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Blog della Tradizione Cattolica Apostolica Romana

mercoledì 12 giugno 2024

Bergoglio punta alla riforma del primato petrino



"Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa"
 (Mt 16, 18).

Carissimi amici e lettori,
tutta la Chiesa universale,ha sempre creduto,riconosciuto e visto nel Vescovo di Roma, il «Vicario di Gesù Cristo, Successore del Principe degli Apostoli, Sommo Pontefice della Chiesa Universale, Patriarca d'Occidente, Primate d'Italia, Arcivescovo e Metropolita della Provincia Romana, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, Servo dei servi di Dio.» L'esercizio del ministero petrino deve essere inteso — perché « nulla perda della sua autenticità e trasparenza ». La Chiesa Cattolica insegna, come dottrina di fede, che il Vescovo di Roma è Successore di Pietro nel suo servizio primaziale nella Chiesa universale; questa successione spiega la preminenza della Chiesa di Roma, arricchita anche dalla predicazione e dal martirio di San Paolo.Nella “Pastor Aeternus”, del Beato Pio IX, prima della proclamazione del dogma sul primato, ricorda la preghiera di Gesù al Padre perché i suoi discepoli siano “una cosa sola”: Pietro e i suoi successori sono “l’intramontabile principio e il visibile fondamento” dell’unità della Chiesa. Quindi, afferma solennemente: “Proclamiamo dunque ed affermiamo, sulla scorta delle testimonianze del Vangelo, che il primato di giurisdizione sull’intera Chiesa di Dio è stato promesso e conferito al beato Apostolo Pietro da Cristo Signore in modo immediato e diretto (…) Ciò che dunque il Principe dei pastori, e grande pastore di tutte le pecore, il Signore Gesù Cristo, ha istituito nel beato Apostolo Pietro per rendere continua la salvezza e perenne il bene della Chiesa, è necessario, per volere di chi l’ha istituita, che duri per sempre nella Chiesa la quale, fondata sulla pietra, si manterrà salda fino alla fine dei secoli (…) Ne consegue che chiunque succede a Pietro in questa Cattedra, in forza dell’istituzione dello stesso Cristo, ottiene il Primato di Pietro su tutta la Chiesa (…) tutti, pastori e fedeli, di qualsivoglia rito e dignità, sono vincolati, nei suoi confronti, dall’obbligo della subordinazione gerarchica e della vera obbedienza, non solo nelle cose che appartengono alla fede e ai costumi, ma anche in quelle relative alla disciplina e al governo della Chiesa, in tutto il mondo. In questo modo, avendo salvaguardato l’unità della comunione e della professione della stessa fede con il Romano Pontefice, la Chiesa di Cristo sarà un solo gregge sotto un solo sommo pastore. Questa è la dottrina della verità cattolica, dalla quale nessuno può allontanarsi senza perdita della fede e pericolo della salvezza”.
Bergoglio invece punta alla riforma del primato petrino,perchè vuole avvicinare le sette protestanti, rivede la supremazia del primato petrino con una riforma di ampia portata per tutto il cammino ecumenico. E' contenuta in un documento che verrà presentato domani in Vaticano (titolo: il vescovo di Roma) ed è l'elaborazione di anni di studi e contatti con le confessioni scismatiche orientali, e sette  protestanti,come i luterani, il mondo ortodosso.
Un tema che a Bergoglio  sta particolarmente a cuore. Già dall'inizio del suo pontificato e nella sua prima omelia, del 19 marzo 2013 si interrogava con queste parole: «Gesù Cristo ha dato un potere a Pietro, ma di quale potere si tratta? Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce». 
Pochi anni dopo ad una delegazione di Costantinopoli si disse convinto «di avere a questo riguardo una responsabilità particolare, soprattutto nel constatare l'aspirazione ecumenica della maggior parte delle Comunità cristiane e ascoltando la domanda che di trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all'essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova forma di esercizio del papato».
Naturalmente l'argomento non è nuovo, visto che sono diversi anni che i teologi si interrogano su come sanare le fratture millenarie del passato e ristabilire una nuova unità tra oriente e occidente.Il nodo più importante nell’attuale dialogo tra le varie confessioni cristiane è sicuramente l’esercizio del primato, ossia la posizione di supremazia del Sovrano Romano Pontefice rispetto alle altre fedi. 
In pratica Bergoglio ha ripreso il filo dell'enciclica di Papa Wojtyla, Ut Unum Sint (1995) in cui si invitavano le Chiese a cementare il dialogo. Il gesuita Bergoglio ha però fatto un passo in avanti. Da anni promuove azioni congiunte, dal punto di vista umanitario con il patriarcato armeno, quello ortodosso di Costantinopoli,con il primate luterano, quello di Canterbury arrivando a realizzare viaggi umanitari densi di messaggi politici: per esempio la visita in Sud Sudan oppure quella sull'isola di Lesbo, in Grecia.
Anne Burghardt, al vertice della Federazione Luterana Mondiale: «la prima donna a capo di una pseudo-Chiesa»
. Una specie di "Papessa" - con il ruolo di segreterio generale - anche se il termine ovviamente suona improprio per i luterani. Esperta di relazioni internazionali, spiritualità bizantina ed ecumenismo, è appena stata al raduno ecumenico di Papa Francesco con il primate della Chiesa d'Inghilterra, Welby, il patriarca Bartolomeo e Ignatius Aphrem II, patriarca Siro-Ortodosso di Antiochia. Altro che sbriciolare soffitti, Anne è la prima donna in assoluto a raggiungere un ruolo simile.

