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mercoledì 2 ottobre 2019

I SANTI ANGELI CUSTODI

Risultati immagini per gli angeli custodi raccontato dai santi



Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore,per condurlo alla vita”.San Basilio di Cesarea “I più grandi santi e gli uomini di Dio hanno vissuto nella familiarità degli angeli, da Sant’Agostino a J.K. Newman”. card. J. Danielou Nella vita dei mistici e dei santi gli “incontri angelici” sono frequenti. Ecco alcuni esempi significativi:

SAN FRANCESCO D’ASSISI (1182-1226) La devozione di San Francesco per gli angeli è descritta da san Bonaventura in questi termini: “Con inseparabile vincolo d ‘amore era unito agli angeli, a questi spiriti che ardono d’un fuoco meraviglioso e, con esso, penetrano in Dio e infiammano le anime degli eletti. Per devozione verso di loro, a cominciare dalla festa dell ‘Assunzione della Vergine santissima, digiunava per quaranta giorni, dedicandosi continuamente alla preghiera. Era particolarmente devoto a san Michele arcangelo”.

SAN TOMMASO D ‘AQUINO (1225-1274) Durante le sua vita ebbe numerose visioni e comunicazioni con gli angeli, oltre a dedicare loro particolare attenzione nella sua Summa teologica (S Th. I, q.50-64). Ne parlò con così tanta acutezza e penetrazione e seppe esprimersi nella sua opera in maniera così convincente e suggestiva, che già i suoi contemporanei lo definirono “Doctor Angelicus”, Dottore Angelico. Esseri di natura puramente immateriale e spirituale, di numero incalcolabile, diversi per saggezza e perfezione, suddivisi in gerarchie, gli angeli, per lui, sono esistiti da sempre; ma furono creati da Dio, forse prima del mondo materiale e dell’uomo. Ogni uomo, sia esso cristiano o non cristiano, ha un angelo custode che non lo abbandona mai, neppure se è un grandissimo peccatore. Gli angeli custodi non impediscono che l’uomo faccia uso della sua libertà anche per compiere il male, tuttavia operano su di lui illuminandolo e ispirandogli buoni sentimenti.

BEATA ANGELA DA FOLIGNO (1248-1309) Affermò di essere stata inondata di gioia immensa alla vista degli angeli: “Se non l’avessi sentita, non avrei creduto che la vista degli angeli fosse capace di dare una tale gioia”. Angela, sposa e madre, si era convertita nel 1285; dopo una vita dissoluta, aveva iniziato un cammino mistico che l’aveva portata a divenire perfetta sposa di Cristo che le era apparso più volte insieme agli angeli.

Santa Francesca Romana.jpgSANTA FRANCESCA ROMANA (1384-1440) La santa più conosciuta e amata dai romani. Bella e intelligente, avrebbe voluto essere sposa di Cristo, ma per obbedire al padre acconsentì al matrimonio con un patrizio romano e fu madre e sposa esemplare. Rimasta vedova si dedicò completamente alla vocazione religiosa. È fondatrice delle Oblate di Maria. Tutta la vita di questa santa è accompagnata da figure angeliche, in particolare sentiva e vedeva accanto a sé sempre un ‘angelo. Il primo intervento dell’angelo è del 1399 salvando Francesca e sua cognata che erano cadute nel Tevere. L’angelo si presentava come un bambino di 10 anni con i capelli lunghi, gli occhi splendenti, vestito di una tunica bianca; fu soprattutto vicino a Francesca nelle numerose e violente lotte che ella dovette sostenere con il diavolo. Questo angelo fanciullo rimase accanto alla santa per 24 anni, poi fu sostituito da un altro molto più risplendente del primo, di gerarchia superiore, che restò con lei fino alla morte. Francesca fu amatissima dal popolo di Roma per la straordinaria carità e le guarigioni che otteneva.

