La devozione al Sacro Cuore di Gesù e quella a Maria Santissima sono profondamente unite. Entrambe ruotano attorno all'amore infinito di Dio
A.di J
Carissimi amici e lettori,
come il mese di Maggio è dedicato a Maria santissima, il mese di Giugno è consacrato alla devozione del Sacro Cuore di Gesù.
Questa devozione al Sacro Cuore di Gesù e a Maria Santissima sono profondamente interconnesse. Questa unione fonda i loro due cuori inseparabili nell'amore per l'umanità e nel piano di salvezza.
Maria santissima è colei che ha formato fisicamente il Cuore di Gesù nel suo grembo. Spiritualmente, il Cuore di Gesù è la sorgente della grazia, e il Cuore Immacolato di Maria ne è il canale più perfetto.
Entrambi i cuori battono all'unisono per la salvezza delle anime. Mentre il Cuore di Gesù rappresenta l'amore misericordioso fino al sacrificio della croce, il Cuore di Maria rappresenta la compassione, l'accoglienza e l'intercessione materna,
contemplare il Cuore di Cristo significhi inevitabilmente rivolgersi anche al Cuore di sua Madre. Essi formano un'alleanza d'amore: consacrarsi a entrambi è un cammino sicuro di protezione spirituale e di crescita nella fede.
La devozione mariana prepara e conduce a quella del Sacro Cuore. Entrambe le pratiche insistono molto sui concetti di amore, riparazione e consacrazione (come nel caso dei Primi Venerdì del mese per il Sacro Cuore e dei Primi Sabati per il Cuore di Maria).
Il primo Giovedì che segue la festa della Santissima Trinità, è la solennità del Corpo e Sangue del Signore ( Corpus Domini) che prevede la tradizionale processione eucaristica per le strade delle nostre città. Sebbene il giorno liturgico corretto rimanga il giovedì, la Santa Chiesa per favorire la partecipazione dei fedeli, in molte parti la ripropone la domenica seguente con una solennità esterna nell'ottava. Il venerdì successivo alla solennità del Corpus Domini, cadrà la festa del Sacro Cuore di Gesù. Segue, la Festa del Cuore Eucaristico di Gesù che cade sempre il giovedì dell'ottava del Sacro Cuore. Poiché si tratta di una festività mobile, il giorno esatto dipende sempre dalla data della Pasqua e si celebra tradizionalmente il giovedì che precede la terza domenica dopo Pentecoste.
Il culto al Cuore Eucaristico di Gesù non differisce sostanzialmente da quello che la Santa Chiesa presta al Cuore di Gesù. In particolare la memoria del popolo di Dio celebra quel segno di amore infinito con cui Cristo istituì il sacramento dell’Eucaristia, per restare con noi sempre. Per tale ragione si venera con culto speciale questa dimostrazione d’amore del Cristo. Perciò Leone XIII eresse a Roma nella chiesa di san Gioacchino in Prati l’arciconfraternita del Cuore Eucaristico di Gesù. Benedetto XV approvò la devozione al Cuore di Gesù che ci dona la santissima Eucaristia. Pio XII con l’enciclica “Haurietis aquas” promosse la devozione con queste parole: “Non si potrà facilmente comprendere l’amore che ha spinto il Salvatore a farsi nostro spirituale alimento, se non coltivando una speciale devozione al cuore Eucaristico di Gesù”.
Il primo riconoscimento papale si ebbe nel 1868, quando Pio IX concesse un’indulgenza all’invocazione: “Lodato, adorato, amato e ringraziato sia ad ogni istante il Cuore Eucaristico di Gesù, in tutti i tabernacoli del mondo, fino alla consumazione dei secoli”.
Un decennio dopo papa Leone XIII, con quattro Brevi Apostolici, sostenne e promosse la devozione al Cuore Eucaristico e chiarì che essa intende suscitare la riconoscenza per l’Amore per il sacrificio di Gesù, attuato sulla Croce e perpetuato in modo incruento nell’Eucarestia. Ulteriori approvazioni vennero dai Congressi Eucaristici Internazionali di Lilla (1881) e di Avignone (1882).
Attorno al 1900 si scatenò contro il culto del Cuore Eucaristico un vento di persecuzione all’interno della stessa Chiesa. Il Santo Uffizio arrivò a ritenerlo superfluo perché identico a quello del Sacro Cuore. L’intervento di eminenti teologi fugò queste obiezioni.
