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sabato 1 ottobre 2016

Con viva preoccupazione: Noi accusiamo Papa Francesco/TERZA PARTE


Riprendiamo nella nostra traduzione il Libellus di accusa - Parte III formulato nei confronti del papa in una Dichiarazione congiunta di due testate cattoliche U.S.A. [qui]: The Remnant e Catholic Family News. Qui la Parte I e la Parte II.
“Non Si sente allarmato da tutte le divisioni che ha generato all’interno della Chiesa, nella quale alcuni vescovi si stanno allontanando dall’insegnamento dei Suoi predecessori sulle persone divorziate e ‘risposate’, basandosi solamente sulla Sua presunta autorità, mentre altri di loro cercano di difendere la dottrina e la pratica bimillenarie che Lei si è sforzato incessantemente di rovesciare?”Dichiarazione congiunta di The Remnant e di Catholic Family News
Michael J. Matt, Christopher Ferrara e John Vennari


TERZA PARTE
Una “Prassi pastorale” in guerra contro la Dottrina


Lei ha approvato come unica corretta interpretazione dell’Amoris una speculazione morale che in pratica minerebbe non solo le norme di morale sessuale che Lei sta cercando palesemente di sovvertire, ma l’intero ordine morale. Infatti, l’invocazione – come una sorta di talismano – di “circostanze complesse” che un sacerdote o un vescovo deve “discernere” nell’ambito di una “prassi pastorale” – pur mantenendo piamente invariata e invariabile la norma in qualità di “regola generale” –, fa praticamente sì che l’applicazione di qualsiasi norma morale possa essere considerata “impraticabile”.


Gli oscuri criteri che definiscono i “limiti che diminuiscono la responsabilità e la colpa” potranno essere applicati a ogni sorta di peccato mortale abituale, ivi comprese la convivenza – che Lei ha già comparato al “vero matrimonio”; le “unioni omosessuali”, alla cui legalizzazione Lei si è rifiutato di opporsi; la contraccezione, che Lei – in modo sconvolgente – ha dichiarato essere moralmente permissibile nel caso in cui serva a prevenire la trasmissione di malattie, dichiarazione che il Vaticano ha successivamente confermato essere in realtà solo la Sua opinione personale.

La Chiesa contraddirebbe quindi “in certi casi”, nella pratica, quanto essa insegna a proposito dei principi morali, in che significa praticamente che questi ultimi sono rovesciati. Durante quella farsa di sinodo il Cardinal Robert Sarah ha condannato – senza però menzionarLa – una tale disgiunzione tra i precetti morali e la loro “applicazione pastorale”: “L’idea di rinchiudere il Magistero in una bella scatola svincolandolo dalla pratica pastorale – la quale potrà evolvere in base alle circostanze, alle mode e alle passioni – è una forma di eresia, una pericolosa patologia schizofrenica”. [vedi, nel blog]

