al Gay Pride di Berlino, ad opera del 21enne Abdul Ballout ucciso in seguito dalla Polizia, c’è chi è riuscito ad incrinare ulteriormente la situazione. Alla veglia delle vittime, una ragazza è salita sul palco affermando che «Quando ho saputo che una macchina si era lanciata sulla folla ho pensato: Spero che non sia immigrato o uno straniero, spero che sia una persona bianca e cristiana». Nelle parole di quest'attivista c’è solo un odio di per se. L’affermazione della ragazza non è soltanto preoccupante dal punto di vista religioso, ma rischia di distorcere completamente l’etica occidentale.
Ringraziamo il professore Martino Mora, il Blog di Aldo Maria valli che lo ha già pubblicato di questa riflessione che gentilmente il professore ci fa pervenire a voi tutti buona lettura e condivisione.
A.diJ
di Martino Mora
“Speravo che l’attentatore fosse bianco e cristiano”.
Così una giovane attivista LGBTQ alla commemorazione delle vittime dell’attentato di Berlino.
Queste parole ci dicono qualcosa di significativo. Innanzitutto sul movimento LGBTQ, in secondo luogo sull’Occidente. Dico Occidente e non Europa perché il movimento LGBTQ, come il politicamente corretto, il gender e la cancel culture, è nato e si è diffuso a partire dagli Stati Uniti d’America. E da lì, e non altrove, si espande nel resto del mondo.
Che cosa ci dicono allora queste parole? Prima di tutto manifestano l’odio di sé, come hanno scritto in diversi. E insieme all’odio l’avversione, il rancore verso il bianco maschio cristiano e sessualmente normale.
Omosessualismo e femminismo, ideologie del risentimento, sono infatti strettamente contigue, tanto nell’individuare comuni avversari quanto nell’avere gli stessi plutocratici finanziatori (il grande capitale d’Oltreoceano).
Molte note teoriche del femminismo lesbico, inoltre, sono anche teoriche del gender. E viceversa.
Dunque da dove deriva l’odio di sé? Principalmente dalla scristianizzazione. Tutto il fenomeno della secolarizzazione (la metaforica “morte di Dio”) è caratterizzato storicamente dall’uscita dalla società tradizionale, organica, olistica, gerarchica, comunitaria verso forme di soggettivismo sempre più estreme.
Pur essendo figlie del risentimento borghese e poi proletario, queste forme erano ancora capaci di generare progetti collettivi, seppure fallimentari (comunismo, fascismo, nazionalsocialismo).
Con il trionfo del capitalismo dei consumi e della demo-plutocrazia liberal-demagogica, eccoci alla fase zero del cristianesimo. Individuata oggi (anche) da Emmanuel Todd.
Il punto finale della sovversione è il nichilismo come desiderio autolesionistico, in una società di atomi massificati.
È la logica di autodistruzione che l’incredulità porta con sé sin dall’inizio, ma che oggi non trova più altri surrogati collettivi, bensì solo l’ultima fase del soggettivismo: il desiderio di farla finita.
Per questo tutto ciò che serve a distruggere le ultime vestigia della nostra civiltà classica e cristiana viene usato con il sostegno dei poteri economico-finanziari e transnazionali: immigrazione di massa, multiculturalismo, femminismo, omosessualismo (cioè l’apologia del coito infecondo per eccellenza), genderismo. Fino al post-umanesimo.
La morte dell’uomo, quindi, dopo la morte di Dio. L’umanesimo è una casa costruita sul nulla.
La dimenticanza del Logos produce il desiderio di morte. Il suicidio è parte integrante dell’incredulità. La fede cristiana, come ha scritto Remi Brague, non è un articolo di lusso.
E nemmeno la ragione, ridotta dalla modernità borghese a calcolo tecnico-economico e nulla più.
Gli europei, ormai materialisti e massificati fino al midollo, alla domenica disertano le chiese ma riempiono i centri commerciali. Ma né il denaro, né la merce, né la libera sessualità, né il laicismo danno ragioni autentiche per continuare a vivere. Semmai le tolgono.
