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Solennità dell' Ascensione di N.S.Gesù Cristo



Viri Galilăi, quid admirámini aspiciéntes in cœlum? allelúia: quemádmodum vidístis eum ascendéntem in cœlum, ita véniet, allelúia, allelúia, allelúia.
(Acta 1:11)

Carissimi amici e lettori,
il racconto dell'Ascensione del Signore, che oggi noi celebriamo con «santa gioia» si sviluppa come su due registri: il cielo e la terra, l'alto e il basso, la lontananza e la vicinanza, la presenza e l'assenza, l'andare e il tornare, il togliere e il donare. Così è possibile che Colui che è restituito al Cielo, donde era venuto, sia, come dice San Paolo, «dato alla Chiesa come capo su tutte le cose' perfetto compimento di tutte le cose» (Ef 1,22). San Leone Magno, nel suo latino sobrio ed efficace, scrive che il Signore "nec a Patre descendendo abfuerat, nec a discipulis scendendo discesserat" «come non si era allontanato dal Padre venendo sulla terra, così non si è allontanato dai discepoli quando è asceso al Cielo» (Sermo de Ascens. Domini II: PL 54,398). Proprio per la coesistenza di questi due volti di un unico mistero è possibile l'attuarsi della promessa: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Lasciamo parlare Lo stesso San Leone Magno a voi tutti santa festa e buona lettura.

Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa

(Disc. sull’Ascensione, 24; PL 54, 395-396)
I giorni tra la risurrezione e l’ascensione del Signore

Miei cari, i giorni intercorsi tra la risurrezione del Signore e la sua ascensione, non sono passati inutilmente, ma in essi sono stati confermati grandi misteri e sono state rivelate grandi verità.
Venne eliminato il timore di una morte crudele, e venne annunziata non solo l’immortalità dell’anima, ma anche quella del corpo. Durante quei giorni, in virtù del soffio divino, venne effuso su tutti gli apostoli lo Spirito Santo, e a san Pietro apostolo, dopo la consegna delle chiavi del Regno, venne affidata la cura suprema del gregge del Signore.
In questi giorni il Signore si unisce, come terzo, ai due discepoli lungo il cammino, e per dissipare in noi ogni ombra di incertezza, biasima la fede languida di quei due spaventati e trepidanti. Quei cuori da lui illuminati s’infiammano di fede e, mentre prima erano freddi, diventano ardenti, man mano che il Signore spiega loro le Scritture. Quando egli spezza il pane, anche lo sguardo di quei commensali si apre. Si aprono gli occhi dei due discepoli come quelli dei progenitori. Ma quanto più felicemente gli occhi dei due discepoli dinanzi alla glorificazione della propria natura, manifestata in Cristo, che gli occhi dei progenitori dinanzi alla vergogna della propria prevaricazione!
Perciò, o miei cari, durante tutto questo tempo trascorso tra la risurrezione del Signore e la sua ascensione, la divina Provvidenza questo ha avuto di mira, questo ha comunicato, questo ha voluto insinuare negli occhi e nei cuori dei suoi: la ferma certezza che il Signore Gesù Cristo era veramente risuscitato, come realmente era nato, realmente aveva patito ed era realmente morto.
Perciò i santi apostoli e tutti i discepoli che avevano trepidato per la tragedia della croce ed erano dubbiosi nel credere alla risurrezione, furono talmente rinfrancati dall’evidenza della verità, che, al momento in cui il Signore saliva nell’alto dei cieli, non solo non ne furono affatto rattristati, ma anzi furono ricolmi di grande gioia.
Ed avevano davvero un grande e ineffabile motivo di rallegrarsi. Essi infatti, insieme a quella folla fortunata, contemplavano la natura umana mentre saliva ad una dignità superiore a quella delle creature celesti. Essa oltrepassava le gerarchie angeliche, per essere innalzata al di sopra della sublimità degli arcangeli, senza incontrare a nessun livello per quanto alto, un limite alla sua ascesa. Infine, chiamata a prender posto presso l’eterno Padre, venne associata a lui nel trono della gloria, mentre era unita alla sua natura nella Persona del Figlio.

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