Eppure, secondo quanto Lei sostiene, in seguito al “discernimento” di sacerdoti locali o ordinari, certe persone che vivono in condizioni oggettive di adulterio possono essere considerate soggettivamente innocenti ed essere ammesse alla Santa Comunioni senza impegnarsi a riformare la loro vita, pur sapendo che la Chiesa insegna che la loro relazione è adulterina. In una recente intervista, il famoso filosofo austriaco Josef Seifert – amico di Giovanni Paolo II e uno dei più grandi critici dell’Amoris, le cui suppliche private di correggere o ritirare il documento Lei ha ignorato – ha fatto pubblicamente notare l’assurdità morale e pastorale di quanto Lei approva adesso esplicitamente:
“E come bisognerebbe applicare [questa prassi]? Il sacerdote dovrebbe forse dire a un adultero: ‘Sei un buon adultero. Sei in stato di grazia. Sei una persona molto pia, per cui ti do' la mia assoluzione senza che tu debba cambiare la tua vita e così potrai ricevere la Santa Comunione’? E quando ne arriva un altro, gli dovrebbe invece dire: ‘Ah, tu sì invece che sei un vero adultero. In primo luogo ti devi confessare, poi devi cambiare vita e poi potrai accostarti alla Santa Comunione’?”.
“Voglio dire: su che cosa ci si baserebbe? ... Come può un sacerdote essere il giudice di un’anima [e] affermare che uno è un vero peccatore e che un altro è un uomo innocente e buono? Sembra completamente impossibile. Solo un sacerdote che avesse una sorta di facoltà di vedere le anime simile a quella che aveva Padre Pio potrebbe dirlo, ma [Padre Pio] non lo direbbe di certo...”.
Con il Suo elogio e con la Sua approvazione, i vescovi di Buenos Aires insinuano persino che i figli verrebbero pregiudicati se non venisse consentito ai loro genitori divorziati e “risposati” di continuare ad avere relazioni sessuali al di fuori del matrimonio, profanando allo stesso tempo il Santo Sacramento. Un difensore casistico del Suo allontanamento dal sano insegnamento ne potrà dedurre che ciò significa che l’adulterio è solo un peccato veniale, se uno dei partner coinvolti in esso deve adempiere all’“obbligo” di continuare ad avere relazioni sessuali perché l’altro minaccia di abbandonare i figli qualora non gli venga data soddisfazione sessuale. In base a questa logica morale, qualsiasi peccato mortale – ivi compreso l’aborto – potrebbe essere reso veniale dalla mera minaccia di una delle due parti di porre fine alla relazione qualora non venga commesso il peccato stesso.
Peggio ancora – se di ‘peggio’ si può parlare –, i vescovi di Buenos Aires, basandosi unicamente sulle novità da Lei introdotte, osano suggerire che le persone che continuano ad avere relazioni sessuali abituali cresceranno nella grazia mentre riceveranno in modo sacrilego la Santa Comunione.
Lei non ha quindi architettato un mero “cambiamento di disciplina”, bensì un cambiamento radicale della dottrina morale ad essa soggiacente, che istituzionalizzerebbe effettivamente una forma di etica della situazione nella Chiesa, riducendo i vincoli universali, i precetti oggettivamente morali, a mere regole generali cui potranno essere applicate innumerevoli “eccezioni” soggettive basate su “circostanze complesse” e “limiti” che potranno ridurre peccati mortali abituali a peccati veniali o persino a mere mancanze che non impediscano l’accesso alla Santa Comunione.
Ma Dio incarnato non ha mai ammesso “eccezioni” del genere quando ha dichiarato, dall’alto della Sua divina autorità: “Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio” (Lc 16, 18). Chiunque.
Inoltre, come ha dichiarato la Congregazione per la Dottrina della Fede sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, respingendo la “proposta di Kasper” che coincide chiaramente in ogni punto con la Sua: “Questa norma [che esclude gli adulteri pubblici dai sacramenti] non rappresenta affatto una punizione o una discriminazione contro i divorziati e i risposati, bensì esprime una situazione oggettiva che rende impossibile di per sé la ricezione della Santa Comunione”.


Ciò significa che la Chiesa non può mai permettere che quanti vivono nell’adulterio siano trattati come persone che si trovano all’interno di un matrimonio valido, nemmeno qualora i partner della relazione adultera rivendichino un’innocenza soggettiva pur sapendo di violare con la loro vita l’insegnamento infallibile della Chiesa. E lo scandalo che verrebbe suscitato da ciò eroderebbe e alla fine distruggerebbe la fede del popolo cattolico tanto nell’indissolubilità del matrimonio come nella Presenza Reale del Cristo nell’Eucarestia. Eppure, i vescovi di Buenos Aires hanno rifiutato con la Sua piena approvazione l’ammonizione che Giovanni Paolo II ha fatto nella Familiaris consortio, vale a dire che “se queste persone venissero ammesse all’Eucarestia, i fedeli sarebbero indotti all’errore e alla confusione riguardo all’insegnamento della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio”.

