Blog della Tradizione Cattolica Apostolica Romana

giovedì 8 febbraio 2024

Mons. Carlo Maria Viganò HABEMUS PAPAM? Note all’ultimo saggio del prof. Massimo Viglione


Habemus Papam? Il recente saggio del Prof. Massimo Viglione pone una domanda che solo undici anni fa era improponibile e impensabile per il Cattolico medio e forse anche per un canonista, dal momento che gli errori e le deviazioni del Vaticano II non si erano ancora palesati nella loro dirompente evidenza, giungendo ad essere affermati ore rotundo da colui che avrebbe dovuto invece condannarli. Pensiamo a Amoris Lætitia, al provvedimento con cui è stata modificata la dottrina sulla pena capitale o all’ultima, scandalosa dichiarazione Fiducia Supplicans, impugnata da intere Conferenze Episcopali. Con questo voglio dire che il recente “risveglio” di molti Cattolici – tra cui non posso non annoverare me stesso, nel percorso di ritorno alla Tradizione di questi ultimi anni – consente di capire anche solo intuitivamente, mediante il sensus Fidei, che non avremmo mai potuto veder profanare una Basilica romana da una simulazione di Messa di un finto vescovo anglicano senza prima l’abbraccio di Montini con il non meno eretico Patriarca Atenagora, o senza gli incontri di Assisi e le visite alle Sinagoghe da parte di Wojtyla e Ratzinger; e che se oggi Bergoglio prepara l’accesso al Sacerdozio per le donne, ciò lo si deve alla manomissione degli Ordini Sacri iniziata da Paolo VI con la temeraria soppressione degli Ordini Minori e del Suddiaconato, sempre in chiave ecumenica filo-protestante.

Quello che a mio parere è il merito indiscutibile di quest’opera del Prof. Viglione non è solo l’aver saputo elencare sinteticamente e con chiarezza le varie tesi a proposito della risposta cattolica dinanzi all’eresia manifesta del Pontefice e alla vicenda della Rinunzia di Benedetto XVI, ma anche e soprattutto l’aver finalmente posto la domanda cruciale: Abbiamo un Papa? Perché è questa domanda, proprio nelle sue terribili implicazioni, che nessuno aveva osato sinora porre al grande pubblico, limitandosi a speculazioni accademiche o a marginali realtà ecclesiali. È questa la domanda che coraggiosamente pone l’Autore di un saggio di cui non posso che raccomandare vivamente un’attenta lettura.

Questo è un libro “che farà discutere”, perché rende comprensibile un dibattito sinora confinato alle disquisizioni accademiche di (pochi) critici del presente “pontificato” o divulgato da personaggi che hanno strumentalizzato e polarizzato lo scontro per avere visibilità. Merito di Viglione è di aver riportato la questione sui binari di un sano realismo, sine ira et studio, e di aver reso comprensibile analizzando le diverse posizioni non più sulla mera ipotesi di un Papa eretico, ma sulla dolorosa evidenza dell’eresia di Jorge Mario Bergoglio e sulle risposte sinora avanzate.

L’Autore non si limita alla semplice enumerazione delle tesi, ma mostra le criticità di alcune e la plausibilità di altre: tra queste ultime, quella da me formulata sul vizio di consenso che renderebbe nulla l’assunzione del Papato da parte di Bergoglio a causa di una deliberata volontà dolosa di appropriarsene per usarlo in modo opposto ai fini che gli ha dato il divino Fondatore della Chiesa, Nostro Signore. Altra tesi di grande valore – e per questo giustamente affrontata dall’Autore – è quella del prof. Enrico Maria Radaelli, relativa all’anomalia della Rinunzia e dell’invenzione del Papato emerito. Condivido la persuasione di Viglione circa la pertinenza e il rigore di questa analisi, specialmente se la si integra con il vitium consensus del successore di Benedetto XVI, come suggerito dallo stesso Radaelli, e la si legge alla luce dell’hegelismo dialettico di Ratzinger.

Il prof. Viglione non intende fornire risposte definitive, ma anzitutto far sì che il tema sia affrontato e discusso, perché solo da una onesta presa di coscienza del “problema Bergoglio” possiamo approfondire la dottrina sul Papato in quegli aspetti che i Dottori della Chiesa e i canonisti del passato concepivano come remota eventualità, mentre per i Cattolici ostaggio della “chiesa sinodale” si sono mostrati come reali.

