Blog della Tradizione Cattolica Apostolica Romana

martedì 5 marzo 2024

"Non può esistere un diritto costituzionale a sopprimere una vita”




Con l’approvazione definitiva della modifica alla Costituzione da parte del Parlamento francese, a camere riunite, lunedì 4 marzo, la Francia è ora il primo paese non solo in Europa, ma anche nel mondo, a includere il diritto di aborto nella sua Carta fondamentale e non può essere considerato mai un atto di civiltà.

Carissimi amici e lettori,

la voce dei bimbi non nati grida giustizia dinnanzi al trono di Dio, questa vita umana che ogni madre, che ogni padre, che ogni uomo e donna di buon senso, dovrebbe difendere dal suo concepimento fino alla morte naturale. Viene attaccata e fatta oggetto di continui soprusi da sempre da parte dei legislatori e dai governi atei e massoni.
Come si può constatare in questi giorni in Francia . Questi fondamentalisti della laicità dello stato, che dell'ateismo ne hanno fatto una religione di stato inseriscono addirittura nella Costituzione, con l'80% dell'opinione pubblica a favore,il diritto di abortire e hanno la faccia tosta di rivendicarlo come una conquista di libertà e di emancipazione. Il signor Macron, il quale si fregia di essere protocanonico della Cattedrale del Romano Pontefice, che al mio modesto parere dovrebbe essere privato di tale onorificenza perché rivelatosi indegna persona è riuscito a incorporare il diritto dell'aborto nella Costituzione di una nazione che un tempo fu proclamata "figlia primogenita della Chiesa".In tutte le società di tutti i tempi c'è sempre stata la presenza del male, ma c'erano anche gli argini che impedivano al fiume del male di straripare e se gli argini si rompevano, con gli argini crollava la stessa civiltà. Non solo oggi, sempre la vita è stata minacciata, ma oggi l'odio alla vita è diventato un fiume in piena. E gli argini? Gli argini sono crollati! I cuori di tanti genitori, le mani di tanti medici, le menti di tanti legislatori non solo non reggono più all'urto di quel fiume in piena, ma ne favoriscono la fuoriuscita, favoriscono un'alluvione che devasta troppe terre e spegne troppe vite. E quando gli argini sono crollati, Signore, chi potrà difenderci dalla devastazione che ne deriva? Che sarà di questa società assassina? Dovrà forse prepararsi a pagare il conto? Dovrà subire, e presto, le conseguenze delle sue follie? Carissimi vi lascio con questa lettera scritta per voi da Erode.