Sin dall'inizio Bergoglio ha circoscritto il suo ruolo a quello di "vescovo di Roma", firmando tanti documenti non più dal Vaticano ma dal Palazzo del Laterano. Inoltre ha ripristinato il titolo storico di "Patriarca dell'Occidente",
che era stato rimosso dal suo predecessore Benedetto XVI nel 2006,in più abolisce quello di "Vicario di Cristo". In parallelo Francesco ha avviato un percorso di autodemolizione del papato incoraggiando la sinodalità all'interno delle strutture cattoliche, incrementando quegli scambi che prima non erano così scontati. Probabilmente avvicinando questo modello alle chiese ortodosse e alle confessioni protestanti. Sicuramente il documento che verrà presentato domani rappresenta il primo passo per l'incontro giubilare di Nicea a 1.700 anni dal Concilio di Nicea, che è riconosciuto da quasi tutte le chiese cristiane.
«Sono persuaso – disse  Bergoglio già nel 2015 - che, in una Chiesa sinodale, anche l’esercizio del primato petrino potrà ricevere maggiore luce. Il Papa non sta, da solo, al di sopra della Chiesa; ma dentro di essa come battezzato tra i battezzati e dentro il collegio episcopale come vescovo tra i vescovi, chiamato al contempo — come successore dell’apostolo Pietro — a guidare la Chiesa di Roma che presiede nell’amore tutte le Chiese»
.La riforma del papato che Bergoglio e i nemici della chiesa vogliono,segna un punto di non ritorno. E la premessa perché tutte le confessioni convergano in un cammino unitario per mettere le basi per una nuova religione mondiale.
Non c'è dubbio che il pontificato di Bergoglio sarà ricordato come il pontificato del "Dissacratore" sempre pronto ad accantonare i dogmi. Un papato disperato che porterà grazie alle sue scellerate idee verso l'affossamento definitivo della bimillenaria tradizione della chiesa cattolica, le sue riforme la sua trasformazione in una delle tante Onlus, dedite all'assistenza ai bisognosi, alla tutela dell'ambiente piuttosto che alla salvezza delle anime.

lunedì 10 giugno 2024

Dio chiede di essere amato e adorato,nel Cuore Eucaristico di Gesù

Carissimi amici e lettori, 
nel 1921 Benedetto XV istituì la festa del Cuore Eucaristico di Gesù, da celebrarsi il giovedì dell’ottava del Sacro Cuore. Era stato il Signore stesso a chiedere di diffondere questa specifica devozione, apparendo nel XIX secolo alla mistica Sophie Prouvier: «Ho sete di essere amato nel SS. Sacramento… Il mio Cuore domanda l’amore, come il povero domanda il pane».


La devozione al Cuore Eucaristico di Gesù prende le mosse da una richiesta che Gesù stesso fece alla mistica laica Sophie Prouvier il 22 gennaio del 1854 nell’Oratorio delle Suore del Rifugio, infermiere dell’Ospedale San Giacomo di Besançon.

Apparendole durante l’adorazione eucaristica, Gesù le disse “con tono di lamento” le seguenti parole: “Sono il Cuore Eucaristico... Ho sete di essere amato nel SS. Sacramento... Quante anime mi circondano, ma non mi consolano... Il mio Cuore domanda l'amore, come il povero domanda il pane…”.

Così descrisse la visione la signora Prouvier: “Il divin Cuore era come immerso in una profonda desolazione... ma aveva nel volto qualcosa d'indefinibilmente dolce: un’espressione di bontà infinita, anche se congiunta a un dolore sconfinato… per l’ingratitudine degli uomini, perfino delle anime più favorite dei suoi doni…”. Qualche mese più tardi, nello stesso luogo, Gesù rinnovò la propria richiesta: “Sono il Cuore Eucaristico... Ho sete di essere amato... Fammi conoscere, fammi amare!... Diffondi questa mia Devozione nel mondo!”.

In breve tempo la devozione si diffuse non solo in Francia ma anche nel resto dell’Europa, e autorevoli teologi dimostrarono che non si trovava in questa devozione alcun elemento di preoccupante novità ma che, viceversa, questa risultava un approfondimento di uno specifico aspetto della devozione al Sacro Cuore, precisamente quello di venerazione e di riconoscenza all'Amore infinito del Cuore di Gesù nel darci l’Eucaristia.

La devozione al Cuore Eucaristico fu promossa, tra gli altri, dal padre Carmelitano Scalzo e Servo di Dio, Agostino del Santissimo Sacramento (Hermann Cohen), e da San Pierre-Julien Eymard.

Il primo riconoscimento papale si ebbe nel 1868, quando Pio IX concesse un’indulgenza all’invocazione: “Lodato, adorato, amato e ringraziato sia ad ogni istante il Cuore Eucaristico di Gesù, in tutti i tabernacoli del mondo, fino alla consumazione dei secoli”.

Un decennio dopo papa Leone XIII, con quattro Brevi Apostolici, sostenne e promosse la devozione al Cuore Eucaristico e chiarì che essa intende suscitare la riconoscenza per l’Amore per il sacrificio di Gesù, attuato sulla Croce e perpetuato in modo incruento nell’Eucarestia. Ulteriori approvazioni vennero dai Congressi Eucaristici Internazionali di Lilla (1881) e di Avignone (1882).

Attorno al 1900 si scatenò contro il culto del Cuore Eucaristico un vento di persecuzione all’interno della stessa Chiesa. Il Santo Uffizio arrivò a ritenerlo superfluo perché identico a quello del Sacro Cuore. L’intervento di eminenti teologi fugò queste obiezioni.

Padre Alberto Lepidi, che fu teologo e canonista del Papa per ben 28 anni, così spiegò la differenza tra le due devozioni: “La Devozione al Sacro Cuore onora in modo generale l'amore di Gesù, che porge all’uomo i benefici della Redenzione, dall’Incarnazione alla Passione e Risurrezione. La Devozione al Cuore Eucaristico - invece - onora in maniera particolare e ben precisa l'amore di Gesù che volle e istituì l'Eucaristia per restare sempre con noi, donandosi all'uomo nella realtà del suo Corpo e del suo Sangue”.

