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Lettera aperta di solidarietà a don Leonardo Pompei: un grido di giustizia contro le persecuzioni della gerarchia vaticana

di A.diJ.
Carissimi amici e lettori,
rompiamo il silenzio per esprimere la nostra totale e incondizionata solidarietà a don Leonardo Pompei, ex parroco di Borgo San Michele e Sermoneta, e a tutti quei sacerdoti coraggiosi che oggi subiscono la feroce epurazione ideologica da parte delle gerarchie vaticane. Non possiamo più tacere di fronte all'accanimento di un'autorità ecclesiastica che sembra aver smarrito la propria missione pastorale, trasformandosi in una burocrazia punitiva che colpisce proprio chi difende le radici e l'anima della Chiesa. Come si può, oggi, Sentire cum Ecclesia quando il vertice stesso sfigura il volto della Sposa di Cristo?

La Santa Chiesa con la sua bimillenaria dottrina e Tradizione, viene umiliata e sfigurata quando il potere sacro si piega al servizio del pregiudizio ideologico, del disprezzo teologico e dell'abuso sanzionatorio. Ma l'ingiustizia degli uomini non ha l'ultima parola. Per don Leonardo e per i confessori della fede perseguitati, questo calvario rappresenta un cammino «dallo sfigurato al trasfigurato». Una via della croce che eleva il loro sacerdozio nell’alto dei cieli, dove Dio Padre onnipotente accoglie il loro grido di dolore, mentre il buio della persecuzione vaticana cede il passo alla luce della Risurrezione. Lo sforzo di passare per la «porta stretta» della fedeltà immutata al Dogma ci regala speranza: ci dimostra che, mentre i palazzi romani abbandonano i propri figli, Cristo si prende cura dei suoi ministri fedeli. Che a sua volta ritornano nelle strade del mondo per ricondurre il gregge che era disperso.
La ferocia di questa campagna di epurazione traspare chiaramente dalla nota ufficiale diffusa dalla diocesi. Con un atto che ha il sapore amaro dell'intimidazione, il vescovo Mariano Crociata, eseguendo i diktat del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha scagliato la mannaia della scomunica latae sententiae non solo sul sacerdote, ma persino sul popolo di Dio. Il documento minaccia apertamente i laici, specificando che incorrono nella medesima, gravissima pena anche «coloro che, partecipando alle celebrazioni del reo, intendano manifestare il loro rifiuto di sottomissione al Romano Pontefice». Si tratta di un chiaro tentativo di fare terra bruciata attorno a un sacerdote stimato, terrorizzando i fedeli che cercano solo la retta dottrina e i Sacramenti di sempre.
Davanti a questo scempio giuridico e spirituale, è impossibile non denunciare l'intollerabile ipocrisia dei due pesi e due misure adottati da Santa Sede:Un eccesso di severità inquisitoria e rigida intolleranza contro don Leonardo e tutti i sacerdoti colpevoli unicamente di celebrare la liturgia preconciliare e di difendere il magistero perenne. Contro chi custodisce la Messa di sempre si muove una macchina sanzionatoria spietata, rapida e distruttiva.
Una scandalosa e complice compiacenza verso vescovi e pastori ultra-progressisti. In nome di una spuria "inclusività" e di derive moderniste, a costoro è permesso di profanare gli altari e di ridurre le chiese a veri e propri "lupanari" dello spirito. Luoghi dove la sacralità è svenduta alle mode del mondo, la morale cattolica è demolita e la liturgia è ridotta a spettacolo mondano, il tutto nel silenzio e con il beneplacito benedicente di Roma.
Con questa lettera vogliamo gridare la nostra vicinanza a don Leonardo Pompei e a tutti i sacerdoti perseguitati. Possono togliere le parrocchie, possono sospenderli a divinis, possono decretare scomuniche burocratiche, ma non potranno mai cancellare il carattere indelebile del loro sacerdozio cattolico né spegnere la Luce della Verità. La Chiesa non appartiene alle corti papali del momento, ma a Gesù Cristo. Ed è in questa certezza che noi resistiamo, al fianco dei sacerdoti che non si piegano.

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