la scorsa settimana l'ex sacerdote della diocesi di Milano, don Alberto Ravagnani ha detto espressamente che non ha mai creduto nel dogma dell'assunzione di Maria santissima in cielo.
La negazione esplicita di qualsiasi dogma della Chiesa pone automaticamente fuori dalla comunione ecclesiale per delitto di eresia ex can 751 di cui la sanzione è la scomunica latae sententiae .
I dogmi, sono definiti dal Romano Pontefice come verità da credere, sono proposti in modo infallibile e vincolano tutta la Chiesa universale.
Non si tratta quindi semplicemente di opinioni personali o di tradizioni che ogni cattolico può accettare oppure rifiutare liberamente.
E allora la domanda torna ancora più forte: se un sacerdote non crede personalmente in un dogma della Chiesa, può continuare a insegnarlo agli altri come verità di fede?
Il caso di Alberto Ravagnati, la sua posizione pubblicamente dichiarata pone quindi una questione seria. Anche la frase che lui ha detto fa discutere: « Che molti preti oggi non credono». Mette in dubbio la fede intima dei sacerdoti rispetto ai dogmi (come la divinità di Cristo, la verginità di Maria santissima o la stessa risurrezione di Cristo) apre una spaccatura tra la dottrina della Chiesa e il vissuto reale del clero nella società moderna. La difesa dell'ortodossia della fede cattolica oggi è un sacrosanto dovere, da parte di chi difende la tradizione cattolica e ricorda che i dogmi sono le fondamenta della fede cristiana; senza di essi, il sacerdozio perde il suo senso profondo ed escatologico. La posizione pastorale (o riformista)che si presenta oggi nella chiesa ecumenica sinodale, spinge per un cristianesimo più concentrato al "Volemose bene", certa divulgazione post-conciliare ha svuotato la dottrina, riducendo l'annuncio cristiano a un generico impegno filantropico o a un'etica di sola solidarietà umana.
ll caso di Alberto Ravagnati, e di molti altri che sono della stessa posizione pubblicamente dichiarata li pone quindi fuori dalla Chiesa. Questi potranno essere leader protestanti o fare ciò che ritengono opportuno, ma chi li segue dovrebbero conoscere le loro vere attuali posizioni e chiedersi se siano mai stati compatibili con la fede della Chiesa cattolica. Non è un attacco personale non si può più eludere la domanda che molti si pongono, in silenzio o a voce alta, nei presbiteri: perché tanti preti stanno perdendo la fede?
È una domanda sulla fede, sulla Chiesa e sulla coerenza di chi insegna agli altri. Sugli educatori, i maestri della cultura delle vocazioni, i direttori spirituali, cosa fate nei seminari se il risultato dopo sette anni di formazione sono i tanti Albero Ravagnati?
Di che Chiesa stiamo parlando?
Forse dovremmo avere il coraggio di porci questa domanda senza paura e senza odio, ma anche senza confondere il dubbio con la negazione di una verità di fede.
Che Dio ci benedica e che la Beata Vergine Maria, Assunta in Cielo in anima e corpo, ci protegga.
E speriamo che Alberto Ravagnani e tanti altri infelici, che sono venuti meno alla loro vocazione possano tornare sui loro passi, attraverso un sincero ravvedimento e una riconciliazione con la Santa Chiesa, da parte nostra offriamo le nostre continue preghiere ai Sacratissimi Cuori di Gesù Cuore e di Maria .
I dogmi, sono definiti dal Romano Pontefice come verità da credere, sono proposti in modo infallibile e vincolano tutta la Chiesa universale.
Non si tratta quindi semplicemente di opinioni personali o di tradizioni che ogni cattolico può accettare oppure rifiutare liberamente.
E allora la domanda torna ancora più forte: se un sacerdote non crede personalmente in un dogma della Chiesa, può continuare a insegnarlo agli altri come verità di fede?
Il caso di Alberto Ravagnati, la sua posizione pubblicamente dichiarata pone quindi una questione seria. Anche la frase che lui ha detto fa discutere: « Che molti preti oggi non credono». Mette in dubbio la fede intima dei sacerdoti rispetto ai dogmi (come la divinità di Cristo, la verginità di Maria santissima o la stessa risurrezione di Cristo) apre una spaccatura tra la dottrina della Chiesa e il vissuto reale del clero nella società moderna. La difesa dell'ortodossia della fede cattolica oggi è un sacrosanto dovere, da parte di chi difende la tradizione cattolica e ricorda che i dogmi sono le fondamenta della fede cristiana; senza di essi, il sacerdozio perde il suo senso profondo ed escatologico. La posizione pastorale (o riformista)che si presenta oggi nella chiesa ecumenica sinodale, spinge per un cristianesimo più concentrato al "Volemose bene", certa divulgazione post-conciliare ha svuotato la dottrina, riducendo l'annuncio cristiano a un generico impegno filantropico o a un'etica di sola solidarietà umana.
È una domanda sulla fede, sulla Chiesa e sulla coerenza di chi insegna agli altri. Sugli educatori, i maestri della cultura delle vocazioni, i direttori spirituali, cosa fate nei seminari se il risultato dopo sette anni di formazione sono i tanti Albero Ravagnati?
Di che Chiesa stiamo parlando?
Forse dovremmo avere il coraggio di porci questa domanda senza paura e senza odio, ma anche senza confondere il dubbio con la negazione di una verità di fede.
Che Dio ci benedica e che la Beata Vergine Maria, Assunta in Cielo in anima e corpo, ci protegga.
E speriamo che Alberto Ravagnani e tanti altri infelici, che sono venuti meno alla loro vocazione possano tornare sui loro passi, attraverso un sincero ravvedimento e una riconciliazione con la Santa Chiesa, da parte nostra offriamo le nostre continue preghiere ai Sacratissimi Cuori di Gesù Cuore e di Maria .

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