stiamo vivendo un tempo straordinario, la Santa Chiesa cattolica apostolica romana, si é eclissata.
Se c’è una cosa che mi impressiona è la totale eclissi del cattolicesimo dal panorama della nostra società. Duemila anni di storia, di arte, di bellezza, di tradizione, di solidità, di valori condivisi, cancellati con un colpo di spugna in meno di sessant’anni. Con il cammino sinodale la Chiesa ha perso la propria identità e persino la propria credibilità, continuando ad allontanarsi dalla Tradizione e dal magistero infallibile che la distingue.
Quello che è certo è che stiamo velocemente camminando verso una nuova forma di cattolicesimo, di una chiesa senza anima e sentimento che riflette una crisi istituzionale che contribuisce e prevale sulla fede e la liturgia i cambiamenti post-conciliari che sono la causa primaria di questa crisi .C’è una domanda che attraversa molti cuori credenti oggi: la Chiesa cattolica sa ancora chi è?...
Vi lascio alla lettura della breve riflessione del Professore Marino Mora, che gentilmente condivide con noi e già pubblicato da Aldo Maria Valli in Duc in altum
A voi tutti buona lettura e condivisione.
A.diJ.
di Martino Mora
Caro Aldo Maria,
ridotto all’osso, lo scontro tra Prevost e la Fraternità San Pio X si riduce all’accettazione o al rifiuto del Concilio Vaticano II. Cioè dei valori del 1789 entrati nella Chiesa. O, ancora più precisamente, della resa pressoché incondizionata della gerarchia cattolica (avvenuta a partire dal Concilio) ai vincitori della Seconda guerra mondiale, e successivamente della Guerra Fredda. Cioè alla plutocrazia liberale.
Tutto il resto, persino il dualismo tra la messa tridentina e la messa di Paolo VI, è il riflesso di questo scontro tra due religioni inconciliabili: quella del Dio che si è fatto uomo e quella dell’uomo che si fa Dio, sebbene quest’ultima sia da sessant’anni parodisticamente rivestita da un guscio (il papato, la gerarchia, gli ordini religiosi) sempre più vuoto al suo interno.
Da una parte abbiamo la Chiesa, dall’altra una ONG mascherata da Chiesa. Da una parte la Chiesa che continua a fare della salvezza dell’anima la sua missione, dall’altra la Chiesa contraffatta e desacralizzata che, come Prevost, preferisce prostrarsi a idoli andini, benedire pezzi di ghiaccio e affermare che in moschea (o in sinagoga, non importa) c’è Dio. Pompando per giunta in ogni modo la sostituzione etnica dei popoli europei, in nome del dirittumanismo mondialista.
Per questo Prevost – che è un Bergoglio dal volto umano – ha rifiutato persino di incontrare un rappresentante dei vescovi e sacerdoti della FSSPX. Come ha rifiutato di incontrare monsignor Viganò.
Il martellante mantra conciliare del “dialogo” non vale per coloro che mettono in discussione la resa incondizionata e dissolutiva ai poteri mondani. Cioè per coloro che ancora si oppongono alla definitiva trasformazione della Chiesa di Cristo nella parodia di sé stessa.
Opinione / Il confronto Prevost-FSSPX. Ridotto all’osso
di Martino Mora
Caro Aldo Maria,
ridotto all’osso, lo scontro tra Prevost e la Fraternità San Pio X si riduce all’accettazione o al rifiuto del Concilio Vaticano II. Cioè dei valori del 1789 entrati nella Chiesa. O, ancora più precisamente, della resa pressoché incondizionata della gerarchia cattolica (avvenuta a partire dal Concilio) ai vincitori della Seconda guerra mondiale, e successivamente della Guerra Fredda. Cioè alla plutocrazia liberale.
Tutto il resto, persino il dualismo tra la messa tridentina e la messa di Paolo VI, è il riflesso di questo scontro tra due religioni inconciliabili: quella del Dio che si è fatto uomo e quella dell’uomo che si fa Dio, sebbene quest’ultima sia da sessant’anni parodisticamente rivestita da un guscio (il papato, la gerarchia, gli ordini religiosi) sempre più vuoto al suo interno.
Da una parte abbiamo la Chiesa, dall’altra una ONG mascherata da Chiesa. Da una parte la Chiesa che continua a fare della salvezza dell’anima la sua missione, dall’altra la Chiesa contraffatta e desacralizzata che, come Prevost, preferisce prostrarsi a idoli andini, benedire pezzi di ghiaccio e affermare che in moschea (o in sinagoga, non importa) c’è Dio. Pompando per giunta in ogni modo la sostituzione etnica dei popoli europei, in nome del dirittumanismo mondialista.
Per questo Prevost – che è un Bergoglio dal volto umano – ha rifiutato persino di incontrare un rappresentante dei vescovi e sacerdoti della FSSPX. Come ha rifiutato di incontrare monsignor Viganò.
Il martellante mantra conciliare del “dialogo” non vale per coloro che mettono in discussione la resa incondizionata e dissolutiva ai poteri mondani. Cioè per coloro che ancora si oppongono alla definitiva trasformazione della Chiesa di Cristo nella parodia di sé stessa.


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