di A.diJ
Carissimi amici e lettori,oggi, 29 agosto, la Chiesa cattolica e le comunità di tradizione orientale celebrano solennemente il martirio di san Giovanni Battista, noto storicamente come il Precursore.
Ma quale fu il reale motivo di questa condanna a morte?
La causa scatenante risiede nel coraggio intransigente di Giovanni: il profeta condannò pubblicamente la condotta immorale del tetrarca Erode Antipa il quale, come narrano i Vangeli, conviveva illegalmente con Erodiade, moglie di suo fratello Filippo.
Senza esitare di fronte al potere politico del tempo, il Battista gridò apertamente il celebre monito: «Non ti è lecito tenerla con te». Questa ferrea difesa della legge morale e matrimoniale scatenò il rancore di Erodiade che, sfruttando la debolezza di Erode e la complicità della figlia Salomè durante un banchetto, ottenne infine la testa del profeta su un vassoio d'argento.
Il martirio del Battista offre un parallelo formidabile con i tempi moderni: oggi, all'interno della Chiesa cattolica, si assiste a un fenomeno preoccupante, in cui il valore della Verità oggettiva rischia di essere offuscato da una visione distorta della prassi pastorale. Quella che viene definita "nuova pastorale" si è talvolta trasformata in una forma di abuso di potere, poiché pretende di separare artificialmente la dottrina immutabile dall'applicazione pratica della fede. L'enfasi unilaterale sull'accoglienza indiscriminata e su un discernimento personale privo di ancoraggi oggettivi rischia infatti di cancellare i confini tra il peccato e ciò che è lecito. La vera carità non può prescindere dalla Verità: accogliere l'uomo non significa legittimarne l'errore, ma offrirgli la grazia per redimersi. Quando la pastorale occulta la legge morale, finisce per non liberare l'uomo, abbandonandolo di fatto alla sua fragilità.
In questo contesto, il concetto cristiano di ascolto e di cammino comune è stato, in molti casi, strumentalizzato. Si assiste al tentativo di utilizzare la struttura sinodale per introdurre agende ideologiche, come l'ideologia woke, estranee al deposito della fede e alla tradizione bimillenaria della Chiesa. Questa deriva culturale tenta di relativizzare i dogmi in nome di un sentimentalismo inclusivo che evita il richiamo alla conversione. L'errore dottrinale è evidente: la dottrina della Chiesa non contempla una "pastorale dell'accoglienza" dissociata dal giudizio morale sull'atto.
Secondo la teologia scolastica e il magistero tradizionale — espresso con chiarezza nell'enciclica Casti Connubii di Pio XII —, l'unico uso lecito della sessualità è all'interno del matrimonio legittimo, finalizzato primariamente alla procreazione e all'educazione della prole.
Definire una comunità cattolica "aperta" all'accoglienza delle persone in base al loro orientamento LGBT+, senza esigere preventivamente l'emendamento della vita e la penitenza, costituisce un manifesto indifferentismo morale e modernismo. L'accoglienza incondizionata rischia di legittimare, o quantomeno di relativizzare, il vizio di sodomia — catalogato tra i quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio —, oscurando la necessità della conversione e della grazia santificante.
Definire una comunità cattolica "aperta" all'accoglienza delle persone in base al loro orientamento LGBT+, senza esigere preventivamente l'emendamento della vita e la penitenza, costituisce un manifesto indifferentismo morale e modernismo. L'accoglienza incondizionata rischia di legittimare, o quantomeno di relativizzare, il vizio di sodomia — catalogato tra i quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio —, oscurando la necessità della conversione e della grazia santificante.
Allo stesso modo, il Concilio di Trento, nella Sessione XXIV con i Canoni sul Sacramento del Matrimonio, ha definito dogmaticamente che il matrimonio cristiano è indissolubile per diritto divino. Chi rompe il vincolo e si unisce a un'altra persona commette formalmente il peccato mortale di adulterio. Promuovere un "accompagnamento" che non ribadisca il dovere dell'allontanamento dalla condizione di peccato, o l'obbligo di vivere come "fratello e sorella", costituisce una lesione del dogma dell'indissolubilità. Secondo la dottrina della Chiesa, non si possono aprire le porte alla vita sacramentale o ecclesiale attiva di chi persevera pubblicamente in uno stato di adulterio manifesto, poiché ciò profana la santità della Chiesa e arreca grave scandalo ai fedeli.