Il movimento LGBTQ viene considerato in gran parte del mondo extra-occidentale come un’aberrazione. Ma anche come il simbolo di ciò che siamo diventati.
Esso stesso – e ancor di più il consenso assoluto di cui gode presso le nostre classi dirigenti – è una delle più plateali manifestazioni, sebbene non l’unica, del nichilismo attuale.
E del suo desiderio di auto-estinzione collettiva.
di Martino Mora
“Speravo che l’attentatore fosse bianco e cristiano”.
Così una giovane attivista LGBTQ alla commemorazione delle vittime dell’attentato di Berlino.
Queste parole ci dicono qualcosa di significativo. Innanzitutto sul movimento LGBTQ, in secondo luogo sull’Occidente. Dico Occidente e non Europa perché il movimento LGBTQ, come il politicamente corretto, il gender e la cancel culture, è nato e si è diffuso a partire dagli Stati Uniti d’America. E da lì, e non altrove, si espande nel resto del mondo.
Che cosa ci dicono allora queste parole? Prima di tutto manifestano l’odio di sé, come hanno scritto in diversi. E insieme all’odio l’avversione, il rancore verso il bianco maschio cristiano e sessualmente normale.
Omosessualismo e femminismo, ideologie del risentimento, sono infatti strettamente contigue, tanto nell’individuare comuni avversari quanto nell’avere gli stessi plutocratici finanziatori (il grande capitale d’Oltreoceano).
Molte note teoriche del femminismo lesbico, inoltre, sono anche teoriche del gender. E viceversa.
Dunque da dove deriva l’odio di sé? Principalmente dalla scristianizzazione. Tutto il fenomeno della secolarizzazione (la metaforica “morte di Dio”) è caratterizzato storicamente dall’uscita dalla società tradizionale, organica, olistica, gerarchica, comunitaria verso forme di soggettivismo sempre più estreme.
Pur essendo figlie del risentimento borghese e poi proletario, queste forme erano ancora capaci di generare progetti collettivi, seppure fallimentari (comunismo, fascismo, nazionalsocialismo).
Con il trionfo del capitalismo dei consumi e della demo-plutocrazia liberal-demagogica, eccoci alla fase zero del cristianesimo. Individuata oggi (anche) da Emmanuel Todd.
Il punto finale della sovversione è il nichilismo come desiderio autolesionistico, in una società di atomi massificati.
È la logica di autodistruzione che l’incredulità porta con sé sin dall’inizio, ma che oggi non trova più altri surrogati collettivi, bensì solo l’ultima fase del soggettivismo: il desiderio di farla finita.
Per questo tutto ciò che serve a distruggere le ultime vestigia della nostra civiltà classica e cristiana viene usato con il sostegno dei poteri economico-finanziari e transnazionali: immigrazione di massa, multiculturalismo, femminismo, omosessualismo (cioè l’apologia del coito infecondo per eccellenza), genderismo. Fino al post-umanesimo.
La morte dell’uomo, quindi, dopo la morte di Dio. L’umanesimo è una casa costruita sul nulla.
La dimenticanza del Logos produce il desiderio di morte. Il suicidio è parte integrante dell’incredulità. La fede cristiana, come ha scritto Remi Brague, non è un articolo di lusso.
E nemmeno la ragione, ridotta dalla modernità borghese a calcolo tecnico-economico e nulla più.
Gli europei, ormai materialisti e massificati fino al midollo, alla domenica disertano le chiese ma riempiono i centri commerciali. Ma né il denaro, né la merce, né la libera sessualità, né il laicismo danno ragioni autentiche per continuare a vivere. Semmai le tolgono.
Il movimento LGBTQ viene considerato in gran parte del mondo extra-occidentale come un’aberrazione. Ma anche come il simbolo di ciò che siamo diventati.
Esso stesso – e ancor di più il consenso assoluto di cui gode presso le nostre classi dirigenti – è una delle più plateali manifestazioni, sebbene non l’unica, del nichilismo attuale.
E del suo desiderio di auto-estinzione collettiva.

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