Le difficoltà furono risolte e il 16 febbraio 1903 papa Leone XIII, con il Breve Adnotae nobis, affidò il culto e l’apostolato del Cuore Eucaristico ai Padri Redentoristi “perché quella [devozione] conveniva ai figli di S. Alfonso M. de Liguori, il grande apostolo della devozione al S. Cuore”. Nello stesso Breve il Santo Padre emise questa definizione: “Una Devozione che onora con particolare culto di riconoscenza e di amore l’Atto di suprema dilezione, col quale il nostro divin Redentore, prodigando tutte le ricchezze del suo Cuore, istituì l’adorabile Sacramento dell’Eucaristia, per restare con noi fino alla consumazione dei secoli”.

Il 9 novembre 1921 papa Benedetto XV firmò il decreto col quale concedeva la Messa e l’Ufficio propri del Cuore Eucaristico e istituiva la Festa del Cuore Eucaristico, da celebrarsi il giovedì dell’ottava del Sacro Cuore, con Messa e relativo ufficio propri, per la Diocesi di Roma e per le diocesi che ne avessero fatto richiesta.


«La ragione specifica e il fine di questa Festa con ufficio e Messa propri per commemorare l’amore di Nostro Signore Gesù Cristo nel mistero dell’Eucarestia, è spiegato in dettaglio nelle Sacre Scritture e nelle opere dei Padri e Dottori della Chiesa, e anche nella orazione pia approvata dal Sommo Pontefice Pio VII “Ecco fin dove è giunta, ecc.” […] l’altro fine è quello di eccitare grandemente nel cuore dei fedeli la fiducia e l’accesso al mistero della Santissima Eucarestia, e infiammare più ferventemente i loro cuori del fuoco dell’amore divino con il quale il Nostro Signore Gesù Cristo, infiammato di infinita carità nel suo Cuore, istituì la santissima Eucarestia, custodisce e ama i suoi discepoli nel suo sacratissimo Cuore, e vive e rimane tra di loro così come loro vivono e rimangono in esso, in colui il quale in quel medesimo mistero della santissima Eucaristia, si offre a noi e si dona, vittima, compagno, cibo, viatico e pegno della gloria futura».

Ecco la preghiera completa citata nel decreto, approvata e indulgenziata da Pio VI con rescritto del 7 novembre 1796 e quindi da Pio VII con rescritto del 9 febbraio 1818:

“Ecco fin dove è giunta la carità vostra eccessiva o Gesù, mio amantissimo! Voi delle vostre carni e del preziosissimo vostro Sangue apprestata mi avete una mensa divina per donarmi tutto Voi stesso. Chi mai vi spinse a tali trasporti di amore? Non altri certamente che il vostro amorosissimo Cuore. O cuore adorabile del mio Gesù, fornace ardentissima del divino amore, ricevete nella vostra piaga sacratissima l’anima mia, affinché in questa scuola di carità io impari a riamare quel Dio che mi die’ prove sì ammirabili dell’amor suo! E così sia”.

San Pio X scriveva: “Nulla ci sta più a cuore e ci torna più dolce che propagare ed accrescere nell’universo intero la pietà dei fedeli verso il Cuore Eucaristico di Gesù”. Pio XII con l’enciclica “Haurietis Aquas” promosse la devozione con queste parole: “Non si potrà facilmente comprendere l’amore che ha spinto il Salvatore a farsi nostro spirituale alimento, se non coltivando una speciale devozione al Cuore Eucaristico di Gesù”.

Oggigiorno la devozione al Cuore Eucaristico è stata ampiamente dimenticata ma i Redentoristi continuano a custodirla, fedeli al mandato di papa Leone XIII. Come infatti ebbe a precisare il superiore dei Redentoristi, padre Michele Mazzei: “La devozione al Sacro Cuore per noi redentoristi è nella forma di devozione al Cuore Eucaristico di Gesù”.

Questa devozione intende accendere i vincoli di amore e amicizia con il Cuore amantissimo di Gesù, non in ragione dei benefici che ne possono derivare, ma per pura riconoscenza, suscitata dalla meditazione della profondità del dono della Santissima Eucarestia. “Siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza”.

Sacerdote e Carmelitano Scalzo



Decreto di istituzione della festa con Messa e Ufficio propri, 9 novembre 1921 in AAS vol. 13 pag. 545.


Raccolta di orazioni e pie opere per le quali sono state concesse dai Sommi Pontefici le sante indulgenze. Roma, 1898, p. 106, n. 73.


Pio XII, Lettera Enciclica Haurietis Aquas del 15 maggio 1956 sulla devozione al Sacro Cuore di Gesù.


Padre Michele Mazzei (1878-1954), superiore provinciale dei Redentoristi di Napoli dal 1930 al 1933 e poi consultore generale della Congregazione.


Ef 3,19.

venerdì 7 giugno 2024

Gesù ci dona il suo Corpo nell’Eucarestia, è del suo Cuore che ci nutre!


di D.Claudio SDB

Carissimi amici e Lettori,
Santa Festa del sacro Cuore di Gesù che quest’anno cade il 7 giugno, festa di misericordia, dove l'amore che Gesù ha per ognuno di noi non può che trionfare e trasformare le nostre vite. la Chiesa ci propone di onorare il Cuore di Gesù, sia in quanto tale, sia come simbolo vivente della sua carità. Il suo culto è la quintessenza stessa del cristianesimo ed è strettamente legato alla Santissima Eucaristia: gli stessi miracoli eucaristici ci dicono che, quando Gesù ci dona il suo Corpo nell’Eucarestia, è del suo Cuore che ci nutre!