ERODE AGLI UOMINI DEL VENTUNESIMO SECOLO


Chiedo la mia riabilitazione Sono uno dei personaggi della storia. Mi chiamo Erode. I Romani mi mi misero sul trono perché ero idumeo. Gli Ebrei mi odiavano profondamente e io odiavo gli Ebrei. Morendo ho procurato loro l'unica gioia. Mi sono dato l'appellativo di "Grande" e pensavo che sarei stato grande, per merito dei grandi edifici che avevo costruito e dei quali andavo orgoglioso. Come ogni tiranno incapace di costruire la felicità dei suoi sudditi, costruivo almeno grandi edifici di pietra. Comunque, il mio nome viene ricordato nella storia per l'orrendo crimine che ho commesso contro dei bimbi. Ho fatto uccidere dei bambini a Betlemme e dintorni. "Il tempo seppellisce e tutto verrà dimenticato", pensavo. Ma nemmeno dopo duemila anni il mio crimine è stato dimenticato. Ma è tempo però che io scenda da questo piedistallo e che lo ceda ad altri che lo meritano più di me. Chiedo la riabilitazione da parte della storia. Non chiedo di essere perdonato. Solo Dio potrebbe perdonarmi. E la storia non perdona. Una cosa sola chiedo: che il mio nome finisca di essere considerato come il simbolo dei crimini contro i bambini. E ho delle ragioni per chiedere questo. Non nego quanto è accaduto a Betlemme il pianto di quelle madri è risuonato in tutto il mondo, ma questo è avvenuto duemila anni fa. A quell'epoca gli uomini erano barbari e i re lo erano doppiamente, perché la loro barbarie si accompagnava al potere. Ero odiato e odiavo. Avevo paura su quel trono, su cui sedevo per grazia di Roma. In ciascuno vedevo un nemico, ovunque sospettavo intrighi e perciò uccidevo. Non sono stato né il primo né l'ultimo, nella storia, a comportarsi così. Assassinavo non solo estranei, ma anche congiunti. Ho ucciso mia moglie e i miei figli, il mio protettore romano, Cesare Augusto, ha osservato giustamente: "E' preferibile essere il porco di Erode, che esserne il figlio". Ero un selvaggio. Se fossi vissuto nel vostro secolo avrei trovato certamente dei medici che mi avrebbero dichiarato pazzo e così sarei assolto dalla mia colpa. Se, temendo per il mio trono, ho fatto ucciderei miei stessi figli, potevo essere più clemente con i figli degli altri? Ero ignorante: non sapevo nulla dell'Umanesimo. Nessuno mi aveva educato al rispetto verso gli altri, tanto meno all'amore; nessuno mi aveva predicato il Vangelo, messaggio dell'Amore. Non conoscevo, io, il Cristianesimo, non sapevo che Gesù fosse Dio e che Dio è Amore e che tutti gli uomini, tutti i bambini sono figli di Dio. Nella nostra epoca solo il potente aveva il diritto di vivere. Non ho ucciso da solo, avevo persone addette a questo, artigiani di morte, che imparavano a spegnere la vita, non a proteggerla. Erano pagati per questo e di questo vivevano. Non conoscevano la misericordia, non l'avevano mai provata. Alla loro spada non importava chi essi ammazzavano e alla loro anima nemmeno. Anzi, dubito che in loro ci fosseun'anima. Io non cercavo di nascondere i miei crimini, non ne avevo necessità. Comandavo: "Andate e uccidete!". A quel tempo non esisteva l'ipocrita terminologia giuridica. Ammazzare era ammazzare. Omicidio era omicidio. Che fate invece voi, uomini del ventesimo secolo? Da venti secoli gli uomini si danno da fare per eliminare la barbarie. Statisti, scienziati, filosofi, artisti, apostoli, profeti, martiri, tutti quanti hanno creato quello che voi con orgoglio chiamate "Umanesimo". Ma avete ereditato anche molto di più: avete ereditato il Cristianesimo. Voi sapete che Gesù Cristo è Dio e sapete che Dio è Amore. Voi sapete che tutti gli uomini sono fratelli perché sono figli di Dio. Tutta la vostra vita è misteriosamente compenetrata dalla misericordia e dalla grazia divina, eppure ... Neanche i vostri bambini, i vostri figli innocenti, incapaci di difendersi, sono al sicuro davanti al vostro egoismo! Quanti ne uccidete ogni giorno? O Betlemme, sei rimasta storia senza significato! Là, almeno, le madri difendevano la vita dei figli, anche se inutilmente. E in questo secolo, invece? Qui le madri dichiarano davanti a una commissione medica che le loro creature minacciano la loro libertà e chiedono che vengano condannate a morte. E poi l'omicidio viene affidato non a dei soldati ignoranti, ma a veri esperti, che hanno studiato per imparar a proteggere la vita e la cui vocazione ha qualcosa di sacro. Hanno formulato un giuramento che li obbliga a proteggere la vita umana sempre e dovunque. Ma alcuni per soldi, altri per paura, accettano il ruolo di assassini. E poi vi chinate pieni di commozione su un fiore, ascoltate il canto degli uccelli e, con l'amore rubato ai bambini accarezzate i vostri gatti e i vostri cani! Piangete sulla sorte degli eroi dei romanzi e dei cinema. Vi addolora la sorte dei bimbi che muoiono di fame e li vorreste aiutare. Visitate i musei, andate ai concerti e collaborate poi a questa tragedia umana dell'aborto! E forse guardate commossi il Cristo crocifisso, dopo aver definito il vostro crimine "interruzione". Interruzione di che cosa? Forse non della vita? Sono stato certamente superato dai vostri crimini! Voi che ricordate il mio nome in relazione a Betlemme, dimenticate Erode! Lasciatemi in pace! Ero solo un povero improvvisatore! E tu, storia, cerca di dare il giusto nome ai crimini del ventesimo secolo! E se non ti manca il coraggio, fai la lista delle nuove vittime. Voglio essere riabilitato, io. Voglio lasciare ad altri il mio primato criminale! Equanto a voi, uomini di cultura, umanisti, cristiani, se la mia richiesta di riabilitazione vi dà fastidio, mi permetto allora di osservare che la coscienza, che a quel tempo io non avevo, e la salvezza eterna, cui allora non credevo, valgono assai più del vostro fastidio. Erode (Tradotto dal Samizdat ceco)



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