Carissimi amici e lettori,
la missione della Chiesa cattolica non è essere evangelizzata, ma evangelizzare. Non siamo chiamati a metterci a scuola delle false religioni, come se ci mancasse qualcosa, perché non ci manca nulla: in Cristo ci è stato dato tutto. Molti fedeli cattolici oggi si pongono vari interrogativi, ma ce n'è uno che attraversa il cuore di tanti credenti: la Chiesa cattolica, dopo il Concilio Vaticano II, sa ancora chi è?
«Il Concilio Vaticano II era nato con un intento pastorale, ma la sua interpretazione successiva ha spesso imboccato la via della discontinuità con il passato. Quando la Chiesa smette di definirsi attraverso i suoi dogmi eterni e inizia a rincorrere le mode del secolo, non offre più una roccia sicura, ma una fragile zattera in balia delle onde del relativismo.» Eppure dovrebbe portare sulle spalle duemila anni di storia, di santità, di martirio, di pensiero teologico e di carità operosa. È possibile che non sappia più cosa offrire (eccetto il cammino sinodale e il dialogo ecumenico con le false religioni)? È possibile che la Chiesa cattolica, quella visibile, debba subire una mutazione genetica che è già avvenuta, nostro malgrado, e di cui oggi vediamo gli effetti devastanti?
Tuttavia, in molti fedeli si insinua un’inquietudine: quando tutto sembra oggetto di discussione, come la corredenzione mariana, non si rischia di smarrire il centro? Quando l’identità viene continuamente problematizzata, il dubbio prende piede.
La Chiesa cattolica fonda la sua natura su duemila anni di fede, tradizione e magistero, radicati nel Vangelo e nella figura di Cristo. Vorremmo ricordare, cari amici, che la Chiesa non inventa nulla: essa è «colonna e fondamento della verità». È possibile che abbia tirato i remi in barca? È ancora la Chiesa un punto di riferimento per chi cerca la verità?
Gesù ha detto: «Io sono la via, la verità e la vita», e a noi ha detto: «Voi siete la luce del mondo». È sempre vero? Come può Leone XIV e come hanno potuto chiederci i papi del post-concilio, ai cristiani cattolici di costruire un dialogo con le false religioni?
Perché continuare a relazionarsi con dei mercenari che non sono pastori, ma falsi pastori privi di ogni carattere sacramentale — come protestanti, luterani e anglicani — basandosi soltanto su quel Battesimo comune che, a loro avviso, unisce, anziché sulla Verità che sola unisce tutti i veri credenti in Cristo?
E come si può, di contro, «lacerare la tunica inconsutile di Cristo» scacciando dalla Santa Chiesa cattolica chi professa integralmente la fede cattolica, accogliendo tutto il deposito della fede trasmesso da Cristo e rifiutando l'eresia o i cambiamenti contrari alla dottrina? La gestione ecclesiale odierna non sembra affatto cercare di ricomporre l'unità; al contrario, l'obiettivo appare quello di scaricare fuori dalla barca di Pietro chiunque ostacoli le novità post-conciliari, difendendo a oltranza la riforma liturgica voluta da Montini e Bugnini. In questo scenario, che si inserisce in un periodo storico privo di risposte chiare, molti fedeli si riscoprono profondamente disorientati, orfani di certezze. Lo dico da credente: la Chiesa post-conciliare ha smesso di essere quel riferimento saldo, chiaro e sicuro di cui il mondo ha memoria. Se il compito della Chiesa è quello di annunciare il Vangelo e insegnare il catechismo, lo scopo principale del suo servizio deve essere quello di formare delle coscienze vere e delle persone che agiscano rettamente “secondo coscienza” Con questa trasformazione liturgica e le continue innovazioni cambia radicalmente il modo di credere, perché la comunità crede ciò che prega. Si tocca qui il cuore dell'antico principio teologico lex orandi, lex credendi, secondo cui la legge della preghiera stabilisce e riflette la legge della fede: se si altera la liturgia, si altera inevitabilmente la dottrina custodita nel cuore dei fedeli. Questa dinamica di marginalizzazione dei difensori della Tradizione richiama alla mente quanto accadde al tempo di Sant'Atanasio di Alessandria, il più grande e tenace difensore della divinità di Cristo contro l'arianesimo, l'eresia predicata dal prete Ario che negava la natura pienamente divina del Figlio. Atanasio lottò per 46 anni contro i vescovi ariani e l'opposizione imperiale, subendo ben cinque esili. Oggi come allora, la sua ferma resistenza ci ricorda che la difesa del mistero della fede e l'integrità del Credo passano spesso attraverso l'ostracismo istituzionale e l'emarginazione ecclesiale. Nella storia della Chiesa, d'altronde, moltissimi cristiani e santi hanno subito profonde incomprensioni e persecuzioni da parte di membri della stessa gerarchia ecclesiastica, solo per aver difeso a ogni costo la verità morale o dogmatica. Questa dolorosa fedeltà non è un segno di sconfitta, ma la prova che la testimonianza autentica rimane, ieri come oggi, l'unica e irrinunciabile via per custodire intatta la Verità.
la missione della Chiesa cattolica non è essere evangelizzata, ma evangelizzare. Non siamo chiamati a metterci a scuola delle false religioni, come se ci mancasse qualcosa, perché non ci manca nulla: in Cristo ci è stato dato tutto. Molti fedeli cattolici oggi si pongono vari interrogativi, ma ce n'è uno che attraversa il cuore di tanti credenti: la Chiesa cattolica, dopo il Concilio Vaticano II, sa ancora chi è?