Con le sue parole, Giovanni Maria Vianney ha saputo toccare i cuori e guidarli verso Dio “Il Sacerdozio è l'amore del cuore di Gesù”, soleva dire il Santo Curato d’Ars. Questa toccante espressione ci permette anzitutto di evocare con tenerezza e riconoscenza l’immenso dono che i sacerdoti costituiscono non solo per la Chiesa, ma anche per la stessa umanità. Penso a tutti quei presbiteri che offrono ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo, cercando di aderire a Lui con i pensieri, la volontà, i sentimenti e lo stile di tutta la propria esistenza. Come non sottolineare le loro fatiche apostoliche, il loro servizio infaticabile e nascosto, la loro carità tendenzialmente universale? E che dire della fedeltà coraggiosa di tanti sacerdoti che, pur tra difficoltà e incomprensioni, restano fedeli alla loro vocazione: quella di “amici di Cristo”, da Lui particolarmente chiamati, prescelti e inviati.(Benedetto XVI)
Se comprendessimo bene ciò che significa essere un figlio di Dio, non potremmo fare il male (…) essere figlio di Dio, oh, la bella dignità! «Dal Cuore di Cristo il cuore dell'uomo impara a conoscere il vero e unico senso della sua vita e del suo destino, a comprendere il valore di una vita autenticamente cristiana, a guardarsi da certe perversioni del cuore umano, a unire l'amore filiale verso Dio con l'amore del prossimo» Il cuore del Salvatore invita a risalire all'amore del Padre, che è la sorgente di ogni autentico amore: «In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati». Gesù riceve incessantemente dal Padre, ricco di misericordia e compassione, l'amore che Egli prodiga agli uomini. Il suo Cuore rivela particolarmente la generosità di Dio verso il peccatore. Dio, reagendo al peccato, non diminuisce il suo amore, ma l'allarga in un movimento di misericordia che diventa iniziativa di redenzione.La contemplazione del Cuore di Gesù nell'Eucaristia spingerà i fedeli a cercare in quel Cuore l'inesauribile mistero del sacerdozio di Cristo e di quello della Chiesa. Farà gustare loro, in comunione con i fratelli, la soavità spirituale della carità alla sua stessa fonte. Aiutando ognuno a riscoprire il proprio Battesimo, li renderà più consapevoli della loro dimensione apostolica da vivere nella diffusione della carità e nella missione evangelizzatrice. Ciascuno si impegnerà maggiormente nel pregare il Padrone della messe perché conceda alla Chiesa «pastori secondo il suo cuore» che, innamorati di Cristo Buon Pastore, modellino il proprio cuore ad immagine del suo e siano disposti ad andare per le vie del mondo per proclamare a tutti che Egli è Via, Verità e Vita . A ciò si aggiungerà l'azione fattiva, perché anche molti giovani di oggi, docili alla voce dello Spirito Santo, siano formati a lasciar risonare nell'intimità del loro cuore le grandi attese della Chiesa e dell'umanità e a rispondere all'invito di Cristo per consacrarsi con Lui, entusiasti e gioiosi, «per la vita del mondo».Nel culto al Cuore di Gesù ha preso forma la parola profetica richiamata da san Giovanni: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto». È uno sguardo contemplativo, che si sforza di penetrare nell'intimo dei sentimenti di Cristo, vero Dio e vero uomo. In questo culto il credente conferma ed approfondisce l'accoglienza del mistero dell'Incarnazione, che ha reso il Verbo solidale con gli uomini, testimone della ricerca nei loro confronti da parte del Padre. Questa ricerca nasce nell'intimo di Dio, il quale «ama» l'uomo «eternamente nel Verbo e in Cristo lo vuole elevare alla dignità di figlio adottivo». Contemporaneamente la devozione al Cuore di Gesù scruta il mistero della Redenzione, per scoprirvi la dimensione di amore che ha animato il suo sacrificio di salvezza.Dal Cuore aperto del Redentore è nata la chiesa e da quel Cuore riceve alimento, giacché Cristo "ha dato se stesso per lei", per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola. Per mezzo poi dello Spirito Santo, l'amore che pervade il Cuore di Gesù si diffonde nel cuore degli uomini e li muove all'adorazione delle sue «imperscrutabili ricchezze » e alla supplica filiale e fidente verso il Padre attraverso il Risorto, 
« sempre vivo per intercedere per noi ».

Concludo lasciandovi con le parale del Beato Pio IX e di E dom Prosper Guéranger.

Pio XI, ancora cardinale, scriveva: “Il culto del Sacro Cuore è la quintessenza stessa del cristianesimo, il compendio e il sommario di tutta la religione. Il cristianesimo, opera d’amore nel suo inizio, nei suoi progressi e nel suo compimento non potrebbe essere identificato assolutamente con nessuna altra devozione come con quella del Sacro Cuore”. 
E dom Prosper Guéranger, nella sua celebre opera L’anno liturgico, così spiegava: “L’oggetto della devozione al Sacro Cuore è lo stesso Cuore ardente d’amore per Dio e per gli uomini. Dall’Incarnazione, infatti, Nostro Signor Gesù Cristo è l’oggetto dell’adorazione e dell’amore di ogni creatura, non soltanto come Dio ma come Uomo-Dio. Essendo la divinità e l’umanità unite nell’unica persona del Verbo divino, Egli merita tanto come Uomo che come Dio tutti gli omaggi del nostro culto; e come in Dio tutte le perfezioni sono adorabili, così pure in Cristo tutto è adorabile: il suo corpo, il suo sangue, le sue piaghe, il suo cuore, e per questo la Chiesa ha voluto offrire alla nostra adorazione questi oggetti sacri”.


Il Cuore trafitto di Cristo, batte d’amore per noi


Il cuore di Cristo è stato aperto dalla lancia che ha fatto uscire dal costato sangue e acqua.

(di don Adriano  S.D.B)

La Solennità del Sacro Cuore di Gesù è la solennità con cui la Chiesa celebra l'amore di Cristo Salvatore per gli esseri umani, un amore il cui simbolo è il suo Cuore.
Sebbene il punto più alto della devozione cristiana al Cuore di Gesù sia segnato dalle rivelazioni di Cristo a Santa Margherita Maria Alacoque nel XVII secolo, esiste una lunga preistoria di contemplazione di questo mistero, che risale a San Bernardo, abate di Chiaravalle, nel XII secolo, con la sua devozione all’umanità di Gesù. Più specificamente, tre sante del XIII secolo concentrano la loro venerazione sul Cuore di Cristo: Lutgarda, Matilde e Geltrude , che praticarono e diffusero personalmente la devozione al Cuore di Gesù attraverso i loro scritti.

