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Sua Santità Benedetto XVI insieme al Santo Padre Francesco


Dall'indirizzo di omaggio al Santo Padre da parte del neo-cardinale Dominique Mamberti - Basilica Vaticana, Concistoro di sabato 14 febbraio [qui]

«...Con particolare affetto salutiamo sua Santità Benedetto XVI che anche quest’anno, accogliendo il suo invito, Padre Santo, ha voluto essere presente in questa significativa circostanza per la vita della Chiesa...».

A prescindere da ogni possibile considerazione sulla drammaticità delle dimissioni di Benedetto XVI, non c'è, forse, un Sua Santità di troppo nella storia della nostra Chiesa?
Ovviamente mi riferisco alla denominazione che è attribuita all'inedita figura del Papa emerito. 
Oltretutto ormai è divenuta normale - in quanto codificata da una prassi senza definizioni e priva di riscontri canonici e teologici che siano stati espressi e ratificati nonché da una rappresentazione enfatizzata anche attraverso i media - l'anomala compresenza del papa della rinuncia con il suo successore.
Una sorta di esercizio bifido del papato: col munus petrino dimidiato per effetto della improvvida scissione del Ministero attivo da quello contemplativo nel 'recinto di Pietro' che così non è tanto un 'luogo' geografico quanto teologico dal quale Benedetto XVI continua ad esercitare il ministero spirituale, mentre ha deposto la potestà di governo universale. 

Chi tra voi ha ascoltato la cronaca televisiva ricorderà certamente, verso la conclusione le parole dello speaker: «non dovete pregare per la conversione del Papa, ma per la conversione del Papato... citando chi aveva definito grande la rinuncia di Benedetto XVI perché aveva dato inizio alla conversione del Papato». E mi è venuto alla mente quel che ne ho già scritto e che vi ripropongo visto che non è cambiata una virgola nel senso che nessuno ne ha parlato, mentre la de-formazione procede a ritmi sempre più accelerati. Il punto è che noi siamo convinti chel'autorità sia funzionale alla verità. È per questo che esprimiamo il nostro sconcerto quando l'autorità procede coi nuovi schemi di una disinvolta prassi che si trasforma in norma sempre più cangiante. E dunque non può essere più considerata norma, ma arbitrio.

Può essere perciò utile a questo punto ripercorrere quanto dicevamo qui proprio sullaconversione del papato, in ordine al punto 32 della Evangelii Gaudium, che sembra la versione peronista dell' ottimismo "ingenuo" e "aprioristico" di Giovanni XXIII e Paolo VI, senza la mens subtilis di Benedetto XVI, con l'unico effetto positivo di lasciar cadere ogni maschera e di mettere chi è in grado di 'vedere' di fronte ad una allarmante accelerazione della rivoluzione copernicana innescata dalle innovazioni conciliari. La chiesa 2.0, riformata dal Vaticano II, ora prende il largo e sta mostrando al mondo una palingenesi inedita e dirompente, dalle coloriture sociologiche, che tratteggia il suo nuovo volto.


Ricordo tuttavia che il card Burke ha dichiarato [qui] che «la E.G. non è parte del Magistero perché lo stesso Papa afferma al principio del documento che esso non è magisteriale, offre solo indicazioni sulla direzione verso cui condurrà la Chiesa. Nell'Evangelii gaudium ci sono affermazioni che esprimono il pensiero del Papa. Le riceviamo con rispetto, ma non insegnano una dottrina ufficiale». Il che non impedisce che nel frattempo i suoi danni possa farli...
IL 22 febbraio dello scorso anno il Papa emerito ha partecipato anche al Concistoro per la creazione di 19 nuovi porporati. Così ci esprimevamo in quella occasione:
«« La situazione è talmente inedita che non ci sono parole. Attoniti i fedeli in Basilica Vaticana quando il cardinale Parolin ha salutato la presenza di Papa Benedetto al Concistoro, hanno applaudito con un attimo di ritardo e con infinita commozione. In cappotto e con lo zucchetto Benedetto si è seduto a fianco dei cardinali, con il libretto della cerimonia in mano. Poi all’arrivo di Francesco l’abbraccio.Una presenza inquietante, come alle canonizzazioni... Un invito, un ordine, o una necessità?

Ci sovvengono le parole di Giovanni Paolo II nell'aprile del 1994 al chirurgo Gianfranco Fineschi in occasione di un intervento all'anca: «Lei mi deve curare e io devo guarire perchénon c'è posto nella Chiesa per un Papa emerito», icasticamente compendiando l'intera dottrina dei canonisti sulle dimissioni del «Sovrano Pontefice». Il problema non sono le dimissioni di Benedetto XVI ma la loro proiezione sul successore e sui successori.

(fonte chiesa e post concilio)

Commenti

  1. http://lepaginedidoncamillo.blogspot.it/2015/02/padre-volpi-condannato-risarcire.html

    Padre Volpi dopo aver ammesso il suo reato di calunne e menzogne 12 febbraio 2015 è stato condannato ad un risalcimento di 20.000 euro e la pubblicazione di pubbliche scuse sui siti internet da lui gestiti ai familiari di Manelli ingiustamente calunniati.
    Mi dispiace solo che il Santo Padre Francesco fidandosi di Bendetto XVI abbia posto la sua fiducia in un pubblico calunniatore.

    RispondiElimina
  2. il Santo Padre Francesco fidandosi di Bendetto XVI abbia posto la sua fiducia in un pubblico calunniatore.? è successo don Camillo esattamente che centra Benedetto XVI sul commissariamento dei Frati dell'Immacolata prego ci dia una risposta

    RispondiElimina

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