Pertanto, in questo preciso momento della storia della Chiesa, Lei sta inducendo i fedeli “all’errore e alla confusione riguardo all’insegnamento della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio”. La Sua determinazione nell’imporre la Sua volontà sviata alla Chiesa è così forte che all’interno dell’Amoris (n. 303) Lei osa insinuare che sarebbe Dio Stesso a perdonare le relazioni sessuali continue dei divorziati e “risposati” qualora non possano far altro nelle loro circostanze “complesse”:
“Ma la coscienza può far di più che riconoscere che una certa situazione non corrisponda oggettivamente alle richieste generali del Vangelo. Essa può anche riconoscere con sincerità e onestà quale sia la risposta più generosa che possa essere data per il momento a Dio, e avvicinarsi per vedere con una certa sicurezza morale cos’è che Dio stesso le sta chiedendo nel contesto della complessità concreta dei limiti individuali, pur non trattandosi dell’ideale oggettivo”.
Approvando esplicitamente l’ammissione alla Santa Comunione di un pubblico selezionato di adulteri nella Sua lettera a Buenos Aires, Lei ha minato anche la possibilità di difendere l’insegnamento tradizionale della Chiesa per i vescovi conservatori. Come potranno adesso, per esempio, i vescovi degli Stati Uniti, del Canada e della Polonia, continuare a sostenere la disciplina bimillenaria della Chiesa, intrinsecamente vincolata alla verità rivelata, dal momento che Lei ne ha fatto piazza pulita a Buenos Aires basandosi sulla mera autorità della Sua “esortazione apostolica”? In base a quali principi potranno opporsi a uno sciame di obiezioni, adesso che Lei ha rimosso il tappeto della Tradizione di sotto i loro piedi?
Insomma, dopo anni di ingegnosa ambiguità sulla posizione da tenere a proposito della Confessione e della Santa Comunione agli adùlteri pubblici, con la Sua lettera “confidenziale” – che ben sapeva che sarebbe filtrata – mandata in risposta a un documento proveniente da Buenos Aires e che Lei stesso potrebbe aver richiesto ad arte che Le venisse inviato come parte del processo che Lei sta guidando da quando è stata annunciata quella farsa del “Sinodo sulla famiglia”, Lei ha adesso altrettanto ingegnosamente rovesciato la dottrina e la pratica della Chiesa.
E, come ha scritto l’autore e intellettuale cattolico Antonio Socci: “È la prima volta nella storia della Chiesa che un Papa appone la sua firma su un rovesciamento della legge morale”. Nessun papa precedente aveva mai commesso un tale oltraggio.
Non ci sono più limiti per le “eccezioni” alla legge morale 
È tuttavia piuttosto curioso il fatto che il Suo nuovo ragionamento sulla morale non sembra valere per gli altri peccati che Lei condanna costantemente, osservando però con attenzione i limiti stabiliti dal politicamente corretto. In nessuna occasione, per esempio, Lei afferma che le “circostanze complesse” o i “limiti che diminuiscono la responsabilità e la colpa” potrebbero discolpare i mafiosi che Lei ha così retoricamente “scomunicato” in massa e condannato all’inferno, o i ricchi che Lei condanna in quanto “sanguisughe” o persino i cattolici osservanti che Lei accusa beffardamente di commettere “il peccato della divinazione” e “il peccato dell’idolatria” perché non accettano “le sorprese di Dio” – ossia le novità da Lei introdotte.
Tutto il Suo pontificato sembra essere centrato sulla dichiarazione di un’amnistia che riguarda esclusivamente i peccati della carne, che sono proprio quelli che – come ha ammonito Nostra Signora di Fatima – mandano più anime all’inferno. Ma cosa Le fa pensare che il genio morale che Lei ha fatto uscire dalla lampada – e che Lei chiama il “Dio delle sorprese” – possa limitarsi solamente a quei precetti morali che Lei ritiene vengano applicati troppo rigidamente? Stabilire delle eccezioni a precetti morali che non ammettono eccezioni significa in pratica abolirli tutti. Le Sue innovazioni attaccano i fondamenti della Fede e minacciano di abbattere l’intero edificio morale della Chiesa “come un castello di carte” – guardi un po’, proprio il risultato che Lei accusa i cattolici osservanti di poter causare col loro presunto “rigorismo” e col loro attaccamento “a regole che dimostrano una chiusura mentale”.
Ma Lei non presta alcuna attenzione a queste ovvie conseguenze. Quando Le si è chiesto quale sia il Suo approccio nei confronti dell’opposizione che riceve dagli “ultra-conservatori”, vale a dire dai vescovi e dai cardinali ortodossi, Lei ha replicato ostentando arroganza e indifferenza che si tratta di un segno distintivo del Suo governo della Chiesa: “Loro fanno il loro lavoro e io il mio. Voglio una Chiesa aperta, comprensiva, che accompagni le famiglie ferite. Loro dicono di no a tutto. Io vado avanti, senza voltarmi indietro”.
In una sorprendente dimostrazione di altezzoso disprezzo nei confronti della Chiesa a capo della quale Lei è stato eletto, Lei ha osato dire: “la Chiesa stessa a volte segue una linea troppo rigida, cade nella tentazione di seguirla, nella tentazione di sottolineare soltanto le norme morali, escludendo così molte persone”.
Nessun Papa prima di Lei aveva mai dichiarato che avrebbe egli stesso posto rimedio alla mancanza di apertura e di comprensione della Chiesa e alla sua “tentazione” di seguire una “linea rigida” sui temi morali, in modo tale da “escludere” delle persone. Queste dichiarazioni allarmanti in quanto piene di hybris suscitano la chiara impressione che la Sua elezione inaspettata rappresenti uno sviluppo quasi apocalittico.
Ignorando ogni supplica, Lei va avanti con la Sua “rivoluzione”
Nel perseguire la Sua opera di distruzione, Lei ha ignorato ogni supplica privata che Le è stata rivolta, ivi comprese innumerevoli richieste di affermare che l’Amoris Laetitia non si allontana dall’insegnamento precedente, e anche documenti preparati da gruppi di studiosi cattolici che hanno individuato nell’Amoris proposizioni eretiche ed erronee, supplicandoLa di condannarla e di ritirarla. È evidente che Lei non ha alcuna intenzione di accettare la correzione fraterna da parte di nessuno, nemmeno dei cardinali che Le hanno richiesto di “chiarire” la conformità del Suo insegnamento col Magistero infallibile.


