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sabato 18 ottobre 2014

A Proposito di questa controversa Beatificazione.


Chiesaepostconcilio nel publicare il comunicato della Casa Generaliza della Fraternità Sacerdotale SAN PIO X a trovato utile aggiungere la seguente notazione:
Non possiamo passare sotto silenzio il comunicato della Casa Generalizia della FSSPX per la canonizzazione di Paolo VI. Ne condividiamo i contenuti, ai quali aggiungiamo che Paolo VI è anche il papa che ha deposto la Tiara [qui]; che insieme alla Riforma liturgica ha abolito gli Ordini minori trasformandoli in ministeri laicali [qui]; che, nel giugno 1970 in occasione della canonizzazione di Nicolas Tavelic e compagni, martirizzati per mano musulmana in Terrasanta, ha pronunciato parole che non sappiamo neppur come definire e che ricordavamo scandalizzati insieme all'"omissione" dei carnefici in occasione della canonizzazione dei martiri di Otranto da parte di Bergoglio [qui]. L'elenco sarebbe ancora lungo; ma può bastare. Anche lui, se da un lato constatava la dissoluzione, dall'altro ne era un artefice... Nell'immagine a lato si può notare l'Ephod, il simbolo delle dodici tribù d'Israele, portato sul petto dal Sommo Sacerdote (Caifa, quello che ha condannato Cristo Signore) e ben visibile al collo di Paolo VI in alcune sconcertanti immagini posteriori al suo viaggio a Gerusalemme: Anche questo è un mistero che solo la storia potrà chiarire... Vedete bene che mi limito a metter insieme dei fatti senza trarre conclusioni che i "normalisti" di turno giudicherebbero "complottiste". Ma sono e restano dati tutti da decriptare in un quadro generale che ci ha portati al punto in cui siamo. Che dire? Osserviamo e valutiamo, affidandoci al Signore e continuando a custodire la Fede ricevuta nella e dalla Chiesa cattolica apostolica romana
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Domenica 19 ottobre 2014, al termine del Sinodo straordinario sulla Famiglia, Papa Francesco procederà alla beatificazione del Papa Paolo VI. La Fraternità San Pio X esprime le più gravi riserve sulle beatificazioni e canonizzazioni degli ultimi Papi, con le nuove procedure accelerate che si smarcano dalla saggezza delle regole secolari della Chiesa.

Certo il Papa Paolo VI è il Papa dell’Humanae vitae[1], che portò luce alle famiglie cattoliche quando i princìpi del matrimonio erano fortemente attaccati, proprio come lo sono stati ora, in modo scandaloso, da alcuni partecipanti a questo ultimo Sinodo.

Ma Paolo VI è anche il Papa che portò a termine il Concilio Vaticano II, introducendo nella Chiesa il liberalismo dottrinale che si esprime in errori come quelli della libertà religiosa, della collegialità e dell’ecumenismo. Ne seguì un turbamento che Paolo VI stesso riconobbe nel discorso del 7 dicembre 1968: «La Chiesa si trova in un’ora di inquietudine, di autocritica, si direbbe di autodistruzione. (...) Come se la Chiesa percuotesse se stessa». L’anno dopo, riconosceva: «In numerosi campi, il Concilio non ci


   ha dato finora la tranquillità, ma ha piuttosto suscitato dei turbamenti e dei problemi non utili al rinforzarsi del Regno di Dio nella Chiesa e nelle anime». Fino al grido d’allarme del 29 giugno 1972: «da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio. C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto». Ma si limitò alla constatazione, senza prendere misure adatte a fermare questa autodistruzione.

Paolo VI è il Papa che, con un fine ecumenico, impose la riforma del rito della Messa e di tutti i riti dei sacramenti. I Cardinali Ottaviani e Bacci denunciarono questa nuova messa dicendo che essa rappresentava «sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa, quale fu formulata nella Sessione XXII del Concilio Tridentino»[2]. Al loro seguito, Mons. Lefebvre definì la nuova messa «impregnata di spirito protestante», e dicendo che racchiudeva «un veleno dannoso per la fede»[3].

Sotto il suo pontificato furono numerosi i sacerdoti e i religiosi perseguitati e anche condannati per la loro fedeltà alla Messa tridentina. La Fraternità San Pio X ricorda con dolore la condanna inflitta nel 1976 a Mons. Marcel Lefebvre, dichiarato sospeso a divinis per il suo attaccamento a questa Messa e per il suo categorico rifiuto delle riforme. Solo nel 2007, fu riconosciuto da Benedetto XVI che la Messa tridentina non era mai stata abrogata.

Seguendo il proprio Fondatore, la Fraternità San Pio X rinnova il suo attaccamento alla Tradizione bimillenaria della Chiesa, persuasa che questa fedeltà, lungi dall’essere un irrigidimento sul passato, porta con sé il rimedio salutare all’autodistruzione della Chiesa.

Menzingen, 17 ottobre 2014

Fonte: DICI

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