«Il Concilio Vaticano II era nato con un intento pastorale, ma la sua interpretazione successiva ha spesso imboccato la via della discontinuità con il passato. Quando la Chiesa smette di definirsi attraverso i suoi dogmi eterni e inizia a rincorrere le mode del secolo, non offre più una roccia sicura, ma una fragile zattera in balia delle onde del relativismo.» Eppure dovrebbe portare sulle spalle duemila anni di storia, di santità, di martirio, di pensiero teologico e di carità operosa. È possibile che non sappia più cosa offrire (eccetto il cammino sinodale e il dialogo ecumenico con le false religioni)? È possibile che la Chiesa cattolica, quella visibile, debba subire una mutazione genetica che è già avvenuta, nostro malgrado, e di cui oggi vediamo gli effetti devastanti?
Tuttavia, in molti fedeli si insinua un’inquietudine: quando tutto sembra oggetto di discussione, come la corredenzione mariana, non si rischia di smarrire il centro? Quando l’identità viene continuamente problematizzata, il dubbio prende piede.
La Chiesa cattolica fonda la sua natura su duemila anni di fede, tradizione e magistero, radicati nel Vangelo e nella figura di Cristo. Vorremmo ricordare, cari amici, che la Chiesa non inventa nulla: essa è «colonna e fondamento della verità». È possibile che abbia tirato i remi in barca? È ancora la Chiesa un punto di riferimento per chi cerca la verità?
Gesù ha detto: «Io sono la via, la verità e la vita», e a noi ha detto: «Voi siete la luce del mondo». È sempre vero? Come può Leone XIV e come hanno potuto chiederci i papi del post-concilio, ai cristiani cattolici di costruire un dialogo con le false religioni?
Perché continuare a relazionarsi con dei mercenari che non sono pastori, ma falsi pastori privi di ogni carattere sacramentale — come protestanti, luterani e anglicani — basandosi soltanto su quel Battesimo comune che, a loro avviso, unisce, anziché sulla Verità che sola unisce tutti i veri credenti in Cristo?
E come si può, di contro, «lacerare la tunica inconsutile di Cristo» scacciando dalla Santa Chiesa cattolica chi professa integralmente la fede cattolica, accogliendo tutto il deposito della fede trasmesso da Cristo e rifiutando l'eresia o i cambiamenti contrari alla dottrina? La gestione ecclesiale odierna non sembra affatto cercare di ricomporre l'unità; al contrario, l'obiettivo appare quello di scaricare fuori dalla barca di Pietro chiunque ostacoli le novità post-conciliari, difendendo a oltranza la riforma liturgica voluta da Montini e Bugnini. In questo scenario, che si inserisce in un periodo storico privo di risposte chiare, molti fedeli si riscoprono profondamente disorientati, orfani di certezze. Lo dico da credente: la Chiesa post-conciliare ha smesso di essere quel riferimento saldo, chiaro e sicuro di cui il mondo ha memoria. Se il compito della Chiesa è quello di annunciare il Vangelo e insegnare il catechismo, lo scopo principale del suo servizio deve essere quello di formare delle coscienze vere e delle persone che agiscano rettamente “secondo coscienza” Con questa trasformazione liturgica e le continue innovazioni cambia radicalmente il modo di credere, perché la comunità crede ciò che prega. Si tocca qui il cuore dell'antico principio teologico lex orandi, lex credendi, secondo cui la legge della preghiera stabilisce e riflette la legge della fede: se si altera la liturgia, si altera inevitabilmente la dottrina custodita nel cuore dei fedeli. Questa dinamica di marginalizzazione dei difensori della Tradizione richiama alla mente quanto accadde al tempo di Sant'Atanasio di Alessandria, il più grande e tenace difensore della divinità di Cristo contro l'arianesimo, l'eresia predicata dal prete Ario che negava la natura pienamente divina del Figlio. Atanasio lottò per 46 anni contro i vescovi ariani e l'opposizione imperiale, subendo ben cinque esili. Oggi come allora, la sua ferma resistenza ci ricorda che la difesa del mistero della fede e l'integrità del Credo passano spesso attraverso l'ostracismo istituzionale e l'emarginazione ecclesiale. Nella storia della Chiesa, d'altronde, moltissimi cristiani e santi hanno subito profonde incomprensioni e persecuzioni da parte di membri della stessa gerarchia ecclesiastica, solo per aver difeso a ogni costo la verità morale o dogmatica. Questa dolorosa fedeltà non è un segno di sconfitta, ma la prova che la testimonianza autentica rimane, ieri come oggi, l'unica e irrinunciabile via per custodire intatta la Verità.

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