SAN GALLO CONFERMA VIGANÒ: ROMA NON È SPETTATRICE DISTRATTA, È IL REGISTA. E IL DRAG È L'ULTIMO CIRCO DI UNA FEDE MORTA
di A.diJ
Carissimi amici e lettori,
Il 18 settembre scorso, la Diocesi di San Gallo ha difeso pubblicamente lo spettacolo drag organizzato dalla sua stessa pastorale giovanile. Il vescovo locale era informato da mesi. I responsabili hanno persino tentato di giustificare l’evento, affermando che il travestimento servirebbe a coniugare l'arte drag con questioni «esistenziali, religiose e spirituali». Se credete che si tratti dell’episodio isolato di una diocesi svizzera alla deriva, siete fuori strada.
Per comprendere la portata del fenomeno, basti rileggere le lucide parole di Mons. Viganò nella sua lunga intervista a Masciullo:
«Roma non è spettatrice distratta di un processo che le sfugge; ne è il regista. Il metodo è quello collaudato dalla Rivoluzione conciliare: si permette che la disobbedienza parta dalla periferia, si lascia che essa si consolidi come "fatto compiuto", e poi il centro interviene non per reprimerla ma per "accompagnarla", invocando la sinodalità, l’ascolto, le esigenze pastorali. Il caso Bonny è emblematico: un Vescovo annuncia pubblicamente che violerà la legge della Chiesa, e nessun Dicastero lo richiama. Il caso Grünwidl è ancora più eloquente, perché non si tratta di tollerare un dissidente, ma di promuoverlo a una delle sedi più importanti d’Europa».
Viganò ci vede benissimo. San Gallo non è un incidente di percorso, ma la prova provata di una precisa strategia d'azione.(QUI 1) (QUI2)(Qui3)
Il "Metodo San Gallo": la periferia osa, il centro legittima
Il meccanismo è ormai standardizzato. La periferia devia dalla norma e sperimenta la rottura: ad Anversa il vescovo Johan Bonny annuncia la benedizione delle coppie omosessuali in aperta violazione del diritto canonico; a Vienna il progressismo radicale di Grünwidl viene premiato con la promozione pastorale; a San Gallo si trasforma il palcoscenico ecclesiale in un teatro di varietà.
Una volta che l'abuso si consolida nel tempo, scatta la seconda fase: il silenzio assenteista dei Dicasteri romani. Non una parola dalla Dottrina della Fede, né da quello dei Vescovi. Sotto l'attuale pontificato di Leone XIV, la linea di condotta ricalca fedelmente quella del passato: il laissez-faire.
Se i vertici fossero semplicemente distratti, l'intervento sanzionatorio arriverebbe, seppur tardivo. Invece l'inerzia si manifesta solo davanti all'eterodossia progressista. Al contrario, la macchina curiale ritrova fulminea severità quando si tratta di commissariare le realtà tradizionali, punire un sacerdote fedele alla Messa antica o isolare i presuli che difendono il Catechismo. Il drag show svizzero è la recita di un copione scritto altrove.
Una Chiesa che ha esaurito il Vangelo
Diciamolo con franchezza, spogliando il linguaggio dalle ipocrisie del gergo sinodale: una diocesi che ha bisogno di un travestito per dialogare sul senso della vita è una diocesi che ha implicitamente dichiarato il proprio fallimento spirituale.
Un clero che conserva la fede nell'Incarnazione, nella Croce e nei Novissimi (Morte, Giudizio, Inferno, Paradiso) attinge alla Sacra Scrittura, alla patristica e alla testimonianza dei santi. Se si avverte l'esigenza di mediare il sacro attraverso l'estetica profana e dissacrante del drag, significa che l'orizzonte soprannaturale è stato azzerato. Per decenni si è svuotato il dogma sostituendolo con i feticci del sociologismo, dell'ecologismo sentimentale e dell'accoglienza acritica. Il risultato finale è il vuoto pneumatico: non avendo più nulla di cattolico da dire, ci si affida all'intrattenimento.
La nemesi storica è evidente. San Gallo, la culla spirituale di quel "Gruppo" che per trent'anni ha pianificato la protestantizzazione della Chiesa, oggi mostra il volto terminale della propria creatura: l'incapacità di parlare dell'anima senza l'ausilio di una maschera mondana.
La responsabilità del Trono di Pietro
Oggi non esistono più alibi politici, né è possibile scaricare le colpe sui governi ecclesiali precedenti. Leone XIV siede sul soglio di Pietro e dispone della pienezza del potere giurisdizionale. Potrebbe sollevare Mons. Büchel dal governo pastorale o sciogliere d'imperio gli uffici responsabili dell'evento. Scegliendo la via del silenzio, il Pontefice non è neutrale: si fa garante politico del fatto compiuto.
La transizione dall'abuso alla norma è prevedibile. Tra qualche mese, la prassi pastorale verrà codificata in qualche documento ufficiale sulle "esperienze creative per le nuove identità". La crisi attuale non è un problema di indisciplina locale, ma un uso politico dell'autorità apostolica, che tollera l'anarchia periferica per riformare la prassi senza dover toccare formalmente la dottrina.
Il 18 settembre non è andato in scena uno spettacolo teatrale, ma l'atto funebre della cattolicità svizzera, con l'episcopato locale nel ruolo di impresario e la curia romana nella parte del regista occulto. Santa Caterina da Siena ammoniva che il mondo è marcito a causa del silenzio dei pastori; oggi, dietro quei silenzi, la struttura ecclesiale rischia di scivolare verso la farsa. E la farsa, inevitabilmente, lascia spazio ai pagliacci.

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