di A.diJ.
Carissimi amici e lettori,ci hanno raccontato una favola. Ce l'hanno raccontata nelle scuole, nelle omelie buoniste, nei documenti di Assisi e nei sussidiari per bambini: San Francesco che incontra il Sultano e, "pur nella diversità delle rispettive religioni", dialoga amichevolmente con lui. Ci dicono che si rispettano, che si abbracciano; lo dipingono come il primo esempio di dialogo interreligioso, il precursore dell'ecumenismo, il santo del pluralismo.
È una menzogna colossale. Si tratta di una delle più grandi falsificazioni storiche nate nel post-concilio, orchestrata a tavolino per distruggere il vero San Francesco e costruirne uno nuovo. Trovati i sarti, gli hanno cucito addosso un abito su misura per la moderna "religione del dialogo".
Ma chi sono questi sarti dell'errore? Identificarli è fin troppo semplice. In prima fila troviamo l'apparato ideologico della cosiddetta "Scuola di Bologna" insieme ai teorici del dialogo interreligioso, nati sulla scia dell'incontro di Assisi del 1986 voluto da Giovanni Paolo II. Teologi d'avanguardia e commentatori clericali progressisti hanno ridotto l'epico incontro con il Sultano al-Malik al-Kamil a un banale "salotto ecumenico", trasformando il Santo nell'icona del pluralismo. Questa corrente teologica e storica ha imposto un'interpretazione del Concilio Vaticano II basata sulla netta "rottura" con il passato, propagandando un Francesco d'Assisi totalmente svuotato del dogma cattolico e trasformato nel paladino della pace a oltranza e del puro pacifismo politico.
Per compiacere i protestanti, questi intellettuali hanno scientemente censurato la profonda devozione mariana di Francesco e la sua sottomissione totale alla gerarchia romana; per non urtare gli infedeli, hanno rimpiazzato il suo eroico invito alla conversione con il debole concetto di "ascolto reciproco". A questa mistificazione ecclesiale si è poi saldata la cultura laicista e la "New Age" ecologista: intellettuali laici, registi e saggisti contemporanei hanno contribuito alla nascita del mito del "santo della natura" in chiave puramente immanente e panteista, riducendo l'Alter Christus a un manifesto ambientalista digeribile per il mondo moderno.
Il vero San Francesco era molto, molto diverso. Voleva convertire i Mori, non dialogare con loro.
Francesco d'Assisi era figlio del suo tempo: un'epoca di Crociate, in cui si credeva fermamente che extra Ecclesiam nulla salus – fuori dalla Chiesa non c'è salvezza. E lui ci credeva con tutto il cuore.Le Fonti Francescane – quelle vere, non quelle ritoccate dai frati progressisti – sono chiarissime. Nel 1219, in piena Quinta Crociata, Francesco si imbarca per Damietta, in Egitto. Non lo fa per partecipare a un convegno sulla pace, ma per un motivo preciso: convertire i musulmani a Cristo o morire martire per Lui.
Si pensi a Sant'Antonio da Padova, suo illustre confratello. Nel 1220, quando era ancora un giovane canonico in Portogallo, vide sfilare le reliquie dei primi cinque frati francescani trucidati in Marocco. Non si commosse per un astratto ideale pacifista; al contrario, folgorato da quell'eroismo, si fece francescano all'istante per un unico scopo: imbarcarsi per il Marocco, cercare il martirio presso i Mori e predicare Cristo a costo della vita. Questa era la "scuola" di Francesco: una santa e ardente intolleranza verso l'errore, mossa solo da un immenso amore per la salvezza delle anime.
Si pensi a Sant'Antonio da Padova, suo illustre confratello. Nel 1220, quando era ancora un giovane canonico in Portogallo, vide sfilare le reliquie dei primi cinque frati francescani trucidati in Marocco. Non si commosse per un astratto ideale pacifista; al contrario, folgorato da quell'eroismo, si fece francescano all'istante per un unico scopo: imbarcarsi per il Marocco, cercare il martirio presso i Mori e predicare Cristo a costo della vita. Questa era la "scuola" di Francesco: una santa e ardente intolleranza verso l'errore, mossa solo da un immenso amore per la salvezza delle anime.
Torniamo a Francesco attraversa le linee nemiche a rischio della vita. Viene catturato, bastonato, incatenato e portato davanti al Sultano al-Malik al-Kamil. E cosa fa davanti a lui, secondo le cronache autentiche di San Bonaventura e di Tommaso da Celano? Non gli dice: "Le nostre religioni sono diverse ma andiamo d'accordo". Non gli dice: "La tua fede è una ricchezza".
Gli predica, invece, con una violenza d'amore inaudita: "Se vuoi convertirti a Cristo, io e i miei compagni resteremo volentieri con te. Se esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la legge di Cristo, allora ordina di accendere un fuoco immenso: io entrerò nel fuoco con i tuoi sacerdoti, così vedrai quale fede è più vera e più santa".
