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venerdì 31 ottobre 2014

(((†))) - Radio . Vobiscum - [ GERMANIA ]




... Voci della Tradizione cattolica ... Da qui & Dintorni ... [ radiovobiscum.org ]



INTERVISTA - don Pierpaolo Petrucci - FSSPX (Italia) - Confutazione della recente “Notificazione ai parroci” di Mons. Marcello Semeraro, vescovo della diocesi di Albano (Italia), contro i fedeli che ricevono i Sacramenti presso il Priorato di Albano Laziale.

“La questione canonica, ossia la foglia di fico per nascondere la perfetta ortodossia della dottrina nella FSSPX e le eresie del post concilio!!!”

CONTENTUO DELL’INTERVISTA:


Causa della dichiarazione. 30 cresime amministrate da Mons. Alfonso De Gallareta a inizio Ottobre 2014.


Non è un intervento del Papa, al contrario di quanto asserito da Orazio la Rocca su l’Espresso… d’ora in avanti noto giornale curiale!!!


Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!


Domande a Mons. Semeraro:


Sembra ignorare:


L’erezione della Fraternità da parte della Diocesi di Friburgo (! nov 1970)


18 febbraio 1971, lettera di Lode da parte del Card Wright, prefetto della congregazione per il clero;


Il decreto di erezione, 22 febbraio 1974, della Casa di Albano a “Oratorio semi-pubblico con facoltà di svolgervi la S. Messa, di conservare il SS.mo Sacramento e di svolgere le altre funzioni consentite dalle norme liturgiche”!!!! …..quindi cresime incluse!!!!


Le ragioni della resistenza.


Mons. Semeraro evoca il problema canonico: la foglia di fico per nascondere la perfetta ortodossia e inattaccabilità della FSPX e le eresie postconciliari.


Mons Semeraro:


Celebra con pastore e vescovi ortodossi in cattedrale (18 gennaio 2014),


Concede loro chiese (San Francesco a Genzano)


E apre al primo Forum dei cristiani omosessuali (casa dei Padri Somaschi, 26-28 Marzo u.s.), che hanno rivendicato la…. pratica sodomitica come atto di vero amore!


Ma richiede il mandato canonico a chi è fedele alla Chiesa bimillenaria!


Il Sinodo, ossia la rinuncia al matrimonio cristiano e la modifica del 6 comandamento di Dio!!!


E´il tempo per chiedere una Chiesa a Mons. Semeraro, così accogliente con gli scomunicati!


Perché i fedeli si rivolgono alla FSPX invece che alla diocesi: la chiarezza della fede di sempre!

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CASSETTA DEGLI ATTREZZI [qui]

Buon ascolto a tutti !

A mani giunte ! Preghiamo l’Immacolata.

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Una voce cattolica nella tua vita

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L’INFERNO C’E’ ! di Don Giuseppe Tomaselli II PARTE



FATTI STORICI DOCUMENTATI CHE FANNO RIFLETTERE



UN GENERALE RUSSO

Gaston De Sègur ha pubblicato un libretto che parla dell'esi­stenza dell'inferno, su cui sono narrate le apparizioni di alcune anime dannate.

Riporto per intero l'episodio con le stesse parole dell'autore:

"Il fatto accadde a Mosca nel 1812, quasi nella mia stessa fa­miglia. Mio nonno materno, il conte Rostopchine, era allora go­vernatore militare a Mosca ed era in stretta amicizia col generale conte Orloff, uomo valoroso, ma empio.

Una sera, dopo cena, il conte Orloff cominciò a scherzare con un suo amico volteriano, il generale V., burlandosi della religione e in particolare dell'inferno.

- Ci sarà qualcosa - disse Orloff - dopo la morte?

- Se ci sarà qualcosa - disse il generale V. - chi di noi morirà per primo verrà ad avvisare l'altro. Restiamo d'accordo?

- Benissimo! - soggiunse Orloff, e si strinsero la mano in segno di promessa.

Circa un mese dopo, il generale V. ricevette l'ordine di partire da Mosca e di prendere una posizione importante con l'esercito russo per fermare Napoleone.

Tre settimane dopo, essendo uscito di mattina per esplorare la posizione del nemico, il generale V. fu colpito al ventre da una pallottola e cadde morto. Sull'istante si presentò a Dio.

Il conte Orloff era a Mosca e non sapeva nulla della fine di quel suo amico. Quella stessa mattina, mentre stava tranquilla­mente riposando, ormai sveglio da un po' di tempo, si aprirono ad un tratto le tendine del letto e comparve a due passi il generale V. morto da poco, ritto sulla persona, pallido, con la destra sul petto e così parlò: 'L'inferno c'è e io ci sono dentro!' e disparve.

Il conte si alzò dal letto e uscì di casa in veste da camera, con i capelli ancora spettinati, molto agitato, con gli occhi stralunati e pallido in volto.

Corse in casa di mio nonno, sconvolto e ansimante, per rac­contare l'accaduto.

Mio nonno si era alzato da poco e, meravigliato nel vedere a quell'ora e vestito in quel modo il conte Orloff, disse:

- Conte che cosa vi è capitato?.

