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E' VERO SCISMA? IL CORTO CIRCUITO TRADI-CONSERVATORE E DELLA COMUNICAZIONE GIORNALISTICA



Carissimi amici e lettori,

Leone XIV come il suo predecessore, si è conquistato l'amicizia della stampa dei giornalisti. La verità va detta i fatti sono questi il pontefice ha scelto di non ricevere personalmente in Vaticano i vertici della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Dalla momento della sospensione a divinis di monsignor Marcel Lefebvre nel 1976, i successivi pontefici hanno cercato di gestire la crisi con la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ricorrendo, nei momenti decisivi, ad udienze personali con i suoi responsabili. Leone ha chiuso la porta. Ricevo e pubblico volentieri questa riflessione di un amico canonista in merito agli eventi di Ecône a voi tutti buona lettura e condivisione.
A.di J

Mi è stato chiesto da alcuni amici di esprimermi se le consacrazioni episcopali compiute oggi ad Econe, in Svizzera, costituiscano un atto di scisma e se l'eventuale comminanda formalizzazione della scomunica sia valida o no.
Il tema è complesso.
Papa S. Clemente I nella sua Epistola ai Corinzi aveva profetizzato che gli Apostoli ben sapevano, su divina ispirazione, che ci sarebbe stata contesa sulla carica episcopale.
E così è stato nel corso dei secoli.
Il motivo principale di contesa era dato dall'individuazione del soggetto da consacrare.
In passato, almeno secondo il diritto di Graziano, la persona del vescovo era scelta dal clero, facendosi divieto ad un Vescovo di designarsi un successore o che il presule fosse designato da laici.
Per cui, almeno sino al Concilio di Trento, non era previsto l'intervento del Papa nella nomina dei vescovi, se non in rari casi eccezionali, che non sto qui ad indicare.
Durante l'epoca del Concilio di Trento, stante anche la situazione politica dovuta alla Riforma, le autorità statali cominciarono a richiedere che fossero esse stesse a designare le persone da destinare all'episcopato. Fu così che intervennero i Papi. Il primo pontefice a richiedere le Lettere apostoliche per l'ordinazione episcopale fu papa Alessandro VII nel 1660. A seguire poi furono i Papi Benedetto XIV, Pio VI e soprattutto Pio IX ed, infine, S. Pio X, che si riservò il diritto di nomina o conferma della nomina: tale riserva fu trasfusa nella codificazione del codice di diritto canonico del 1917. Nella codificazione del 1983 non disse più che i vescovi fossero di nomina esclusivamente papale, ma che nondimeno constasse, prima dell'ordinazione, il mandato pontificio (can. 1013).
Qual era ed qual è oggi la sanzione in caso di consacrazioni senza mandato pontificio?
Nella codificazione del 1917 si comminava una semplice sospensione (a divinis)., che erano solitamente sanate, perché in quell'epoca - tra fine '800 ed inizi '900 - le frequenti ordinazioni senza mandato sfociavano poi nella loro regolarizzazione.
La prospettiva cambiò negli anni '50 a seguito delle consacrazioni episcopali cinesi nella c.d. chiesa patriottica. In una serie di provvedimenti, emanati sotto Pio XII, si stabilì che quelle ordinazioni fossero illecite e che incorressero nella scomunica sia il consacrando sia il consacrante.
Negli anni '70 fu ripetuta la stessa sanzione nei confronti dei vescovi ordinati nella c.d. chiesa palmariana, che erano gravati da scomunica a prescindere dalla validità degli ordini conferiti (perché si dubitava anche della validità, essendo vescovi della linea di mons. Thuc, del quale si dubitava la piena capacità d'intendere e volere).
La previsione della scomunica è stata riprodotta nell'attuale codificazione canonica (can. 1387).
Ora, non vorrei entrare nella diatriba circa la sussistenza o no dello stato di necessità - da distinguere dallo stato di emergenza - che comunque per me sussiste (il pontificato di Leone sembra, ahimé, una riproposizione del regno di Francesco, un Francesco 2.0, più raffinato sì, ma pur sempre con le stesse logiche). Ciò su cui vorrei soffermarmi piuttosto è il vizio logico del c.d. mondo tradizionalista/conservatore, e dei giornalai di professione, sul punto.
Infatti, vi è un insanabile vizio logico nell'affermare che la Fraternità non godesse della "piena comunione" - tanto che taluno (per es., don Nicola Bux) li affiancava, quanto alla loro condizione, a quella degli ortodossi (per i quali ci furono le reciproche remissioni di scomuniche da parte di Paolo VI ed Atenagora) - e poi dolersi di un presunto "scisma" o "ferita alla Chiesa". Infatti, uno scisma o una ferita - vera o presunta - alla Chiesa può aversi solo se vi fosse stata la c.d. piena comunione; ma se questa faceva difetto, beh, allora, logicamente, non vi è alcuno scisma nè alcuna ferita. Non può aversi, infatti, logicamente, uno scisma dello scisma. Delle due l'una: o si ammette che, dal 2009 (cioè dalla remissione delle scomuniche ad opera di papa Ratzinger) sino ad oggi, era stata ricomposta la piena comunione, nel qual caso ha senso parlare di atto di scisma e di ferita (anche se per me, come detto, non esistono, stante la sussistenza dello stato di necessità); oppure se questa "piena comunione" e se la condizione della Fraternità era assimilabile a quella degli ortodossi, beh, è evidente, che la consacrazione di oggi non può qualificarsi come atto scismatico nè ferita. Al limite, le uniche conseguenze sarebbero quella della revoca delle remissioni delle scomuniche nei confronti dei due vescovi - consacrante e co-consacrante - e neppure nei confronti dei consacrati, visto che essi sarebbero pur sempre persone "non in piena comunione". la logica non è acqua. Per cui, bisogna decidersi quale linea s'intenda sposare.
Se, comunque, l'errore può essere giustificato nei confronti del semplice fedele, che non è a conoscenza di queste sottigliezze giuriudico-canoniche, certamente non lo si può tollerare nella lettera di Leone di due giorni fa, visto che lascia intendere che la Fraternità fosse in piena comunione: ma allora, mi domando, perché non ricevere persone in piena comunione? Del resto, se Leone ha ricevuto persino la sedicente arcivescovessa di Canterbury - che non è persona in comunione - a maggior ragione non poteva sottrarsi dal ricevere persone che egli stesso ritiene in comunione.
E meno male che, si dice, egli avrebbe studiato il diritto. Sarà .... .
Cmq, alla Fraternità, va tutta la mia stima ed il mio apprezzamento.



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