Più tardi, nel XVI secolo, Luigi di Blois e San Giovanni d'Avila predicarono e diedero forma alla venerazione del cuore di Cristo. Nel XVII secolo, San Giovanni Eudes la rese popolare e riuscì a inserirla nella liturgia.

Ma fu senza dubbio suor Marguerite-Marie d'Alacoque, visitandina, che dal suo convento di Paray-le-Monial (Francia), diede grande impulso a questa devozione. Tra il 1673 e il 1675 ricevette notevoli rivelazioni e secondo la sua stessa confessione, la prima ebbe luogo mentre si trovava alla presenza di Gesù Eucaristico, che le confidò: “Il mio Cuore divino è così appassionato d'amore per gli uomini, specialmente per te, che, non potendo contenere in sé le fiamme della sua ardente carità, deve riversarle fuori, servendosi di te, e manifestarsi a loro per arricchirli dei doni preziosi che ti sto rivelando”.La solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù è la giornata per la santificazione dei sacerdoti , viene celebrata il venerdì dopo la solennità del Corpus Domini. Quasi a suggerirci che l’Eucaristia il Corpus Domini, non è altro che il Cuore stesso Gesù, di Colui che, con “cuore” si prende “cura” di noi.

Margherita Alacoque vive nel convento francese di Paray-le-Monial sulla Loira, dal 1671. Ha già fama di grande mistica quando, il 27 dicembre 1673, riceve la prima visita di Gesù che la invita a prendere all’interno del consesso dell’Ultima Cena il posto che fu di Giovanni, l’unico apostolo che fisicamente riposò il suo capo sul petto di Gesù. “Il mio cuore divino è così appassionato d’amore per gli uomini che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per questo grande disegno”, le dice. L’anno successivo Margherita ha altre due visioni: nella prima c’è il cuore di Gesù su un trono di fiamme, più lucente del sole e più trasparente del cristallo, circondato da una corona di spine; nell’altra vede Cristo sfolgorante di gloria, con il petto da cui escono fiamme da ogni parte, tanto da sembrare una fornace. Gesù le parla ancora e le chiede di fare la Comunione ogni primo venerdì per nove mesi consecutivi e di prostrarsi a terra per un’ora nella notte tra il giovedì e il venerdì. Nascono così le pratiche dei nove venerdì e dell’ora Santa di Adorazione. In una quarta visione poi, Cristo chiede l’istituzione di una festa per onorare il Suo Cuore e per riparare, attraverso la preghiera, le offese da Lui ricevute. La festa è resa obbligatoria per tutta la Chiesa a partire dal 1856 con Pio IX. La liturgia della solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù ci presenta, nel testo evangelico dell’Apostolo Giovanni, la storia della trafittura di Cristo sulla croce, come un appello al suo Cuore. Dal costato trafitto di Cristo sgorgano sangue e acqua; e San Giovanni attinge alle Scritture, in particolare alla profezia di Isaia, per presentare Cristo come l’Agnello pasquale della Nuova Alleanza di Dio con il suo popolo.

Anche la scienza medica dimostra che, come descritto dall'evangelista che “sa di dire la verità”, l’effusione dal Cuore di Cristo si manifestò con sangue ed acqua, quando la lancia del centurione gli trafisse il fianco. Non gli è stato rotto alcun osso, ma il suo Cuore è stato trafitto.

Non è forse prodigiosa l’immagine di un Cuore così traboccante di amore che vuole essere versato per la redenzione dell’umanità? Che prodigio mirabile il Cuore trafitto di Cristo, che batte d’amore per noi e ci dona simbolicamente l’acqua del battesimo con cui la Chiesa ci ha purificato dal peccato originale e il Santo Sangue dell’Eucaristia con cui il corpo e il sangue di Cristo ci rafforzano in questa vita terrena! Ex corde scisso Ecclesia Christo jugata nascitur - Dal Cuore trafitto di Cristo è nata la Chiesa sposa.

Il Cuore trafitto di Gesù ci viene presentato oggi come modello, affinché anche il nostro sia trafitto per amore dei fratelli, per la più limpida devozione a Cristo e per obbedienza alla sua Chiesa.
È il giorno del Sacro Cuore di Gesù trafitto per amore!

Il cuore di Dio freme nel vedere infranto l'amore

Il brano di Osea, nella prima lettura, fonde insieme tenerezza e fremente passione, sdegno trattenuto e volontà di salvare. Gli uomini amati da Dio, il popolo colmato di amore e di cure, non hanno corrisposto; Dio però, che ama appassionatamente, vincerà col suo amore l’incorrispondenza e la ribellione, ricondurrà a sé l’umanità, la farà maturare nell’amore. Gli uomini dovranno rientrare in se stessi e capire finalmente di quale amore Dio li ha amati, quale cura si è preso di loro. Siamo diventati così insensibili, oggi, così incapaci di vedere e di sentire, da non accorgerci che attorno a noi, dentro di noi, vi è un amore dal quale proviene tutto ciò che è buono, bello, vero, valido nella nostra vita...
La festa del Cuore di Cristo è un appello a riflettere, a pensare prima a noi che a lui, per giungere a sperimentare il suo amore, per vedere che siamo frutto del suo amore e che perciò dobbiamo essere amore per lui. Da questa riflessione sgorgherà un canto di liberazione e di gioia, dove noi tutti attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.
Nell’amore di Cristo si innesta in noi l'Amore che è Dio

Eppure, nonostante tutto - almeno di fronte alla morte - l'uomo sente paura e angoscia. Chi ci darà sicurezza? Chi ci può soddisfare nel desiderio bruciante di amare ed essere pienamente amati?
San Paolo sente questo dramma umano e scrive ai popoli che lo sentivano in maniera cruda, perché avvolti in ideologie tutt’altro che rassicuranti, fra culti e divinità crudeli o sciocche.

La magnifica pagina della lettera agli Efesini   fa sentire ai cristiani convertiti dal paganesimo che sono tutti avvolti in un immenso, tenero e forte amore, che sorpassa ogni conoscenza e li ricolma di tutta la pienezza di Dio.

