di A.diJ.
Carissimi amici e lettori, l’eco delle notizie che giungono dalla Diocesi di Osnabrück, suffraganea dell'arcidiocesi di Amburgo in Germania, riguardanti la guida della comunità parrocchiale di Santa Barbara affidata a una figura laica e femminile, esattamente alla signora Doris Brinke, non può lasciarci indifferenti. Ci impone, al contrario, un serio esame di coscienza e un richiamo fermo alla Verità che abbiamo ricevuto e che siamo tenuti a custodire. Le "resistenze" di cui si parla non sono l'espressione di un mero pregiudizio umano o di un retaggio culturale superato, ma rappresentano l'ultimo baluardo della retta coscienza cattolica che si oppone alla demolizione interna della Chiesa.
Dobbiamo ricordare, con chiarezza e senza timore delle mode del secolo, che il governo pastorale delle parrocchie, delle diocesi e dei dicasteri non è un ufficio burocratico o una carica manageriale distribuibile secondo criteri di uguaglianza sociologica. Per sua stessa natura divina, esso spetta esclusivamente agli uomini ordinati.
Il sacerdozio non è un potere da rivendicare, ma un mistero istituito da Nostro Signore Gesù Cristo, il quale ha scelto solo uomini per il collegio apostolico. Il sacerdote opera in persona Christi Capitis; alterare questa corrispondenza sacramentale significa svuotare il sacramento stesso della sua realtà metafisica.
A tal proposito, risuona oggi più che mai necessaria l'ammonizione solenne e immutabile di papa Giovanni Paolo II. Nella lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis, il Pontefice dichiarò in modo definitivo che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire l'ordinazione presbiterale alle donne, e che questa sentenza deve essere tenuta come definitiva da tutti i fedeli della Chiesa. Tentare di aggirare questo scoglio dogmatico, affidando di fatto la guida e il governo pastorale formale alle donne con la scusa della "scarsità di clero", è un inganno dottrinale che introduce dalla porta sul retro ciò che la dogmatica respinge dalla porta principale.
Questa presunta "scarsità di clero", sbandierata come giustificazione per demolire l'ordine sacro, non è una fatalità inevitabile, ma il frutto avvelenato di decenni di sperimentalismo e di infedeltà. Se si ponesse fine, da parte dei vescovi e di Roma stessa, alla guerra sistematica contro la Messa di sempre e alle innovazioni liturgiche e pastorali, i seminari non basterebbero per contenere le vocazioni sacerdotali e religiose. Dove si custodisce la Tradizione, dove si celebra il Santo Sacrificio con il dovuto timore di Dio, e dove la dottrina viene predicata nella sua interezza, la grazia fiorisce e i giovani rispondono con generosità alla chiamata all'altare. La sterilità vocazionale non nasce dal Vangelo, ma dal deserto spirituale creato dalle riforme moderniste introdotte nella Chiesa con il Concilio Vaticano II.
Esiste infatti un legame profondo, intimo e indissolubile tra la liturgia tradizionale e la nascita delle vocazioni sacerdotali. Come ricordava mirabilmente Papa Pio XII nell'enciclica Mediator Dei, la sacra liturgia è il culto pubblico che il nostro Redentore rende al Padre, un atto teocentrico dove l'altare è il centro del cosmo e il sacerdote è il mediatore sacro rivestito di una dignità sovrumana. È proprio il rigore sacrale del rito antico, la densità del silenzio, il senso del mistero e la centralità del sacrificio propiziatorio — elementi che Papa Benedetto XVI volle tutelare e restituire alla Chiesa universale con il motu proprio Summorum Pontificum, riconoscendone la perenne validità e la santità — a esercitare un'attrazione irresistibile sulle anime dei giovani più generosi.
I giovani non cercano un'assemblea democratica e secolarizzata, né un ministero ridotto a servizio sociale, ma cercano l'Assoluto. Cercano una Messa che sia il Calvario reso presente, dove il sacerdote si offre insieme a Cristo. Quando la Chiesa oscura questa realtà sacramentale e combatte la sua stessa memoria liturgica, recide le radici stesse da cui germogliano i sacerdoti di domani.
Quello a cui stiamo assistendo in questi anni non è un autentico rinnovamento, ma una deriva pericolosa. Il cammino sinodale intrapreso sotto il pontificato di Papa Francesco, e drammaticamente continuato dall'attuale pontefice Leone XIV, sta progressivamente smantellando la struttura gerarchica e sacramentale che Cristo ha dato alla Sua Chiesa. Dietro la retorica dell'inclusione, dell'ascolto e della democratizzazione delle strutture ecclesiali, si nasconde il tentativo di conformare la Sposa di Cristo alle logiche del mondo secolare.
Questo percorso, che destruttura la figura del sacerdote, nega i frutti della liturgia perenne e relativizza il dogma, sta conducendo la Chiesa verso una vera e propria apostasia generalizzata. Quando la prassi pastorale si separa dalla dottrina e la Tradizione millenaria viene sacrificata sull'altare del compromesso con il mondo, la fede si corrompe. La resistenza cattolica tradizionale non nasce da uno spirito di ribellione, ma dal dovere sacro della fedeltà. Di fronte a questa spinta verso il naufragio dottrinale, abbiamo il dovere di rimanere saldi nella fede dei nostri padri, rifiutando ogni compromesso che mini l'ordine divino impresso da Cristo alla Sua Chiesa.
Rivolgiamo dunque un appello formale a tutti i sacerdoti, ai religiosi e ai fedeli laici che ancora amano la Verità: non cedete alla stanchezza, non piegate il ginocchio davanti alle innovazioni ingannevoli che svuotano i nostri tabernacoli e alterano la costituzione divina della Chiesa. Resistete nella fede, custodite la Messa di sempre nelle vostre case e nelle vostre comunità, sostenete i pochi pastori che rimangono fedeli al mandato apostolico. La nostra non è un'opposizione faziosa, ma l'esercizio legittimo del dovere di difendere il Deposito della Fede di fronte all'errore, con la certezza che le porte degli inferi non prevarranno.
Preghiamo:
O Signore Gesù Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote, custodisci la Tua Chiesa in quest'ora di oscurità e di sbandamento. Donaci la forza di rimanere fedeli alla Tua Santa Tradizione e al sacrificio dell'altare. Concedi alla Tua Sposa pastori coraggiosi che difendano il dogma contro ogni apostasia, e suscita nei cuori dei giovani il desiderio di servirti nella santità del vero sacerdozio. Maria, Madre dei Sacerdoti Regina Crucis e Sede della Sapienza, prega per noi e guida i Tuoi figli nella tempesta. Amen.

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