Il magistero tradizionale stabilisce che la prassi pastorale della Chiesa deve essere la diretta e rigida applicazione del dogma. Non può esistere una discrepanza tra ciò che la Chiesa insegna infallibilmente a livello dottrinale e ciò che fa a livello pratico nelle parrocchie. Il documento della CEI applica l'errore modernista — condannato fermamente da san Pio X nell'enciclica Pascendi Dominici Gregis —, secondo cui le esigenze dei tempi e i sentimenti umani prevalgono sulle formulazioni immutabili della fede. Sostituire la condanna dell'errore e il richiamo alla conversione con le categorie sociologiche di "ascolto" e "inclusione" significa far abdicare alla Chiesa il suo ruolo di Mater et Magistra, custode della Verità divina. La vera misericordia cattolica consiste nel liberare il peccatore dalla colpa attraverso il sacramento della Confessione, che richiede necessariamente il dolore perfetto e il proposito fermo di non peccare più. La denuncia è dunque netta: il testo sinodale promuove una forma di "falsa compassione" o misericordia sentimentale. Accompagnare e includere chi vive in situazioni oggettive di peccato grave, come la pratica omosessuale o l'adulterio pubblico, senza esigere il mutamento di vita significa cooperare al peccato altrui. Tale condotta mette in serio pericolo la salvezza eterna delle anime, cullandole in una falsa sicurezza e privandole della verità necessaria per confessarsi validamente e salvarsi. Il sacrificio di san Giovanni Battista ci ricorda invece che la Verità ha un costo e non può essere negoziata per compiacere il mondo o le leadership del momento. Il Precursore non ha cercato il compromesso pastorale per salvare la propria vita, ma ha preferito il martirio pur di non tacere di fronte alla violazione della legge di Dio. Il suo esempio rimane un faro per i credenti di oggi, chiamati a testimoniare con fermezza che la vera misericordia non risiede nel silenzio complice, ma nel coraggio di chiamare il bene bene e il male male.
Il magistero tradizionale stabilisce che la prassi pastorale della Chiesa deve essere la diretta e rigida applicazione del dogma. Non può esistere una discrepanza tra ciò che la Chiesa insegna infallibilmente a livello dottrinale e ciò che fa a livello pratico nelle parrocchie. Il documento della CEI applica l'errore modernista — condannato fermamente da san Pio X nell'enciclica Pascendi Dominici Gregis —, secondo cui le esigenze dei tempi e i sentimenti umani prevalgono sulle formulazioni immutabili della fede. Sostituire la condanna dell'errore e il richiamo alla conversione con le categorie sociologiche di "ascolto" e "inclusione" significa far abdicare alla Chiesa il suo ruolo di Mater et Magistra, custode della Verità divina. La vera misericordia cattolica consiste nel liberare il peccatore dalla colpa attraverso il sacramento della Confessione, che richiede necessariamente il dolore perfetto e il proposito fermo di non peccare più. La denuncia è dunque netta: il testo sinodale promuove una forma di "falsa compassione" o misericordia sentimentale. Accompagnare e includere chi vive in situazioni oggettive di peccato grave, come la pratica omosessuale o l'adulterio pubblico, senza esigere il mutamento di vita significa cooperare al peccato altrui. Tale condotta mette in serio pericolo la salvezza eterna delle anime, cullandole in una falsa sicurezza e privandole della verità necessaria per confessarsi validamente e salvarsi. Il sacrificio di san Giovanni Battista ci ricorda invece che la Verità ha un costo e non può essere negoziata per compiacere il mondo o le leadership del momento. Il Precursore non ha cercato il compromesso pastorale per salvare la propria vita, ma ha preferito il martirio pur di non tacere di fronte alla violazione della legge di Dio. Il suo esempio rimane un faro per i credenti di oggi, chiamati a testimoniare con fermezza che la vera misericordia non risiede nel silenzio complice, ma nel coraggio di chiamare il bene bene e il male male.

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