Sulla prima e sull'ultima pagina della vita terrena dell’uomo, e su tutta la trama che la distende, nel tempo, è scritto: Dio ti ama e ti salva in Cristo; e l'eterno destino dell'uomo è: per sempre felice nella pienezza di Amore che è Dio. Questa testimonianza può e deve renderla il cristiano a ogni uomo.

Gli uomini vedranno fino a che punto Dio ci ama

Sul Calvario sembra tutto finito: lo è per coloro che hanno crocifisso Gesù. Invece il discepolo amato intuisce che tutto ora comincia su un piano più alto. Egli vede il pieno significato di quel sacrificio: il vero Agnello di Dio è stato immolato nella vera Pasqua per la più vera e piena liberazione degli uomini dalla schiavitù dell’odio, del male, del peccato: «Era, quello, un giorno solenne»! È l’amore che trionfa, che «si apre» per riversare sugli uomini le fonti della grazia (il sangue e l’acqua, simbolo dei sacramenti), e finalmente gli uomini vedranno e capiranno di quale amore Dio li ha amati. L’evangelista mostra tutto il significato che egli ha scoperto in ciò che ha minutamente descritto: «Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera ed egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate».

La celebrazione odierna, dobbiamo ripeterlo, è un’esaltazione dell’Amore; mostra che tutto è dovuto all’amore: dalla creazione, alla redenzione, all’eterno destino di gloria nella pienezza di Dio-Amore. Nulla di più vero, di più forte dell’amore divino-umano del Cristo; niente di più nobile che riconoscere e ricambiare tale amore.






giovedì 6 giugno 2024

Mons. Carlo Maria Viganò RESISTITE FORTES-Messaggio alla Resistenza Cattolica in Polonia 31 Maggio 2024


Eccellenza Reverendissima, caro Mons. Michal, Reverendi sacerdoti e chierici, carissimi fedeli: permettetemi anzitutto di ringraziarvi per avermi invitato ad intervenire al vostro convegno, a difesa della Fede Cattolica e a denuncia delle deviazioni della Gerarchia modernista. La vostra comunità in Polonia costituisce il nucleo della futura rinascita del Cattolicesimo nella vostra amata Patria.

La vostra fedeltà, e la fedeltà ancor più coraggiosa dei vostri Pastori vi rende oggi privilegiati: perché con gli occhi della Fede, e con l’ammaestramento della vostra Storia patria, siete in grado di riconoscere quell’epocale battaglia in corso tra Dio e Satana, che si concluderà alla fine dei tempi con la vittoria di Cristo sull’Anticristo, proprio nel momento in cui il regno del figlio dell’iniquità sembrerà al suo apogeo. Una battaglia senza quartiere, che oggi in altre Nazioni è combattuta in modo ancor più aspro e cruento, e che voi conoscete da un tempo più recente, e in particolare dopo che le epurazioni bergogliane hanno messo a tacere le voci di Vescovi non totalmente asserviti alla tirannide del Gesuita Argentino. Nel frattempo, crisi di governo e diktat politici dell’Unione Europea hanno portato nel vostro Parlamento e fatto assurgere a ruoli di governo gli emissari del World Economic Forum, principale artefice dell’agenda globalista. Le riforme che costoro vi stanno già imponendo sono chiaramente volte a distruggere la Polonia colpendola nella Fede, nella morale, nel suo patriottismo, nella sua memoria storica, nella sua identità.

Parlare di Polonia senza parlare di Chiesa Cattolica è impossibile. La Polonia è, tra tutte le nazioni slave, la più grande a professare la Fede cattolica. Sin dal Battesimo di Miecislao I, nel 966, e con lui di tutta la sua Corte – e questo grazie alle preghiere e alla testimonianza della Regina Dubrawka di Boemia – la Polonia è una nazione cattolica e tale rimase attraverso i secoli, nonostante le numerose guerre che si trovò a combattere contro i pagani, contro gli idolatri islamici, contro gli eretici protestanti e infine contro il materialismo ateo del Comunismo bolscevico. Ma in tutte quelle battaglie, la fiamma della Fede non fu mai affievolita, né messa a rischio di spegnersi come in questi ultimi, sventuratissimi decenni.

Per grazia di Dio, le grandi celebrazioni per il Millenario del Battesimo della Polonia nel 1966 – ma già iniziate nel 1957 con una Novena preparatoria di digiuno e penitenza cui aderirono tutti i Cattolici polacchi – ebbero il merito di oscurare le tristi vicende che in quegli anni travagliarono la Chiesa universale, vittima di quel colpo di stato modernista che fu il Concilio Vaticano II. Il Sacrum Poloniæ Millennium portò i vostri nonni e i vostri padri ad accompagnare in processione per tutta la vostra Patria la vuota cornice dell’icona della Vergine di Częstochowa, in coraggiosa testimonianza cristiana dinanzi ai divieti del governo comunista. Voi avevate sotto gli occhi gli orrori di un regime tirannico e anticristiano, e secoli di memoria di guerre e di caduti per difendere la Polonia dall’invasione maomettana. Parlare a voi Cattolici polacchi di ecumenismo, di dialogo con gli eretici e di laicità dello Stato vi avrebbe fatti insorgere con sdegno contro chi avesse cercato di convincervi a rinnegare la vostra Fede e la vostra identità nazionale, intrinsecamente cattolica. Eppure oggi sono i vertici della Chiesa a chiedervi di cancellare quei mille anni di Storia patria, in nome di un’inclusività che in altre Nazioni sta distruggendo la loro identità cristiana e riportando la barbarie.

