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lunedì 18 luglio 2016

Nizza: la guerra di religione continua


(Roberto de Mattei su “Il Tempo” del 16/07/2016) Ha ragione Papa Francesco quando, da oltre un anno, afferma che è già in corso la “terza guerra mondiale”, combattuta “a pezzetti”, ma bisogna aggiungere, che si tratta di una guerra di religione, perché religiosi sono i moventi di chi l’ha dichiarata, e rituali sono perfino gli omicidi che in suo nome vengono perpetrati.

Francesco ha definito il massacro di Nizza un atto di “violenza cieca”, ma la furia omicida che ha spinto il conducente del Tir a seminare la morte sul Lungomare di Nizza, non è un atto irrazionale di follia: nasce da una religione che incita all’odio e istiga alla violenza. Gli stessi moventi religiosi hanno provocato i massacri del Bataclan di Parigi, degli aeroporti di Bruxelles e di Istanbul e del ristorante di Dacca. Tutti questi gesti, per quanto barbari, non sono “ciechi”, ma fanno parte di un piano lucidamente esposto dall’Isis nei suoi documentii

Il portavoce dell’Isis Abu al-Adnani, con un audio diffuso a fine maggio su Twitter ha invitato ad uccidere in Europa in nome di Allah con queste parole: “Spaccagli la testa con una pietra, macellalo con un coltello, investilo con l’auto, gettalo da un luogo elevato, soffocalo o avvelenalo”. Non diversamente si esprime il Corano nei confronti degli infedeli. Continuare a ignorarlo è segno, questo sì, di cieca follia.

Ci si illude che la guerra in corso non sia quella dichiarata dall’Islam all’Occidente, ma una guerra che si combatte all’interno del mondo musulmano e che l’unico modo per salvarsi sia di aiutare l’Islam moderato a sconfiggere l’Islam fondamentalista, Ma l’Islam moderato è una contraddizione perché nella misura in cui i musulmani si secolarizzano e si integrano nella società occidentale, cessano di essere musulmani, o diventano dei musulmani non osservanti, dei cattivi musulmani. Un vero musulmano può rinunciare, per motivi di opportunità, alla violenza, ma la considera sempre legittima nei confronti dell’infedele, perché così insegna Maometto.

La guerra in corso è una guerra contro l’Occidente, ma è anche una guerra contro il Cristianesimo, perché l’Islam vuole sostituire la religione di Maometto a quella di Cristo. Per questo l’obiettivo finale della conquista non è Parigi o New York, ma la città di Roma, centro dell’unica religione che, fin dalla sua nascita, l’Islam vuole annientare. La guerra a Roma risale alla nascita stessa dell’Islam, nell’VIII secolo. Hanno come obiettivo Roma gli arabi che e nell’830 e nel 846 occupano, saccheggiano e poi sono costretti ad abbandonare, la Città Eterna. Hanno di mira Roma i musulmani che decapitano gli 800 cristiani di Otranto nel 1480 e quelli che sgozzano i nostri connazionali a Dacca nel 2016.

Si tratta di’ una guerra religiosa che l’Isis ha dichiarato contro l’irreligione dell’Occidente, e contro la sua religione, che è il Cristianesimo. Ma nella misura in cui il Cristianesimo si secolarizza spiana la strada al suo avversario, che può essere vinto solo da una società dall’identità religiosa e culturale forte. Come osserva lo storico inglese Christopher Dawson, è l’impulso religioso che fornisce la forza di coesione a una società e a una cultura. “Le grandi civiltà non esprimono dal loro seno le grandi religioni come una specie di sottoprodotto culturale; le grandi religioni sono la base su cui poggiano le grandi civiltà. Una società che ha perduto la sua religione è destinata presto o tardi a perdere la sua cultura.” 

Questa guerra religiosa è ormai una guerra civile europea, perché si combatte all’interno delle nazioni e delle città di un continente invaso da milioni di migranti. Si sente ripetere che di fronte all’invasione dobbiamo costruire ponti anziché erigere muri, ma una fortezza assediata si difende soltanto sollevando il ponte levatoio e non abbassandolo. Qualcuno comincia a capirlo. Il governo francese ha previsto l’esplosione di una guerra civile destinata a svolgersi soprattutto all’interno dei grandi centri urbani, dove la multiculturalità ha imposto l’impossibile convivenza di gruppi etnici e religiosi diversi. Il 1 giugno 2016 un comunicato dello Stato maggiore ha ufficialmente ha annunciato la creazione di una forza convenzionale dell’esercito. «il Comando di Terra per il territorio nazionale” (COM TN)», destinata a combattere la jihad sul territorio francese. Il nuovo modello strategico, battezzato “Au contact”, comprende due divisioni, sotto un comando unico, per un totale di circa 77.000 uomini destinati a fronteggiare la minaccia di una insurrezione islamica.

Contro questa minaccia occorrono le armi materiali, che si usano in ogni conflitto per annientare il nemico, ma servono soprattutto le armi culturali e morali, che consistono nella consapevolezza di essere gli eredi di una grande Civiltà che proprio combattendo contro l’Islam ha definito nel corso dei secoli la sua identità. Chiediamo rispettosamente e urgentemente a Papa Francesco, Vicario di Cristo, di essere la voce della nostra storia e della nostra tradizione cristiana, di fronte al pericolo che ci minaccia. (Roberto de Mattei su “Il Tempo” del 16/07/2016)

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