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Dominica infra Octavam Epiphaniæ Sanctæ Familiæ Jesu, Mariæ, Joseph





Exsúltat gáudio pater Justi, gáudeat Pater tuus et Mater tua, et exsúltet quæ génuit te. 
Quam dilécta tabernácula tua, Dómine virtútum: concupíscit et déficit ánima mea in átria Dómini


di P.Bruno C.SS.R.

Carissimi amici e lettori,
la prima domenica dopo l'epifania all'interno del tempo dopo l'Epifania si collocano la festa della Santa Famiglia di Nazaret. Come cristiani siamo chiamati a contemplare la santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e di Maria. Il vangelo di Luca 2,42-52 racconta l'episodio di Gesù dodicenne al Tempio di Gerusalemme, dove i genitori lo trovano tra i maestri, stupendoli con la sua sapienza, e il suo enigmatico rimprovero: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?", rivelando la sua identità divina e la missione futura, mentre Maria custodisce questi eventi nel cuore, anticipando il mistero di Cristo. Questo testo sottolinea il passaggio di Gesù dalla dipendenza familiare alla consapevolezza della sua relazione con Dio, l'importanza della Legge e della Tradizione, ma anche la necessità di comprendere il piano divino, evidenziando il conflitto tra la dimensione umana e quella divina nella vita di Gesù.

Il primo elemento che notiamo è che tutto il brano è percorso da una tensione. Da una parte troviamo elementi della tradizione, con tutti i riti e le usanze che il popolo di Dio era chiamato ad osservare: l’evangelista Luca ripete che i genitori di Gesù salivano a Gerusalemme ogni anno (2,41), e che anche quell’anno vi salirono secondo la consuetudine (2,42). E fa intuire che vi rimangono i giorni necessari per partecipare ai riti della festa.
Non solo: ma si intuisce che questo pellegrinaggio è un rito familiare, che dice l’appartenenza stretta ad un clan, ad una famiglia allargata: ripartono da Gerusalemme sicuri che Gesù sia nella comitiva e, quando non lo trovano, lo cercano tra parenti e conoscenti (Lc 2,44).Luca utilizza molti versetti per inquadrare questo elemento, che dice la forte appartenenza di Gesù alla sua famiglia: un elemento molto importante.
D’altra parte, dentro tutto questo clima molto tradizionale, segnato da usanze consolidate, c’è come un elemento di rottura, una discontinuità: succede qualcosa che rompe le tradizioni, che esce dalle convenzioni.

Gesù sale a Gerusalemme con i suoi, ma poi non ritorna a casa con loro (Lc 2,43).

All’insaputa di tutti, sceglie di rimanere lì.

Non si rimette in cammino per rientrare nella vita ordinaria di Nazaret, ma si ferma nel tempio, a dialogare con i maestri della fede: li ascolta e li interroga (Lc 2,46).

Perché lo fa?

Potremmo dire che intorno a questo evento gravitano due ricerche.

C’è la ricerca di Giuseppe e di Maria, che tornano indietro, con angoscia, per ritrovare il figlio che hanno smarrito.
È l’immagine della ricerca di ogni uomo, che non può mai dire di aver trovato il Signore, in modo definitivo, e ogni giorno, da capo, si mette sui suoi passi, dietro di Lui, per ritrovare la sua presenza nella propria vita.
Non solo, ma prima di questa ricerca c’è anche la ricerca di Gesù, che si ferma nel tempio per cercare il Padre suo, per conoscerlo, per incontrarlo (Lc 2,48).
Gesù si perde per ritrovare il Padre, ed è ciò che farà per tutta la vita: cercare il Padre, stare in relazione con Lui, vivere la sua vita da figlio nell’obbedienza totale alla Sua volontà.
E di quest’obbedienza Gesù parla, utilizzando un verbo che ritornerà più volte lungo il corso del Vangelo: “bisogna” (Lc 2,49). Bisogna che Gesù si occupi delle cose del Padre.
Cosa significhi tutto questo, Maria e Giuseppe non lo capiscono (Lc 2,50), così come, lungo il Vangelo, i discepoli non capiranno il senso delle parole con cui Gesù annuncerà che bisogna che Lui consegni la sua vita nelle mani degli uomini, i quali lo faranno morire di una morte infame.
In fondo, alla fine dell’episodio Maria e Giuseppe non ritrovano Gesù.
O meglio, lo ritrovano in modo nuovo, come un figlio che appartiene ad un progetto più grande, che porta in sé un mistero che li supera.
Infine, Gesù ritorna a Nazaret, insieme ai suoi, e Luca precisa che stava loro sottomesso (Lc 2,51).
Gesù rimane sottomesso a questi genitori che accolgono il suo mistero, che lo lasciano libero di cercare il Padre e di obbedire a Lui, che non lo capiscono del tutto ma, come Luca dice di Maria (Lc 2,51), che custodiscono nel cuore anche ciò che è più grande di loro.
Gesù continua a cercare il Padre, a vivere di Lui: non tanto nel tempio di Gerusalemme, quanto nell’umile vita ordinaria di una famiglia normale, dove ci si obbedisce reciprocamente per aprirsi, insieme, alla volontà del Padre, quella secondo cui bisogna donarsi reciprocamente la vita.

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