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lunedì 19 agosto 2019

Don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità San Pio X

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E'passato ormai poco più di un anno dalla elezione di don Davide come IV Superiore Generale della F.S.S.P.X per questo ringraziamo Dio e preghiamo per Lui , la Santa Vergine Maria mediatrice di tutte le grazie, affinché l'opera di Mons. Marcel Lefebvre nata per la Chiesa e nella Chiesa  possa crescere e portare molti  frutti di santità nella Chiesa e nel mondo.La Fraternità Sacerdotale San Pio X (in latino: Fraternitas sacerdotalis Sancti Pii X, FSSPX), è una società di vita apostolica , fondata a Friburgo il 1º novembre 1970 dall'arcivescovo cattolico Marcel François Lefebvre, con l'accordo e l'approvazione di Mons. François Charrière, allora vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, insieme al seminario a Ecône in Svizzera, dove accolse giovani seminaristi cattolici di diverse nazioni.

Parlando della sua "opera di Chiesa", Mons. Lefebvre disse: "Non è nata con un obiettivo di contestazione o di opposizione, niente affatto. Essa è nata come nascono le opere di Chiesa, cioè per una necessità che si è presentata di vigilare sulla buona formazione del sacerdote e per custodire il Santo sacrificio dell'altare la Santa Messa di sempre".

Breve biografia

Don Davide Pagliarani è nato a Rimini il 25 ottobre 1970.

Nel 1989 è entrato nel seminario di Flavigny. Al termine degli studi ha fatto il servizio militare.

Nel 1996 è stato ordinato presbitero per la Fraternità sacerdotale San Pio X da monsignor Bernard Fellay. In seguito ha svolto il suo ministero nel priorato di Rimini per sette anni e quindi a Singapore per tre anni. Richiamato in Italia fu superiore del distretto dal 2006 al 2012 dove svolse il suo ministero con zelo apostolico e carità fraterna, anche nei riguardi dei sacerdoti amici.Nel 2012 gli viene chiesto di assumere la carica di rettore del seminario "Nostra Signora Corredentrice" di La Reja. In seminario era inoltre docente di atti del magistero e Sacra Scrittura.

L'11 luglio 2018 i 41 padri capitolari riuniti nel IV capitolo generale della Fraternità svoltosi a Ecône lo hanno eletto superiore generale per un mandato di dodici anni. Per essere eletto era necessario ottenere due terzi delle preferenze. Appena accettata l'elezione, ha pronunciato la professione di fede e il giuramento antimodernista. In seguito ciascun membro del capitolo gli ha promesso rispetto e obbedienza.

Il 12 luglio il capitolo ha eletto i due nuovi assistenti del superiore: monsignor Alfonso de Galarreta e don Chistian Bouchacourt. Pochi giorni dopo monsignor Bernard Fellay e padre Franz Schmidberger, sono stati nominati consiglieri
La Fraternità è un’opera di Dio e più la si scopre, più la si ama. Due cose mi colpiscono racconta don Davide nella sua intervista a La Porte Latine particolarmente in questa scoperta. Innanzitutto il carattere provvidenziale della Fraternità: è il risultato delle scelte e delle decisioni di un santo guidato unicamente da una prudenza soprannaturale e “profetica”, di cui si apprezza ancor più la saggezza con il passare degli anni e l’aggravarsi della crisi della Chiesa. Inoltre, ho potuto constatare ancora una volta che noi non siamo dei privilegiati risparmiati: il buon Dio santifica tutti i nostri membri e i nostri fedeli con i fallimenti, le prove, le delusioni, in breve con la croce ed altri mezzi.



Intervista La Porte Latine
Solo la Fraternità potrà aiutare la Chiesa, ricordando che è una Monarchia e non una caotica assemblea moderna.