- Mi sembra di impazzire per lo spavento! Ho visto poco fa il generale V.!

- Ma come? Il generale è già arrivato a Mosca?

- No! - rispose il conte gettandosi sul divano e tenendosi la te­sta tra le mani. - No, non è tornato, ed è questo appunto che mi spaventa! E subito, trafelato, gli raccontò l'apparizione in tutti i particolari.

Mio nonno cercò di calmarlo, dicendogli che poteva trattarsi di fantasia, o di un'allucinazione, o di un brutto sogno e aggiunse che non doveva considerare morto l'amico generale.

Dodici giorni dopo, un messo dell'esercito annunziava a mio nonno la morte del generale; le date coincidevano: la morte era avvenuta la mattina di quello stesso giorno in cui il conte Orloff se l'era visto comparire in camera."



UNA DONNA DI NAPOLI

Tutti sanno che la Chiesa, prima di elevare qualcuno agli onori degli altari e dichiararlo "Santo", esamina attentamente la sua vita e specialmente i fatti più strani e insoliti.

II seguente episodio fu inserito nei processi di canonizzazione di San Francesco di Girolamo, celebre missionario della Compa­gnia di Gesù, vissuto nel secolo scorso.

Un giorno questo sacerdote predicava a una gran folla in una piazza di Napoli.

Una donna di cattivi costumi, di nome Caterina, abitante in quella piazza, per distrarre l'uditorio durante la predica, dalla fi­nestra cominciò a fare schiamazzi e gesti spudorati.

II Santo dovette interrompere la predica perché la donna non la smetteva più, ma tutto fu inutile.

II giorno dopo il Santo ritornò a predicare sulla stessa piazza e, vedendo chiusa la finestra della donna disturbatrice, domandò co­sa fosse capitato. Gli fu risposto: "È morta questa notte improvvi­samente". La mano di Dio l'aveva colpita.

"Andiamo a vederla", disse il Santo. Accompagnato da altri entrò nella camera e vide il cadavere di quella povera donna di­steso. II Signore, che talvolta glorifica i suoi Santi anche con i mi­racoli, gli ispirò di richiamare in vita la defunta.

San Francesco di Girolamo guardò con orrore il cadavere e poi con voce solenne disse: "Caterina, alla presenza di queste perso­ne, in nome di Dio, dimmi dove sei!".

Per la potenza del Signore si aprirono gli occhi di quel cadave­re e le sue labbra si mossero convulse: "All'inferno!... Io sono per sempre all'inferno!".



UN EPISODIO CAPITATO A ROMA

A Roma, nel 1873, verso la metà di agosto, una delle povere ragazze che vendevano il loro corpo in una casa di tolleranza si ferì a una mano. II male, che a prima vista sembrava leggero, ina­spettatamente si aggravò, tanto che quella povera donna fu tra­sportata urgentemente all'ospedale, dove morì poco dopo.

In quel preciso momento, una ragazza che praticava lo stesso "mestiere" nella stessa casa, e che non poteva sapere ciò che sta­va avvenendo alla sua "collega" finita all'ospedale, cominciò a urlare con grida disperate, tanto che le sue compagne si sveglia­rono impaurite.

Per le grida si svegliarono anche alcuni abitanti del quartiere e ne nacque uno scompiglio tale che intervenne la questura. Cos'era successo? La compagna morta all'ospedale le era ap­parsa, circondata di fiamme, e le aveva detto: "Io sono dannata! E se non vuoi finire anche tu dove sono finita io, esci subito da questo luogo di infamia e ritorna a Dio!".

Nulla poté calmare l'agitazione di quella ragazza, tanto che, appena spuntata l'alba, se ne partì lasciando tutte le altre nello stupore, specialmente non appena giunse la notizia della morte della compagna avvenuta poche ore prima all'ospedale.

Poco dopo, la padrona di quel luogo infame, che era una gari­baldina esaltata, si ammalò gravemente e, ben ricordando l'appa­rizione della ragazza dannata, si convertì e chiese un sacerdote per poter ricevere i santi Sacramenti.

L'autorità ecclesiastica incaricò della cosa un degno sacerdote, Mons. Sirolli, che era il parroco di San Salvatore in Lauro. Questi richiese all'inferma, alla presenza di più testimoni, di ritrattare tutte le sue bestemmie contro il Sommo Pontefice e di esprimere il proposito fermo di mettere fine all'infame lavoro che aveva fatto fino allora.

Quella povera donna morì, pentita, con i conforti religiosi. Tutta Roma conobbe ben presto i particolari di questo fatto. Gli incalliti nel male, com'era prevedibile, si burlarono dell'accaduto; i buoni, invece, ne approfittarono per diventare migliori.



UNA NOBILE SIGNORA DI LONDRA

Viveva a Londra, nel 1848, una vedova di ventinove anni, ric­ca e molto corrotta. Tra gli uomini che frequentavano la sua casa, c'era un giovane lord di condotta notoriamente libertina.

Una notte quella donna era a letto e stava leggendo un roman­zo per conciliare il sonno.

Appena spense la candela per addormentarsi, si accorse che una luce strana, proveniente dalla porta, si diffondeva nella came­ra e cresceva sempre più.