Padre Alberto Lepidi, che fu teologo e canonista del Papa per ben 28 anni, così spiegò la differenza tra le due devozioni: “La Devozione al Sacro Cuore onora in modo generale l'amore di Gesù, che porge all’uomo i benefici della Redenzione, dall’Incarnazione alla Passione e Risurrezione. La Devozione al Cuore Eucaristico - invece - onora in maniera particolare e ben precisa l'amore di Gesù che volle e istituì l'Eucaristia per restare sempre con noi, donandosi all'uomo nella realtà del suo Corpo e del suo Sangue”.
Le difficoltà furono risolte e il 16 febbraio 1903 papa Leone XIII, con il Breve Adnotae nobis, affidò il culto e l’apostolato del Cuore Eucaristico ai Padri Redentoristi “perché quella [devozione] conveniva ai figli di S. Alfonso M. de Liguori, il grande apostolo della devozione al S. Cuore”. Nello stesso Breve il Santo Padre emise questa definizione: “Una Devozione che onora con particolare culto di riconoscenza e di amore l’Atto di suprema dilezione, col quale il nostro divin Redentore, prodigando tutte le ricchezze del suo Cuore, istituì l’adorabile Sacramento dell’Eucaristia, per restare con noi fino alla consumazione dei secoli”.
Il 9 novembre 1921 papa Benedetto XV firmò il decreto col quale concedeva la Messa e l’Ufficio propri del Cuore Eucaristico e istituiva la Festa del Cuore Eucaristico, da celebrarsi il giovedì dell’ottava del Sacro Cuore, con Messa e relativo ufficio propri, per la Diocesi di Roma e per le diocesi che ne avessero fatto richiesta.
«La ragione specifica e il fine di questa Festa con ufficio e Messa propri per commemorare l’amore di Nostro Signore Gesù Cristo nel mistero dell’Eucarestia, è spiegato in dettaglio nelle Sacre Scritture e nelle opere dei Padri e Dottori della Chiesa, e anche nella orazione pia approvata dal Sommo Pontefice Pio VII “Ecco fin dove è giunta, ecc.” […] l’altro fine è quello di eccitare grandemente nel cuore dei fedeli la fiducia e l’accesso al mistero della Santissima Eucarestia, e infiammare più ferventemente i loro cuori del fuoco dell’amore divino con il quale il Nostro Signore Gesù Cristo, infiammato di infinita carità nel suo Cuore, istituì la santissima Eucarestia, custodisce e ama i suoi discepoli nel suo sacratissimo Cuore, e vive e rimane tra di loro così come loro vivono e rimangono in esso, in colui il quale in quel medesimo mistero della santissima Eucaristia, si offre a noi e si dona, vittima, compagno, cibo, viatico e pegno della gloria futura».
San Pio X scriveva: “Nulla ci sta più a cuore e ci torna più dolce che propagare ed accrescere nell’universo intero la pietà dei fedeli verso il Cuore Eucaristico di Gesù”.
Oggigiorno la devozione al Cuore Eucaristico è stata ampiamente dimenticata ma i Redentoristi e diverse comunità tradizionaliste continuano a custodirla, fedeli al mandato di papa Leone XIII. Come infatti ebbe a precisare il superiore dei Redentoristi, padre Michele Mazzei: “La devozione al Sacro Cuore per noi redentoristi è nella forma di devozione al Cuore Eucaristico di Gesù”.
Questa devozione intende accendere i vincoli di amore e amicizia con il Cuore amantissimo di Gesù, non in ragione dei benefici che ne possono derivare, ma per pura riconoscenza, suscitata dalla meditazione della profondità del dono della Santissima Eucarestia. “Siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza”.
“Ecco fin dove è giunta la carità vostra eccessiva o Gesù, mio amantissimo! Voi delle vostre carni e del preziosissimo vostro Sangue apprestata mi avete una mensa divina per donarmi tutto Voi stesso. Chi mai vi spinse a tali trasporti di amore? Non altri certamente che il vostro amorosissimo Cuore. O cuore adorabile del mio Gesù, fornace ardentissima del divino amore, ricevete nella vostra piaga sacratissima l’anima mia, affinché in questa scuola di carità io impari a riamare quel Dio che mi die’ prove sì ammirabili dell’amor suo! E così sia”.
Un decennio dopo papa Leone XIII, con quattro Brevi Apostolici, sostenne e promosse la devozione al Cuore Eucaristico e chiarì che essa intende suscitare la riconoscenza per l’Amore per il sacrificio di Gesù, attuato sulla Croce e perpetuato in modo incruento nell’Eucarestia. Ulteriori approvazioni vennero dai Congressi Eucaristici Internazionali di Lilla (1881) e di Avignone (1882).
Attorno al 1900 si scatenò contro il culto del Cuore Eucaristico un vento di persecuzione all’interno della stessa Chiesa. Il Santo Uffizio arrivò a ritenerlo superfluo perché identico a quello del Sacro Cuore. L’intervento di eminenti teologi fugò queste obiezioni.