Pochi, in quegli anni di rivoluzione, compresero quello cui pure in ambito civile avevano assistito: la spartizione della Polonia tra Germania e Unione Sovietica avvenuta nel 1939 – quando gli Alleati vi promisero un sostegno che poi colpevolmente non vi vollero garantire – sembrava ripetersi in ambito religioso trent’anni dopo, quando la Gerarchia modernista vi lasciò spiritualmente disarmati dinanzi all’assalto sempre più feroce dei due principali nemici della Chiesa: il Liberalismo e il Comunismo, entrambi partoriti dalla Massoneria. Vi tolse – ci tolse – la Messa Cattolica, e con essa l’intero tesoro di spiritualità e dottrina della Liturgia apostolica. Al suo posto vi offrì, come un tozzo di pane rancido gettato a chi si è visto privare del proprio posto alla mensa del Re, un rito plagiato dagli eretici e pensato per compiacere loro, a detrimento dell’adorazione dovuta alla Maestà di Dio. Vi tolse la purezza della dottrina cattolica, per darvi i sassi del Concilio e gli scorpioni dei modernisti. Ed oggi vi chiede di riconoscere come Padre comune un eresiarca apostata, che ha infestato la Curia Romana di suoi protetti o di personaggi che tiene sotto ricatto. Vi chiede di conservare la comunione con il primo demolitore della comunione cattolica, minacciandovi che se non riconoscete la sua autorità usurpata e il suo magistero ereticale sareste separati dalla Chiesa Cattolica, cui costui palesemente non appartiene, ma che osa rivendicare su di essa la sacra Autorità di Cristo.

Avrete ormai compreso, cari fedeli, che questo è un attacco che non si limita ad una crisi interna alla Chiesa cattolica, ma che coinvolge l’umanità intera, i governi delle nazioni, i leader delle organizzazioni sovranazionali, le grandi famiglie usuraie dell’alta finanza e con essi tutto il seguito di cortigiani e servi, convinti che servendo il potente potranno salvarsi dalla rovina incombente. Siamo dinanzi ad un colpo di stato globale, in cui una minoranza di traditori e di corrotti è riuscita a salire sino ai vertici delle istituzioni, spartendosi il potere tra deep state in ambito civile e deep church in ambito ecclesiale. Entrambi obbediscono alla medesima lobby satanica, alle medesime Logge, agli stessi personaggi votati al Male. E gli orrori che lentamente ma inesorabilmente vanno diventando normalità nella vostra Patria, noi li abbiamo già veduti da tempo: l’Italia, la Francia, la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda – tutte nazioni un tempo cattoliche – sono ostaggio di eversori che abusano del proprio potere per nuocere scientemente ai propri sudditi. I cittadini si trovano ad essere considerati come nemici dallo Stato, mentre i fedeli sono considerati nemici della Chiesa; e chi li accusa ostenta i propri vizi, la propria corruzione, l’irridente presunzione di impunità, l’illusione di aver già vinto. Avete dei Ministri che vi impongono l’ideologia woke e tutto il ciarpame LGBTQ+, che vogliono costringervi ad accettare l’aborto, l’eutanasia, la maternità surrogata, la transizione di genere, la sostituzione etnica, le nozze sodomitiche, la distruzione dell’agricoltura e dell’allevamento, la follia green, l’avvelenamento dell’aria e delle acque con la geoingegneria, il vostro impoverimento in nome di guerre per procura e di continue emergenze, la vostra trasformazione in schiavi mediante il controllo totale e in malati cronici mediante i sieri genici e finti vaccini. Ma avete anche una Gerarchia che tace, come ha taciuto in Italia, in Francia, in Irlanda, in Spagna, in Portogallo e ovunque il piano infernale del Nuovo Ordine Mondiale potesse essere in qualche modo ostacolato dalla Fede e dalla Morale del popolo. E sul Soglio che fu del Beato Pio IX oggi siede – abominazione della desolazione – il Gesuita Argentino, il piazzista di BigPharma, l’apostolo del cambiamento climatico, l’adoratore della Pachamama, il fautore della persecuzione dei Cattolici cinesi, il difensore di pornografi e pervertiti, il promotore del business dell’invasione islamica, il servo del World Economic Forum, il manovratore della farsa sinodale, il nemico della Messa di San Pio V, il liquidatore fallimentare della Chiesa di Cristo.

Ma in questa oscena ostentazione di quanto più alieno al Papato si possa pensare; in questa sfrontata offesa a Dio, ai Martiri e ai Santi della Chiesa di tutti i tempi; in questa desolante prova di pavidità e di vile cortigianeria di tanti cardinali, vescovi e sacerdoti; e nella evidenza che la congiura del sinedrio globalista vede come complici gli eversori nello Stato e quelli infiltrati nella Gerarchia cattolica, gli occhi del popolo e di tanti sacerdoti vanno finalmente aprendosi. Il baratro che separa i cittadini dai loro governanti è lo stesso di quello che divide i fedeli dai loro Pastori. L’asservimento all’élite da parte di chi è costituito in autorità è ormai talmente evidente da sconcertare anche i più moderati. Per questo è indispensabile che comprendiate il pericolo che incombe sulla Polonia, e che lo facciate comprendere a chi si illude di poter evitare ciò che altrove si è già verificato.

Perseverate, cari fratelli! Perseverate, resistite fortes in fide! Perché il nostro avvicinarci agli ultimi tempi richiede una testimonianza eroica ma ci riserva anche grandi consolazioni. Come le pecore riconoscono la voce del Buon Pastore, così le anime seguono i Ministri di Dio che si fanno docili strumenti della Grazia e che ardono del fuoco della Carità. Se siamo pochi ora, saremo in numero sempre maggiore, e potremo creare delle comunità diffuse in cui educare cristianamente i nostri figli e trasmettere loro ciò che li renderà forti e determinati. Se oggi siete derisi, domani vi renderanno onore. Se vi emarginano, domani verranno a bussare alla vostra porta. Ma proprio perché avete compreso e dovrete tramandare ai posteri quel nucleo di resistenza che domani permetterà di ricostruire e riconvertire la Polonia, avete il dovere di vivere coerentemente alla Fede Cattolica che professate, essendo per gli altri modello di buoni Cristiani.

Questo, carissimi fratelli, è il mio più sincero auspicio per tutti voi. Questa dev’essere la vostra determinazione. Questa la Grazia che invochiamo insieme alla Beata Vergine Maria di Częstochowa, Regina della Polonia.