Non riuscendo a spiegarsi il fenomeno, meravigliata spalancò gli occhi. La porta della camera si aprì lentamente ed apparve il giovane lord, che era stato tante volte complice dei suoi peccati.

Prima che essa potesse proferire parola, il giovane le fu vicino, l'afferrò per il polso e disse: "C'è un inferno, dove si brucia!".

La paura e il dolore che quella povera donna sentì al polso fu­rono così forti che svenne all'istante.

Dopo circa mezz'ora, ripresasi, chiamò la cameriera la quale, entrando nella stanza, sentì un forte odore di bruciato e constatò che la signora aveva al polso una scottatura così profonda da la­sciar vedere l'osso e con la forma della mano di un uomo. Notò anche che, a partire dalla porta, sul tappeto c'erano le impronte dei passi di un uomo e che il tessuto era bruciato da una parte all'altra.

II giorno seguente la signora seppe che la stessa notte quel gio­vane lord era morto.

Questo episodio è narrato da Gaston De Sègur che così com­menta: "Non so se quella donna si sia convertita; so però che vive ancora. Per coprire agli sguardi della gente le tracce della sua scottatura, sul polso sinistro porta una larga fascia d'oro in forma di braccialetto che non toglie mai e per questo particolare viene chiamata la signora del braccialetto".

giovedì 30 ottobre 2014

Dio ci chiederà conto di tutto questo L’INFERNO C’E’ ! I PARTE


di
Don Giuseppe Tomaselli
"Se Dio castigasse subito chi lo offende, certamente non verrebbe offeso come lo è ora. Ma poiché il Signore non castiga subito, i peccatori si sentono incoraggiati a peccare di più. È bene sapere però che Dio non sopporterà per sempre: come ha fissato per ogni uomo il numero dei giorni della vita, così ha fissato per ognuno il numero dei peccati che ha deciso di perdonargli: a chi cento, a chi dieci, a chi uno. Quanti vivono molti anni nel peccato! Ma quando termina il numero delle colpe fissato da Dio, sono colti dalla morte e vanno all'inferno. "

(Sant'Alfonso M. de Liguori - Dottore della Chiesa)


ANIMA CRISTIANA, NON FARTI DEL MALE! SE TI AMI... NON AGGIUNGERE PECCATO A PECCATO! TU DICI: "DIO È MISERICORDIOSO!" EPPURE, CON TUTTA QUESTA MISERICORDIA... QUANTI OGNI GIORNO VANNO ALL'INFERNO!!

I

LA DOMANDA DELL’UOMO E LA RISPOSTA DELLA FEDE




UN COLLOQUIO INQUIETANTE


La possessione diabolica è una drammatica realtà che trovia­mo ampiamente documentata negli scritti dei quattro Evangelisti e nella storia della Chiesa.

È possibile, dunque, e c'è anche oggi.

II demonio, se Dio glielo permette, può prendere possesso di un corpo umano, o di un animale ed anche di un luogo.

Nel Rituale Romano la Chiesa ci insegna da quali elementi si possa riconoscere la vera possessione diabolica.

Per più di quarant'anni ho fatto l'esorcista contro Satana. Ri­porto un episodio tra i tanti che ho vissuto.

Fui incaricato dal mio Arcivescovo di cacciare il demonio dal corpo di una ragazza che era tormentata da qualche tempo. Sottoposta più volte a visite da parte di medici specialisti, era stata trovata perfettamente sana.

Quella ragazza aveva una istruzione piuttosto bassa, avendo frequentato soltanto le scuole elementari.

Nonostante questo, appena il demonio entrava in lei, riusciva a comprendere e ad esprimersi in lingue classiche, leggeva nel pensiero dei presenti e vari fenomeni strani avvenivano nella stanza, quali: rottura di vetri, forti rumori alle porte, movimento concitato di un tavolo isolato, oggetti che uscivano da soli da un cesto e cadevano sul pavimento, ecc...

All'esorcismo assistevano parecchie persone, tra cui un altro sacerdote e un professore di storia e di filosofia che registrava tutto per un'eventuale pubblicazione.

Il demonio, costretto, manifestò il suo nome e rispose a diverse domande.

- Mi chiamo Melid!... Mi trovo nel corpo di questa ragazza e non l'abbandonerò fino a quando non accetterà di fare quello che voglio io!

- Spiegati meglio.

- Io sono il demonio dell'impurità e tormenterò questa ragazza fino a quando non sarà diventata impura come la desidero io."

- Nel nome di Dio, dimmi: all'inferno c'è gente a motivo di questo peccato?

- Tutti quelli che sono là dentro, nessuno escluso, ci sono con questo peccato o anche solo per questo peccato!

Gli rivolsi ancora tante altre domande: - Prima di essere un demonio, chi eri?

- Ero un cherubino... un alto ufficiale della Corte Celeste. - Che peccato avete commesso voi angeli in Cielo?

- Non doveva farsi uomo!... Lui, l'Altissimo, umiliarsi così... non doveva farlo!

- Ma non sapevate che ribellandovi a Dio sareste sprofondati all'inferno?

