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"La blasfemia di Sorrentino"



Carissimi amici e lettori, offriamo alla vostra attenzione questo scritto del professore Martino Mora sul film di Paolo Sorrentino esso è un grave e dolorosissimo oltraggio che ha inferto ai credenti con il suo film Parthenope. E lo porrà nella storia per avere attaccato la “sua Napoli” una ulteriore etichetta negativa, del tutto gratuita e ingiusta su quanto di più caro hanno i partenopei: il rispetto e la devozione per san Gennaro, patrono della città.
A.diJ.


di Martino Mora

SORRENTINO 
Il grande capitale finanzia artistoidi corrotti e malvagi per coprire di sterco l’immaginario collettivo dei popoli, conducendoli a sicura rovina.
Apprendo che nel suo ultimo film, Parthenope, il noto cinenasta Paolo Sorrentino mette in scena un rapporto sessuale tra il l’arcivescovo di Napoli, rappresentato come fisicamente disgustoso, e la giovane e bella protagonista, che si concede solo per il gusto della trasgressione sacrilega, dopo che il prelato l’ha vestita con le reliquie di San Gennaro. Consumato il rapporto sessuale, avviene sullo schermo il miracolo della liquefazione del sangue del santo.
Leggo anche che la prima parte del film (che vorrebbe essere un omaggio alla città di Napoli, evidentemente del tipo grottesco della scultura a forma di fallo appena installata) è dedicata al desiderio incestuoso di Raimondo Di Sangro, il fratello della protagonista -il riferimento all'omonimo noto massone ed occultista settecentesco non è evidentemente casuale - che non potendo possedere fisicamente la sorella si toglie la vita.
In questa decadente e morbosa atmosfera, non manca la scena dell’aborto che la ricca e viziata, anzi viziosa Parthenope (è anche il nome della protagonista) si autoprocura dopo essersi concessa, sempre per gusto della trasgressione, a un noto boss della camorra. Leggendo le recensioni nel film non mancherebbero neppure i rapporti saffici e il sesso di gruppo.
E' evidentemente il tipo di emancipazione femminile che il sistema orgiastico-mercantile desidera imporre a tutti popoli, iraniani e mondo islamico compresi.
Se penso che un personaggio come Sorrentino era diventato popolare presso cattolici estetizzanti tradizionali per una sua serie televisiva pseudocattolica, mi viene da piangere.
Che dire del film? E’ l’ennesimo disgustoso prodotto del sistema orgiastico-mercantile. Come le mostre di Marina Abramovich o gli attuali romanzetti pluripremiati o, scendendo ancora di livello, gli orribili testi dei rapper e trapper.
Tutto ciò che é laidume, squallore, desolazione, vizio, bruttura è oggi finanziato dai mecenati del capitalismo dell’intrattenimento per corrompere l’immaginario collettivo dei popoli. E’ il mecenatismo della dissoluzione.
Non a caso i Sorrentino, i Guadagnino e tutti gli italici protagonisti del cinema più nichilista e decadente sono popolarissimi a Hollywood.
Non si potrà sconfiggere questa oligarchia nichilista, ormai vicina al satanismo vero e proprio (il gusto ostentato per il sacrilegio parla da solo), di cui i tanti Sorrentino sono solo gli estetizzanti lacchè. senza mettere in discussione il sistema orgiastico-mercantile e quindi il capitalismo assoluto totalitario, che svilisce lo spirito in nome del denaro e del consumo.
E ancora prima senza una autentica conversione spirituale che ripristini sopra questa fogna maleodorante il primato assoluto del Vero, del Bene e del Bello.
P:S. Il produttore del film è Lorenzo Mieli, figlio del noto giornalista miliardario Paolo Mieli. La cosa non mi stupisce affatto.

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