Al contrario, quanto più i fedeli si allarmano, tanto più audacemente Lei agisce. Continuando il Suo rilassamento programmatico della pratica della morale della Chiesa riguardo alla sessualità, Lei ha autorizzato il Pontificio Consiglio per la Famiglia a pubblicare la prima lezione del programma di “educazione sessuale” che sia mai stato promulgato dalla Santa Sede. Una delle associazioni di fedeli laici che si sono sollevate in difesa della Fede – nel silenzio generale della gerarchia di fronte a questo Suo violento attacco per mezzo di innovazioni distruttive – ha pubblicato un sommario di questo curriculum orribile, che viola sfacciatamente l’insegnamento costante della Chiesa contro ogni forma di lezione di “educazione sessuale” esplicita:

Affidando la formazione sessuale dei figli agli educatori, mettendo fuori gioco i genitori.
Esimendosi dal menzionare e dal condannare alcuni comportamenti sessuali – come la fornicazione, la prostituzione, l’adulterio, il sesso con contraccezione, gli atti omosessuali e la masturbazione – in quanto atti oggettivamente peccaminosi che distruggono la carità nel cuore e allontanano l’uomo da Dio.
Esimendosi dall’ammonire i giovani contro il rischio della possibile separazione eterna da Dio (dannazione) commettendo peccati sessuali gravi. Non ha menzionato l’inferno nemmeno una volta.
Esimendosi di fare una distinzione tra peccati mortali e veniali.
Esimendosi dal parlare del sesto e del nono comandamento, e di tutti gli altri.
Esimendosi dall’insegnare che il sacramento della Confessione è un modo di ristabilire il rapporto con Dio dopo aver commesso un peccato grave.
Esimendosi dal menzionare un sano senso del pudore per quanto riguarda il corpo e la sessualità.
Insegnando a ragazzi e ragazzi insieme nella stessa classe.
Facendo condividere a ragazzi e ragazzi che si trovavano insieme nella stessa classe le loro riflessioni su concetti come: “Cosa ti ispira la parola ‘sesso’?”.
Chiedendo a una classe mista di “indicare dove si trova il sesso nei ragazzi e nelle ragazze”.
Parlando del “processo di eccitazione sessuale”.
Utilizzando immagini sessualmente esplicite e suggestive nei manuali delle attività.
Raccomandando film con contenuto esplicitamente sessuale come spunti per la discussione...
Esimendosi dal parlare dell’aborto come peccato estremamente grave e limitandosi ad affermare che esso causa “un forte trauma psicologico”. 
Confondendo i giovani con espressioni come “relazione sessuale” per indicare non l’atto sessuale, ma una relazione che si incentra sull’intera persona.
Parlando di “eterosessualità” come qualcosa da “scoprire”.
Utilizzando [una celebre personalità “gay”] come esempio di persona dotata e famosa.
Sostenendo l’abitudine di “frequentarsi” come un passo verso il matrimonio.
Non ponendo in evidenza il celibato come forma suprema di dono di sé, che costituisce tra l’altro il significato della sessualità umana.
Esimendosi dal menzionare l’insegnamento di Cristo sul matrimonio.
La stessa associazione osserva che il curriculum “viola norme precedentemente sancite dallo stesso concilio pontificio”. Un’altra associazione di laici protesta per il fatto che esso “fa uso frequente di immagini sessualmente esplicite e moralmente questionabili; non identifica e non spiega chiaramente la dottrina cattolica a partire dalle sue fonti fondamentali, tra cui i Dieci Comandamenti e il Catechismo della Chiesa Cattolica; pregiudica l’innocenza e l’integrità dei giovani che si trovano sotto la tutela legale dei loro genitori”. I leader laici dei movimenti di famiglie cattoliche lo hanno giustamente denunciato in quanto “altamente immorale”, “completamente inappropriato” e “tragico”. Come dichiara uno di loro: “I genitori non si devono fare illusioni: il pontificato di Papa Francesco segna la resa delle autorità vaticane alla rivoluzione sessuale mondiale e minaccia direttamente i loro figli”.