- Lui ci disse che ci avrebbe messi alla prova, ma non che ci avrebbe puniti così... L'inferno!... L'inferno!... L'inferno!... Voi non potete comprendere che significhi il fuoco eterno!

Pronunciava queste parole con rabbia furibonda e con una tre­menda disperazione.

mercoledì 29 ottobre 2014

La Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” afferma e ribadisce che, assistendo alle SS. Messe celebrate dai sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X, si assolve il precetto domenicale.


Pontificia Commissione Ecclesia Dei

18 gennaio 2003

[…] 
I punti 1 e 3 della nostra lettera del 27 settembre 2002 sono riportaticon esattezza. 
La prima domanda era: “posso assolvere il mio obbligo domenicale assistendo ad una messa della S. Pio X”, e la nostra risposta era: 
1. In senso stretto potete assolvere al vostro obbligo domenicale assistendo ad una messa celebrata da un prete della Fraternità San Pio X.

La sua seconda domanda era: “commetto peccato assistendo ad una messa della San Pio X”, e noi abbiamo risposto dicendo: 
2. Vi abbiamo già detto che non possiamo raccomandarvi di assistere ad una tale messa, e vi abbiamo spiegato il perché. Se, assistendo a questa messa, la vostra ragione principale sarebbe di manifestare il vostro desiderio di separarvi dalla comunione col Pontefice romano e con quelli che sono in comunione con lui, si tratterebbe di un peccato. Se la vostra intenzione consiste semplicemente nel partecipare ad una messa detta col Messale del 1962, non si tratta di peccato.

La sua terza domanda era: “è un peccato se contribuisco alla colletta domenicale in una messa della San Pio X”, ed abbiamo risposto: 
3 Sembrerebbe che un modesto contributo alla colletta della messa possa essere giustificato.


[…]

Mons. Camille Perl

martedì 28 ottobre 2014

Spécial Lourdes 2014 : suivez le pèlerinage en vidéo sur dici.org





Priorato San Pio X via Trilussa 45 Albano Laziale




Carissimi Fedeli, amici e simpatizzanti, 


informo che la prossima giornata dei fedeli sarà domenica 2 novembre (quest'anno i fedeli defunti si commemorano il 3 novembre). Il programma è il seguente:


Domenica 2 Novembre
ORE 10.30 S.MESSA CANTATA
ORE 12.00 Danilo Quinto presenterà il suo ultimo libro L'Europa fra Sodoma e Gomorra 
ORE 13.00 Pranzo
ORE 14.30 conferenza su san Giuseppe seguita dalla benedizione della nuova statua di san Giuseppe nel parco (don Pierpaolo)
ORE 16.00 BENEDIZIONE EUCARISTICA


Vi chiedo gentilmente di informarci della vostra presenza al pranzo. Grazie


Approfitto per ricordarvi anche gli altri appuntamenti:


- Sabato 1 novembre Festa di Tutti i Santi Santa Messa cantata alle ore 10.30 nel priorato a Roma nella Cappella di Santa Caterina via Urbana 85 ore 11


- Lunedi 3 novembre Commemorazione di tutti i fedeli defunti sante Messe nel Priorato alle ore 7.15 e 18.00, a Roma nella Cappella di Santa Caterina (alle 18.30)preceduta dal Santo Rosario alle ore 18:00


- Venerdi 7 novembre, Primo venerdi del mese ore 18.00 santa Messa e alle 21.15 inizio della adorazione notturna fino alle 7.15 a Roma nella Cappella di Santa Caterina via Urbana 85 ore 18:30 preceduta dal Santo Rosario ore 18:00



Grazie dell'attenzione e viva Cristo RE
don Aldo Rossi

COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI E SCOMUNICA AI CATTOLICI TRADIZIONALI


E’ di pochi giorni fa la Notificazione ai Parroci sulla “Fraternità S. Pio X” del Vescovo di Albano Mons. Marcello Semeraro che in fondo pagina potrete leggere.


Mi sembra invece assolutamente fuori luogo, parlare di rottura della comunione con la Chiesa cattolica, come ritiene Mons. Semeraro, citando una vecchissima Nota pastorale di un suo Predecessore, il Vescovo Dante Bernini, per quanto questi sia stato un degnissimo vescovo.

Arrivare poi addirittura a diffidare i fedeli dal richiedere e ricevere i Sacramenti nella Fraternità S. Pio X, ammonendoli che altrimenti si metterebbero fuori della comunione con la Chiesa cattolica, lascia stupefatti e si potrebbe ipotizzare per il Vescovo uno sconfinamento dall’ambito di esercizio della sua potestà.

lunedì 27 ottobre 2014

Concedeteci, Signore, un altro san Pio X


di don Pierpaolo Petrucci

Sono già trascorsi cento anni da quando Papa Sarto ha lasciato la terra per il Paradiso, dopo una vita consacrata al servizio della Chiesa nel trasmettere instancabilmente la buona dottrina, infiammato di zelo per la salvezza delle anime.

Nato in una famiglia numerosa, secondo di dieci figli, Giuseppe crebbe all’insegna della Croce di Gesù, nello spirito di sacrificio che respirò fin dalla sua infanzia da genitori profondamente cattolici.