Questa è la vera proposta di Francesco: l'ordalia, la prova del fuoco. È disposto a bruciare vivo pur di dimostrare che Cristo è il vero Dio e che senza di Lui si va all'inferno. Altro che dialogo ecumenico! Il Sultano, stupito e scosso da tanto ardore, rifiuta la prova e lo congeda con rispetto. Francesco torna deluso: non ha ottenuto né la conversione del sovrano né il martirio che tanto desiderava.
Dov'è finito questo Francesco? È stato sistematicamente cancellato. Oggi l'incontro viene falsamente raccontato come un momento di "ascolto reciproco", di "fraternità" e di "condivisione nella diversità". Tutte invenzioni della nuova teologia del dialogo, che ha bisogno di un San Francesco pacifista, ecologista e amico di tutte le fedi per poter giustificare lo spirito di Assisi 1986 e i successivi incontri sincretisti.
Il San Francesco vero – quello che nella Regola non bollata scriveva: "Tutti i frati, ovunque sono tra i saraceni e altri infedeli, predichino che devono ricevere il Battesimo e diventare cristiani, perché chi non rinascerà per acqua e Spirito Santo non può entrare nel Regno di Dio" – oggi non si può più nominare. Perché è un San Francesco scomodo. È un missionario, un crociato dello spirito, un cattolico al cento per cento che credeva fermamente che i Mori si sarebbero dannati senza la conversione. Oggi un uomo così verrebbe accusato di "proselitismo" e denunciato alla Curia per mancanza di dialogo.
Ridateci il vero Francesco. Il mito del dialogo pacifista è l'arma con cui hanno ucciso lo spirito missionario della Chiesa. Hanno trasformato il Serafico Padre – l'uomo che voleva dare la vita per salvare anche una sola anima – in un operatore sociale che sorride a tutti e non converte nessuno. San Francesco non andò dal Sultano per legittimare lo status quo, ma per dirgli, per puro amore: convertiti o ti dannerai.
Se oggi la Chiesa non evangelizza più e lascia milioni di anime nelle tenebre dell'errore in nome del "rispetto", è perché ha rinnegato il vero San Francesco per inventarne uno buonista, mai esistito. Il vero dialogo di Francesco fu questo: ti annuncio Cristo, unica Verità e unico Salvatore, perché ti amo e non voglio che tu vada perduto. Questo è il dialogo cattolico. Il resto è tradimento.
Gli predica, invece, con una violenza d'amore inaudita: "Se vuoi convertirti a Cristo, io e i miei compagni resteremo volentieri con te. Se esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la legge di Cristo, allora ordina di accendere un fuoco immenso: io entrerò nel fuoco con i tuoi sacerdoti, così vedrai quale fede è più vera e più santa".
Questa è la vera proposta di Francesco: l'ordalia, la prova del fuoco. È disposto a bruciare vivo pur di dimostrare che Cristo è il vero Dio e che senza di Lui si va all'inferno. Altro che dialogo ecumenico! Il Sultano, stupito e scosso da tanto ardore, rifiuta la prova e lo congeda con rispetto. Francesco torna deluso: non ha ottenuto né la conversione del sovrano né il martirio che tanto desiderava.
Dov'è finito questo Francesco? È stato sistematicamente cancellato. Oggi l'incontro viene falsamente raccontato come un momento di "ascolto reciproco", di "fraternità" e di "condivisione nella diversità". Tutte invenzioni della nuova teologia del dialogo, che ha bisogno di un San Francesco pacifista, ecologista e amico di tutte le fedi per poter giustificare lo spirito di Assisi 1986 e i successivi incontri sincretisti.
Il San Francesco vero – quello che nella Regola non bollata scriveva: "Tutti i frati, ovunque sono tra i saraceni e altri infedeli, predichino che devono ricevere il Battesimo e diventare cristiani, perché chi non rinascerà per acqua e Spirito Santo non può entrare nel Regno di Dio" – oggi non si può più nominare. Perché è un San Francesco scomodo. È un missionario, un crociato dello spirito, un cattolico al cento per cento che credeva fermamente che i Mori si sarebbero dannati senza la conversione. Oggi un uomo così verrebbe accusato di "proselitismo" e denunciato alla Curia per mancanza di dialogo.
Ridateci il vero Francesco. Il mito del dialogo pacifista è l'arma con cui hanno ucciso lo spirito missionario della Chiesa. Hanno trasformato il Serafico Padre – l'uomo che voleva dare la vita per salvare anche una sola anima – in un operatore sociale che sorride a tutti e non converte nessuno. San Francesco non andò dal Sultano per legittimare lo status quo, ma per dirgli, per puro amore: convertiti o ti dannerai.
Se oggi la Chiesa non evangelizza più e lascia milioni di anime nelle tenebre dell'errore in nome del "rispetto", è perché ha rinnegato il vero San Francesco per inventarne uno buonista, mai esistito. Il vero dialogo di Francesco fu questo: ti annuncio Cristo, unica Verità e unico Salvatore, perché ti amo e non voglio che tu vada perduto. Questo è il dialogo cattolico. Il resto è tradimento.
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