Carissimi amici e lettori,
Nel calendario liturgico tradizionale del Rito Romano, la domenica tra l'Ascensione e la Pentecoste è denominata Dominica infra Octavam Ascensionis (Domenica nell'ottava dell'Ascensione). L'Ascensione si celebra 40 giorni dopo Pasqua, e la domenica immediatamente successiva ne celebra l'ottava.
Vangelo secondo San Giovanni (15, 26-27; 16, 1-4)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Quando verrà il Consolatore, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza. E anche voi mi renderete testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Vi ho detto queste cose perché non vi scandalizziate. Vi cacceranno dai sinagoghi; anzi, verrà l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno questo perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose perché, quando l'ora sarà venuta, vi ricordiate che io ve le ho dette ».
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Pentecoste è la parola greca che significa «cinquantesimo». Questo cinquantesimo giorno, che il popolo ebraico celebrava, si contava dal giorno in cui era stato immolato l'agnello pasquale; e ciò perché, cinquanta giorni dopo l'uscita dall'Egitto, la Legge fu data sulla vetta infuocata del monte Sinai. Allo stesso modo, nel Nuovo Testamento, cinquanta giorni dopo la Pasqua di Cristo, lo Spirito Santo discese sugli apostoli e loro apparve sotto forma di fuoco. La Legge è data sul monte Sinai, lo Spirito sul monte Sion; la Legge sulla vetta della montagna, lo Spirito nel Cenacolo.« Tutti i discepoli erano riuniti nello stesso luogo. Improvvisamente si udì un gran suono »… Come dice un salmo: « Lo scorrere del fiume allietava la città di Dio » (45, 5). Un gran suono accompagna l’arrivo di Colui che veniva ad istruire i fedeli. Notate come questo si accorda con quanto leggiamo nell’Esodo: « Il terzo giorno si udirono tuoni e lampi, una densa nube copriva il monte, si sentivano suonare le trombe con forza e tutto il popolo fu preso da timore » (19, 16). Il primo giorno fu l’Incarnazione del Cristo; il secondo giorno fu la sua Passione; il terzo giorno è la missione dello Spirito Santo. Questo giorno arriva: si ode il tuono, si fa un gran suono; lampi brillano – i miracoli degli apostoli –; una densa nube – la compunzione del cuore e la penitenza – copre il monte, il popolo di Gerusalemme (At 2, 37-38)…
« Apparvero loro allora come lingue di fuoco. » Le lingue, quelle del serpente, di Eva e di Adamo, avevano aperto al mondo l'accesso alla morte... Per questo motivo lo Spirito appare sotto forma di lingue, contrapponendo lingue a lingue, guarendo con il fuoco il veleno mortale... « Cominciarono a parlare. » Ecco il segno della pienezza; il vaso colmo trabocca; il fuoco non può contenersi... Queste lingue diverse sono i differenti insegnamenti che Cristo ci ha lasciato, quali l'umiltà, la povertà, la pazienza, l'obbedienza. Noi parliamo queste lingue diverse quando diamo al prossimo l'esempio di queste virtù. Viva è la parola, quando le opere parlano. Facciamo parlare le nostre opere!
(Sant'Antonio di Padova)
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Essendo Dio, lo Spirito divino rimodella interamente tutti coloro che accoglie in sé stesso, trasforma in luce tutti coloro nei quali stabilirà la sua dimora, li rinnova in modo straordinario. Ma come e in quale modo può non essere contaminato in alcun modo dalla loro sporcizia? Non più di quanto il fuoco contragga la oscurità del ferro, ma esso stesso gli comunica tutte le sue proprietà: allo stesso modo lo Spirito divino, incorruttibile, dona l'incorruttibilità; essendo immortale, dona l'immortalità; poiché è luce senza tramonto, trasforma in luce tutti coloro nei quali stabilirà la sua dimora, e poiché è la vita, procura a tutti la vita. Essendo consustanziale a Cristo, identico per natura e gloria, e formando un'unica cosa con Lui, li rende assolutamente simili a Cristo: poiché il Maestro non rifiuta gelosamente che, per grazia di Dio, i mortali appaiano suoi eguali, non disdegna di vedere i suoi servitori diventare suoi simili; anzi, è felice, si rallegra contemplandoci, di uomini resi per grazia tali quali Egli stesso era ed è per natura. Poiché Egli è il nostro Benefattore e vuole che noi siamo tali quali Egli è: se, infatti, non siamo tali, rigorosamente simili a Lui, come saremo uniti a Lui, secondo la Sua parola? Come dimoreremo in Lui, senza essere tali quali Lui? Come dimorerà Lui in noi se Gli siamo dissimili? Siete ora ben istruiti: affrettatevi dunque a ricevere lo Spirito che viene da Dio, lo Spirito divino, affinché diventiate tali come ha spiegato il mio discorso, celesti e divini, voi di cui ha parlato il Maestro, affinché diventiate anche eredi del Regno celeste per i secoli.(Siméon le Nouveau Théologien)

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