Basti ricordare la grande prova che subì la famiglia Sarto nel 1852, quando il padre Giovanni Battista morì, lasciando la moglie Margherita e la numerosa prole. Giuseppe, che aveva risposto alla chiamata di Dio entrando in seminario, aveva appena 17 anni. Gli amministratori del piccolo Municipio di Riese gli offrirono l’impiego occupato dal padre per aiutare la famiglia, ma l’eroica madre rifiutò per permettere al figlio di seguire la sua vocazione. Avrebbe pensato lei con il suo lavoro di sarta a garantire il pane quotidiano, lavorando giorno e notte. È in queste famiglie che Dio forgia i suoi santi.

domenica 26 ottobre 2014

Contro i Sinodali – di Alessandro Gnocchi


Il documento finale ricorre a un artificio per salvare la faccia dottrinale, non credo in una composizione teologica significativa

di Alessandro Gnocchi

Sarà pure il sinodo a essere “mala bestia” pari al senato della Roma d’un tempo. In ogni caso, quanto a dottrina cattolica, riesce difficile dare etichetta di “boni viri” a un buon numero di padri sinodali, come Cicerone poteva fare invece con i suoi senatori. Non sono “boni” quei “viri” sinodali che, riuniti per parlare della famiglia, hanno pensato, scritto e proclamato al mondo, gaudium magnum, tutta la virulenza rivoluzionaria dell’ormai celebre “Relatio post disceptationem”. Comunque ora la “Relatio” venga emendata, attenuata, purificata, rimane il fatto che vescovi e cardinali di Santa Romana Chiesa abbiano potuto mettere nero su bianco un programma di desistenza alle voglie del mondo capace di sorprendere persino la stampa volterriana e quella cattolaicista.

Prima o poi, doveva venire in superficie quello scisma sommerso di cui tanti bravi cattolici, per amore della chiesa, stentavano ancora a parlare. La spericolata operazione dei presunti “boni viri” sinodali ha quanto meno il pregio involontario di fare chiarezza. Se, in un’assemblea come il Sinodo sulla famiglia, alla presenza del papa, vengono prodotti documenti in cui si certificano semi di santificazione in ogni genere di peccato in materia sessuale, sorge il fondato sospetto che le chiese radunate in quella santa assise siano almeno due. Passati per le maglie magari un po’ strette dell’evangelico “sì sì, no no”, tesi, argomentazioni e programmi si mostrano sempre per quello che sono, cattolici o non cattolici, compatibili o incompatibili con il deposito della fede.

sabato 25 ottobre 2014

Non si parla più di portare la Croce – di Giovanni Lugaresi


La biografia di padre Felice Maria Cappello (1879-1962), “Il confessore di Roma”. Una lettura per conoscere la vita, interamente donata alla Chiesa, di un vero uomo di Dio

di Giovanni Lugaresi



Non si parla più di portare la Croce. Ciascuno di noi, nel cammino dell’esistenza, è chiamato più o meno frequentemente a doversi caricare di quel legno, e come Gesù, portarlo per un certo percorso.

Una volta che lo dicevano i preti, i vescovi, i catechisti, e del resto non l’aveva detto prima di tutti Lui? Prendere la croce e seguirlo.

Ma oggi? Oggi chi parla più di croce, di sacrificio, di dovere? Oggi, che è tutto permesso, e non soltanto dal mondo, ma financo da qualificatissimi uomini di Chiesa, parlare di croce può suscitare scandalo.

E allora, dai!, edulcoriamo, lasciamo stare le proibizioni, non parliamo più di santità, non di sacrificio… La Chiesa di oggi comprende che i tempi sono cambiati, ergo occorre adeguarsi, no?

No: la risposta a lume di fede è no! Non bisogna adeguarsi, non bisogna dar retta alle seduzioni del mondo, non bisogna rincorrere le mode, non bisogna bruciare incenso ai nuovi idola; bisogna rifuggire gli egoismi.

Ma poi che cosa significa che bisogna tenere conto delle mutate situazioni, dei cambiamenti della società in cui viviamo? Il cambiamento non è detto che sia sempre un fatto positivo, perché si può cambiare anche in peggio.

E i pastori questo dovrebbero ben saperlo. Il nuovo per il nuovo che senso ha? Andiamo a vedere che cosa è questo nuovo, che cosa si cela dietro di esso.

Ancora: i pastori che fanno? Pregano? Penitenze? Dedizione al popolo cristiano? Esercizio della carità verso tutti, senza per questo prescindere dalla retta dottrina? Lo fanno?

