Carissimi amici e lettori,
grazie alle cortesia del professore Martino Mora, a cui va il nostro grazie, offriamo alla vostra attenzione questa sua riflessione sulla mancata processione del Santissimo Sacramento, nella più grande diocesi ambrosiana d'Italia e del mondo, che conta 1.110 parrocchie, e sei milioni di anime. La nostra attenzione si concentra sulla inadeguatezza e la mancanza di coraggio dell'arcivescovo Delpini.
A voi tutti buona lettura.
CORPUS DOMINI
Forse per la prima volta dal XIII secolo, ieri a Milano non si tenuta alcuna processione pubblica per la solennità del Corpus Domini.
L'arcivescovo monsignor Mario Delpini ha grottescamente affermato che la processione avrebbe disturbato il traffico cittadino e sarebbe apparsa “folklore” ai turisti.
Monsignor Delpini, con la sua avversione al Sacro, è la perfetta espressione della Chiesa uscita dal Concilio. Quella che per non disturbare il mondo - faraonici e inutili viaggi papali a parte - si ritira volontariamente.
Quella che si trincera nelle chiese, a loro volta desacralizzate. Quella che preferisce lasciare Milano alle altre religioni. E ai gay pride.
Quella che invece di essere orgogliosa della sua identità collettiva se ne vergogna apertamente.
La Chiesa che fu di Ambrogio, di Carlo Borromeo di Ildefonso Schuster e di tanti altri santi pastori, oggi non si propone al mondo pubblicamente con il coraggio e l’orgoglio della propria sacra identità storica, ma si ritira tra quattro mura, vergognandosene.
La cosa più tragica è che uno come Delpini, con tutta la sua sconfortante assoluta mediocrità, è all’interno dell’attuale episcopato modernista persino il meno peggio.
Non a caso Bergoglio non gli concesse la porpora cardinalizia nonostante fosse a capo della diocesi ambrosiana, la più grande d’Europa. Delpini non é infatti abbastanza malvagio.
Tollera la Messa antica, modera il suo immigrazionismo e non partecipa a blasfeme preghiere pro-Sodoma. Non nuoce direttamente più di tanto.
E’ soltanto un don Abbondio dei tempi attuali. Quindi un don Abbondio in peggio.
Almeno il don Abbondio originale, nella sua codardia, aveva di che temere realmente per la propria vita. Delpini non rischia niente. Ma ha paura lo stesso.
CORPUS DOMINI
Forse per la prima volta dal XIII secolo, ieri a Milano non si tenuta alcuna processione pubblica per la solennità del Corpus Domini.
L'arcivescovo monsignor Mario Delpini ha grottescamente affermato che la processione avrebbe disturbato il traffico cittadino e sarebbe apparsa “folklore” ai turisti.
Monsignor Delpini, con la sua avversione al Sacro, è la perfetta espressione della Chiesa uscita dal Concilio. Quella che per non disturbare il mondo - faraonici e inutili viaggi papali a parte - si ritira volontariamente.
Quella che si trincera nelle chiese, a loro volta desacralizzate. Quella che preferisce lasciare Milano alle altre religioni. E ai gay pride.
Quella che invece di essere orgogliosa della sua identità collettiva se ne vergogna apertamente.
La Chiesa che fu di Ambrogio, di Carlo Borromeo di Ildefonso Schuster e di tanti altri santi pastori, oggi non si propone al mondo pubblicamente con il coraggio e l’orgoglio della propria sacra identità storica, ma si ritira tra quattro mura, vergognandosene.
La cosa più tragica è che uno come Delpini, con tutta la sua sconfortante assoluta mediocrità, è all’interno dell’attuale episcopato modernista persino il meno peggio.
Non a caso Bergoglio non gli concesse la porpora cardinalizia nonostante fosse a capo della diocesi ambrosiana, la più grande d’Europa. Delpini non é infatti abbastanza malvagio.
Tollera la Messa antica, modera il suo immigrazionismo e non partecipa a blasfeme preghiere pro-Sodoma. Non nuoce direttamente più di tanto.
E’ soltanto un don Abbondio dei tempi attuali. Quindi un don Abbondio in peggio.
Almeno il don Abbondio originale, nella sua codardia, aveva di che temere realmente per la propria vita. Delpini non rischia niente. Ma ha paura lo stesso.

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