Padre Alberto Lepidi, che fu teologo e canonista del Papa per ben 28 anni, così spiegò la differenza tra le due devozioni: “La Devozione al Sacro Cuore onora in modo generale l'amore di Gesù, che porge all’uomo i benefici della Redenzione, dall’Incarnazione alla Passione e Risurrezione. La Devozione al Cuore Eucaristico - invece - onora in maniera particolare e ben precisa l'amore di Gesù che volle e istituì l'Eucaristia per restare sempre con noi, donandosi all'uomo nella realtà del suo Corpo e del suo Sangue”.
Le difficoltà furono risolte e il 16 febbraio 1903 papa Leone XIII, con il Breve Adnotae nobis, affidò il culto e l’apostolato del Cuore Eucaristico ai Padri Redentoristi “perché quella [devozione] conveniva ai figli di S. Alfonso M. de Liguori, il grande apostolo della devozione al S. Cuore”. Nello stesso Breve il Santo Padre emise questa definizione: “Una Devozione che onora con particolare culto di riconoscenza e di amore l’Atto di suprema dilezione, col quale il nostro divin Redentore, prodigando tutte le ricchezze del suo Cuore, istituì l’adorabile Sacramento dell’Eucaristia, per restare con noi fino alla consumazione dei secoli”.
Il 9 novembre 1921 papa Benedetto XV firmò il decreto col quale concedeva la Messa e l’Ufficio propri del Cuore Eucaristico e istituiva la Festa del Cuore Eucaristico, da celebrarsi il giovedì dell’ottava del Sacro Cuore, con Messa e relativo ufficio propri, per la Diocesi di Roma e per le diocesi che ne avessero fatto richiesta.
«La ragione specifica e il fine di questa Festa con ufficio e Messa propri per commemorare l’amore di Nostro Signore Gesù Cristo nel mistero dell’Eucarestia, è spiegato in dettaglio nelle Sacre Scritture e nelle opere dei Padri e Dottori della Chiesa, e anche nella orazione pia approvata dal Sommo Pontefice Pio VII “Ecco fin dove è giunta, ecc.” […] l’altro fine è quello di eccitare grandemente nel cuore dei fedeli la fiducia e l’accesso al mistero della Santissima Eucarestia, e infiammare più ferventemente i loro cuori del fuoco dell’amore divino con il quale il Nostro Signore Gesù Cristo, infiammato di infinita carità nel suo Cuore, istituì la santissima Eucarestia, custodisce e ama i suoi discepoli nel suo sacratissimo Cuore, e vive e rimane tra di loro così come loro vivono e rimangono in esso, in colui il quale in quel medesimo mistero della santissima Eucaristia, si offre a noi e si dona, vittima, compagno, cibo, viatico e pegno della gloria futura».
San Pio X scriveva: “Nulla ci sta più a cuore e ci torna più dolce che propagare ed accrescere nell’universo intero la pietà dei fedeli verso il Cuore Eucaristico di Gesù”.
Oggigiorno la devozione al Cuore Eucaristico è stata ampiamente dimenticata ma i Redentoristi e diverse comunità tradizionaliste continuano a custodirla, fedeli al mandato di papa Leone XIII. Come infatti ebbe a precisare il superiore dei Redentoristi, padre Michele Mazzei: “La devozione al Sacro Cuore per noi redentoristi è nella forma di devozione al Cuore Eucaristico di Gesù”.
Questa devozione intende accendere i vincoli di amore e amicizia con il Cuore amantissimo di Gesù, non in ragione dei benefici che ne possono derivare, ma per pura riconoscenza, suscitata dalla meditazione della profondità del dono della Santissima Eucarestia. “Siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza”.
Ecco la preghiera completa citata nel decreto, approvata e indulgenziata da Pio VI con rescritto del 7 novembre 1796 e quindi da Pio VII con rescritto del 9 febbraio 1818:
“Ecco fin dove è giunta la carità vostra eccessiva o Gesù, mio amantissimo! Voi delle vostre carni e del preziosissimo vostro Sangue apprestata mi avete una mensa divina per donarmi tutto Voi stesso. Chi mai vi spinse a tali trasporti di amore? Non altri certamente che il vostro amorosissimo Cuore. O cuore adorabile del mio Gesù, fornace ardentissima del divino amore, ricevete nella vostra piaga sacratissima l’anima mia, affinché in questa scuola di carità io impari a riamare quel Dio che mi die’ prove sì ammirabili dell’amor suo! E così sia”.


.jpg)

Commenti
Posta un commento