Ma questo allontanamento radicale dall’insegnamento e dalla pratica precedenti è perfettamente in linea con le innovazioni della Amoris, che proclama “la necessità di un’educazione sessuale” ignorando completamente – allo stesso tempo – l’insegnamento tradizionale della Chiesa secondo il quale sono i genitori – e non gli insegnanti all’interno di classi scolastiche – ad avere la responsabilità principale nel provvedere ogni istruzione necessaria ai loro figli riguardo quest’ambito così delicato, prestando attenzione a non “scendere troppo nei dettagli”, bensì a “impiegare quelle soluzioni che producono il doppio effetto di aprire le porte alla virtù della purezza e di chiuderle al vizio”.
Tuttavia, la Sua “rivoluzione” non si limita affatto a temi sessuali. Recentemente Lei ha anche convocato una commissione – che comprende sei donne – incaricata di “studiare” la questione del “diaconato” femminile, questione che era già stata studiata nel 2002 da una commissione vaticana, la quale era arrivata alla conclusione che il diaconato fa parte dell’ordinariato clericale insieme al sacerdozio e al vescovato, e che le cosiddette “diaconesse” della Chiesa primitiva non erano ministri ordinati ma solo delle aiutanti ecclesiastiche che non detenevano un’autorità superiore rispetto alle suore e che fornivano servizi limitati alle donne: pertanto non battezzavano certo, né celebravano matrimoni. Le “diaconesse” che Lei sembra avere in mente non sarebbero dunque altro che donne in maschera che indosserebbero vesti sacerdotali, poiché le donne non possono assolutamente ricevere alcun grado di sacramento degli Ordini Sacri.
Mentre Lei continua a minare il rispetto dovuto all’estrema serietà e al carattere soprannaturale del matrimonio sacramentale, sembra si stia anche preparando a minare ulteriormente il rispetto – peraltro già drasticamente diminuito – per il sacerdozio maschile. Cosa verrà in seguito? Forse un “rilassamento” nella tradizione apostolica del celibato clericale, che Lei ha già dichiarato trovarsi “nella mia agenda”.
E ora, mentre la Sua “rivoluzione” continua ad accelerare il passo, Lei si prepara a partire in ottobre per la Svezia, ove parteciperà a un “servizio di preghiera” congiunto insieme a un “vescovo” luterano sposato, leader della Federazione Luterana Mondiale incaricata della “commemorazione” della cosiddetta Riforma promossa da Martin Lutero, federazione che è tra l’altro pro-abortista e pro-“matrimonio gay”.
È inconcepibile che un Romano Pontefice onori la memoria di questo pazzo fanatico, dell’eretico più pernicioso della storia della Chiesa, che ha fatto a pezzi l’unità della cristianità e ha aperto le strade a violenze senza fine, a spargimenti di sangue e al collasso della morale in tutta l’Europa. Come Lutero ha infamemente dichiarato: “Se riuscirò a eliminare la messa, allora potrò ritenere di avere completamente nelle mie mani il Papa. Se l’abitudine sacrilega e maledetta della messa viene cancellata, tutto cadrà”. Il fatto che l’arci-eretico che Lei ha l’intenzione di onorare con la Sua presenza abbia scritto queste parole in una lettera a Enrico VIII – il quale aveva trascinato tutta l’Inghilterra nello scisma per il mero fatto che il Papa non si piegò al suo capriccio di divorziarsi e “risposarsi” e poter continuare ad accedere ai sacramenti – è estremamente ironico.
Dobbiamo fermarLa
In questa fase del Suo tumultuoso mandato come “Vescovo di Roma” il fatto che la Sua presenza sul Soglio di Pietro rappresenti una pericolo chiaro e immediato per la Chiesa rimane oltre ogni ragionevole dubbio. In ragione di questo pericolo, siamo in dovere di chiederLe:
Non Si sente minimamente turbato dallo scandalo e dalla confusione che le Sue parole e le Sue azioni hanno causato nel contesto della missione salvifica della Chiesa e del suo insegnamento sulla fede e sulla morale, in particolare nell’ambito del matrimonio, della famiglia e della sessualità?
Non Le viene mai in mente che gli interminabili applausi del mondo per “la rivoluzione di Francesco” sono proprio l’auspicio nefasto contro il quale Nostro Signore ci ha messo in guardia? “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti” (Lc 6, 26).
Non Si sente allarmato dalle divisioni che ha provocato all’interno della Chiesa, nella quale alcuni vescovi si stanno allontanando dall’insegnamento dei Suoi predecessori sulle persone divorziate e “risposate”, basandosi solamente sulla Sua presunta autorità, mentre altri di loro cercano di difendere la dottrina e la pratica bimillenarie che Lei si è sforzato incessantemente di rovesciare?
Non La tocca minimamente l’immenso numero di comunioni sacrileghe che si compieranno per colpa della Sua autorizzazione a dare la Santa Comunione a persone in stato di adulterio pubblico oggettivo e ad altre che si trovano in “situazioni irregolari”, cosa che peraltro Lei aveva già consentito in massa come Arcivescovo di Buenos Aires?
Non è nemmeno in grado di comprendere che la ricezione della Santa Comunione da parte di persone che vivono nell’adulterio è una profanazione, un’offesa diretta contro “il Corpo del Signore” (1 Cor, 11, 29), meritevole di dannazione eterna e pubblico scandalo che minaccia la fede altrui, come sia Benedetto XVI che Giovanni Paolo II hanno insistito, in linea con tutti i loro predecessori?
Pensa davvero di avere il potere di decretare in “certi casi” eccezioni “misericordiose” a precetti morali rivelati da Dio affinché questi ultimi si adattino alla Sua nozione personale di “inclusione”, alla Sua visione evidentemente benevola nei confronti del divorzio e della convivenza e del Suo falso concetto di quella che definisce “carità pastorale” nella Sua lettera ai vescovi di Buenos Aires? Come se fosse una mancanza di carità richiedere agli adùlteri e ai fornicatori di cessare di avere relazioni sessuali immorali prima di partecipare al Santo Sacramento!
Non ha alcun rispetto per l’insegnamento contrario di tutti i Papi che l’hanno preceduta?
E infine, non teme Dio e il Suo giudizio, che Lei minimizza costantemente o addirittura nega nei suoi sermoni e nelle sue dichiarazioni spontanee, giungendo fino al punto di dichiarare – in modo assolutamente contrario al Credo – che “il Buon Pastore... non cerca di giudicare ma di amare”?
Non possiamo che essere d’accordo con l’affermazione del summenzionato giornalista cattolico riguardo al Suo insano tentativo di dare la Santa Comunione a persone che hanno relazioni sessuali immorali: “Tutta questa vicenda è semplicemente bizzarra. Non la si può definire in altro modo”. Ma oltre a ciò, il Suo intero, bizzarro pontificato ha creato una situazione mai vista all’interno della Chiesa: un occupante del Soglio di Pietro le cui dichiarazioni, i cui pronunciamenti e le cui decisioni sono dei veri e propri colpi contro l’integrità della Chiesa, colpi dai quali i fedeli si devono costantemente proteggere. Come conclude lo stesso scrittore: “Lo dico con tristezza, ma purtroppo sono convinto che il resto di questo papato farà sorgere gruppi di dissidenti, accuse di eresia papale, minacce e forse addirittura atti scismatici. Signore, pietà”.
Eppure quasi tutta la gerarchia o soffre in silenzio o celebra con esultanza questa caduta. Ma lo stesso succedeva durante la grande crisi ariana del IV secolo, quando, secondo le note parole del Cardinal Newman:
“Il corpo dell’episcopato era infedele al suo mandato, mentre il corpo del laicato era fedele al suo battesimo; [e] ora il Papa, ora il patriarca, ora il vescovo metropolitano, ora i concili generali affermavano quanto non avrebbero mai dovuto affermare o compivano atti che oscuravano o compromettevano la verità rivelata; mentre d’altra parte era il popolo cristiano che – sotto la guida della Provvidenza – costituiva la forza ecclesiastica di Atanasio, Ilario, Eusebio da Vercelli e altri grandi confessori solitari, che senza di loro non sarebbero riusciti a farcela”.
Se dobbiamo essere fedeli al nostro Battesimo e al nostro giuramento della Confermazione, noi membri del laicato, per quanto indegni peccatori, non possiamo rimanere silenti o passivi di fronte ai Suoi abusi. Siamo obbligati dai dettami della nostra coscienza ad accusarLa pubblicamente di fronte ai nostri fratelli cattolici, come è richiesto dalla verità rivelata, dalla legge divina e da quella naturale, e dal bene comune della Chiesa. Per citare l’insegnamento di San Tommaso riportato sopra, il Papa non costituisce un’eccezione al principio della giustizia naturale che consente ai soggetti di rimproverare il loro superiore, anche pubblicamente, qualora vi sia “danno o scandalo imminente per la fede”. Tutto il contrario: la ragione stessa dimostra che il Papa, più di ogni altro prelato, deve essere corretto, anche da quanti gli sono soggetti, nel caso in cui egli “si apparti dal retto cammino”.
Sappiamo che la Chiesa non è una semplice istituzione umana e che la sua indefettibilità è assicurata dalle promesse di Cristo. I Papi si succedono, e la Chiesa sopravviverà anche a questo pontificato. Ma sappiamo anche che Dio si degna di operare per mezzo di strumenti umani e che, al di sopra e oltre gli essenziali della preghiera e della penitenza, Egli si aspetta dai membri della Chiesa Militante – tanto ecclesiastici come laici – una difesa militante della fede e della morale contro le minacce provenienti da qualsiasi fonte, foss’anco quella di un Papa, come ha mostrato più di una volta la storia della Chiesa.
Per amore di Dio e della Santa Vergine, Madre della Chiesa, Che Lei professa di riverire, La invitiamo a ritrattare i Suoi errori e a riparare l’immenso danno che ha provocato alla Chiesa, alle anime e alla causa del Vangelo, a meno che Lei non voglia seguire l’esempio di Papa Onorio, sostenitore e correo dell’eresia – anatemizzato da un concilio ecumenico e dal suo successore – e quindi attirare su di Sé “l’ira di Iddio Onnipotente e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo”.
Ma se Lei non cesserà di perseguire la Sua vanagloriosa “visione” di una Chiesa più “misericordiosa” ed evangelica di quella fondata da Cristo, la cui dottrina e disciplina Lei cerca di piegare alla Sua volontà, che i cardinali che si pentono dell’errore di averLa eletta onorino il loro giuramento di sangue ed emettano almeno una richiesta pubblica che Le ingiunga di cambiare atteggiamento o abbandonare il Suo officio così improvvidamente affidatole.
Nel frattempo, siamo soggetti al dovere di opporci ai Suoi errori in conformità alla nostra posizione all’interno della Chiesa e a esortare i nostri fratelli cattolici a unirsi in questa opposizione, utilizzando ogni mezzo legittimo a loro disposizione per mitigare i danni che Lei sembra determinato a infliggere al Corpo Mistico di Cristo. Avendo fallito tutte le altre soluzioni possibili, non ci resta altra via che questa.

Che Dio abbia misericordia di noi, della Sua Santa Chiesa e di Lei come suo capo terreno.
Maria, ausilio dei cristiani, prega per noi.
(Vedi Parte I - Parte II)
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

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