PADRE PIO DA PIETRELCINA (1887-1968) Devotissimo all ‘angelo. Nelle battaglie numerose e durissime che dovette sostenere con il maligno, un personaggio luminoso, certo un angelo, gli fu sempre vicino per aiutarlo e dargli forza. “Che l’angelo ti accompagni” diceva a chi gli chiedeva la benedizione. Una volta disse: “Pare impossibile quanto siano obbedienti gli angeli!”.
San Pio da Pietrelcina , dotato di molti doni mistici, incluso quello delle stigmate, cioè, le piaghe della crocifissione di Nostro Signore Gesù Cristo, e grande promotore della devozione agli Angeli Custodi. In diverse occasioni egli ricevette messaggi dagli Angeli Custodi di persone che, a distanza, avevano bisogno del suo aiuto.
San Pio da Pietrel-
cina tre anni prima
della sua morte
Un signore di nome Franco Rissone, sapendo del costante impegno di San Pio perché ci fosse una maggiore devozione ai celesti custodi, tutte le sere, dall'hotel dove alloggiava, inviava il suo Angelo Custode a Padre Pio affinché gli trasmettesse i messaggi desiderati. Franco dubitava che il Santo sentisse i suoi messaggi. Un giorno, mentre si confessava con San Pio, chiese: "Vostro Reverendissimo, lei sente realmente quello che le mando a dire dall'Angelo Custode?". Al che il religioso rispose: "Ma credi forse che sia sordo?".10

Le incertezze di molti riguardo alla convivenza di San Pio da Pietrelcina con i Santi Angeli, pur non indicando fiducia, servivano, però, a evidenziare ancor più questa sua familiarità con gli Angeli.

Una signora, di nome Franca Dolce, volle chiedere a San Pio la seguente cosa: "Padre, una di queste notti ho mandato l'Angelo Custode a parlare con Sua Reverendissima di alcune questioni delicate. È venuto o non è venuto?". Il confessore rispose: "Pensi, forse, che il tuo Angelo Custode sia così disobbediente come te?". La signora, volendo saperne di più, aggiunse: "Bene, allora, è venuto; e che cosa le ha detto?". San Pio rispose: "Senti questa, mi ha detto quello che tu gli hai detto di dirme". Non contenta della risposta, la signora tornò a chiedere: "Ma che cosa?". San Pio rispose: "Mi ha detto...", e allora ripeté con esattezza tutte le parole che la signora aveva dettato al Santo Angelo, con grande sorpresa della stessa.

Ancora più eloquente è il fatto capitato a un'altra signora, di nome Banetti, una contadina residente a qualche chilometro da Torino. Il giorno 20 settembre, data in cui si commemorava l'accoglimento delle stigmate da parte di padre Pio, era costume che le persone più devote del santo confessore gli inviassero lettere dalle più svariate parti d'Italia e anche di altri paesi.