La Porte Latine – Tre anni fa (il 17 ottobre 2017) Papa Francesco pronunciava un importante discorso per promuovere la “sinodalità” nella Chiesa, invitando i Vescovi a essere ormai «all’ascolto di Dio, fino a sentire con Lui il grido del Popolo; ascolto del Popolo, fino a respirarvi la volontà a cui Dio ci chiama». Secondo le sue proprie parole (discorso del 25/11/2017), è facendo leva su questa nuova sinodalità che ha promulgato le nuove leggi che semplificano le procedure di nullità matrimoniale, o ancora che ha scritto Amoris laetitia in seguito al sinodo sulla famiglia. Riconosce in questo la voce dello Spirito Santo? Che può dirci di questa nuova espressione usata dalle autorità della Chiesa?

Il dibattito ciclico sulla sinodalità non è altro che la proiezione nel post-concilio della dottrina conciliare sulla collegialità e dei problemi che ha creato nella Chiesa.

In effetti se ne parla spesso, anche nei dibattiti che hanno altri temi da trattare o altri obiettivi. Penso per esempio all’ultimo sinodo sui giovani dove la questione è stata evocata per un’ennesima volta. Questo manifesta che la gerarchia non ha ancora trovato una soluzione soddisfacente e questo è inevitabile, visto che il problema è insolubile.

In effetti la collegialità mette la Chiesa in una situazione di quasi-concilio permanente, con l’utopia di poter governare la Chiesa universale con la partecipazione di tutti i Vescovi del mondo. Questo ha provocato, da parte delle conferenze episcopali nazionali, una rivendicazione di decentralizzazione sistematica e insaziabile, che non avrà mai un termine. Siamo davanti a una sorta di lotta di classe da parte dei Vescovi, che ha prodotto in certe conferenze episcopali uno spirito che si potrebbe definire pre-scismatico. Penso qui ancora all’episcopato tedesco, che offre l’esempio di tutte le deformazioni attuali. Roma è in un vicolo cieco. Da un lato, di fronte agli episcopati nazionali, deve salvare in qualche modo la propria autorità minata. Dall’altro, non può rinunciare alla dottrina conciliare o alle sue conseguenze senza mettere in discussione l’autorità del Concilio e di conseguenza i fondamenti dell’ecclesiologia attuale. Nei fatti tutti vanno nella stessa direzione, sebbene a velocità differenti.

I dibattiti che si prolungano manifestano questo malessere latente, e soprattutto il fatto che questa dottrina rivoluzionaria è profondamente contraria alla natura monarchica della Chiesa. Non ci sarà mai soluzione soddisfacente a meno di rigettarla completamente.

È paradossale, ma solo la Fraternità potrà aiutare la Chiesa, ricordando ai Papi e ai Vescovi che Nostro Signore ha fondato una Chiesa monarchica e non una moderna assemblea caotica. Verrà il giorno in cui questo messaggio sarà ascoltato. Per ora, il nostro dovere è mantenere questo senso profondo della Chiesa e della sua gerarchia, nonostante il campo di battaglia e le rovine che abbiamo sotto gli occhi.

La Porte Latine – Come potrà la Chiesa correggere gli errori del Concilio? Dopo cinquant’anni, è realistico pensare così?

Da un punto di vista puramente umano, non è realistico pensare così, poiché noi abbiamo davanti una Chiesa completamente riformata, in tutti gli aspetti della sua vita, senza eccezione. È una nuova concezione della fede e della vita cristiana che ha generato in modo coerente un nuovo modo di concepire la Chiesa e di vivervi quotidianamente. Umanamente, tornare indietro è impossibile.

Ma noi dimentichiamo forse troppo facilmente che la Chiesa è profondamente divina, benché si incarni negli uomini e nella storia degli uomini. Un giorno, un Papa, contro ogni attesa e calcolo umano riprenderà le cose in mano, e tutto ciò che c’è da correggere sarà corretto, perché la Chiesa è divina e Nostro Signore non l’abbandona. È esattamente quello che ha promesso dicendo solennemente che «le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa» (Mt 16, 18). Lo splendore della divinità della Chiesa apparirà tanto più forte quanto più la situazione attuale sembra irreversibile.