Ci è capitato di riprendere in mano un vecchio libro di padre Domenico Mondrone, gesuita del collegio degli scrittori della Civiltà Cattolica (quando su quella rivista si leggevano firme come quelle dei padri Grasso, Lener, Caprile, Messineo), critico letterario e religioso permeato di una spiritualità non comune. Si tratta della biografia di padre Felice Maria Cappello (1879-1962), “Il confessore di Roma”.

venerdì 24 ottobre 2014

Francescani dell’Immacolata. Riflessioni su “Per Crucem ad Lucem” o (meglio) ad Ducem – di Fabio Cancelli


Commento ad un articolo di P. Alfonso Bruno, apparso sul portale istituzionale dei FFI


di Fabio Cancelli


Un articolo (CLICCA QUI per il testo integrale) di p. Alfonso M. Angelo Bruno è apparso non tanti giorni fa sul sito ufficiale dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, commissariato da più di un anno. Quale il suo senso? Molti se lo chiedono. Forse la risposta sta nella foto pubblicata in fondo alla pagina. P. Alfonso Bruno, probabilmente in qualche importante sacrestia, ha incontrato Papa Francesco, che lo ascolta sorridente. Da quanto P. Bruno scrive nei suoi ultimi pezzi, si direbbe – ma chi lo può dire con certezza? – che abbia chiesto al Papa di avallare tutto ciò che lui scrive e fa, ai danni, ovviamente, dei suoi confratelli ed ex-confratelli. “Non preoccuparti, Francesco, – sembra dire il Portavoce Ufficiale dei frati commissariati – ci sono io che ti difenderò da questo ammasso di bloggisti e dai miei confratelli malvagi e cripto-lefebvriani!”.

Il motivo che lo spingerebbe a combattere questa odierna crociata, sarebbe niente poco di meno che l’onore del Santo Padre, oltraggiato, a dir suo, da tanti Blog che, in realtà, hanno tentato di far luce sugli oscuri orientamenti dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata e che non hanno nessuna intenzione di colpire il Papa. Quella foto forse ha lo scopo di delegittimare ogni onesto sforzo di libera valutazione che non corrisponda alla versione messa in giro da Volpi-Bruno & Co. e che riguarda un evento ecclesiale, com’è da ritenersi il Commissariamento dei FFI e quanto sta capitando ai poveri frati di Padre Manelli.

LA CHIESA POVERA (E APERTA) DI FRANCESCO


Su fides et forma è stato publicato questo articolo La Chiesa povera e aperta di Papa Francesco. Troviamo veramente vergognose e immorali le dichiarazioni del Vescovo Paglia quelle di Mons. Domenico Mogavero: Bruno Forte e del Cardinale Rehinard Marx: Uomini di Chiesa che hanno abbandonato la Sana Dottrina trasmessa da Nostro Signore, pur di piacere al mondo e abbracciando queste nuove perniciose dottrine mondane,così facendo essi  si dissociano dalla Santa Chiesa Cattolica Madre e Maestra di Verità, e condurranno il gregge loro affidato nel dirupo eterno, essi sono cattivi pastori che amano più il mondo che Dio.

Alessandra

Mons. Vincenzo Paglia: “Il cambiamentoe è avviato e non si torna indietro”. Al Sinodo sulla famiglia le resistenze sulla comunione ai divorziati risposati e le unioni di fatto “non hanno modificato un cammino che è ormai avviato”, assicura l’arcivescovo Vincenzo Paglia. “E’ stato rispettato il mandato di Francesco: accogliere ed uscire”. 

Da L’Espresso del 26 Settembre 2013: “Il monsignore tiene a sottolineare che a Terni ci sono due vicende distinte, che non vanno confuse: ‘Da un lato quella dell’indebitamento della mia diocesi, dall’altra la storia del castello di cui si sono occupati i giornali e la procura. Io sono cosciente, ora come allora, che nei miei anni di vescovado a Terni l’indebitamento bancario della diocesi è arrivato a otto milioni di euro. [...]‘ All’Espresso risulta che qualche settimana fa lo Ior ha deliberato un prestito infruttifero a favore della diocesi di Terni di circa 12 milioni di euro, che serviranno a coprire l’esposizione con le banche creditrici.”

giovedì 23 ottobre 2014

I FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA SULLA STRADA DEL MARTIRIO DEI SANTI DELLA CHIESA – di Cristina Siccardi














Dolore e sconcerto hanno assalito moltissimi fedeli, sacerdoti, parroci, religiosi e religiose alla notizia che all’ordine dei Francescani dell’Immacolata, Congregatio Fratrum Franciscanorum Immaculatae, sia stato, di fatto, impedito di celebrare la Santa Messa in rito antico. Una domanda si è levata: ma la Chiesa è Madre o matrigna? La Chiesa, come Corpo mistico di Cristo è Madre, ma, spesso, come autorità umana, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, è matrigna.

Moltissime anime, dicevamo, stanno soffrendo per questa prova ingiusta perché in profonda contraddizione con ilMotu Proprio di Benedetto XVI emanato nel 2007, Summorum Pontificum, che liberalizzava la Messa in rito tridentino, rito, peraltro, che non è mai stato abolito e continuava ad essere valido quanto dichiarato da san Pio V, nella BollaQuo primum tempore:

«…in virtù dell’Autorità Apostolica, Noi concediamo, a tutti i sacerdoti, a tenore della presente, l’Indulto perpetuo di poter seguire, in modo generale, in qualunque Chiesa, senza scrupolo veruno di coscienza o pericolo di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, questo stesso Messale, di cui dunque avranno la piena facoltà di servirsi liberamente e lecitamente: così che Prelati, Amministratori, Canonici, Cappellani e tutti gli altri Sacerdoti secolari, qualunque sia il loro grado, o i Regolari, a qualunque Ordine appartengano, non siano tenuti a celebrare la Messa in maniera differente da quella che Noi abbiamo prescritta, né, d’altra parte, possano venir costretti e spinti da alcuno a cambiare questo Messale.

