DIOCESI DI IVREA: IL CASO SALERA. QUANDO IL VESCOVO DICHIARA GUERRA AL SUO POPOLO E IL POPOLO SI RIBELLA
di A.di J.
Carissimi amici e lettori,
Ne avevamo già parlato nel 2025, esattamente il 13 aprile. (QUI) Appena mons. Salera è arrivato, si è messo immediatamente in urto con il Popolo di Dio: Tuonava "tolleranza zero per chi si inginocchia alla comunione".
UN DISASTRO ANNUNCIATO
Ricostruiamola, perché per i fedeli si tratta di una vera e propria Via Crucis.
Carissimi amici e lettori,
Ne avevamo già parlato nel 2025, esattamente il 13 aprile. (QUI) Appena mons. Salera è arrivato, si è messo immediatamente in urto con il Popolo di Dio: Tuonava "tolleranza zero per chi si inginocchia alla comunione".
Oggi non è più un semplice malumore, è una rivolta: firme, striscioni, preti che se ne vanno.
La diocesi, guidata dal 2012 al 2025 dal buon vescovo Cerrato – uomo di Dio –, oggi cade nella sofferenza della gestione Salera. Un uomo che sembra non amare la Chiesa di cui dovrebbe essere pastore. La Diocesi di Ivrea è diventata un caso nazionale, un campo minato, il laboratorio perfetto di come si distrugge una Chiesa particolare in pochi mesi.
La diocesi, guidata dal 2012 al 2025 dal buon vescovo Cerrato – uomo di Dio –, oggi cade nella sofferenza della gestione Salera. Un uomo che sembra non amare la Chiesa di cui dovrebbe essere pastore. La Diocesi di Ivrea è diventata un caso nazionale, un campo minato, il laboratorio perfetto di come si distrugge una Chiesa particolare in pochi mesi.
UN DISASTRO ANNUNCIATO
Ricostruiamola, perché per i fedeli si tratta di una vera e propria Via Crucis.
1. Rivarolo: la Messa antica cancellata.
È stata la prima mossa: colpire i fedeli più devoti, quelli che non danno fastidio, che si inginocchiano e pregano. La Messa antica di Rivarolo, punto di riferimento per centinaia di famiglie, è stata soppressa. Senza alcun motivo pastorale, solo per ideologia. Perché a Roma vogliono così. Il messaggio è chiaro: "qui comando io, Roma mi copre".
2. Cuceglio: il santuario chiuso.
Il santuario tanto amato dal popolo è stato sbarrato. Senza spiegazioni, senza ascolto. Il popolo è rimasto alla porta, mentre il vescovo si è chiuso nel suo palazzo.
3. Don Mario Viano: il caso simbolo.
Un sacerdote profondamente stimato è stato cacciato, umiliato e spostato come un pacco. La reazione del popolo non si è fatta attendere: proteste, striscioni e veglie. Perché quando tocchi un buon prete, tocchi l'intero paese.
4. Carlevato: 1.078 firme ignorate.
Ben 1.078 fedeli hanno sottoscritto la protesta. Non i "dieci tradizionalisti" come amate definirli voi, ma 1.078 padri, madri e nonni che firmano per difendere il proprio parroco. La risposta del vescovo? Silenzio e disprezzo, come se quelle firme fossero carta straccia. È questa la vostra "sinodalità"? È questa la Chiesa dell'ascolto?
5. Montalenghe e Don Kamal: il caos totale.
È l'ultimo caso in ordine di tempo: preti che non ce la fanno più e se ne vanno, chiedendo esplicitamente di essere esonerati. Non si può lavorare con un uomo che governa attraverso il terrore amministrativo, le letterine del cancelliere e le minacce di scomunica per chiunque osi dire: "ma Eccellenza, così non va".
È stata la prima mossa: colpire i fedeli più devoti, quelli che non danno fastidio, che si inginocchiano e pregano. La Messa antica di Rivarolo, punto di riferimento per centinaia di famiglie, è stata soppressa. Senza alcun motivo pastorale, solo per ideologia. Perché a Roma vogliono così. Il messaggio è chiaro: "qui comando io, Roma mi copre".