Nell’elenco delle tesi sulla vacanza della Sede Apostolica non potevano non essere ricordate anche le elucubrazioni “fantacanoniche” del Codice Ratzinger di Andrea Cionci e dei suoi seguaci. Non sfuggirà al Lettore l’inconsistenza della fantomatica teoria della “sede impedita”, che costituisce una falsa premessa che inficia l’intero ragionamento, oltre a gettare – come rileva l’Autore – inquietanti ombre sulla onestà e la correttezza di agire di Benedetto XVI. Ritenere che egli abbia potuto lanciare dei messaggi criptici rivolti ad una ristretta cerchia di iniziati, basando questa convinzione su fatti del tutto opinabili e circostanziali – convinzione assurta a prova inoppugnabile ed ossessivamente imposta come verità dogmatica – relega le speculazioni di Cionci & Co. al genere fantasy mutuato da Dan Brown.

Certo, il “pontificato” di Jorge Mario Bergoglio è un ἅπαξ, un caso unico in tutta la Storia bimillenaria della Chiesa, sia per le modalità che hanno portato il Gesuita Argentino sul Soglio di Pietro, sia per la palese complicità della deep church in questo piano eversivo, sia infine per la specularità dell’azione di Bergoglio in seno alla Chiesa – come esponente di punta della deep church – rispetto a quella del deep state nelle nazioni occidentali. Ma questo unicum è il frutto avvelenato di una malapianta le cui radici ideologiche affondano nel neomodernismo del Vaticano II, che riuscì a coniugare la devoluzione dell’autorità sacra del Romano Pontefice a organismi assembleari di matrice “democratica” con la progressiva trasformazione del Papa in tiranno divinis legibus solutus. Se un’istituzione separa infatti l’esercizio del potere dalla necessaria subordinazione all’autorità di Cristo Re e Pontefice, che ne è il supremo Garante, essa perde ogni sua legittimazione e non può che diventare, come già avvenuto nella sfera civile, espressione di lobby e di interessi senza alcun freno. Il paradosso – e l’astuzia luciferina – di questo colpo di stato ecclesiale è consistito nel mantenere le apparenze del Papato al solo scopo di poter pretendere obbedienza da quanti ancora credono che chi siede sul Soglio di Pietro sia il Vicario di Cristo scelto dallo Spirito Santo, mentre in realtà è un mercenario che abusa della fiducia e del rispetto dei fedeli per disperderli. Lo stesso fenomeno sta avvenendo nei governi temporali, dove i governanti rivendicano un potere illimitato – fino allo sterminio – sui propri cittadini, illusi che chi li rappresenta nei Parlamenti abbia come scopo il bene comune. E non è un caso se questa “dittatura democratica” sia stata possibile solo dopo aver spodestato Nostro Signore della Sua Signoria sulle nazioni.

Quel che lascia ancora sperare in un risveglio delle coscienze è che le reazioni di laici, sacerdoti, vescovi e anche di parte del mondo profano dinanzi alla vexata quæstio non sono di scandalo o di stupore, ma di totale consapevolezza del “problema Bergoglio”. Il Prof. Viglione rileva anche la contraddizione di chi da un lato è consapevole e denuncia le deviazioni del Gesuita Argentino, ma dall’altro non ritiene che questo abbia alcuna conseguenza sul suo riconoscimento come Papa, limitandosi a considerare come “non magisteriali” i suoi interventi a cui non è dovuta obbedienza. Vi è da sperare che l’allargarsi della platea di Cattolici informati sul tema consenta di chiarire le posizioni più incoerenti di aprioristica “difesa d’ufficio” che rischia di sconfinare nell’aperta complicità. Ciò che è dunque riconosciuto in modo praticamente unanime dai Cattolici è l’anomalia del “papato” attuale: un’anomalia di cui i progressisti sono entusiasti e che i conservatori e tradizionalisti considerano inaudita e scandalosa, ma di cui tutti sono consapevoli, dal professore dell’Ateneo romano al semplice battezzato.