mercoledì 22 ottobre 2014

Ballarò Giuliano Ferrara contro Mons.Mogavero

Vorremmo dire a Mons. Mogavero che:
Il Giudizio temerario genera inquietitudine, disprezzo del prossimo, orgoglio,compiacenza di sè e altri perniciosi effetti,vera peste della conversazione Vorremmo ricordargli con le parole del Grande vescovo Santo Francesco di Sales. Il Tuo dire sia dolce, franco schietto,sincero, naturale, verace.Fuggi la doppiezza, i ragiri e le finzioni.le scaltrezze mondane e gli umani artefizi appartengono ai figli del secolo. I figli di Dio non fanno raggiri, e hanno il cuore senza nascondigli. Chi cammina con semplicità dice il Savio procede con sicurezza. Il Parlare di un Vescovo della Chiesa Cattolica deve essere Si Si No No non si può servire due padroni se ne amerà uno e detesterà l'altro non si può servire Dio e LE FOLLIE DEL MONDO.
Alessandra

Ancora Ferrara che ripete la stessa posizione anche di fronte al dato schiacciante proveniente dall'Europa che vede l'Italia arretrata sulla regolamentazione.
Partono poi i sondaggi sul tema delle unioni civili: la percentuale aumenta ogni anno.

23:40 Ferrara polemizza con il Vescovo:" Al di là dell'accoglienza e della misericordia, ma si rende conto quello che ha detto? Queste persone sono sposate, c'entra la questione famiglia e matrimonio". Piccola polemica con Giannini che non pensava di assistere a una lite tra Ferrara e il vescovo al quale risponde:" Giannini tu questo volevi. Come pure quello mandato fuori al Campidoglio a dire sono tutti froci, per far apparire bello quello che ha fatto Marino e me come cattivo". Breve replica del Monsignore che ripete ciò che ha detto prima.

23:35 La coppia prende le distanze dall'affermazione di Ferrara "utero in affitto": "Se fossimo stati in Canada l'affermazione di Ferrara sarebbe finita su tutti i giornali. Forse lo faranno in Thailandia".

23:30 Ferrara ricorda la famiglia tradizionale. Il Monsignore Mogavero:
"La sacralità della famiglia non è in discussione, non si parla di matrimonio o famiglia. Noi possiamo dare accoglienza, lo stato dovrà fare il resto. Non ci sarà ancora pronuncia ufficiale, ma sono d'accordo sulle tutele per queste persone che non devono ricorrere ad autotutela".

23:25 Servizio sulle trascrizioni delle unioni all'estero in Campidoglio, ad opera di Ignazio Marino. Contestazioni da gruppi di estrema destra.

23:19 Ci pensa Giuliano Ferrara a fare il bastian contrario: "La questione non è che si amino. Tutto giusto la regolarizzazione di queste tutele. Il punto è un altro, critico due cose: 1)Hanno trasformato loro amore in richiesta. Cioè di equipararsi al matrimonio uomo- donna. 2) Hanno 3 figli avuti con utero in affitto da donna che li ha prodotti per loro. Queste sono le cose che critico intellettualmente".

23:15 La posizione del Monsignore è conciliante: "E' un tema che si affronta ora senza paure e pregiudizi. Papa Francesco ha portato il discorso sulla dignità della persona. I limiti della dottrina della Chiesa sono sul matrimonio e su questo il cammino è ancora lungo. Al Sinodo la linea della tenerezza ha avuto consenso maggioritario.

23:13 La coppia parla del valore fortemente simbolico del gesto di Marino: "La città in cui viviamo, Roma, ha detto ci siete, esistete".

23:10 Le unioni civili. Ospiti: una coppia la cui unione è stata trascritta da Marino, Andrea Rubera e Dario De Gregorio. Poi Giuliano Ferrara il Mons. Mogavero   Parla come il rappresentante dei diritti degli omosessuali no come un Vescovo della Chiesa Cattolica.

Don Mauro Tranquillo introduzione sull'ecumenismo

Il testo del Nostro vuole mostrare l’atteggiamento della Santa Scrittura verso le false religioni, che di certo non è tenero, nel Vecchio come nel Nuovo Testamento. A me, in questa breve introduzione, spetta di ricordare come la Chiesa, nella sua liturgia e nei suoi atti, prima ancora che in specifici documenti sull’argomento (peraltro citati nel seguito dell’opera), abbia tenuto verso le false religioni un atteggiamento tutt’altro che accomodante.

La Chiesa non ha mai avuto cognizione di un dialogo con i non cristiani. Eventuali discussioni erano esplicitamente finalizzate alla conversione; l’ascolto dell’altro era volto a una più efficace confutazione dei suoi errori; l’atteggiamento normale era combattivo, a livello dialettico o anche militare, se necessario e possibile. Nel caso in cui non si potesse convertire o prevalere, l’opzione normale non era l’adattarsi all’interlocutore, ma il martirio, esso stesso considerato il più completo trionfo della fede sull’errore.


