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Non vi fate illusioni, non ci si può prendere gioco di Dio; ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato.



di A.di J
Carissimi amici e lettori,

già da questo fine settimana come tutti già sapete nella capitale della cristianità, si aggira la Signora Sarah Mullally, capo della scismatica ed eretica setta anglicana. L'inizio della visita nella città eterna è stata accompagnata da immagini pubblicate anche sui suoi canali ufficiali, immagini che non possono essere ignorate perché mostrano gesti precisi, nel cuore della cristianità. Non sono semplici fotografie, ma segni che parlano da soli e che, proprio per questo, non permettono di rimanere neutrali. Davanti a questi gesti, non basta osservare: si è chiamati a prendere posizione, interiormente, davanti a ciò che essi comunicano. Tra poche ore il successore di Pietro, il Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo, Leone XIV e Sarah Mullally, si incontreranno, sarà certamente un incontro segnato da rispetto reciproco e da parole orientate all’unità, ma l’unità non può essere costruita come se le differenze fondamentali non esistessero. La Chiesa cattolica ha espresso in modo definitivo, attraverso Ordinatio Sacerdotalis, di non avere alcuna autorità per conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne, e questo non riguarda una semplice disciplina, ma tocca la realtà stessa del sacerdozio e il modo in cui Cristo ha voluto rendersi presente nella sua Chiesa. Accanto a questo, restano divergenze profonde anche su questioni morali essenziali, che non possono essere trattate come elementi secondari. (Come l'aborto, divorzio, gender, ecc...).A questo punto, la riflessione non può fermarsi alla superficie, ma deve andare più a fondo: La Chiesa cattolica non riconosce le ordinazioni anglicane (Leone XIII Apostolicae Curae sono state dichiarate totalmente invalide) e tanto meno quelle delle donne, che senso ha accogliere la signora, in pompa magna, una semplicissima laica priva di sacramenti eccetto il battesimo con così tanto clamore? E cosa si vuole comunicare al mondo quando la signora in questione impartisce una benedizione dalla cappella clementina , luogo più sacro della Basilica Vaticana a due metri della tomba del Principe degli apostoli in quel contesto? Nella tradizione cattolica, la benedizione non è un gesto formale o decorativo, ma è legata a un ministero reale, a una missione ricevuta nella Chiesa. Quando questo fondamento manca, il gesto rischia di assumere un significato ambiguo, perché appare come espressione di una realtà che, nella verità della fede cattolica, non viene riconosciuta come tale.
Da qui nasce inevitabilmente un’altra domanda, ancora più delicata: che cosa vuole comunicare un vescovo cattolico quando si china per ricevere quella benedizione? Anche se l’intenzione fosse semplicemente quella della cortesia, il gesto non rimane isolato, ma diventa un linguaggio visibile che forma le coscienze. I segni, soprattutto nella vita della Chiesa, non sono mai neutri: educano, orientano, trasmettono contenuti, e quando non sono chiari, rischiano di generare confusione proprio lì dove dovrebbe esserci luce.
La verità non viene tradita solo quando viene negata apertamente, ma anche quando viene offuscata, quando viene resa ambigua, quando smette di essere riconoscibile nei segni. Non basta dire che crediamo, se poi accettiamo senza reagire ciò che la contraddice. Non basta parlare di fedeltà, se poi rimaniamo in silenzio davanti a ciò che la svuota.
Nolite ergo errare: Deus non irridetur. Quae enim seminaverit homo, haec et metet.

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