La Porte Latine - Quest’anno 2018 è stato il trentennale delle consacrazioni episcopali amministrate ad Ecône da Mons. Lefebvre, vera operazione di “sopravvivenza” della Tradizione. Ritiene che questa azione sia stata per sua natura unica, e che sia stata un successo nel senso che oggi ci sono vescovi che accettano di conferire ordinazioni e cresime nel rito tradizionale; o ritiene che, con il passare degli anni, si possano prevedere altre consacrazioni?

L’avvenire della Fraternità è nelle mani della Provvidenza. Sta a noi discernere fedelmente i segni, come ha fatto il nostro Fondatore, senza voler né anticipare la Provvidenza né ignorarla. Questa è la più bella lezione di Mons. Lefebvre, e molti di quelli che non l’hanno capita in quel momento sono poi tornati sui loro passi a poco a poco.
L’autentico spirito del nostro Fondatore: uno spirito di amore per la fede e per la verità, per le anime, per la Chiesa, in uno spirito di autentica carità fra i membri

La Porte Latine – Il Distretto di Francia è il più vecchio e il più vasto della Fraternità, anche se sta per essere sorpassato dagli USA. Quali sono le priorità umane, materiali o apostoliche che ha fissato al nuovo Superiore, don Benoît de Jorna, che è stato per ventidue anni Rettore del Seminario di Ecône?

Tutte le priorità possono riassumersi in poche parole. Il nuovo Superiore del Distretto ha l’incarico di vegliare a che in tutte le case e in tutti i membri della Fraternità si mantenga l’autentico spirito che il nostro Fondatore ci ha lasciato: uno spirito di amore per la fede e la verità, per le anime, per la Chiesa, e soprattutto quanto deriva da tutto questo, un autentico spirito di carità fra i membri. Nella misura in cui noi manteniamo questo spirito, avremo una buona influenza sulle anime e la Fraternità attirerà ancora numerose vocazioni.

La Porte Latine – Ecco un bel programma entusiasmante! Ma sarà necessario che anche i fedeli vi si associno completamente. Lei li ha visti venire a migliaia al recente pellegrinaggio di Lourdes, durante il quale lei ha celebrato solennemente la Messa della domenica del Cristo Re. Che cosa chiede a loro? E che cosa propone loro?

Sono stato profondamente toccato vedendo a Lourdes pellegrini di ogni età e, in particolare, molte famiglie con bambini. Questo pellegrinaggio è davvero notevole e molto significativo. Ci ricorda che l’avvenire della Chiesa e delle vocazioni si trova nelle famiglie dove i genitori hanno piantato la Croce di Nostro Signore. In effetti solo la Croce di Nostro Signore e la generosità che ne deriva generano delle famiglie numerose. Davanti alla nostra società egoista ed apostata, punita con la sterilità, non c’è testimonianza più nobile e più preziosa di quello di una giovane madre circondata da una corona di figli. Il mondo può scegliere di non ascoltare le nostre prediche, ma non può fare a meno di vedere questo spettacolo. E anche questo rappresenta la Fraternità. In fin dei conti, è il medesimo ideale della Croce – lo ripeto ancora – che fa sì che un’anima si consacri a Dio e che fa sì che una madre si consacri generosamente e senza riserva all’educazione e santificazione di tutti i figli che la Provvidenza avrà voluto mandarle.

Infine, questo pellegrinaggio ci ricorda anche e soprattutto che ogni rinascita si potrà ottenere solo sotto il manto della Santa Vergine, poiché anche nel deserto attuale, non c’è luogo al mondo che attiri le anime quanto Lourdes.

Ai fedeli di Francia, dico semplicemente questo: non dimenticate che quelli che vi hanno preceduti sono stati combattenti e crociati, milites Christi, e che la battaglia attuale per la difesa della Fede e della Chiesa è sicuramente la più importante che la storia abbia mai conosciuto.

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