La signora Banetti non trovò nessuno che andasse in città a spedire la sua lettera. Era addolorata di non poter inviare i suoi auguri a San Pio. Si ricordò, però, della raccomandazione che le aveva fatto il Santo, l'ultima volta che lo aveva incontrato: "Quando hai bisogno, manda il tuo Angelo Custode da me".12 Nello stesso istante rivolse una preghiera al suo celeste custode: "O mio buon Angelo, porta tu i miei auguri a padre Pio, perché non ho altro modo per mandarglieli".13 Pochi giorni dopo, la signora Banetti ricevette una lettera proveniente da San Giovanni Rotondo, luogo dove viveva San Pio, inviata dalla signora Rosine Placentino, con le seguenti parole: "Il padre mi chiede di ringraziarla a suo nome per gli auguri spirituali che gli ha inviato ".14
TERESA NEUMANN (1898-1962) Nel caso di un’altra grande mistica del nostro tempo, Teresa Neumann, contemporanea di Padre Pio, troviamo un contatto quotidiano e sereno con gli angeli. Essa nacque nel paesino di Konnersreuch in Baviera nel 1898 e qui morì nel 1962. Il suo desiderio sarebbe stato quello di farsi suora missionaria, ma ne fu impedita da una grave malattia, conseguenza di un incidente, che la rese cieca e paralizzata. Per anni rimase a letto, sopportando serenamente la propria infermità e fu poi improvvisamente guarita prima dalla cecità poi dalla paralisi, per l’intervento di Santa Teresa di Lisieux di cui la Neumann era devota. Ben presto incominciarono le visioni della passione di Cristo che accompagnarono Teresa per tutta la vita ripetendosi ogni venerdì, in più, gradualmente, si manifestarono le stigmate. In seguito Teresa avverti sempre meno il bisogno di nutrirsi, poi smise completamente di mangiare e di bere. Il suo digiuno totale, controllato da apposite commissioni nominate dal vescovo di Ratisbona, durò ben 36 anni. Riceveva quotidianamente solo l’Eucaristia. Più di una volta le visioni di Teresa ebbero come oggetto il mondo angelico. Del proprio angelo custode percepiva la presenza: lo vedeva alla propria destra e vedeva anche l’angelo dei suoi visitatori. Teresa riteneva che il suo angelo la proteggesse dal demonio, la sostituisse nei casi di bilocazione (ella fu vista spesso contemporaneamente in due luoghi) e l’aiutasse nelle difficoltà. Per avere altre testimonianze di santi sull’esistenza e sul loro rapporto con gli angeli rimandiamo al capitolo “Preghiere all’angelo custode”. Tuttavia, oltre ai santi riportati in questo volume, molti altri hanno vissuto episodi significativi legati a questi messaggeri celesti tra cui: san Felice di Noia, Santa Margherita da Cortona, San Filippo Neri, Santa Rosa da Lima, Santa Angela Merici, Santa Caterina da Siena, Guglielmo di Narbona, Benedetta la veggente del Laus ecc.I nostri Angeli custodi stanno a fianco di ciascuno di noi, instancabili, solleciti, buoni, pronti ad aiutarci in tutto ciò di cui abbiamo bisogno, sia che si tratti di necessità materiali o spirituali. Vediamo alcuni esempi di persone favorite dalla grazia di vedere il loro Angelo Custode e di conversare ripetutamente con lui nel corso della loro vita.
Certamente, nei nostri giorni così difficili, questo contribuirà ad aumentare in noi la devozione verso il nostro miglior amico, e ci stimolerà a ricorrere con maggiore impegno al suo aiuto.

“Non ti vergogni di peccare in mia presenza?”

Santa Gemma Galgani (1878- 1903) ebbe la costante compagnia del suo Angelo protettore, con cui manteneva un rapporto familiare. Lei lo vedeva, pregavano insieme, e lui lasciava perfino che lei lo toccasse. Insomma, Santa Gemma considerava il suo Angelo Custode come un amico sempre presente. Egli le prestava ogni tipo di aiuto, addirittura portando messaggi al suo confessore, a Roma.
Santa Gemma Galgani 

Questo sacerdote, don Germano di San Stanislao, dell'Ordine dei Passionisti, fondato da San Paolo della Croce, lasciò la narrazione della relazione di Santa Gemma con il suo celeste protettore: "Frequentemente quando le chiedevo se l'Angelo Custode rimanesse sempre al suo posto, al suo fianco, Gemma si volgeva verso di lui completamente a suo agio e subito cadeva in un'estasi di ammirazione per tutto il tempo in cui lo fissava".1 Lei lo vedeva per tutto il giorno. Prima di addormentarsi gli chiedeva di vegliare al capezzale del letto e di farle un segno della Croce sulla fronte. Quando si svegliava, al mattino, aveva l'immensa gioia di vederlo al suo fianco, come lei stessa raccontò al suo confessore: "Questa mattina, quando mi sono svegliata, lui era lì vicino a me".2

Quando andava a confessarsi e aveva bisogno di aiuto, senza indugio il suo Angelo l'aiutava, come racconta: "[Lui] mi richiama alla mente le idee, mi detta anche alcune parole, di modo che non sento difficoltà a scrivere".3 Inoltre, il suo Angelo Custode era un sublime maestro di vita spirituale, e le insegnava come procedere rettamente: "Ricordati, figlia mia, che l'anima che ama Gesù parla poco e si abnega molto. Ti ordino, da parte di Gesù, di non dare mai il tuo parere se non ti è richiesto, e di non difendere mai la tua opinione, ma di cedere subito". E aggiungeva ancora: "Quando commetti qualche mancanza, dillo subito senza aspettare che te lo chiedano. Infine, non dimenticarti di proteggere gli occhi, perché gli occhi mortificati vedranno le bellezze del Cielo".4