+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo



Non c’è da stupirsi ! Semmai interroghiamoci. "Perché la chiesa ha preso una direzione che non porta a Cristo"





Di D. Alessio
Carissimi amici e lettori,

le nazioni unite, hanno stabilito che ogni anno il 5 Giugno, per sensibilizzare e incoraggiare azioni a favore della protezione dell’ambiente. "La Giornata Mondiale dell’Ambiente", istituita nel 1972 durante la Conferenza di Stoccolma sull’Ambiente Umano, questa giornata rappresenta un’opportunità per riflettere sulle problematiche ambientali e per mobilitare le risorse collettive a favore di un futuro sostenibile.
Si è parlato molto di ambiente in queste ultime settimane. Se ne è parlato con toni preoccupati e stupiti dinanzi alle temperature da record in india e ai morti che esse hanno determinato. Si è tornati a parlarne in toni analoghi dinanzi ai disastrosi eventi metereologici che hanno investito L'Europa e il Nord Italia. Difficile, infatti, essere stupiti dinanzi al verificarsi di tali  fenomeni.

E da tempo che sono apparse all’orizzonte del cattolicesimo tre nuove conversioni. Si tratta della conversione pastorale, della conversione sinodale e della conversione ecologica. La parola conversione la Chiesa l’aveva sempre adoperata per indicare il volgersi a Cristo, unico Salvatore. Ora la parola cambia significato.
La prima è largamente presente in Amoris laetitia, la seconda è stata espressamente indicata da Bergoglio in Evangelii gaudium, e la terza nell’enciclica Laudato si’. La parola conversione la Chiesa l’aveva sempre adoperata per indicare il volgersi a Cristo, unico Salvatore. Ora viene usata in questi altri significati, e non senza un perché alle spalle.

Delle tre conversioni la “madre” è quella pastorale, ormai fatta propria da grandissima parte della teologia contemporanea. Bisogna capire bene cosa significhi, perché essa rappresenta la chiave per capire anche le altre due conversioni. 
Il Vaticano II, come si sa, fece la “scelta pastorale”. Non si trattava (ancora) di una conversione ma di una scelta. Come illusoriamente disse papa Giovanni XXIII nel discorso di apertura Gaudet Mater Ecclesia, si sarebbe trattato semplicemente di dire le cose di sempre in un modo nuovo: la dottrina non muta ma deve cambiare il modo di proporla per renderla significativa per l’uomo contemporaneo. Era un’illusione, come già detto, perché cambiare il modo di dire le cose è impossibile senza cambiare anche il modo di intenderle. Già nel 1946 il Padre Garrigou-Lagrange aveva avvertito che se si cambiano le formule della fede se ne cambia la forma. E infatti il Vaticano II fu un Concilio solo pastorale senza mai essere  dottrinale e dogmatico.
Con la scelta pastorale del Vaticano II , almeno nelle intenzioni, ancora solo una “scelta”. Infatti nacque la nuova disciplina teologica della “teologia della pastorale”.Le preposizioni articolate hanno la loro importanza: la teologia della pastorale arriva alla pastorale partendo dalla dottrina. Fino a qui la pastorale è ancora subordinata alla dottrina. Col tempo, però, la teologia della pastorale è diventata “teologia pastorale” e la preposizione articolata è sparita. Oggi in nessuna facoltà teologica esiste una disciplina che si chiami “teologia della pastorale”, segno che la scelta pastorale doveva naturalmente evolversi verso la conversione pastorale, secondo la quale la pastorale non è più l’oggetto di applicazione della dottrina ma è il luogo teologico in cui la dottrina stessa si forma.La conversione pastorale comporta che la pastorale faccia parte della dottrina. Questo radicale cambiamento, finora avvalorato dai teologi, viene adesso confermato dal Papa. Questo esito era implicito nella “scelta pastorale” del Vaticano II, in ogni caso è una sua versione molto più radicale: la pastorale da metodo diventa evento e da campo di applicazione diventa verità, con il pericolo del nefasto pastoralismo.

Se la “madre di tutte le conversioni” è la conversione pastorale, si può allora comprendere il senso delle altre due conversioni. Prendiamo la conversione ecologica: essa non sarà più l’applicazione della dottrina cristiana alla salvaguardia del creato. Quest’ultima sarebbe solo una “teologia della ecologia” (torna in campo la preposizione articolata) e non una “teologia ecologica” come richiesto da un vera e propria conversione ecologica. Da questo ultimo punto di vista l’ambiente non è più l’oggetto della riflessione teologica ma è il luogo teologico da cui elaborare la dottrina stessa. Prima ci si impegna, con tutti, per l’ecologia e poi, dall’interno di questa prassi, emerge la teologia ecologica.

Di ecologia il magistero dei papi si era sempre interessato. Sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI ne avevano parlato a lungo e in profondità. Ma era ancora “teologia dell’ambiente” e non “teologia ambientale”. Ora la conversione ecologica richiede di pensare in termini di teologia ambientale, con il forte pericolo, però, che si apra ad una teologia ambientalista. Lo stesso dicasi per la conversione sinodale e quindi, per la “teologia sinodale” che vuole soppiantare la “teologia della sinodalità” (attenti alla preposizione). La Chiesa tedesca ha già iniziato un sinodo per cambiare alcuni elementi importanti della dottrina della Chiesa, soprattutto della morale. Ecco un esempio di teologia sinodale, ossia la sinodalità non è più l’oggetto ma diventa il luogo teologico da cui emerge la dottrina.

Che la cosa si presti a sistematiche strumentalizzazioni è fin troppo evidente. Il cardinale Marx e altri porporati  hanno infatti già elencato le riforme dottrinali che il sinodo tedesco e la chiesa di Roma dovrebbero approvare le quali, quindi, sono già state decise. Anche le conclusioni dei sinodi sulla famiglia e sui giovani erano già state decise. Come è molto facile che una teologia ambientale diventi una teologia ambientalista, così è molto probabile che una teologia sinodale diventi una teologia sinodalista. Il prossimi sinodi potrebbe avere entrambe queste caratteristiche.
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