Le risposte a questa anomalia rappresentano il tentativo di trovare una soluzione alla crisi che stiamo attraversando, che è unica nel suo genere e che – tengo a ribadirlo – non può essere giudicata secondo gli ordinari parametri di un sistema giuridico pensato per condizioni di relativa normalità. Ci troviamo infatti dinanzi ad un tradimento che non coinvolge solo alcuni settori dell’istituzione, ma tutti i suoi organi, a partire dai vertici; un tradimento iniziato sessant’anni fa, con l’abdicazione della Gerarchia dal suo dovere di predicare il Vangelo di Cristo contro l’antievangelo del mondo; un tradimento compiuto con la distruzione della Messa e della Liturgia, proprio perché gli eversori sanno bene il potere pedagogico dei riti e dei gesti nella trasmissione della Fede. E come nelle scuole si fa indottrinamento all’ideologia woke con la cancel culture, così nelle chiese sono state indottrinate intere generazioni all’ecumenismo, al disprezzo del proprio passato, all’accettazione di istanze incompatibili con il Magistero Cattolico. E tutto questo, scandalosamente, con la ratifica dell’autorità, anzi sotto sua deliberata spinta, sia nella sfera civile sia in quella ecclesiale. La domanda che ci dobbiamo dunque porre non è solo Habemusne Papam?, ma come sia stato possibile assistere in silenzio alla sistematica infiltrazione nella Chiesa di eretici e corrotti, le cui idee e i cui propositi erano ampiamente noti; e quale sia la responsabilità della Gerarchia – ad iniziare dai “Papi del Concilio”, nessuno escluso – in questa sostituzione sconsiderata e certamente disastrosa, soprattutto quando il potenziale distruttivo di questa operazione eversiva era evidente sin dal principio e c’era ancora modo di porvi rimedio. L’azione recente di Jorge Mario Bergoglio è perfettamente coerente con l’opera di erosione dottrinale, morale, disciplinare e liturgica condotta a partire dal Pontificato di Giovanni XXIII e mai interrotta, anche davanti allo svuotamento disastroso di chiese, seminari, conventi e scuole cattoliche. Anzi viene da pensare che il mancato intervento di fronte a questo patente fallimento sia una conferma della premeditazione e del dolo da parte di chi non ha mai avuto l’umiltà di rimettere in discussione le sue fallaci certezze. Anche qui, il parallelo con il deep state è evidente, perché in entrambi i casi gli scopi dichiarati (favorire il dialogo della Chiesa con il mondo moderno o rendere comprensibile la Liturgia ai fedeli da un lato; contenere una pandemia mortale o far fronte al cambiamento climatico dall’altro, giusto per fare due esempi) sono menzogne che servono a distrarre dal vero obiettivo, che è criminale e inconfessabile.

Se la dissoluzione dello Stato è evidente nel tradimento dei governanti e nel loro asservimento alla lobby globalista allo scopo di ridurre la popolazione mondiale e ridurre in schiavitù quella rimanente, non meno palese è la dissoluzione della Chiesa – nella sua componente umana, ovviamente – nel tradimento della maggioranza della Gerarchia cattolica, asservita anch’essa agli stessi padroni allo scopo di eliminare quel κατέχων (2Tes 2, 6) che impedisce al “mistero di iniquità” di manifestarsi. Come ho già ricordato, non ci troviamo in una Chiesa la cui Gerarchia è cattolica e si trova un Papa che professa un’eresia ma che allo stesso tempo è sinceramente intenzionato a pascere il Gregge del Signore, bensì davanti a una Chiesa eclissata da un colpo di stato, nella quale ogni Dicastero, ogni Ateneo, ogni Seminario, ogni Diocesi, ogni parrocchia, ogni convento sono diretti e gestiti dalla deep church, nell’ostracismo e nella persecuzione aperta a chiunque dissenta anche limitandosi al Magistero recente senza mettere in discussione il Concilio. Ne abbiamo conferma dalla totale autoreferenzialità del cosiddetto “magistero” di Bergoglio, come ribadito entusiasticamente dal Prefetto Tucho. Basta scorrere i rimandi alle fonti nei documenti “papali” per comprendere che l’insegnamento bergogliano è sì volutamente “nuovo” rispetto a quello degli immediati Predecessori, ma solo nelle modalità “di forzatura”, dal momento che i principi a cui Bergoglio fa riferimento costante sono esattamente gli stessi dei Papi conciliari. Potremmo dire, per semplificare, che Bergoglio sta al giacobino Robespierre come Ratzinger al girondino Brissot, entrambi però fautori della Rivoluzione.

Habemus Papam? Papa eretico, rinuncia, sede vacante costituisce un prezioso contributo alla comprensione di un fenomeno ormai innegabile, pensato non come sterile cimento accademico, ma per amore della Chiesa e del Papato, oggi umiliati e screditati da una Gerarchia asservita al mondo, incurante della perdita di tante anime per le quali il Signore ha sparso il Suo Sangue. Sia dunque lo stesso amore per la Chiesa e per il Papato a guidarne la lettura.

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

5 Febbraio 2024
S. Agathæ Virginis et Martyris


Messaggio di Mons. Carlo Maria Viganò ai partecipanti al congresso di Democrazia Sovrana Popolare



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