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mercoledì 11 novembre 2020

Sibilla


"di don Pasquino" 

LO PROMETTO……

Penso che ogni sacerdote ricordi con profondo senso di gratitudine il giorno della sua ordinazione.

La prima gratitudine va indirizzata a Dio, che lo ha scelto pur con tante povertà e fragilità, ad essere  suo ministro per portare al popolo pellegrino il nutrimento della sua Parola, del Pane di vita eterna e degli altri Sacramenti.

Gratitudine va alla propria famiglia, che ha imparato a condividere con stupore e trepidazione un dono così grande, fatto ad un suo membro.

Gratitudine va anche alla Chiesa, che ha accolto questo ragazzo, ne ha curato la formazione e lo ha preparato ad andare in tutto il mondo per predicare il Vangelo di Gesù Cristo.

In molti casi, le parrocchie di provenienza, i benefattori dei seminari, le diocesi stesse, si fanno carico di completare ciò che manca al sostentamento di questi ragazzi e giovani in preparazione.

Detto in termini commerciali, si potrebbe affermare che si fa un investimento; solo che l’obiettivo non è appunto materiale-commerciale, bensì umano, spirituale ed evangelico.

Quindi, da parte dell’interessato, dovrebbe esserci sempre gratitudine verso chi ti ha garantito il latte umano e spirituale!

Purtroppo non è sempre così; molti sacerdoti, quando raggiungono il loro obiettivo e cioè una garanzia di autonomia, si permettono di mortificare con il loro stile di vita, con le loro parole e con le loro apparizioni in TV quella Chiesa che li ha accolti, formati e preparati.

Uso il plurale, ma l’intelligenza di chi legge, può portarlo senza dubbio a dei casi ben specifici.

Questi preti, fanno anzitutto quello che piace a loro, ricattando i loro Vescovi se non li assecondano nelle cose che gradiscono fare; si estraneano dai loro confratelli che invece continuano a rimanere nel campo di battaglia, cioè nelle parrocchie, che siano di periferia o meno.

Questi preti che indossano jeans e scarpe firmate, dove ogni singolo indumento è di marca e alla fine quando sono completamente vestiti valgono un patrimonio, si permettono di criticare i loro confratelli che cercano di essere normali, o vestendosi da preti, con quella tuta da lavoro che toglie ogni desiderio di mondanità o semplicemente indossando abiti ordinari che comunque non traspaiono ricercatezza o altro.

Questi preti “fighi” che si presentano al Papa in questo modo, non fanno altro che affermare il loro bisogno di apparire, perché se ci pensassero bene, si renderebbero conto che non è normale comportarsi così e tutte le persone hanno di che dire.

Neanche nel contesto più sacro di una celebrazione penitenziale, come l’ultima Via Crucis in Piazza San Pietro, hanno avuto l’umiltà e il desiderio di mostrarsi per quello che sono e non come un ibrido.

Quante persone, appena hanno visto, hanno cambiato canale, con sofferenza, perché indisposti da quel modo di presentarsi e ricordandosi di quell’arroganza e saccenza che è loro caratteristica da sempre.

Forse, bisognerebbe andare  in certe città, magari anche a Padova, in una certa parrocchia quasi in centro storico per sentire che ricordo hanno di quel giovane cappellano che con la sua esuberanza malata di protagonismo ha messo il parroco nelle condizioni di dover rinunciare al suo ministero.

Forse, basterebbe interrogare i singoli preti della diocesi per sentire che risonanze vengono fuori quando si parla di un certo prete che sembra abbia fatto la scalata del Monte Bianco e si permette di non salutare nessuno e di snobbare chiunque.

E’ presentato come il parroco del Carcere Circondariale, ma la Diocesi di Padova ha sempre bisogno di nominarne altri, perché sono più i giorni che è assente, rispetto a quelli che c’è.

Però, gli onori vanno sempre a lui e appare come il “mago” di come ci si dovrebbe comportare con i carcerati, di come tutti i preti dovrebbero atteggiarsi nei confronti di questa realtà, permettendosi, lui, di dire che i suoi confratelli preferiscono stare comodi nelle loro canoniche.

Lui, che negli anni ha scritto decine di libri e ha sicuramente raggiunto la sua autonomia, può fare questo ed altro.

Per fortuna, conosciamo tanti preti che avendo avuto fortuna in questo campo o simili, con umiltà e discrezione hanno dirottato tutto ad enti di carità, proprio per evitare di cadere in certi rischi.

Quanta meraviglia regna da queste parti per chi sembra il maggiordomo di Sua Santità!

E tutti, sembra che abbiano paura di richiamarlo ad un atteggiamento di maggior umiltà, di stile sacerdotale, di educazione.

Paura perché?

Perché potrebbe parlare male di qualcuno al Papa?

E’ questo lo scotto da pagare?

Povera Chiesa, intrappolata dalle “bizze” di un prete che non si accorge che gli anni passano anche per lui e forse è il caso che non si metta più i jeans rotti come i giovanissimi!

Poveri superiori, che fanno i duri con quelli che pensano siano deboli e diventano deboli, insignificanti e timorosi, con quelli che pensano siano i duri, i pericolosi per la loro incolumità!

Ma passerà anche questa “generazione” e allora vedremo se ci sarà perseveranza o altro; vedremo a cosa sarà servita tutta questa scenografia che sa proprio da palcoscenico.

Un tempo, quando si avvicinavano i preti, i loro abiti sapevano da incenso e da lavoro; non avevano tante possibilità di cambiare vestito e l’incenso copriva certi odori, il famoso odore delle pecore!

Prima servivano Dio e poi andavano dal prossimo, dal povero, dal carcerato, senza tante apparizioni in TV.

Oggi, certi preti non profumano più di incenso ma delle marche più prestigiose di profumo; però, hanno il numero di cellulare del Papa, si permettono di dare del “tu” al Papa, umiliando quelli che non possono farlo; vanno a Santa Marta come fosse la loro seconda casa e si prodigano per far andare quelli che gli sono simpatici, mentre altri, nonostante abbiano chiesto, non hanno neppure ricevuto una risposta.

Sono cambiati i tempi, vero!

Eh sì, ma ho la sensazione che a breve cambierà anche qualcos’altro e forse si ritornerà a cercare i preti vestiti da preti, con la loro tuta da lavoro o comunque vestiti in modo semplice.

Magari ritorneranno anche ad emanare profumo d’incenso; allora sarà ancora più bello e rassicurante.

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