2. Cuceglio: il santuario chiuso.
Il santuario tanto amato dal popolo è stato sbarrato. Senza spiegazioni, senza ascolto. Il popolo è rimasto alla porta, mentre il vescovo si è chiuso nel suo palazzo.
3. Don Mario Viano: il caso simbolo.
Un sacerdote profondamente stimato è stato cacciato, umiliato e spostato come un pacco. La reazione del popolo non si è fatta attendere: proteste, striscioni e veglie. Perché quando tocchi un buon prete, tocchi l'intero paese.
4. Carlevato: 1.078 firme ignorate.
Ben 1.078 fedeli hanno sottoscritto la protesta. Non i "dieci tradizionalisti" come amate definirli voi, ma 1.078 padri, madri e nonni che firmano per difendere il proprio parroco. La risposta del vescovo? Silenzio e disprezzo, come se quelle firme fossero carta straccia. È questa la vostra "sinodalità"? È questa la Chiesa dell'ascolto?
5. Montalenghe e Don Kamal: il caos totale.
È l'ultimo caso in ordine di tempo: preti che non ce la fanno più e se ne vanno, chiedendo esplicitamente di essere esonerati. Non si può lavorare con un uomo che governa attraverso il terrore amministrativo, le letterine del cancelliere e le minacce di scomunica per chiunque osi dire: "ma Eccellenza, così non va".
In poco più di un anno, Monsignor Daniele Salera è riuscito nell'impresa in cui nemmeno i peggiori nemici della Chiesa avevano mai trionfato: mettere tutti contro tutti.
Dal 2012 al 2025, Ivrea ha avuto un vero Pastore: Monsignor Edoardo Aldo Cerrato. Un vescovo dell'Oratorio, uomo di dottrina e di liturgia; un uomo che amava i suoi sacerdoti anche quando sbagliavano e sosteneva il suo popolo anche quando protestava. Cerrato non ha mai avuto bisogno di scorte o guardie: entrava nelle parrocchie e la gente si commuoveva.
Al contrario, Salera in pochi mesi ha dovuto fare affidamento sui comunicati stampa per giustificare il proprio operato. Cerrato ha solennemente assistito alla celebrazione della Messa antica e celebrato con cura quella nuova con la medesima, altissima dignità. Salera chiude. Cerrato costruiva; Salera smonta.
Perché? Perché Cerrato amava la Chiesa reale, mentre Salera sembra amare solo l'idea di Chiesa che ha nella propria testa: una struttura sinodale, burocratica, fredda, specchio di un ufficio pastorale.
Scriviamolo chiaramente, perché deve risuonare come un monito per tutti i "Salera" d'Italia. Nella storia della Chiesa esiste un castigo tremendo per i vescovi che maltrattano il proprio clero e il proprio popolo. E non si tratta della rimozione – che tanto non arriva mai, visto che a Roma tendono a proteggersi a vicenda – ma di qualcosa di molto peggiore: restare soli.
I vescovi che abusano della pazienza dei fedeli finiscono nella solitudine più totale. Celebrano in cattedrali vuote, circondati da quattro funzionari d'ufficio pronti a dire "bravo, Eccellenza", mentre fuori il popolo prega senza di loro, le famiglie si organizzano autonomamente e i preti migliori se ne vanno o resistono in silenzio aspettando che passi la tempesta.
Il loro episcopato non lascia alcuna eredità: non una vocazione, non una chiesa restaurata, non un'anima convertita. Lasciano dietro di sé solo scartoffie, firme raccolte contro di loro e striscioni di protesta. San Carlo Borromeo diceva che il vescovo deve "puzzare di pecore"; questi vescovi, invece, puzzano solo dell'inchiostro delle loro lettere di richiamo.
Volete sapere come andrà a finire a Ivrea? Finirà come sempre quando il pastore percuote il gregge: i fedeli si disperderanno, ma solo per trovare un altro ovile. E il pastore rimarrà da solo, con il bastone in mano, senza più pecore da percuotere.
