conversione. Si direbbe al Patriarca: «Entra nella Casa della Madre, riconosci il Vicario di Suo Figlio, sottomettiti alla cattedra di Pietro e solo allora saremo una cosa sola».
Finché questo coraggio mancherà, le celebrazioni ecumeniche di Loreto resteranno l'ennesimo atto di sottomissione della Chiesa cattolica allo spirito del mondo. E tra le pietre sante della dimora di Maria, gli Angeli piangeranno perché nuovamente si assisterà all'eclissi della Verità.
IL FALSO ECUMENISMO CONTRO LA REGALITÀ SOCIALE DI CRISTO
Monsignor Dal Cin ha giustificato l'evento evocando la preghiera di Cristo «ut unum sint» (perché tutti siano una cosa sola). Ma l'unica unità che la Chiesa riconosce non è l'abbraccio sincretista del "camminiamo insieme mantenendo ognuno i propri errori". Come insegnò infallibilmente Papa Pio XI nell'enciclica Mortalium Animos (1928), l'unione dei cristiani può realizzarsi soltanto con il ritorno degli scismatici e degli eretici all'unica vera Chiesa di Cristo, dalla quale un giorno sventuratamente si separarono.
Cristo non ha fondato un parlamento di patriarchi, ma ha edificato la Sua Chiesa su una sola Roccia: Pietro. Finché l'Oriente non si sottometterà all'autorità del Vicario di Cristo, ogni cerimonia comune non sarà che una messinscena modernista.
Altrettanto grave è il cedimento della Gerarchia alle sirene del costituzionalismo laico. Sotto il pretesto della "libertà religiosa", si rinuncia a proclamare che gli Stati hanno l'obbligo morale di professare la Fede cattolica e di conformare le proprie leggi all'ordine divino. La civiltà cristiana sta morendo sotto i colpi dell'aborto, dell'eutanasia e del relativismo proprio perché i Pastori hanno abdicato alla dottrina della Signoria di Cristo sulle società civili.
UN'AUTORITÀ ARRENDEVOLE E RIDICOLA
L'immagine che la Chiesa latina offrirà il 26 ottobre a Loreto è umiliante. Da un lato avremo un Patriarca scismatico, fermo ed orgoglioso dei propri errori, che entra nella Santa Casa senza retrocedere di un millimetro dalle sue posizioni teologiche. Dall'altro, un'autorità cattolica post-conciliare in posizione arrendevole, pronta a tacere la Verità pur di non apparire "rigida".
È una scena ridicola e dolorosa: nella dimora in cui l'Arcangelo Gabriele salutò l'Immacolata, si tributeranno i massimi onori a chi nega le prerogative divine di quel concepimento purissimo. Si porrà un'icona ortodossa sull'altare cattolico, simulando una comunione che non esiste nei fatti.
Se i prelati odierni avessero lo zelo dei grandi santi e dei pontefici della Chiesa cattolica, l'accoglienza a Loreto si trasformerebbe in un appello alla conversione. Si direbbe al Patriarca: «Entra nella Casa della Madre, riconosci il Vicario di Suo Figlio, sottomettiti alla cattedra di Pietro e solo allora saremo una cosa sola».
Finché questo coraggio mancherà, le celebrazioni ecumeniche di Loreto resteranno l'ennesimo atto di sottomissione della Chiesa cattolica allo spirito del mondo. E tra le pietre sante della dimora di Maria, gli Angeli piangeranno perché nuovamente si assisterà all'eclissi della Verità.

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