Il Pontificale romano definisce, nel rito dell’ordinazione dei diaconi, la Chiesa di Dio come quae semper in procinctu posita, incessabili pugna contra inimicos dimicat: Una schiera ordinata nella sua gerarchia spirituale, capace di dotarsi di tutte le armi visibili e invisibili per una lotta contro le potenze spirituali e contro i nemici terreni. Seguace di Colui che approvò l’uso della spada, anzi ordinò agli Apostoli di comprarne una vendendo il mantello, la Chiesa, società perfetta, non ha esitato a mettere a esecuzione il Satis est uscito dalla bocca del Cristo a proposito delle due spade, ogni volta che lo ha potuto e dovuto, votandosi al martirio in tutti gli altri casi.

La liturgia abbonda di espressioni guerresche contro i nemici della fede. Il Papa benediva i vessilli bellici perché fossero temibili ai nemici del popolo cristiano, perché i condottieri cristiani penetrassero come un cuneo le schiere ostili, a lode e gloria del Nome di Dio; il Messale Romano pregava che Dio sottomettesse agli Imperatori cristiani le barbare nazioni che non conoscevano la verità (nel Venerdì santo); e contiene una Messa contra paganos, perché questi siano schiacciati dalla destra di Dio, che fa il paio con quella per la propagazione della Fede, che invoca il progresso constante della vera religione dall’oriente all’occidente e la conversione di tutte le genti.


L’atteggiamento dei Papi verso i non cristiani è stato costantemente quello della missione o della guerra, o nel caso si trovassero all’interno di stati cattolici, quello della repressione o della ri-conversione. Possono sembrare parole scritte dalla propaganda anticattolica, ma al di là degli eccessi leggendari della pubblicistica ottocentesca anticlericale, dobbiamo assumere come fatto normale che la Chiesa sia una società che deve diffondere la verità, e tutelare la trasmissione di questa verità con i mezzi che una società perfetta ha a sua disposizione, ogni volta che lo può. Che la Chiesa avesse nei suoi canoni leggi penali contro gli eretici è la normalità, che scendesse in guerra con i propri mezzi a difendere i cristiani in pericolo o a eliminare gli ostacoli alla diffusione del Vangelo, è la normalità in qualsiasi epoca in cui non c’è persecuzione ma Cristianità. Sant’Ambrogio non esitava a spingere l’Imperatore a negare a Milano qualsiasi luogo di culto agli ariani, occupando con i fedeli l’unica chiesa rimasta nelle loro mani; quando una sinagoga fu incendiata dai cristiani in Asia, il santo condannò l’atto, ma obbligò Teodosio a non imporre la ricostruzione, per di più a spese dei cristiani. 


Non ci deve stupire che Lucio III ordinasse di consegnare gli eretici al braccio secolare, o che Innocenzo III chiedesse ai signori laici di intervenire eliminando dalle loro terre tutti gli eretici segnalati dalla Chiesa; e che nella bolla dogmatica che condanna gli errori di Lutero, Leone X ricordi che bruciare gli eretici non è contro la volontà dello Spirito Santo. Anche la tolleranza verso l’errore, quando avviene, è sempre temporanea e dovuta a circostanze particolari, qualora l’applicazione rigorosa del diritto fosse controproducente rispetto al fine.


Un discorso tutto a sé meriterebbe la vita di quei santi che hanno fatto dell’atteggiamento anti-ecumenico il senso della loro stessa santità, riconosciuta dalla Chiesa. Se abbiamo citato sant’Ambrogio, flagello degli eretici, avremmo dagli Apostoli in poi tantissimi esempi di quella che oggi chiameremmo, secondo un linguaggio sgradevole, intolleranza; e che in realtà si deve dire vera carità. Non faremo esempi, perché solo persone in mala fede potrebbero trovare in un qualsiasi santo “preconciliare” la minima traccia di spirito ecumenico. Non si contano i santi che hanno scritto contro gli eretici, che li hanno avversati, che hanno distrutto templi pagani, che hanno sostenuto o personalmente guidato spedizioni militari contro gli infedeli. E non si contano i santi morti martiri per mancanza di spirito ecumenico. Mi limiterò a citare il Beato John Ogilvie, gesuita scozzese, catturato a Glasgow dai calvinisti per aver detto la Messa “in una città riformata”, e messo a morte da Giacomo VI per aver sostenuto il potere del Papa sui Re durante il processo. 

Questi, condotto all’impiccagione, dichiarò quanto dovrebbe far impallidire un Giovanni Paolo II, un Benedetto XVI o un Francesco: «If there be here any hidden Catholics, let them pray for me; but the prayers of heretics I will not have» («Se ci sono qui dei cattolici nascosti, che preghino per me; ma le preghiere degli eretici io non le avrò»). Atteggiamento veramente cattolico agli antipodi degli incontri di Assisi o delle preghiere a per la pace nei giardini del Vaticano: le preghiere degli eretici non solo sono inefficaci, ma blasfeme e pericolose.