Le 1.078 firme per Carlevato non testimoniano un'azione contro la Chiesa, ma per la Chiesa. Sono il sensus fidelium che grida: adesso basta. Avete taciuto abbastanza, fedeli di Ivrea, e avete fatto bene a rompere il silenzio. Gridate ora con centomila lingue, perché a forza di tacere anche la vostra diocesi stava marcendo.
E a Salera diciamo una cosa sola, con carità ma con spietata verità: Eccellenza, si fermi. Si inginocchi davanti al Crocifisso di Cuceglio che ha voluto chiudere e chieda perdono ai suoi preti. Altrimenti, il suo nome non resterà nella storia dei grandi vescovi di Ivrea: rimarrà nella cronaca locale come il perfetto esempio di come si distrugge una diocesi in un solo anno.
Dal 2012 al 2025, Ivrea ha avuto un vero Pastore: Monsignor Edoardo Aldo Cerrato. Un vescovo dell'Oratorio, uomo di dottrina e di liturgia; un uomo che amava i suoi sacerdoti anche quando sbagliavano e sosteneva il suo popolo anche quando protestava. Cerrato non ha mai avuto bisogno di scorte o guardie: entrava nelle parrocchie e la gente si commuoveva.
Al contrario, Salera in pochi mesi ha dovuto fare affidamento sui comunicati stampa per giustificare il proprio operato. Cerrato ha solennemente assistito alla celebrazione della Messa antica e celebrato con cura quella nuova con la medesima, altissima dignità. Salera chiude. Cerrato costruiva; Salera smonta.
Perché? Perché Cerrato amava la Chiesa reale, mentre Salera sembra amare solo l'idea di Chiesa che ha nella propria testa: una struttura sinodale, burocratica, fredda, specchio di un ufficio pastorale.
Scriviamolo chiaramente, perché deve risuonare come un monito per tutti i "Salera" d'Italia. Nella storia della Chiesa esiste un castigo tremendo per i vescovi che maltrattano il proprio clero e il proprio popolo. E non si tratta della rimozione – che tanto non arriva mai, visto che a Roma tendono a proteggersi a vicenda – ma di qualcosa di molto peggiore: restare soli.
I vescovi che abusano della pazienza dei fedeli finiscono nella solitudine più totale. Celebrano in cattedrali vuote, circondati da quattro funzionari d'ufficio pronti a dire "bravo, Eccellenza", mentre fuori il popolo prega senza di loro, le famiglie si organizzano autonomamente e i preti migliori se ne vanno o resistono in silenzio aspettando che passi la tempesta.
Il loro episcopato non lascia alcuna eredità: non una vocazione, non una chiesa restaurata, non un'anima convertita. Lasciano dietro di sé solo scartoffie, firme raccolte contro di loro e striscioni di protesta. San Carlo Borromeo diceva che il vescovo deve "puzzare di pecore"; questi vescovi, invece, puzzano solo dell'inchiostro delle loro lettere di richiamo.
Volete sapere come andrà a finire a Ivrea? Finirà come sempre quando il pastore percuote il gregge: i fedeli si disperderanno, ma solo per trovare un altro ovile. E il pastore rimarrà da solo, con il bastone in mano, senza più pecore da percuotere.
Le 1.078 firme per Carlevato non testimoniano un'azione contro la Chiesa, ma per la Chiesa. Sono il sensus fidelium che grida: adesso basta. Avete taciuto abbastanza, fedeli di Ivrea, e avete fatto bene a rompere il silenzio. Gridate ora con centomila lingue, perché a forza di tacere anche la vostra diocesi stava marcendo.
E a Salera diciamo una cosa sola, con carità ma con spietata verità: Eccellenza, si fermi. Si inginocchi davanti al Crocifisso di Cuceglio che ha voluto chiudere e chieda perdono ai suoi preti. Altrimenti, il suo nome non resterà nella storia dei grandi vescovi di Ivrea: rimarrà nella cronaca locale come il perfetto esempio di come si distrugge una diocesi in un solo anno.

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