Sebbene non fosse una religiosa, e conducesse una vita comune, Santa Gemma Galgani desiderava, tuttavia, consacrarsi nel modo più perfetto al servizio di Nostro Signore Gesù Cristo. Però, come a volte può succedere, il semplice desiderio di santità non basta; è necessaria la saggia istruzione di chi ci guida, applicata con fermezza. E così succedeva a Santa Gemma. Il suo soavissimo e celeste compagno, che in ogni momento stava sotto il suo sguardo, non metteva da parte la severità quando, per una qualsiasi scivolata, la sua protetta smetteva di seguire le vie della perfezione. Quando, per esempio, decise di mettersi alcuni gioielli d'oro, con un certo compiacimento, per far visita a un parente da cui li aveva ricevuti in regalo, sentì un salutare ammonimento dal suo Angelo, al ritorno a casa, che la guardava con severità: "Ricordati che le collane preziose, per abbellimento della sposa di un Re crocifisso, possono essere soltanto le sue spine e la sua Croce". 5 Fosse quale fosse l'occasione in cui Santa Gemma deviasse dalla santità, subito un'angelica censura si faceva sentire: "Non ti vergogni di peccare in mia presenza?".6 Oltre che a essere custode, si vede bene che l'Angelo Custode svolge l'eccellente compito di maestro di perfezione e di modello di santità.
Cecilia Cony

Trent'anni di convivenza con l'Angelo Custode

Gli occhi percorrevano attentamente le righe del testo e, di quando in quando, un'altra pagina veniva girata. Intorno regnava il silenzio, interrotto a volte da un qualche suono tipico di una città dell'interno, dell'inizio del secolo passato. Siamo nel 1917. Una ragazza, con i suoi 17 anni, studia in una stanza vicina all'ingresso di casa. Era un'altra calda sera d'estate a Jaguarão, a Rio Grande do Sul, Brasile, alla frontiera con l'Uruguay.
La porta d'entrata si trovava aperta, forse allo scopo di arieggiare un poco l'ambiente, oppresso dall'afa caratteristica di quest'epoca dell'anno. La servitù era occupata nelle faccende domestiche, lontano da quella parte della casa. Concentrata nella lettura, non si accorse che un estraneo era entrato in casa e che si era collocato dall'altra parte del tavolo davanti al quale lei era seduta. La sorpresa fu enorme quando, sollevando gli occhi dal libro, scorse un uomo, con segnali di ubriachezza, che afferrava con le due mani il bordo del tavolo. Era forte e alto, di aspetto cattivo e con uno sguardo da codardo. Aveva una fascia avvolta intorno alla vita, dove teneva infilato un coltello, com'è costume usare in questa regione.

Il forestiero rimase un po' di tempo a osservare la ragazza, mezzo stordita da tale visione, e poi cominciò a girare intorno al tavolo verso di lei, senza smettere di appoggiarsi. Ruppe il silenzio che regnava e disse in spagnolo: "Tú hablas, yo te estrangulo – Se parli, ti strozzo".

Il terrore s'impossessò della ragazza, che nulla riuscì a dire, se non poche parole a mezza voce: "Mio nuovo amico!". Nello stesso istante si sentì posare sulle sue spalle una mano, quella stessa che, a volte, aveva sentito in altre occasioni di sgomento. Era il suo fedele Angelo Custode che, toccandola sulle spalle, le restituiva come per incanto la tranquillità, dissipando con incredibile rapidità il terrore che sentiva. Ebbe, con questo, le forze per alzarsi e correre incontro ad Acacia, una delle domestiche della casa, mentre il terribile uomo fuggiva, facendo cadere nella fuga una sedia, con grande rumore.
Fatti come quello appena descritto capitarono nella vita di Cecilia Cony, una brasiliana nata nel 1900, nella città di Santa Vitória do Palmar, nell'estremo sud del Brasile, e più tardi religiosa nella Congregazione delle Suore Francescane della Penitenza e della Carità Cristiana, dove entrò con il nome di Maria Antonia. Fu dotata di una grande quantità di doni, tra i quali il privilegio di vedere l'Angelo Custode da quando aveva cinque anni.









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